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	<title>Farfalla Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La farfalla bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 21:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La farfalla bianca&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Olivi&#8221; opera di Vincent Van Gogh Da qualche tempo avevo in testa l’idea del mio corpo smembrato. Gambe, braccia, torace, testa perfettamente smontati, però senza spargimenti di sangue. La scena era pulita, ordinata; niente a che fare con un desiderio di morte o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La farfalla bianca&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Olivi&#8221; opera di Vincent Van Gogh</strong></p>
<p>Da qualche tempo avevo in testa l’idea del mio corpo smembrato. Gambe, braccia, torace, testa perfettamente smontati, però senza spargimenti di sangue.</p>
<p>La scena era pulita, ordinata; niente a che fare con un desiderio di morte o con un pensiero di liberazione dalle noiose e aberranti questioni che affliggono in media buona parte dell’umanità.</p>
<p>Si trattava di vedermi mentre riponevo me stessa in una scatola, pezzo dopo pezzo, dopo essermi smembrata con cura come si fa con quelle costruzioni che monti e smonti all’occorrenza.</p>
<p>Era solo una visione riposante che tornava alla mente da un po’ di giorni. Contemporaneamente pensavo che avrei dovuto risolvere la mia stanchezza in altro modo, giusto per non trascinare per l’eternità questo stato di sottile inquietudine.</p>
<p>Non è tanto il timore che l’eternità possa davvero riguardare anche noi mortali a spaventarmi, quanto il fatto che potremo essere tragicamente bloccati nella più odiosa delle sensazioni, quella che ci fa prendere coscienza di quanto tempo e quanta vita vadano sprecati.</p>
<p>Tutto questo era la conseguenza delle solite domande esistenziali a cui nessuno tenta più di dare risposte tanto più che oggi non si sa neppure perché sforzarsi di cercarle.</p>
<p>Ed ecco che, trovandomi esattamente a questo punto, si rafforzò la certezza che sarebbe stato un bel vantaggio potersi smontare e rimettersi nella confezione in cui, a nostra insaputa, un giorno siamo stati recapitati su questa terra.</p>
<p>Pochi giorni fa, terminata la riunione di lavoro prima del previsto, ho approfittato per andare in campagna dove abitano i miei.</p>
<p>In casa, però, non c’era nessuno e questa mi è parsa una coincidenza straordinaria: da tempo aspiravo a un po’ di ore tutte per me.</p>
<p>L’aria del pomeriggio era dolce, calda. Il cielo fermo, stabile nella sua immobilità azzurra; qualche nuvola vagabonda, sgranata lentamente dal vento, navigava verso ovest.</p>
<p>Ho iniziato a camminare lungo il viale. Avevo davvero voglia di sgranchirmi le gambe. I pensieri avrebbero avuto libero accesso alla mia mente: nessun ordine, nessuna priorità, nessuna urgenza.</p>
<p>I passi avrebbero seguito una cadenza qualsiasi, né frettolosa né lenta. Tutto secondo l’impulso di quelle ore fortunatamente libere.</p>
<p>Sulla ragione avrebbe prevalso l’istinto; per una volta il controllo non sarebbe stato suo.</p>
<p>Su di me e tutt’attorno lunghissime linee orizzontali: il viale asfaltato su cui avanzavo, il terreno coltivato a olivi alla mia sinistra, schiere di ville alla mia destra e in alto un cielo glorioso come non se ne ha la possibilità di godere in città.</p>
<p>In quel frangente di bianchi, gialli e lilla dei fiori selvatici, di chiome folte e rotonde degli ulivi, di grossi massi calcarei sparsi tra le zolle, di profumo di gelsomino e rose, non ho avvertito il bisogno di smontare e riporre il corpo.</p>
<p>Piuttosto era vitale la necessità di essere intera, perfettamente assemblata per sentire in quei colori, in quelle forme e in quei profumi la prova tangibile che tra me e la vita si era stabilita una specie di tregua.</p>
