<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Giovinezza Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/giovinezza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/giovinezza/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Sep 2025 15:13:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Aurelio Picca: un&#8217;intervista sulla sua opera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aurelio-picca-intervista-libri-argenti-connessioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 22:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Argenti]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Connessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[Gloria]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Picca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15024</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo un&#8217;intervista di Nicola Argenti allo scrittore Aurelio Picca. Questo contributo è realizzato in collaborazione con il Centro Connessioni 1) Nei tuoi romanzi spesso parli della Fine della Giovinezza. Nella tua visione, nella tua poetica, la intendi come un deprimente &#8220;cambio generazionale&#8221; di giovani uomini e donne &#8211; in una Roma più spietata della Roma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aurelio-picca-intervista-libri-argenti-connessioni/">Aurelio Picca: un&#8217;intervista sulla sua opera</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblichiamo un&#8217;intervista di Nicola Argenti allo scrittore Aurelio Picca. Questo contributo è realizzato in collaborazione con il Centro Connessioni</strong></p>
<p><em>1) Nei tuoi romanzi spesso parli della Fine della Giovinezza. Nella tua visione, nella tua poetica, la intendi come un deprimente &#8220;cambio generazionale&#8221; di giovani uomini e donne &#8211; in una Roma più spietata della Roma di una volta, priva ormai di quel romanticismo triste, non più malinconica, ma ormai solo rancorosa e senza scrupoli &#8211; o è piuttosto una metafora del mondo che non è più lo stesso, in piena deriva dei sentimenti.</em></p>
<p>Si tratta di un bluff. La fine della giovinezza è un vero e proprio bluff.<br />
E poi, cos’è davvero la giovinezza? Non ce n’è una sola. Esiste quella della mente, quella del cuore, quella del corpo. Ci sono, in effetti, molte giovinezze: la pre-giovinezza, che sarebbe quella dell&#8217;infanzia; poi c’è quella adolescenziale, irrequieta e selvaggia; infine la più combattuta, quella con più sfumature, quella che si avvicina alla maturità, fino a fondersi e confondersi con essa. Ma la giovinezza non è una fase: è uno stato d’animo, un modo di percepire il mondo e di starci dentro.<br />
Quando poi mi parlano di “cambio generazionale”, mi viene da dire: non me ne frega nulla. È un concetto che aborro, sinceramente.<br />
Io non mi riconosco in quella logica. Mi ritengo uno scrittore anti-moderno. Per me la scrittura è attuale, è rilancio di una primitività e raffinatezza ormai perdute, esattamente come negli animali: c’è qualcosa di più autentico, primordiale e insieme elegante di loro? Considera anche l’istinto, come fattore rivelatorio: nell’animale questo non si assopisce mai, è sempre allo stato originario, è sempre giovane. Può appannarsi con il passare del tempo, con l’inevitabile invecchiamento del corpo, ma è sempre lì, pronto e in agguato. È il segno vitale della natura.<br />
La giovinezza è la capacità di cogliere i punti vitali e vivere esattamente lì, nei luoghi dove pulsa la vita.<br />
La giovinezza non finisce mai, se scegli di rilanciarla, anche quando non la vedi più nello specchio.<br />
Io sono uno scrittore a-generazionale e con la scrittura attraverso tutte le età, le mie e quelle di chi mi ha letto e mi legge. Vivo una giovinezza circolare, che mai si assopisce, che rinasce sempre, è rilancio di primitività e raffinatezza, e credo di riuscire a trasmetterla anche agli altri, come un dolce e malinconico malessere.</p>
<p><em>2) I tuoi personaggi sembrano spesso abbandonati a loro stessi, ovvero devono provvedere da soli alla sopravvivenza, ingannati dalla vita e al tempo stesso attaccati alla mammella di quest’ultima, che poi potremmo sempre modellare sulla forma Di Roma.</em><br />
