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	<title>Feltrinelli Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il libro dell&#8217;inquietudine</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-libro-dellinquietudine-pessoa-ciaccio-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 22:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina &#8220;Il libro dell&#8217;inquietudine&#8221; di Fernando Pessoa, edizione Feltrinelli Quest’opera è stata definita il “più bel diario del secolo” proprio per la sua singolarità, eccezionalità, nella letteratura del ‘900. Pessoa, il cui cognome in italiano significa persona, nacque a Lisbona nel 1888 e lì morì nel 1935. Passò la giovinezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina &#8220;Il libro dell&#8217;inquietudine&#8221; di Fernando Pessoa, edizione Feltrinelli</strong></p>
<p>Quest’opera è stata definita il “più bel diario del secolo” proprio per la sua singolarità, eccezionalità, nella letteratura del ‘900. Pessoa, il cui cognome in italiano significa persona, nacque a Lisbona nel 1888 e lì morì nel 1935. Passò la giovinezza in Sudafrica, a Durban, perché il suo patrigno era console del Portogallo, e rientrò a Lisbona nel 1905 lavorando come impiegato in una ditta di import-export in forza della sua ottima conoscenza dell’ inglese.</p>
<p>Che cos’è il Libro dell&#8217;inquietudine? Nient&#8217;altro che un’opera aperta, in itinere, che secondo le intenzioni dell’autore non avrebbe dovuto essere conclusa. Ancor oggi è oggetto di studio in patria concentrandosi su quello che è stato definito il “Baule” cioè tutta la mole di scritti finora trovata. Ciò che caratterizza il Libro è la presenza degli Eteronimi, ossia personaggi altri non pseudonimi dell’autore, dotati di nome e cognome, vita propria, professione, il primo dei quali è Bernardo Soares, appunto nome fittizio come fosse l’autore, gli altri sono Alberto Caero, Riccardo Reis, Alvaro de Campos.</p>
<p>Si tratta quindi di una frantumazione dell’io in altre persone come fosse un’incapacità di essere un’identità ben precisa. Ci si può chiedere quale sia l’origine degli eteronimi, perché questa esigenza di moltiplicare il proprio io, semmai esista. In una lettera inviata ad un amico, Adolfo Monteiro, scrive: “L’ origine dei miei eteronimi è il tratto di isteria che esiste in me. Non so se sono proprio isterico o un isterico-nevrastenico. Propendo per questa seconda ipotesi e credo che l’origine di essi sia nella mia tendenza alla organica e costante spersonalizzazione e alla simulazione”.</p>
<p>Di Soares dice che è &#8220;come un &#8216;me&#8217; con poco raziocinio e affettività”. Si può dire che i personaggi di Pessoa sono come una sorta di emanazione, parti del poeta e come ha scritto Antonio Tabucchi che l’ha tradotto, “egli vive fra la vita e la coscienza di essa, fra il reale che guarda e il reale che riproduce nella letteratura”. Lo scrivere per Pessoa è vivere, cioè la creazione letteraria è sì finzione (il poeta è un fingitore) ma per lui è vita vera per sfuggire, come scrive, “all’incompetenza verso la vita”.</p>
<p>“Rifiuto la vita reale come una condanna; rifiuto il sogno come una liberazione ignobile. Vivo la parte più sordida e più quotidiana della vita reale e vivo la parte più intensa e più costante del sogno”. Ancora: “Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità (appunto gli eteronimi). Ogni mio sogno è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo e non sono io”. Il sogno per Pessoa non è da intendersi in modo tradizionale ma consiste nel fatto che sogna da sveglio e quindi vive per così dire mentalmente. “Che in questo mondo col sognar si vive”.</p>
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		<title>Il poeta è un fingitore: duecento citazioni scelte da Tabucchi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-poeta-e-un-fingitore-recensione-ciaccio-tabucchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:01:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il poeta è un fingitore&#8221; a cura di Antonio Tabucchi, edizione Feltrinelli Questo libro è stato curato da Antonio Tabucchi che di Pessoa è stato anche traduttore. Grande poeta e prosatore portoghese, nato a Lisbona (1888-1935), è certamente uno dei grandi del Novecento e già da anni la sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il poeta è un fingitore&#8221; a cura di Antonio Tabucchi, edizione Feltrinelli</strong></p>
