<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Es Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/es/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/es/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Mar 2025 11:45:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Scacciasogni. Gallo e la rappresentazione del &#8220;mondo&#8221; calabrese</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scacciasogni-gallo-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 03:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Es]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Mongrassano]]></category>
		<category><![CDATA[Pero Nere]]></category>
		<category><![CDATA[prefazione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9920</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;articolo è la prefazione di Martino Ciano al libro &#8220;Scacciasogni&#8221; di Marcostefano Gallo, edito da Le Pecore Nere. In copertina, lo scrittore Marcostefano Gallo al termine della presentazione tenutasi a Cosenza il 17 maggio 2024 La parola ci permette di comporre, ma anche di disegnare i concetti che costellano il nostro pensiero. Ogni persona, nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/scacciasogni-gallo-romanzo/">Scacciasogni. Gallo e la rappresentazione del &#8220;mondo&#8221; calabrese</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;articolo è la prefazione di Martino Ciano al libro &#8220;Scacciasogni&#8221; di Marcostefano Gallo, edito da Le Pecore Nere. In copertina, lo scrittore Marcostefano Gallo al termine della presentazione tenutasi a Cosenza il 17 maggio 2024</strong></p>
<p>La parola ci permette di comporre, ma anche di disegnare i concetti che costellano il nostro pensiero. Ogni persona, nel momento in cui parla o scrive, comunica la sua visione della realtà e il suo rapporto con gli elementi che la costituiscono. Non esiste un’arte scissa dalla quotidianità; anche se ciascuno di noi vive nel proprio mondo, la rappresentazione di ogni particolare è frutto dell’interpretazione dell’universale. <strong>Ciò vuol dire che siamo tutti idealisti?</strong> In un certo qual modo <em>sì</em>.</p>
<p>Proprio l’arte è espressione di questo passaggio, soprattutto quando racconta la tragedia. Ma si badi bene, tragedia non è sinonimo di <strong>“disgrazia”</strong>, ma è solo la storia personale dell’individuo che, per forza di cose, si scontra con la vita degli altri. In questo contesto si ritrova tutta l’umanità, cosicché ogni singolo episodio non è mai una novità ma solo la combinazione di diversi elementi. Gli atti che costituiscono l’epopea umana formano una serie ininterrotta di <strong>déjà-vu</strong>; grazie alla fantasia, però, non si cade nella noia e non ci si accorge della ripetizione; si attua infatti una costante sublimazione degli eventi capace di donare sempre qualcosa di nuovo a chi ascolta o legge un <strong>“capitolo”</strong> dell’avventura umana.</p>
<p>Nel caso del romanzo di Marcostefano Gallo, autore cosentino che si cimenta anche con la musica, la costituzione degli eventi è legata alla regione <strong>Calabria</strong>, particolare che sa raccontare una universalità fatta di allettanti tribalismi, di spaesamenti personali in cui si muove la <strong>retorica della redenzione</strong>. L’estremo punto di contatto tra i tre personaggi principali che animano questo testo va rintracciato nella possibilità di una permanente trasfigurazione che fissa nella realtà, nel visibile e nel palpabile, il vero volto di ognuno. Questo processo può essere affrontato solo in un modo:<strong> una discesa nei personali inferi</strong>, o per dirla in termini freudiani, senza anacronismi di sorta, negli <strong>Es</strong> di ciascuno di loro.</p>
<p>Sebbene sia impossibile ordinare il caos, la logica di <strong>Ascanio</strong>, <strong>Claudio </strong>e<strong> Scacciasogni</strong>, al di là dei loro ruoli, sarà quella di mettere in ordine i propri rimpianti e le proprie solitudini. Se in un primo momento appaiono come disgrazie, la controparte del gioco è un sadico piacere per la sofferenza, con cui sanno convivere, almeno intimamente. Consapevolmente o inconsciamente, tutti e tre sentono la necessità di nuotare nella loro melma, quasi restandone affascinati.</p>