<em>Nel tuo Arsenale di Roma distrutta parli delle femmine di Roma, dalle origini belliniane e sabine, ricordando che nessun Dio le ha mai guardate in faccia. Si potrebbe dire la stessa cosa, un po’ di tutti i tuoi personaggi, ovvero che non hanno mai avuto i favori di Dio?</em></p>
<p>I miei personaggi sembrano abbandonati da Dio, che con loro non è mai caritatevole, mai ecumenico. Non è un Padre accudente, tenero. Ma tanto più Dio è distante quanto più loro portano il Cristo in petto e con Lui attraversano il calvario senza incontrare mai la Divina Provvidenza del Dio manzoniano. Dio appare in altre vesti: nelle madri caritatevoli e nei nonni duri e virili, nei figli scalzi che corrono per strada, nei lavoratori a cottimo sfiancati e deturpati e – perché no – negli intrallazzini, in chi si arrangia o vive alla giornata. Loro stessi sono particelle di Dio, frammenti di un dio del paganesimo e del cristianesimo delle origini. Sono tutti Cristi. O poveri Cristi. E alla fine, portano da soli la propria croce.</p>
<p><em>3) Ne La Gloria parli del rapporto con la grandezza, con una forza superiore che gli uomini &#8211; che spesso riteniamo piccoli e vagabondi senza scopo &#8211; riescono a conquistare. Oltre lo sport, da te ampiamente indagato e vissuto, pensi che esistano davvero Grandi Uomini – in poesia, in letteratura, nell’arte – protagonisti di un raggiungimento superiore, o forse &#8211; addirittura &#8211; che abbiano effettivamente realizzato uno Scopo?</em></p>
<p>I Grandi Artisti non necessariamente sono Grandi Uomini. I Grandi Uomini erano sorgivi e rimandavano alla cultura antica, primordiale, dell’Antica Grecia, l’epoca mitica, all’epopea.<br />
I Grandi Artisti sono invece uomini più mediati dalla cultura del proprio tempo, nessuno di loro arriva al Gesto Puro, il gesto &#8211; per così dire &#8211; di pura giovinezza.<br />
Se devo proprio fare dei nomi, mi vengono in mente D’annunzio, poeta soldato, o Giovanni Comisso e Guido Keller. Tutti loro hanno indossato la divisa della vita, non rifuggendo gli eventi della Storia e diventando uomini d&#8217;azione, pur continuando a essere artisti.</p>
<p>Non dimentico poi Pierre Drieu La Rochelle, oppure Sergio Corazzini (per il quale ho una vera adorazione), Guido Gozzano e i Crepuscolari.</p>
<p>Peraltro, aggiungo, D&#8217;annunzio ancora fa scuola, come potrei dirlo di Foscolo, dello stesso La Rochelle, di Corazzini. È difficile spesso separare la porzione di Uomo e di Artista, per questo amo tutti coloro che hanno mischiato la vita con l&#8217;arte, mettendoci il loro corpo – come anche gli sportivi di una volta – diventando così Grandi Uomini. Diventando Campioni.</p>
<p>Questa divisione dei ruoli, oggi, mi appare molto netta e anzi, forse è proprio quel che si cerca di fare, stabilire dei confini, dei limiti, delineare un &#8220;mestiere&#8221;. Gli Uomini svaniscono e gli artisti restano incastrati nella loro carriera. Siamo nel post-professionismo dell&#8217;arte, siamo nel mercato (poi anche quello virtuale, anche peggiore), e tutto diventa una gabbia.</p>
<p>Mi sembra che molta dell&#8217;arte di oggi, alla fin fine, sia più vicina al marketing.</p>
<p><em>4) sempre su La Gloria, ritorno ad un argomento già affrontato insieme, durante una presentazione, ovvero La Forza, come elemento naturale ma anche ispirato, eccezionale, forse divino. Nel capitolo &#8220;Sport Interiore&#8221; parli del tuo buon amico Luigi Grecco, ex pesista, un Maciste. Perde la madre, dunque ogni forza. Si sente inadeguato, può essere spazzato via dal mondo in qualsiasi momento. Allora, con il tempo, prende a sollevare la Terra che vuole stritolarlo. Diventa Campione d’Europa.&#8221;</em><br />
<em>A lui hai riservato un&#8217;espressione specifica: &#8220;Ha rubato la Gloria.&#8221; </em><br />
<em>Pur ricordando che la differenza tra il rubare e il conquistare è solo un ampio spettro di campi lessicali, è affascinante questa prospettiva: quale forza soprannaturale occorre per imbrigliare e far propria La Gloria? Quali capacità cerchi di scovare, in un altro essere umano, affinché questi possa sottrarre all&#8217;Empireo uno status così alto, così Sacro?</em></p>
