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	<title>Goliarda Sapienza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Una spada tra noi. Viaggio nella letteratura del silenzio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/una-spada-tra-noi-falsetta-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 23:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Borges]]></category>
		<category><![CDATA[Falsetta]]></category>
		<category><![CDATA[Goliarda Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Han Kang]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Una spada tra noi&#8221; è un articolo di Valentina Falsetta. In copertina: &#8220;Tavola Calda&#8221; di Edward Hopper, 1927 “Il silenzio è cosa viva”, è per questo motivo che le storie basate sul silenzio sono in modo intrinseco legate alla parola, al suono di esse, alla voce. Tema universale fin dalla letteratura greca antica, quello del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Una spada tra noi&#8221; è un articolo di Valentina Falsetta. In copertina: &#8220;Tavola Calda&#8221; di Edward Hopper, 1927</strong></p>
<p>“Il silenzio è cosa viva”, è per questo motivo che le storie basate sul silenzio sono in modo intrinseco legate alla parola, al suono di esse, alla voce.<br />
Tema universale fin dalla letteratura greca antica, quello del vuoto di suono, adesso, è una freccia indistinguibile che viaggia a velocità sulle nostre teste iper connesse, affette da deficit dell’attenzione, vigilanti e mai a riposo (FOMO è diventata una parola del nostro tempo).<br />
Immaginiamo di tornare con la mente alla roccaforte di Troia, una ragazza dall’aria algida impone la sua figura sul muro che abbraccia la distesa di acqua chiara e sembra poterla fermare.<br />
Che cosa fanno le parole: pensa a questo, fra le altre cose della sua vita, la Cassandra narrata da Christa Wolf.<br />
Cosa fanno le parole. Mentono, mentono quasi tutte, scrive Goliarda Sapienza nel suo L&#8217;arte della gioia: bisogna svestirle dei vecchi significati impregnati di storie e spiegazioni fasulle, gabbie dorate. La discesa di Troia in una guerra suicida è il paradigma di una Storia universale: dei mondi circoscritti, ridicoli, degli Stati, delle piccole comunità. Di potere esercitato ad alti e bassi livelli, insomma dei rapporti di forza fra uomini, di uomini sulle donne, di donne sugli uomini. Di costruzione del nemico, di cambiamento del linguaggio in base alla linea politica da seguire.<br />
Quando l’ascoltatore capta dai vari mezzi di informazione la parola “governabilità”, per esempio, quale idea si costruisce? Viene invocata con fermezza, associata ad altre parole, bellissime e astratte, e tanto più sono astratte tanto più nascondono concetti sfavorevoli a chi dovrebbe accettarli. Governabile è il gregge, con il bacolo, ma governabile può essere un gregge asservito da sé, con una sorta di prostrazione interiore. Nel cambiare gli equilibri di potere c’è sempre una parte che soggiace e soccombe, e di solito non è mai quella che promuove una distribuzione diversa. Gli Eumeli delle storie del mondo spodestano i Priamo con leggerezza e furbizia, oppure vengono eletti, applauditi e creduti fino all’atto estremo: c’è però la consolazione che prima o poi, sulla linea temporale, arriva sempre un’altra parola, un altro racconto.<br />
Quella ragazza temeraria sul bastione osa cercare la voce, e quindi la propria capacità di prevedere (null’altro che leggere le conseguenze degli accadimenti intorno a lei,) fuori da un Dio, senza prostrarsi a un Dio. Cassandra in cerca della voce deve amputare da sé l’amore per il padre: anche quelli che amiamo, chiusi nel loro silenzio, possono essere insensibili ai nostri avvertimenti. Noi stessi siamo sordi e deludenti. Aristocratici che perdono l’udito, la comprensione della realtà, amazzoni, vincitori e vinti che perdono umana pietà sul campo di battaglia. Corpi martirizzati giacciono sulle spiagge troiane e fumi di salme bruciate salgono al cielo, urla di violenza sulle concubine si arrampicano fin sui muri e penetrano il bosco. Anchise modella il legno nei rifugi sullo Scamandro, modella una società diversa con parole contrarie a quelle del racconto di palazzo, lì, nel silenzio in cui nessuno tranne pochi osano: per lui serve &#8220;combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra&#8221;, distruggere quindi la logica della guerra, smascherare il ragionamento per cui prima si inventa il nemico e poi si sostiene il bisogno ineluttabile della guerra.</p>
