<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Fede Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/fede/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/fede/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Apr 2025 07:54:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>L&#8217;uomo che cercava la moglie in mare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/uomo-mare-moglie-pascasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 23:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anita]]></category>
		<category><![CDATA[Cercare]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Mario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11244</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;uomo che cercava la moglie in mare&#8221; è un racconto di Selene Pascasi. Foto di Martino Ciano Lì, il suo bastone poteva ben poco. Lì, a circa un metro dalla battigia, in quella stoffa di terra che si arrende al mare. Lì, dove sabbia e acqua danzano al ritmo del vento. Lì, in quel lembo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/uomo-mare-moglie-pascasi/">L&#8217;uomo che cercava la moglie in mare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L&#8217;uomo che cercava la moglie in mare&#8221; è un racconto di Selene Pascasi. Foto di Martino Ciano</strong></p>
<p>Lì, il suo bastone poteva ben poco. Lì, a circa un metro dalla battigia, in quella stoffa di terra che si arrende al mare. Lì, dove sabbia e acqua danzano al ritmo del vento. Lì, in quel lembo lucido d’eterno che, come ventre di donna, custodisce il riflesso morbido della luna.</p>
<p>Lì, le sue gambe ossute vacillavano ad ogni passo del legno che, ormai da anni, lo accompagnava fedele. Come un terzo piede. Come il sostegno del figlio che non aveva mai avuto e che ora avrebbe potuto lenire il dolore bastardo che gli si era annidato nello stomaco da quando Anita, sua moglie, lo aveva lasciato da solo a respirare l&#8217;inverno della vita.</p>
<p>Mario si era innamorato di lei sulla soglia dei quarant&#8217;anni, quando i suoi amici erano già padri di adolescenti e si erano arresi ai ritmi stanchi delle abitudini. Il pranzo della domenica. I pomeriggi invernali sul divano a guardare la televisione. Le rituali, patetiche cene con i compagni di classe passate a parlare dei propri ragazzi, dei loro traguardi nello studio e nello sport. Figli come trofei. Ritratti di famiglie felici solo all’anagrafe.</p>
<p>Mogli e mariti innamorati delle certezze di un buon matrimonio ma che del vero amore non sapevano nulla, presi ciascuno da relazioni parallele neanche ben celate. Del resto, perché affannarsi a nascondere tradimenti a chi aveva deciso di sposarsi per uniformarsi al dovere sociale?</p>
<p>Ipocrisia. Finzione. Sorrisi pronti all’uso, volti di cera, prigioni di lusso.<br />
Un mondo alieno a quello di Mario. Ancora puro. Ancora bambino.<br />
Il tempo non aveva sbiadito l’entusiasmo che gli accendeva gli occhi quando un profumo o il miracolo dell’alba gli precipitavano dentro. Lui non avrebbe mai barattato l’anima per esibire un erede come trofeo di mascolinità e un’avvenente consorte come passe-partout per una brillante carriera di lavoro. No, Mario non avrebbe mai permesso a nessuna donna di condividere il suo letto e le sue malinconie se non l’avesse amata oltre ogni confine. Se non ne avesse avuto bisogno come l’aria. Come il cielo.</p>
<p>La sua solitudine gli bastava e non l’avrebbe sporcata con una presenza di plastica umana dalle movenze tanto affascinanti quanto costruite o con una creatura meravigliosa che, però, non gli scompigliava le emozioni.</p>
<p>Ma si sa, le cose belle, importanti, accadono all’improvviso.<br />
Anita lo era. Bella, intendo.<br />
E nel giro di qualche mese, per Mario divenne anche importante.<br />
Il sogno realizzato. L’incastro prefetto. Non un capriccio o un’attrazione carnale. Anita conservava fra le ciglia una rara trasparenza.<br />
