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	<title>Flusso di coscienza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Incipit</title>
		<link>https://www.borderliber.it/incipit-racconto-danise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 03:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Antonio Danise. Foto di Martino Ciano … e cosa penseranno le persone a vederti così, in mutande, stravaccato sul divano a leggere, e io, che non volevo pensarci, mi ritrovai improvvisamente nella situazione di dovermi soffermare a riflettere, ragionare su quello che mi aveva appena fatto notare, non sapevo, non avevo idea di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Antonio Danise. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>… e cosa penseranno le persone a vederti così, in mutande, stravaccato sul divano a leggere, e io, che non volevo pensarci, mi ritrovai improvvisamente nella situazione di dovermi soffermare a riflettere, ragionare su quello che mi aveva appena fatto notare, non sapevo, non avevo idea di cosa fare, come comportarmi, vestirmi sarebbe stata una sconfitta in un’ipotetica battaglia o comunque una gara, dargliela vinta, ammettere che sì, stare sdraiato nudo come un verme sul divano per gran parte del giorno non era proprio il massimo, anche se il tempo lo passavo leggendo e arricchendo il patrimonio da cui speravo di ricavare un giorno qualcosa di buono, qualcosa che mi potesse permettere di tirare avanti con una certa regolarità, e a dire il vero ci provavo anche, non stavo solo a leggere, provavo a buttare giù qualcosa, l’abbozzo di una storia, avevo già iniziato centinaia di racconti, migliaia forse, solo l’inizio, una prima parte, <strong>ne ho tanti di incipit, più o meno lunghi, a seconda della durata che mi concedeva l’abbrivio</strong>, poi, quando finivo la carica iniziale, che scrivevo quasi in apnea, per non perdere nulla, per non compromettere l’ispirazione del momento, per non dimenticare tutto, mettevo malinconicamente carta e penna di lato con la speranza, quasi sempre frustrata, di riprendere non appena mi fosse ritornata l’ispirazione, oppure potevo continuare a stare così, a leggere, fin quando arrivavo alla fine del libro, o di un capitolo, o fin quando resistevo, prima di chiudere gli occhi quasi collassato, per aver letto le ultime righe o forse le ultime pagine, avrei verificato il giorno dopo, alla ripresa della lettura, ancora in apnea, senza rendermi conto di cosa leggevo, era un passare gli occhi semichiusi sulle pagine con la mente chissà da quanto scollegata, quel maledetto vizio di scrivere senza prendere fiato e soprattutto senza rivedere ciò che avevo scritto, mi aveva fatto collezionare innumerevoli bozze di racconti, non so se anche di romanzi, e più di una volta mi sono ripromesso di mettere un po’ d’ordine tra le mie carte e l’ordine poteva significare provare a dare un seguito a quegli accenni, a quegli abbozzi di storie che chissà com’erano nate e soprattutto chissà mai come sarebbero andate a finire, avrei potuto inventare tutto ma mi sembrava di tradire lo spirito iniziale che mi aveva portato a scrivere quelle cose ma allo stesso tempo, <strong>dopo ripetute riflessioni, stabilivo che dovevo darmi una mossa e le scelte erano due, provare a dare un seguito completando i racconti oppure buttare via tutto</strong>, non fare più affidamento a quegli aborti, che per anni avevo considerato un discreto patrimonio da cui partire per la mia carriera di scrittore, ed entrambe le alternative erano argomenti per altri racconti o romanzi che questa volta però mi auguravo potessero arrivare a una conclusione, e così alla fine decisi che dovevo proseguire, quando si fa una scelta bisogna portarla avanti fino in fondo, smettere, rinunciare, voleva dire consegnarmi nelle mani delle