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	<title>Fuggire Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fuggire dal caos</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuggire-dal-caos-gervasi-poesia-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 22:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Caos]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Fuggire]]></category>
		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fuggire dal caos&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore Un rombo di motocicletta, un camion betoniera, due macchine bianche. Il manto stradale brucia: evapora il catrame nero. Respiro il catrame e fumo per la prima volta. Tre macchine, quattro macchine, un camion dei pesci surgelati. Sento il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Fuggire dal caos&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Un rombo di motocicletta,<br />
un camion betoniera,<br />
due macchine bianche.<br />
Il manto stradale brucia:<br />
evapora il catrame nero.<br />
Respiro il catrame<br />
e fumo per la prima volta.<br />
Tre macchine,<br />
quattro macchine,<br />
un camion dei pesci surgelati.<br />
Sento il fresco<br />
in questa estate infernale.<br />
Un&#8217;altra macchina parla,<br />
un ragazzo corre,<br />
si ferma,<br />
ha caldo,<br />
è troppo stanco.<br />
Tutte le macchine lo superano,<br />
non cambia andatura,<br />
pensa alla campagna,<br />
pensa alla terra che calpesta.<br />
Pensa a correre lento.<br />
Una macchina,<br />
due macchine<br />
e le ruote bruciano.<br />
Bruciano i corpi,<br />
brucia il cuore,<br />
brucia la vita.<br />
Non so cosa cogliere<br />
nel caos stradale.<br />
Ho bisogno del nulla<br />
e del caro silenzio<br />
di un paese in collina,<br />
che guarda il mare<br />
e attende una macchina,<br />
che sbagliando strada<br />
forse troverà la via.<br />
È scesa la notte,<br />
le onde del mare danzano<br />
attorno agli scogli dei bronzi.<br />
Ci voleva la notte per sentire il mare,<br />
ci voleva la notte<br />
per dare un senso al caos del giorno.<br />
Un treno porta via il silenzio,<br />
mentre le onde danzano ancora.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta &#8220;Fuggire dal caos&#8221;, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/anonimo-fui-e-anonimo-ritornai-gervasi-poesia/">&#8220;Anonimo fui e anonimo ritornai&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Frammenti dell&#8217;ultimo tramonto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/frammenti-ultimo-tramonto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 04:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Fuggire]]></category>
		<category><![CDATA[tramonto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio La terra ha preso il sole, anche oggi. Lo ha nascosto dietro un velo di rocce. Ecco le montagne, guardiane del mare agitato del Golfo di Policastro. E poi il rosso, e poi il turchino, e poi il blu scuro, e poi il buio. Davanti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/10/05/frammenti-dallultimo-tramonto/">Zona di Disagio</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La terra ha preso il sole, anche oggi. Lo ha nascosto dietro un velo di rocce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco le montagne, guardiane del mare agitato del Golfo di Policastro. E poi il rosso, e poi il turchino, e poi il blu scuro, e poi il buio. Davanti a me la sera di un mercoledì di settembre; una sera bella, come se fosse l’ultima che il mondo vedrà; così profonda da inghiottire il respiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è l’ora in cui la vita fa paura. La sera denuda, frusta, destabilizza. I passi si fanno lenti e angoscianti. Si diventa sentinelle, ci si guarda le spalle. La sera ci rende senza pietà. La luna ci salva, è il cerino che vorremmo tenere tra le mani. La luna ci osserva, è lo sguardo materno che ci fa sentire coccolati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, da sola non basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta a me, che ascolto la smarrita voce della sera. Non so che lingua parli, ma in essa si mischiano i ruggiti del mare, i latrati dei cani, i guati dei pneumatici che corrono sull’asfalto, il lamento degli alberi scossi dal vento. E in questo vociare, in cui ogni idioma diventa un gorgoglio, pronuncio l’unica parola che redime dal rumore: <em>silenzio</em>. Ma nulla tace, nulla si placa; anzi, resiste e si rafforza, diventa una voce dura… cemento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho freddo. Ma questo riguarda solo me che ora tremo e sono l’ultimo frammento di quel tramonto consumatosi mezz’ora fa. Riflesso di sole, che mi ha lasciato un po’ di umanità; calore di raggi, che non hanno permesso la mia trasfigurazione notturna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vero uomo e vero dio?