Era l’unica che avrebbe potuto abitargli l’anima senza privarlo della libertà perché era lei stessa aria. La sua aria. Vita. La sua vita.<br />
Di lì a poco divenne sua moglie.</p>
<p>Purtroppo il destino non li rese genitori ma, in compenso, furono amanti e complici per quasi trent&#8217;anni. Tra loro non esisteva un prima e un poi. Si erano raccontati il passato mentre tessevano il futuro. Ma in silenzio, senza usare parole. Dialogavano fondevano pelle, ossa e pensieri.<br />
Erano un tutto inscindibile.<br />
Ovunque era casa se si abbracciavano.<br />
Ovunque era il vuoto se si allontanavano.<br />
Ed era successo, sì, di perdersi. Forse perché quando si ama troppo, quando ci si sente salvi solo insieme, si voltano le spalle a chi potrebbe scaraventarci addosso una felicità che non siamo pronti a maneggiare.</p>
<p>Ma è un gioco perso in partenza. Resisti ore, giorni, mesi.<br />
Poi ti arrendi. Sei stanco di correre. Ti fermi. Ti arrendi. Torni. Resti.<br />
Era gennaio quando Anita e Mario, dopo un addio e un paio di pause, cedettero all’amore, alla felicità e a tutte le conseguenze del caso.</p>
<p>Gli anni corsero veloci e non conobbero la noia della quotidianità.<br />
Loro, che avevano continuato a desiderarsi anche quando erano scivolati in altri corpi per ingoiare il dolore dell’assenza e fingere che dimenticarsi sarebbe stato facile. Loro, protagonisti di una storia surreale.</p>
<p>Una storia che non doveva finire. Non in quel modo, almeno. Invece si interruppe nella maniera peggiore che potesse esistere. Anita perse l’uso della ragione e un male vigliacco le strappò senza pietà ogni barlume di memoria. Le confidenze, gli errori, le schiene sudate, le promesse. Dalla sua mente tutto lentamente scomparve. Persino Mario, che divenne poco a poco un estraneo.</p>
<p>Accettarlo, per lui, fu come morire. Ma non tentò di farle ricordare nulla. Non voleva forzarla. Solo viverla.<br />
La tenne comunque con sé. Per curarla, assisterla, contemplarla.<br />
Era ancora bella, caspita se lo era. Nonostante le rughe e la malattia.<br />
Ed era ancora importante. Nonostante non riuscisse più ad amarlo.<br />
E quando si stringevano erano ancora splendore. Spettacolo.</p>
<p>Ma come ogni spettacolo che si rispetti, anche il loro aveva avuto un finale inatteso. Cinepresa spenta. Buio spietato inclinato sul pavimento.<br />
Forse senza volerlo, fu proprio quel vuoto e quella dannata assenza di coscienza a muovere i passi di Anita che, all’imbrunire di un fine ottobre andò via. Chissà dove. Chissà con chi.</p>
<p>Nessuno seppe più nulla di lei.<br />
Lasciò solo la sua fede sul tavolo e un foglio con scritto «Noi».<br />
Mario non pianse. Infilò l’anello accanto al suo e lo baciò. Gli piacque pensare che avesse scelto di andarsene perché stava guarendo e voleva sfiorare senza distrarsi i ricordi che stavano lentamente riaffiorando. Non fu così. Anita non tornò più e nello sguardo di Mario si spense la luce.</p>
<p>Le stagioni si avvicendarono mute e sordo era il dolore della scomparsa. Si, perché scomparire non è morire. È peggio. Molto peggio. Per chi resta è cadere in una rete nera di angoscia. È sangue nei polmoni.</p>
<p>Di nuovo estate. Mario terminò la sua scorta di chimere e salì su un treno. Direzione mare. Uno strano sogno gli aveva parlato del posto dove aveva conosciuto Anita. Un lido. Lo trovò. Prese un ombrellone, sfilò gli abiti e si avvicinò con fatica al bagnasciuga. Era vecchio e camminare con il bastone che affondava nella sabbia era un’impresa. Ci riuscì.</p>
<p>Raggiunse l’acqua e si chinò per accarezzare le onde come faceva con lei. Per un attimo perse l’equilibrio e cadde ma un giovane lo aiutò subito a rialzarsi. Mario, commosso per quel gesto cortese, sorrise e lo ringraziò tendendogli la mano sinistra, libera dal bastone.<br />
La mano sinistra. Restò pietrificato ad osservarla e si sentì svenire.</p>
