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	<title>Fascismo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terza-posizione-violenza-glorificata-e-inoltrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata&#8221; è un articolo di Martino Ciano C&#8217;è aria di estremismo in giro: aleggia tra i giovani. C&#8217;è la volontà di comunicare con autorità, con odio e destrezza. La verità è una posizione che si trova tra le mediazioni del pensiero. Non è immediata, neanche lampante. Al massimo è frutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p dir="ltr">C&#8217;è aria di estremismo in giro: aleggia tra i giovani. C&#8217;è la volontà di comunicare con autorità, con odio e destrezza. La verità è una posizione che si trova tra le mediazioni del pensiero. Non è immediata, neanche lampante. Al massimo è frutto di un&#8217;intuizione così rara che sembra quasi sovrannaturale. Una verità eterna è che non esiste la verità.</p>
<p dir="ltr">Leggo così di una chat Telegram dal nome &#8220;Terza Posizione&#8221;, che ha richiamato giovanissimi, da tutta Italia, a crogiolarsi nell&#8217;amore per il nazismo e per il fascismo. Ma se fosse solo questo ci sarebbe da ridere, magari tutti ci passano per certe cazzate. Fa parte della crescita e anche dell&#8217;instabilità degli ormoni.</p>
<p dir="ltr">La cosa grave è che c&#8217;era una convinzione di base su quanto siano stati giusti certi genocidi, certi razzismi, certi atti violenti, certe persecuzioni. È così si scopre che schierarsi in favore di una &#8220;Terza Posizione&#8221; è una questione violenta, cioè una rivoluzione che sottomette tutti al pensiero unico. E che questa cosa venga dagli adolescenti è ancora più pazzesca, perché per loro dovrebbe essere naturale vivere in una libera comunità.</p>
<p dir="ltr">Ma forse questa cosa non è poi tanto anomala, perché se ci guardiamo intorno scopriamo che si sta dando l&#8217;idea che la &#8220;democrazia&#8221; sia fallimentare; che un popolo sovrano è ben accetto solo se allineato al pensiero di una oligarchia imperante; che le libertà di pensiero e di opinioni ammettono anche le parole di coloro che vorrebbero imporsi con prepotenza, eliminando &#8220;i non allineati&#8221; dalla faccia della Terra.</p>
<p dir="ltr">Allora, messa così, la democrazia è davvero una merda. Hanno ragione quelli di &#8220;Terza Posizione&#8221;. Non esistono diritti inalienabili, ma solo quelli che qualcuno ti concede per &#8220;grazia&#8221;. Tra un po&#8217; anche acqua e ossigeno saranno visti come preziosi doni frutto della misericordia di qualcuno.</p>
<p dir="ltr">C&#8217;è aria di estremismo in giro, ma nulla che possa sembrare uguale &#8220;agli anni di piombo&#8221; italiani. No, la violenza dev&#8217;essere uno &#8220;spettacolo spettacolare&#8221;, una festa con fuochi d&#8217;artificio ed effetti speciali. Per esempio: qualcuno che scende in strada e spara all&#8217;impazzata; un gruppo di maranza che scassano tutto; la proclamazione della &#8220;white jihad&#8221;, ossia un insieme di propaganda neonazista unita ai metodi terroristici degli islamici.</p>
<p dir="ltr">Sì, la &#8220;Terza Posizione&#8221; è una violenza senza confini e quartieri; qualcosa che richiede la polverizzazione coatta di qualcuno. Ecco, il ritorno alla società infantile, dispettosa, sospettosa e annientatrice.</p>
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		<title>25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/25-aprile-unovvia-questione-democratica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica&#8221; è un articolo di Martino Ciano  Ho chiesto a un simpatizzante del Fascismo una cosa ovvia: «Che ne sarebbe stato di te se i tuoi beniamini avessero vinto?». Inutile dire che mi ha risposto con un sorriso, come a dire: «Bo&#8217;, non lo so e nemmeno mi importa». Forse la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p>Ho chiesto a un simpatizzante del Fascismo una cosa ovvia: «Che ne sarebbe stato di te se i tuoi beniamini avessero vinto?». Inutile dire che mi ha risposto con un sorriso, come a dire: «Bo&#8217;, non lo so e nemmeno mi importa». Forse la sua fede non era così forte. Magari ha avuto solo bisogno di darsi un tono.</p>
