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	<title>Incontri Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Letizia Battaglia. Dialogo con Nicoletta Taricani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-tariciani-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 03:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo. LC. C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo.</h3>
<p>LC. <strong>C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente nella mia psiche per un’analogia di vissuto. Si insediava in me qualcosa di afferente al suo lavoro che andava ben oltre il già noto e che attirava, con fermezza, il mio sguardo. Quando si decide di visitare un lavoro, come quello di Letizia Battaglia, nella propria vita, non può e non deve essere mai una scelta banale. Quando Ginevra mi ha contattata, ho compreso che il tuo potesse essere un omaggio, un operare di senso e peso specifico di radice siciliana.</strong></p>
<p>Con questo progetto voglio prima di tutto ringraziare Letizia Battaglia per il suo lavoro, ritraendola attraverso la mia musica. Poi, arriva l’omaggio alle sue opere e la condivisione di una parte della sua carriera. Infine essendo anche io siciliana, non è mancato quell’orgoglio in più che mi ha spinta a “fotografarla” con la musica.</p>
<p>LC. <strong>La macchina fotografica è narrazione fortissima che attraversa i luoghi e gli animi più difficili, e si installa tra le pagine di giornale come L’Ora, che non lasciano le notizie invisibili. Lei è la prima, insostituibile, fotoreporter che, da quel momento, segna un’attitudine nel fare fotografico, mai vista in precedenza.</strong></p>
<p>Agli inizi la fotografia è stata una necessità, il mezzo per arrivare a fine mese e poi si è trasformata nella voce che raccontava ciò che accadeva a Palermo e non solo. La sua attitudine nel fare fotografico è stata rivoluzionaria, ma sicuramente lei non ci ha pensato più di tanto, perché faceva parte della sua indole fotografare con rispetto, facendosi “notare” dal protagonista, quasi come se chiedesse il permesso. Molte delle persone da lei ritratte le coglieva nel momento dell’arresto e quindi in manette, e lei a maggior ragione prima di premere il bottoncino della macchina fotografica, si mostrava alla persona. Ci sono anche fotografie che non è riuscita a scattare per una ragione di stima e affettiva troppo grandi nei confronti della vittima e queste immagini se le è portate dentro fino all’ultimo giorno della sua vita, come un lutto non elaborato.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-9829 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>LC. <strong>Una vita impegnata non fugge ma attiva sempre un ritorno nei luoghi, in cui avverte l’esigenza del praticare un’azione civile, del moltiplicare il lavoro, la dose della propria propensione. Quelle crepe sanguinanti dovevano essere l’origine da cui partire per estrinsecare una verità vera del circostante, esente dai lustrini sfavillanti di un contemporaneo fine a sé stesso. Quella verità, così fermata, era inquietante fascinazione nei volti che trattenevano una bellezza dimenticata, imputridita, schernita da un’Italia che </strong><strong>provava paura, disattenzione, menefreghismo egocentrico e metteva in atto tutti quegli atteggiamenti insensati che legavano, in un unico fascio e nel dimenticatoio, quell’entusiastica possibilità di vita. Tuttavia, la donna &#8211; che viveva in Letizia Battaglia &#8211; ha tenacemente continuato a porre il suo obiettivo proprio in quelle zone del vivere.</strong></p>
<p>Letizia Battaglia infatti ha girato il mondo e sicuramente al punto più alto della sua carriera avrebbe potuto schioccare le dita per ottenere qualsiasi cosa. Lei però è sempre ritornata a Palermo per cercare di cambiare la mentalità e di svegliare le menti di coloro che ancora oggi sono soggiogati dal duro gioco della mafia. Lei scendeva in piazza, parlava ai giovani, ha dedicato tanto e tanto tempo agli emarginati, ha lavorato in politica sperando di riuscire ad avere la chiave di accesso al cambiamento subito e invece questa esperienza è quella che probabilmente l’ha delusa più di tutte. Quello che ha realizzato lo ha fatto con le sue mani e la sua grande forza di volontà.</p>
<p>LC. <strong>Pier Paolo Pasolini e Letizia Battaglia. Un incontro che ha segnato la vita dell’uno e dell’altro. Una città come Milano, perno dei cambiamenti.</strong></p>
