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	<title>fragilità Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un amico fragile sul tandem delle voci dissacranti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amico-fragile-recensione-de-palma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 23:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[De André]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Luciana De Palma. In copertina &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024 In Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile (Qed ed.) accade di ascoltare un dialogo fitto tra Nicola Vacca, autore dello stesso, e Fabrizio De André. Quello che percorriamo, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Luciana De Palma. In copertina &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024</h3>
<p>In <strong>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile</strong> (Qed ed.) accade di ascoltare un dialogo fitto tra <strong>Nicola Vacca</strong>, autore dello stesso, e <strong>Fabrizio De André</strong>. Quello che percorriamo, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, è il sentiero della ricerca che diventa esperienza di un pensiero forte e di una parola tagliente.</p>
<p>Contenute in questo libro sono riflessioni lancinanti che tagliano l’aria come venti glaciali, rendendo difficile respirare a meno di non voler accettare la tormenta come condizione esistenziale dell’uomo che cerca la verità.</p>
<p><strong>Nicola Vacca</strong> si rivolge idealmente al cantautore genovese per convertire in prove schiaccianti quelle visioni cariche di sconforto morale e culturale che <strong>De André</strong> rese tema delle sue canzoni.</p>
<p>Senza abbandonarsi al miraggio di false speranze né tentare appigli disperati a una chissà quale illusione momentanea, il poeta rifugge la consolazione delle teorie misticheggianti in cui la società moderna dissolve lentamente ogni possibilità di rinnovamento e prova a tratteggiare un discorso che abbia consistenza di lotta e di resistenza.</p>
<p>Ci sono versi, in quest’opera, che annientano ogni residuo di inganno in cui l’umanità non fa che soffocare la bellezza, l’amore, la poesia, la condivisione. Ci sono parole, in questo libro, che restano avvinghiate alla mente come uncini alla bocca di un pesce abboccato all’amo.</p>
<blockquote><p>La misericordia di dio/è un’invenzione dei devoti/che hanno paura dell’inferno oppure lo sconforto/ci sorprende in una bestemmia a mani giunte o ancora Signori benpensanti/vi scaverò la fossa/con le mani nude del pensiero sono molto più che versi di poesie: sono colpi di un’arma che mira allo spirito, colpendolo in pieno.</p></blockquote>
<p>Leggere e poi rileggere tutte le poesie qui contenute ha il valore di un’illuminazione, lenta e cadenzata dalle riflessioni che si avviano verso spazi sempre più ampi, conducendo la mente alle radici di una realtà con cui ogni giorno deve confrontarsi.</p>
<p><strong>Lo stile scabro e la scrittura implacabile</strong> fanno sì che, voltando pagina, si comprenda il progetto culturale di <strong>Nicola Vacca:</strong> andare a fondo, sempre più a fondo, dentro una questione che non riguarda un pensatore isolato, ma l’intera umanità, poiché sul sentiero aperto dal singolo presto si incammineranno gli altri.</p>
<p>Non importa quanto tempo impiegherà la ragione ad accettare il dovere di aprirsi a nuove prospettive seppur dolorose, a nuove gradazioni di consapevolezza, perché tutto quanto accade sulla pagina scritta troverà in qualche modo la forma per manifestarsi a chi quelle pagine terrà tra le mani.</p>
<p>E di sicuro accadrà di vedere, di sentire con prodigiosa intensità quello che i poeti <strong>Vacca</strong> e <strong>De André</strong> intendono rivelare: non una fede che sostituisca quelle vigenti, non un assioma che degradi l’intelligenza a mezzo secondario per conquistare un posto in</p>
<p>paradiso, ma la sostanza ruvida e aspra di un’esistenza sempre più declinata verso l’egoismo, la violenza, la meschinità.</p>