<p>Questo libro è stato curato da Antonio Tabucchi che di Pessoa è stato anche traduttore. Grande poeta e prosatore portoghese, nato a Lisbona (1888-1935), è certamente uno dei grandi del Novecento e già da anni la sua opera è tradotta in tutto il mondo. In Italia abbiamo <strong>“Una sola moltitudine”</strong> e <strong>“Il Libro dell’Inquietudine”</strong> con prefazione di Tabucchi.</p>
<p>Del <strong>Libro dell’Inquietudine</strong> ne scriveremo in un’ altra occasione e nel caso in oggetto, si tratta di una sorta di antologia, di pensieri, di citazioni, di versi; insomma, un campionario dell’enorme opera del portoghese chiamata “baule” di cui ancor oggi è oggetto di studio, di ricerca. Tabucchi scrive di “essersi comportato come un predone” con l’intento di creare il “suo” libro di Pessoa” come una piccola guida per il lettore.</p>
<p>Questo straordinario autore che ha dissolto l’unità del soggetto o meglio della persona e neanche farlo apposta, il cognome in italiano significa persona, ha creato gli “eteronimi”, personaggi altri dotati di nome e cognome, di vita propria, differenti dall’ortonimo cioè dall’ autore. Il titolo di questa guida è il verso iniziale della raccolta e cioè: “ il poeta è un fingitore./ Finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.</p>
<p>Pessoa definì “finzione vera” la sua opera nel senso che il <strong>Libro</strong> ossia tutti i suoi scritti sono appunto finzione, letteratura come menzogna, simulazione. In quanto incapace di adattarsi alla vita “reale”, egli vive appunto nella finzione letteraria creando ad es gli eteronimi, altri personaggi. Riportiamo alcune citazioni che danno la cifra della grandezza dell’autore: “Fingere è conoscersi”; “la letteratura come tutta l’ arte, è la confessione che la vita non basta&#8221;; “la sincerità è un grande ostacolo che l’ artista deve vincere”; “La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia”; “Ognuno di noi è più d uno, è molti, è una prolissità di se stesso; “la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente” .</p>
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		<title>Andrea Bajani e il suo Anniversario</title>
		<link>https://www.borderliber.it/andrea-bajani-anniversario-barettini-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 22:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;anniversario&#8221; di Andrea Bajani, Feltrinelli, 2024 Andrea Bajani, L&#8217;anniversario, che è più che altro un anti-anniversario. Siamo davanti a un romanzo auto-finzionale, tratto comune di questa dozzina, scritto all&#8217;insegna della trasparenza, siamo chiamati ad assistere con circospezione al racconto, come se stessimo guardando a un processo di rigenerazione, di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;anniversario&#8221; di Andrea Bajani, Feltrinelli, 2024</strong></p>
<p><strong>Andrea Bajani</strong>, L&#8217;anniversario, che è più che altro un anti-anniversario. Siamo davanti a un romanzo auto-finzionale, tratto comune di questa dozzina, scritto all&#8217;insegna della trasparenza, siamo chiamati ad assistere con circospezione al racconto, come se stessimo guardando a un processo di rigenerazione, di guarigione, séguito di una ferita apparentemente ineliminabile.</p>
<p>La madre del narratore è al centro di questo resoconto di un distacco necessario, di un figlio cresciuto dentro un nucleo disfunzionale, una donna che ha vissuto in modo totalmente passivo nei confronti del marito, padre del narratore. Il libro inizia subito con lei, anzi, con loro:</p>
<p><em>L&#8217;ultima volta che ho visto mia madre, mi ha accompagnato alla porta di casa per salutarmi. Dopo di che ha aspettato di vedermi sparire nell&#8217;imbuto delle scale prima di chiuderla. Mia madre non è mai stata da gesti da commiato, principalmente perché era sopraffatta da una forma di timidezza molto prossima alla negazione di sé. Il che, nel concreto, le rendeva impossibile ogni retorica: in nessun modo avrebbe potuto trasformare in una messa in scena, sia pure temporanea, ciò che lei stessa considerava tanto marginale. Per questa stessa ragione, credo, non si riconosceva il diritto di certificare l&#8217;inizio o la fine di nulla. (p.3)</em></p>