<p>La fede di Anita non c’era più. Il suo dito scarnito e stanco non l’aveva protetta abbastanza lasciandola cadere. Proprio come lui non era riuscito a proteggere la sua donna impedendole di perdersi nel vento.<br />
Pianse a dirotto. Questa volta sì che pianse. Poi chiuse gli occhi.<br />
E quando li riaprì gli parve di vedere l’anello galleggiare poco più in là.<br />
Corse a prenderlo. Corse con l’energia di chi ama.<br />
Corse e annegò senza accorgersene.</p>
<p>Arrivarono i soccorsi. La folla delle tragedie si fece cerchio.<br />
Mario non fu mai trovato, esattamente come Anita.<br />
Forse quei due, testardi come l’amore, avevano ingannato il destino e si erano dati appuntamento in un’altra dimensione, nell’altrove dove niente e nessuno li avrebbe più separati. Erano tornati a casa.</p>
<p>Quel giorno, quando Mario sparì nel mare, sulla battigia c’era disegnato un cuore con dentro una scritta: «Noi».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/uomo-mare-moglie-pascasi/">L&#8217;uomo che cercava la moglie in mare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11244</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Canzoni per il mio utero. Maria Cefalà e la poetica di un&#8217;esperienza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/utero-aborto-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 01:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ramo e La Foglia]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettore di coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[versi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canzoni per il mio utero. Per Bach e per l&#8217;opposto al mio Zenit&#8221; di Maria Cefalà, Il ramo e la foglia, 2024 Una prosa lancinante apre questa raccolta, poi brevi componimenti ruotano intorno all&#8217;argomento spinoso dell&#8217;aborto, portando il lettore nel mezzo di una confessione a cuore aperto, così intima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/utero-aborto-poesia/">Canzoni per il mio utero. Maria Cefalà e la poetica di un&#8217;esperienza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canzoni per il mio utero. Per Bach e per l&#8217;opposto al mio Zenit&#8221; di Maria Cefalà, Il ramo e la foglia, 2024</strong></p>



<p>Una prosa lancinante apre questa raccolta, poi brevi componimenti ruotano intorno all&#8217;argomento spinoso dell&#8217;aborto, portando il lettore nel mezzo di una confessione a cuore aperto, così intima da spezzare il fiato. Canta <strong>Maria Cefalà</strong>; esegue i brani composti dai suoi sentimenti, frutto di un&#8217;esperienza concreta, diretta, che la riguarda, che ha vissuto.<br /><br />Qui sta l&#8217;aborto, quell&#8217;atto che si giudica troppo frettolosamente; quel diritto di scegliere che la politica strumentalizza; quella discussione che, quando viene infarcita di etica e di morale, diventa solo un passatempo per tutti; <strong>tranne per chi ne ha fatto esperienza.</strong><br /><br />Cefalà, ad esempio, è una donna che c&#8217;è passata; dice a gran voce che lei non lo farebbe più, ma ciò non vuol dire che non debba essere un diritto per altre donne. Lei lo spiega nei suoi versi cosa ha visto, cosa ha sentito, come ha vissuto prima e dopo. Racconta di sé, si denuda, ci spalanca l&#8217;anima e il corpo, non si sottrae all&#8217;autocritica.</p>
<p><em>Sostenevi il diritto all&#8217;aborto, prima? Sì/E ora? Per le altre, sì. Per me stessa, no/Eri femminista, prima? Non convintamente./ E ora? Sì.</em><br /><br />Mai si censura, mai si assolve, mai prova a persuaderci. La sua prosa è il racconto di un fatto, ogni verso è forza. È coraggiosa questa autrice, perché si sacrifica alla poesia, nonostante la possibilità di rimanere in silenzio e di covare il proprio dolore. E infatti, per non rendere tutto esibizione, lei dice senza veli e senza artifici.<br /><br />Lo Spirito Santo che l&#8217;ha messa incinta, ossia l&#8217;uomo che l&#8217;ha abbandonata, viene immerso tra le liriche, ma non viene accusato di nulla. Lei ha scelto e la libertà impone anche un&#8217;assunzione di responsabilità. Ciò che colpisce di questa raccolta è la forza di <strong>una poetica della responsabilità, che rende l&#8217;esperienza un&#8217;attività poietica. </strong>Poteva diventare bigotta Maria Cefalà, invece ha scelto l&#8217;arte.</p>