<p>Funzionò. Ho camminato su e giù lungo il viale per quattro volte, senza perdere quella lieve euforia che mi aveva preso, avvertendo la sensazione di essere felice perché viva e viva perché felice.</p>
<p>Certo, non esplosero guizzi di ottimismo ritrovato né feci balzi in avanti verso chissà quali fantastiche soluzioni alle pene esistenziali: si trattò solamente di uno di quei rari incastri in cui per una manciata di minuti si smette di sentirsi fuori luogo.</p>
<p>Sprovveduta non lo ero da qualche anno ormai, sapevo che non è sufficiente mezzo pomeriggio per riequilibrare l’universo; prendevo quelle ore per ciò che erano, ovvero una boccata d’aria, un momento di sollievo prima del consueto ronzio nell’anima.</p>
<p>Se avessi avuto un foglietto e una penna, avrei trascritto tutto quanto mi passò per la testa.</p>
<p>Si mescolarono ricordi e riflessioni, teoremi frutto di illuminazioni improvvise e porzioni di vite precedenti, parole dette e parole udite in contesti diversissimi, decisioni ferree e delusioni seguite a scelte scellerate.</p>
<p>Di quali cose non si occupò la mia mente quel pomeriggio!</p>
<p>Intanto la luce del tramonto inondava gli ulivi di riflessi arancio che esaltavano l’argento delle chiome e rendevano vive le ombre proiettate sulla terra sassosa; tra i rami di un maestoso pino si fermò una colomba che poco dopo una gazza litigiosa fece fuggire; una rosa gialla ondeggiò dall’altra parte della recinzione di una villa, mentre un nugolo di moscerini festeggiava a mezz’aria ad altezza del mio sguardo.</p>
<p>Evitai a me stessa la trappola delle domande sulla vita e sulla morte, sulla felicità e sull’infelicità, sul tempo che passa e sul poco che resta.</p>
<p>Il mio corpo riuscì a tenermi ancorata a quello che i sensi afferravano. Resistetti alla tentazione di immaginarmi inscatolata. Il presente si aggiunse agli spazi orizzontali che mi contenevano per intero. Annullati passato e futuro, potei stringere l’attimo che ha la consistenza di un filo di vento.</p>
<p>C’era da diventar matti a sentirsi vivi senza doverne rendere conto alla logica.</p>
<p>Per una volta, la mia esistenza era slegata da cause ed effetti, da premesse e conseguenze, da richieste e aspettative.</p>
<p>Stava succedendo quello che forse non sarebbe successo mai più, ma non me ne dispiacqui.</p>
<p>Era proprio quello il senso del ricomporre ciò che in altri momenti mi avrebbe molto consolato vedere a pezzi.</p>
<p>Quel pomeriggio l’unità a cui aspiravo nei giorni più faticosi si era materializzata senza che l’avessi cercata ad ogni costo.</p>
<p>Sarebbe svanita, senza che potessi far nulla.</p>
<p>Sul viale parallelo passeggiava un uomo con due grossi cani al guinzaglio. Fu l’unica apparizione umana in quasi due ore di solitudine. Guardai il terzetto finché non scomparve nella distanza.</p>
<p>Prima che voltassi la testa, arrivata da chissà dove, apparve una farfalla bianca.</p>
<p>La mia mente, svuotata di colpo, non si mise a frugare tra le vecchie metafore quella migliore per dare senso al suo volo zigzagante.</p>
<p>Mi piacque seguirla con lo sguardo finché non si inoltrò nella fitta chioma di un ulivo.</p>
<p>La sua rapida scomparsa non significò nulla né mutò la cadenza dei miei passi, quando ripresi a camminare verso la casa dei miei.</p>
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		<title>Apparenza di nuova generazione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/apparenza-di-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 02:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Apparenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca Governati dalla legge di causalità, presi a calci in culo da una forza che non ci permette mai di tornare indietro, andiamo, oggi come ieri, incontro alla realtà ancora increata. Cuce e ricuce la nostra mente ciò che ci circonda, lei stessa ci consegna accomodanti cause ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca</strong></em></p>
