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	<title>Finanza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Catastrofe neoliberista: D&#8217;Orsi e la storia degli ultimi anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026 Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026</strong></p>
<p>Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà un sogno, uno dei tanti, se non un prurito da intellettuali.</p>
<p>Una cosa è certa: &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; aiuta a capire cosa è accaduto e cosa ha provocato le attuali condizioni di vita. Il professore Angelo D&#8217;Orsi, già docente ordinario in Storia del pensiero politico presso l&#8217;Università di Torino, nonché allievo di <strong>Noberto Bobbio</strong>, scrive un saggio divulgativo che ha il merito di coinvolgere il lettore. Non è un libro per addetti ai lavori, ma per chi vuole farsi un&#8217;idea chiara e precisa.</p>
<p>Quando inizia la catastrofe neoliberista? Gli anni Settanta del Novecento danno avvio al balletto osceno con le sue crisi e con la fine della convertibilità del dollaro in oro. Si esalta il mercato libero, rapace, che risveglia le manie imperialiste. Il motto è il seguente: &#8220;<strong>Lo Stato è il problema</strong>&#8220;. Tutto ciò che è pubblico va smantellato e va dato in mano ai privati. È l&#8217;inizio della fine del sistema &#8220;social-democratico&#8221;.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento ampliano il quadro, concretizzando ciò che avrebbe potuto essere solo una affascinante teoria. Nel 1989, con la caduta del <strong>Muro di Berlino</strong> e del blocco sovietico, viene meno anche l&#8217;ultimo deterrente. D&#8217;Orsi traccia anche la crisi della sinistra italiana, che diventa neoliberista. Sebbene già i socialisti craxiani avessero messo in moto il processo, c&#8217;è da dire che neanche i post-comunisti hanno cercato di arginare il problema.</p>
<p>Come sempre accade nella storia, ogni cambiamento viene annunciato con entusiasmo. La fine della <strong>Guerra Fredda</strong> coincide con l&#8217;idea della &#8220;<strong>fine della Storia</strong>&#8220;, nonché la certezza che l&#8217;umanità sarebbe andata incontro a una stagione di pace e prosperità. Inutile dire che tutto questo non si è avverato e che oggi stiamo scrivendo altre cose. Diverse da quelle che teorizzarono i componenti della <strong>Scuola di Chicago</strong> e Milton.</p>
<h3>Catastrofe neoliberista: incubo o realtà?</h3>
<p>La guerra continua e ripetuta come arma di destabilizzazione dei territori utili al <strong>Capitalismo</strong>; il crescente divario tra ricchi e poveri; la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi; la crisi dell&#8217;Europa, sempre più sottomessa agli <strong>Stati Uniti</strong>; la farsa dell&#8217;esportazione democratica; la distruzione del clima, della natura e degli equilibri atmosferici, che producono pandemie sanitarie sfruttabili dal sistema neoliberista; crisi economiche, finanziarie e delocalizzazioni delle aziende.</p>
<p>Questi sono gli elementi su cui D&#8217;Orsi costruisce la sua opera. C&#8217;è una differenza però: &#8220;<strong>Catastrofe Neoliberista</strong>&#8221; è un saggio storico e non una farneticazione. La ricerca impone rigorosità e tra queste pagine se ne troverà tanta. Il punto di vista dell&#8217;autore è quello gramsciano. Ciò non vuol dire &#8220;<strong>comunista</strong>&#8221; secondo gli sfottò odierni, ma &#8220;<strong>marxista</strong>&#8220;, pertanto globale e di marca sociologica.</p>
<p>Sebbene questa &#8220;linea di colore&#8221; possa fare storcere il muso a qualcuno a causa dei noti pregiudizi che investono la materia, qui non vengono mai messi omessi i fatti. D&#8217;Orsi mette destra e sinistra nello stesso calderone, ossia in quel movimento neoliberista che sta distruggendo il pianeta.</p>
<p>Non esistono più oppositori, ma solo abili manipolatori che stanno nascondendo la profezia di <strong>Marx</strong> nei riguardi del Capitalismo, ossia la cannibalizzazione di sé stesso. Il caos mondiale provocato dalla &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; si mostra nelle immigrazioni di massa, che sono ben altra cosa rispetto alla sostituzione etnica; nell&#8217;impoverimento e nello snaturamento della democrazia; nell&#8217;uso massiccio di un&#8217;informazione di sistema che acceca la verità.</p>
<p>Proprio la democrazia cos&#8217;è ormai? Una scatola svuotata di tutto e che resta in piedi solo nella sua apparenza. Le cose miglioreranno? Certo che no, a patto di un risveglio delle masse. Ma anche questa è un&#8217;utopia, basti pensare cosa è successo negli anni Sessanta del <strong>Novecento</strong>, quando qualcosa si stava muovendo.</p>