<p>&#8220;Cominciai a fare attenzione al mio corpo, che, chi lo avrebbe pensato, si lasciava governare dai sogni.&#8221;<br />
&#8220;Il corpo imporrà il dominio sul pensiero&#8221;.<br />
&#8220;Nel fondo più profondo; nell&#8217;intimo più intimo, là dove corpo e anima non sono ancora divisi e dove non giunge parola, né pensiero, seppi tutto&#8221;.</p>
<p>Nel cupo nero della notte giacciono i corpi in rifugi di fortuna, fra frastuoni di scorrerie da sabato sera o bombe nemiche, non importa: il corpo che si abbandona al sonno, all’amato, il corpo che formula nel muto chiuso della gola ma non dice, non scrive. “Tutto un cielo ammanettato in gola” di questioni piccole e grandi, valenza uguale. L’egocentrismo dell’essere umano crede sia sempre la propria la storia più importante, più tragica, non ascolta e non vede. Cassandra che ama Enea e vuole gettare le maschere davanti al popolo, ma sullo stesso piano e ugualmente importante Polissena, Clitemnestra, Paride. Il focus non può mai essere troppo largo, è così che l’essere umano oltre allo scrittore si assolve.</p>
<p>Secoli dopo Cassandra, Han Kang scrive “L’ora di greco”; intravediamo una figura longilinea, vestita di nero da capo a piedi, che attraversa una città coreana assediata dal caldo, infine raggiunge un’aula dove un professore quasi cieco insegna greco antico. Lei spera che quel linguaggio estraneo l’aiuti a ritrovare l’uso della parola, lui si aggrappa alla lingua come strumento evocativo di oggetti e realtà che non vedrà più. Il silenzio della donna è come un tronco vuoto, morto. Come in Cassandra “nell’ intimo più intimo”, in un luogo più profondo della gola e del cuore, qualcosa si rompe: il meccanismo fisico che porta ad esprimere il pensiero in parole, l’udito che si chiude in un silenzio bianco e ovattato. (Il corpo impone il dominio sul pensiero.)</p>
<p>“Ma la cosa più penosa di tutte era che sentiva con una chiarezza agghiacciante ogni singola parola che le usciva di bocca. Perfino la frase più banale lasciava intravedere con la trasparenza del cristallo perfezioni e imperfezioni, verità e inganno, bellezza e bruttezza. Lei si vergognava di quelle frasi, che si dipanavano bianche come ragnatele dalle sue mani e dalla sua lingua. Le veniva da vomitare. Le veniva da gridare.”</p>
<p>I suoi sogni sono fatti di neve che scende pesante e si accumula. Una parola sola, unica: racchiude in sé tutte le parole del mondo, sta per esplodere, sta per fagocitare qualsiasi cosa; tutto il mondo implode.<br />
I miei sogni sono fatti di bocca sempre ostruita da materiali di vario tipo, non riesco a parlare, devo continuamente scavarmi la bocca dalle pietre che la ostruiscono, o devo togliere la gomma da masticare dai denti. Un urlo ancestrale, spaventoso, dal cuore della terra mi risveglia i sensi fra tachicardia e sudore.</p>
<p>Il romanzo di Kang inizia con l’epigrafe voluta da Borges: “C’era una spada tra noi”. Per il professore di greco questo è un evidente riferimento alla cecità dell’autore, per altri un riferimento al mito nordico.<br />
Qual è la spada che ci divide dal mondo? Il silenzio o la parola?<br />
Il silenzio non compreso, le cose taciute o nascoste, oppure la parola fraintesa, la parola menzognera e mistificatrice? Potremmo tentare una risposta dicendo che se lo sono entrambe, o se lo sono mille altre cose poiché ciascuno ha la sua, quello che rimane nello scavare la materia umana, sempre uguale e sempre diversa, non è altro che la scrittura stessa. Allora la misteriosa spada di Borges potrebbe essere il genio, l’astrazione dal mondo di una mente persa nel ragionamento e nell’atto creativo, (la missione di Cassandra è l’atto creativo, pur sapendo della propria morte; la ricerca della parola perduta nel vuoto di sé stessa è la missione della donna coreana e atto generatore) piuttosto che nel presidiare il proprio momento presente attraverso l’altro. Alla fine della luce esistere sarà stato, forse, cercare o riconoscere la propria spada.</p>
<p style="text-align:right;"><em>&#8220;Una spada tra noi pensò di nuovo. E poi: sdraiati fianco a fianco come nemici mortali. Ma erano solo parole.”</em><br />
<em>Arthur Schnitzler, Doppio sogno</em></p>
