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	<title>Esistenza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Cromosoma della fine. Gianni Eros Russo condanna l&#8217;apparenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cromosoma-nulla-russo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 03:42:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Cromosoma della fine&#8221; di Gianni Eros Russo, Pequod, 2024 I versi di Gianni Eros Russo incidono l&#8217;apparenza, l&#8217;evanescente. Ogni Ente si sgretola nel divenire e ciò tocca anche all&#8217;esistenza umana. La sua poesia non è un inno al nichilismo o al pessimismo, ma alla costatazione del reale, perché nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Cromosoma della fine&#8221; di Gianni Eros Russo, Pequod, 2024</strong></p>
<p>I versi di <strong>Gianni Eros Russo</strong> incidono l&#8217;apparenza, l&#8217;evanescente. Ogni <strong>Ente</strong> si sgretola nel divenire e ciò tocca anche all&#8217;esistenza umana. La sua poesia non è un inno al nichilismo o al pessimismo, ma alla costatazione del reale, perché nel mezzo della vita e della sua sostanza viene concepita la poesia; l&#8217;astrazione è infatti un&#8217;illusione peggiore della razionalità.</p>
<p><em>L&#8217;uomo è misura del suo tempo,/ma i suoi patimenti sono nulla/fra le mute infinite delle galassie/il suo cielo è meno/della misura di un punto./Eppure, vive questo caldo/e questa stanchezza come/se, nella sintassi delle orbite/ellittiche, contasse qualcosa:/e il suo decadimento mi appartiene./L&#8217;umanità è un canto sperduto/(veleno eterno della Terra)/è una manciata di polvere./(Inevitabile sarà smettere di scrivere, necessità, per eccesso d&#8217;ingordigia:/nell&#8217;abbandono dovremmo compatirci),/Eppure, sento il corpo caldo/nullità nell&#8217;economia del cosmo./Eppure, sono corpo caldo/e nella sera cerco i tuoi occhi.</em></p>
<p>La costruzione del mondo, ma potremmo anche dire <strong>&#8220;la natura delle cose&#8221;</strong>, è per il poeta campano un momento da cui soprattutto l&#8217;uomo si fa abbindolare, attribuendo a questo andirivieni tra <strong>&#8220;essere e nulla&#8221;</strong> la speranza nei giorni migliori. Tutto tende alla perfezione? Certo che no; attraverso le sue poesie, Russo risponde in maniera molto semplice: <strong>cos&#8217;è il nostro dolore in confronto all&#8217;erezione delle galassie?</strong> Cosa sono i nostri giorni rispetto ai tempi di evoluzione dell&#8217;Universo?</p>
<p>Le parole di Russo salvano poco, forse solo una latente necessità di amore, che, per quanto soggetta anch&#8217;ella al divenire, rinnova giorno dopo giorno un miraggio di eternità e di benessere. Il poeta duella con il lettore; lo interroga con la sua scrittura ricca di spunti di riflessione, fomentata da emozioni che fanno a pugni con il sogno che tutto prova a sistemare. Forse, è proprio questa reazione a catena innescata dal nostro<strong> &#8220;sentire&#8221;</strong> che prova ad addolcire l&#8217;incubo quotidiano nel quale siamo immersi.</p>
<p><em>Inalare la bianca pianura,/l&#8217;ultimo sole mattutino/e l&#8217;acciaio di un ponte/e la malattia del tempo:/l&#8217;ultima avventura di rumore/sparirà con l&#8217;uomo/con una perifrasi/vuota nel sogno della storia.</em></p>
<p>Con <strong>&#8220;Cromosoma della fine&#8221;</strong>, raccolta lucida che rende visibile anche l&#8217;invisibile e che fa trattenere il fiato anche all&#8217;aria aperta, Russo interroga se stesso e l&#8217;umanità. Sa che non avrà una risposta esaustiva, perché non è compito né della ragione né dello spirito comprendere quella misteriosa attrazione che lega l&#8217;uomo alle sue convinzioni e alla sua necessità di eternità. Provare a scoprire l&#8217;origine di questa forza è la provocazione in cui l&#8217;Universo ci getta quotidianamente.</p>
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		<title>Non perdo tempo: la scrittura e il nulla</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-perdo-tempo-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 01:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Atomista]]></category>
		<category><![CDATA[Cecità]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