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		<title>L&#8217;albero del Ténéré. Andrei e le &#8220;ragioni dello spaesamento&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/albero-andrei-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2024 01:46:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;albero del Ténéré&#8221; di Alessandro Andrei, Wojtek edizioni, 2024</strong></p>
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<p dir="ltr">Come si può mettere in ordine il caos degli eventi, soprattutto se è frutto di momenti già vissuti e consumati, i cui effetti si manifestano ancora attraverso comportamenti che richiederebbero un cambio vita radicale, oltre che di pensiero? È il dilemma che si impone davanti agli occhi di <strong>Antoine</strong>, protagonista del romanzo <strong>&#8220;L&#8217;albero del Ténéré&#8221; </strong>di <strong>Alessandro Andrei</strong>.</p>
<p dir="ltr">È cresciuto a <strong>Parigi</strong>, ha vissuto situazioni complesse, atroci, nei peggiori quartieri della Capitale francese. Aveva una venerazione per suo zio, <strong>Ernesto</strong>, componente di un gruppo terroristico di estrema sinistra; da adolescente ha sfidato il destino e si è scottato; poi, tutto è svanito. La vita ha portato Antoine in Italia, lo ha gettato nel mezzo di <strong>Milano</strong>, città in cui ha vestito i panni del <strong>broker finanziario</strong>. Le scelte che ha fatto lo hanno allontanato dalle sue idee, dal suo modo di vivere e soprattutto da suo zio, che a sua volta ha fatto perdere le sue tracce.</p>
<p dir="ltr">Venti anni più tardi, con una lettera giunta da <strong>Marrakech</strong>, in <strong>Marocco</strong>, Antoine viene avvisato che Ernesto è morto e che una cospicua eredità lo aspetta. Lui andrà e scoprirà tante verità con le quali potrà riordinare il caos, forse.</p>
<p dir="ltr">Questi i punti cardine di <strong>&#8220;L&#8217;albero del Ténéré&#8221;</strong> in cui sono inseriti sapienti colpi di scena che ci danno la possibilità di costruire insieme ad <strong>Antoine</strong> la ragnatela degli eventi di un passato accantonato e mai analizzato. Proprio il passato, il cui peso viene alleggerito con <strong>Xanax</strong> e altri rimedi, è il grumo che pian piano si scioglie e che permette al protagonista di liberarsi da quella <strong>&#8220;forza oscura&#8221;</strong> che rende la sua vita monotona, ripetitiva. Ma, come spesso capita, questo andirivieni lungo le vie della memoria e dell&#8217;inconscio non è sempre il modo migliore con cui risolvere i conflitti.</p>
<p dir="ltr">C&#8217;è un altro aspetto interessante di Antoine, la sua <strong>apparente indifferenza</strong> con cui tiene a distanza sensazioni ed emozioni. Insegue anche lui un amore perduto, quello di <strong>Francesca</strong> che gli aveva chiesto un figlio. Ma forse Francesca è stato solo il riflesso di un amore adolescenziale, di un <strong>trauma rimosso</strong> e impossibile da superare, perché pieno di <strong>violenza, morte e rimorso</strong>. Il fatto che Antoine neghi, prima a se stesso poi alla sua compagna, la possibilità di far nascere dall&#8217;amore di coppia un figlio, è frutto dell&#8217;idea, inculcatagli in gioventù, di essere parte di una progenie malata che dovrebbe aspirare all&#8217;estinzione.</p>
<p dir="ltr"><strong>La beata rassegnazione di Antoine</strong>, che così appare agli occhi degli altri, lo rende un personaggio alienato, impaurito dalle sue reazioni, preoccupato della possibilità che il passato possa risvegliare i suoi dolori. Alla fine tutto ciò succederà, perché gli eventi non possono essere anestetizzati per sempre. Così il romanzo di <strong>Andrei</strong> sa essere tanto un resoconto, quanto un racconto dinamico caratterizzato da una forte matrice psicologica.</p>
<p dir="ltr">Prima della trama, infatti, è il modo in cui viene sviluppato il <strong>&#8220;tema&#8221;</strong> di uno spaesamento che è sempre sintomo di una ricerca confusa <strong>dell&#8217;origine, delle radici, delle cause prime</strong> che molte volte sono inspiegabili. Non è un caso che, proprio nel momento in cui Antoine smette di &#8220;porsi domande&#8221;, le risposte arrivino dal suo &#8220;rimosso&#8221;, da ciò che in fondo era sempre stato in lui.</p>
<p dir="ltr">Resiste a ogni colpo del destino Antoine, <strong>come un albero che riesce a mettere radici nel deserto. </strong></p>
