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	<title>Fumetto Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tecnocrazia a piccole dosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tecnocrazia a piccole dosi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Resterà la tecnocrazia dei folli, di coloro che si affacciano dalla finestra pensando al mondo come un oggetto da conquistare. Ci saranno solo dinamiche ciniche alle quali obbedire, solo denaro da scambiarsi, solo merci da contrattare, solo materie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tecnocrazia a piccole dosi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Resterà la tecnocrazia dei folli, di coloro che si affacciano dalla finestra pensando al mondo come un oggetto da conquistare. Ci saranno solo dinamiche ciniche alle quali obbedire, solo denaro da scambiarsi, solo merci da contrattare, solo materie prime da spartirsi. Spariranno la poesia e la ricerca del giusto, le domande che i sentimenti pongono e che le parole plasmano. Via l&#8217;arte, persino i mestieranti, solo i tecnici con i loro lamenti soporiferi resteranno. Ma in fondo, che c&#8217;è di male se tutto ciò accadrà?</p>
<p dir="ltr">Tecnocrazia verrà invocata come una dea della Ragione, aprirà il mondo verso scenari utili. Si schiuderanno nuovi stretti e tutto il mondo sarà navigabile. Verranno le cose e il loro odore, le merci canteranno, l&#8217;uomo sarà un androide e ciascuno sognerà di notte il suo sistema binario. Che sia un &#8220;sì&#8221; o un &#8220;no&#8221;, che sia &#8220;bianco&#8221; e &#8220;nero&#8221;, non ci sarà differenza per l&#8217;algoritmo quotidiano. Tutto farà tendenza, persino un missile scambiato per stella cadente. Sarà un accadimento eccezionale.</p>
<p dir="ltr">Giocheranno con la vita e la morte: sarà una cosa semplice. Un&#8217;accozzaglia di parole insignificanti, dichiarazioni di morte, un attacco atomico, una minaccia. Sarà la tecnocrazia dei mutilati: senza mani, senza gambe, tutti seduti in parlamenti con scranni-orinatoi. Sarà il cielo e la terra con lampi di particelle che incideranno le nuvole. Non ci sarà più bisogno di invocare l&#8217;Apocalisse. Tutto si compirà nell&#8217;arco di un lieve sospiro.</p>
<p dir="ltr">Eppure a me non spaventa la loro incompetenza, ma la loro ignoranza. Anche il cervello dicono che sia un organo riproduttivo. Esso mette insieme idee per trarne decadimento e innovazione. Ho abbandonato da tempo l&#8217;idea del mondo che se ne va verso il miglioramento della vita della nostra specie. Questa credenza che ha partorito una linea irreversibile che tende al progresso, è un residuo della fede positivista che ormai ci ha preso per la gola. Indossiamo questa idea come una cravatta, ma se mettessimo in fila le varie cose che sono capitate, noi vedremmo solo un cappio che ci soffoca. A tutto volgiamo lo sguardo, tranne a ciò che ci evolverebbe.</p>
<p dir="ltr">Quanto è sterile il linguaggio della tecnocrazia basato su indici e statistiche. Ciascuno sogna il suo posto nel mondo, un sorriso in percentuali e bitcoin facilmente estraibili dal web. Poi ci sono coloro che contano i morti, che programmano guerre più o meno di distruzione. Intanto, ognuno urla la propria opinione sottoscritta con nome e cognome, giusto per farsi notare, per esserci. Corriamo, corriamo, il mondo aspetta noi!</p>
<p dir="ltr">Mentre la via dell&#8217;Essere si mischia con ciò che &#8220;può non essere&#8221;, io mi sento pervaso da un nichilistico dispiacere, dichiarandomi figlio del proprio tempo, senza sentirmi fuori dal coro, ma divorato come tutti gli altri. L&#8217;unica cosa che mi è rimasta dei miei avi è questa consapevolezza: sapere che ci sono cascato anch&#8217;io e forse ancora ci credo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I Punkinari. Alessandro Pagani ci parla del suo libro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/i-punkinari-intervista-moscariello-pagani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 22:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nepturanus Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Punk]]></category>