<p>Eppure a me sembra così ovvio il significato del <strong>25 aprile</strong>. Succede infatti che da quel giorno tutti possiamo dire la nostra; possiamo elevarci socialmente ed economicamente; abbiamo diritti e doveri, ma soprattutto siamo liberi. E quel po&#8217; di Stato sociale che è rimasto, ossia sanità pubblica, istruzione, sostegni, pensioni, a chi lo dobbiamo? E se avessero vinto i Fascisti cosa avremmo invece?</p>
<p>Ecco, a me sembra così ovvia questa cosa che &#8220;per fortuna ha vinto la democrazia&#8221;, che persino scriverne mi pare ridicolo. Invece, alcuni ancora cincischiano su cosa sia il <strong>25 aprile</strong>, su cosa significhi. Certo che è la festa di tutti; certo che bisogna avere rispetto anche di coloro che sono morti per difendere Salò. Ma è pur vero che se avessero vinto loro, i repubblichini, neanche ce le sogneremmo certe disquisizioni. Sai quanti per aver detto semplicemente &#8220;No&#8221; avrebbero passato in galera gli anni migliori della loro vita.</p>
<p>Il bello è che a volere il ritorno di un&#8217;ideologia Fascista al potere è proprio quello che ha usufruito di più delle conquiste sociali garantite dalla Costituzione e dal nostro Stato laico e democratico. Molti di questi antidemocratici, che si siedono con i Signori e i Padroni, sono nati in quartieri popolari e, sotto il Fascismo, non avrebbero avuto possibilità né di studiare né di aspirare a qualcosa di diverso da quello che facevano i loro padri o le loro madri per campare. E nonostante queste ovvietà, essi ancora disprezzano il <strong>25 aprile</strong>.</p>
<p>Insomma, è così palese che qualsiasi negazione mi sembra assurda. A me sembra che la Storia sia davanti a un corto circuito e che ci sia poco da ragionare. Infatti, mi appare così ovvio che il Fascismo oggi sia nient&#8217;altro che il Neoliberismo: quello che non sa se vuole essere &#8220;sovranista&#8221; o &#8220;globalista&#8221;. Infatti, un nuovo <strong>25 aprile</strong> ci sarà quando si comincerà a parlare di &#8220;social-democrazia&#8221;, che ha reso possibile a tutti di stare meglio, di aspirare a una felicità che non fosse solo materiale.</p>
<p>Ecco, il Fascismo non è mai morto, è solo diventato una &#8220;merce desiderabile&#8221;. Il mercato è un &#8220;Duce&#8221; che porta la luce, e tutti ne vogliono fare parte. «Lavorare, produrre, comprare senza fine». Se non hai, non sei. Se non puoi, sei morto. E questo essere &#8220;cosa tra cose&#8221; è Fascismo, perché per quel Mussolini, ancora amato e stimato, tanti sono morti. Troppi sono stati sacrificati per soddisfare le sue manie di grandezza, anzi imperiali. Quei soldati erano &#8220;cose&#8221; e chi ci passò lo diceva sempre.</p>
<p>Quindi chiedo ai nostalgici: volete essere cose? A me sembra così ovvia l&#8217;importanza del <strong>25 aprile</strong> che neanche ci ragiono più. Mi è così difficile credere che ancora qualcuno rimpianga il tempo in cui si era diseguali, succubi, sudditi e impossibilitati a scegliere e obbligati a restare con le bocche cucite. Ma poi mi guardo intorno e vedo che al potere ci sono proprio loro, quelli che da quell&#8217;idea provengono e che nemmeno se ne pentono.</p>
