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	<title>Huxley Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;abolizione dell&#8217;uomo: Lewis e ciò che ci guida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abolizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;abolizione dell&#8217;uomo&#8221; di Clive Staples Lewis, Adelphi, 2026 «Ogni potere che l&#8217;uomo acquisisce è un potere che egli userà su di lui, con tutti i pro e i contro». Nel 1943, Clive Staples Lewis ci ha lasciato questo messaggio. Il tono è quello dello studioso che ha meditato e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;abolizione dell&#8217;uomo&#8221; di Clive Staples Lewis, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>«Ogni potere che l&#8217;uomo acquisisce è un potere che egli userà su di lui, con tutti i pro e i contro». Nel 1943, Clive Staples Lewis ci ha lasciato questo messaggio. Il tono è quello dello studioso che ha meditato e che si è convertito al termine di un lungo viaggio negli abissi. Due anni dopo, nel 1945, l&#8217;umanità userà contro sé stessa la bomba atomica e il corso della storia non sarà più lo stesso.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;abolizione dell&#8217;uomo&#8221;</strong> è il pamphlet di un uomo lungimirante, che resta saldo alla tradizione, scrutando con attenzione il futuro. Riconosce subito che i fanatici del progresso hanno un obiettivo: spazzare via il passato senza tenere conto che esso conserva già gli anticorpi per contrastare ogni deriva. Ma il suo discorso non è contro la scienza, anzi egli la preserva e la difende. Le sue parole sono rivolte contro gli stregoni moderni, che hanno fatto della scienza una sorta di nuova arte magica.</p>
<p>Tutte le cose hanno invece un limite. «Quando si vuole vedere troppo in maniera trasparente, allora il mondo diventa invisibile». Ecco un altro messaggio che Lewis ci lascia in eredità. L&#8217;autore delle<strong> &#8220;Cronache di Narnia&#8221;</strong> è uno di quelli che teme<strong> &#8220;l&#8217;abolizione dell&#8217;uomo&#8221;</strong>. Un processo allegro, gaio, per dirla alla Nietzsche, che oggi si sta palesando davanti a noi. Diviso in tre capitoli, che in sostanza sono tre diverse conferenze che Lewis tenne in quegli anni, l&#8217;autore inizia la sua disamina dal linguaggio, interrogandosi su alcuni esempi presenti in una grammatica per alunni delle elementari.</p>
<p>Senza giri di parole, Lewis non parte da concetti astrusi, ma da qualcosa che si tocca, che si vede e che agirà nel mondo attraverso le nuove generazioni. Legge in tutto ciò un relativismo che non libera dal passato, ma che condanna a un presente senza punti di riferimento. Non è infatti l&#8217;uomo che domina la natura, ma un ristretto gruppo di uomini che si impone sul resto.</p>
<p>Ma sia ben chiaro, Lewis non è un bacchettone, uno di quelli che invitano a pentirsi e ad abbandonare la via del peccato. È uno che si è convertito al Cristianesimo, ma per continuare a cercare in esso una parte della via del Tao, quel complesso sistema che l&#8217;uomo ha fondato sull&#8217;esperienza, sull&#8217;osservazione della natura e della creazione, sulla propria umanità, e con cui ha costruito regole, morale ed etica che trascendono le singole &#8220;posizioni&#8221;. Ha riconosciuto il limite e lo ha guardato con reverenza e sacralità.</p>
<p>Ecco, una scienza senza etica e morale decreta <strong>&#8220;l&#8217;abolizione dell&#8217;uomo&#8221;</strong>. Il suo amore per il sapere è quello che guida gli uomini che cercano e si domandano, che non si abbandonano ai facili entusiasmi. Come Leibniz, che ne parlò due secoli prima, e come Huxley, che ne scrisse due anni dopo, nel 1945, Lewis ci richiama alla memoria &#8220;la filosofia perenne&#8221;.</p>
<p>Ecco, dopo questo libro, leggete anche la <strong>&#8220;Filosofia Perenne&#8221;</strong> di <strong>Huxley</strong>, sempre pubblicato da <strong>Adelphi</strong>, e vedrete che qualcosa si smuoverà in voi, perché oggi più che mai, vediamo che l&#8217;abolizione dell&#8217;uomo è dietro l&#8217;angolo. A volere questo triste epilogo siamo proprio noi. Anzi, una piccola élite che detiene il dominio. Ci conviene quindi guardare al passato?</p>
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		<title>Un presente scritto un secolo fa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 05:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ballard]]></category>
		<category><![CDATA[Crash]]></category>
		<category><![CDATA[distopia]]></category>