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		<category><![CDATA[Svago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e intervista di Clelia Moscariello. In copertina: Alessandro Pagani autore di &#8220;I Punkinari&#8221; Alessandro Pagani è uno scrittore di Firenze, la sua ultima opera editoriale si intitola &#8220;I Punkinari&#8221; ed è la storia a fumetti di due calciatori &#8220;punk&#8221; che si trovano perennemente in panchina. Entrambi grazie alla loro ironia riescono a combattere il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo e intervista di Clelia Moscariello. In copertina: Alessandro Pagani autore di &#8220;I Punkinari&#8221;</strong></p>
<p><strong>Alessandro Pagani</strong> è uno scrittore di <strong>Firenze</strong>, la sua ultima opera editoriale si intitola <strong>&#8220;I Punkinari&#8221;</strong> ed è la storia a fumetti di due calciatori <strong>&#8220;punk&#8221;</strong> che si trovano perennemente in panchina. Entrambi grazie alla loro ironia riescono a combattere il tempo (incluso quello meteorologico) e la propria frustrazione di essere <strong>“riserve”</strong> a vita. Grazie ai disegni di <strong>Massimiliano Zatini</strong> e alla prefazione di <strong>Stefano Manca di Pino e gli Anticorpi</strong>, la pubblicazione è edita da <strong>Nepturanus</strong>, editore che con questa uscita inaugura la collana <strong>&#8220;Chicche di riso&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>1) Ciao Alessandro, presentati pure ai nostri lettori.</strong></p>
<p>«È sempre complicato parlare di sé, il riflesso di quello che siamo lo vedono più gli altri piuttosto che noi stessi; dovessi comunque sintetizzare in breve il mio modo di vivere, <strong>penso di essere una persona estroversa e creativa, un caleidoscopio multiforme</strong> sempre in cerca di emozioni continuamente diviso tra linguaggi inediti e nuove forme di comunicazione, che cerco di approfondire attraverso la scrittura e la musica. Queste due forme di arte, che mi appartengono, che indago e tento di divulgare incessantemente, mi fanno sentire un essere fortunato, visto che le mie passioni, nate e sviluppate durante l’adolescenza, mi hanno portato a fare oggi quello che più mi piace, in autonomia e libero da pregiudizi inutili. <strong>Sebbene abbia passato la soglia dei sessant’anni, musica e scrittura tuttora mantengono sempre alto il mio livello di concentrazione</strong>, entusiasmo e voglia d’inventare tutti i giorni soluzioni nuove e approcci inediti. Troppo autoincensamento? Vabbè, ho anche dei difetti…»</p>
<p><strong>2) Come nasce la tua passione per la scrittura?</strong></p>
<p>«Attraverso la poesia. <strong>Ricordo che durante l’anno del militare (1983) per passare il tempo iniziai a scrivere su un libriccino</strong> (che ancora conservo) pensieri, aforismi, versi liberi e appunto poesie; da lì iniziai a sperimentare con la lingua italiana, cercando di incrociare terminologie comuni e paradossi linguistici in nuove forme di comunicazione, dettate dalla percezione del mio momento che vivevo, del mondo e del tempo che mi circondava. Fu durante quel frangente che capii che si potevano trasformare le emozioni in aspetti diversi per raggiungere il mondo e gli altri, veicolare le sensazioni che si provano attraverso la potenza della scrittura è una delle forme più alte di vigore artistico. Posso tranquillamente affermare che a partire dai diciannove anni non ho mai smesso di scrivere, all’inizio più per me stesso che per gli altri, fino ad arrivare al libretto autoprodotto<strong> “Le domande improponibili” a cui è seguito la prima pubblicazione ufficiale del 2013 “Perché non cento”</strong>, uscita per <strong>Alter Ego Editore</strong>. Forse il primo frutto tangibile dei miei pensieri è arrivato in un po’ in ritardo, ma mi piace pensare che abbia maturato a dovere».</p>