<p><em>Dove c’è dio/non c’è nessuna libertà</em> scrive Vacca nella poesia Libertà. Se questa parola fosse svuotata dal suo inutile carico di romanticismo e ritrovasse il significato che richiama al senso di responsabilità politica, etica e sociale, allora si riuscirebbe a comprendere che nessuna salvezza giungerà mai da nessun dio poiché la scelta finale spetta solo agli esseri umani.</p>
<p>Solo a questi ultimi tocca il difficile e urgente compito di prendere atto della miseria sparsa ovunque per provare a redimersi non in virtù di un premio finale quanto di una compassione universale che mostrerebbe la vanità delle guerre e quindi la loro follia.</p>
<p>Nella poesia intitolata <strong>Il silenzio prima dell’inverno</strong> leggiamo i versi: <em>Dovremmo chiederci come ci siamo finiti/in questo intricato gioco di trame./C’è un silenzio nella risposta</em>.</p>
<p>Interrogarsi è proprio di chi persevera in un faticoso scavo tra le macerie accumulate per anni, forse per secoli in cui l’inettitudine dello spirito e della mente è stata praticata con famelica voluttà.</p>
<p>Porsi domande, lasciarsi afferrare dai dubbi, chiedersi sempre cosa ci sia dietro la tenda che nasconde un passaggio stretto e buio verso spazi indefiniti e vergini in cui aleggiano verità scomode, terribili, ma necessarie da svelare: è questo che fa il poeta, è di questo che vive chi non accetta di farsi ricoprire dal fango della menzogna.</p>
<p><em>Se si vuole davvero essere fraterni/il dolore degli altri/bisogna viverlo come fosse il nostro</em>, leggiamo nella poesia Noi siamo il dolore degli altri.</p>
<p>L’unica occasione per dilaniare quell’egoismo ormai incancrenito nella società va colta nella dimensione dell’empatia, vera, autentica, libera da secondi fini e non viziata da ritorni vantaggiosi.</p>
<p>Il dolore è un’onda che incessantemente ritorna a riva: nulla può evitare che accada, eppure si può lenire la paura, affrontando le risacche con la coscienza di un destino comune che non deve sottrarre nessuno dall’onere di prendersi cura dell’altro.</p>
<p><em>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile/che ad alta voce ci dica a verità:</em> nessuna verità, se è tale, può essere raccontata sottovoce o spifferata in un orecchio, soprattutto quando a metterla nero su bianco è un poeta, anzi sono due.</p>
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		<title>Roberto Gramiccia: La perla è la malattia della conchiglia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mostra-perla-conchiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 03:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Artisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Roberto Gramiccia di Antonio Mari. Le foto delle opere sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;articolo. In copertina: &#8220;Ospite inatteso&#8221;, opera di Pierluigi Isola Una speciale mostra alla Kou Gallery di Rom celebra la forza della fragilità. Da un’idea di Roberto Gramiccia, medico e critico d’arte da sempre attento al tema dei “fragili ribelli”. Dott. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Roberto Gramiccia di Antonio Mari. Le foto delle opere sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;articolo. In copertina: &#8220;Ospite inatteso&#8221;, opera di Pierluigi Isola</strong></p>
<p>Una speciale mostra alla <strong>Kou Gallery di Rom</strong> celebra la forza della fragilità. Da un’idea di <strong>Roberto Gramiccia</strong>, medico e critico d’arte da sempre attento al tema dei “fragili ribelli”.</p>
<h4>Dott. Gramiccia, partiamo dalla più ovvia delle curiosità. Da dove nasce l’idea di questa mostra? Si potrebbe definire un proseguimento ideale della sua lunga riflessione sulla fragilità</h4>