<p><em>In croce diceva:/ Padre mio, perché mi hai abbandonato./Questa storia non si è mai capita/In croce/mamma/tu non c&#8217;eri/non ci stavamo in due/è roba mia./Ma quando urlando/ sventrata dal dolore/ho allungato la mano/schiacciato un tasto/e Bach è risuonato/lui cantava/e il male è diventato bianco./Allora ho saputo/che i Padri non abbandonano</em></p>
<p>Permettetemi anche un commento personale, anche se non dovrei, io farei leggere &#8220;<strong>Canzoni per il mio utero&#8221;</strong> a donne e uomini, politici e architetti di moralismi; darei questa raccolta in pasto a tante persone che hanno sempre una risposta.<br /><br />Li inviterei a leggere e poi a restare in silenzio, così come ho fatto io per un intero pomeriggio, non riuscendo ad esprimere nessun commento. Infatti, è così intima, ma allo stesso tempo per tutti, questa confessione, che ogni giudizio sarebbe superfluo.</p>
<p><em> L&#8217;amore di tua madre/è stato dirti:/vai./Perditi nella luce/non ti darò il mio destino/non mi darò il tuo destino./A un certo momento/lieve lieve/di soprassalto/hai capito/e hai detto/vado./Ti ho lasciato la mano/e sei scolato./In piedi, mi sono poi detta/oggi sono diventata obiettrice di coscienza/per me sola/ per e per te.</em><br /><br />Che fare allora di &#8220;<strong>Canzoni per il mio utero&#8221;</strong>? L&#8217;unica azione è quella di compenetrare tra le parole, costruire un ponte tra i significati, mettersi in cammino con l&#8217;autrice, ma non per consolarla, ma per essere con lei, <strong>tra qualcosa di inspiegabile e sfuggente, che pone l&#8217;uomo di fronte alla &#8220;nuda vita&#8221;.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/utero-aborto-poesia/">Canzoni per il mio utero. Maria Cefalà e la poetica di un&#8217;esperienza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10141</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il Vangelo secondo Pilato. Schmitt e la &#8220;consapevolezza del Cristo&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/schmitt-pilato-maddalena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2024 03:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni E/O]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Gerace]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Mazzillo]]></category>
		<category><![CDATA[Pilato]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Schmitt]]></category>
		<category><![CDATA[Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9917</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Il Vangelo secondo Pilato&#8221; di Eric-Emmanuel Schmitt, Edizioni E/O, 2024 &#8220;Il Vangelo secondo Pilato&#8221; è un romanzo storico scritto da un credente, che si definisce anche “un tragico ottimista” o “disperatamente credente”. C’è un lungo prologo in cui Jeshua di Nazareth, mentre aspetta le guardie che vengono a prenderlo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/schmitt-pilato-maddalena/">Il Vangelo secondo Pilato. Schmitt e la &#8220;consapevolezza del Cristo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;Il Vangelo secondo Pilato&#8221; di Eric-Emmanuel Schmitt, Edizioni E/O, 2024</strong></p>
<p><strong>&#8220;Il Vangelo secondo Pilato&#8221;</strong> è un romanzo storico scritto da un credente, che si definisce anche “un tragico ottimista” o “disperatamente credente”. C’è un lungo prologo in cui <strong>Jeshua</strong> di Nazareth, mentre aspetta le guardie che vengono a prenderlo, nell’orto degli ulivi, ripensa alla sua vita che lo ha portato fino a lì, a due passi dalla crocifissione.</p>