<p>Governati dalla legge di causalità, presi a calci in culo da una forza che non ci permette mai di tornare indietro, andiamo, oggi come ieri, incontro alla realtà ancora increata. Cuce e ricuce la nostra mente ciò che ci circonda, lei stessa ci consegna accomodanti cause ed effetti. <strong>Così vanno le cose; così come la nostra mente ama costruirle per noi.</strong></p>
<p>Appare lontano ogni oggetto. Ci percuotono le sensazioni, si materializzano e si ingarbugliano. <strong>Osserviamo le nostre opere, materiali e immateriali</strong>; si affastellano cose che si imprimono e che poi una mano gentile cancella; consideriamo e riconsideriamo errori di valutazione, dubbi, certezze e svelamenti, ma ci resta poco di ogni fenomeno e di ogni rappresentazione; <strong>solo la materia è imperitura.</strong></p>
<p>Sconfinata è la fame primordiale di sapere, di scoprire, di stupirci, di rincorrere la verità; poi, traditi, sbeffeggiati, come su un&#8217;isola da cui guardiamo il velo di nebbia che tutto avvolge, torniamo spaesati e contenti. <strong>Dolce sbigottimento del non trovare un punto fermo, mentre tutto vibra tra l&#8217;inconcludenza e l&#8217;incompiutezza</strong>; oscilliamo dispersi tra la vacuità delle forme tirate su dal cervello, mentre i sensi continuano a prenderci in giro, ad ammaliarci, a farci sopravvivere.</p>
<p>Corre un bambino verso la sua mamma; corre un cane dal suo padrone; corrono i cuori e gli occhi si accecano, cosicché tutto ci appaia vivo, consistente, percepibile, tramutabile, esistente. <strong>Bugia, menzogna!</strong> Non c&#8217;è quel prima e quel dopo, quell&#8217;andare e tornare, quel chiedersi e rispondersi, quell&#8217;essere e non essere. <strong>Sta qui la gioia di ogni inizio, si conserva nell&#8217;apparenza la Gloria.</strong> Il presente redime, il resto è necessità.</p>
<p>Non c&#8217;è più un il ritmo nervoso a guidare le mie idee, le convinzioni e i vacillamenti. Si è creato un precedente, il mondo esiste come apparenza e a ognuno appartiene ciò che sente, che percepisce, che elabora, che rigetta nello spazio&#8230; <strong>lo spazio di un Dio che si frantuma, che si decompone. Lo spazio, cioè l&#8217;ultimo lamento di una divinità abulica.</strong></p>
<p>Solitudine e contemplazione, sentire il silenzio e il suo disordine. Mi sono stupito davanti a una farfalla che volteggiava nell&#8217;aria, di fronte alle nuvole che sovrastavano un campanile&#8230; <strong>questo mi basta.</strong></p>
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		<title>Quale morale da imitare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quale-morale-da-imitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 01:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo Albino Console Perché tu, tu devi avere una morale dicevano. Mi guardai attorno cercando di comprendere quale fosse la morale da imitare. Una farfalla si protegge, è fragile ed elegante, vive così poco. Non taccarla, le rovini le ali, un bruco va scacciato, o meglio schiacciato, è disgustoso. Ad uno scoiattolo dobbiamo dare un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo Albino Console</strong></em></p>
<p>Perché tu, tu devi avere una morale dicevano. Mi guardai attorno cercando di comprendere quale fosse la morale da imitare. Una farfalla si protegge, è fragile ed elegante, vive così poco. Non taccarla, le rovini le ali, un bruco va scacciato, o meglio schiacciato, è disgustoso.</p>
<p>Ad uno scoiattolo dobbiamo dare un po’ di pane o perché no, una ghianda, per i topi una tagliola o meglio del veleno. Ed io, sul quadrilungo della vita, dovrei saltare di piastrella bianca in piastrella bianca, evitando quella nera, perché bianco è buono, nero non può che essere cattivo… ma la realtà è che la morale, ha un canone estetico, che nulla ha a che vedere con la bontà, nulla ha a che vedere con la cattiveria, ed io ho solo un dovere, rimanere giusto, a prescindere dal colore della piastrella che calpesto.</p>
