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	<title>Galaad Edizioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Mi manca il Novecento. Vacca e lo stato di salute della &#8220;letteratura&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vacca-novecento-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 03:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Mi manca il Novecento&#8221; di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2024. Questo articolo è già stato pubblicato per Gli amanti dei libri Non è un&#8217;operazione nostalgica, ma una presa d&#8217;atto, con tutti i distinguo del caso. In &#8220;Mi manca il Novecento&#8221;, Nicola Vacca traccia una linea di separazione netta tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vacca-novecento-recensione/">Mi manca il Novecento. Vacca e lo stato di salute della &#8220;letteratura&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Mi manca il Novecento&#8221; di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2024. Questo articolo è già stato pubblicato per Gli amanti dei libri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p class="wp-block-paragraph">Non è un&#8217;operazione nostalgica, ma una presa d&#8217;atto, con tutti i distinguo del caso. In <strong>&#8220;Mi manca il Novecento&#8221;</strong>, Nicola Vacca traccia una linea di separazione netta tra la letteratura e la poesia del secolo scorso e quella di oggi; tra le parole e la forma di un tempo, capaci di calarsi nella realtà, di diventare persino &#8220;atto politico&#8221;, di farsi anche onirica trasposizione del quotidiano, rispetto a ciò che, qui e ora, diventa facilmente &#8220;prodotto di consumo o mero esercizio di stile&#8221;. </p>
<p>

</p>
<p class="wp-block-paragraph">Può darsi che non siano tutti d&#8217;accordo con la necessità di <strong>un&#8217;arte impegnata</strong>, chiodo fisso invece per Vacca, ma c&#8217;è da dire che ai nostri giorni la <strong>critica alla modernità</strong> si ferma in superficie. La domanda sorge spontanea: <strong>p</strong><strong>ossiamo salvare qualcosa del XXI secolo?</strong> Certo che sì, il problema è che a prevalere sono &#8220;le questioni di mercato; di spendibilità dell&#8217;opera&#8221;, aspetti che esistevano anche prima, ma che non erano <strong>&#8220;prioritari&#8221;</strong>.</p>
<p>

</p>
<p class="wp-block-paragraph">Forse perché figlia della guerra, forse perché eccitata da quella <strong>cortina di ferro,</strong> che separava l&#8217;ammaliante opulenza occidentale frutto del <strong>Fascismo del consumismo </strong>dalla dittatura di un falso comunismo, la letteratura del Novecento è stata plasmata da scrittori e intellettuali che hanno <strong>&#8220;saputo suonare l&#8217;allarme&#8221;</strong>. Certo, il disfacimento odierno ha avuto inizio in quegli anni, con la distruzione di codici, regole e soprattutto scuole di pensiero, ma c&#8217;è una differenza: oggi il sottobosco è schiacciato da un&#8217;unica ideologia che insegue le mode; tendenze che in troppi credono di scegliere o di creare, mentre ognuno di noi è ormai <strong>un utile idiota</strong>.<br /><br />Certamente, nel <strong>Novecento</strong> non c&#8217;erano scrittori ritratti in mille selfie quotidiani, intenti a  postare sul social telegrafiche impressioni che non divulgano, ma che scarniscono il senso delle parole. Sicuramente, il secolo scorso non aveva un&#8217;editoria al collasso come quella attuale, o scuole di scrittura che hanno avuto l&#8217;obiettivo di creare <strong>stili omologati</strong> per storie piatte che non interrogano il lettore, ma che lo avvolgono in un racconto che deve distrarre dalle fatiche quotidiane. Una delle moderne aberrazioni è considerare <strong>la lettura un&#8217;attività di svago, afferente al tempo libero</strong>.<br /><br />Insomma, lo scrittore di oggi è tassello del sistema persino nella sua condizione di ribelle, visto che ha comunque un <strong>profilo social per decantarsi e osannarsi</strong>. Vero è che il <strong>Novecento</strong> non ha avuto tutta questa <strong>&#8220;tecnologia&#8221;</strong>, ma visti i lasciti di Pirandello, Moravia, Morselli, Pasolini, Céline, Sinisgalli, Tondelli, Ellis, Camus e tanti altri inseriti tra queste pagine, non penso che essi sarebbero stati lì a trastullarsi su un <strong>social</strong> per i dati di vendita, per conquistare la leadership di una bolla letteraria, o a disperarsi per la propria cacciata da qualche premio letterario.</p>
<p>

</p>
