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	<title>jazz Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Denise King chiude il Peperoncino Jazz Festival 2026</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 07:01:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina una foto di Denise King &#38; The Hammond Groovers che hanno chiuso l&#8217;edizione 2026 del Peperoncino Jazz Festival Hanno chiuso in bellezza il Peperoncino Jazz Festival Denise King &#38; The Hammond Groovers (Daniele Cordisco chitarra, Antonio Caps organo Hammond, Elio Coppola batteria), con il concerto tenuto nel cortile dello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina una foto di Denise King &amp; The Hammond Groovers che hanno chiuso l&#8217;edizione 2026 del Peperoncino Jazz Festival</strong></p>
<p>Hanno chiuso in bellezza il <strong>Peperoncino Jazz Festival Denise King &amp; The Hammond Groovers</strong> (Daniele Cordisco chitarra, Antonio Caps organo Hammond, Elio Coppola batteria), con il concerto tenuto nel cortile dello splendido <strong>Monastero dei Minimi a Cirella  di Diamante</strong>. Un evento perfettamente riuscito, considerando che  si è tenuto in giorno infrasettimanale di settembre in un  posto splendido che non si trova proprio al centro del paese.</p>
<p>È stata una serata in cui ha trionfato una musica di gran classe, raffinata, intensa e capace di valorizzare ancora di più il fascino e la storia di un luogo straordinario. <strong>Il concerto è l’ultimo della XVIII edizione del Peperoncino Jazz Festival</strong> che, anche quest&#8217;anno ha vivacizzato l&#8217;estate calabrese.  L&#8217;evento, organizzato dall&#8217;Associazione culturale Picanto e diretto artisticamente da Sergio Gimigliano, dal 15 luglio al 15 settembre 2026, ha proposto il meglio del Jazz calabrese, italiano ed internazionale e tanti eventi correlati (mostre, degustazioni e seminari) facendo tappa nelle più belle località della regione.</p>
<p>Il Festival ha l&#8217;intento di promuovere, destagionalizzando l&#8217;offerta turistico-culturale, il <strong>Patrimonio Culturale</strong> del nostro territorio, la Cultura musicale declinata al femminile e il mondo enologico calabrese.  La voce di <strong>Denise King</strong> straordinariamente armonica, raffinata, elegante su tutte le note, produce un’intensa energia musicale carica di un feeling travolgente e capace di fondere stili diversi in perfetta tradizione afroamericana.</p>
<p>Ha colpito molto la personalità brillante, energica e coinvolgente per una cantante non più giovanissima, solare e simpatica e molto apprezzata dal folto pubblico presente. Scoperta da Dexter Wansel, produttore, arrangiatore e regista della Philadelphia International Records, Denise King ha conquistato il grande pubblico con quattro cd di successo e magistrali live-show nei più prestigiosi jazz club, festival e teatri di Philadelphia, Atlantic City e New York.</p>
<p>Tra i tanti progetti e collaborazioni ci sono musicisti internazionali come Bobby Durham, Archie Shepp, Mickey Roker, Roy Hargrove, Christian McBride, Orrin Evans, Uri Caine, McCoy Tyner e le grandi star del blues Ruth Brown e Koko Taylor fino alle pop star del calibro di Billy Paul e Céline Dion.</p>
<p>La formazione professionale: <strong>Denise King</strong> è una celebre cantante afroamericana di jazz, soul, R&amp;B e gospel nata a Philadelphia il 31 ottobre 1954.  Nata e cresciuta a Philadelphia, ha scoperto la passione per il jazz a dodici anni grazie alla vasta collezione di dischi di uno zio.</p>
<p>Dopo il liceo ha lavorato per anni nel settore medico come tecnica e consulente. Ha iniziato a cantare stabilmente nei club di Philadelphia solo all&#8217;età di trent&#8217;anni.  È stata scoperta da Dexter Wansel, produttore e arrangiatore della Philadelphia International Records.</p>
<p>La sua voce unisce la tradizione del gospel a sonorità jazz, blues e soul. Si ispira a grandi leggende come Sarah Vaughan, Nancy Wilson e Marlena Shaw. Nel corso della sua carriera ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo e collaborato con artisti di fama internazionale come Archie Shepp, Christian McBride e Roy Hargrove.</p>