<p><strong>3) Di cosa tratta il tuo ultimo lavoro e chi sono i “I Punkinari&#8221;?</strong></p>
<p>«<strong>“I Punkinari” sono due personaggi sui generis, due amici</strong> accomunati dalla stessa passione per il calcio e per l’umorismo che attraverso l’ironia sconfiggono il malessere della panchina, destinati a non entrare in campo neanche un minuto per scelta tecnica. Nonostante la <strong>filosofia punk parli di ‘no future’</strong> e rifiuto verso il mondo circostante, i due punkinari ‘atipici’ in quel momento della loro vita si mettono in gioco, sfatando e sdrammatizzando i cliché più comuni della nostra quotidianità. In questo senso il libro, oltre che rilasciare un senso diverso dell’attesa, dimostra come si può sconfiggere il tempo che talvolta ci vede soccombere con uno dei mezzi più forti che abbiamo a disposizione, l’ironia. Difatti i due punkinari, non giocando mai se non con le parole, capovolgono il loro ruolo da comprimari a protagonisti, dimostrando che tutto si può rovesciare, anche nelle situazioni all’apparenza più sfavorevoli. I due amici seduti sulla panca, che potremmo essere tutti noi sempre in attesa di qualcosa che invece non arriva mai, riescono in questo senso a ribaltare lo scenario da secondario a primario attraverso le loro battute e grazie al loro coraggioso modo di rimanere vivi, consapevoli che alla fine l’occasione persa può trasformarsi non in una sconfitta, ma in qualcosa di diverso permeato da sensazioni positive».</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-13969 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/04/punkinari-coperta-ok.jpg?resize=800%2C556&#038;ssl=1" alt="I punkinari, copertina" width="800" height="556" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>4) Che ruolo assegni all’ironia?</strong></p>
<p>«Sapere prendersi gioco di sé stessi per me è una dote fondamentale per sopravvivere, per questo mi affido all’ironia in ogni momento della giornata. <strong>Aristotele disse &#8220;se c’è soluzione perché preoccuparsi, se non c’è soluzione perché preoccuparsi&#8221;</strong>: penso che questo aforisma dovrebbe accompagnarci sempre, vedremmo le cose da un altro di punto di vista, tutto risulterebbe meno pesante e più attenuato, non tanto per far finta che non accada, quanto perché tutto succeda e si evolva con meno monotonia e più divertimento. Per questo la mia scrittura confida spesso nell’ironia, per cogliere e dimostrare che anche nella tragicomicità degli eventi si può e si deve scoprire la parte più sagace, giocosa e costruttiva dell’animo umano».</p>
<p><strong>5) A chi consigli di leggere la tua ultima opera?</strong></p>
<p>«Non c’è un target prestabilito, <strong>“I Punkinari” è una lettura per tutti coloro che cercano un momento di svago</strong> in un momento difficile della giornata (e sicuramente saranno tanti, visto come vanno le cose nel mondo). Comunque, se queste pagine capitassero in mano a un calciatore che è riserva a vita, lì dentro può fare il pieno di sorrisi».</p>
<p><strong>6) Tra i tuoi prossimi progetti rientrano anche altri libri?</strong></p>
<p>«Si, sempre con <strong>Nepturanus Editore</strong> che ha fatto uscire “I Punkinari”. Posso solo anticipare che la prossima pubblicazione, sempre per la collana “Chicche di riso”, vedrà all’opera degli anziani ed un cantiere».</p>
<p><strong>7) Rivelaci un tuo sogno.</strong></p>