<p>Certamente questa mostra è una tappa di una lunga riflessione, non solo teorica. Per esempio, l&#8217;ultima mostra che ho curato per l&#8217;Anpi l&#8217;ho pensata e realizzata per dare voce agli Artisti che hanno inteso protestare contro la guerra (la più grande causa di fragilità) e a favore del disarmo (La crociata dei bambini). La lente fornita da una teoria sulla fragilità che sia non consolatoria ma ambiziosa, profonda, multiforme e combattiva, consente di dare della realtà e della storia una diversa lettura che aspira ad aggiungere un piccolo contributo nel solco di una grande tradizione di studio e di lotta, davanti alla quale io mi inchino. L&#8217;idea nasce, più nel dettaglio, dalla metafora che proviene da un fenomeno naturalistico, di cui parleremo.</p>
<h4>Arcangelo, Palmieri, Frare, Giovannoni, Isola, Scolamiero, Pulvirenti: artisti raffinati e in grado di fornire diverse chiavi di interpretazione. Come è stato confrontarsi con ognuno di loro?</h4>
<p>È stata un&#8217;esperienza piacevole e arricchente. Del resto, la mia scelta è stata orientata non solo dalla stima che nutro nei confronti del loro lavoro, la cui qualità è riconosciuta ovunque, ma anche dalla consapevolezza della loro disponibilità ad affrontare tematiche non comuni e non scontate. Devo dire che confrontarmi con loro ha rafforzato la mia idea che quello della fragilità è ancora un universo (anche teorico) tutto da esplorare.</p>
<h4>E la metafora della perla, da dove viene? C’è qualcosa di poetico e clinico al tempo stesso…</h4>
<p>Sin dal titolo della mostra si evince che il capolavoro naturalistico della perla, della sua riconosciuta bellezza, deriva da un evento patologico.<strong> La conchiglia, analogamente agli altri esseri viventi, non è impermeabile rispetto a tutti gli eventi negativi</strong>. Per esempio, l&#8217;ingresso di corpi estranei o di parassiti al suo interno. La cosa sorprendente è che dalla difesa attiva da queste aggressioni deriva la perla. Della serie: uno stato di sofferenza può innescare reazioni individuali o collettive che rovesciano l&#8217;ordine naturale degli eventi, preparando rinascite individuali o collettive. Volete degli esempi? Bene: Leopardi e Gramsci erano malati e fragilissimi e sono diventati le vette, rispettivamente, poetiche e filosofiche, della storia degli ultimi secoli nel nostro paese. Altri esempi? La Rivoluzione francese e quella russa. Scusate se è poco.</p>
<h4>Altre idee in cantiere sul fronte artistico?</h4>
<p>Per natura sono un uomo inquieto (fragile quindi, come tutti, ma non rassegnato). Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e fronti su cui impegnarmi. Sono, però, anche vagamente scaramantico e quindi preferisco non svelare per ora i contenuti di un grande progetto, su cui insieme ad altri, sto lavorando. Posso solo dire che sarà a tema con i contenuti emersi da questa intervista, di cui la ringrazio.</p>
<figure id="attachment_10280" aria-describedby="caption-attachment-10280" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-10280 size-large" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Claudio-Palmieri-CORPO-ESTRANEO-2014.jpg?resize=800%2C1024&#038;ssl=1" alt="Roberto Gramiccia" width="800" height="1024" data-recalc-dims="1" /><figcaption id="caption-attachment-10280" class="wp-caption-text"><em><strong>&#8220;Corpo estraneo&#8221; di Claudio Palmieri, 2014</strong></em></figcaption></figure>
<h3>Chi è Roberto Gramiccia?</h3>
<p>Roberto Gramiccia, medico, scrittore, critico d’arte, nasce a Roma nel 1951. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976, si specializza in Medina interna e in Geriatria. Nel corso della sua carriera, si divide fra responsabilità e incarichi apicali nell’ambito del Servizio sanitario pubblico e un’attività curatoriale, letteraria e giornalistica, inerente temi artistici, politici e umanistici in senso lato. Matura una particolare esperienza nell’ambito delle problematiche relative all’universo della fragilità. Quest’esperienza nutre le sue riflessioni sul rapporto esistente fra sofferenza umana, creatività e lotta per l’emancipazione sociale. Esse sono alla base di una sua originale teoria della fragilità. Quest’ultima prende forma compiuta in un libro dal titolo, Elogio della fragilità (2016), presupposto e fondamento di un Manifesto della fragilità cui aderiscono numerose ed eminenti personalità dell’arte, della politica e delle professioni.</p>
