<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Fame Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/fame/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/fame/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Sun, 16 Mar 2025 12:53:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Lievito di speranza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lievito-speranza-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 23:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Mani]]></category>
		<category><![CDATA[Pane]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11181</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lievito di speranza è una poesia di Giuseppe Gervasi che ci fa riflettere sulla necessità della condivisione. Buona lettura con Borderliber</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lievito-speranza-gervasi/">Lievito di speranza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Poesia di Giuseppe Gervasi</strong></em>. <em><strong>Foto dal web</strong></em><br /><br />Tra le mani un pezzo di pane caldo.<br />Le mani tremano,<br />raccolgono molliche di speranza<br />per portarle alle bocche affamate.<br />Sia lodato il pane caldo,<br />sia lodata la mano che lo impasta,<br />sia lodata la farina che lievita,<br />sia lodata l&#8217;umanità vera.<br />Sia lodata la mano,<br />che dona il pane caldo.<br />Sia lodata la condivisione. <br />Sia lodato il pane caldo,<br />che sfama le bocche affamate.<br />Un morso io,<br />un morso tu,<br />un morso tu, <br />un morso io.<br />Sia lodata la mano,<br />che dona il pane caldo.<br />E gli occhi ridono:<br />le mani raccolgono<br />molliche di speranza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lievito-speranza-gervasi/">Lievito di speranza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11181</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Carminiello: il martire gentile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/martire-napoli-guerra-genitle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 03:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lella]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nazisti]]></category>
		<category><![CDATA[Nipote]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Re]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10318</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Adalgisa Giannella Carminiello scese dal letto senza infilarsi le ciabatte. Quel letto traballante e arruvutato di sudore dall’estate cocente 1975 gli aveva consegnato una notte insonne e piena di incubi e se lo sentiva stretto e malsano. Il fresco del pavimento ci diede una scossa di contentezza. Il talamo suo e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/martire-napoli-guerra-genitle/">Carminiello: il martire gentile</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Racconto e foto di Adalgisa Giannella</strong></h4>
<p>Carminiello scese dal letto senza infilarsi le ciabatte. Quel letto traballante e <em>arruvutato</em> di sudore dall’estate cocente 1975 gli aveva consegnato una notte insonne e piena di incubi e se lo sentiva stretto e malsano. Il fresco del pavimento ci diede una scossa di contentezza.</p>
<p>Il talamo suo e di Lella era accostato alla parete di fronte alla tavola da pranzo con quattro sedie impagliate che all’occorrenza ne diventavano dodici, quando a giugno arrivavano prima la famiglia di Carmela, la terza figlia, con il marito Mario il finanziere, tre figli maschi e tre femmine, <em>uno chiù bell e n’ato, </em>e una settimana dopo, partita Carmela, arrivava Rosaria, la più grande, con il marito Giuseppe il finanziere, quattro figli maschi e due femmine,<em> uno chiù bell e n’ato</em>.</p>
<p>Per le carriere dei mariti ce le aveva al nord le figlie sue preferite e lo visitavano solo d’estate per qualche giorno prima di andarsene in Cilento, dai suoceri, a passare le vacanze <em>chiù belle</em>.</p>
<p>In casa ci vivevano pure i figli suoi, quelli ancora non maritati: Enzo, Tonino e Lina. Come facesse Lella a farceli entrare tutti in sessantacinque metri quadri di casa, non interessava a lui che libero, <em>voleva solo stu liett che s’era accattato grazie a Enzo il figlio, con la smania re’ cos antiche</em>.</p>
<p>Un letto in ferro battuto, con l’immagine sacra sulla spalliera di una santa che neanche conosceva, che però li <em>fortunava</em> perché dopo la guerra avevano avuto altri sette figli, <em>uno chiù bell e n’ato, che mò</em> stavano felici e sistemati grazie a mamma e papà che c’avevano regalato a tutti dote, avvenire e cristianità.</p>