<p>Chi era dunque, questa donna? In qualche modo si presuppone l&#8217;idea di una restituzione, prima ancora che di un attacco o di un&#8217;invettiva. I due genitori sono l&#8217;arteria principale del corpo del figlio, ma qui sono due arterie parallele che nel romanzo seguono direttrici uguali ma diverse, l&#8217;una, quella del padre, grande, ingombrante e piena di buche, l&#8217;altra, la madre, stretta, chiusa al traffico e impossibile da sistemare. Una vita, la sua, vissuta in condizione di totale ignavia, di inevitabile ignavia. Totale perché succube del marito ma inevitabile perché l&#8217;autore colloca ogni caso dentro un preciso schema di riferimento storico e culturale che ne restituisce una dimensione oggettivabile e romanzesca, realistica e immodificabile.</p>
<p>La mancanza di possibilità di scelte che quelle donne hanno vissuto, dunque, nelle famiglie italiane di 40 o 60 anni fa (in vent&#8217;anni ci sono stati miglioramenti sul piano dei diritti, ma casi come questo non sono certo stati pochi) si riflette nella scrittura di Bajani, attentissimo in fase di pulizia, di sottrazione, perché la trasparenza sia veramente tale, priva di ogni alone che non sia semplice appendice della Storia. Si intravede allora, fra i non detti della madre, e i sempre crescenti e pesanti detti (e fatti) del padre, un tentativo di restituire quanto meno una legittimità. Non a lui, ingiustificabile perché incapace di comprendere, di perdonare, di non cedere alla violenza, ma a lei, vittima sacrificabile, certo priva di slanci di ribellione e di ogni indole di preservare il nucleo familiare se non a costo di una totale sottomissione.</p>
<p>Tutto accade e si esplica sin dal primo capitolo, in seguito al quale l&#8217;autore racconta del proprio distacco come di un periodo felice, intervallandolo con le memorie della sua famiglia, con quelle disponibili: anche qui, quasi assenti le memorie tangibili della madre, che si rivelano solo pezzo dopo pezzo secondo quel che nella memoria del figlio è presente: un&#8217;immagine, un ricordo, un riferimento. Si compone un quadro generale più con quel che non c&#8217;è, ed è questo, mi pare, un tratto importante di questo romanzo, una sinfonia lentissima che solo con estrema pazienza permette a questa donna di avere, finalmente, un suo ritratto, che emerge per contrasto, per assenze.</p>
<p><em>Se non ho mai scritto di mia madre, né ho mai avuto un pensiero su di lei, è perché per farlo va scorporata da mio padre. Il che comporta un&#8217;operazione delicata, richiede un&#8217;attitudine chirurgica specifica, una freddezza della mano. Richiede lentezza e precisione, un bisturi grammaticale. Cioè puntare le parole nelle porzioni non ancora compromesse. Individuarle, isolarle dal resto, e poi inciderle, fare male con nettezza. Scorporare mia madre da mio padre significa, letteralmente, sottrarla all&#8217;invasione con cui la figura di mio padre si è imposta sistematicamente al nostro immaginario, bruciandoci la retina con la fiamma ossidrica dell&#8217;affermazione vittimaria di sé, e compromettendo senza rimedio la visione. Lasciando cioè al buio tutto ciò che lui non era. (p.11)</em></p>
<p>Ecco dunque: un patriarcato forte, invadente, onnicomprensivo e autofago, e una pietà, la volontà di dividere, nella memoria, almeno nella memoria, le responsabilità dei due. Il metodo è allora, unico possibile, quello di guardare nella memoria, e setacciare tra le situazioni, i ricordi, le differenze, le sfumature della storia in modo che essa possa suggerire altre luci, altre strade. Questa volontà è perseguita con metodo nella consapevolezza dell&#8217;assenza di verità certe, l&#8217;autore procede inanellando domande, verbi che non sembrano mai esprimere assolutezza (“non escludo”, “immagino”, “mi chiedo”, “mi viene facile pensare”), per poi concludersi, alla fine dei brevi capitoli, in immagini familiare che appaiono staccate dal tempo perché in qualche modo emblematiche, eterne, come se l&#8217;autore si accontentasse (ma questo non è per forza un difetto) di usare la storia sociale come spiegazione definitiva di una situazione che negli anni gli ha generato più domande che certezze.</p>
<p><em>Mi chiedo come fu possibile riprendere in maniera naturale un filo che si era rotto tanto malamente. Ma tant&#8217;è, successe. (p.53)</em></p>
<p>Con il trascorrere delle pagine la narrazione mette in luce il meccanismo familiare, il vittimismo eccessivo del padre, la sua assoluzione da parte di lei in quello che è un chiaro meccanismo ricattatorio, che ricade sui figli, a loro volta incapaci di intervenire, allucinati dalle ricorrenti e subdole scene di violenza, resi innocui. In questa analisi lo sguardo di Bajani si fa persino spietato. Non risparmia nulla, a nessuno della sua famiglia, neppure a sé stesso, anzi, è funzionale a guardare oltre, a trovare, almeno una possibile, una verità, a mostrare almeno un po&#8217; di affetto, se non verso l&#8217;istituzione familiare da cui proviene, almeno verso la sua parte più realmente vittima, la madre.</p>