<p>Scrive Mario Monicelli nella prefazione al suo Fragili Eroi (Derive Approdi) a proposito delle qualità del libro: &#8220;La seconda (&#8230;) è quella più importante. Coincide con un punto di vista che condivido (&#8230;). E cioè: nella vita la fragilità e la forza, la paura e il coraggio, l&#8217;angoscia della morte e la vitalità sono sempre mischiati. Anzi, spesso da una fragilità nasce una forza inaspettata.&#8221;. E Margherita Hack a proposito del suo La strage degli innocenti (Ediesse): &#8220;Penso che questo libro sia molto importante per far conoscere i problemi &#8211; e le possibili soluzioni ad essi &#8211; in una società che proprio grazie ai progressi della medicina invecchia sempre di più ma diventa anche più vulnerabile&#8221;.</p>
<p>Ha curato numerosissimi e importanti eventi espositivi. Ha pubblicato molti libri e testi in catalogo. Ha collaborato con numerose riviste, fra cui: Stile e Arte, l’Ernesto, Artribune, Segnonline. A partire dal 2000, per oltre dieci anni ha scritto regolarmente di arte e medicina su Liberazione.</p>
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		<title>Fragilità: il significato di una parola</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fragilita-viaggio-parola-chiriano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 02:39:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Elisa Chiriano. In copertina foto di Pino Simone Fragilità è una parola nuda e semplice. Non ha bisogno di orpelli e filtri per mostrare la sua raffinata profondità, tenera e terrena. È im-pudica: si spoglia senza vergogna, senza trucco e senza inganno, senza filtri né veli. Si definisce e si rivela attraverso gesti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Articolo di Elisa Chiriano. In copertina foto di Pino Simone</strong></h4>
<p>Fragilità è una parola nuda e semplice. Non ha bisogno di orpelli e filtri per mostrare la sua raffinata profondità, tenera e terrena. È im-pudica: si spoglia senza vergogna, senza trucco e senza inganno, senza filtri né veli. Si definisce e si rivela attraverso gesti quotidiani, come un bacio, una lacrima, un sorriso. <strong>Ci accompagna per tutta l&#8217;esistenza, nella stanchezza ardente del sangue che scorre nelle vene. </strong></p>
<p>Ci viene accanto con la promessa viva di un&#8217;aurora e la certezza del tramonto, come un grande tesoro che si potrà conoscere e possedere fino a sazietà (Cesare Pavese, Le Poesie). Fragilità è una parola da maneggiare con cura, da manutenere, prendere e condurre per mano: richiede attenzioni costanti e premure continue, per non perdersi e frantumarsi. Cerca un’àncora mentre definisce l’ancòra nel divenire dell’esistenza.</p>
<p><strong>Fragilità è una parola forte e coraggiosa</strong>, eppure “Abbiamo timore di essere fraintesi, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere” (Alda Merini). Fragile è il nostro essere fra molti. Fragili sono i legami, perché siamo frattali, fatti a mille piani e altrettante sfaccettature, fra un indefinito sé e un indefinito altro.</p>
<p>Nasciamo da corpi e illusioni altrui, all’interno di azioni già accadute e altre che accadranno, eppure siamo liberi di orientarci e orientare la nostra bussola verso sensi e controsensi unici e irripetibili. Nascere è un destino plurale e insieme individuale e la fragilità può svelarsi come nostro bene più prezioso solo all’interno della relazione con l’altro, come ci ricorda Hannah Arendt.</p>
<p>Se quindi siamo chiamati a essere attraverso il nostro stare nel mondo, dobbiamo soprattutto fare i conti con la nostra vulnerabilità, che prende forma proprio grazie all’altro e alle sue fragili in-certezze, perché <strong>«parte del nostro esistere risiede nell’anima di chi ci accosta»</strong> (Primo Levi, Se questo è un uomo). Il confronto diventa incontro e alimenta l’esercizio della cura, che ci ripara e protegge. Fragilità è una parola che abita in un tempo sospeso, proteso tra un passato che non è più e un futuro che non le appartiene ancora.</p>