<p>C’era solo un gradino da scendere da quella casa per stare all’aria aperta, tra i gas di scarico della fabbrica del ferro e le macchine, sopra a un marciapiede sgarrupato che di sera accoglieva loro e tutto il rione sulle seggiole portate da casa, messe in fila per il rituale del caffè <em>ra nuttata</em>, tra chiacchiere, risate e qualche bisticcio.</p>
<p>Le zoccole camminavano sui muri e si infilavano nei buchi lasciati dai bombardamenti, ma loro c’erano abituati dalla guerra ai topi, che sicuramente erano stati più amici degli stranieri che bombardavano Napoli ogni benedetto giorno costringendoli a rintanarsi nei rifugi con addosso il terrore che la fine sarebbe stata buio, silenzio e soffocamento: la peggiore.</p>
<p>Solo là sotto Carminiello si metteva a pregare la Madonna del Carmine e San Gennaro, che lui poteva pure morire ma i tre figli no, quelli non li doveva toccare nessuno. Ci aveva gettato il sangue, durante e dopo la guerra, per la famiglia e quella città che faceva invidia a tutti per la bellezza, il cibo, l’allegria, i colori.</p>
<p>Ci sovvenne il ricordo di come era stata fatta a pezzi, di come pensasse che non ce l’avrebbe fatta più a sorridere. Era taciturna e spaventata come loro e a Carminiello vederla così ci ricordava la prigione dove con un chiodo si era fatto tatuare sul braccio A morte le spie perché Nanni lo scorticato lo aveva tradito.</p>
<p>L’amico che teneva come un fratello ci aveva tolto tutto. Famiglia, onore e salute, per salvare la sua di famiglia davanti alla polizia a caccia di infedeli. La galera ti fa delinquente pure se non lo sei.</p>
<p>La fame che il pane <em>ammuffiato</em> non calmava, le botte prese dalle guardie perché Carminiello voleva il re e no Mussolini che li aveva venduti a <em>Hitlerdio</em> che <em>s’addivertiva</em> a farli sparire perché erano guasti e non ci dovevano stare al mondo, i compagni morti in cella senza spiegazioni avvolti nei sacchi e portati via come spazzatura, lui tutti questi drammi non se li scordava, specialmente la ferocia dei camorristi che per due sigarette, lo avevano fatto violentare nei cessi maleodoranti, togliendogli rispettabilità e <em>masculeria</em> in solo mezzora.</p>
<p>Che inferno aveva patito per Napoli sua! Quando finivano i bombardamenti e il sole sorgeva sulla città, il Vesuvio sorrideva come a dire… da Pompei in poi mi farò perdonare, <em>nun va pigliate. </em>Sopportate ancora <em>nu poco</em>. Finirà sta guerra!</p>
<p>Sicché quando arrivarono gli Americani che si diceva li avessero liberati, Carminiello non si fece il segno della croce come i compaesani e non raccolse la cioccolata che lanciavano dalle jeep a loro come fossero cani <em>arrugnati</em>, ma si mise a singhiozzare perché il re se ne era andato in Portogallo in esilio e lui non ci poteva più fare niente per il re.</p>
<p>Gli amici non ne dovevano parlare male se non volevano che li allontanasse, ma dopo la guerra nessuno voleva fare male, sembravano tutti rimbambiti perché quando si incontravano, si abbracciavano e si baciavano sulle guance come si fa coi parenti pure se non si conoscevano. La caffettiera era sempre pronta sui fornelli per chiunque entrasse in casa e ci si raccontava come impazziti <em>ra fortuna</em> d’essere vivi, che c’era stato l’inferno ma Napoli ancora una volta stava risorgendo e diventava <em>chiù bell</em> e prima.</p>
<p>Lella aveva allestito una pizzeria davanti casa, in strada. Stava tutta notte a impastare dentro a un contenitore di legno che pareva un <em>tavuto, una bara. </em>Alle tre si addormentava sopra la seggiola di legno in cucina e alle otto in punto arrivava Peppino<em> u furnar</em> e ci prendeva sessanta pizze da cucinare nel forno a legna.</p>
<p>Le altre quaranta Lella le friggeva in un enorme calderone fuori casa e le farciva con mozzarella e pummarola fresca, <em>nu poco</em> d’origano. A mezzogiorno in punto la strada <em>s’arruvutava. </em>Cento operai delle fabbriche vicine con la fiaschetta di vino sotto il braccio, <em>s’accattavano</em> ogni pizza e Carminiello guardava la moglie come fosse <em>na santa</em> perché lui portava poche lire dal lavoro al porto dove verniciava le facciate delle navi e lei manteneva lui e la famiglia con la pizzeria e dopo quella fatica lo sorrideva pure tutto il giorno.</p>
<p>Non ce lo aveva raccontato del carcere, solo che c’era entrato per motivi politici, ma liberato da là ci aveva fatto altri sette figli e tutti in salute per non uscire di capo e finire come <em>Vicienzo, allo Psichiatrico, ca cammisa e forza</em>. Nel carcere s’era fatto <em>sicco sicco e mò, pure se mangiava</em> tanto, non riprendeva e allora per compensare si faceva la barba tutti i giorni e metteva litri di colonia che i nipoti scappavano, tanto puzzava.</p>
