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	<title>Italo Calvino Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fantaghirò. La favola di una generazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 02:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni Novanta]]></category>
		<category><![CDATA[Buono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina una foto tratta da Wikipedia Era il 22 dicembre 1991, avevo sei anni quando Canale 5 mandò in onda, per la prima volta, quello che divenne uno degli appuntamenti fissi del Natale italiano: Fantaghirò, ossia la favola di una generazione. Durante queste vacanze natalizie, mi sono imbattuta per caso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Letizia Falzone. In copertina una foto tratta da Wikipedia</h4>
<p>Era il 22 dicembre 1991, avevo sei anni quando Canale 5 mandò in onda, per la prima volta, quello che divenne uno degli appuntamenti fissi del Natale italiano: <em>Fantaghirò, </em>ossia la favola di una generazione<em>. </em>Durante queste vacanze natalizie, mi sono imbattuta per caso nelle repliche. Così ho deciso di vederlo insieme alla mia bambina di otto anni.</p>
<p>Diretto da Lamberto Bava la mini-serie trae origine dalla fiaba <em>Fanta-Ghirò, Persona bella</em> di Italo Calvino. Fantaghirò divenne per quasi 5 anni un vero e proprio fenomeno di costume rimanendo irrimediabilmente impresso in quasi due generazioni di ragazzi. Chi era un bambino allora, lo ricorda ancora vividamente: atteso quasi più di Babbo Natale, il nuovo capitolo di Fantaghirò aggiungeva al Natale un tocco di magia di cui ancora, in parte, sentiamo la mancanza.</p>
<p>In un paese medioevale e pagano due regni confinanti e nemici sono in perenne guerra fra loro. In uno dei due reami la Regina muore di parto dopo aver dato alla luce la terza figlia. Il Re, che desiderava un erede maschio, va su tutte le furie e decide di sacrificare la creatura alla bestia nella Grotta della Rosa d’Oro, ma un fulmine lo blocca e decide di riportare la piccola al castello.</p>
<p>La bimba cresce dimostrando subito uno spiccato senso della giustizia e, sempre più interessata ai combattimenti e alla lettura che alle attività al tempo riservate alle donne, rifiuta un matrimonio combinato e nei boschi impara ad usare la spada. Passano gli anni e la giovane cresce sempre più indipendente e forte, attirando le ire del padre che decide di bandirla dal castello per il rifiuto della giovane a sposarsi con lo sposo designato.</p>
<p>Nella foresta Fantaghirò incontra il Cavaliere Bianco che la cresce insegnandole a maneggiare armi e a vivere come un’amazzone. Durante una sfida con il Cavaliere, la ragazza incontra per la prima volta il giovane Romualdo, Principe del regno vicino e figlio dell’acerrimo nemico del padre e tra i due scocca il colpo di fulmine.</p>
<p>A rendere affascinante la storia, portandola ad avere oltre sei milioni di spettatori, fu la realizzazione e la trama da fiaba moderna con personaggi ben delineati e una protagonista femminile forte e piena di coraggio che ebbe il volto dell’affascinante Alessandra Martines, mentre Romualdo era interpretato da un giovanissimo e attraente Kim Rossi Stuart.</p>
<p>Negli anni le avventure di Fantaghirò si aggiunsero di personaggi e comprimari come la Strega Nera, una donna perfida che aveva anche una vena comica che rendeva il prodotto adatto ai più piccoli ed aveva il volto di Brigitte Nielsen. Successivamente entra a far parte del cast Nicholas Rogers nel ruolo del perfido Tarabas, uno stregone che diventerà buono a causa dell’amore che nutre per la giovane principessa.</p>
<p>Paesaggi da fiaba ambientati nei boschi dell’ex Cecoslovacchia, elfi, pietre parlanti, orride oche parlanti dal ghigno assassino, alberi animati. Uno splendore, che per noi bambini di allora era fiaba, incanto. Chi non ha mai sognato di cavalcare il simpatico Chiomadoro? E vogliamo parlare della pietra consigliera Tornaindietro?</p>
<p>La serie divenne un culto, non solo per le sue storie avvincenti, a metà fra magico, medievale e romantico ma anche per le sue evidenti ingenuità e per il buonismo imperante: Fantaghirò vuole bene a tutti, perdona tutti, si fa fregare da tutti, anche se alla fine riesce sempre a riportare l’ordine e la pace. E vissero tutti felici e contenti.</p>
<p>È interessante la modernità del racconto: capace di sdoganare un personaggio femminile dal ruolo che le era imposto dalla società. Inoltre il carattere di Fantaghirò la porta a nascondere la propria bellezza per indossare abiti maschili, il desiderio di dimostrare di essere anche altro oltre al suo aspetto.</p>
<p>E come dimenticare il coraggio di Fantaghirò nell’affrontare il suo destino, un destino non scritto ma che lo costruisce da sé. Andare contro i preconcetti e le idee schematiche di una società maschile. Ribelle, impavida, senza paura. È entrata nell’immaginario collettivo come vera e proprio icona di forza.</p>
<p>Ma non ha fatto i conti con l’amore. Un sentimento che è più forte di tutto e che abbatte qualsiasi barriera. Una favola che unisce magia e misticismo popolare. Una storia di coraggio, di amore e di rivalsa tutta al femminile.</p>
<p>Dopo aver ripercorso un po’ la storia della nostra eroina non posso negare che la nostalgia che avevo cercato di tenere lontana è arrivata e con lei i miei ricordi d’infanzia, delle serate natalizie, del calore delle feste e dei pomeriggi passati a prendere a bastonate gli alberi del parchetto vicino casa, perché quando si è piccoli basta una storia delle più semplici ad aprire un mondo assottigliando la soglia tra realtà e fantasia.</p>
<p>Tutto è possibile e Fantaghirò ci fece credere che con coraggio e volontà avremmo potuto affrontare i mostri peggiori. Forse ci servirebbe ancora quel fanciullesco coraggio e nel tentativo di ritrovarlo qualche puntata sarà meglio rivederla.</p>
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		<title>Palomar di Italo Calvino</title>
		<link>https://www.borderliber.it/italo-calvino-palomar-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 11:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[disquisizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<category><![CDATA[visione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Rosa Angela Papa già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina: &#8220;Palomar&#8221; di Italo Calvino, edizioni Mondadori “Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”. Questa è la frase con la quale si può riassumere e racchiudere il libro Palomar di Italo Calvino. L’uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Articolo di Rosa Angela Papa già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/03/04/palomar-il-punto-di-vista-di-un-uomo-sul-mondo/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;Palomar&#8221; di Italo Calvino, edizioni Mondadori</strong></p>