<p>In realtà non c&#8217;è alcuna differenza tra il &#8220;raggiungere&#8221; la Gloria e il &#8220;rubarla&#8221;. Ho solo trovato una formula diversa, e questa mi sembrava la più adeguata a Luigi Grecco, più che altro perché si è trattato di un risultato del tutto inaspettato. Rubata perché raggiunta e strappata di sorpresa.<br />
Grecco arriva alla Gloria attraverso una ferita manifesta – la perdita della madre, appunto – che se all&#8217;inizio lo priva delle forze, in seguito lo rinvigorisce e gli dona quella forza sovrumana che lo porta a sollevare la Terra.<br />
Occorre quindi una forza interiore paragonabile al mito, quella che appartiene alla sofferenza che prima annichilisce e poi, in un processo di rinascita, restituisce una nuova vita, un cuore purificato e un&#8217;energia ultraterrena, quasi divina (non a caso Maciste è uno dei vari alter ego di Eracle/Ercole, semidio).<br />
Inoltre, vedevo e vedo Luigi – anche oggi – come quello che nella preistoria, geneticamente, sarebbe stato un vero cacciatore. Non un lavoratore della terra, non uno sciamano, ma un guerriero, un lottatore per la sopravvivenza. C&#8217;è qualcosa scritto nei suoi geni che lo ha portato alla Gloria.</p>
<p>Quando penso a Luigi, mi viene in mente Renzo Pasolini, il motociclista: correva con un’etica sportiva impeccabile, con coraggio e autenticità, capace di portare tutto sé stesso nell&#8217;arena, senza sovrastrutture, senza inganni. Preferiva una vittoria pulita, anche a costo di perdere. Come Ettore di Troia, che combatte per difendere città, famiglia e l’ideale di onore, anche quando sa che il destino è avverso.<br />
Il motto di Pasolini si potrebbe riassumere in &#8220;tutto e subito&#8221;, e può essere condiviso con Grecco, nella visione dei pesisti, i quali si giocano tutto con un colpo solo, senza eccezioni. Tutto (il peso) e subito!</p>
<p>Gli accostamenti epici, appunto, sono sintomo di una grandezza già scritta: Grecco come Ercole-Maciste, il Paso come Ettore: due grandi eroi, due eroi buoni.</p>
<p><em>5) L’Appartenenza, quanto conta, secondo te, per riuscire a raccontare una città misteriosa, tentacolare e iper strutturata come Roma?</em><br />
<em>La narrativa contemporanea, spesso di autori non romani, la descrive con i tratti quasi esclusivamente mostruosi, di una creatura capace solo di fagocitare, spietatamente.</em><br />
<em>Un vecchio adagio recita “Roma, i vecchi li ammazza i giovani li doma “. Eppure, nei tuoi romanzi, c&#8217;è un forte sentimento per questa città, un amore che supera la crudeltà, generando &#8211; appunto &#8211; un senso di vera appartenenza, un condizionamento naturale, un imprinting molto simile al rapporto madre-figlio. </em><br />
<em>Quanto pensi sia importante appartenere al tessuto di questa città, per poterne riconoscere l’identità e apprezzarne la vera natura, le sue fibre e le mille sfaccettature?</em></p>
<p>L&#8217;appartenenza, in generale, è importante, talvolta fondamentale. È una delle forme della conoscenza del territorio e di chi lo abita. È però uno strumento da saper maneggiare, un&#8217;Arte e un Mistero. In pochi sanno davvero destreggiarsi, usandolo saggiamente e non in modo saccente, sostenuto e classista.<br />
Roma e i luoghi che descrivo, io li ho vissuti in maniera totale, scavando le viscere. Non è stato un osservarla, ero dentro.<br />
Però, non essendo nato a Roma, potevo permettermi quelle intromissioni viscerali e al contempo riuscivo a conservare un certo distacco, e con una visione da lontano, guardando quella gabbia di matti, dicevo: perché mai vi siete rinchiusi lì dentro e non uscite mai? Non diventate pazzi?</p>
<p>Adoro la Roma descritta dal Belli o da Pasolini, ed entrambi sono l&#8217;esempio perfetto delle due facce della questione: Il Belli, romano, che ha saputo descrivere e far conoscere – tra le altre cose – quel &#8220;monumento che è la plebe di Roma&#8221;, pur non facendone realmente parte; Pasolini, nato bolognese, anima friulana e romano d&#8217;adozione. I suoi ritratti del popolo romano sono studiati ancora oggi come manuali della borgata e della popolanità (e non solo), senza che la sua origine abbia mai inficiato il valore della sua opera.<br />
Ecco, questo forse è il vero senso dell&#8217;appartenenza: la capacità di saper creare, e poi plasmare, il legame con un luogo.</p>
<p>Probabilmente mi sbaglio, ma Roma poi, in particolare, ha una struttura tutta sua.<br />