<p>Però quando passi una guerra, per quanto ti dai da fare, il dolore è troppo e non ce la fai a guarire. Così Carminiello dopo l’operazione alla cataratta che lo aveva reso cieco di un occhio, non si alzò più dal letto e gli amici e i figli li accoglieva coi pigiami che Lella provvedeva a cambiargli ogni <em>iurnata</em> profumati di bucato.</p>
<p>Enzo lo radeva, Lina lo metteva sulla seggiola di legno e rifaceva il letto e Tonino ci tagliava i capelli quando crescevano. L’appetito ci passò del tutto quando una notte ci vennero in <em>suonno</em> i camorristi bastardi che in galera lo avevano<em> arrunziato</em>. Fece un urlo che sentì tutto il quartiere e la mattina pareva morto tanto era pallido.</p>
<p>Chiamarono il dottore che ci diede dieci gocce di valium perché il cuore sbatteva nel petto come una frasca al vento e si doveva calmare. Passarono gli anni e Carminiello pareva un fantasma tanto era <em>sicco</em>. Lella ci cucinava i pasti preferiti. Vermicielli con il ragù. Pizza con la scarola. Calamari <em>mbuttunati</em>.</p>
<p>Ci metteva a fianco un bicchiere di rosso che mandava Giuseppe l’amico suo e qualche dolce di donna Adele, che dopo la guerra aveva aperto una pasticceria speciale che felicitava tante famiglie di Napoli, ma il marito non mangiava più. Prendeva solo acqua e valium e dormiva assai.</p>
<p>Nel sonno tremava come avesse sempre freddo.</p>
<p>È<em> debbulezza</em> diceva il dottore, fatevi forte donna Lella che ci vuole <em>pacienza</em>. I figli al settantesimo compleanno gli regalarono un televisore e ci fecero vedere Totò e pure i De Filippi. Fu l’unica volta che sorrise e strizzò l’occhio sano come a ringraziare, poi ripiombò nella depressione. Carminiello si spense in un marzo ventoso. Napoli si preparava alla primavera.</p>
<p>I fiori apparivano persino sulle buche aperte dalla bombe che non erano state più cementate. Piccoli e aggraziati fiorellini color carminio, stille di sangue venute fuori come un senso di giustizia.</p>
<p>Tra i vicoli impolverati le madonne di pietra lanciavano sguardi immalinconiti. I bambini si rincorrevano da un uscio all’altro, perché il quartiere continuava a essere un’unica affettuosa famiglia dove ognuno si prendeva cura dell’altro senza opinioni e differenze.</p>
<p>Questo era rimasto di quella guerra bastarda: il valore della solidarietà, che poco non è. <em>Carminiello pelle e ossa</em> passò dal sonno alla morte senza aver salutato, né abbracciato, né benedetto, né compreso, né pregato, né&#8230; Lo trovarono freddo e muto e chiamarono il dottore, pensando fosse la solita crisi. Morto d’inedia fu la diagnosi. D’inedia, perché quando sei uomo di rispetto vai fino in fondo e sai anche come, e non lo devi spiegare il dolore che non se ne va nonostante la vita offra più di una possibilità.</p>
<p>La violenza è una bestia che si nutre da dentro. Nessuno vede. I morsi li senti solo tu. Cadono i presupposti del vivere, perché poi lottare diventa una guerra ancora più bastarda di quella reale, perché non ti giustifica un’ideologia, la speranza, una mortificazione&#8230;non più. C’è solo il dolore e la nostalgia di quando ti sentivi innocente.</p>
<p>Al funerale non ci fu bisogno neanche delle <em>chiagnare</em>. Dietro al feretro piangevano tutti.</p>
<p>Lella svenne due volte per il dolore, ma i figli la sostennero e le sistemarono il foulard nero sul capo che, per un attimo, era scivolato scoprendo la lunga treccia che il marito carezzava ogni giorno quando era in salute. Per riprendere forza Lella si toccò le doppie fedi che avevano ricevuto dai genitori nel giorno in cui Napoli aveva festeggiato il loro matrimonio con fiori, dolcetti e qualche fuoco d’artificio sparato sul sagrato della chiesa e, per la prima volta, si chiese perché l’uomo della sua vita l’avesse lasciata sola. Da donna semplice non se lo seppe spiegare, pregò solo che ora stesse meglio di lei. Piano piano aveva capito che il dolore è diverso da persona a persona e se non te lo spiegano non lo devi capire. Lei sentiva il suo che ora la voleva viva mentre si sentiva morta.</p>
<p>Addio Carminiello martire gentile! Che l’hai pensato tu e lo penso anch’io quando il pensiero però è senza guinzaglio, se no quant’è difficile! Al paese dei morti i cuori feriti guariscono, si riempiono di luce e amore e qualcos’altro che non so, ma che saprò anch’io.</p>
<p>C’è stata la guerra e tanta violenza e l’hai giustificata con un’ideologia cretina che, attraverso la vena principale, si è infilata in testa e s’è fatta veleno. I martiri veri son quelli come te, che non ce la fanno, e a modo loro scrivono una storia delle lacrime per non venire meno a una promessa. Ma le storie son tante ed è ora che tu viva quella speciale, Uomo gentile.</p>