<p>Vive la fugacità del presente, fatta di attimi che si succedono senza soste e, in questo divenire dell’essere, sottoposto a moti perpetui apparentemente uniformi, che spesso vanno in direzione ostinata e contraria, prende forma e si definisce. <strong>Fragilità è una parola che sta in equilibrio</strong>; è ferita e feritoia, taglio e cucitura. Sta in bilico tra due infiniti: il nulla e il tutto. E noi siamo come canne al vento, in balìa degli eventi e degli accadimenti, fragili in natura, ma siamo anche pensanti, alla ricerca del senso della nostra esistenza e condannati a non trovarlo (Blaise Pascal, Pensieri).</p>
<p>Siamo frammenti di ciò che ci appartiene e che non sarà mai pienamente nostro, eppure ostentiamo forza e fortezza, coraggio e tenacia, perché<strong> ”Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi. A questi appartengo anch’io”</strong> (Ludwig Wittgenstein). Fragile è una parola ferita, violata e violentata dalla logica del potere a ogni costo, eppure essa sa fiorire nel deserto (la ginestra) e ricucire con fili d’oro le proprie crepe e fratture (arte giapponese del kitsugi).</p>
<p><strong>Fragilità è una parola che spezza e infrange le nostre certezze.</strong> È condizione e contraddizione, destino e destinazione, tutto e il contrario di tutto. È in questo contrasto che si identificano anche i caratteri tipici della tragedia greca: la contrapposizione tra due forze uguali e opposte, il desiderio di non soffrire, pur consci delle nostre fragilità, e l’istinto naturale che ci porta a vivere in comunità. La natura umana è “qualcosa che nonostante la sua fragilità possiede una particolare bellezza perché inseparabile dalla sua intrinseca debolezza&#8221; (Martha Nussbaum, La fragilità del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca).</p>
<p><strong>Fragilità è poesia:</strong> fa rima con passione, forza accecante e accerchiante. E noi, che volteggiamo come la povera foglia frale tra tempi e stagioni della vita, tra turbini e tempeste, sapendo che fragile è tutto ciò che separabile, come l’amore, le promesse e la libertà; noi che siamo fragili in quanto esseri umani; noi, uomini ed eroi, come Achille e il suo tallone; noi… facciamo di fragilità virtù, perché ci vuole un gran bel coraggio per essere fragili!</p>
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		<title>Fabbricante di lacrime. Erin Doom e l&#8217;amore per la fragilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 01:16:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Fabbricante di lacrime&#8221; di Erin Doom Tutto quello che si conosce di Erin Doom, pseudonimo di una scrittrice italiana di origine emiliana, sono i suoi studi scientifici liceali e la sua formazione giuridica. L&#8217;autrice, che si è avvicinata al mondo della scrittura grazie a Tolkien, ha incominciato a pubblicare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-fabbricante-di-lacrime-erin-doom-e-lamore-per-la-fragilita/">Fabbricante di lacrime. Erin Doom e l&#8217;amore per la fragilità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Fabbricante di lacrime&#8221; di Erin Doom</strong></p>
<p>Tutto quello che si conosce di Erin Doom, pseudonimo di una scrittrice italiana di origine emiliana, sono i suoi studi scientifici liceali e la sua formazione giuridica. L&#8217;autrice, che si è avvicinata al mondo della scrittura grazie a Tolkien, ha incominciato a pubblicare i primi capitoli del suo racconto &#8220;Il fabbricante di lacrime&#8221; su Wattpad. La piattaforma di lettura social lanciata nel 2006 è stato il primo campo di prova per lei, che capitolo dopo capitolo, ha rapito l&#8217;immaginario dei lettori, arrivati a quota sei milioni prima dello scorso giugno. Poi l&#8217;arrivo dell&#8217;editore, Magazzini Salani che ha deciso di raccogliere la sfida e di lanciare nel vasto mercato della letteratura il progetto di debutto della giovane autrice.</p>