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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un presente scritto un secolo fa&#8221; di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina una foto dell&#8217;autore Se George Orwell scrivesse oggi il suo 1984 potremmo definirlo un romanzo neorealista. Se Aldous Huxley resuscitasse, saprebbe destreggiarsi meglio di noi nel Nuovo Mondo. Se rileggessimo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury potremmo affermare che il suo pompiere-incendiario-di-libri, Montag, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un presente scritto un secolo fa&#8221; di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/09/29/euro-mortis-ultimo-atto-la-letteratura-ha-vinto/">Zona di Disagio</a>. In copertina una foto dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Se <strong>George Orwell</strong> scrivesse oggi il suo <em>1984 </em>potremmo definirlo un romanzo neorealista. Se <strong>Aldous Huxley</strong> resuscitasse, saprebbe destreggiarsi meglio di noi nel <em>Nuovo Mondo</em>. Se rileggessimo <em>Fahrenheit 451</em> di <strong>Ray Bradbury</strong> potremmo affermare che il suo <strong>pompiere-incendiario-di-libri</strong>, Montag, è l’azzeccata metafora di un editore moderno che brucia la cultura per dare cenere da sniffare a lettori sempre più assuefatti<em> <strong>dalle nuove proposte mainstream…</strong></em></p>
<p><em>La società dello spettacolo</em> di <strong>Guy Debord</strong>, invece, sarebbe un manuale di istruzioni per vivere bene nello <em><strong>show-business</strong> </em>quotidiano in cui l’Occidente si è cacciato. Il mondo come palcoscenico, l’immagine come linguaggio e il dionisiaco di Nietzsche appannaggio dei pazzi.</p>
<p>Tutto vero, insomma. I distopici e i nichilisti hanno vinto. Ma ce ne sono stati tanti altri e tra questi voglio soffermarmi sul mio preferito,<strong> James Ballard.</strong> Con il suo romanzo <strong>Crash</strong>, uscito nel 1973 e subito inserito tra i romanzetti di serie B dell’epoca, ha detto tutto in 150 pagine. La promiscuità sessuale, la velocità di esecuzione dei sentimenti, la meccanizzazione dell’uomo.</p>
<p>L’uomo-macchina, la penetrazione delle lamiere fumanti nella carne. L’automobile come prolungamento del corpo è uno degli elementi più affascinanti del romanzo. Ballard legge in questo processo i germi dell’autodistruzione umana, ormai incapace di sfruttare l’energia corporea e  sempre pronta a ricorrere a sistemi estremi per esprimere la propria libido. Studioso dei meccanismi sociali ne <strong><em>Regno a venire</em></strong>, Ballard teorizza il ritorno alla xenofobia e introduce l’immagine del <strong>Centro Commerciale – Tempio</strong>. Luogo in cui la rabbia si placa con gli acquisti e il culto della merce raggiunge il suo massimo splendore.</p>
<h3>Un presente scritto un secolo fa e forse anche più&#8230;.</h3>
<p>Ballard è stato anche studioso dello spazio interno e dei meccanismi psicologici che producono nell’uomo pulsioni esternalizzate solo in forma di comportamenti compulsivi. Lo scrittore inglese mostra un uomo perduto, incapace di reagire ma pronto a creare nuovi ovili, come ci spiegherà bene ne <strong><em>Il Condominio</em>. </strong>Ma scomodiamo per un attimo <strong>Martin Heidegger</strong>, questo mostro sacro, a volte prolisso e lezioso.  Per lui la cura è l’azione e il tempo ne definisce i modi. Il senso del tempo è proprio un altro degli elementi che l’occidente ha perso di vista.</p>
<p>Il <em>kairos</em> dov’è? Dove abbiamo dimenticato il momento in cui si agisce e si è propiziatori? Chi ci pone davanti questo problema con i suoi racconti è <strong>Borges.</strong> Lo scrittore argentino ci racconta di labirinti in cui l’uomo perde se stesso.</p>
<p>Spersonalizzato e senza tempo, tutto e nulla, ovunque e in nessun posto. <strong>L’uomo di Borges è il dramma esistenziale di ogni  persona raccontato in tutte le sue manifestazioni.</strong> <em>La scrittura del dio</em>, <em>Le rovine circolari</em>, <em>Il miracolo segreto</em>. Basta leggere questi suoi tre racconti per comprendere l’universo di questo autore.</p>
<p>Per Borges la retta era il labirinto perfetto. Ma tanto è limitato l’uomo che si vede sempre chiuso in gabbia e si sente sorvegliato e punito, da forze invisibili. Quella forza che per Michel Foucault era il potere. <em>Il Panopticon,</em> questa prigione che oggi ci ingabbia e ci libera, cosicché l’uomo viva in una costante libertà vigilata. Il sorvegliante è tra noi, vive le nostre esperienze, ci guida, ci educa e infine ci sbrana. Egli è un cattivo maestro perché ci tiene tra le ombre e ce le fa scambiare per immagini nitide, compiute.</p>
<p>Tutto questo ce l’hanno detto la filosofia e l’arte. Da André Gide in poi ci ha pensato la letteratura che continua a metterci in guardia e a profetizzare. Ma per qualcuno con la cultura, e quindi anche con la letteratura, non si mangia. E come dare torto a questo sorvegliante che ci vuole succubi di modelli tecno-lesivi della creatività e dell’intelligenza?</p>
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