<p>Niente come la dignità darà pace al tuo cuore.<br />
<em>Tua nipote.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/martire-napoli-guerra-genitle/">Carminiello: il martire gentile</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10318</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Da Bosra a Damasco. Da un teatro antico scampato alla guerra moderna a un check in cronico&#8230; sulle tracce di Paolo Dall’Oglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/viaggio-siria-angelo-maddalena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 02:20:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bosra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianità]]></category>
		<category><![CDATA[Dall'Oglio]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Dogana]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=7637</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Angelo Maddalena, direttamente dalla Siria Il nostro viaggio in Siria inizia da Bosra, a un’ora di autobus dal confine con la Giordania. Confine che attraversiamo dopo estenuanti trafile e trattative alla dogana, che mi fanno pentire di essermi compiaciuto, due giorni prima, che la trafila per il controllo del passaporto ad [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/viaggio-siria-angelo-maddalena/">Da Bosra a Damasco. Da un teatro antico scampato alla guerra moderna a un check in cronico&#8230; sulle tracce di Paolo Dall’Oglio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Angelo Maddalena, direttamente dalla Siria</strong></em></p>
<p>Il nostro viaggio in Siria inizia da Bosra, a un’ora di autobus dal confine con la Giordania. Confine che attraversiamo dopo estenuanti trafile e trattative alla dogana, che mi fanno pentire di essermi compiaciuto, due giorni prima, che la trafila per il controllo del passaporto ad Amman era stata molto sbrigativa. Eppure S., la guida siriana, ci aveva prospettato una sosta breve: <strong>“Scendiamo dall’autobus, facciamo vedere i passaporti allo sportello e in dieci minuti ce la dovremmo fare”.</strong> Di minuti ne passano almeno trenta in attesa, tra decine di donne in nero, bambini e uomini che aspettano in fila. Ma quando arriviamo allo sportello inizia un altro balletto: <strong>l’impiegato ci fa un pò di smorfie tra il serio e il faceto per farci capire che è tutto a posto però&#8230;</strong> manca un pò di “money”: quelli che hanno dormito almeno una notte ad Amman devono pagare una tassa di 10 dinari, cioè circa 13 euro! Valeria, la prima insieme a me ad arrivare allo sportello e a ricevere la sorpresa, mentre ci allontaniamo dallo sportello mi sussurra che, secondo lei, <strong>è una tassa che si sono inventati al momento, infatti neanche la guida siriana ne sapeva niente.</strong> Dopo un lungo giro per cambiare gli euro in dinari e un lungo periplo di varchi e varchetti, chiostri e corridoi all’interno dell’edifico della dogana, riusciamo a partire.</p>
<p>La nostra visita a <strong>Bosra si concentra in un teatro romano del II secolo d. C.</strong>, che è sopravvissuto ai bombardamenti della guerra degli ultimi dieci anni, guerra non ancora del tutto conclusa. Appena entrati in Siria, prima di giungere a Bosra, attraversiamo almeno due varchi lungo la strada provinciale: due giovani con un mitra a tracolla, senza divisa, ci controllano in modo sbrigativo; dopo poche centinaia di metri altri due giovani con i mitra, ma stavolta hanno due pettorine militari anche se non molto identificative, potrebbero essere comprate al volo, anche di seconda mano, talmente sono consunte. Provo a capirci qualcosa:<strong> i ribelli che secondo alcuni sono “i buoni”, sono quelli che lottano contro Assad, il presidente che vediamo sorridente e fiero nelle gigantografie appese in molti angoli delle strade di Damasco</strong>, sulle vetrine di alcuni negozi e finanche in diversi vetri posteriori di alcune automobili. Però, anche se<strong> Paolo Dall’Oglio</strong> aveva sposato la causa dell’Esercito Libero Siriano, non era d’accordo per una divisione troppo netta tra buoni e cattivi (per un approfondimento consiglio di leggere il prezioso testo di Riccardo Cristiano, <strong>dal titolo Paolo Dall’Oglio: autodifesa e nonviolenza</strong>, Cristiano è l’autore del libro uscito da poco su Dall’Oglio dal titolo Una mano da sola non applaude) .</p>