autorità, sentivo di essere diventato un delinquente abituale che, dopo una vita vissuta nell&#8217;illegalità, rinnegava anni di rapine in banca, assalti a furgoni portavalori, anche omicidi, ma come semplici incidenti di percorso, mai programmati, e non mi sentivo di farlo, volevo continuare, andare avanti, trovare uno sbocco a quella situazione di stallo, una soluzione l’avrei trovata, non mi sarei arreso facilmente, tutti quei fogli, li avrei ripresi, forse con l’intenzione di costruire un enorme puzzle, mi aiutavano in questo le tante letture, più libri allo stesso tempo, più mondi in cui entravo senza mai perdere di vista l’obiettivo finale, quello di costruire una realtà che mi potesse dare almeno l’illusione di vivere, a dispetto di quanto mi girava attorno, avrei certo trasformato o trasfigurato persone di mia conoscenza, costruendo un mondo di personaggi familiari, tutti potevano entrarci, senza selezione preliminare, dovevo solo decidere quali ruoli attribuire a ciascuno di loro, capire perché arrivavano certi sogni inattesi, e da dove, non previsti, chiunque poteva entrare a far parte del mondo che stavo costruendo, di più, anche le cose, gli oggetti familiari o anche ciò che vedevo per strada, tutto era buono per un verso, per un racconto, un eterno e immenso diario che stavo ormai compilando, che tenevo da quando avevo memoria, come se la vita, quella reale, esistesse solo per essere rappresentata, semplice oggetto di letteratura, e per ogni storia avevo pronto un titolo, <strong>L’uomo in mutande sul divano</strong>, <strong>L’incipit infinito</strong>, <strong>Donne di carta</strong>, <strong>Il fado e altre colonne sonore</strong>, tutto già pronto, si trattava solo di sviluppare le intenzioni iniziali e per questo non mi ponevo un termine, anche perché non riuscivo a stabilire in partenza quanto avrei resistito senza respirare quando mi accingevo a raccontare una nuova storia, e non era un particolare irrilevante o di poco conto perché tutto dipendeva da quell&#8217;aspetto, il respiro è importante nella scrittura e, questo un altro titolo a cui pensavo da un po’, mi frullava in testa senza riuscire a rendermene conto, ma quando meno te lo aspetti, ecco che appare come un colpo di vento inatteso che viene a squarciare la pesante cappa di afa che, in certi momenti, sembra soffocare la città d’estate, <strong>Il respiro della città</strong>, ed era già tutto pronto, mi mancava il tempo, pensai rattristandomi, ma poi mi dissi che non c’era fretta, dovevo solo iniziare, riprendevo vecchi attacchi di racconti, li rifacevo miei, come se mi appartenessero, episodi del passato che avevo dimenticato, non si può ricordare tutto, anche le cose più belle, quelle che lasciano un segno, è solo per un tempo limitato, certo, non scompaiono del tutto, perché a un certo punto della vita appaiono da dietro una tenda, e sono storie di tradimenti, momenti vissuti intensamente, senza che ci si renda conto nel momento stesso in cui si vivono, quante volte ho sperato che uscire la sera, quando l’estate stava per finire, scendere in strada per un motivo qualunque, si trasformasse nell&#8217;inizio di una nuova vita, un ricominciare in un mondo nuovo, come se stessi per entrare in un sogno, non vedevo confini, non ben delineati, non certi, tutto sfumava in possibili partenze o meglio trasformazioni, sentivo la necessità di cambiare qualcosa nella mia vita, non sapevo cosa, e allora, uscire per buttare la spazzatura o andare al bar per un caffè, una scusa qualunque, come se avessi bisogno di una giustificazione, poteva rappresentare davvero l’inizio di un percorso che accettavo di intraprendere, anche se non sapevo dove mi avrebbe condotto, non me ne curavo, ascoltavo il battere della signora del piano di sopra, che richiamava l’attenzione, ma non ero per niente interessato a lei, non mi era mai piaciuta, con quella voce stridula che quando parlava sembrava una gallina stonata, e quando salutava, <strong>Buongiorno caro, come va, oggi?