È una plaga sconfinata, un luogo del quale è impossibili definire i confini, fumosi e labili, tra metastasi antiche e moderne e monumenti. È mille città incastrate o incastonate una dentro l&#8217;altra.<br />
Da fuori è solo &#8220;bella&#8221;, è la Capitale da cartolina.<br />
Invece io parlo di quella Roma dimenticata che si attraversava famelici, da via Giolitti, sfrecciando davanti ai camion dell&#8217;esercito della mensa militare, fino al Quadraro, il vero Quadraro, non quello imborghesito di oggi, e poi a Don Bosco di quegli anni, con quella basilica che mi è sempre sembrata un’astronave atterrata nel deserto, o anche da via Durazzo giù fino alla Garbatella, che era un campo santo senza cristiani. QUELLA Roma era Bella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aurelio-picca-intervista-libri-argenti-connessioni/">Aurelio Picca: un&#8217;intervista sulla sua opera</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15024</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La dolce ala della giovinezza. Una serata al Teatro Garden di Rende</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ala-della-giovinezza-rende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 01:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ala]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Sofia Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Garden]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Passaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Rende]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Adriana Sabato La paura di invecchiare e di morire, sia da un punto di vista professionale sia da quello che ci accomuna tutti: abbandonare la vita terrena senza sapere cosa ci aspetta. Questo il filo conduttore della pièce teatrale “La dolce ala della giovinezza” scritta da Tennessee Williams nel 1952, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ala-della-giovinezza-rende/">La dolce ala della giovinezza. Una serata al Teatro Garden di Rende</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>La paura di invecchiare e di morire, sia da un punto di vista professionale sia da quello che ci accomuna tutti: abbandonare la vita terrena senza sapere cosa ci aspetta. Questo il filo conduttore della pièce teatrale <strong>“La dolce ala della giovinezza”</strong> scritta da Tennessee Williams nel 1952, ma – come accade con i grandi testi – di una attualità disarmante. <strong>“La dolce ala della giovinezza” in scena al Teatro Garden di Rende</strong>, è la rappresentazione di un mondo nel mondo e dei suoi drammi. Quel microcosmo dello spettacolo hollywoodiano che Williams seppe fotografare nel ‘52 e che debuttò nella stessa Broadway qualche anno dopo.</p>
<p><strong>Questa la storia.</strong> Da una parte c’è Alexandra Del Lago, interpretata da un’immensa e leggiadra Elena Sofia Ricci da sempre appassionata del teatro di Williams, anche per la sua capacità di rappresentare personaggi sull’orlo del baratro, come la stessa ha dichiarato, e dall’altra <strong>Chanche Wayne</strong>. Interpretato da un altrettanto possente e potente Gabriele Anagni, Chanche dopo aver abbandonato la città natale in cerca del successo che la sua giovinezza e bellezza sembravano promettergli, vi torna dopo fallimentari tentativi di sfondare come attore a <strong>Broadway e Hollywood</strong>. Con lui c’è una stella del cinema in declino (Alexandra), una donna non più giovanissima, depressa e alcolizzata, in fuga da quello che crede essere un insuccesso artistico per il suo ultimo film. Chance si è legato alla donna, nella speranza che gli possa spalancare le porte di Hollywood. Ma le cose non andranno come avrebbe sperato. Un altro fallimento lo aspetta, mentre il destino della ‘diva’ prende una svolta inaspettata. Accanto a loro i bravissimi Chiara Degani, Flavio Francucci, Giorgio Sales, Alberto Penna, Valentina Martone, Eros Pascale, Marco Fanizzi e Max Odierna.</p>