<p>Per tornare al teatro romano, <strong>la guida ci dice che si è salvato dai bombardamenti degli ultimi anni</strong>, anche se alcuni ribelli si erano asserragliati nell’area archeologica di cui il teatro fa parte, i militari governativi bombardavano i ribelli ma fortunatamente c’è una cittadella che circonda il teatro che ha fatto anche da protezione. Dopo Bosra ripartiamo per Damasco, ma prima ci fermiamo a fare un ricco spuntino in un ristorantino a gestione familiare, o almeno così sembra, di fronte al teatro romano. <strong>Siamo un pò incalzati dalla tempistica perché la trafila fuori programma alla dogana ci ha fatto accumulare un ritardo di circa due ore o poco meno.</strong> C’è un ragazzo &#8211; poi scopriremo essere parte della famiglia del ristorante &#8211; che tenta di venderci, prima e dopo la cena (durante la quale ci ha anche servito alcuni piatti) monete romane, croci di metallo dalla forma vagamente orientale, guide della Siria.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7647 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/08/Foto_Siria_2.jpg?resize=800%2C506&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="506" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Pollo e riso con carote, una specie di falafel che chiamiamo “cuba” perché una di noi ha capito che si chiama così ma forse ha capito male, un piatto con dentro frutta fresca, anguria e melone giallo che a me pareva mango, uva, e poi una specie di zucchine piccole ripiene di qualcosa che assomiglia al riso. Mara, di Cuneo, osserva candidamente che<strong> “qui non si muore di fame”.</strong> Anche se l’insistenza di quelli che ci volevano vendere teli e foulard all’ingresso del teatro (a 10 euro o a cinque euro, loro stessi chiedono di pagarli in euro) e altri aspetti del paesaggio umano fanno dire a Pamela; <strong>“quando vedo la miseria nera mi prende male allo stomaco”</strong>, mi viene da dire che qui non è poi così nera e lei mi guarda come per dire che non capisce&#8230;o sono io che poetizzo?! Di sicuro non avrei detto “qui non si muore di fame”, andrei piuttosto a vedere cosa mangiano quelli che ci volevano vendere gli oggetti in modo insistente e i tanti ragazzi che vediamo per strada vestiti con abiti poco curati e a volte stracciati. <strong>A volte hanno sacchi enormi sulle spalle che si portano dietro per andarli a vendere</strong>, dopo averli pescati tra i mucchi di rifiuti delle discariche: figure di ragazzini con la schiena curva sotto il peso dell’enorme sacco di cianfrusaglie che ricordano certi personaggi dei libri di <strong>Dickens o di Verga.</strong> Proprio di pochi giorni fa è un pezzo di <strong>Nello Scavo su Avvenire</strong> che racconta di un padre a cui hanno sequestrato la moto e la merce e lui per rabbia e per protesta ha “tentato” di vendere il figlio, è successo a<strong> Idlib, nord Siria</strong>.</p>
<p><strong>Da Bosra a Damasco ci mettiamo almeno tre ore,</strong> anche lì per un succedersi esasperante di blocchi stradali militari: almeno 15 in meno di 20 Km di distanza, alcuni a poche decine di metri uno dall’altro. La poesia però riemerge a tratti, dal buio e dal nulla: un baracchino che vende bottiglie d’acqua e di succhi di frutta, lungo la strada: dietro le bottiglie, addossati a un muro, ci sono tre o quattro ragazzi seduti e stretti uno accanto all’altro; poi dei bambini che giocano a pallone, sempre lungo la strada alla nostra sinistra, subito dopo tre o quattro uomini che chiacchierano davanti a una bettola circondata dal buio. <strong>Paolo Dall’Oglio è venuto qui e qui è rimasto.</strong> Tonio D. mi raccontava che prima di essere rapito, Paolo gli aveva detto con l’indignazione e la passione che lo animava: “Bisogna sostenere l’autodifesa anche armata della rivolta popolare che sta nascendo in Siria”. <strong>Voleva organizzare una marcia nonviolenta sul modello di don Tonino Bello e i 500 folli che andarono a Sarajevo sotto assedio nel 1992.</strong> “Poi è andato da solo, nonostante l’interdizione di rientrare in Siria”.</p>
<p><strong>Al Jazeera scrive che era andato a parlare con quelli dell’ISIS, a Raqqa</strong>, forse per chiedere la liberazione di altri due sequestrati. Voleva convincerli a dialogare, come aveva fatto <strong>Francesco di Assisi otto secoli prima</strong>, camminando fino all’Egitto per incontrare il Sultano. Forse era troppo avanti e non sempre troppo paziente da aspettare i suoi compagni, Paolo. E qualcosa al riguardo si trova in una o due delle testimonianze raccolte da <strong>Francesca Peliti</strong> nel suo libro che ci aiuta a non mitizzare troppo certe figure carismatiche. Pamela dice che leggendo quel libro ha scoperto una certa durezza del carattere di Paolo. Forse come succede per tante figure carismatiche. <strong>Chissà se la stessa durezza si potrebbe trovare in Paolo di Tarso, in Francesco di Assisi o in don Lorenzo Milani.</strong> Ognuno di questi ha fondato qualcosa che continua a riscaldare e illuminare cuori e anime, attraverso i secoli e i decenni. Anche Paolo ha fondato Mar Musa, un baluardo che illumina da trent’anni il deserto della Siria e la sua luce arriva molto più in là, in tante direzioni.</p>