<p>&#8220;Fabbricante di lacrime” è un libro che mi è capitato per caso, regalo di Giulia, una ragazza dolcissima, che conosce la mia passione per ogni tipo di lettura.</p>
<p>Questo romanzo sembra il solito libro per adolescenti. E pur immaginando di trovarci personaggi stereotipati, sdolcinature infantili e frasi fatte mi sono invece immersa nella favola di Nica e Rigel consapevole di poter sognare a occhi aperti. Molto del suo significato si trova tra le righe. Infatti, già i nomi dei personaggi hanno riferimenti metaforici.</p>
<p>Nica, nome di una farfalla, è una ragazza dagli occhi del colore del cielo che piange. Impossibile non amarla, la sua delicatezza rende difficile non volerla proteggere ad ogni costo. Nica è una falena che non ha paura del buio, ma che è terribilmente attratta dalla luce, nella sua ingenuità. Con lei impariamo a non smettere mai di credere in qualcosa, perché se ci credi davvero, prima o poi si avvera. Impariamo ad amare con cura e dedizione anche le forme di vita più fragili, i cerotti colorati, il potere degli abbracci, l’affetto degli amici, lo sguardo di chi ci ama. Ma, soprattutto, con Nica capiamo il valore del lasciarsi il passato alle spalle e la forza di muovere il primo passo verso il futuro.</p>
<p>Rigel, il lupo solitario dai capelli corvini e lo sguardo tagliente. Solo chi ha la dolcezza nello sguardo del cuore sa guardare davvero oltre l’apparenza di questo ragazzo. Solo chi ha la pazienza di capire i suoi spigoli, può imparare il percorso fino al suo leale, fedele, coraggioso cuore. Rigel, come la settima stella più luminosa del cielo, che come lui brilla solitaria nella notte scura. Lui ci insegna ad amare in silenzio, con il rumore di tanti piccoli, concreti gesti. Ci insegna a resistere alla vita, come una roccia che tenta di fermare lo scorrere impetuoso di un fiume. Con Rigel incontriamo l’elegante irrazionalità dell’amore, che ci spinge a prendere decisioni avventate, a rischiare il tutto per tutto pur di non abbandonare la persona amata.</p>
<p>Fragile e meravigliosa è lei, solitario e seducente è lui. Si tratta di due “ragazzi interrotti” come si definiscono i giovani che portano addosso il male di vivere. Tra queste pagine, si parla di violenza però con estrema e insolita delicatezza. Si racconta di infanzia negata e di crescita travagliata.</p>
<p>Un lungo viaggio crudele, feroce, doloroso ma anche uno di quelli più belli che rimangono impressi nella memoria del lettore per la forza della speranza che surclassa ogni tipo di dolore. È la storia di due anime mute che imparano a urlare attraverso la potenza dell’amore, che nel silenzio diventa forza e annienta i demoni del passato. Due ragazzi come Rigel e Nica, vissuti con l’assenza del calore di un abbraccio e la semplicità di un gesto affettuoso tra le mura fredde di un orfanotrofio, in cui l’unica speranza era quella un giorno di trovare il calore in una famiglia.</p>
<p>Lo stile di &#8220;Fabbricante di Lacrime&#8221; è decisamente poetico, con una dettagliatissima descrizione sia dei paesaggi che dei singoli personaggi, in ogni loro sfaccettatura. Non mancano poi i flashback, che permettono al lettore di scoprire il passato dei protagonisti. In particolare, l’autrice Erin Doom ha la capacità di scavare nell’animo di Rigel e Nica, facendoli emergere pian piano grazie all’amore, alla gentilezza e a quella quotidianità che ad entrambi era sempre mancata. I due ragazzi, con i loro cuori spezzati, si trovano e, come un puzzle stropicciato, si completano a vicenda, realizzando, l’uno nell’altro, l’incastro perfetto.</p>
<p>La scrittura è scorrevole sebbene presenti ripetizioni soprattutto nell’ossessiva descrizione di Rigel da parte di Nica. Ma già, gli occhi dell’amore non si saziano mai dell’oggetto del loro desiderio! Perdoniamo ciò alla giovane autrice. Presenta discreti <em>plot twist</em> in grado di ravvivare l’interesse dei lettori. E morbide citazioni a inizio di ogni capitolo.</p>