<p>A pagina 15 c’è un passo che rimanda alla storia di suor <strong>Mirella Muià</strong>, eremita diocesana dell’Eremo dell’Unità di Gerace, anche lei a 15 anni ha “litigato” con Dio e anche Jeshua, più o meno adolescente, “litiga” con Dio così: “L’intero villaggio aveva lapidato l’adultera che ci aveva messo due ore a morire. Centinaia di pietre sul corpo ventenne di Rachele. Due ore. Ecco come la legge di Israele difende i matrimoni contro natura. Entrambi i delitti avevano un nome: la Legge. E la Legge aveva un autore: Dio”.</p>
<p>In un altro passo di <strong>&#8220;Il Vangelo secondo Pilato&#8221;</strong> c’è un rimando alla storia di suor Mirella, che all’inizio della sua vita all’eremo dell’Unità, qualcuno pensava che incontrasse uomini di notte, visto che all’Eremo andavano di sera diverse persone per partecipare alla lettura biblica. Jeshua invece era considerato dagli abitanti di <strong>Nazareth</strong>: &#8220;Il seduttore di Nazareth. Dato che mi vedevano trascorrere ore a conversare con quella e quell’altra, avevano concluso che intrattenevo una decina di rapporti. Vero è che mi piaceva la compagnia delle donne e che a loro piaceva la mia, ma non ci nascondevamo nei cespugli o nei fienili per sbaciucchiarci, parlavamo e basta, chiacchieravamo. Le donne sono più veraci, più dirette, hanno la bocca vicino al cuore”.</p>
<p>Un <strong>Gesù</strong> molto umano, visto da <strong>Pilato</strong>, e un Pilato molto umano, visto dalla moglie<strong> Claudia Procula</strong>, che diventerà seguace di Jeshua e si rivelerà una fra le donne che stavano, camuffata nel suo caso, sotto la croce. Un romanzo che ho letto in pochi giorni, travolgente. Forse sarà per la sete che abbiamo di un Gesù “storico”, che vada oltre l’iconografia, un po&#8217; stantia, tramandata negli ultimi secoli, e di questo ne parla lo stesso autore nella postfazione. O sarà la sete di un <strong>Gesù</strong> veramente storico, spogliato di tante etichette e di tanti aspetti asettici.</p>
<p>Lo studio del Gesù storico si è sviluppato a partire dalla fine dell’<strong>Ottocento</strong> ed è andato avanti nel <strong>Novecento</strong>, fino a sviluppare una serie di studi a partire dagli anni <strong>Settanta</strong> del secolo scorso, soprattutto in <strong>Germania</strong>. Ne è un esempio il libro <strong>&#8220;Da Gesù alla Chiesa&#8221;</strong>, un approccio teologico al Gesù storico (San Paolo) di <strong>Giovanni Mazzillo</strong>, parroco di <strong>Tortora</strong> e teologo, formatosi proprio in Germania.<strong> Schmitt invece arriva dalla Francia illuminista</strong>, ateo fin da giovane e, poi, ha iniziato una ricerca di cui questo romanzo è l’ultimo di numerosi frutti letterari, tutti pubblicati in<strong> Italia</strong> dalle <strong>Edizioni E/O</strong>, che questa volta si associa alla <strong>Libreria Editrice Vaticana</strong>.</p>
<p>Interessante, fra le altre cose, il passaggio da una fase in cui <strong>Jeshua</strong> nega di essere F<strong>iglio di Dio</strong>, lo rinnega, come si è visto dal “litigio” giovanile con Dio, alla fase in cui riconosce e rivendica il suo essere Figlio di Dio, ma non è stato né semplice né lineare, da come appare in questo romanzo. “Da duemila anni i teologi si interrogano sulla consapevolezza che aveva il Cristo di sé stesso. Gesù sapeva di essere figlio di Dio o l’ha scoperto poco a poco?”, <strong>scrive Schmitt nella postfazione</strong>.</p>
