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	<title>Frontiere Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Cosmismo russo. Eltchaninoff e il culto dell&#8217;uomo nuovo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cosmismo-russo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 01:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano sul cosmismo russo, già pubblicato su Zona di Disagio I russi sono abituati a spazi dilatati, a orizzonti estesi, a luoghi in cui lo sguardo si perde e nei quali ci si sente spaesati e privi di orientamento, perciò immaginano, sognano, pensano in grande e hanno visioni meravigliose. Parte da questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Articolo di Martino Ciano sul cosmismo russo, già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2022/11/25/cosmismo-russo-michel-eltchaninoff-e-la-religione-delluomo-nuovo/">Zona di Disagio</a></h3>
<p>I russi sono abituati a spazi dilatati, a orizzonti estesi, a luoghi in cui lo sguardo si perde e nei quali ci si sente spaesati e privi di orientamento, perciò immaginano, sognano, pensano in grande e hanno visioni meravigliose. Parte da questa constatazione Michel Eltchaninoff, caporedattore della rivista francese <i>Philosophie Magazine</i> e specialista di filosofia russa, nonché autore di questo saggio dal titolo <em>Lenin ha camminato sulla Luna</em>, edito da <em>Edizioni e/o</em>.</p>
<p>C&#8217;è una storia che va ancora scoperta e di cui solo oggi si parla, al centro ci sono folli teorie sulla rigenerazione dell&#8217;uomo, sul suo <em>porsi all&#8217;interno del cosmo</em>. Contiene anche proposte fuori dal normale, che spaventerebbero il più audace scienziato, come la resurrezione dei morti o la colonizzazione degli altri pianeti. Eppure, non siamo troppo distanti dalla realtà, perché pian piano e silenziosamente queste teorie hanno preso piede, hanno attraversato in passato la Cortina di Ferro e hanno creato il solco per alcune ricerche che stanno dando i propri frutti.</p>
<p>Penetrare nel <em>cosmismo</em> russo vuol dire visitare un universo di idee che mettono in crisi le nostre convinzioni. Il fenomeno è antecedente alla Rivoluzione bolscevica e, paradossalmente, riuscì a resistere anche alla propaganda atea che il regime provò a imporre; anzi, proprio tra loro, tra i <em>rossi materialisti</em> si fece spazio una religiosità nuova. La scienza usata come arma di evangelizzazione, idee fantasiose che potevano trovare riscontro in una fede attiva. Tolstoj, Bulgakov, Dostoevskij lasciano tracce di <em>cosmismo</em>, neanche troppo velate, nei loro romanzi.</p>
<p>Lo scopo principale era quello di donare l&#8217;immortalità all&#8217;essere umano, ma dare la vita eterna alle persone avrebbe reso la Terra troppo stretta; di qui l&#8217;altro obiettivo, ossia la conquista del Cosmo. <em>Il primo cosmista fu Nikolaj Fëdorovič Fëdorov, filosofo eccentrico che intrattenne scambi epistolari con Dostoevskij e che si prefiggeva di far rinascere i morti. Tempo dopo i leader bolscevichi, costruttori di Dio, sognarono di creare una nuova religione e di rendere gli esseri umani immortali. </em>Questo ci dice Eltchaninoff, ma Fëdorov era anche intriso di cristianesimo ortodosso. Il suo nome non fu cancellato dai <em>fervidi materialisti bolscevichi</em> solo perché era contro la proprietà privata.</p>
<p>Ci furono anche altri scienziati di idee <em>cosmiste,</em> tollerati perché utili alla propaganda del regime. Pensiamo a Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, un autodidatta che iniziò a giocare con i razzi, ma le cui intuizioni favorirono lo sviluppo scientifico; pensiamo a Vladimir Ivanovič Vernadskij e alle sue ricerche sulla biosfera, che furono accolte favorevolmente dalla comunità scientifica internazionale. Tutti personaggi che vengono citati anche oggi da Putin, il quale non nasconde, nell&#8217;ottica del nuovo nazionalismo russo, le sue simpatie per questi eccentrici scienziati. Certamente, l&#8217;attuale <em>Zar </em>non prende in considerazione uno degli aspetti più importanti dei <em>cosmisti</em>, il pacifismo e l&#8217;idea di una rivoluzione spirituale, e non solo scientista, che coinvolga l&#8217;intera umanità.</p>