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		<title>Rivoluzione Nera: Dance, Spritz e Futurismo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/rivoluzione-nera-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 10:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Rivoluzione Nera: Dance, Spritz e Futurismo&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Sognava la &#8220;Rivoluzione Nera&#8221; mentre girava nel bicchiere quel po&#8217; che era rimasto di Spritz. Facendo sbattere i tre cubetti di ghiaccio che spuntavano come iceberg dal liquido rosso sangue &#8211; secondo lui pagato troppo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Rivoluzione Nera: Dance, Spritz e Futurismo&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Sognava la<strong> &#8220;Rivoluzione Nera&#8221;</strong> mentre girava nel bicchiere quel po&#8217; che era rimasto di Spritz. Facendo sbattere i tre cubetti di ghiaccio che spuntavano come iceberg dal liquido rosso sangue &#8211; secondo lui pagato troppo &#8211; con precisione militaresca seguiva il tunz tunz che proveniva dalle casse montate all&#8217;esterno del locale. Si vedeva a capo di un manipolo di uomini in marcia lungo le strade della <strong>Capitale</strong>. Lui in testa, fiero, con il petto in fuori, a passo d&#8217;oca, con un portamento da uomo maturo tutto testosterone e forza di volontà.</p>
<p>Sua madre lo aveva allevato con latte del suo seno, poi lo aveva svezzato con le migliori carni, infine lo continuava a nutrire secondo una identitaria<strong> &#8220;Dieta Mediterranea&#8221;</strong> che solo pochi bucolici italiani potevano gustare. Lui non sapeva distinguere il prezzemolo dal basilico, non conosceva i rudimenti della coltivazione, ma era convinto che la nazione dovesse ritornare alla terra. Qualcuno lo avrebbe fatto per lui. Sentiva infatti di avere le qualità per fare breccia nel popolo e per diventarne guida suprema.</p>
<p>Avrebbe imbastito la sua<strong> &#8220;Rivoluzione Nera&#8221;</strong> tenendo in considerazione il malumore comune verso un&#8217;Europa assassina, disgraziata; terra di banchieri, di ebrei depravati, di musulmani che volevano calpestare l&#8217;identità comune. Ah Sparta e Roma: migliori forme di Governo. Solo i sani di mente, di spirito e di corpo avrebbero capito; proprio quei soggetti interessavano a lui. Li avrebbe reclutati con un sofisticato annuncio su Telegram.</p>
<p>Mentre beveva il terzo <strong>Spritz</strong> della serata, immaginava campi recintati in cui chiudere i dissidenti. Nostalgico delle camere a gas, era anche conscio di non poter eccedere, almeno in un primo momento, con una propaganda da &#8220;soluzione finale&#8221;. Avrebbe però potuto usare degli escamotage, tipo la lettura del primo capitolo di <strong>&#8220;Mafarka il futurista&#8221;</strong>, intitolato <strong>&#8220;Lo stupro delle negre&#8221;</strong>. C&#8217;entrava poco, ma era un modo sottile per prendere confidenza con i concetti di razza e di supremazia. Avrebbe potuto spingere le sue doti da retore, avviando la fondazione del suo movimento intercettando coloro che, come lui, si riunivano il sabato sera per bere e per rimediare una ragazza.</p>
<p>Sebbene il ruolo della donna fosse quello di produttrice di soldati per il futuro esercito patriottico, ella avrebbe dovuto anche depurare, con umiltà e senza troppe invasioni di campo, le derive omoerotiche tipiche dei camerati. Va bene avere un compagno sul quale testare la propria forza spirituale e muscolare, un po&#8217; come Achille con Patroclo, ma senza dare troppo nell&#8217;occhio. Egli comunque, in qualità di nuovo atletico <strong>Duce</strong>, si sarebbe accompagnato solo con donne, sebbene a volte un sentimento di attaccamento si sviluppasse nei confronti di Karim, un indiano dal viso gentile, non troppo giallo-ittero, moderatamente caucasico nei modi, che d&#8217;estate dava sfoggio del suo pacco pubico mentre montava la sua bancarella di abiti e borse, che trasportava sulla spiaggia mettendo in mostra il suo fisico statuario.</p>
<p>Secondo lui, Karim era un discendente dei greci che arrivarono con Alessandro Magno. Ai suoi occhi, quindi, andava protetto, se non addirittura incluso nel suo progetto politico, tenendo lontano da lui gli ideologi della <strong>Remigrazione</strong>.</p>
