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	<title>faine Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>I miei stupidi intenti. Bernardo Zannoni e l&#8217;umanizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2022 02:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gattonero I miei stupidi intenti, di Bernardo Zannoni, edito da Sellerio, è un racconto che vede come protagonisti una vecchia volpe e una giovane faina. Della volpe, Solomon, si riesce a sapere qualcosa cammin facendo, strappando a morsi le informazioni su quella che fu. Della faina, Archy, sappiamo tutto fin dalla nascita; l&#8217;immagine in copertina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Gattonero</strong></em></p>
<p><em>I miei stupidi intenti, </em>di Bernardo Zannoni, edito da Sellerio, è un racconto che vede come protagonisti una vecchia volpe e una giovane faina.<br />
Della volpe, Solomon, si riesce a sapere qualcosa <em>cammin facendo</em>, strappando a morsi le informazioni su quella che fu. Della faina, Archy, sappiamo tutto fin dalla nascita; l&#8217;immagine in copertina chiarisce da subito che lei sarà la primadonna del racconto.</p>
<p><em>Primadonna</em> solo perché non esiste il termine <em>primuomo</em> per indicare un attore maschio. Infatti, entrambi sono animali maschi; maschiaccio la volpe, maschietto la faina, nel rispetto delle misure fisiche e psichiche dei due. Intorno a loro ruota una fauna variegata che si ritaglia un proprio posto nel racconto, e che occupa archi di tempo sufficienti a lasciare l&#8217;impronta definita del suo passaggio. C&#8217;è anche una breve presenza umana, che si risolve in un lampo, e non lampo per modo di dire: <em>altolàchivalà!</em> e sparo; nella migliore tradizione dell&#8217;agire dell&#8217;Uomo.</p>
<p>L&#8217;intento dell&#8217;autore, affatto stupido, è quello di umanizzare gli animali della storia, con gli stessi sentimenti e le stesse problematiche degli esseri umani tradizionali.</p>
<p>Tutti gli animali del racconto rispettano i canoni di tutte le favole, che li fanno parlare, soffrire, godere, piangere, ridere. Ma Solomon prima e Archy, in seguito, sanno leggere e scrivere, ed è una loro prerogativa unica. E queste qualità prevedono la presenza di un qualcosa da leggere, di un qualcosa da scrivere.</p>
<p>È infatti un libro il principale oggetto del desiderio, quello che è mastice di tutto il racconto: per la cui conquista i due protagonisti litigano, si azzuffano, si odiano e si amano; rischiando pure la pelle per difendere quelle pagine che dicono cose che nessun altro animale conosce.</p>
<p>In quel libro è immanente la presenza di Dio; non di <em>un </em>dio, ma proprio del Dio degli esseri umani, quello che fa e disfa a suo piacimento, quello che decide le vite e le morti di tutto l&#8217;universo. Ed è la sua ricerca che porta i nostri eroi all&#8217;umanizzazione più spinta, con reazioni che comportano quelle che, viste dall&#8217;ottica umana, sarebbero imprecazioni o vere e proprie bestemmie, ma che proferite da loro appaiono come invocazioni rivolte direttamente a quel Dio che non conoscono. Preghiere diversamente espresse, alle quali, come nelle migliori tradizioni, non ottengono risposta.</p>
<p>Tutta la storia è godibile già se limitata al solo gusto della lettura, ma quello che attizza è proprio questo inserimento nel racconto dei due elementi che lo caratterizzano: <em>il libro come oggetto prezioso, e Dio, presenza assente, che vuole essere costantemente attenzionato, senza mai esporsi o dare risposte.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/i-miei-stupidi-intenti-bernardo-zannoni-e-lumanizzazione/">I miei stupidi intenti. Bernardo Zannoni e l&#8217;umanizzazione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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