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		<category><![CDATA[San Paolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non perdo tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Ora non perdo tempo, non posso permettermelo, ora non perdo tempo, non ce l&#8217;ho più. Resta in disparte, sarò io a chiamarti, a chiederti quali spavalde emozioni dovrò indossare per essere degno di te. Da te [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Non perdo tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ora non perdo tempo, non posso permettermelo,</em><br />
<em>ora non perdo tempo, non ce l&#8217;ho più.</em></p>
<p>Resta in disparte, sarò io a chiamarti, a chiederti quali spavalde emozioni dovrò indossare per essere degno di te. <strong>Da te si viene con pochi timori, con il coraggio di essere nudi, almeno per un istante.</strong> Se avessi voluto non espormi, avrei composto un diario segreto, uno di quelli che si sigillano con pesanti lucchetti, o si nascondono tra le cose intime, o che si bruciano alla prima occasione utile.</p>
<p><strong>La pagina bianca è un tormento.</strong> Come scrissi una volta essa è un colpo di pistola in canna. Ci vuole una gran volontà per non essere più sé stessi, ma anche la necessità di ammettere che si è condannati a esistere in eterno, in altre forme e in superiori gradi di consapevolezza. <strong>No, il nulla non esiste; al massimo vi sono il riposo, la serenità, la noia, la stasi, l&#8217;apatia, ma il nulla proprio non esiste.</strong> Il nulla non è concepibile e la <strong>Necessità</strong> non lo ammette.</p>
<p>Il nulla è un concetto umano, una definizione errata di invisibile. È il modo per indicare uno stato di amnesia, o un pezzo di vita che non sappiamo di aver attraversato. È umano il nulla, è il limite che la scrittura supera, che l&#8217;arte combatte, che la gioia e il dolore rimpiangono perché sanno di essere passeggeri. L&#8217;esistenza è una rivelazione costante, non contempla il nulla, tutt&#8217;al più ci fa credere che qualcosa sia inutile, anche se c&#8217;è e ci perseguita, o ci guarda, o ci accarezza, o ci mostra indifferenza.</p>
<p><strong>Quand&#8217;ero bambino ragionavo da bambino&#8230;</strong> e il fanciullo guardava il cielo e immaginava di attraversarlo, di parlare con altro e con altri. Inconcepibile per il fanciullo che qualcosa finisse, che oltre qualcosa non vi fosse un&#8217;altra cosa. E le porte del cielo si spalancavano; era percezione di una fantasia creatrice che sapeva dialogare con la materia. Il fanciullo passava così ore e ore, fissando anche un muro bianco su cui si faceva l&#8217;Universo. Vorrei tornare fanciullo&#8230;</p>
<p><strong>Anche San Paolo sulla via per Damasco, colpito da un attacco di cecità isterica, credette davvero di aver udito il Cristo chiedergli i motivi della sua ferocia persecutoria.</strong> Il suo <strong><em>Io</em></strong><strong> disgregato</strong> tra fanatismo e volontà di annientamento del nemico, gli mostrò anche che in fin dei conti egli era persuaso dalla bontà del messaggio di Cristo.</p>
<p>E proprio quell&#8217;amore celato, potente e inconscio, da lui rinnegato, prese il sopravvento in quella crisi isterica. Paolo perseguitava sé stesso e quel &#8220;perché mi perseguiti?&#8221; era rivolto al suo fanatismo. E ritrovata la vista egli cedette e si convertì, giacché <strong>il fanatismo è espressione di un super-dubbio</strong>, e per San Paolo il dubbio era l&#8217;amore che provava verso il messaggio del Cristo; ne aveva terrore e provava a liberarsene. Chissà quando egli aveva promesso a sé stesso d&#8217;essere per sempre Fariseo e giammai Cristiano. <strong>Non vi riuscì a mantenere la sua promessa, giacché l&#8217;inconscio è l&#8217;essenza dell&#8217;essere umano e le promesse sono la voce del nulla, perché l&#8217;uomo è incoerente.</strong></p>
<p>Così, dopo la conversione, per San Paolo il mondo cambiò e tutto apparve rinnovato; e <strong>Gustav Jung spiega per bene quanto avvenne lungo la via per Damasco</strong>, e lo fece proprio per dare forza all&#8217;idea che non v&#8217;è altro che trasformazione, poiché l&#8217;Universo non ammette l&#8217;annullamento.</p>
<p><strong>Vorrei essere San Paolo&#8230;</strong> non per convertirmi, ché anche di Dio l&#8217;umanità ne ha le scatole piene, ma per capire qual è il super-dubbio che eccita la mia fanatica fantasia tendente al rapimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Posologie d&#8217;amore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/posologie-damore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2022 01:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Bene]]></category>