<p>Era giunto al sesto Spritz e nella sua mente le visioni della<strong> &#8220;Rivoluzione Nera&#8221;</strong> erano vivide. Davanti a lui c&#8217;era una giovane donna che teneva per mano la sua bambina. Ecco, poteva cominciare da lì: un attentato in piazza, una bomba nel pieno della movida. Seguire la lezione del <strong>principe Borghese</strong>: «colpire donne, bambini e anziani. Creare terrore e dare la colpa ai comunisti, anche se non esistono più». Ebbe un&#8217;illuminazione proprio mentre la piccoletta si girò verso di lui sorridendo, ma non aveva i mezzi per metterla in pratica. Avrebbe voluto avere una pistola per sparare tra la folla, per ammazzare quella bambina con un colpo in fronte, ma aveva solo un accendino con cui diede fuoco a una sigaretta.</p>
<p>Aveva sonno. Voleva andare a dormire. Era stanco. In tasca aveva la <strong>Postepay Evolution </strong>del padre per pagare da bere, nel naso aveva il profumo delle coperte del suo letto. La madre le aveva lavate con il detersivo alla lavanda, che a lui piaceva tanto. Era bello dormire nelle coperte lavate da mamma. Tutti i conflitti sparivano.</p>
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		<title>Lotta armata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lotta-armata-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 15:33:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Lotta armata&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale La lotta armata è ormai un video che viene dato in pasto alla massa. Indignazione e violenza verbale si fanno il trucco. Tutti imbellettati per il ragionamento, mentre si onora il potere degli agitatori occulti. La realtà è il miglior [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Lotta armata&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>La lotta armata è ormai un video che viene dato in pasto alla massa. Indignazione e violenza verbale si fanno il trucco. Tutti imbellettati per il ragionamento, mentre si onora il potere degli agitatori occulti. La realtà è il miglior complotto possibile nel mezzo del peggiore dei mondi già esistenti. «La patria è in pericolo», sussurra il potere, mentre un piano di sorveglianza è lì, pronto per essere approvato. La colpa di tutto questo è solo di una parte del popolo: quello rosso, senza dimenticare le varie gradazioni.</p>
<p>La lotta armata è quindi un’invenzione strategica. Punire chi sta ragionando sul domani, sul futuro. Il presente va nascosto, blindato, ammaestrato. Il potere vuole lo scontro in piazza, sui social, ovunque si riuniscano più di tre persone contemporaneamente. Un Papa dichiara al mondo che «a minacciare la pace è l’aborto». Ecco servita un’altra rara perla di imbecillità funzionale, per controllare provinciali dal petto gonfio e patrioti del focolare domestico.</p>
<p>Tutti uguali gli scontri in piazza: pagliacciate che si giocano la carta dei dieci minuti di celebrità. Passeranno i giorni e niente resterà, se non «un pacchetto sicurezza» che incuta terrore. E tutto ciò è voluto da persone innamorate di quel borghese che istruiva «le marionette nere», per un terrorismo che colpisse «punti sensibili frequentati da anziani, donne e bambini». Questo perché costoro sono i deboli della società, mentre solo la carne dell’esemplare di maschio adulto è tanto forte da poter incarnare e sopportare la morte.</p>
<p>In memoria di un borghese dal sangue blu, un generale dei nostri tempi, diventato famoso con un libro sgrammaticato, può elogiare la «Decima Mas» e dire al mondo che la democrazia è una narrazione retroversa, mentre il Fascismo è la fede del verso italiano. Per queste parole maschie, corporali, tutte muscoli e testosterone, egli invoca il pensiero del nipponico Mishima.</p>
<p>La lotta armata è qualcosa di romantico, inteso come guerra continua tra l’uomo e la natura, in questo caso la sua essenza meschina e votata all’autodistruzione. Così la libertà è davvero l’ancestrale terrore dell’uomo. Vedersi senza catene, indipendente, senza padroni, senza regole sociali, senza freni e senza Super-Io bloccanti vorrebbe dire «fai ciò che vuoi».</p>