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		<title>L&#8217;arte della gioia. Sapienza e saggezza del vivere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/goliarda-sapienza-una-gioia-di-cui-ancora-ignoriamo-la-forza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2021 18:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;arte della gioia&#8221; di Goliarda Sapienza, edizione Einaudi</strong></p>
<div class="wp-block-columns">


<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis: 66.66%;">
<p class="wp-block-paragraph">Impossibile non scrivere di un libro così penetrante, rimasto nascosto per tanto tempo, rifiutato dalle grandi case editrici fino alla fine del secolo scorso, scritto da un&#8217;autrice italiana che ha saputo parlare senza veli della <em>femminilità</em>. Difficile credere che un’opera così sia stata quasi messa al bando prima ancora di fare la sua comparsa in Italia, mentre all’estero le case editrici hanno fatto a gara per accaparrarselo.</p>
</div>
</div>
<!-- /wp:post-content -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Insomma, <strong>L’arte della gioia</strong> è un libro che ancora profuma di “riscatto”, perché a parlare è una donna che non vuole censurarsi, che incarna pienamente il suo ruolo, che vuole esprimersi liberamente. E sebbene questi temi possano apparire superati, soprattutto oggi, la protagonista di questo romanzo è davvero una donna emancipata che mai apparirà come <em>oggetto del piace</em>re, ma sempre come <em>soggetto. </em>È una persona che vive al di là delle regole e delle convenzioni. Lei non è figlia di una rivoluzione culturale, ma è espressione della sua volontà.</p>
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<p><em>L’arte della gioia </em>ha come protagonista Modesta, nata l’uno gennaio del 1900 in Sicilia. Una donna nata povera, ma che diventerà <em>principessa</em>. Eppure, la sua scalata non sarà frutto di chissà quale sotterfugio, tantomeno sarà guidata dalla brama di potere; semplicemente, Modesta è curiosa, audace, ma anche amante dello studio e grazie a esso il suo destino cambierà. Si innamorerà delle parole e come tutti coloro che penetrano nel linguaggio, comprenderà da subito che ogni parola ha più significati e che ognuno di esso va instillato con cura nel cuore degli uomini. In questo modo ogni dialogo diventerà momento di emancipazione e vero confronto.</p>
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<!-- wp:paragraph -->
<p>Ma Modesta ha anche un altro merito, quello di non vergognarsi del proprio corpo e della propria sensualità. Anzi, riconosce a sé stessa che anche la <em>sessualità</em> è una lingua che va imparata, che va usata bene e che si può assimilare solo parlandola. Ed è qui la forza del libro, rendere la sessualità un elemento naturale. Direte voi: cosa c’è di tanto speciale? Be’, guardatevi intorno e datevi una risposta.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Ed è proprio in base a questa <em>naturalezza</em> che Modesta non potrà essere definita immorale. Nella sua capacità di sedurre uomini e donne, di godere nel rapporto con ambo i sessi, c’è quella voglia di essere un <em>soggetto</em> che si rapporta con la vita nella sua totalità. Il piacere non ha genere, soprattutto quando l’identità è solo un’artificiosa creazione, una convenzione.</p>
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<!-- wp:paragraph -->
<p>Ma <em>L’arte della gioia</em> è anche un libro che attraversa gli anni più bui della storia d’Italia e la siciliana Goliarda, attraverso la sua Modesta, ci dà un quadro completo di quella guerra tra ideali che, in alcuni passaggi, risveglierà in noi la nostalgia per un periodo che, seppur tragico e di cui nessuno si augura il ritorno, imponeva delle scelte.</p>
<!-- /wp:paragraph -->

<!-- wp:paragraph -->
<p>Ed è così che <em>L’arte della gioia</em> è un romanzo ricco di spunti di riflessione, che non fa sconti, che sa essere crudo, profondo, atroce, dolce. È uno di quei romanzi che mette in mostra una scrittura che vuole indagare, che non si accontenta, che si addentra con coraggio nell’ombrosità degli istinti.</p>
<!-- /wp:paragraph --><p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/goliarda-sapienza-una-gioia-di-cui-ancora-ignoriamo-la-forza/">L&#8217;arte della gioia. Sapienza e saggezza del vivere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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