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	<title>immortalità Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La sindrome di Raebenson. Quaranta e &#8220;la malattia dell&#8217;immortalità&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 03:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blu Atlantide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La sindrome di Raebenson&#8221; di Giuseppe Quaranta, Blu Atlantide, 2023 Tra saggio e romanzo, tra indagine e resoconto, nel mezzo di mille specchi nei quali l&#8217;uomo viene sezionato per essere studiato nelle sue deformazioni. La sindrome di Raebenson è un libro che trasporta il lettore tra pagine che disperdono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sindrome-raebenson-quaranta/">La sindrome di Raebenson. Quaranta e &#8220;la malattia dell&#8217;immortalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La sindrome di Raebenson&#8221; di Giuseppe Quaranta, Blu Atlantide, 2023</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra saggio e romanzo, tra indagine e resoconto, nel mezzo di mille specchi nei quali l&#8217;uomo viene sezionato per essere studiato nelle sue deformazioni. <strong>La sindrome di Raebenson</strong> è un libro che trasporta il lettore tra pagine che disperdono le certezze quotidiane.<br /><br />Esiste o non esiste una situazione morbosa che rende longevi, anzi immortali? E soprattutto come reagirebbe chi ne è affetto, visto che il primo ostacolo da superare sarà sopravvivere anche ai propri cari?<br /><br />Ecco, partiamo dal fatto che siamo davanti a una storia di fantasia. Il protagonista è uno psichiatra che si interessa di questa sindrome, di cui soffre un suo collega, <strong>Antonio Deltito</strong>, che, a sua volta, sta cercando di capire qualcosa di più sulla &#8220;misteriosa malattia&#8221; che lo affligge. Addirittura, nel corso degli anni, si sarebbe costituito un gruppo segreto di scienziati, <strong>i ræbensonologi</strong>, che starebbe mettendo insieme diversi studi sulla sindrome.<br /><br />Insomma, in un primo momento il protagonista penserà che tutto sia frutto delle farneticazioni di un dissociato in preda a vuoti di memoria e deliri, invece, <strong>dopo il suicidio di Deltito</strong> inizia a mettere i pezzi in fila e tutto diventa chiaro, o quasi.<br /><br />Eccoci davanti a un libro che mescola le categorie e le classificazioni, perché parte da prove scientifiche, da argomenti ormai oggetto di studio che si legano a interpretazioni sulle quali ci sarà tanto da riflettere. Ciò che potrebbe sembrare un <strong>guazzabuglio</strong> è, invece, un romanzo in cui <strong>l&#8217;autore ha creato volontariamente un equivoco</strong>, facendo del verosimile e dell&#8217;ipotesi prove inconfutabili del &#8220;non detto&#8221;. Proprio questo spingerà il lettore ad andare fino in fondo, perché pagina dopo pagina non capirà cosa <strong>sia vero e cosa sia falso</strong>.<br /><br />La scienza non pone limiti, però dà poche possibilità a ciò che mette in pericolo le proprie fondamenta. L&#8217;indagine del protagonista di questo libro è sull&#8217;uomo, sulle sue emozioni, sull&#8217;anima. <strong>Esiste l&#8217;eternità?</strong> <strong>Pezzi delle nostre emozioni resistono alla morte?</strong> La memoria si dissolve o qualcosa si incarna in altro? Pertanto, <strong>&#8220;il mito della malattia mentale&#8221;</strong> è stato costruito ad hoc per rendere la realtà unidimensionale e controllabile dal potere?<br /><br />Quaranta, che di professione fa lo psichiatra, si pone queste domande e le fa confluire in un personaggio che cerca, pur sapendo di non poter arrivare al dunque. Che esista o meno, <strong>la sindrome di Raebenson</strong> va oltre i limiti che la scienza ha posto. <strong>Se anche lei fosse, sarebbe impossibile da spiegare</strong>, perché questo &#8220;Io&#8221; costruito su basi cedevoli, che vengono continuamente ristrutturate, non può accettare l&#8217;eternità, nonostante la cerchi da sempre. Il nostro sistema però è stato costituito sulla dicotomia vita-morte, oltre questo non si può andare. Non è mai stato pensato un <strong>&#8220;Piano B&#8221;</strong> che contempli l&#8217;immortalità dell&#8217;uomo.<br /><br />Vivono male coloro che sono affetti da questa sindrome, perché pur sapendo cosa hanno, non posso liberarsene, non possono dirlo; possono solo essere inseriti in una delle tante categorie che la psichiatria ha creato per dirigere il mondo. L&#8217;unica cosa che può liberarli dal proprio male è il suicidio.<br /><br />Come detto, tra queste pagine, nascoste sapientemente tra le supposizioni del protagonista e tra gli intrecci narrativi, troveremo tutte le teorie che <strong>Freud, Jung, Hillman, Lacan, Fachinelli e Laing</strong> (ma sono sicuro che c&#8217;è molto di più) hanno messo in circolo e che ancora oggi continuano a manifestarsi in altri campi. Tale commistione ha già aperto interessanti dibattiti tra gli esperti di <strong>neuroscienze</strong>, anche in quel contraddittorio <strong>transumanesimo</strong> che stuzzica la fantasia di troppi.