<p>Di qui, quella <strong>volontà di potenza</strong> che appartiene a tutti e che spinge l’individuo a considerarsi artefice del proprio destino, unico detentore delle redini del mondo. Prendiamo il caso di <strong>Scacciasogni</strong>, che si vede il felice padrone del piccolo comune cosentino di <strong>Mongrassano</strong>, città in cui l’autore risiede. Questo cinico individuo, non è solo il figlio di una mentalità disagiata, per quanto arcaica, ma è anche una violenta trasposizione dell’angoscia di morte che aleggia su tutti gli esseri umani. La paura di scomparire, l’immagine della fine terrena come trapasso verso il nulla, sono parte del motore immobile che crea eventi che si ripiegano su loro stessi, che si incastrano alla perfezione in situazioni che si possono addirittura prevedere.</p>
<p>Certo, non mancano i segreti, i colpi di scena, le pennellate di stile tipiche di <strong>Gallo</strong>, che in ogni suo libro non ha avuto paura di cimentarsi con novità tematiche, ma la materia viva, e che tale rimarrà per sempre, intorno alla quale lo scrittore ruota, è la solida concezione che l’uomo corre per tutta la vita incontro alla salvezza e nel momento in cui l’acciuffa ne è quasi scontento.</p>
<p><strong>Cosa aggiunge quindi il libro di Gallo?</strong> Una personale visione che non è solo frutto della fantasia, ma è anche sublimazione, elevazione, di eventi personali e forse rimossi. Un calabrese parla della <strong>Calabria</strong> anche se le sue storie sono ambientate altrove. Non è solo il destino di Marcostefano, ma di ogni scrittore o narratore che ha accettato di misurarsi con un contesto, di abbracciare le proprie <strong>“nevrosi”</strong> e di redimerle al cospetto di qualcosa che è <strong>“separato”</strong> dal mondo, pur camminando tra le sue vie; quel qualcosa è l’arte, la quale si nutre di sogni-reali, di inconsci-collettivi, di rimozioni-universali.</p>
<p><strong>Scacciasogni</strong>, quindi, si risolve nella sua necessità di esistere, di esserci, come testimonianza di uno scrittore capace di estrapolare dalla realtà un fiore puro nel mezzo di un prato irrimediabilmente contaminato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/scacciasogni-gallo-romanzo/">Scacciasogni. Gallo e la rappresentazione del &#8220;mondo&#8221; calabrese</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9920</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Petrolio: Pasolini e il fallimento del progresso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/petrolio-o-del-fallimento-del-progresso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 01:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Epochè]]></category>
		<category><![CDATA[Es]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=3839</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Petrolio: Pasolini e il fallimento del progresso&#8221; è un articolo di Giuseppina Sciortino. In copertina: &#8220;Petrolio&#8221; di Pier Paolo Pasolini, nuova edizione pubblicata da Garzanti nel 2022 Difficile parlare di Petrolio senza considerare la storia personale di Pasolini, impossibile slegarlo dal contesto socioculturale in cui s’inserisce. Ho letto l’edizione Einaudi curata da Aurelio Roncaglia e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petrolio-o-del-fallimento-del-progresso/">Petrolio: Pasolini e il fallimento del progresso</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Petrolio: Pasolini e il fallimento del progresso&#8221; è un articolo di Giuseppina Sciortino. In copertina: &#8220;Petrolio&#8221; di Pier Paolo Pasolini, nuova edizione pubblicata da Garzanti nel 2022</strong></p>
<p>Difficile parlare di Petrolio senza considerare la storia personale di Pasolini, impossibile slegarlo dal contesto socioculturale in cui s’inserisce. Ho letto l’edizione Einaudi curata da Aurelio Roncaglia e pubblicata postuma, un’opera incompiuta con tutti i suoi limiti, divisiva per il significato che ha avuto, questioni ideologiche, le congetture sulla vicenda Eni e la morte dello stesso autore. Ammetto che alcuni passi siano faticosi, l’ossessione per il sesso soprattutto (l’Appunto 55, in particolare, il più lungo e difficile forse), ma esiste un’idea ambiziosa, una forma romanzo ibrida che oggi è maggiormente percorsa.</p>