<p>Ha tenuto numerosi tour in Europa, inclusi concerti in Italia. Tra le numerose canzoni, ha omaggiato l’Italia con “Quando, quando, quando” di Tony Renis, “O sole mio” (versi del poeta Giovanni Capurro e stesura musicale del giovane compositore e suonatore ambulante Eduardo Di Capua). Inoltre, una magistrale interpretazione di “What a wonderful world” di Louis Armstrong ha deliziato il pubblico che ha applaudito a lungo i bravissimi interpreti.</p>
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		<title>Symo al Peperoncino Jazz Festival 2026</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 19:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra Adriana Sabato ci racconta del concerto di Symo, aggiungendo anche una panoramica sul Peperoncino Jazz Festival 2026 Ha avuto molto successo il concerto della cantante Symo, penultimo del Peperoncino Jazz Festival, giunto alla sua XVIII edizione, anche in questo 2026 ha colorato l&#8217;estate calabrese di musica e magia nel cortile dello splendido Monastero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La nostra Adriana Sabato ci racconta del concerto di Symo, aggiungendo anche una panoramica sul Peperoncino Jazz Festival 2026</strong></p>
<p>Ha avuto molto successo il concerto della cantante Symo, penultimo del <strong>Peperoncino Jazz Festival</strong>, giunto alla sua XVIII edizione, anche in questo 2026 ha colorato l&#8217;estate calabrese di musica e magia nel cortile dello splendido Monastero dei Minimi a Cirella di Diamante.</p>
<p>L&#8217;evento, organizzato dall&#8217;Associazione culturale Picanto e diretto artisticamente da Sergio Gimigliano, dal 15 luglio al 15 settembre 2026 ha proposto il meglio del Jazz calabrese, italiano ed internazionale e tanti eventi correlati (mostre, degustazioni, seminari&#8230;) facendo tappa nelle più belle località della regione.</p>
<p>Il Festival ha l&#8217;intento di promuovere, destagionalizzando l&#8217;offerta turistico-culturale, il Patrimonio Culturale del nostro territorio, la Cultura musicale declinata al femminile e il mondo enologico calabrese.</p>
<p>La formazione: SYMO (voce), Live Quintet featuring, Vittorio Iavarone – tromba, Emanuele Bono – tastiere, Tomi Becker – basso, Simone Lanzinotti – batteria, ha interpretato, fra le moltissime composizioni, Cancer woman, Africa, La ragazza del weekend, Prototipo.</p>
<p>La cantante ha raccontato attraverso il suo canto raffinato, brillante, coinvolgente, il suo percorso di vita, formato da esperienze dolorose, delusioni, ma anche notevole crescita professionale ed umana. Ha raccontato tutto questo, con la consapevolezza che la vita è blu.</p>
<p>Questo colore è simbolo di pace e relax: “riduce l&#8217;ansia, abbassa il battito cardiaco e favorisce il rilassamento del corpo e della mente, la concentrazione, stimola il pensiero analitico, la lucidità e la memoria. Inoltre richiama l&#8217;immensità del cielo e del mare, spingendo alla riflessione e alla spiritualità”.</p>
<p><strong>La formazione professionale:</strong> Symo, cantante romana dalla voce soul, inizia la sua carriera giovanissima a 14 anni con il nome di SimonB, presta la sua voce al gruppo hip hop romano “La squadra”, per cui canta tre brani contenuti nell&#8217;album “Punto di fuga” e con cui si esibisce dal vivo in alcuni concerti. Nel 2017 è sul palco con Antonello Venditti e non si lascia intimorire dai 12mila spettatori. Nel 2018 partecipa a Saremo giovani con la canzone “Non mi hai amata”.</p>
<p>Nel nuovo videoclip “La ragazza del week-end” le sonorità afro incontrano la dance hall, su un tappeto di parole in cui si incastrano espressioni legate al gergo romano dando vita ad un sound originale e singolare, nato dall&#8217;unione di mondi e stili diversi tra loro.</p>
<p>Nel 2017 ha pubblicato in rete una cover di Sora Rosa di Antonello Venditti talmente emozionante che lo stesso Venditti l’ha chiamata per chiederle di aprire i suoi concerti.</p>
<p>Poi, l’altro giro di boa è arrivato quest’anno, quando ha lanciato su TikTok la sua #Africachallenge, che è diventata virale anticipando il suo ultimo singolo, Non so se ci sarai. Simona Barbui, in arte Symo, ha il cuore diviso in due: da una parte c’è il Corno d’Africa, da cui proviene la sua famiglia, e dall’altro la città in cui è nata e cresciuta, Roma.</p>
<p>La cantante ha dichiarato: &#8220;I miei genitori si sono conosciuti a Torre Angela, una borgata di Roma, ma la storia della mia famiglia è legata al colonialismo.</p>