<p class="wp-block-paragraph">Preferisco immaginare che se il web fosse esistito anche nel Novecento sarebbe stato un luogo di critica attiva e non uno <strong>&#8220;strumento di vano individualismo&#8221;</strong>. Ma può darsi anche che questa sia una sciocca divagazione senza capo né coda.<br /><br />Di sicuro, leggendo un libro come questo mi sono venute in mente alcune domande: cosa ci ha cambiato? Di cosa avremmo bisogno per spostare il tiro dal narcisismo alla condivisione delle idee? Perché non ci rendiamo conto del fatto che abbiamo più possibilità di comunicare, ma siamo sempre più privi di idee e di spirito critico? Perché ci vantiamo dei nostri flebili &#8220;sì&#8221; al sistema?<br /><br />Ecco, sia ben chiaro, anche il <strong>Novecento</strong> aveva le sue bolle, le sue caste, le sue ricette salvifiche per gli affamati di arrivismo, le sue pecore, i suoi leccaculo, i suoi accoliti. Eppure, perché prima <strong>Pasolini e Flaiano</strong> potevano permettersi <strong>&#8220;elzeviri&#8221; irregolari e profondi</strong>, mentre oggi il compitino dell&#8217;antifascista <strong>Scurati</strong> viene addirittura censurato? Nonostante tutto, azioni del genere hanno innescato solo una critica moderata nei confronti del potere, portando la discussione su tematiche anacronistiche.<br /><br />Insomma, Nicola Vacca scrive un&#8217;altra raccolta di saggi divulgativi che serve per ragionare sul da farsi, che chiede al lettore di prendere coscienza. Ma è bene ribadirlo <strong>&#8220;mi manca&#8221;</strong> non è una dichiarazione nostalgica, le lancette del tempo vanno sempre in un&#8217;unica direzione e nessuno vuole riportarle indietro; anche perché dire che &#8220;prima si stava meglio&#8221; è sempre una gran cretinata. <strong>Era un&#8217;epoca diversa, e basta!</strong></p>
<p>

</p>
<p class="wp-block-paragraph">Ma se è vero che indietro né si può né si vuole tornare, è altrettanto vero che dobbiamo guardare a quegli anni per recuperare quel pensiero che ormai sta diventando sempre più &#8220;binario&#8221;. La tecnologia apre e chiude spiragli; come tutte le cose &#8220;fatte dall&#8217;uomo&#8221;, anch&#8217;essa prolifera tra le contraddizioni; ecco, ripartiamo dalle contraddizioni che gli scrittori del secolo scorso hanno saputo porre in evidenza benissimo.</p>
<p></p>
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		<title>Muse nascoste di Nicola Vacca. La Donna raccontata dalle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 05:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Galaad Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Ivano Criminari Non è mai semplice parlare di un libro che parla di altri libri, ancora meno lo è parlare di parole che sventrano il mondo delle parole abusate. Muse nascoste di Nicola Vacca è un dolore necessario, salvifico, una lama che si accanisce nella piaga purulenta dell’inganno fino a far scaturire, limpido [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Ivano Criminari</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è mai semplice parlare di un libro che parla di altri libri, ancora meno lo è parlare di parole che sventrano il mondo delle parole abusate. <em>Muse nascoste </em>di Nicola Vacca è un dolore necessario, salvifico, una lama che si accanisce nella piaga purulenta dell’inganno fino a far scaturire, limpido e fluido, il sangue della vera poesia, di quella poesia che avevamo dimenticato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un libro declinato al femminile, che ci guida alla riscoperta di una poetica multiforme, di un linguaggio incendiario che, partendo dalle crepe più oscure del sociale, approda in uno spiritualismo immanente che diventa rivolta, ribellione, confine tra metafisico e senziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe semplice definirlo un saggio, ma faccio fatica a considerarlo tale, questo libro è una dichiarazione d’intenti, un grido di dolore, il desiderio di raccogliere le ultime gocce d’acqua da un’anfora spezzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicola Vacca non è un semplice cronista di versi desueti e dimenticati, ma attore sofferente di vite spese per la poesia, sacerdote di un ideale di bellezza che tracima dalla corporeità per diventare essenza, inesprimibile, silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un saggio questo volume, ma la necessità dell’autore di raccontare per raccontarsi, il bisogno di ferire, per immergersi pienamente in una poesia che non si rassegna all’equazione <em>sole-cuore-amore</em> di alcuni poeti, purtroppo contemporanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scrittore si spoglia dei panni del critico per essere poeta, per far sue le piaghe che trasudano dai versi, per indossare l’emozione di ciò che racconta, per essere ciò che vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritmo della narrazione toglie il fiato, non dà respiro, coinvolge il lettore con un tono lirico ed accorato, che