<p>Non liquiderei come un brogliaccio un’opera che possiede un’innegabile grandezza. Lo stesso Pasolini, in più occasioni visionario se non addirittura profetico, rivelò in una lettera a Moravia che questo sarebbe stato un romanzo “testamento”. In un’intervista dichiarò che il testo sarebbe stato lungo più di duemila pagine, una sorta di Satyricon moderno, e che l’avrebbe tenuto impegnato per tutta la vita. Sappiamo ancora che nelle intenzioni del suo autore il libro avrebbe dovuto essere un metaromanzo filologico, un’edizione critica di un testo inedito. In realtà, la morte di Pasolini sopraggiunse consegnandoci un testo qualitativamente e quantitativamente incompleto, come affermato da Roncaglia, che si chiede anche se sia del tutto lecito pubblicare un’opera a cui l’autore non ha dato il suo visto si stampi.</p>
<p>Pasolini è un personaggio controverso e parlando di lui si finisce sempre per parlare di misteri italiani, però, considerando il valore altamente simbolico dell’opera, peraltro nemmeno definitiva, tutto il discorso attorno a Petrolio pare se non impossibile molto problematico. Alla luce di tutto ciò, del tempo trascorso, ha senso ancora interrogarsi su molte delle questioni irrisolte? Resta il fatto che sia Pasolini che Mattei sono stati uccisi nelle modalità che conosciamo e che tante ombre rimangono e forse non si dissiperanno mai del tutto. Sicuramente, il libro allude a personaggi reali, e quando si afferma «l’attuale presidente dell’Eni, Ernesto Bonocore» è impossibile non riconoscere nel personaggio fittizio quello reale. In sostanza, Aldo Troya potrebbe essere Cefis (il nome di Cefis si fa esplicitamente in alcuni appunti) e Bonocore Mattei. Comunque sia, nonostante l’interesse suscitato per tali argomenti (per approfondire si veda il libro di Paolo Morando o il cult di Steimetz), credo Petrolio abbia anche un suo valore letterario.</p>
<p><strong>Brevemente sullo stile</strong>: volutamente frammentario con frequente ricorso a ironia, per esempio nel definire l’opera poema e nel rivolgersi direttamente al lettore; ai momenti quasi giornalistici, con veri e propri dossier condotti con stile «universale e dunque generico» come si conviene a chi semplicemente riporta fatti e si definisce «linguisticamente povero», si alternano dialoghi morali (come la bellissima Prima fiaba sul potere nell’Appunto 34 bis dove nel far coincidere Dio con il Diavolo trionfa l’assenza di contraddizioni del reale), incursioni nel mito, momenti onirici e poetici. «L’imperfetto incoativo indica il ripetersi abitudinario di azioni per un periodo di tempo generalmente abbastanza lungo» essendo quindi il più adatto a rendere la vita nel suo scorrere che si ripete. Dopo i testi dell’Argonautica, la voce narrante afferma che l’intenzione di Petrolio non è quella di «scrivere una storia, ma di costruire una forma», e la forma a cui si approda tramite le diverse modulazioni espressive della lingua è massivamente ibrida. Tra i modelli di riferimento vengono citati Sterne col suo Tristam Shandy, sperimentatore nello stile e nella forma e non a caso considerato il precursore del romanzo moderno (le vicende del protagonista si concentrano in una sola giornata, proprio come per l’Ulisse), Dante e appunto l’Ulisse di Joyce. In un appunto si manifesta l’intenzione di scrivere un capitolo che ricalchi il modello joyciano, e per molti versi Petrolio si potrebbe considerare l’Ulisse italiano. La visione del Merda (Appunti 71) viene raccontata ricalcando il modello dantesco dell’inferno con gironi del tutto inediti. Nella parte finale del libro gli appunti che richiamano il termine Epochè (in filosofia, l’atto di “sospensione del giudizio” necessario a raggiungere l’imperturbabilità o atarassia), con stile allegorico si riflette sul senso dello scrivere che parte sempre da esperienze reali, sul dualismo ego/atto creativo che ottiene la liberazione del sé tramite la forma romanzo: «il racconto mette a repentaglio, e quindi a soqquadro, l’essere». Un rapporto simile s’instaura quando si viene a contatto con il sacro: l’essere va in crisi e rinuncia a sé per entrare in comunione con l’altro in una finzione che si fa rappresentazione nell’arte, mentre si esprime in rito nella sacralità. Questo credo sia uno dei possibili significati ravvisabili nelle allegorie <em>petroliane</em> dell’epochè. In questo sforzo di esprimere la complessità del reale, con tematiche di senso globale, tramite allegorie, digressioni (un appunto si chiama proprio così), continue riflessioni sulla società, Petrolio si potrebbe definire anche un &#8220;romanzo mondo&#8221;.</p>