<p>«Ama e fa’ ciò che vuoi», lo disse anche Sant’Agostino ma, con il senno di poi, nessuno davvero sa cosa voglia dire «amare», perché il presente non è altro che il risultato di un «male necessario» che proviene dal passato.</p>
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		<title>Il prete bello di Goffredo Parise</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-prete-bello-di-goffredo-parise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 13:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
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		<category><![CDATA[Parise]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il prete bello&#8221; di Goffredo Parise, edizione Adelphi Così appare la vita: una messinscena nella quale ci si trova catapultati e che, proprio per questo, è difficile da gestire. Nel romanzo di Goffredo Parise, pubblicato nel 1954, tutto ciò emerge con forza, con ironia e con sarcasmo, quasi come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il prete bello&#8221; di Goffredo Parise, edizione Adelphi</strong></p>
<p>Così appare la vita: una messinscena nella quale ci si trova catapultati e che, proprio per questo, è difficile da gestire. Nel romanzo di Goffredo Parise, pubblicato nel 1954, tutto ciò emerge con forza, con ironia e con sarcasmo, quasi come se ogni cosa fosse velata d’incanto.</p>
<p>&#8220;Il prete bello&#8221; è don Gastone,che fa impazzire le donne del rione. Tutte lo desiderano, ma lui appare imperturbabile, finché non arriva lì, in quel piccolo mondo antico in cui il Fascismo è ancora un dolce mito in cui credere, una prostituta che risveglia i sensi dell’ardito sacerdote che aveva servito la Patria durante la guerra civile spagnola.</p>
<p>Ma &#8220;Il prete bello&#8221; è soprattutto la storia di un’amicizia, quella tra Sergio, che è anche la voce narrante, e Cena, figlio di un’ubriacona. Sono bambini che diventano, giorno dopo giorno, sempre più adulti. La povertà è un marchio che si sopporta, perché nel quartiere tutti vivono nelle stesse condizioni. Quei pochi che stanno meglio, alla fine, affrontano un altro dramma: sono la parte più esposta della messinscena fascista, coloro che tra “il dire e il fare” mettono di mezzo un oceano.</p>
<p>Il romanzo di Parise, infatti, prende a calci tutte le convenzioni, fa a pezzi un’epoca e la rende sopportabile. Cos’era il Fascismo se non la peggiore delle macchiette, capace di alimentare il lato più ipocrita della società italiota? E queste donne borghesi, così fedeli alla castità e al buoncostume, diventano il bersaglio privilegiato del narratore. La genuinità risiede quindi altrove, forse proprio nel maldestro cavaliere Esposito, felice occupante dell’unico bagno presente nel rione e che, proprio per tale motivo, si sente ricco come un pascià.</p>
<p>&#8220;Il prete bello&#8221; è dunque un po’ favola nera e un po’ triste storia di un’Italia che è esistita e che deve ancora estinguersi. Come molte opere del Novecento, anche questa si distingue per il suo stile curato e ricercato. Pagina dopo pagina, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un testo capace di raccontare di noi. Certamente, Parise ha preso spunto anche da alcuni fatti che hanno riguardato la sua infanzia. Non possiamo parlare di autobiografia, ma di sicuro si sente quella componente di &#8220;vissuto personale&#8221; che dà respiro all&#8217;intero romanzo.</p>
<p>In questa parodia chiamata vita, i personaggi di Parise sono apparizioni comiche che vogliono a tutti i costi prendersi sul serio, senza rendersi conto che nulla è davvero importante e che, spesso, l’abitudine più ridicola degli esseri umani è quella di attribuirsi un ruolo e di volerlo incarnare fino in fondo.</p>
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