<p>«Sinceramente non ho sogni particolari, anche perché quello che cercavo piano piano si sta avverando; ma se dovessi confessare un paio di desideri, a<strong>vrei voluto vivere in una città di mare, anche se Firenze ha sempre il suo fascino</strong> e, cosa più importante, mi piacerebbe che una risata salvasse realmente il mondo, non solo con le parole ma anche coi fatti».</p>
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		<title>Vitale e Valente pronti per la fine del mondo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/valente-vitale-libro-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 02:18:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e intervista di Letizia Falzone. In copertina Giampiero Valente e Giuseppe Vitale autori di &#8220;Sei pronto per la fine del mondo?&#8221; Cosa spinge due autori a scrivere a quattro mani? Il processo di scrittura è frutto di tanta concentrazione, talvolta di isolamento. Prima di arrivare nelle mani di un lettore, un libro percorre un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo e intervista di Letizia Falzone. In copertina Giampiero Valente e Giuseppe Vitale autori di &#8220;Sei pronto per la fine del mondo?&#8221;</strong></p>
<p>Cosa spinge due autori a scrivere a quattro mani? Il processo di scrittura è frutto di tanta concentrazione, talvolta di isolamento. Prima di arrivare nelle mani di un lettore, un libro percorre un viaggio solitario con il proprio autore, fatto di giorni (mesi e, a volte, anni) pieni di parole, di tempo scandito dai battuti su una tastiera e musica per trovare ispirazione.</p>
<p>Non se ne parla quasi mai, ma prima che un libro venga lasciato libero di entrare nelle librerie altrui, l’autore vive momenti di solitudine. È sicuramente il bello della scrittura: farsi trascinare dalle parole e dai propri personaggi, vivere in simbiosi con loro e assorbire tutte le loro emozioni. Quando, quindi, si può rinunciare a questo rapporto esclusivo con la propria creatura? Cosa spinge due autori a intraprendere un viaggio di scrittura a quattro mani? La complicità, l’amicizia, l’affinità, la stima, la comunanza di idee.</p>
<p>Sono tanti i motivi che possono dar vita a un libro a quattro mani. Non sempre è facile, come non lo è scrivere un libro. Quando due menti creative decidono di unirsi, devono sempre tener presente che si lavora alla pari, che le idee di una non sono meglio di quelle dell’altra e viceversa. Bisogna stabilire tempi e modi che non rallentino troppo il lavoro altrui.</p>
<p>Una volta dettate le regole, però, scrivere in coppia può rivelarsi un’avventura divertente ed emozionante. Ed è proprio in questa avventura che si sono imbarcati Giampiero Valente e Giuseppe Vitale. Hanno realizzato un romanzo a quattro mani, come una sonata al pianoforte in cui toni alti e toni bassi si alternano in armonia riempiendo l’aria di musica dolce e piacevole, un ristoro per le orecchie e un balsamo per lo spirito. C’è sintonia tra i compositori, si capiscono e si completano, uno chiede, l’altro risponde.</p>
<p>Una sorta di epistolario moderno, in cui la tastiera del telefono prende il posto di penna e calamaio. Si respira tra le pagine, la stessa voglia di comunicare e di abbracciarsi con le parole che permeava gli scritti delle generazioni che ci hanno preceduto. Messaggio dopo messaggio e pensiero dopo pensiero, i due amici raccontano senza filtri la tristezza di certe situazioni e la stanchezza di certi momenti; condividono i ricordi di un’infanzia semplice e gioiosa; gioiscono scrivendo l’amore per i figli e si rincuorano a vicenda quando richiamano alla memoria le delusioni vissute.</p>
<p>Un fiume in piena di riflessioni, aneddoti, emozioni e la caratteristica principale, è proprio la sincerità. Non c’è nulla di costruito. Così, il lettore è in grado di sentirsi parte della storia e, soprattutto, è in grado di esclamare “Wow, anche per me è così o è stato così!&#8221;</p>