<p><strong>Vediamo adesso i contenuti.</strong> Siamo nella Roma fine anni ‘50, il libro si apre col racconto mitologico-avveniristico della nascita di due entità. In una sorta di clonazione o anche di genesi biblica, nascono le due creature Carlo (Carlo Valletti), una speculare all’altra. Il doppio Carlo incarna la contrapposizione tra Polis (la città, la razionalità, la dimensione pubblica) e Tetis (le pulsioni irrazionali, la sessualità, la sfera intima dell’individuo), potere e sesso, diavolo e angelo, corpo e spirito, l’uno che cerca di definirsi tramite l’altro oppure annullando l’altro in un vortice di «nuvole mitiche»; significativo il riferimento alla giottesca Infedeltà della cappella degli Scrovegni di Padova e al bacio di Giuda, forse un filo sottile che lega Pasolini a Proust, dato che la riflessione in merito a vizi e virtù e il riferimento a Infedeltà di Giotto è presente anche ne la Recherche.</p>
<p>Visioni demoniache di povertà e squallore caratterizzano la città dall’aria «greve di merda, gas, cloache» in cui si muovono entità misteriose, come la donna che Tetis sceglie come depositaria di un segreto e lo scrittore con cui non riesce a parlare. Già dalle prime pagine, è possibile individuare tanti fili narrativi che si dipanano e si spezzano, chissà se avrebbero avuto uno sviluppo successivo. Carlo viene presentato come un ingegnere dell’Eni interessato a ricerche petrolifere. Karl, l’umile buona faccia dell’entità bifronte, pur essendo inferiore al Carlo ai vertici dell’Eni, possiede però ciò che manca all’altro: la libertà. Sono stata tentata di ravvisare varie identificazioni, ma la stessa voce narrante/Pasolini avverte con una punta d’ironia che «sono ancora dei personaggi immaginari» a mettere in atto tutta la storia, eppure in essi la psicologia (detto che l’animo umano non si riduce a mera psicologia) è sacrificata all’ideologia, qualunque cosa voglia dire un’affermazione del genere. Nel vasto campionario umano che le pagine di Petrolio ci mostrano emerge la mostruosità, specialmente quella celata nella facciata socialmente accettabile, la mostruosità mossa dall’ambizione di grigi intellettuali, semplici mostri di «passionale servilismo» ammanicati con politici e industriali.</p>
<p>Carlo si sdoppia generando da un lato uno spirito del male, una sorta di Stavrogin rappresentazione del «male morale assoluto», spirito demoniaco (diversi sono nel libro i riferimenti a Dostoevskij, a I Demoni, soprattutto) e dall’altro un Karl o Carlus buono, ovvero la parte buonista contrapposta alla cattiva, dissoluta che a sua volta indossa una maschera borghese. Dunque, la dicotomia è fisica, spirituale, sessuale ma anche politica. La libertà sessuale come affermazione identitaria e volontà di opporsi alla borghesia sociale e intellettuale incarna la stessa sovversione della regola attuata da Stavrogin, in confronto al quale i tanti peccati carnali di Carlo appaiono assolutamente tiepidi. Nella nevrosi di Carlo è impossibile non leggere una metafora più ampia di corpo e potere. I due Carlo, dunque, oltre al rapporto tra Io ed Es, rappresentano questa contrapposizione tra facciata pubblica e privata. Tuttavia, la voce narrante dichiara che il tema del suo “poema” (viene definito anche “Legomenon”, ovvero «le cose dette») non ha a che fare con la dissociazione, dato che una netta dissociazione sarebbe già ordine, più che altro con l’identità, frammentaria e frammentata &#8211; proprio come l’opera -, con le ossessioni contro cui l’identità si schianta annientandosi e ricomponendosi.</p>