<p>Mia madre è nata in Etiopia e mio padre in Eritrea, figli di genitori a loro volta etiopi ed eritrei che li hanno portati in Italia da bambini. Invece i miei bisnonni erano italiani&#8221;.</p>
<p>Il giornalista Vincenzo Mollica ha dichiarato: ”ci sono complimenti che vanno oltre la musica. Leggere parole come queste è un&#8217;emozione difficile da descrivere”.</p>
<p>Il concerto, molto apprezzato dal folto pubblico presente, ha ricevuto lunghissimi applausi.</p>
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		<title>Lexycon: il nuovo e intrigante album degli XYQuartet</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 22:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Leonardo Ragozzino. In copertina una foto degli XYQuartet, autori di &#8220;Lexycon&#8221;, Nusica, 2025 I don’t know where jazz is going. Maybe it’s going to hell. You can’t make anything go anywhere. It just happens. Thelonious Monk Nell’ascolto di &#8220;Lexycon&#8221;, l’ultimo lavoro dell’XYQuartet, si è pervasi subito da una speciale aura di autorevolezza e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Leonardo Ragozzino. In copertina una foto degli XYQuartet, autori di &#8220;Lexycon&#8221;, Nusica, 2025</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>I don’t know where jazz is going. Maybe it’s going to hell. You can’t make anything go anywhere. It just happens.</em><br />
<em>Thelonious Monk</em></p>
<p>Nell’ascolto di <strong>&#8220;Lexycon&#8221;, l’ultimo lavoro dell’XYQuartet</strong>, si è pervasi subito da una speciale aura di autorevolezza e forza intrinseca dell’impianto musicale che impregna tutta l’opera e la rende riferimento identificativo delle produzioni “aperte” dell’intraprendente etichetta Nusica. Fuori dalle classificazioni, dagli steccati dei generi musicali e stilemi compositivi omologanti. Si avverte distintamente la sedimentazione compositiva dei 14 anni di attività di questo laboratorio jazzistico eterodosso, che ha consentito la maturazione di una particolare cifra stilistica andatasi via via ridefinendo e modellando, giungendo a questo felice esito di grande equilibrio compositivo e performativo.</p>
<p>Ogni brano di <strong>&#8220;Lexycon&#8221;</strong> è parte di una narrazione mobile, cangiante, dove tutto è frutto di un processo dinamico che non si cristallizza, ma si apre a nuove soluzioni disseminate di suggestioni d’avanguardia. <strong>Nicola Fazzini al Sax Alto, Alessandro Fedrigo al Basso elettrico, Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria</strong> ci conducono in un viaggio di 49 minuti suddiviso in undici tappe/pezzi, in cui già i titoli indicano l’attitudine alla sperimentazione, non solo musicale ma linguistica in senso lato, perché è della vitalità e <strong><em>trasformatività</em></strong> del linguaggio che parla anche questo disco. Ovvero di come ogni lingua individuale si modifichi in modo spontaneo, sottoposta a incontri, scontri, cambiamenti.</p>
<p>Tutto ciò si è concretizzato nell’invenzione di una neolingua con cui facciamo conoscenza sin dal primo esplosivo pezzo, <strong>“Elgotar Bengotar”</strong> (che rappresenta una forma benaugurale di saluto e risposta), che è stato anche il track di lancio che ha anticipato l’uscita dell’album in cui troviamo tante caratteristiche di tutta l’opera, ovvero il fraseggio serrato tra gli strumenti, una perizia tecnica scintillante che non scade mai in sterile virtuosismo, la presenza garbata e di estremo fascino del vibrafono, che ricorda la creatività e l’equilibrio del grande ECM Gary Burton. Interessante seguire le evoluzioni di questo brano in cui si rinvengono due sezioni caratterizzate da sperimentazioni su serie di intervalli ed esatoni.</p>
<p>I giochi creativi sottendono il susseguirsi di tutte le tracce tra cui mi piace ricordare <strong>“Improverso”,</strong> che ha una cadenza quasi rituale e ipnotica, una sorta di round dance di matrice afro. E <strong>“Ooni Aanden”</strong>, con l’utilizzo di vocalizzi e espressioni in neo lingua che ricordano le prime sperimentazioni sulla voce del grande minimalista americano Steve Reich.</p>
