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	<title>Inettitudine Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Francesco Gallotti: il Coglione che ha capito tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 02:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022 Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022</strong></p>
<p>Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma ironiche; che con sguardo ingenuo si addossano troppe responsabilità per come vanno le cose. Insomma, ogni tanto conosci un <em>coglione</em> e ti rendi conto che <em>coglioni </em>lo siamo tutti, chi più chi meno; dipende solo da come si reagisce agli accidenti della vita.</p>
<p>Partiamo dal fatto che il coglione è uno che si lamenta. La sua <em>era storica</em> gli fa schifo, ma lui se la fa piacere. Con spirito stoico, questo anti-eroe ha imparato a godere dei suoi tormenti. D&#8217;altronde ogni uomo ha sempre parlato male della propria epoca. Lamentarsi è una costante dell&#8217;essere umano. Faccio un esempio, nei giorni scorsi mi è passato tra le mani il libro di un autore del XVII secolo, anche lui per pagine e pagine non fa altro che lagnarsi di come le cose fossero ormai andate a <em>puttane</em>; di come anche i mecenati non fossero più illuminati, ma solo <em>ragazzini viziati</em>.</p>
<p>Il coglione è anche un tipo acculturato e amante della conoscenza. Quando siede in un bar di paese e parla dei suoi sogni e delle sue speranze appare come un individuo decadente e romantico. La società lo vede perlopiù come un perdigiorno, ma lo era anche Oscar Wilde e per un coglione questa similitudine è un vanto. Discute delle sue aspettative con gli amici, coglioni anche loro, con un sorriso amaro; eppure, in lui è forte la speranza che tutto cambierà, che tutto andrà secondo i suoi piani, anche se lui non muoverà un dito qualcuno edificherà il mondo intorno così lo ha immaginato. Mal che vada potrà lamentarsi. Ma attenzione, la sua non è inettitudine, bensì ha capito quali sono le regole del gioco all&#8217;interno del piccolo paese di provincia, soprattutto se questo paesello sta nella regione più disastrata d&#8217;Italia, ossia la Calabria. Coglioni calabresi ce ne sono tanti, solo che quest&#8217;ultimi, a differenza di quelli che troveremo tra le pagine di questo romanzo, sono stati capaci di sfruttare l&#8217;occasione magari ricevendo un posto da statale, a farsi eleggere alla carica di sindaco, a entrare nella sanità pubblica e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>L&#8217;appellativo di coglione, quindi, Francesco Gallotti lo rivolge prima di tutto a se stesso, perché ha deciso di rimanere e di provare a dare qualche spunto di riflessione. Ai coglioni piacerebbe occuparsi di attività culturali, ma non perché si credono intelligenti (l&#8217;autostima non fa parte di loro), ma solo perché la trovano più affine al loro modo lento e goffo di gestire la vita. Siccome sono cerebrali, i coglioni si fanno mille problemi anche se devono spostare un bicchiere da un punto A a un punto B. Non sono reattivi, pragmatici, impavidi; no, sono lentissimi. Hanno bisogno di sicurezza, di protezione e di comprensione.</p>
<p>Lui vive a Diamante. Lui si sente il capo-coglione, me lo ha detto quando ci siamo incontrati. Ho risposto che <em>anch&#8217;io sono un coglione e che a quarant&#8217;anni, per sembrare meno coglione, mi sono fatto crescere la barba. Grazie alla barba sono diventato un coglione arcigno</em>. Gli ho anche spiegato che secondo me, il suo romanzo è la descrizione perfetta del <em>moderno idiota</em>. Sempre secondo me, anche Dostoevskij, invece de <em>L&#8217;Idiota</em>, oggi avrebbe scritto <em>Il Coglione</em>.</p>
<p>Insomma, il romanzo di Francesco Gallotti dipinge perfettamente un fenomeno contemporaneo: <em>l&#8217;emarginazione del coglione, dell&#8217;uomo che guarda e passa, perché ha capito che non ne vale la pena</em>. Tanto, ogni coglione sa come poter vivere dei propri sogni, senza bisogno di realizzarli a tutti i costi e, forse, è proprio questo che dà tanto fastidio: <em>viversi il proprio tempo senza dover troppo pensare a come cambiare le cose. </em>Magari si muore prima a causa del tormento interiore, ma chissenefrega, finché c&#8217;è vita c&#8217;è speranza&#8230; con tutte le contraddizioni del caso. Giusto?</p>
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