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<p>“Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”.</p>
<p>Questa è la frase con la quale si può riassumere e racchiudere il libro Palomar di Italo Calvino. L’uomo ha sempre avuto bisogno di conoscere fino in fondo ciò che lo circonda, conoscenza che è innata e istintiva nell’uomo, ma la strada per arrivare ad essa è infinita e illimitata in quanto è riferita all’intero universo pertanto sarà sempre ipotetica o incompleta.</p>
</div>
</div>



<p>Il protagonista del libro è Palomar il cui nome deriva dal Monte Palomar, famoso osservatorio astronomico, dove si trova il telescopio Hale. Ed è proprio dall’osservazione che il signor Palomar comincia. Egli  osserva ciò che lo circonda cercandone l’essenza più profonda a livello esistenziale fino ad  inserirla in un contesto universale.</p>



<p>Palomar scruta scrupolosamente la “cosa” nei suoi più piccoli dettagli per arrivare alla completezza,  ma incontra tante difficoltà  perché la realtà, come ci insegna Hegel, non è un insieme di sostanze autonome, ma un organismo unitario.  Quest’ultimo coincide con l’infinito che è la ragione di ogni realtà.</p>



<p><strong>“Contare i fili d’erba è inutile, non si arriverà mai a saperne il numero. Un prato non ha confini netti, c’è un orlo dov’è l’erba cessa di crescere ma ancora qualche filo scarso ne spunta più in là,  poi una zolla verde fitta, poi una striscia più rada: fanno ancora parte del prato o no?”…” Il prato è un insieme di erbe…”</strong></p>



<p>In Palomar non mancano però elementi che fanno sorridere, come il racconto nel negozio di formaggi.</p>



<p><strong>“Dietro ogni formaggio c’è un pascolo d’un diverso verde sotto un diverso cielo: prati incrostati di sale…prati profumati di aromi…Questo è un museo”.</strong></p>



<p>I quesiti che pone Calvino, in maniera silenziosa e del tutto singolare, sono serissime questioni filosofiche. Per concludere affronta il tema della morte nell’ ultimo capitolo, dove essa non è vista come non esserci, ma come continua presenza.</p>