<p>Una trama avvincente ci accompagna nella lettura, per scoprire che la razionalità con cui Pilato affronta l’enigma Gesù (il suo corpo scomparso) è più che altro un mistero, e da qui inizia e (non) finisce la storia millenaria che ci portiamo dietro e dentro e che questo libro ci aiuta a indagare e ad assimilare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/schmitt-pilato-maddalena/">Il Vangelo secondo Pilato. Schmitt e la &#8220;consapevolezza del Cristo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9917</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La bestemmia del credere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-recensione-vacca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 01:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Saya]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8997</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Federico Lotito. In copertina: &#8220;Libro delle bestemmie&#8221; di Nicola Vacca, Marco Saya edizioni, 2023 Dal Libro delle bestemmie (Marco Saya edizioni) di Nicola Vacca si alza forte e disperata la sua voce alla ricerca di un dio, non per idolatrarlo o per ritrovare la necessità di credere in lui, ma, se mai esistesse, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-recensione-vacca/">La bestemmia del credere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Federico Lotito. In copertina: &#8220;Libro delle bestemmie&#8221; di Nicola Vacca, Marco Saya edizioni, 2023</strong></em></p>
<p>Dal Libro delle bestemmie (Marco Saya edizioni) di Nicola Vacca si alza forte e disperata la sua voce alla ricerca di un dio, non per idolatrarlo o per ritrovare la necessità di credere in lui, ma, se mai esistesse, per incollarlo alle sue responsabilità.</p>
<p><em>&#8220;Basta con questo accanimento/staccate la spina/all’illusione di un dio/che esiste ma che oggi non c’è./Dalla creazione ad oggi/tirando le somme/non ha fatto un buon lavoro”.</em></p>
<p>Vincenzo Fiore scrive bene nella sua postfazione che “all’occhio del lettore attento apparirà forse chiaro che, per Vacca, vale lo stesso adagio secondo cui, a dare più credito a Dio sono coloro che paradossalmente non riescono più a credere in Lui”. Se è vera la sua esistenza e la sua onniscienza, Nicola Vacca, sia come uomo che come poeta si chiede come mai permetta che si usi il suo nome e la sua immagine a proprio piacimento attraverso l’esercizio dell’ipocrita professione di fede.</p>
<p>Come mai questo dio consente le guerre e, soprattutto, perché continua a prenderci per il culo con la colossale fregnaccia del libero arbitrio, lasciandoci credere di poter esercitare delle scelte, mentre ci ritroviamo ad essere manovrati da burattinai esperti nella gestione del potere economico e di pensiero.</p>
<p><em>“Sul libero arbitrio/ sento puzza di truffa/e di dio che si mostra impotente/nascondendosi dietro gli orrori dell’uomo”.</em></p>
<p>Forte e provocatoria si alza la voce del poeta che non ha intenzione di demolire il dio della pia credente, la quale per sua ignoranza vi si è aggrappata per ottenere delle risposte che diversamente non riuscirebbe a trovare da sola, ma per stroncare la pomposa autorità di chi in suo nome, ammantato di porpora, crede di poter cancellare la libertà di pensiero di chi ancora, nonostante tutto, cerca una propria strada.</p>
<p><em>“Non c’è luce ovunque/agli occhi manca una visione/poteva andare diversamente/se si fosse prestata attenzione all’apocrifo. /Il presente lo si legge/senza parole di carne. /Al di là dei confini/la solita quaresima di chiacchiere/anche i giornali/sono vangeli di menzogne. /In prima pagina/nessuna attenzione/per i poveri cristi a cui ogni giorno/ viene negata la resurrezione”.</em></p>
<p>Ed è proprio la libertà invocata nelle bestemmie di Nicola Vacca il fulcro di tutta la sua ricerca.</p>
<p><em>“Non alzano la testa/hanno paura della libertà/passano la vita in ginocchio/nel niente del libero arbitrio”.</em></p>
<p>In questo libro, il cecchino è l’uomo perso nei suoi più orridi difetti, dedito alla difesa del suo orticello, insensibile alla sofferenza del più debole, capace di sparare sistematicamente con precisione chirurgica su chi non serve o è di peso alla società. Questa nostra decadente società è ormai votata al profitto e all’esaltazione continua dell’individualità, in cui anche la spiritualità, qualunque essa sia, non ha più nessuna possibilità di esistere.</p>