<p>Altro elemento coinvolgente è l’aderenza di questa produzione alla mission di ricerca dell’etichetta, alla sua matrice osmotica che intende promuovere non solo gruppi musicali ma dare le ali a un progetto culturale più ambizioso, fatto di curiosità, contaminazioni anche in ottica formativa ed educante. Andando nella pagina web del disco, ho trovato con piacere la possibilità di scaricarsi liberamente <strong>i file PDF</strong> delle partiture di alcuni brani, proprio a riconferma dell’interesse a far emergere nella musica contemporanea la sua natura antropologica di apertura comunicativa e scambio rispetto a quella elitaria. Di questi tempi ossigeno puro.</p>
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		<title>Sublimazione fallita. Le sperimentazioni dei Metronautica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sublimazione-fallita-metronautica-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Leonardo Ragozzino, dedicata all&#8217;album &#8220;Sublimazione fallita&#8221; dei Metronautica, Nusica.org, 2024 ‘De la Musique Avant Toute Chose…’ Paul Verlaine Questo è il primo verso dell&#8217;Art poétique (1884), in cui il grande poète maudit francese ci ricorda che l’arte dovrebbe essere soprattutto musicalità e uno stile inspiegabile, giocato su ritmi impari. Mi è venuto in mente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Leonardo Ragozzino, dedicata all&#8217;album &#8220;Sublimazione fallita&#8221; dei Metronautica, Nusica.org, 2024</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>‘De la Musique Avant Toute Chose…’</em><br />
<em>Paul Verlaine</em></p>
<p>Questo è il primo verso dell&#8217;<strong>Art poétique</strong> (1884), in cui il grande <strong>poète maudit</strong> francese ci ricorda che l’arte dovrebbe essere soprattutto musicalità e uno stile inspiegabile, giocato su ritmi impari.</p>
<p>Mi è venuto in mente questo brevissimo verso del decadentismo simbolista francese, ascoltando l’ultimo lavoro di sperimentazione musicale del gruppo <strong>Metronautica</strong>, <strong>“Sublimazione fallita”</strong> per la trentatreesima produzione di <strong>Nusica.org</strong>, associazione culturale che promuove e supporta artisti innovativi.</p>
<p><strong>Metronautica</strong> è una ensemble fondata dal trombettista <strong>Michele Tedesco</strong> e dal pianista <strong>Luca della Gasperina</strong>. Di Michele Tedesco avevo ascoltato e recensito con estremo piacere e interesse <strong>“Two and the Machine”</strong> e anche in quel caso mi ero imbattuto con grande sorpresa in un densissimo percorso musicale avant garde, dove coesistevano tanti spunti, che attivavano altrettante chiavi di lettura.</p>
<p>Nel caso di <strong>“Sublimazione fallita”</strong> la vertigine musicale, la sua assoluta autoconsistenza è portata alle estreme conseguenze, in un’arena caleidoscopica dove il suono è il protagonista e intraprende un suo speciale percorso onirico ed esoterico, dove l’arte è per l’arte, risponde a se stessa, gioca con i codici sonori per ribartarli e reinventarli.</p>
<p>È un costante gioco di de-centramento, che intende spiazzare per offrire il miele della mutevolezza, che a volte può essere dolce a volte amaro. Nella suite per sei strumenti, dove si susseguono brani non lunghi ma segmentati da atmosfere visionarie, spesso filmiche, è il battito pulsante della vita che irrompe per scuotere, per poi placarsi tra suoni delicati e lisergici dove spiccano il basso, la batteria, i fiati e i tappeti sonori elettronici.</p>
<p>Ci si può ritrovare tutto e il suo contrario, tanta musica colta del primo novecento, il freejazz, il jazzRock, il rumorismo Dada o l’atonalità di Arnold Schönberg; perché la componente distintiva di questo album è proprio la sua libertà artistica, che diventa quasi atto politico.</p>
<p>Se il titolo dell’opera è un neppure tanto velato richiamo a <strong>Freud</strong>, per cui la sublimazione è un modo in cui l&#8217;Io riduce l&#8217;ansia che può essere creata dalla spinta pulsionale, incanalando impulsi negativi e inaccettabili in comportamenti positivi e socialmente accettabili, allora la sfida di <strong>Metronautica</strong> è invece controvertire questo approccio (Sublimazione fallita), rendere perciò palese il proprio disadattamento ad una realtà, non rimuovere o disconoscere l’insostenibilità di certo presente ma attivare, performare le proprie irrisoluzioni, far viaggiare le proprie nebbie creative e trovare nuove libertà.</p>