<p>Pier Luigi Pizzi, noto soprattutto come regista di opere liriche, firma regia, scene e costumi dello spettacolo, la cui intricata e torbida vicenda riesce a emozionare il pubblico tanto a teatro quanto al cinema, ha spiegato che Williams da grande drammaturgo, è sempre capace di stupirci, sovvertendo genialmente il destino della nostra eroina. Fragilità e cinismo animano tutto lo spettacolo e i suoi personaggi. Alexandra con i suoi mostri da domare e con il suo desiderio di affermazione e consenso, la sua fame d’amore incolmabile e la lucida consapevolezza di essere sul baratro. Come anche Chanche che col suo declino costante e continuo mette in scena insieme ad Alexandra il dramma esistenziale di due anime corrose dal desiderio di ritrovarsi negli altri.</p>
<p>E su tutto domina la dolorosa consapevolezza che <strong>“La giovinezza – come ricorda Alexandra, è quella dolce ala che si porta via tutto. Anche il tuo cuore”</strong>. Un declinare umano – quello messo in scena &#8211; allucinato e confuso, fino a un finale in tragedia. Un’uscita di scena per entrambi e un silenzio che spezza i cuori a tutta la platea prima di un lungo e fragoroso applauso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ala-della-giovinezza-rende/">La dolce ala della giovinezza. Una serata al Teatro Garden di Rende</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6601</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Una vita allo specchio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vita-allo-specchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 02:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Età]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[Nora]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Specchio]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5562</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Terri Boemi Nora lasciò scivolare l’accappatoio sul bordo della vasca liberty. Unse le mani di olio di mandorle e massaggiò con cura ogni centimetro della sua pelle. Indossò un maglia leggera, color avorio, lunga fino alle caviglie. A piedi nudi, sul pavimento di quercia consumata, si diresse verso il salotto. Le tende di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vita-allo-specchio/">Una vita allo specchio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Terri Boemi</strong></em></p>
<p>Nora lasciò scivolare l’accappatoio sul bordo della vasca liberty. Unse le mani di olio di mandorle e massaggiò con cura ogni centimetro della sua pelle. Indossò un maglia leggera, color avorio, lunga fino alle caviglie. A piedi nudi, sul pavimento di quercia consumata, si diresse verso il salotto.</p>
<p>Le tende di mussola bianca, solleticate dalla brezza di un settembre ancora tiepido, parevano dervisci rotanti mentre, rigonfiandosi alla base, sfioravano ritmicamente lo schienale della poltrona color cremisi accompagnando così i rintocchi della pendola a muro.</p>
<p>“Buon compleanno” &#8211; cinguettarono festose Sole e Andrea, rispettivamente nipote e assistente, irrompendo nella stanza.<br />
“Come siamo allegre &#8211; rispose accendendo una sigaretta &#8211; vi assicuro che non c’è niente di divertente nell’invecchiare”.<br />
“Ma smettila di frignare, sono solo 60”.<br />
“Andrea, ti prego. Sono vecchia”.<br />
“Sei noiosa &#8211; ribatté l’amica &#8211; dai, vieni, ho preparato una colazione degna di una sovrana”.<br />
“E che ne sai tu di cosa mangiano le altezze reali?” &#8211; incalzò Sole.<br />
“Mi informo”.</p>
<p>Le donne sedettero attorno al tavolo rotondo, in noce americana, con un piede centrale intarsiato. Sulla tovaglia di lino un bouquet di fiori di campo. E tra caffè fumanti, spremute di agrumi di Sicilia e dolci appena sfornati, ebbe inizio una settimana che già si annunciava tiepida e ricca di speranza. Sulla consolle di cristallo, portaritratti di grandezze differenti, custodivano scatti di vita che, come indumenti sbiaditi da un lavaggio sbagliato, popolavano, confusamente, i ricordi di Nora.</p>
<p>“Sole?”.<br />
“Mmm, dimmi” &#8211; rispose masticando.<br />
“Chi è la signora elegante, con il cappello enorme e la collana di perle, nella foto in bianco e nero?”.<br />
“Te l’ho già detto. È la nonna. La madre di mia madre e quindi anche la tua”.<br />
“Hai ragione. Probabilmente, me lo avrai ripetuto tante volte. E chissà quante altre te lo chiederò ancora”.</p>
<p>Andrea lanciò uno sguardo di rimprovero alla ragazza che non poté nascondere il suo imbarazzo.</p>
<p>“Perdonami. Tu potrai chiederlo fino allo sfinimento. Io sarò qui con te, a vegliare suoi tuoi ricordi. Sui nostri ricordi. Ora vado in ospedale”.<br />