<p><em>“Affamati di moltitudine/agonizziamo muti nella colpa. /La mira perfetta del cecchino/ è la pena giusta/ per tutte le nostre presunzioni di innocenza”.</em></p>
<p>L’ultima lirica, finale per un libro delle bestemmie, è un testo che si perde nel totale disincanto:<em> “Adesso chiudo per sempre/il libro delle bestemmie/ho fatto collezione di cicatrici/in questi giorni in cui non si va da nessuna parte”</em> sono i primi cinque fulminati righi a cui seguono altri che danno la certezza della sconfitta nonostante la strenua opposizione:<em> “Si è discusso di dio e della sua assenza/della ragione e dei suoi tormenti/con l’angoscia delle parole/si è cercato uno spiraglio/nella crepa dell’esistere”.</em></p>
<p>La riflessione dolorosa attraversa tutte le pagine del libro che non intende tacere né chiudere le porte davanti all’urgenza di far entrare la verità.</p>
<p>Ciò che era iniziato con i versi:<em> “Non trovo risposte/a tutte queste rincorse. /Qui è un macello/e di fughe neanche a parlarne. /Aspetterò che dio/mi chieda perdono/per i suoi misfatti di finta misericordia. /Mi pongo domande mentre vaneggio/di bestemmia in bestemmia”</em>, non può essere spezzato da alcuna esitazione e tantomeno interrotto da un rapido arretramento.</p>
<p>Il poeta Nicola Vacca ha l’audacia di dire, anzi di più: di bestemmiare senza falsi pudori né reticenze intellettuali, morali e culturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-recensione-vacca/">La bestemmia del credere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8997</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tocco il tuo respiro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/respiro-tocco-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2023 01:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anello]]></category>
		<category><![CDATA[Corsia]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Letto]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8372</guid>

					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Non avere paura anche se scende la sera. La luna indica sempre la via. La notte è lunga e la pioggia bagna i pini di Roma. Squilla la sveglia, un taxi qualunque tra le strade deserte mi accompagna da te. Ancora una volta l&#8217;attesa, un andare su e giù [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/respiro-tocco-poesia-gervasi/">Tocco il tuo respiro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Non avere paura<br />
anche se scende la sera.<br />
La luna indica sempre la via.<br />
La notte è lunga<br />
e la pioggia bagna i pini di Roma.<br />
Squilla la sveglia,<br />
un taxi qualunque<br />
tra le strade deserte<br />
mi accompagna da te.<br />
Ancora una volta l&#8217;attesa,<br />
un andare su e giù<br />
di camici verdi, di valigie<br />
e buste di plastica nelle mani<br />
di volti tristi e preoccupati.<br />
Le porte si chiudono,<br />
un leggero suono ne apre una.<br />
Arriva da lontano una lettiga,<br />
accarezzo i tuoi capelli,<br />
uno sguardo, un sorriso:<br />
si chiude la porta.<br />
Sedie vuote,<br />
le mani curano corpi<br />
pieni di dolore.<br />
Ancora una volta<br />
l&#8217;attesa del vivere,<br />
ancora una volta.<br />
Il mio battito<br />
come onde del mare<br />
sbatte sugli scogli della vita.<br />
Non mi muovo<br />
e attendo il tuo respiro.<br />
Nelle mie mani<br />
la tua fede nuziale attende<br />
una nuova promessa di vita.<br />
Ti sento vicina.<br />
Tocco il tuo respiro,<br />
sogno il tuo respiro:<br />
ancora una volta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/respiro-tocco-poesia-gervasi/">Tocco il tuo respiro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8372</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