<h4>Chi sono i Metronautica?</h4>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11949 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/01/Sublimazione-Fallita_Metronautica_2.jpg?resize=800%2C533&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="533" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Michele Tedesco</strong> ha 27 anni ed è un musicista di origini classiche passato poi al pop e al jazz, giungendo, infine, alla contemporanea. Partecipa a varie trasmissioni televisive sulle reti Rai, come prima tromba, e Mediaset. Suona con artisti italiani e stranieri tra cui Fabrizio Bosso, Mauro Beggio, Georgios Tsolis ,Maria Schneider e altri ancora. Incide album per Emme Records, New Interplenetary Melodies, Blue Serge, Cose Sonore, Sony Music, Dodicilune e altre. Finalista in diversi concorsi quali Chicco Bettinardi, Massimo Urbani,Roma Jazz Contest, Barga Jazz Contest. Partecipa a festival jazz nazionali ed internazionali quali Sile Jazz, Treviso Suona Jazz, Garda Jazz, Valdobbiadene Jazz e Inntoene Jazz. Sotto il profilo compositivo, le prime produzioni si ispirano ad un carattere di natura post- bop, per poi procedere verso composizioni da un sempre più sentito schema contrappuntistico, fuso a sonorità sia acustiche che elettriche con una, si potrebbe definire, quasi costante inclinazione per la musica seriale e atonale, frutto di una passione,nata durante gli studi pianistici, per autori come Arnold Schoenberg, Alban Berg e Anton Webern.</p>
<p><strong>Luca Dalla Gasperina</strong>, nome d’arte Digi, scopre la passione per la musica fin dalla tenera età: fisarmonicista prima, pianista pop, rock e jazz poi, ama destreggiarsi fra vari stili pescando in maniera estemporanea dal proprio bagaglio culturale e musicale. Lo spazio lasciato all’improvvisazione è rilevante, nell’intento di dare sempre nuova vita alle esecuzioni. Attualmente è cantante e tastierista, oltre che compositore e arrangiatore, per Altera Nexa, progetto jazz-rock padovano, e pianista e compositore per Metronautica, quartetto post bop veneto.</p>
<p><strong>Federico Lincetto</strong>, bassista e contrabbassista di provata esperienza musicale, approfondisce lo studio del basso elettrico con Alain Caron e Alessandro Fedrigo, e del contrabbasso con Francesco Angiuli e Marco Privato. Partecipa nel 2011 e nel 2017 ai seminari di Umbria Jazz Clinics, sotto la guida di Oscar Stagnaro, ricevendo nel 2017 il riconoscimento “Recognition of Outstanding Musicianship” dal Berklee College of Music (Boston). Nel 2022 arriva secondo al concorso “Bettinardi “di Piacenza con la formazione “Nameless Quartet”. Nel 2023 entra a far parte del progetto del pianista Marcello Tonolo “Italia Standard”. Attualmente si sta formando presso il conservatorio Pollini di Padova, con i docenti Marc Abrams, Andrea Lombardini, Marcello Tonolo, Michele Polga e Simone Graziano.</p>
<p><strong>Thomas Osho Zausa</strong> ha iniziato a studiare musica all&#8217;età di 10 anni alle scuole medie. Inizia lo studio della batteria all&#8217;età di 12 anni, proseguendo gli studi privatamente con vari maestri fino all&#8217;età di 21 anni, quando si iscrive al corso accademico di batteria &amp; percussioni jazz presso il conservatorio &#8220;A. Steffani&#8221; di Castelfranco Veneto. Qui ha proseguito gli studi, diplomandosi nel 2024. Approfondisce ulteriormente la conoscenza dei vari strumenti attraverso lezioni, seminari e clinic di maestri italiani e internazionali. Nel 2022, con il progetto “Nameless Quartet”, vince il secondo premio nella sezione gruppi del Concorso nazionale jazz “Chicco Bettinardi” di Piacenza. Nel gennaio 2023 ha pubblicato il suo primo album con il progetto/quartetto “Metronautica” (prima “Nameless Quartet”). Nell&#8217;agosto dello stesso anno il progetto viene selezionato tra i quattro finalisti del concorso nazionale “Barga Jazz”. Dal 2020 svolge l&#8217;attività di insegnante in diverse scuole. Suona spesso in diverse formazioni, soprattutto in ambito jazzistico.</p>