“Ho una geriatra in casa. Cos’altro potrei volere di più?” – disse Nora abbracciando teneramente sua nipote.<br />
“Un uomo?” &#8211; rispose restituendo il sorriso e ricambiando l’abbraccio.<br />
“Ma piantala!” &#8211; Nora rise di gusto accomodandosi sulla poltrona davanti lo specchio, sotto lo sguardo malizioso di Andrea. Lo specchio, racchiuso in una cornice barocca si ergeva, imponente, in un angolo della stanza quasi interamente occupata dal pianoforte a coda. Bianco.<br />
“Ma ti pare che a trent’anni, invece di viaggiare per il mondo, una si mette a cambiare pannoloni ad anziani incontinenti e rimbambiti!” &#8211; fece Andrea scuotendo la testa.<br />
“Intanto, geriatra non significa datato. Rammento che la scuola di specializzazione l’ho conclusa 24 mesi fa, quando di anni ne avevo 28 &#8211; ribatté Sole &#8211; e, rammento pure, che non sono una badante. Con tutto il rispetto per le badanti. Ovviamente”.<br />
“Mettila come ti pare &#8211; sentenziò Andrea &#8211; sta di fatto che il tuo tempo migliore lo passi accanto a <em>trapassandi</em>. Il che, per la proprietà transitiva, ti fa anziana”.<br />
“Andrea ma che dici? Mia nipote è una esplosione di giovinezza!” &#8211; si inserì Nora strizzando l’occhio all’amica.</p>
<p>L’aveva amata fin da subito quella ragazza così speciale. Ancor di più da quando, all’età di 15 anni, era rimasta da sola. Non aveva conosciuto suo padre e la madre, pediatra, si era trasferita definitamente in Africa assecondando un desiderio represso, immolato sull’altare di una vita che altri avevano disegnato per lei.</p>
<p>“Voi non capite quanto quel reparto mi stia arricchendo”.<br />
“Senti, senti, non mi dire che ti hanno inserita nel testamento?” &#8211; ironizzò Andrea.</p>
<p>Sole fece una smorfia.</p>
<p>“Le loro storie &#8211; riprese dopo qualche istante &#8211; in cui verità e immaginazione si fondono alla perfezione, sono un patrimonio di inestimabile valore. In molti ormai non si riconoscono più. Si chiedono a chi appartenga l’immagine riflessa nello specchio. E tuttavia ci sono momenti, brevi sprazzi di luce, in cui, osservandosi, attraverso un tratto, una cicatrice, un neo, una smorfia qualcosa, anche piccola, riemerge. È come se riuscissero ad andare oltre l’apparente. E scavano dentro”.</p>
<p>“La favola racconta di una tizia che parlava con lo specchio. La tizia ha fatto una brutta fine” &#8211; ridacchiò Andrea.<br />
“Scema &#8211; l’apostrofò scherzosamente Sole &#8211; a stasera belle donne” &#8211; gridò chiudendosi alle spalle il portone di casa.<br />
“Aspet… si, ciao!” &#8211; fece Andrea alzando gli occhi verso il soffitto. Troppo tardi: Sole era già via.<br />
“Nora, esco anche io. Vado a prendere qualcosa per il pranzo. A dopo”.</p>
<p>Si salutarono con un cenno della mano ed un bacio inviato a distanza. Nora rimase seduta davanti lo specchio. Quel piano inclinato, liscio e lucente, era lì a ricordarle l’incessante, inesorabile passaggio del tempo che, intanto, mano a mano, segnava percorsi sottili sulla pelle delicata di un volto bellissimo. Scrutò con attenzione il suo riflesso mentre ogni cosa attorno a lei iniziava a sfumare. Tutto pareva sfocato e, in un repentino mutare di scena, un vento leggero e tiepido la condusse oltre lo <em>stargate</em>.</p>
<p>Su una spiaggia arsa dal sole gli ombrelloni, accostati gli uni agli altri, avevano occupato ciò che restava del tratto sabbioso che la furia delle mareggiate invernali non era risuscita ad ingoiare. Una bimba seduta sulla sdraio, gustava un cono gelato. Una vecchia, esile e ossuta, le si stava avvicinando. Indossava un abito leggero a fiori, senza maniche, che le copriva le gambe fino a metà polpaccio. Si rivolgeva alla bambina con ostilità e lei, impaurita, urinò sulla sdraio, tra le risa sguaiate dei suoi coetanei.</p>
<p>Nora sentì un liquido caldo scendere tra le cosce. Improvvisamente, come spinta da una forza esterna, girò su se stessa. La <em>sliding door</em> l’aveva catapultata al centro di in una piazza piena di suoni, colori e gente festosa. Notò tra tutti, una donna. Era alta, più della media. Sorrideva scoprendo denti bianchi e perfetti. Anche Nora sorrideva. Le pareva si muovessero all’unisono. Una piccola mano scivolò dentro la sua. Guardò verso il basso e riconobbe la bambina della spiaggia. La piccola le stava indicando un tracciato luminoso, alberato.</p>
