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	<title>Il Convivio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un fare comune. Muraca e le riviste italiane del secondo Novecento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fare-comune-muraca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 04:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[critica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Un fare comune. Da «Politecnico» a «Diario» Riviste italiane del secondo Novecento&#8221; di Giuseppe Muraca, Il Convivio, 2024 Giuseppe Muraca ha pubblicato &#8220;Un fare comune. Da «Politecnico» a «Diario». Riviste italiane del secondo Novecento&#8221;, un libro di grande spessore intellettuale nelle cui pagine l’autore ha preso in esame [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Un fare comune. Da «Politecnico» a «Diario» Riviste italiane del secondo Novecento&#8221; di Giuseppe Muraca, Il Convivio, 2024</strong></p>
<p>Giuseppe Muraca ha pubblicato <strong>&#8220;Un fare comune. Da «Politecnico» a «Diario». Riviste italiane del secondo Novecento&#8221;</strong>, un libro di grande spessore intellettuale nelle cui pagine l’autore ha preso in esame alcune riviste letterarie che hanno accompagnato l’evoluzione culturale dell’Italia. La sua scelta è stata dettata, come egli stesso scrive nella prefazione, dai propri interessi letterari e politici.</p>
<p>Questo gli ha consentito di approfondire la trattazione non solo di ciò che riguarda le riviste in sé, ma anche una serie di implicazioni di carattere filosofico, sociale, economico e politico i cui sviluppi hanno consentito al necessario divenire storico di farsi materia viva, attiva e pulsante.</p>
<p>De <strong>Il Politecnico</strong>, prima rivista ad essere esaminata, Muraca scrive: “L’idea del «Politecnico» nacque e si definì a Milano intorno al ’43, cioè nel clima della Resistenza, e il progetto fu realizzato sulla base di una convergenza di interessi del PCI, della casa editrice Einaudi – che tendevano ad allargare sempre di più la loro sfera d’influenza – e dello scrittore Vittorini, che durante la clandestinità era entrato in contatto con alcune importanti personalità della cultura e dello schieramento politico antifascista (E. Curiel, G. Pintor, G. Labò, A. Banfi) partecipando direttamente ad iniziative politico-culturali dopo aver aderito alle posizioni del Partito comunista”.</p>
<p>Il clima di speranza e di fiducia fu terreno fertile per la cultura che divenne promotrice di cambiamenti di ordine sociale:<strong> bisognava scardinare tutta la rozzezza morale e culturale prodotta dal fascismo e affrontare l’immane disastro lasciato dal ventennio.</strong></p>
<p>Agli intellettuali fu richiesta un’intensa partecipazione alla ricostruzione di una nazione che era stata scossa dalle fondamenta; il richiamo di <strong>Vittorini</strong> non restò inascoltato e tantissimi scrittori diedero il loro contributo alla causa del responsabilità civile.</p>
<p>Questo fece sì che <strong>Il Politecnico</strong> fosse riconosciuto come il primo degli esperimenti di pregio di una classe intellettuale che non poté accontentarsi di intingere il pennino nell’inchiostro simpatico e scrivere nel vento. Al contrario, si rese necessario incidere con inchiostro nero e pesante sui fogli che la <strong>Storia</strong> avrebbe conservato affinché tutti sapessero e ricordassero.</p>
<p>L’analisi delle riviste prosegue con lo stesso appassionato impegno, passando da<strong> Discussioni a Ragionamenti, da Officina a Il Menabò, da Il Verri a Quindici</strong>: per ognuna sono definite in modo profondo e interessante le tematiche affrontate, le interpretazioni date dagli scrittori interpellati alle principali questioni che intanto si erano affacciate su un nuovo scenario politico.</p>
<p>Arrivando, poi, negli anni Sessanta, <strong>Giuseppe Muraca</strong> scrive delle riviste nate e diffuse in questo periodo: “Tutte le riviste della nuova sinistra furono infatti prodotte e autogestite dai principali animatori e questo permise loro una quasi totale indipendenza dal contesto politico e culturale, diventando col tempo dei punti di riferimento per un pubblico sempre più ampio di intellettuali e militanti collocati a sinistra delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio”.</p>
<p>Il suo studio si concentra intorno a <strong>Rendiconti, Quaderni piacentini, Giovane critica, Nuovo impegno, Ombre rosse</strong> nelle cui pieghe strutturali entra con linguaggio curato, semplice e chiaro.</p>
<p>Molto interessante è anche un’intervista fatta ad <strong>Antonio Lombardi</strong> della direzione di <strong>Giovane critica</strong> che permette al lettore di entrare nel vivo della costruzione di un impianto intellettuale di grande respiro e allo stesso tempo di forte impegno. Non mancano pagine dedicate a quell’universo in espansione che coinvolse i giovani desiderosi di abbandonare le strade dei genitori per tentare nuove scoperte al di là di frontiere mai raggiunte prima.</p>
<p>Così Muraca scrive: “Tra le riviste giovanili degli anni Sessanta un posto particolare spetta a «Mondo beat», e per diversi motivi. Con la diffusione della letteratura e della musica beat, anche in Italia nasce il fenomeno dei capelloni di strada, in rotta con la società dei consumi, con il potere, lo stato, la famiglia, ecc. osteggiati e derisi dai benpensanti, perseguitati dalla stragrande maggioranza dei giornali e dalla TV, dalle forze dell’ordine. La seconda guerra mondiale era ormai un lontano ricordo e una nuova generazione di giovani ambiva a diventare protagonista della vita politica e sociale, sforzandosi di rompere quella pesante coltre di autoritarismo e di conformismo, di ipocrisie e di tabù che dominava ancora la società civile”.</p>
<p>Dopo pagine dedicate a <strong>Salvo imprevisti, Alfabeta, Linea d’ombra e Diario</strong>, nell’ultima sezione leggiamo quanto la poetessa <strong>Gabriela Fantato</strong> ha scritto circa le riviste femministe.</p>
<p>In <strong>Un pensiero eretico: le riviste del femminismo italiano degli anni Settanta</strong> così scrive: “Negli anni Settanta, nacquero e si animarono alcune delle storiche riviste del femminismo italiano ed europeo, nacquero all’interno del generale ripensamento di canoni e categorie del pensiero occidentale, ma anche in relazione alle nuove sperimentazioni sociali e artistico-letterarie che caratterizzarono quel periodo, agitato dalle richieste e dalle nuove proposte dei movimenti politico-sociali in atto tra lavoratori e lavoratrici, tra studenti e studentesse”.</p>
<p>Al lavoro di Giuseppe Muraca va il merito di aver salvato dall’oblio una considerevole porzione di storia della cultura italiana: senza studiosi seri e colti non esiste progresso del pensiero e senza quest’ultimo non può esserci alcun vero progresso umano.</p>
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