<p>Il tema del doppio, il sosia dostoevskiano, viene sottoposto a continui rovesciamenti, il più eclatante dei quali il cambio di sesso di Carlo. Il ribaltamento è continuo fino a ristabilire alla fine del romanzo una sorta di equilibrio nel momento in cui a Carlo rispunta il pene. Un forte simbolismo con accostamenti dissacranti, visioni oniriche di divinità mafiose o merdose affiancano lo sguardo ora lucido ora allucinato sempre spietato su una società il cui scopo primario è rappresentato proprio dal Petrolio, l’ideale, un potere tutt’altro che vecchio, sempre giovane poiché instabile e teso costantemente a perpetuarsi. La scelta del potere di stabilizzare il passato è quella più naturale, pertanto ogni rivoluzione tesa a un futuro incerto, improbabile sarà destinata ad esaurirsi fino a portare a una restaurazione. La stessa dinamica caratterizza ogni avvicendamento di potere, governo, regime, ideologia politica. A proposito di ideologia, in Petrolio si afferma che negli anni ‘60 «Dominava ancora l’egemonia culturale delle Sinistre così come erano uscite dalla Resistenza» e ancora «l’antifascismo e il progressismo cementavano ancora tutto, in un’Italia pressoché paesana».</p>
<p>Ciò che irrompe prepotentemente nella cultura dell’Italia postfascista è la cultura di massa, un «edonismo del consumo» in cui Pasolini individua un modello unico piccolo borghese che crea frustrazione nel povero il cui orgoglio contadino è annullato e mortificato. Le incursioni in Oriente, i viaggi reali e fittizi hanno il dichiarato intento di sottolineare la «distruzione di culture tradizionali e reali, sostituite con una nuova cultura alienante» che si propone di trasformare i poveri eliminandoli di fatto dalla faccia della terra «una iniziativa delittuosa presa dal potere nella sua forma burocratica statale (&#8230;) una forma violenta di lotta di classe antioperaia». Il conformismo sociale espresso dai giovani capelloni contro cui Pasolini si è più volte espresso, appiattisce poveri e borghesi senza offrire un modello in cui riconoscersi e generando nelle masse popolari disorientamento e nevrosi. I giovani tutti uguali alla ricerca di modelli sono descritti con il disprezzo che deriva dall’orrore per la falsità della società del consumo. Poveri ripugnanti, giovani e vecchi, non sono più distinguibili dai ricchi, impastati come sono nell’insincerità di una nuova società che appare un vero genocidio culturale a cui sono stati sacrificati i migliori frutti della bellezza di matrice culturale italiana. Gli ideali della nuova società dei consumi (dei disvalori, piuttosto), le mode, anche i «prodotti intellettuali», sono propinati dal potere tramite la stampa e la televisione. Tali concetti Pasolini li aveva già affermati nei suoi articoli che vanno a formare il corpus degli Scritti corsari, articoli giornalistici apparsi in varie testate. Questa inclinazione giornalistica di Pasolini è evidente in Petrolio: tra i fatti di cronaca narrati la tragica morte di Giangiacomo Feltrinelli. Impressionante la visione incendiaria nei pressi di Torino alla luce di quello che dopo pochi anni sarebbe successo a Bologna (Appunto 110).</p>
<p>A un certo punto Carlo si sposta a destra e partecipa a una misteriosa cena con democristiani di destra fascisti e mafiosi, loschi figuri con cui sarebbe meglio non avere nulla a che fare. Ovviamente, Pasolini non lesina critiche né a destra né a sinistra, per esempio al cosiddetto Linkscommunismus, ovvero un comunismo di sinistra fatto da «mezze calzette». Cos’è rimasto delle rivendicazioni di sinistra nella nuova civiltà dei consumi? La spinta iniziale, più genuina, si è sicuramente esaurita in nome del sistema. L’esperienza di Carlo che rappresenta proprio la dissoluzione della società indagata da Pasolini si configura come una radicale critica al progresso: «Non era offesa al suo buon gusto che gli procurava il miserabile mondo del progresso, del benessere, della libertà sessuale, della lotta contro l’oppressione, della fine del potere della Chiesa, della scomparsa dei vecchi padroni, delle riforme (&#8230;); era un vero e proprio senso di tragedia». Carlo rappresenta questo falso progresso, invece Karl (il doppio) è «dolce e buono come gli uomini di una volta» partoriti da quel passato che pur con la repressione ha dato cose meravigliose. Ma Karl il buono verrà completamente soppiantato da Carlo: il progresso con tutte le sue contraddizioni ha realizzato un’orrida unità (Appunti 60-62).</p>