<p><em>Quando però poi, nel corso del tempo, si rese conto che mia madre in realtà ne era immune, che non era spaventata, fu la sua fine, perché fu condannato per sempre al non amore. Continuare a esplodere, anche se regolarmente, allargò soltanto il cratere che lui stesso aveva aperto. Quanto a mia madre, il non avere paura di lui e garantiva una zona franca di infelicità imperturbabile. Per questo, come ho già detto, mia madre era più forte di mio padre, e in fondo vinse la partita su di lui. E perse quella con la vita. (p.65)</em></p>
<p>Gli ultimi capitoli dell&#8217;<strong>Anniversario</strong> ci riportano gradualmente a quell&#8217;ultimo incontro, e tutto avviene in modo persino sintetico. Siamo in una fase nuova della vita dell&#8217;autore, ci sono una terapia con una psicologa, la sua compagna (che diventerà sua moglie), il progressivo e sempre più definitivo distacco. Qui tutto avviene (ancora) in sordina, per sottrazione. Il dolore appare spesso nella sua forma più evidente, ma la narrazione mostra infine che quella ferita, in una parola, quella malattia psichica, è stata la stessa famiglia: una famiglia in particolare ma anche una delle forme più frequenti con cui la famiglia si è manifestata nell&#8217;Italia repubblicana.</p>
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		<title>Rossella Postorino: alla scoperta di &#8220;Le assaggiatrici&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/rossella-postorino-assaggiatrici-romanzo-impala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 22:01:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Sebastiano Impalà. In copertina: &#8220;Le assaggiatrici&#8221; di Rossella Postorino, Feltrinelli Questo è il primo libro che leggo della scrittrice di origine reggina Rosella Postorino. Ne seguiranno indubbiamente altri, per continuare a cogliere l’essenza della sua formidabile penna. Lineare, doviziosamente storica e mirabilmente documentata, l’autrice imbastisce un romanzo sulla pelle di Rosa Sauer, una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Sebastiano Impalà. In copertina: &#8220;Le assaggiatrici&#8221; di Rossella Postorino, Feltrinelli</strong></p>
<p>Questo è il primo libro che leggo della scrittrice di origine reggina <strong>Rosella Postorino</strong>. Ne seguiranno indubbiamente altri, per continuare a cogliere l’essenza della sua formidabile penna.</p>
<p>Lineare, doviziosamente storica e mirabilmente documentata, l’autrice imbastisce un romanzo sulla pelle di <strong>Rosa Sauer</strong>, una berlinese che, per eludere i bombardamenti, lascia la città alla volta di Gross-Partsch, quartiere generale del Fuhrer.</p>
<p>In compagnia di altre nove donne locali, viene scelta per coprire il ruolo di assaggiatrice. Devastata da mille dubbi ed altrettante perplessità inizia la sua attività che, se da una parte le garantisce tre pasti al giorno in un periodo di miseria, dall’altra mette a rischio la propria vita.</p>
<p>Rosa vive con i suoceri e il marito Gregor, di cui perderà repentinamente le tracce in quanto disperso in guerra. Un turbinio di eventi, la consapevolezza di vivere in un periodo assurdo e fortemente sbagliato, sotto una dittatura nociva a chiunque, la convivenza forzata con le altre assaggiatrici e l’amore <strong>“controverso”</strong> con Albert Ziegler, tenente delle SS, costituiscono il leit motiv di questo romanzo.</p>
<p>Tra macerie e desolazioni, frustrazioni e pentimenti, il lettore viene catapultato in una spirale convulsa di eventi, dalle tinte forti e ben caratterizzate che fanno di <strong>Rossella Postorino</strong> una scrittrice fortemente passionale ed incisiva nel panorama letterario e non solo. Da gustare delicatamente ma da leggere assolutamente.</p>