</strong>, equivaleva a chiedermi se ero libero da impegni e potevo darle una mano a fare quei lavoretti in cantina che ormai rimandava da anni, cosicché potesse risparmiare un po’ di soldi, in cambio di qualche favore o chissà, nei suoi pensieri, anche di qualche prestazione, ma ve l’immaginate, proprio sul più bello, a sghignazzare goduriosa, nemmeno avesse fatto un uovo d’oro, coccodè, coccodè, no, proprio non è il caso, rinunciai a questo pensiero, girai l’angolo dell’edificio, il vento mi spolverò in faccia una zaffata di fogna, arrivata da quegli enormi buchi che da mesi ormai lasciavano intravedere le interiora del marciapiedi, un giorno o l’altro il comune dovrà pur decidersi a tapparli, era anche per questo che cominciavo a mal sopportare quella zona, avevo bisogno di cambiare aria, di evadere, in qualunque modo, e l’avrei fatto se solo, ma no, basta, di aria non me ne è rimasta più tanta ormai, ho finito l’ispirazione se pure c’è mai stata, chissà, e forse è meglio che me ne resti a casa a leggere e sperare che anche questo giorno passi senza chiedermi più cosa starà pensando la gente a vedermi così, in mutande, stravaccato sul divano a scrivere incipit infiniti.</p>
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		<title>Mirko non riesce a dormire</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mirko-non-riesce-a-dormire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 02:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Daniela Grandinetti Mi fa male la pancia, non tanto male, un poco, se mi metto a pancia in giù mi passa come dice mamma magari faccio qualche puzzetta e poi mi sento meglio mi fa anche freddo mi copro tutto metto anche la testa sotto, no, non riesco a respirare bene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Mi fa male la pancia, non tanto male, un poco, se mi metto a pancia in giù mi passa come dice mamma magari faccio qualche puzzetta e poi mi sento meglio</p>
<p>mi fa anche freddo mi copro tutto metto anche la testa sotto, no, non riesco a respirare bene</p>
<p>mi devo girare non ci posso stare la pancia mi fa male</p>
<p>mi siedo sul letto un pochino, non mi piace questo pigiama mi stringe al collo sono cresciuto e mi sta piccolo domani devo dirglielo a mamma che non mi sta più magari glielo dico adesso quando viene per il bacio della buonanotte</p>
<p>però devo dormire è tardi e lei non arriva, se non dormo domani a scuola poi sono nervoso.. oggi non è andata bene è successo di nuovo, dovevo dirlo a mamma dovevo dirle la verità, ma non mi ascolta mai… ma perché non arriva?</p>
<p>c’è silenzio Elena si sentiva male ecco perché non viene, Elena ha la febbre e io lo so le moine che fa Elena quando è malata.. vuole che mamma dorma nel suo letto o forse è andata lei nel lettone e io non me ne sono accorto.. però mamma un bacio viene sempre a darmelo prima di dormire.. anche se Elena è andata nel lettone lei il bacio me lo viene a dare lo stesso, se no non riesco a dormire</p>
<p>domani a scuola non ci voglio andare dico che sto male anche se non è vero, non m’importa se mi porta dalla nonna meglio se m’annoio dalla nonna.. poi sto male davvero adesso anche se non è proprio mal di pancia non lo so cos’è. Vabbè mi stendo di lato, penso a una cosa bella vediamo se mi addormento…</p>
<p>no il cuscino è duro.. non lo so se era duro pure prima ma perché mamma non viene? È buio… non riesco a dormire al buio se accendo la lampada forse è meglio.. poi magari mamma vede la luce e lo capisce che sono ancora sveglio se no pensa che dormo se ne va e non entra…</p>