<p><strong>“Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante-pensa Palomar,- e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine”</strong>.</p>
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		<title>I fiori blu di Raymond Queneau</title>
		<link>https://www.borderliber.it/raymond-queneau-i-fiori-blu-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 05:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte D'Auge]]></category>
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		<category><![CDATA[Italo Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Zona di Disagio. In copertina: &#8220;I fiori blu&#8221; di Raymond Queneau, Einaudi E se a salvarci fossero le favole? Ci credo ancora nella semplice complessità delle novelle. Soprattutto quelle moderne, nascono dal fango lasciato da un diluvio che ha spazzato via ogni cattiva convinzione. E allora andiamo alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/raymond-queneau-i-fiori-blu-einaudi/">I fiori blu di Raymond Queneau</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/02/05/questi-fiori-blu-che-dovremmo-raccogliere/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;I fiori blu&#8221; di Raymond Queneau, Einaudi</strong></p>
<p>E se a salvarci fossero le favole? Ci credo ancora nella semplice complessità delle novelle. Soprattutto quelle moderne, nascono dal fango lasciato da un diluvio che ha spazzato via ogni cattiva convinzione. E allora andiamo alla riscoperta di un bellissimo testo, dimenticato.</p>
<p><strong>Ecco a voi <em>I fiori blu</em> di Raymond Queneau.</strong></p>
<p>Scorre sotto gli occhi dolcemente, parola dopo parola. <strong>Giochi linguistici e situazioni ironiche vi accompagneranno nel viaggio del Duca D’Auge, che attraversa il tempo insieme ai suoi due cavalli parlanti.</strong> È immortale il nostro nobile protagonista, ma non se ne sta nel suo castello, preferisce viaggiare per la Francia fin quando, giungendo nella nostra epoca, si imbatte in Cidrolin che ha deciso di vivere come un eremita sulla sua chiatta.</p>
<p><strong>Se la spassa lontano dal mondo Cidrolin, guarda da distanza di sicurezza tutti gli accapigliamenti che avvengono tra gli uomini.</strong> Tutto il contrario del Duca, che con fare anarchico ha attraversato le epoche; e anche se qualche volta ha aderito alle convenzioni dei tempi, le ha aggirate, trovando sempre un modo per farla franca.</p>
<p>Ma sia Cidrolin che D’Auge hanno un luogo dove si incontrano in continuazione: <strong>i sogni</strong>. L’uno appare all’altro ed entrambi si vedono strani. Le distanze temporali, insomma, collassano in questa terra di nessuno, in cui si entra riposandosi dalle fatiche terrene. E le vicissitudine vissute dai due, forse sognate, forse reali, si intersecano così tanto che alla fine vi domanderete: <strong>“Chi sta sognando chi?”.</strong></p>
<p>E poi il finale a sorpresa. I due si incontrano nella realtà. Il Duca ha viaggiato tanto lungo le epoche, ha quindi bisogno di riposo. Cidrolin invece non si è mai mosso dalla sua barca. <strong>Ha atteso che qualcosa gli capitasse ma l’arrivo del nobile cavaliere non lo ha sconvolto più di tanto, dopo tutto è come se già lo conoscesse.</strong> Ma quando il Duca arriva, giunge la pioggia, il diluvio, e la barca di Cidrolin diventa un’arca. La salvezza. E una volta che le acque si ritirano, ecco che dal fango spuntano di nuovo i fiori blu.</p>
<p>Tutto qui? No. Si nasconde una grande morale dietro questo libro. Il primo a coglierla fu Italo Calvino, ma lui era un genio.</p>
<p><strong><em>I fiori blu</em> sono metaforicamente gli ideali, puri, incontaminati. Quelli che anche il cuore più incancrenito ricerca. E spuntano solo dopo il diluvio che ha distrutto tutto, che ha spazzato via il vecchio.</strong> E questi nuovi ideali si raccolgono attraversando attivamente il tempo, vivendo la propria vita come se non avesse mai una fine.</p>
<p>Ma il libro è molto più ricco, il mio è solo un invito. <strong>È una favola, come detto, non ha tempo, non è anacronistica.</strong> È sempre attuale, è sempre leggibile; trasmette sempre le stesse emozioni. È immortale e ci lascia qualcosa di nobile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/raymond-queneau-i-fiori-blu-einaudi/">I fiori blu di Raymond Queneau</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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