<br /><br />Terminato il libro di <strong>Quaranta,</strong> ammetto di essermi trovato in difficoltà, perché se è pur vero che si tratta di un&#8217;opera di fantasia, non si può mettere in dubbio il fatto che questo romanzo superi limiti e steccati, suggerisca letture di altri libri, dia la possibilità di fantasticare, ma anche di unire certi tasselli. <br /><br />L&#8217;unica pecca: che come ogni libro frutto di un <strong>oltrepassamento</strong>, anche<strong> La sindrome di Raebenson</strong> delinea un ipotetico profilo umano che può esistere, in quanto pensato e scritto, così come può essere solo un frammento del sapere ancestrale. Poi chissà, forse anche l&#8217;autore fa parte dei <strong>ræbensonologi</strong>, ma non può dirlo.</p>



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		<title>Immortalità: una tragedia positiva?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 16:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asclepio]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Immortalità: una tragedia positiva?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina &#8220;La morte di Socrate&#8221; di Jacques-Louis David Così si manifesta l’intuizione, allucinazione che ci rende per un attimo folli; momento in cui l’anima mostra agli occhi la materia invisibile che se ne sta nascosta nel cosmo, o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Immortalità: una tragedia positiva?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su </strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/12/04/la-tragica-immortalita/"><strong>Zona di Disagio</strong></a><strong>. In copertina &#8220;La morte di Socrate&#8221; di Jacques-Louis David</strong></p>
<p>Così si manifesta l’intuizione, allucinazione che ci rende per un attimo folli; momento in cui l’anima mostra agli occhi la materia invisibile che se ne sta nascosta nel cosmo, o che ricorda alla mente un concetto appreso prima ancora che nascessimo.</p>
<p>Intuizione, madre di ogni catastrofe metafisica; lucido ragionamento non accettato dalla fisicità. Lei, ci spaventa, ci rende profeti, o poeti, o scrittori, o artisti. <strong>Ed esultanti esclamiamo: </strong><strong><em>Noi sappiamo, perché semplicemente esistiamo!</em></strong></p>
<p>Abbiamo in noi una conoscenza innata, appresa in luoghi lontani, prima ancora di mettere i piedi sulla terra, prima che la carne ci relegasse a passioni imperfette. Lo ripeté Socrate ai suoi allievi nelle sue ultime ore di vita; lo scrisse Platone, nel suo Fedone. La prova è data dalle reminiscenze che ci tornano in mente come lampi che illuminano il buio. Ecco l’impeto dell’intuizione, quel dialogo che l’anima riesce a pronunciare liberamente, quando per un attimo zittisce quei sensi che ci rendono carne sensibile in un mondo materialmente limitato.</p>
<p><strong>Cos’è quindi la morte, se non liberazione da una gabbia che ci separa da quel sapere supremo, cui la filosofia e le arti aspirano? Solo per questo motivo non bisognerebbe averne paura.</strong></p>
<p><strong><em> Sacrificate allora un gallo ad Asclepio, dio della salute riacquistata.</em></strong></p>
<p>Pertanto, tutto è mescolanza di elementi e ogni cosa è frutto di una rigenerazione che avviene nei laboratori del caos primordiale; ciò che abita sulla terra vive e muore per poi separarsi e unirsi ad altro.</p>
<p><strong>Inspiegabile immortalità, in cui </strong><strong><em>io </em></strong><strong>e </strong><strong><em>non io, oggetto </em></strong><strong>e </strong><em><strong>soggetto </strong></em><strong>si agitano.</strong></p>
<p>Forse, questa è un’esposizione imperfetta, velata dalle titubanze, perché dire tali cose fa sembrare sciocchi e frustrati. In quest’epoca, nella quale ci si affida solo ai cinque sensi, ragionare per intuizioni è roba da santoni. <strong>Ma qui, non invochiamo né spiriti né demoni, tutt’al più vorremmo discutere faccia a faccia con il nostro </strong><strong><em>daimon</em></strong><strong>, solo per capire se ci siamo smarriti durante il viaggio. Di tutte queste cose </strong><em><strong>invisibili eppur visibili</strong></em><strong> sono piene la letteratura, la poesia, la filosofia, l’arte e la musica.</strong></p>
<p><em>Più umanità, meno macchine.</em></p>
<p><strong><em>Più Hölderlin, Empedocle, Socrate, Platone, Hillman e altri mille… </em></strong><strong>affinché si vada sempre alla ricerca della sapienza velata, intuitiva, che guida l’anima fanciulla e immortale.</strong> Potrebbe sembrare un augurio, invece, è solo un’intuizione che mi ha rapito un po’ più del solito.</p>
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