<p>Scrivono come se chiacchierassero davanti a un bicchiere di vino, parlando di tutto, anche di quello che, forse, non saprebbero confessare neppure a sé stessi. La loro corrispondenza diventa una sorta di danza, tra risate e commozione, coraggio e leggerezza.</p>
<p>Le canzoni presenti si fanno veicoli di messaggi importanti, mentre raccontano il loro desiderio di ricominciare, di perdonare. Uno scambio epistolare in cui gli argomenti affrontati sono vari e comuni ad ogni persona. Tra leggerezza e commozione, tra lacrime di gioia e groppi in gola, tra dolore e consapevolezza, l’invito dei due autori è di correre il rischio di essere felici.</p>
<p>Da circa metà il libro si trasforma e diviene una sorta di diario di viaggio in quell&#8217;America tanto sognata dai due autori. Viviamo con loro il sogno americano e tutte le loro sensazioni. Abbiamo rivolto loro delle domande, una piccola intervista per conoscerli meglio.</p>
<h4>Chi è Giampiero?</h4>
<p>Giampiero è un 46enne, mezzo giovane e mezzo adulto, è istintivo e impulsivo, ma anche riflessivo, sa andare oltre l’apparenza, scrutare “dentro” le persone, vedere cosa c’è oltre, le vuole conoscere e non si limita a sapere la loro biografia, perché vuole comprendere la loro essenza, la forza che le governa e le spinge ad agire o la forza che le trattiene dall’agire. Giampiero ama tutto ciò che è autentico: l’Amicizia, l’Amore, la Musica, La Filosofia, la Storia, l‘Arte, nella loro essenza più profonda e autentica. Ogni tanto è un professore di Storia, Filosofia, Italiano e tante altre cose, è un fottuto romantico con un pizzico di follia bukowskiana . È un padre, un marito, un sognatore, un amante dell’amore, un sognatore perso nei sui sogni, un impiegato chiuso per 9 ore in un ufficio in un posto lontano dal mondo, ama il mare e vive la vita come un viaggio, un viaggio fatto di persone, di incontri, di profumi, di esperienza, di dolori, di amore. Tutto accompagnato da buona musica, tutto accompagnato dai Ramones, dai Sex Pistols, da David Bowie, dai Radiohead, dai Beastie Boys, dai Management, da Iggy Pop, da Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. Insomma accompagnato da buona musica, buona musica e basta.</p>
<h4>Come è nata l’idea della scrittura a quattro mani?</h4>
<p>L’idea nasce da Giuseppe che ha voluto mettere i nostri discorsi filosofici-musicali su un pezzo di carta. Ha sempre pensato che potessimo scrivere qualcosa insieme e il nostro pensare “sulla stessa frequenza”, la nostra somiglianza, ha fatto il resto. Poi un giorno abbiamo cominciato a mettere dei capitoli alle pagine e, naturalmente, ad ogni capitolo una canzone, e ad ogni canzone un nostro pezzo di vita fatto insieme. Tutto è stato non voluto, tutto è stato un viaggio.</p>
<h4>Come avete impostato il lavoro e costruito la narrazione?</h4>
<p>All’inizio non ci siamo imposti nulla di preciso. Non pensavamo di scrivere un libro e quindi abbiamo iniziato scrivendoci i nostri deliri, le nostre paure, i nostri ritardi, la strada fatta, le perdite lungo il tragitto della vita, le tante risate. Eravamo già dentro un racconto e lo abbiamo capito scrivendo e cambiando anche il modo di scrivere. È stato tutto in divenire. Con il tempo ci siamo resi conto che la storia aveva preso il suo percorso e che avevamo fame di scriverci e di leggerci, avevamo voglia di musica e canzoni e di buttare fuori tutto quello che avevamo dentro.</p>
<h4>Come vi siete trovati a scrivere insieme?</h4>
<p>Scrivere insieme è stato pazzesco, è stato fare un lungo viaggio, è stato vivere un pezzo di vita in simbiosi, in sintonia. Scrivere con Giuseppe è stato scrivere di me, della mia vita, della nostra vita, dei nostri sogni. Eravamo legati da questo impegno, ogni mese avevamo un appuntamento per un capitolo, per una canzone, per raccontarci il nostro essere. È stato un viaggio pieno di colori, note, smarrimento, ritrovamenti. È stato il nostro Cammino di Santiago per redimerci, per ritrovarci.</p>