<p>Un articolo uscito su Dall’Oglio qualche giorno fa, su <strong>Huffington Post,</strong> titola così:<strong> Paolo Dall’Oglio è il popolo siriano, ricordare lui è tenere aperta una finestra sulla Siria&#8230;.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/viaggio-siria-angelo-maddalena/">Da Bosra a Damasco. Da un teatro antico scampato alla guerra moderna a un check in cronico&#8230; sulle tracce di Paolo Dall’Oglio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7637</post-id>	</item>
		<item>
		<title>A volte basta una piccola luce</title>
		<link>https://www.borderliber.it/una-piccola-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 01:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Mele]]></category>
		<category><![CDATA[Umiltà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5433</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Giuseppe Gervasi Dal grande finestrone una nebbia fitta nascondeva le luci del paese. Nulla davanti agli occhi, solo la grandezza immaginata e uno sguardo abituato ai giorni di sereno. Una leggera pioggia dava voce alla serata, mentre il profumo delle castagne avvolgeva i muri di casa. In mezzo al tavolo una bottiglia di vino, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/una-piccola-luce/">A volte basta una piccola luce</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Di Giuseppe Gervasi</strong></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Dal grande finestrone una nebbia fitta nascondeva le luci del paese.</div>
<div dir="auto">Nulla davanti agli occhi, solo la grandezza immaginata e uno sguardo abituato ai giorni di sereno.</div>
<div dir="auto">Una leggera pioggia dava voce alla serata, mentre il profumo delle castagne avvolgeva i muri di casa.</div>
<div dir="auto">In mezzo al tavolo una bottiglia di vino, del  formaggio e un po’ di verdura coloravano una  tovaglia anonima, mentre</div>
<div dir="auto">ognuno prendeva posto su sedie di paglia oramai vecchie.</div>
<div dir="auto">Ad un tratto la luce si spense.</div>
<div dir="auto">Un fiammifero si avvicinò  ad una candela storta e tra ombre e poche parole la sera svaniva nel ricordo di un giorno triste, nascosto tra nebbia e pioggia d’autunno.</div>
<div dir="auto">Il rumore secco di una finestra che il vento prese a schiaffi fece sobbalzare i cuori.</div>
<div dir="auto">Papà si alzò per chiudere l’anarchico serramento.</div>
<div dir="auto">Si assicurò che tutte le altre fossero pronte ad affrontare il vento.</div>
<div dir="auto">Tornò a sedersi e con un piccolo coltello iniziò a sbucciare una mela rossa come il sangue.</div>
<div dir="auto">La lama, un istante dopo aprendo la pelle di un uomo, diede un tocco di rosso ad un piatto vuoto e segnò la fine di una cena silenziosa.</div>
<div dir="auto">Ogni cosa al suo posto, il pane nel suo antico  contenitore, il formaggio lontano da topi indiscreti, il vino in una piccola cantina di legno e le olive a navigar nell’olio. Una scopa accarezzava il vecchio pavimento e le briciole vennero buttate in un secchio  dell’immondizia, colmo da non poterne più.</div>
<p>Il giorno dopo avrebbe riempito carretti trainati da asini tirati da mani nere, strette su corde bianche e sporche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/una-piccola-luce/">A volte basta una piccola luce</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5433</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Demoniaca sazietà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/demoniaca-sazieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 01:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Brivido]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=4945</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò Il pacco di biscotti al cioccolato, ormai vuoto e accartocciato su sé stesso, giaceva a terra. Maia, stravolta e con gli occhi spenti, fissava la ceramica bianca, in attesa di trovare le forze per perdere ancora una volta. Voleva liberarsi del senso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/demoniaca-sazieta/">Demoniaca sazietà</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò</strong></em></p>
<p>Il pacco di biscotti al cioccolato, ormai vuoto e accartocciato su sé stesso, giaceva a terra. Maia, stravolta e con gli occhi spenti, fissava la ceramica bianca, in attesa di trovare le forze per perdere ancora una volta. Voleva liberarsi del senso di colpa, per sentirsi vuota anche lei, proprio come quel pacco di biscotti al cioccolato, finalmente libera.</p>
