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	<title>Fumare Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>In pubblica piazza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 02:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dissenso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;In pubblica piazza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Poi ti sei seduto all&#8217;ombra di un albero piantato da quarant&#8217;anni al lato della grande piazza. È ottobre, è domenica, è soleggiato, è la noia della felicità. Hai spalancato le braccia, hai abbracciato te stesso. Ti [&#8230;]</p>
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<p><strong>&#8220;In pubblica piazza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>



<p>Poi ti sei seduto all&#8217;ombra di un albero piantato da quarant&#8217;anni al lato della grande piazza. È ottobre, è domenica, è soleggiato, è la noia della felicità. Hai spalancato le braccia, hai abbracciato te stesso. Ti sei accomodato su un muretto di pietra dopo una notte di feraci sogni: ti inseguiva un&#8217;ombra che brandiva un martello; un corridoio che non finiva mai era l&#8217;unica via di fuga che potevi percorrere, ti sembrava che tu scendessi verso qualcosa&#8230;</p>



<p><em>Gridava lei; urlava l&#8217;ombra; sbraitava lei alle tue spalle: distruggere te per punire il padre, il creatore, il seme che si è fatto frutto, frutto marcio al seme malato torna&#8230;</em></p>



<p>E la piazza è un sepolcro, uno scrigno, una torre d&#8217;avorio; cerchi con gli occhi sinonimi e contrari, sostantivi per te stesso. Sguardo al cielo, sguardo sul terreno, sguardo a Ponente e poi a Levante; ti levi anche tu di mezzo, dal cono d&#8217;ombra proiettato dalla chioma dell&#8217;albero. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno immagina. E spesso ti domandi se quando parli l&#8217;altro ti capisca, se tu sia capace di farti capire, se tu sia degno d&#8217;essere capito, se tu hai la volontà di essere chiaro, se tu sei chiaro con te stesso.</p>
<p><em>Cammini per la piazza, da sinistra verso destra, da destra verso sinistra. Distruggere te per punire il padre, il creatore, il seme che si è fatto frutto, frutto marcio al seme malato torna&#8230;</em></p>



<p>Hai puntellato parole per animi irrequieti. C&#8217;è un uomo in bicicletta che ti ronza intorno come un&#8217;ape. Sei il suo fiore ricco di polline, sei una pozione magica che una volta ingerita annulla ciò che sappiamo del mondo. Induci in tentazione coloro che applicano la regola, il confine malato che l&#8217;uomo traccia, la linea comoda che troppi hanno paura di superare, eppure molti sono coloro che vengono chiamati, anche se pochi saranno gli eletti. </p>



<p>L&#8217;uomo in bicicletta gira in tondo, tu invece tagli lo spazio; fa caldo al sole, fa freddo all&#8217;ombra, non hai scampo sotto il cielo e camminando sopra la terra. Il nugolo di pensieri che stai traducendo in forma scritta, affinché chi legga sia con te nel tuo peregrinare, è un esercizio che tu reputi una prosa sperimentale.</p>
<p>L&#8217;aspirazione principale di un perdente è riscattare i propri fallimenti con il riconoscimento della sua presunta genialità. Renditi conto quanto sei egocentrico! E comunque, se questo dovesse avvenire, sarà dopo la tua morte e tu ancora godi di buona salute, un cuore forte, denti sani, nessun accenno di calvizie, un membro che vibra e che sa essere romantico e selvaggio. Ancora gli Dei sono dalla tua parte, per tua sfortuna; non sei di loro gradimento, altrimenti saresti deceduto durante l&#8217;adolescenza. Prova a rivolgerti al Dio dei cristiani, a volte sa essere misericordioso, soprattutto quando si parla di dolore, di morte o di estrema unzione.</p>



<p>Intanto, convinto che queste parole non abbiano nessun fine se non riempire uno spazio, anche se infinite rivelazioni hai trasmesso ai lettori, l&#8217;uomo che gira in bicicletta ti chiede una sigaretta e ti supplica di tornare a occuparti di cose spicciole, umane; per esempio fumare. </p>



<p>Finisce così, infatti: fumate in pubblica piazza.</p>
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