<h4>Chi ha collaborato con voi e in che modo?</h4>
<p>Il bello di questo libro sta in questo, avere avuto delle collaborazioni, noi li chiamiamo feat o featuring, dei nostri amici, i nostri pazzi, i pazzi di vita, che sentono la musica anche quando è impercettibile, che sanno cosa vuol dire essere amico, gli amici che mi hanno dato fiducia, che nonostante tutto mi hanno voluto sempre bene, che nonostante tutto ci hanno sostenuto, supportato e sopportato.</p>
<p>Abbiamo voluto Doom’s Art o meglio Domenico Lamanna che è il nostro illustratore digitale che ci ha regalato la copertina, che ci ha regalato la sua amicizia genuina. Doom è uno dei migliori artisti del momento, che con i suoi disegni, con le sue grafiche riesce a trasmette poesia ed è riuscito a capirci da subito. Un grazie a Domenico per la sua pazienza e per la sua amicizia. Ti voglio bene.</p>
<p>Abbiamo voluto il nostro “Simo” Simone Carponi con noi, Simo che è l’umiltà fatta in persona, un ragazzo fantastico che ogni giorno tiene incollati su Instagram milioni di follower con il suo oroscopo e che senza esitare ci ha donato il suo essere amico scrivendo un piccolo pezzo per noi. Grazie Simo per tutto. Tvb.</p>
<p>Abbiamo avuto e voluto Gennaro Iorio, il mio collega prof, l’amico di tutti, il cantante, il social media manager e soprattutto il ragazzo dal cuore grande. Gennaro è un artista a 360° con una grande empatia propria degli educatori, è un Prof con la P maiuscola, un cantautore moderno, che spazia dal rap all’indie e con un pizzico di Rock e che ascolta Punk, un Social Media Manager pieno di idee e molto puntiglioso e preciso (ne sa qualcosa Simone Carponi), un amico su cui poter fare affidamento, un ragazzo perbene, che nonostante i suoi 80mila follower è rimasto il ragazzo umile e generoso di sempre. Il suo essere pazzo e poliedrico doveva lo ha fatto entrare di diritto nel nostro libro regalandoci una sua poesia, regalandoci un pezzi di strada insieme. Ti voglio bene Gexxx. Grazie.</p>
<p>Poi c’è Fiorella Lorenzi. Che dire di Fiorella. È prima di tutto una delle mie miglior amiche, la persona a cui affido i miei pensieri e i mie scritti, è una giornalista, una scrittrice, per me una delle migliori, una mangiatrice di libri, una donna con tanti pregi. Il suo modo di scrivere è preciso, è facile da comprendere, è contemporaneo. Ha seguito il nostro lavoro dall’inizio, ci ha consigliato, ci ha corretto, ci ha spronato. È stata sempre presente e non poteva non dedicarci un suo “pezzo”, un suo inno alla nostra amicizia. Ti voglio bene amica mia.</p>
<p>Poi c’è Letizia Falzone, un’altra miglior amica, la mia scrittrice preferita, un’autrice piena di iniziative. Letizia è una di quelle che sente la musica, la sente anche quando è BASSA, quando è impercettibile e se anche non la dovesse sentire si mette a ballare con chi viene definito pazzo. Letizia è tutto questo e il suo essere sempre attenta, scrupolosa, empatica, romantica, è dentro i sui scritti. Sa indagare dentro l’animo umano e sa scegliere il lessico con cui dipinge le emozioni. Tutti sanno riempirsi la bocca con la parola “amore”, Letizia riesce a farti sentire il suo sapore sulle labbra, un sapore a gusto di fragole e lampone, al gusto forte dell’amore. Anche lei ci ha seguito dall’ inizio e non poteva mancare con un suo pensiero, un suo scritto fatto insieme per la strada. Voglio bene anche a te Letiii.</p>
<p>E poi ci sono i mitici Management, il gruppo indie, un po’ punk, un po’ soft, il gruppo che ci ha catapultato sulla strada, che ha dato il titolo al libro, che ha dato una Postfazione al nostro libro, che hanno dato a due ragazzi, estranei, la possibilità di realizzare il loro sogno. La musica non mi ha deluso, anche questa volta la musica mi ha salvato. La postfazione è sulla stessa frequenza di tutto il libro e anche i management hanno fatto un pezzo di strada insieme a noi. Grazie Management. Il nostro sogno si è realizzato.</p>