<p>Ma lo so, dispiacere è il mio piacere, e di piastrella nera in piastrella nera, mi do in pasto ai benpensanti, gli do un metro di valutazione che ne rigonfi l’ego, e se questo li rende felici, io ne sono l’artefice… e la cosa rende felice me, l’amorale dal pavimento nero.</p>
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		<title>Elefante e farfalla</title>
		<link>https://www.borderliber.it/elefante-e-farfalla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 01:24:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Wanda Lamonica Lei si chiama Ilde, diminutivo di Grimilde. Come la perfida matrigna di Biancaneve. Come la Regina cattiva, esperta di magie nere. Con Ilde combatto guerre da una vita. L&#8217;ho amata poche volte, l&#8217;ho odiata quasi sempre. Se ne sta nel bagno, vicino alla vasca. Immobile, zitta e lungimirante. Carogna, losca e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>Lei si chiama Ilde, diminutivo di Grimilde. Come la perfida matrigna di Biancaneve. Come la Regina cattiva, esperta di magie nere. Con Ilde combatto guerre da una vita. L&#8217;ho amata poche volte, l&#8217;ho odiata quasi sempre. Se ne sta nel bagno, vicino alla vasca. Immobile, zitta e lungimirante. Carogna, losca e punitiva.</p>
<p>Aspetta tutti i miei passi falsi come una pettegola malefica dietro alla finestra. Va avanti con le mie abbuffate e torna indietro solo se mi metto seriamente a dieta. Ilde è una bilancia e non perdona. È più cattiva di me, ad inchiodare nei punti deboli i più fantasiosi sensi di colpa. Segna ogni sgarro, memorizza ogni eccesso. Lei, strumento di maledizione, di sconfitta, di qualsiasi mio insuccesso.</p>
<p>Triste regalo di un ancor più triste compleanno. Lei, del vecchio tipo, non digitale. Per doverla sentire proprio quando, misurando, vibra di soddisfazione. Nel corso degli anni ho visto fare il tergicristallo, a quella sua lancetta idiota. Destra e sinistra, sinistra e destra. L&#8217;ho immaginata persino con una lingua biforcuta leccare da lontano i numeri per lei migliori, quelli con gli zeri. Stuzzicarli ben benino per arrivarci prima. Mi giudica senza sapere. Come la gente, quando è cattiva o non ha niente da fare. Lei non sa, cosa ci infilo io, nel cibo, quando faccio partire un boccone. Quando il mio cervello, gli assegna un compito, una missione, una subdola funzione. Lei non sa quale sia la punizione del giorno o il segreto in più che ho da custodire. La delusione da dimenticare, l&#8217;amaro da stordire. Ilde non sa che un biscotto in più, nella pancia, è un altro rospo della vita che voglio digerire. Che all&#8217;Università mi chiamano Silvia la Barca. Proprio me, che non so nemmeno nuotare. Ilde non sa che, a volte, un vuoto d’anima abissale diventa una qualunque fame da saziare. Che mi dicono da 23 anni che sono tanto bella dentro e io, questa qui dentro, ad un certo punto, la vorrei almeno vedere. Silvia la Barca, elefante e farfalla. Sarò anche barca ma non temo la profondità del mare. E nemmeno le tempeste, perché so che il sole torna sempre a splendere e l’azzurro del cielo a colorare le giornate delle persone.</p>
<p>Sono farfalla quando sto bene. Quando la vita mi nutre tanto, ma passando prima dal cuore. Ci sono giorni in cui potrei volare. Perché la felicità non ha zavorre e nemmeno catene. Dura poco, ti lascia senza parole. Studio Legge. Forse per imparare a gestire la paura che ho delle persone. Forse anche per farmi rispettare. Negli angoli ci sto molto, molto bene. Seppur stretti, loro mi riescono ad accogliere. Dagli angoli non ci provo mai, a scappare.</p>
<p>Il mio ragazzo dice che mi ama così come sono. Ma da tre giorni si è preso un po&#8217; di tempo per pensare. Il suo tempo per pensare si chiama Gaia ed è bella da morire. “Ilde, dai, preparati, a festeggiare&#8230;”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*in foto un disegno di Wanda Lamonica</em></p>
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