<p>Nora lo seguì. In fondo vide un edificio a sei piani. Grandi vetrate arredavano le quattro facciate. Entrò. In una sala immensa; uomini e donne in camice bianco, si agitavano in un incessante andirivieni. Tutto la rendeva ansiosa. Prese a camminare verso un punto facendosi largo tra quella folla asettica. Sagome femminili dal ventre rigonfio formavano un cerchio attorno ad un letto su cui stava distesa la donna incontrata in piazza. Il sipario fu alzato, il primo atto ebbe inizio. Lei aprì le gambe ed espose il suo centro vitale. La vista le si annebbiò. I sensi, pietosi, tacevano mentre le strappavano una vita indifesa.</p>
<p>Nora si contorse per il dolore provocato da una fitta lancinante che pareva tagliarle il ventre. Cadde in ginocchio. Si ritrovò nella sua stanza.</p>
<p>Madida di sudore e con il respiro affannoso, corse verso la finestra che dava sul cortile interno. L’aprì. E ancora un refolo di vento leggero l’avvolse amorevole e le sfiorò le guance. Fece un respiro profondo. Come in un piano sequenza, orientò lo sguardo da sinistra verso destra, poggiandosi sulla distesa di tetti che si alternavano in un gioco di linee ora inclinate ora orizzontali. Molto più in là uno scorcio di mare. Il giorno stava morendo. Dalla casa di fronte giungevano le note di Gershwin, sottofondo perfetto per quel tramonto d’autore.</p>
<p>Nora si voltò. Guardò lo specchio.</p>
<p>Poi andò verso camera da letto. Si fermò nel piccolo corridoio, passaggio obbligato per arrivare alla zona riservata della casa. Nella parete che correva sulla destra, dopo la porta d’ingresso, in un incavo, era stato ricavato un armadio a muro. Da qui, Nora estrasse un lenzuolo ricamato a mano, color tortora. Tornò in salotto e con il lenzuolo coprì lo specchio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vita-allo-specchio/">Una vita allo specchio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5562</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Adaline e l&#8217;eterna giovinezza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/adaline-eternita-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2022 06:12:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adaline]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Eternità]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[Lively]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5546</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone Chi non ha mai sognato di vivere in eterno rimanendo sempre giovane? Qual è l&#8217;unica forza che l&#8217;uomo non potrà mai vincere? Quella del tempo, ovviamente, e della morte, per estensione di significato. Ma se ad una persona capitasse  casualmente di diventare immortale, sarebbe quella una vittoria o una sconfitta? Sarebbe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/adaline-eternita-film/">Adaline e l&#8217;eterna giovinezza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>Chi non ha mai sognato di vivere in eterno rimanendo sempre giovane? Qual è l&#8217;unica forza che l&#8217;uomo non potrà mai vincere? Quella del tempo, ovviamente, e della morte, per estensione di significato. Ma se ad una persona capitasse  casualmente di diventare immortale, sarebbe quella una vittoria o una sconfitta? Sarebbe la realizzazione dell&#8217;utopia più grande dell&#8217;umanità nei secoli o forse no?</p>
<p>Se accadesse, per uno strano e incomprensibile incidente, che la nostra vita fermasse il suo naturale processo di invecchiamento, consegnandoci all’eternità, chi ci assicura che la formula della vita eterna potrebbe davvero darci la felicità? Vi siete mai chiesti cosa si può fare in una vita “senza scadenza”? Questi sono gli interrogativi che pone &#8220;Adaline. L&#8217;eterna giovinezza&#8221;.</p>
<p>Siamo nel 1937 e Adaline Bowman sta per annegare a causa di un incidente automobilistico. Il destino ferma la sua corsa e, quello che doveva porre fine alla sua vita, consegna Adaline all’eternità. La sua età si ferma a ventinove anni. Smette di invecchiare. Smette di crescere. Smette di vivere come tutti gli altri esseri umani. Tutto si ferma, tutto tranne il cuore. Il cuore che ama, il cuore che soffre, che sente la malinconia del tempo che passa, delle persone che naturalmente, giorno dopo giorno, invecchiano, proprio come sua figlia.</p>