<p>E infine non potevo non citare colui che ha dato vita a tutta la nostra pazzia, Italo Arcuri, il nostro editore, che ha creduto in me, in noi, che con la sua casa editrice, Emia Edizioni, ci ha permesso di essere, anche solo per poco, degli scrittori. Il supporto mdi Italo è stato fondamentale, è stato la fine del viaggio, del nostro libro. Grazie Italo per tutto.</p>
<h4>Chi è Giuseppe?</h4>
<p>-Giuseppe è un sognatore compulsivo. Immagina di tutto all’infinito. Uno di quelli che può rimanere per ore con le cuffie nelle orecchie e la modalità aereo nella vita. Un po&#8217; per inclinazione naturale, un po&#8217; come movimento di difesa nei confronti del mondo. Se per Pinocchio c’era un grillo a fargli da coscienza, senza alcun dubbio la sua avrebbe l’aspetto di un armadillo, proprio come per Zerocalcare.</p>
<p>Dei ballon per dialogare e un tavola ampia suddivisa in vignette per raccontare ciò che accade nella giornata. Le passioni sono rimaste quelle che aveva anche da minorenne, non ha fatto finta di crescere, non è riuscito a farlo. Ha la capacità di passare del tempo con esseri umani con i quali si sente a suo agio a suon di citazioni cinematografiche o di serie tv.</p>
<p>Potrebbe anche capitare di vederlo impantanato in discorsi calcistici da fissati e ossessionati del gioco. Inutile nasconderlo, è malato anche lui. Magari sorseggiando una birra. Sì, molto meglio con la birra. Sente la necessità di scrivere, anche se a scuola gli ripetevano di non esserne capace. Ma chi ha dei forti interessi ne diventa in qualche modo intenditore e questa convinzione, l’ha coltivata fino a farla diventare più grande di lui. Rimane affascinato dalla copertina di un vinile, adora ancora percepire il contatto delle pagine di un giornale e gli piace tutto ciò che è autentico. Proprio come il suono di una chitarra.</p>
<h4>Come è nata l’idea della scrittura a quattro mani?</h4>
<p>È nato tutto così fin dall’inizio. L’intera idea è un pensiero condiviso da due persone, la conseguenza della simbiosi che abbiamo io e Giampiero quando scriviamo è un qualcosa che riesce ad attaccarsi bene. L’assemblamento che salta fuori è un po&#8217; come tutti quei robottoni dei manga giapponesi degli anni 70-80. Per raggiungere il loro stadio completo, avevano bisogno di unire tutti i pezzi.</p>
<p>Spesso, tra noi, diciamo di essere sulla stessa frequenza. Perché la lunghezza d’onda dei nostri pensieri è la stessa. Credo sia stato possibile scrivere qualcosa insieme proprio per la nostra sintonia, con un’altra persona non ne sarei stato in grado. Nonostante la nostra età anagrafica sia un po&#8217; distante, è scattata un’amicizia forte fin da subito grazie alla musica, ne assumiamo dosi massicce tutti e due. Come se parlassimo una lingua universale che riusciamo a comprendere bene. Parte tutto dalla musica, compreso ovviamente il libro.</p>
<h4>Come avete impostato il lavoro e costruito la narrazione?</h4>
<p>Non ci siamo imposti nessun paletto preciso, c’è stata una sorta di mappa del tesoro da seguire che abbiamo disegnato nella nostra testa a mano libera, ma con libertà assoluta su ciò che avremmo scritto. Gran parte del contenuto fa parte delle nostre conversazioni realmente scritte tramite messaggi. Quando poi eravamo convinti che poteva nascere qualcosa simile ad un libro, ci siamo tuffati e immersi nella scrittura, senza conoscere la strada.</p>
<p>Con i nostri tempi e senza forzare nulla. L’unica bussola è sempre stata la musica, oltre a qualche luogo magico che noi amiamo e abbiamo cercato di raccontare e inserire a modo nostro. Probabilmente se avessimo dovuto seguire qualche schema ben delineato, non saremmo riusciti a farlo.</p>