		<category><![CDATA[Considerazione]]></category>
		<category><![CDATA[dubbio]]></category>
		<category><![CDATA[Esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Giuseppe Milite Ah l’amore, l’amore! Ma non è d&#8217;amore tra Giuliette e Romei, Giuliette e Giuliette o Romei e Romei di cui voglio parlare, ma d&#8217;amore, d&#8217;affetto tra transumani; in quanto del tutto smarrito tra smarriti in crisi generale. Del dolore che provo voglio parlare per l&#8217;evidenza del così penetrato orrore in amore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Giuseppe Milite</strong></em></p>
<p>Ah l’amore, l’amore! Ma non è d&#8217;amore tra Giuliette e Romei, Giuliette e Giuliette o Romei e Romei di cui voglio parlare, ma d&#8217;amore, d&#8217;affetto tra transumani; in quanto del tutto smarrito tra smarriti in crisi generale. Del dolore che provo voglio parlare per l&#8217;evidenza del così penetrato orrore in amore nei rapporti interumani. Della sua quasi totale aberrazione.</p>
<p>Così che, platonicamente, non sia più follia, enigma, istinto ma calcolata ragione con relativa somministrazione a posologie controllate. Ovvero, che ne siano ammissibili solo forme modellate caso per caso. Troppo presi, tutti o quasi, dal diritto; di più, dal sentito dovere di scalare le vette, troppo spesso, umanamente misere e scadenti di questa società. Arrivare in alto il più possibile per ritrovarsi ad ammirare non altro che il vuoto. O che, a invertire il punto di vista, non altro che il pieno di inutili futilità. Così che il prevalere inarrestabile di un individualismo truculento e a tratti feroce, risulti teso alla sola salvezza in terra.</p>
<p>Nessun Dio, nessun cielo sopra; ché non c&#8217;è il tempo per guardarlo! E un Dio tirato in ballo e che risorge a piacere solo quando è il caso. Insomma, quando ritenuto necessario. Magari una malattia, un grosso guaio. E allora sì che si implora pietà. Che si prega umilmente e perché costretti a scoprire l&#8217;umana precarietà. Al contrario, quando si sta bene, vige non altro che un competere frenetico, senza regole. Come immersi in un regno, apparentemente formidabile ma posticcio, di una presunta immortalità. In una gara di valori inconsistenti e dove solo l’arbitraggio è chiaro e inconfutabile:<em> il Denaro</em>. È scontato ritenere, allora, come logica conseguenza, non ci sia più il tempo per dare troppo spazio, nessun limite al sentimento.</p>
<p>È per questo, allora, che penso che l&#8217;amore, quello vero e sincero, sia defunto o, forse chissà, estinto. Potrei arrivare a dire, senza temere di esagerare, che una volta escluse le parentele in linea retta, nonni, figli, nipoti che, al momento, ho ancora l&#8217;impressione reggano, per il  resto, nei fatti, già che una volta, in comune, meno o niente sangue, cioè collaterali e affini, comincino a presentarsi le prime crepe; talvolta insanabili, profonde. Le frane vere e proprie, poi, nei rapporti amicali. Col prossimo in generale, sia esso vicino che lontano. Si veda, a tal proposito, il regnare florido di grandi schiere di avvocati. Per non parlare dei dispetti, tanti. E perché no le liti furibonde famigliari. Penso, per tutto questo nel complesso, non si possa parlare più d&#8217;amore. Non almeno, dell’incondizionato amore. Della sua intrinseca assenza di confini. Fine, quindi, solo a se stesso e a null&#8217;altro. Cioè privo di secondo fine, nella sostanza, in assoluto. Quel dare gratuito in cui non sia previsto, nemmeno, l&#8217;accettabile egoismo dell&#8217;amare per essere amati. Ormai, è così permeata in noi questa certezza, ovvero l&#8217;impossibilità dell&#8217;esistenza dell&#8217;amore, il puro affetto, che pur quando è pura la dichiarazione o la dimostrazione nei fatti, noi non ci crediamo. Riteniamo che non sia possibile. È un inalienabile principio, ormai.</p>
<p>È così assodato dal non trovare più ragioni per derogare. E se qualche volta, può capitare, il dubbio un po&#8217; ci assale, ci diciamo che non è possibile che ci sbagliamo. Che l&#8217;esistenza del puro amore non è in alcun modo da considerare. E che il farlo, soprattutto, ci costringerebbe a domandarci con chiarezza a cosa mai siamo ridotti. O meglio: <em>quali mostri, insensibili, siamo stati capaci di diventare</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/posologie-damore/">Posologie d&#8217;amore</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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