<p>Erano le dieci di sera, la fine di una giornata orrenda come sempre, pensante come gli ultimi anni. Pesante come lei.</p>
<p>Anche questa volta aveva perso, ma non aveva ottenuto la sconfitta che desiderava. Lei voleva perdere riuscendo finalmente a vomitare, i biscotti, come quel senso di angoscia che la attanagliava ogni volta che non riusciva a trattenersi e mangiava, fino a stare male. Ma la sua sconfitta più grande era quella di non riuscire a vincere nemmeno in questo.</p>
<p>Nemmeno quando la vittoria sarebbe stata, in verità, una perdita. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere magra, per assomigliare un po’ di più alle sue compagne di classe, le stesse che tanto odiava e che ogni giorno si prendevano gioco di lei, trattandola come se fosse un mostro.</p>
<p>Come se il suo enorme corpo fosse composto di sola cattiveria. Lo spesso strato di lardo che la circondava, le impediva di vivere, di correre, di avere amici. Impediva alle parole che aveva voglia di urlare di venir fuori, come se il grasso potesse bloccare anche la sua voce, le sue emozioni. Crolla sul letto, che si piega sotto il suo peso.</p>
<p>È una serata calda, più di quanto sia normale nella seconda metà di giugno. Maia non riesce a prendere sonno, continua a rigirarsi nel letto, tormentata dal pensiero delle continue prese in giro dei suoi compagni di scuola, almeno la scuola è finita e per due mesi non dovrà vederli, forse questo le darà un po’ di pace.</p>
<p>Poi pensa al mare, alla vergogna che prova ogni anno nel mostrarsi in costume. Il caldo diventa sempre più insopportabile, così decide di alzarsi, per bere dell’acqua fresca. Arrivata davanti al frigorifero, lo apre, ma quello che vede al suo interno la sorprende: una gigantesca torta al cioccolato. Nessuno può averla preparata, i suoi genitori sono fuori per lavoro.</p>
<p>“So che vuoi mangiarla” gracida una voce demoniaca alle sue spalle. Maia si volta lentamente, terrorizzata. Un gigantesco quanto immondo essere dai grandi occhi rossi, le sorride, maligno. Lei vorrebbe scappare, ma non può farlo, le gambe sembrano non rispondere ai comandi.</p>
<p>“Voglio fare un patto con te” continua la bestia. “Mangia quella torta, mangiarla tutta. Non devi lasciarne neanche una briciola. Se lo farai, io ti darò quello che desideri. Tu ricambierai il favore dando a me quello che desidero. La tua vendetta sarà più dolce di questa torta”.</p>
<p>Il caldo è insopportabile. Maia si risveglia nel suo letto, terrorizzata e madida di sudore. Si alza velocemente, in modo più agile di quanto non abbia mai fatto. Accende la luce. Quello che vede nel grande specchio a muro della sua stanza, la lascia attonita. Senza parole. Poggia le mani sul suo ventre piatto, poi le guarda, sono completamente sporche di cioccolata, così come la sua faccia. Improvvisamente, sente un fortissimo crampo allo stomaco.</p>
<p>Ha fame.</p>
<p>Una fame nera e mai provata prima, nemmeno durante i suoi periodi più bui. Una fame che deve sedare immediatamente, altrimenti, teme, le farà perdere il senno. Quello che sembrava solo un terrificante incubo, era invece reale, quanto la sua immagine allo specchio. Aveva stretto un patto con un demone. Un demone che già pretendeva di essere pagato. Un demone che pretendeva ora, che lei si cibasse di carne umana. Dopo tanti anni di umiliazioni, Maia non aveva nessun dubbio su quella che doveva essere la sua prima vittima, non provava nemmeno pena per lei. Elena, la sua biondissima compagna di classe, era bella, bellissima. Magra quanto affabile. La sua effimera bellezza era paragonabile solo alla sua cattiveria.</p>
<p>Quante volete aveva desiderato di sparire o addirittura di essere morta, pur di non doverla rivedere mai più. Elena avrebbe capito finalmente tutto il male che le aveva fatto. Avrebbe scoperto la sofferenza. Maia sapeva perfettamente dove trovarla, quella sera lei e tutti gli altri ragazzi della scuola, almeno quelli più “popolari” avrebbero partecipato ad un party, per festeggiare l’inizio dell’estate.</p>
<p>Lì la sua rivale avrebbe trovato la morte.</p>
<p>Erano da poco passate le ventitré, quando Maia fece il suo ingresso nella grande villa sul mare della sua compagna di classe, perché Elena, oltre ad essere bella e perfida, era anche vergognosamente ricca, anche troppo per il piccolo paese dove abitavano.</p>
<p>Lo scenario era perfetto, fiabesco, niente di quella calda notte lasciava presagire l’inferno che di lì a poco si sarebbe scatenato. La villa era decorata con addobbi floreali, i colori dominanti erano il bianco ed il rosa. La musica suonava forte, molti erano già ubriachi o fatti di chi sa che altro. Quando Maia fece il suo ingresso nella stanza, il tempo sembrò fermarsi, tutti guardavano lei.</p>