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		<title>In fabula. Il viaggio Esopico di Oscar Del Barba</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fabula-musica-recensione/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 23:34:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Leonardo Ragozzino. Le foto nell&#8217;articolo &#8220;In fabula. Il viaggio Esopico di Oscar Del Barba&#8221; sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;articolo &#8220;There are four qualities essential to a great jazzman. They are taste, courage, individuality, and irreverence”. Stan Getz Un lavoro di ricerca musicale denso e avvincente, composito e multiforme che riannoda le tappe precedenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Leonardo Ragozzino. Le foto nell&#8217;articolo &#8220;In fabula. Il viaggio Esopico di Oscar Del Barba&#8221; sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;articolo</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8220;There are four qualities essential to a great jazzman. They are taste, courage, individuality, and irreverence”.</em><br />
<em>Stan Getz</em></p>
<p>Un lavoro di ricerca musicale denso e avvincente, composito e multiforme che riannoda le tappe precedenti del raffinato percorso musicale iniziato nel 2016 dal trio di Oscar Del Barba, condiviso con Giacomo Papetti al Contrabbasso e Andrea Ruggeri alla Batteria, donandogli nuova linfa ed esiti imprevedibili.</p>
<p><strong>&#8220;In fabula&#8221; è</strong> un’opera che trabocca di eclettismo trasversale, che attinge a culture musicali differenti seppur interconnesse, da quella classica novecentesca a quella d’avanguardia, a quella etnica-popolare (con i tanti tempi modali), il Pop-Rock di matrice progressive e sperimentale come quella di<strong> Frank Zappa al Jazz Contemporaneo sperimentale</strong> ricco di improvvisazioni ardite, con falsi cambi di tempo, politonalità e poliritmie. Pensando a contaminazioni Jazz-Rock e a possibili riferimenti con la storia musicale recente, viene in mente <strong>“Song X”</strong>, il potente e rivoluzionario album in studio collaborativo di <strong>Pat Metheny e Ornette Coleman</strong>, pubblicato nel 1986 dalla Geffen Records.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-11106 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/11/32-nusica_Cover_300dpi_16bit_3000px.jpg?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="In fabula" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/11/32-nusica_Cover_300dpi_16bit_3000px.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/11/32-nusica_Cover_300dpi_16bit_3000px.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/11/32-nusica_Cover_300dpi_16bit_3000px.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/11/32-nusica_Cover_300dpi_16bit_3000px.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La dodecafonia, la sperimentazione con finanche intermezzi di serialità forniscono un inedito approccio visionario di commento alle favole di <strong>Esopo</strong> &#8211; questi i titoli dei brani:<strong> Il cane e il campanello; Il cavallo e l’asino; Il lupo e l’agnello; Il topo di campagna e il topo di città; L’aquila e lo scarafaggio; La cicala e la formica; La rana e lo scorpione; La volpe e il caprone; La volpe e l’uva; La volpe e la pantera; Il pipistrello e le donnole</strong> – tutte favole incisive nella loro leggerezza immaginifica e nel loro simbolismo, descritte in un orizzonte sonoro dinamico e avvolgente, ricco di contrasti armonici e meraviglie tonali.</p>
<p>Dieci brani in cui le parti scritte e quelle improvvisate si alternano, incrociano, rincorrono riproducendo i caratteri e persino il dinamismo presente nelle storie e le loro morali. L’alternanza di momenti melodici, con un tema intrigante e riconoscibile, spesso cantabile e incalzanti progressioni di free jazz su tempo “rubato”, inteso come “leggero aumento, o diminuzione del tempo di un brano a discrezione dell&#8217;esecutore, un libero andamento o interpretazione nell&#8217;esecuzione del tempo per cui il valore di alcune note è ora aumentato, ora diminuito, ma non deve determinare nel pezzo la mancanza di un tempo di base”.</p>
<p>L’intesa strumentale e l’affiatamento del trio sono perfetti e il risultato di <strong>&#8220;In fabula&#8221;</strong> sta tutto nella riuscita di un album bellissimo, bizzarro e spiazzante, ma che dopo alcuni ascolti “immersivi”, diventa davvero magico e originale</p>
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