<p>Lei, incastrata nel corpo di una donna che non invecchia mai, deve tenere ben nascosto il suo segreto ed è costretta a cambiare nome e identità ogni dieci anni e a fuggire da chi, incuriosito dalla sua condizione, la cerca per tormentarla o trasformarla in una cavia da laboratorio.</p>
<p>Siamo nel 2015 e Adaline vive a San Francisco, non è cambiata di una virgola rispetto a settant&#8217;anni prima, se non fosse per il look. La sua condizione le impone di non stringere rapporti duraturi, perciò si circonda di amicizie superficiali e conduce una vita discreta. L&#8217;unico affetto – oltre a quello della figlia ormai settantenne – è quello del suo cagnolino, o meglio dell&#8217;ultimo di una lunga schiera di cagnolini di cui si è circondata nei decenni. Un giorno incontra, però, un uomo bello e interessante, un filantropo americano di nome Ellis, che comincia un corteggiamento serrato. Adaline, ovviamente, è schiva e tenta di evitare in tutti i modi il contatto con lui, ma Ellis è caparbio e la convince a concedergli un appuntamento. Nonostante le resistenze di Adaline, tra i due comincia una relazione e quando Ellis le propone di conoscere i suoi genitori, la donna si trova di fronte ad un suo vecchio amore che nel frattempo è diventato un uomo sulla sessantina, con una bella casa, una moglie ed un figlio, Ellis. Il riconoscimento di Adaline da parte dell&#8217;uomo porrà la giovane di fronte ad un bivio: <em>raccontare tutto ad Ellis o scappare, di nuovo, come ha sempre fatto</em>.</p>
<p>Il tema dell’infinita giovinezza ha originato nel corso del tempo moltissime fiabe, leggende, opere teatrali e romanzi di vari autori, basti pensare al <em>Faust</em> di Goethe o al <em>Ritratto di Dorian Gray</em> di Oscar Wilde. Per non dire di quanto abbia permeato il cinema, come in Highlander o nella saga di <em>Twilight</em>. È un mito sempre vivo, che affascina ancor più l’attuale società nemica delle rughe, in cui il termine “giovane” si estende a dismisura e dove, tuttavia, per i giovani non si fa molto.</p>
<p>Una storia senza tempo avvolta in una bolla impermeabile. Blake Lively è bellissima e perfettamente calata nel ruolo che sostiene con la giusta intensità frame dopo frame. Una pellicola che risulta piacevole e che acquista valore più che altro per i quesiti che pone. Quesiti della nostra epoca, nella quale è stata raggiunta l&#8217;eccellenza in ogni campo, nella quale niente sembra impossibile, nella quale le scoperte scientifiche cambiano incalzanti di mese in mese, ad una velocità che si fa sempre più supersonica. In questa nostra era di evoluzione manca, tuttavia, lo spazio riservato alla riflessione, alla tranquillità ed anche alla lentezza. Manca il tempo di vivere il tempo, ed &#8220;Adaline. L&#8217;eterna giovinezza&#8221; può far riflettere su come per noi comuni mortali, per quanto evoluti e tecnologizzati, il tempo non ha ancora imparato a tornare. E probabilmente non tornerà.</p>
<p>Metafora contemporanea, dove l’invecchiamento è una cosa sgradevole, che va coperta a suon di bisturi e botulino, il film è anche una riflessione sull’accettazione di se stessi e dello scorrere del tempo. Quella di Adaline è una vita a metà, proprio perché non è la sua vera vita. Vive contro natura. La favola di un’eterna giovinezza, per quanto assurda logisticamente, ha sempre il suo fascino.</p>
<p>Ma chi vorrebbe davvero vivere per sempre? Adaline è anche un film che parla di amore, di come questo possa condizionare le nostre scelte, di come questo possa dare un senso alla vita stessa. Guardando il film nasce spontaneo domandarsi: l’eterna giovinezza è un dono o una condanna? Crescere, amare, condividere un percorso con chi ha deciso di farne parte è il corso naturale delle cose, forse a prescindere da tutto ciò vorrebbe dire non vivere, forse è proprio questa la perfezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/adaline-eternita-film/">Adaline e l&#8217;eterna giovinezza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5546</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