<p>Era l’11 dicembre del 1972 e Letizia si trovava al Circolo Turati di Milano, gremito di gente che aspettava di incontrare Pier Paolo Pasolini, chiamato a rispondere ai violenti attacchi al suo film <strong>I racconti di Canterbury</strong>. In un’intervista su Repubblica (2011) rivive così quel momento: “Mi trovai a fotografare con un’incoscienza “tecnica” che alla fine fu un bene, perché credo che questi ritratti di Pasolini, per quanto alcuni siano anche sfocati, siano aderenti al personaggio, lo rappresentino con verità. Quel giorno era sconvolto dagli attacchi ricevuti per il suo film. Il dibattito fu durissimo”. Ecco per me questa è la dimostrazione della sua attitudine alla fotografia. Qui emerge la sua umiltà, la sua delicatezza, la sua comprensione e la sua sensibilità. L’elenco potrebbe continuare.</p>
<p>LC. <strong>Manicomio e follia hanno frequentemente coinvolto i grandi. La fotografia di Letizia Battaglia non è mai scissa dalle lacerazioni del sociale.</strong></p>
<p>L’impegno sociale e la fotografia erano sullo stesso binario nella fotografia di Letizia. Nelle pause pranzo dal giornale “L’Ora” scappava all’ospedale psichiatrico Real Casa dei Matti di Palermo (per cui ho scritto un brano) e dedicava il suo tempo ai dimenticati, agli emarginati della città, a chi è stato recluso lì perché donna e rimasta incinta vent’anni prima a causa di violenza sessuale da parte di un prete. Insomma, lei poteva fare la sua pausa pranzo davanti al Teatro Massimo o rientrare a casa a farsi una “pennichella” e invece no. Questo suo lato generoso ed estremamente sensibile mi affascina parecchio. Io stessa cerco nel mio piccolo di dedicarmi a chi viene emarginato, con i piccoli gesti ma anche dedicando progetti di musica. Non riesco a stare ferma e se ho una pausa, ho bisogno di nutrirmi e aggiornarmi continuamente per far sì che il mio aiuto, poi, possa essere utile. La cultura mi ha davvero salvata e Letizia Battaglia si è aggiunta a questa salvezza.</p>
<p>LC. <strong>Fotografia come individuazione e commozione del sé. Il suo rapporto con il corpo della donna. Il sogno al di là di qualsiasi difficoltà.</strong></p>
<p>La figura femminile è stato un altro grande capitolo della fotografia di Letizia Battaglia. Invito a guardare con attenzione ogni singolo scatto e a trovare il fascino che lei in primis provava verso la donna in tutte le sue sfaccettature, forme, stato sociale.</p>
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		<title>Il tuffo di Colapesce. Il nuovo saggio di Lorenzo Spurio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/border-colapesce-saggio-lorenzo-spurio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 02:58:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il tuffo di Colapesce. Scritti sulla Sicilia: letture, incontri e circostanze&#8221; è il nuovo saggio di Lorenzo Spurio. Buona lettura. Il tuffo di Colapesce, dal nome della celebre leggenda popolare marinara di Messina (della quale si hanno varianti), superbamente cantata dall’indimenticata Maria Costa – poetessa dello Stretto – propone un ricco compendio di saggi, articoli, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il tuffo di Colapesce. Scritti sulla Sicilia: letture, incontri e circostanze&#8221; è il nuovo saggio di Lorenzo Spurio. Buona lettura.</strong></p>
<p>Il tuffo di Colapesce, dal nome della celebre leggenda popolare marinara di Messina (della quale si hanno varianti), superbamente cantata dall’indimenticata Maria Costa – poetessa dello Stretto – propone un ricco compendio di saggi, articoli, interviste e testi critici che Lorenzo Spurio – apprezzato critico letterario marchigiano, uno dei maggiori studiosi lorchiani del nostro Paese – ha raccolto nel corso degli anni studiando e approfondendo alcuni classici siciliani (Sciascia, Tomasi da Lampedusa, Brancati, Vittorini e non solo), tra poesia (tra cui quella del “poeta in piazza” Ignazio Buttitta) e narrativa, giungendo a numerosi contemporanei per i quali ha scritto prefazioni e recensioni.</p>
<p>In lungo e in largo si ripercorre le varie “punte” della bella Trinacria, luogo a lungo e ripetutamente visitato dall’autore nel corso degli anni – come ricorda in un avvincente “Diario di bordo” inserito nel volume – intrattenendo rapporti con poeti, scrittori e artisti di questa regione che lo affascina e che considera come una seconda casa.</p>
<p>Disamine attente sono rivolte anche nei riguardi dell’impegno di alcuni esponenti noti per il loro attivismo anti-mafioso (Danilo Dolci, Peppino Impastato e Maria Saladino). Non da ultimo, l’attenzione del critico è rivolta pure verso gli sperimentalismi letterari che negli ultimi anni sono nati proprio in Sicilia: il dittico poetico (Emanuele Marcuccio), la corto poesia italiana (Antonio Barracato e Dorothea Matranga), la poesia sculturata (Giovanna Fileccia) e la quarto-poesia, il trinismo e la “scalenata” (Rosario Loria).</p>