<p>Il <em>cosmismo</em> russo ha ispirato anche il <em>transumanesimo</em> occidentale. Un tipo come Elon Musk ne è la prova. Va però ribadito che i <em>cosmisti</em> hanno una componente religiosa forte e non guardano di buon occhio i transumanisti anglo-americani, i quali piegano l&#8217;idea di &#8220;superamento dei limiti dell&#8217;umanità&#8221; a interessi economici, individualistici e, ahinoi, elitari. Infatti, per quanto sembri che tra le due correnti non ci sia differenza, il solco tra le due <em>scuole di pensiero</em> è proprio scavato dalle finalità. Il <em>cosmismo</em> vuole creare un Paradiso in Terra che sia per tutti; il <em>transumanesimo</em> cede volentieri anche alle tentazioni di obiettivi oscuri, non esplicitamente dichiarati, come un&#8217;immortalità che sia per i <em>pochi</em> e un processo di rigenerazione dell&#8217;umanità che sia avviato dai <em>migliori</em>.</p>
<p>Aspetto preoccupante? Fenomeno nel quale non credere? Fantascienza? Non possiamo rispondere con assoluta certezza, ma non possiamo neanche fare finta che intorno a noi non ci siano segnali inquietanti. Da tempo l&#8217;uomo ha dato vita a un gioco pericoloso che contempla le manipolazioni del Dna e il superamento della vita e della morte.</p>
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		<title>Elogio delle frontiere di Jules Régis Debray</title>
		<link>https://www.borderliber.it/jules-regis-debray-elogio-delle-frontiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 06:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
		<category><![CDATA[tecnocrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gianfrancesco Caputo. In copertina: &#8220;Elogio delle frontiere&#8221; di Jules Régis Debray In tempi di globalizzazione e di annullamento delle identità dei popoli, al fine di creare il “popolo unico”, parlare di frontiere può sembrare anacronistico e forse addirittura antiquato, tuttavia un certo amore per l’archeologia ci fa riscoprire il senso e la funzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/jules-regis-debray-elogio-delle-frontiere/">Elogio delle frontiere di Jules Régis Debray</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Gianfrancesco Caputo. In copertina: &#8220;Elogio delle frontiere&#8221; di Jules Régis Debray</strong></p>
<p>In tempi di globalizzazione e di annullamento delle identità dei popoli, al fine di creare il “popolo unico”, parlare di frontiere può sembrare anacronistico e forse addirittura antiquato, tuttavia un certo amore per l’archeologia ci fa riscoprire il senso e la funzione della frontiera, quel limite che <strong>Ludwig Feuerbach definiva nella sua Critica della filosofia hegeliana, come “quello che diviene realtà, lo diventa sempre esclusivamente in quanto è qualcosa di determinato”.</strong></p>
<p>Soprattutto in tempi come questi è opportuno, forse necessario, riconsiderare l’idea di frontiera, <strong>Jules Régis Debray scrittore, giornalista, professore e intellettuale francese, lo fa nel suo “Elogio delle frontiere” (add editore 2012).</strong> Debray si chiede se non sia lo stesso decantato sistema democratico ad aver concettualizzato un mondo senza né dentro né fuori, precipitandolo in una tecnocrazia senza confini naturali, quei confini che erano il naturale <strong><em>limes</em></strong> di popoli e imperi.</p>
<p>D’altro canto l’Europa delle banche e del capitalismo finanziario ha ripudiato il principio del “concerto delle nazioni” poiché avendo ereditato “un massimo di diversità in un minimo spazio” diventa troppo faticoso capirsi tra popoli europei così differenti, meglio incontrarsi nel campo neutro e spoliticizzato dell’economia, i buoni affari interessano tutti, <em><strong>“pecunia non olet”.</strong></em></p>
<p>I popoli europei invece, sentono un bisogno arcaico, sanguigno, vitale, di piantare insegne ed innalzare emblemi, perché al di là delle nuvole della realtà virtuale, unificante ma falsa, i popoli europei vogliono abbeverarsi alla fonte della propria tradizione culturale.</p>
<p><strong>Dunque la demo-tecnocrazia mentre comprime l’orizzonte del cittadino-elettore, allarga l’orizzonte dell’individuo-consumatore “deterritorializzando” le identità comunitarie e globalizzando l’economia, ecco perché il tema delle frontiere, oggi più che mai, è di grande attualità.</strong></p>
<p>La frontiera è innanzitutto una questione intellettuale e morale, la frontiera non è un muro, è corpo vivo che respira, che filtra, lascia passare l’aria nuova proveniente da altri e diversi luoghi, favorisce l’equilibrio attraverso lo <em>“ius publicum europaeum”,</em> che necessita, anzi quasi impone, l’incontro tra i popoli, perché è ovvio che se questa formula è valida per i popoli europei sarà valida per i popoli di tutto il mondo, ecco si intravede la nuova frontiera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/jules-regis-debray-elogio-delle-frontiere/">Elogio delle frontiere di Jules Régis Debray</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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