<p>Nica e Rigel due eroi di carta che vivono di vita propria e reale. Con entrambi, la Doom fa un ottimo lavoro nella loro realizzazione, li rende pieni di sfumature, di luci e ombre che vengono a galla pian piano in un sali e scendi di emozioni forti . Il loro rapporto strano e complicato è comunque un legame fortissimo. Li tengono uniti gli stessi ricordi di violenze, abusi e disagi. Nonostante tutto e a dispetto di tutti, si daranno cura e guarigione. Scopriranno sentimenti profondi e complessi l’uno nell’altra, l’uno per l’altra e dentro sé stessi.</p>
<p>La felicità non vuole compromessi ma a volte è costretta ad accettarli e per avere un pezzo di paradiso, spesso c’è da attraversare tutto l’inferno.</p>
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		<title>Salvatore Conaci. Cosa accadde davvero a Evie Benson. BookaBook edizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 16:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri Un gruppo di amici in cui ognuno porta con sé i propri segreti inconfessabili; eventi che si accavallano; un tempo che presenta a tutti, nel bene o nel male, il conto delle proprie azioni. Benvenuti in Cosa accadde davvero a Evie Benson, romanzo dello scrittore [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/cosa-accadde-davvero-a-evie-benson-salvatore-conaci/">Gli amanti de</a></em></strong><a href="http://www.gliamantideilibri.it/cosa-accadde-davvero-a-evie-benson-salvatore-conaci/">i <em><strong>libri</strong></em></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo di amici in cui ognuno porta con sé i propri segreti inconfessabili; eventi che si accavallano; un tempo che presenta a tutti, nel bene o nel male, il conto delle proprie azioni. Benvenuti in <em>Cosa accadde davvero a Evie Benson</em>, romanzo dello scrittore calabrese, Salvatore Conaci. Un thriller? No molto di più, perché tra queste pagine si indaga sui rapporti umani, sulla fragilità che ognuno di noi tende a celare in maniera goffa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno sfugge alle proprie bugie, ma molte volte una menzogna nasconde un trauma relazionale che si annida nell’anima, che cresce lentamente divorando la nostra innocenza e il nostro bisogno di essere accolti con sincerità per ciò che siamo davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si finge per autodifesa, ci si illude per sperare, ci si inganna per sfuggire alla realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Evie Benson è un animale asociale che costruisce la sua esistenza sull’apparenza, assecondando un rapporto d’amore inesistente. Sa di essere una marionetta nelle mani di un narcisista, ma non si difende. Anzi, come una persona affetta dalla sindrome di Stoccolma si innamora del suo carceriere “virtuale”: un uomo conosciuto sui social che lei mai incontrerà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pian piano la verità verrà a galla, ma Evie è una donna apparentemente sicura di sé. È una persona dell’<em>oggi</em>, in balia di mille&nbsp;<em>io</em>costruiti all’occorrenza per dimostrarsi sempre all’altezza della situazione. Ma il cortocircuito è sempre lì, dietro l’angolo, e quando avviene, anche se la scintilla che ne scaturisce è di lieve entità, si mostra in tutti i suoi effetti, risvegliando a sua volta “il male che sonnecchia negli altri”. Tutto si risolverà anni dopo, in una notte di Capodanno, il giorno in cui si festeggia l’inizio di un nuovo ciclo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come detto, Conaci non scrive solo un thriller, ma un romanzo che porta in superfice l’ambiguità di molti rapporti umani. Per certi dolori non esiste medicina. Solo attraverso un’azione eclatante, irragionevole, irrazionale, l’animo umano si depura. La ragione non è la cosa migliore, spesso e volentieri è solo un metodo per nascondere la propria natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conaci fa questo: disvela, rivela e riporta in superfice, per dirla alla Thomas Bernhard,&nbsp;<em>il contenuto di verità che sta nella menzogna</em>.</p>
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