<p>La vicenda di Colapesce – a cui il bagherese Renato Guttuso dedicò uno dei centoquarantatré pannelli decorativi installati nella volta del Teatro Vittorio Emanuele di Messina e il cui motivo del “tuffo” è richiamato, seppur in forma stilizzata nella copertina del libro di Spurio – ha a che vedere con la leggenda (divenuta mito) che narra della triste storia di un certo Nicola, figlio di un pescatore, la cui grande abilità nel nuotare e la cui simbiosi con le acque del mare, lo vede trasfigurato (ed è questa l’avvincente icona che gli si lega e si tramanda) in una figura chimerica di uomo-pesce. Viveva placidamente nel fondo del mare, ma quando il re lo chiamò sulla terraferma per implorarlo di aiutarlo e consegnarli una missione, non si fece attendere. Il sovrano, infatti, derelitto e impaurito, (secondo un’altra variante il Sovrano, invece, lo sfidò tendendogli delle prove sott’acqua, via via più difficoltose) gli comunicò che la sua Regione (sorretta da tre pilastri, con uno in imminente disfacimento) era in procinto di sprofondare e così Colapesce accettò di tuffarsi per cercare di sorreggere la Sicilia. Da allora è là sotto: secondo alcuni è morto, non essendo più risalito in superficie, secondo altri, invece, con spirito sacrificale oltre ogni limite, è ancora là, fattosi colonna perpetua, come un marmo incorruttibile, a puntellare la Sicilia che, proprio grazie a lui, è salva e persiste. Seguendo questo tracciato popolare tramandatosi nel tempo secondo alcuni i movimenti sismici che si percepiscono nella zona Messina-Catania sono da imputare proprio a Colapesce che, sott’acqua, per cercare di riposarsi del grande peso che porta, ogni tanto cambierebbe la spalla su cui tutto grava.</p>
<p>Non è la prima volta che Lorenzo Spurio dedica un libro alla poesia di questa regione del nostro Meridione: nel 2019, infatti, aveva curato un elegante volume antologico (Viaggio in Sicilia) con poesie di poeti siciliani contemporanei che nel corso del periodo 2015-2018 avevano preso parte ai reading poetici da lui organizzati e promossi, con l’Associazione Euterpe, in Sicilia. In quel caso ciascun testo poetico era anticipato da una nota bio-bibliografica degli autori e l’opera si componeva di alcuni brani in ricordo e commemorazione di illustri esponenti delle Lettere della Trinacria venuti a mancare. Volume che, pur stampato a tiratura limitata in raffinata veste editoriale, ottenne importanti adesioni – in termini di riconoscimento del lavoro e di Patrocinio morale – da parte di distinti centri di cultura (Università di Palermo, Accademia Federiciana di Catania, Istituto di Cultura Siciliana di Catania, Centro Studi “Maria Costa” di Messina, etc.), oltre che di amministrazioni locali.</p>
<p>Il tuffo di Colapesce, libro che conta circa quattrocento pagine, ordinabile in tutte le librerie online, inaugura la collana “asSaggi”, interamente dedicata alla critica letteraria, all’interno del Gruppo Letterario Culturale Edizioni (G.C.L. Edizioni) di Pulsano (TA) diretta da Gian Carlo Lisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hard sul bus</title>
		<link>https://www.borderliber.it/hard-sul-busok/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 01:53:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attimi]]></category>
		<category><![CDATA[Bus]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Ippolita Luzzo Il viaggio era lungo Il mio uomo lettore era lì io, esitante ma non troppo, mi sedetti accanto a lui col foglio in mano. &#8211; Posso leggerti quello che ho scritto ora?- esordii&#8230; Lui ascoltò, rapito. io mi addormentai&#8230; feci finta&#8230; ed il movimento, impercettibile avvicinò la mia&#8230; alla sua. Si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia di Ippolita Luzzo</strong></em></p>
<p>Il viaggio era lungo<br />
Il mio uomo lettore era lì<br />
io, esitante ma non troppo,<br />
mi sedetti accanto a lui<br />
col foglio in mano.</p>
<p>&#8211; Posso leggerti quello che ho scritto ora?- esordii&#8230;<br />
Lui ascoltò, rapito.<br />
io mi addormentai&#8230;<br />
feci finta&#8230;<br />
ed il movimento, impercettibile<br />
avvicinò la mia&#8230; alla sua.</p>
<p>Si appiccicarono e non si staccarono.<br />
Io dilatai e dilatai<br />
i miei&#8230;<br />
la pelle si riscaldò,<br />
il caldo si propagò<br />
ed io sentii sentii</p>
<p>Durò un anno, un mese, un giorno,<br />
minuti soltanto,<br />
forse una mezzoretta.<br />
Non potevo dormire per sempre<br />
mi svegliai e<br />
-Scusami- alitai- sai, mi ero addormentata-<br />
Lui, sessantenne, ancora bello,<br />
illuminandosi</p>
<p>&#8211; Scusa di che?<br />
Io, io ho avuto venti anni, proprio ora&#8230;<br />
grazie a te- disse</p>
<p>Ritornai al mio posto<br />
La moglie, giustamente, lo raggiunse.<br />
E ritornammo a riveder la terra!</p>
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