rende Nicola Vacca il grumo di sangue nel quale le sue muse intingono il pennello per tramandare la loro rivolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le donne raccontano la Donna e Nicola diventa accorata cassa di risonanza di una coscienza urgente e dolorosa che nel raccontare nasconde il bisogno di esistere ed esiste in una dignità ritrovata, non più disperata e disperante, ma resiliente fino a diventare, grazie allo scrittore, un fortilizio contro un male di vivere troppo spesso soltanto ostentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono i libri che vorrei vedere tra gli scaffali delle librerie perché la letteratura diventi risveglio, lotta, presa di coscienza, eresia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un libro corposo, pieno, emozionale, incandescente ed è esattamente di scritti così che abbiamo bisogno, perché la cultura non sia più mera ricapitolazione, ma sterminio di ogni manierismo.</p>
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		<title>Nicola Vacca. Le muse nascoste. Galaad edizioni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nicola-vacca-le-muse-nascoste-galaad-edizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 14:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Galaad Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri Non è un’antologia, ma un vero e proprio tributo che il critico letterario nonché poeta Nicola Vacca ha voluto dedicare alle poetesse dimenticate e gettate nell’oblio della storia della letteratura mondiale. Figure di primo livello, secondo lo scrittore pugliese, che meriterebbero di essere ricordate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <em><a href="http://www.gliamantideilibri.it/muse-nascoste-nicola-vacca/">Gli amanti dei libri</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un’antologia, ma un vero e proprio tributo che il critico letterario nonché poeta Nicola Vacca ha voluto dedicare alle poetesse dimenticate e gettate nell’oblio della storia della letteratura mondiale. Figure di primo livello, secondo lo scrittore pugliese, che meriterebbero di essere ricordate e soprattutto studiate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le muse di Vacca sono il simbolo di una poesia che si incarna e si riproduce attraverso quella vita quotidiana che non è mai somma di attimi, ma fotografia del particolare che appartiene all’universale. Il comune sentire non è sostanza del passato, del presente e del futuro, ma è totalità. Cambiano le epoche, ma i sentimenti dell’uomo, le sue reazioni davanti alla tragedia dell’esistenza non mutano e, soprattutto, non hanno sesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le poetesse di&nbsp;<em>Muse nascoste</em>&nbsp;sono dunque l’espressione di un incontrovertibile male di&nbsp;<em>Esserci&nbsp;</em>che agisce nel momento in cui si decide di vivere. Questo sentimento di gaia disperazione, che dà il via alla composizione dei versi, rende ogni poesia sostanza immacolata, voce intuitiva che attraversa lo spazio-tempo, spirito guida che non indica soluzioni, ma si incammina lungo il tragitto della resistenza. In questo modo, gioia e dolore, amore e odio, stupore e rassegnazione hanno la stessa origine, ossia, la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le loro esistenze tormentate, le poetesse che Nicola Vacca riporta alla luce lanciano un messaggio positivo, allegro, disteso, perché sono le loro parole a caricarsi del peso della nostalgia, del dolore, della sofferenza quotidiana. I versi sono colpi che scalfiscono il muro dell’entropia, dell’eterna assenza, del non senso primordiale di fronte al quale tutti si rivolgono con cangiante sensibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono altre parole per descrivere l’opera di recupero che il critico pugliese ha voluto fare tramite queste pagine. La finalità è anche quella di ridare spazio a una poesia della femminilità, che nel corso degli anni ha ispirato cambiamenti sociali e movimenti rivoluzionari. Il connubio poesia-donna è ancora poco indagato, come se le parole fossero solo appannaggio di voci rauche, di volti coperti da barbe incolte e di tormenti fallocentrici. La parola invece è un mistero e come tale agisce in ogni anima che è pronta ad accoglierne l’imbarazzante prepotenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste muse troviamo Amelia Rosselli, Antonia Pozzi, Marina Cvetaeva, Sylvia Plath, Claudia Ruggeri, Anne Sexton, Nadia Campana, Nina Cassian, Jolanda Insana, Margherita Guidacci, Cristina Campo, Alejandra Pizarnik, Simone Weil, Hilde Domin, Fernanda Romagnoli, Piera Oppezzo, Paola Malavasi, Eunice Odio, Lalla Romano, Ada Negri e Giorgia de Cousandier.</p>
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