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		<title>Canto del buio e della luce. Antonio Moresco e la fine di un mondo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/canto-del-buio-e-della-luce-antonio-moresco-e-la-fine-di-un-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 22:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canto del buio e della luce&#8221; di Antonio Moresco, Feltrinelli Come farò a raccontare questo libro così ricco di riflessioni e di minuziosi giochi concettuali? Potranno poche righe spiegare questo viaggio surreale o tutti i significati contenuti tra le pagine rischieranno di essere banalizzati dalle mie parole? Le perplessità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/canto-del-buio-e-della-luce-antonio-moresco-e-la-fine-di-un-mondo/">Canto del buio e della luce. Antonio Moresco e la fine di un mondo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canto del buio e della luce&#8221; di Antonio Moresco, Feltrinelli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come farò a raccontare questo libro così ricco di riflessioni e di minuziosi giochi concettuali? Potranno poche righe spiegare questo viaggio surreale o tutti i significati contenuti tra le pagine rischieranno di essere banalizzati dalle mie parole?</p>
<p>Le perplessità sono tante, i dubbi anche. Davanti al <strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> di <strong>Antonio Moresco</strong> si intuisce che non tutti i libri possono essere raccontati o sviscerati. Per taluni bisogna dosare le parole con accuratezza, senza osare perché altrimenti si incatenerebbe il lettore a una interpretazione rigida che spegnerebbe la fantasia.</p>
<p>Non è chiaro cosa voglia dirci<strong> Moresco</strong>, ma non era neanche obbligato a farci capire qualcosa. A un certo punto la luce scompare dal mondo e il buio domina. I personaggi che incontreremo, alcuni ancora presenti nel nostro mondo, altri frutto della fantasia, provano a spiegarsi cosa è accaduto.</p>
<p><strong>Moresco</strong> saccheggia anche le opere dei divulgatori scientifici del nostro tempo, pone loro delle domande, ma nessuno è capace di svelare perché le tenebre abbiano conquistato l&#8217;Universo. Si incontrano e si scontrano posizioni epistemologiche, religiose, popolari, etnografiche. Fatto sta che mai si arriverà al dunque. Persino <strong>Gesù</strong>, che inizia a passeggiare tra le strade di questo mondo oscuro, non sa cosa pensare. Pure suo Padre rimane in silenzio.</p>
<p>Il buio viene squarciato solo dal <strong>canto incessante di una donna</strong> e molti si mettono in cammino per andarle incontro. La cercano dovunque, anche un uomo che vuole ucciderla, ma nessuno la trova. Gesù invece non riesce a percepire questa voce che tutti definiscono ammaliatrice e proprio per tale motivo si arrabbia. Lungo le vie di un mondo senza luce mille storie si intrecciano, ma l&#8217;enigma nessuno sa risolverlo. La domanda ricorrente è sempre la stessa: <strong>chi ha innescato questo fenomeno?</strong></p>
<p><strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è la narrazione di un itinerario senza meta, nonché una similitudine sull&#8217;attualità. <strong>Moresco traccia una strada</strong>, forse terribile, ma che ricorda tanto ciò che avvenne <strong>&#8220;tra l&#8217;ora sesta e l&#8217;ora nona&#8221;, </strong>quando il mondo scivolò nell&#8217;oscurità subito dopo la morte di Gesù.</p>
<p>La discesa dell&#8217;umanità negli inferi è &#8220;attualità&#8221;, non perché prima il mondo fosse il paradiso, ma perché in quest&#8217;epoca di conoscenza illimitata in cui sta vincendo la tracotanza, ciascuno può immaginare l&#8217;<strong>Apocalisse</strong> sia come rivelazione che come distruzione.</p>
<p>Il buio diventa quindi il luogo nel quale ciascuno può scegliere tra bene e male, ma anche un momento di quiete durante cui riflettere sulla natura delle cose, tentando la più ardua delle sfide: <strong>pensare come Dio, pur sapendo di non essere all&#8217;altezza</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è una celebrazione eucaristica e ciò potrebbe nascondere un sottile messaggio lanciato all&#8217;<strong>Occidente</strong> e al suo mito cristiano. Racconta del mistero della fede, spinge ad aver fiducia nel ritorno della luce. Eppure, il buio è anche un eccesso di luce, magari la sua ombra o forse lo strascico di uno spegnimento universale. Se ciò fosse vero allora nessuno potrà mai salvarsi, neanche <strong>Putin</strong> che se ne sta chiuso in un siluro, pensando alla conquista dell&#8217;<strong>Ucraina</strong>.</p>
<p>Nonostante l&#8217;oscurità, continuano i massacri, le violenze, le nascite, gli amori e le separazioni. Nulla si arresta perché nel buio l&#8217;uomo familiarizza con la sua innata cecità. <strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è un romanzo dal sapore mistico: il buio cela il Creato, in particolar modo la nudità delle cose. <strong>Nel buio tutto diventa vero, chiaro, ossia luce.</strong></p>



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