<br />Generato o creato?<br />Quale sostanza ci pervade quando veniamo risucchiati dalla notte?<br />Cosa ci fa temere e poi amare la notte?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so quale timore abbia ispirato queste parole. Mi sono lasciato catturare dal tramonto; così ho atteso che il sole sparisse dietro i monti che rendono nervoso il golfo. Poi, ho aspettato che il cielo diventasse nero, che anche l’ultimo bagliore si spegnesse. Ho ascoltato con calma il suono monotono delle campane. Ho contato i rintocchi fino a quando mi è stato possibile… mi ha punto il vento e non ho più avuto bisogno del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stanco, eppur sorridente, ho iniziato a camminare.<br />Sono giunto a casa con la testa sgombra dai pensieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tramonto è l’ora crudele in cui tutti fanno i conti con un giorno che non potrà ripetersi. Nonostante il mondo giri sempre per lo stesso verso, non c’è azione o gesto che ritorni di nuovo a noi. A mani vuote ci accingiamo ad attraversare la notte, in cerca di qualcosa che sazi la nostra fame di possesso.</p>
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		<title>Dopo ogni irrevocabile dispersione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dopo-ogni-irrevocabile-dispersione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 04:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dispersione]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[Fuggire]]></category>
		<category><![CDATA[Treno]]></category>
		<category><![CDATA[Verità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio Ogni scelta è legata ai fatti, ma i fatti compongono la realtà e la realtà non è la verità. Tutti possono raccontare&#160;cosa&#160;è accaduto, ma nessuno può davvero coglierne&#160;il perché. Causa ed effetto afferiscono al reale, ma la dimensione della verità si nasconde nell’onirico, laddove a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2018/02/26/dopo-ogni-irrevocabile-dispersione/">Zona di Disagio</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni scelta è legata ai fatti, ma i fatti compongono la realtà e la realtà non è la verità. Tutti possono raccontare&nbsp;<em>cosa</em>&nbsp;è accaduto, ma nessuno può davvero coglierne&nbsp;<em>il perché</em>. Causa ed effetto afferiscono al reale, ma la dimensione della verità si nasconde nell’onirico, laddove a comandare è una forza irrazionale e sfuggente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Io sono</em>&nbsp;nel momento in cui mi riconosco qui e ora, in un luogo, e gli altri mi vedono come soggetto-oggetto. In questo tacito contratto visivo col mondo, io sono un elemento fisico che appare per un istante. Ma&nbsp;<em>la verità dell’essere</em>&nbsp;è così intima che sfugge anche a me, e si nasconde in un&nbsp;<em>Es</em>&nbsp;che mai si mostrerà nella sua interezza. Così,&nbsp;<em>la verità del mio essere</em>&nbsp;è una rivelazione che mi viene somministrata a gocce… ma mai si placherà la mia sete.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La verità è quindi come l’oceano</em>… chi riuscirà a bere l’oceano goccia dopo goccia? Ecco perché mi dissocio dalla realtà e mi sperdo… e poi non ricordo cosa io abbia attraversato, cosa io abbia visto, cosa io abbia toccato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà stato come nuotare in quell’oceano dal moto ondoso pachidermico?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La verità dell’essere</em>&nbsp;ci rende smemorati… è così meraviglioso allontanarsi, rimanere in estasi, senza portare nella realtà un futile bottino di ricordi. E quando torniamo con i piedi per terra su strade battute dalla noia e dal disincanto, con lo sguardo rivolto verso le nuvole, immaginando di saltar su un treno che non faccia più ritorno, allora riconosciamo che la realtà ci ha ingabbiati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, basterebbe capire che mai la realtà è la verità.</p>
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