<h4>Come vi siete trovati a scrivere insieme?</h4>
<p>Chiaramente non c’è stata una scrittura in contemporanea nello stesso luogo fisico. Ci inviavamo reciprocamente i nostri scritti in maniera telematica.<br />
Per noi è stato un vero viaggio. Attendevo con grande curiosità quella mail con il nuovo pezzo di Giampiero e viceversa. L’attesa è paragonabile a quella che precede la nuova puntata ancora da vedere di quella serie che adori. Oppure di quell’album che uscirà a breve. L’Hype positivo che ti pervade è identico.<br />
D’altronde anche quando viaggi, nonostante tu possa aver pianificato l’itinerario, è quello che ti accade vivendolo che lo rende speciale. Noi ci siamo goduti un pezzo dopo l’altro senza pensare a ciò che sarebbe successo dopo. Scrivere insieme è stato facile e naturale, proprio perché non c’era nessuna concezione diversa di scrittura da questa qui. Non ci siamo neanche mai posti il problema, perché non c’è stato problema alcuno in questo.</p>
<h4>Chi ha collaborato con voi e in che modo?</h4>
<p>Sono tutte persone che stimiamo e con il quale percepiamo sintonia. Hanno tutti qualcosa di speciale che li rende unici. La parte grafica è realizzata interamente da Domenico Lamanna, un illustratore digitale che si è fatto spazio nella mischia dei social e sta emergendo salendo più in alto di tutti. Con lui condividiamo molte passioni, personalmente anche quella nell’ambito giornalistico sportivo.</p>
<p>Simone Carponi ha voluto regalarci un suo pensiero.Seguiamo sempre con interesse su instagram il suo oroscopo, ormai è un riferimento puro su scala nazionale. Quando personaggi come lui si avvicinano e ti lasciano qualcosa è molto soddisfacente.</p>
<p>Gennaro Iorio si è integrato attraverso la poesia estrapolata da un suo libro. Rappresenta il prototipo di artista moderno e completo. Le sue skill sono molteplici e variegate come le facce di un dado. Ci segue da tempo e ci da consigli preziosi soprattutto in ambito social. Lui è un vero manico delle piattaforme. Non poteva mancare.</p>
<p>Le due donne invece che hanno preso parte con il loro contributo, per noi sono punti di riferimento. C’hanno sorpreso per la loro capacità camaleontica di immedesimarsi perfettamente con il mood del libro. Hanno interpretato la parte come meglio non poteva essere. Sono due parti significative che non descriverò per non commettere reati di spoiler.</p>
<p>Letizia Falzone è un’autrice già nota, ciò che ha scritto per noi è significativo e la sua firma all’interno del nostro racconto, conferisce credibilità per il lettore. La sua passione per la scrittura è contagiosa ed ha sempre parlato del nostro progetto con entusiasmo. Sono le conferme migliori che si possono ottenere, quando a dartele sono persone che emanano adorazione per i libri nello stesso modo in cui lo fa lei.</p>
<p>Fiorella Lorenzi è una giornalista come me. Ha il nostro stesso rapporto con la scrittura ed è aperta a molteplici mondi diversi. I confronti con lei sono stati sempre costruttivi ed è bello vedere come anche lei, si è calata nello stesso nostro vestito che abbiamo dipinto al libro. Questo senso di adattamento nella scrittura è una forma artistica di apprezzamento e bravura allo stesso tempo.</p>
<p>I Management infine, il gruppo indie che con la loro canzone hanno ispirato il titolo del libro. Regalandoci inoltre, la postfazione della quale andiamo fieri. Hanno subito accettato la nostra richiesta e la sensazione è quella che ci conoscano da sempre. Anche loro hanno seguito la conformazione che i capitoli del nostro racconto. Eravamo estasiati dalla loro disponibilità. Prova ulteriore che la musica unisce e rende tutto più possibile.</p>
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