<p dir="ltr">
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		<title>Vecchio è bello: uno slogan</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vecchio-e-bello-slogan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 01:43:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Vecchio è bello: uno slogan&#8221; è un articolo di Gattonero. In copertina una foto di Martino Ciano</strong></p>
<p>“Vecchio è bello”. Questo slogan è stato molto in voga negli ultimi anni sui media. Poi è arrivato il Covid-19 e si è visto che esser vecchi non è proprio così bello e gli anziani sono diventati “i fragili”.</p>
<p>“Vecchio è bello”, questa ipocrisia è stata un’invenzione del marketing, vero padrone dell’economia, che si era accorto che l’Italia invecchiava e quindi bisognava stimolare i vecchi, scarsi consumatori, a consumare: a sgambettare impudicamente nelle discoteche e a scopare, anche se non ne avevano più nessuna voglia, con il <em>Viagra</em>, eccetera. Il fenomeno è analogo a quello del boom degli anni Sessanta quando il marketing capì che i giovani adesso avevano dei soldi in tasca e quindi ci fu l’apologia della gioventù.</p>
<p>In realtà quei soldi i giovani li avevano dai propri genitori, perché gli italiani sono dei forti risparmiatori, cioè degli sprovveduti, perché il risparmio anno dopo anno viene demolito dall’inflazione o da altre magie finanziarie fino ad azzerarlo o quasi. Il risparmio è un credito <em>erga omnes</em> e quindi ad esso corrisponde un debito equivalente e, come scrive Vittorio Mathieu in Filosofia del denaro, “i debiti alla lunga non vengono pagati”.</p>
<p>I ricchi, che su queste cose sono più avvertiti del cittadino comune, hanno più debiti che crediti. Comunque il denaro, se si vuole che non sia impallinato, deve essere spostato continuamente da un investimento a un altro, cosa che il piccolo risparmiatore non può fare, costretto com’è a tenerselo per affrontare eventuali emergenze.</p>
<p>“Vecchio è bello”. I latini, che erano meno retorici di noi, chiamavano la vecchiaia <em>atra senectus</em>. Terenzio la considera una malattia e Seneca aggiunge e<em>tiam insanabilis</em>, cioè inguaribile.</p>
<p>Tuttavia l’aspetto più drammatico della vecchiaia non è la decadenza fisica, ma l’impossibilità di un progetto di vita, esistenziale, sentimentale, professionale. Manca il tempo. Manca il futuro. Manca la speranza. <em>Sorella Morte</em> ha già alzato la sua falce. È vero che si può morire a qualsiasi età, anche a vent’anni, e che la morte è certa. Ma una cosa è immaginarla in un futuro indefinito, altra è quando ti cammina a fianco. Una cosa è se si tratta di una certezza lontana, remota, altra è se sai che sei al finale di partita.</p>
<p>E che non ci saranno supplementari.</p>
<p>“Non puoi più nemmeno piantare un albero, perché sai che non lo vedrai crescere” mi diceva il mio caro amico Giorgio Bocca quando andava verso i novanta. Cominci anche a guardare con sospetto certi oggetti che sai che ti sopravvivranno. Quando ero sulla settantina una bella ragazza di trent’anni, che mi piaceva, mi disse:</p>
<p>“Perché non possiamo metterci insieme?”.<br />
“Perché tu stai entrando nella vita e io ne sto uscendo. Il Tempo conta, non possiamo ignorarlo”.</p>
<p>Tutti i vecchi pensano alla morte, ci pensano sempre. E ne hanno paura. E meglio stanno fisicamente, in quel momento, e più ne hanno paura. E non potrebbe essere diversamente. Non si tratta di una paura fisica, ma metafisica. È l’orrore del Nulla, lo spaventoso Nulla. L’inesistenza. Tutto ciò che hai vissuto, amato, conosciuto, visto, ascoltato, letto, pensato, è cancellato di colpo, immerso in un buio senza tempo e senza risveglio.</p>
<p>I vecchi finiscono per assomigliarsi tutti, con gli stessi problemi, la stessa stanchezza, le stesse angosce, le stesse ansie, le stesse paure e alla fine anche gli stessi tratti che la vecchiaia appiattisce. Siamo tutti – ora lo sai con molta più consapevolezza di quando ti sei affacciato alla vita – nella stessa barca. E, come nella <em>Vergogna</em> di Bergman, cadremo uno ad uno in mare mentre gli altri faranno finta di non vedere, quasi la cosa non li riguardasse.</p>
<p>Il mondo dei vecchi è un mondo di ombre, le ombre degli amici morti e del passato. Anche il mondo che hai conosciuto e a volte, con l’energia e l’incoscienza della giovinezza, dominato è scomparso: il paesaggio è cambiato, i luoghi pure, gli oggetti sono diversi, altri i miti, gli idoli, gli attori, le letture di riferimento.</p>
<p>Sei un sopravvissuto.</p>
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