<p>si addormenterà prima o poi quella mocciosa.. quando fa così Elena la odio, non aveva febbre alta.. il termometro l’ha preso papà l’ha detto ma non me lo ricordo forse era alta davvero quindi mamma fa bene se sta un pochino con lei… comunque domani a scuola non ci voglio andare non lo voglio vedere Leonardo… non mi si deve avvicinare un’altra volta</p>
<p>oggi è stata colpa sua ma la maestra se la prende sempre con me… poi racconta a mamma cose sempre diverse e la colpa è mia… non mi credono Leonardo mi dà fastidio e non mi credono lui lo fa apposta a prendermi le cose, le sue ce l’ha ma prende sempre le mie, oggi mi ha sporcato il foglio per dispetto lo so che era per dispetto io so disegnare e lui no che ci posso fare? Avevo fatto un disegno più bello e me l’ha rovinato… forse dovevo dirglielo alla maestra cosa aveva fatto… non gli dovevo strappare il quaderno ma ero arrabbiato mi fa sempre dispetti brutti.. e poi lui mi ha spinto e se cadevo mi sarei fatto male perché mi ha spinto forte</p>
<p>potevo pure battere la testa anzi meglio se la battevo così almeno mi credevano… si vabbè il pugno gliel’ho dato ma era perché mi volevo difendere.. lui è più bravo di me a raccontare bugie Però ora è la terza volta che mi puniscono….</p>
<p>uffa avevo detto dovevo pensare a una cosa bella per dormire non a Leonardo che poi sto ancora male ma quando resto da solo in classe per punizione e tutti vanno fuori per l’intervallo è una cosa brutta… non te la dimentichi poi… io non me la dimentico… poi ci penso tutte le volte forse lo dovrei dire che è una cosa brutta e poi non ho fatto niente perché ci finisco io in punizione e lui</p>
<p>mai? Quando tornano tutti dentro poi sono contenti e nessuno mi guarda sembra di diventare invisibile anzi mi guardano tutti in modo strano</p>
<p>vorrei raccontare le cose a mamma ma si arrabbia prima di farmi parlare ascolta sempre la maestra e a me non chiede mai niente</p>
<p>Elena è piccola a lei non li fanno i dispetti ma a me sì poi lei si prende le carezze e io i rimproveri.. adesso vado e glielo dico che non riesco a dormire.. ma se poi Elena è lì e non mi parlano ci resto più male…. Forse mamma non viene più, s’è addormentata con Elena… ho sentito che la mamma di Leonardo ha telefonato e mamma ha detto che era dispiaciuta ma che ne sa lei Leonardo è furbo, furbo e il pugno se lo meritava…</p>
<p>mi sa che mamma non viene è tardi e io non riesco a dormire e mi vengono solo pensieri brutti quelli belli non mi vengono… sto scomodo e mi fa caldo… sono sudato forse ho la febbre pure io… è un virus.. e lei non viene più….</p>
<p>forse non mi voleva… ma non è che sono grande io… no non ci vado domani a scuola poi litigo di nuovo e non ci voglio stare in punizione un’altra volta.. sono arrabbiato e poi se sono nervoso Leonardo lo picchio tanto lui non la finisce di farmi i dispetti.. però non riesco proprio a dormire.. e io voglio dormire… voglio dormire… voglio dormire… no tanto non dormo.. conto le pecore, certe volte funziona… una due tre quattro cinque… lo so che si è portata Elena nel lettone… ma pure io mi sento male… non riesco a dormire… poi mi dice che sono più grande e che stiamo scomodi e che devo tornarmene a letto… ma io mi sento male… e lei s’è pure scordata di venirmi a dare il bacio della buonanotte</p>
<p>ora mi alzo e ci vado tanto non dormo….</p>
<p>ok corro nel corridoio buio, il pavimento è freddo apro la porta della camera da letto, è buio pure dentro, non riesco a vedere chi c’è nel letto, ma la porta della camera di Elena è aperta quindi lei dev’essere lì in mezzo a mamma e papà.</p>
<p>sto tremando di fronte alla mia ombra, sono grande e lo so che è la mia ombra ma mi fa paura lo stesso non è vero che sono così grande</p>
<p>mamma…. ho mal di pancia forte…. Non riesco a dormire…. mamma</p>
<p>sto fermo</p>
<p>aspetto una risposta</p>
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