<p>Per un attimo si sentì a disagio, quasi come accedeva ogni volta che varcava la soglia della scuola, ma questa volta la guardavano per un motivo diverso: lei era fantastica. Gonfia, ma questa volta non per i chili di troppo ma per il peso del suo ego e della sua rabbia, iniziò a guardarsi intorno, in attesa di vedere la sua nemica.</p>
<p>Non ci mise tanto a trovarla, era sempre la solita, al centro dell’attenzione e priva di ogni senso del pudore, si stava scatenando in un ballo libidinoso e vergognoso. Anche Maia si mise a ballare, in pochi istanti, tutti gli occhi che fino a poco prima erano puntati su Elena, erano su di lei.</p>
<p>“Non ti ho mai vista da queste parti” la voce di Elena era sicura, decisa, ma Maia si rendeva perfettamente conto che la sua rivale stava ribollendo di rabbia.<br />
“Sono nuova, mi hanno detto che a questa festa avrei trovato gli amici giusti, che qui ci sarebbero state tutte le persone che contano. A chi devo chiedere per trovare qualcosa di buono da bere?” rispose lei.<br />
“Ti faccio strada, così avremo modo di parlare da sole, potrò spiegarti come funzionano le cose da queste parti” con queste parole, Elena si incamminò verso l&#8217;ingresso.</p>
<p>Mentre la seguiva, Maia pensò che fosse davvero facile prendersi gioco di lei e scoprì una nuova caratteristica della sua più grande nemica: bella, quanto perfida, quanto stupida.</p>
<p>Elena, dopo aver preso due bicchieri di vodka, la condusse in uno studio. Enormi tende coprivano le grandi vetrate che davano sul giardino, una libreria immensa, faceva da perimetro a due delle parenti della stanza scarlatta.</p>
<p>“Che grande spreco” pensò, “probabilmente Elena non aveva letto nemmeno uno di quei libri”.</p>
<p>I rumori della festa, da quella stanza, assomigliavano ad un lontano brusio, le ricordarono le voci dei suoi genitori, che sentiva provenire dalla cucina quando da bambina cercava di prendere sonno nel suo letto, facendola sentire al sicuro.</p>
<p>“Ti hanno detto la verità, a questa festa sono state inviate tutte le persone che contano” le parole di Elena la distolsero dai suoi pensieri.<br />
“Io posso fare in modo che la tua permanenza nella mia casa e fra i miei amici sia meravigliosa, ma ci sono delle regole da rispettare.<br />
Non provare mai più a metterti in mostra come hai fatto poco fa altrimenti ci saranno delle conseguenze…” continuò a parlare, ma a quel punto Maia non sentiva più, la rabbia era troppa.</p>
<p>La sua fame era troppa.</p>
<p>Avrebbe voluto gustarsi quel momento, far in modo che avesse una sorta di morale. Auspicato un compensamento cosmico, proprio come alcune volte avviene nei film horror.  Una vittima che diventa finalmente carnefice del mostro e lo uccide urlandogli contro i suoi peccati. Ma non è questo quello che accade, in un solo balzo le fu al collo. La sua bocca si aprì, deformandosi in modo disumano, i suoi denti diventarono enormi ed affilatissime lame.</p>
<p>Pochi secondi dopo, un sapore forte e ferroso le invase la bocca. Maia, fu presa da una frenesia indescrivibile e poté sentire gli ultimi battiti del cuore della sua vittima, mentre guardava la vita abbandonare i suoi occhi. Ed anche se solo per un secondo, Elena, la aveva riconosciuta. Fu così, che per la prima volta nella sua vita, Maia si sentì finalmente sazia.</p>
<p>Quando tornò nel giardino, nulla era cambiato, tutti ballavano, tutti continuavano a divertirsi. Nessuno immaginava l’orrore che si era consumato a pochi passi dal loro buffet. Si sentiva ubriaca, anche senza aver bevuto di gioia, di potere, di vendetta. Se quello era il prezzo da pagare, lei era disponibile a farlo. Si sarebbe gustata ogni boccone della sua nuova e straordinaria vita.</p>
<p>Ma non questa sera, ora era tempo di festeggiare. In onore di sé stessa ed in onore della sua vendetta, ma soprattutto in onore del suo demone, a cui con gioia scelse di consacrarsi. Lei li guardava ballare, ignari e vergognosamente inconsapevoli, bulli e drogati, meretrici e snob, così pieni di loro stessi da pensare di essere loro i veri cattivi. Convinti di essere al sicuro nel loro branco di perdenti.</p>
<p>“Continuate pure a ballare” pensò, “Divertitevi più che potete.”<br />
“A partire da domani conoscerete la vera cattiveria. Generata si dà un demone, ma figlia di ogni vostro insulto. Ballate, perché a partire da domani, vi insegnerò cos&#8217;è la sofferenza.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/demoniaca-sazieta/">Demoniaca sazietà</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4945</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