<p>Oggi che il fallimento di un sistema, di un vero e proprio impero, cioè la società tardo-capitalistica, mostra con le sue continue crisi le sue falle e debolezze, le parole di Pasolini sembrano davvero delle profezie avverate. Tra gli ultimi appunti del libro quelli relativi a una manifestazione fascista formata da «miseri cittadini ormai presi nell’orbita dell’angoscia del benessere» e relativa festa antifascista. Il vero potere ha a che fare principalmente col progresso e il suo esercizio politico con il parassitismo, mentre lo sviluppo economico inteso in senso liturgico, un rito misterico dai ritmi goliardici, in cui riporre fiducia quasi magica, non è assolutamente connesso con quello civile. Riporto una delle battute conclusive del libro: «il mondo non può essere reso sicuro né per la democrazia né per qualsiasi altra cosa». Proprio così, e oggi la cosa risulta più che mai palese realizzando l’altra profezia di Konrad Lorenz che più o meno nello stesso periodo enunciando gli otto peccati capitali della nostra civiltà disse che il danno più grave di tutti era «diffondere nell’umanità la sensazione che la fine del mondo sia vicina».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petrolio-o-del-fallimento-del-progresso/">Petrolio: Pasolini e il fallimento del progresso</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3839</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Vieni Signore. Un Cantico del non ritorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vieni-signore-un-cantico-del-non-ritorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2022 04:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Es]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=2981</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Martino Ciano Nient’altro che la notte per raccontare ciò che indebitamente si attribuisce alla lucidità delle ore soleggiate. Così, posto tra l’ombra e lo spicchio di stanza illuminato da una abat-jour che richiama un ramo d’acacia, sfido la solitudine nella quale mi sono abbandonato, perché solo in questo esilio mi posso ritrovare. Mi riconosco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vieni-signore-un-cantico-del-non-ritorno/">Vieni Signore. Un Cantico del non ritorno</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Di Martino Ciano</em></strong></p>



<p>Nient’altro che la notte per raccontare ciò che indebitamente si attribuisce alla lucidità delle ore soleggiate. Così, posto tra l’ombra e lo spicchio di stanza illuminato da una abat-jour che richiama un ramo d’acacia, sfido la solitudine nella quale mi sono abbandonato, perché solo in questo esilio mi posso ritrovare.</p>



<p>Mi riconosco pellegrino ma rivolgo a me la preghiera di non essere troppo crudele con la mia anima ormai preda del suo oblio, ovvero dell’<em>Es</em> che non mira lo sguardo a Est, a levante, ma a ponente, laddove tutto è concesso purché non si ceda al canto della pazzia. </p>



<p>Eppure, folle è la lingua che io voglio parlare, deleterie le parole che mi sento di pronunciare, giacché di morte, e di suicidio, e di annullamento, e di dolore, e di stupro, e di violenza, e di sangue, e di accidia, e di maldicenza, io voglio discutere, giacché altro la notte non mi ispira, perché, in fondo, la notte è un ponte tra ciò che si imita, ossia il quieto vivere, e ciò che si cela, ovvero la malvagità; e più che mai, quando l’oscurità avvolge il mondo, noi sentiamo che possiamo fare a meno della menzogna, che possiamo svestirci, che non abbiamo più bisogno di uno specchio, che possiamo nasconderci sotto le coperte se abbiamo timore dei nostri pensieri, che possiamo sognare a occhi aperti proiettando tutto sul soffitto bianco, che possiamo scrivere e lasciare che il tratto d’inchiostro sia libero, dolce, rilassato come un omicidio premeditato in ogni dettaglio, che possiamo dire ciò che vogliamo o, meglio ancora, farneticare senza temere di andare in manicomio; che possiamo masturbarci in solitudine, che ogni cosa faremo o penseremo sarà spazzato via dal sonno. </p>



<p>E quando ci sveglieremo, a causa di un incubo o per gli strilli della sveglia, noi avremo dimenticato e saremo pronti per iniziare, di nuovo, ad amare nella pienezza della luce solare, e a mentire, e a tradire, e a voler stare in pace tra gli altri, e a essere indifferenti, e a meditare sulla nostra fine.</p>



<p>Beate siano le ore diurne, dunque, che frenano il nostro sentire! </p>



<p><em>Ma anche questa è vanità</em> – grida adesso il mentore che sta nella mia mente – <em>perché nessuno può bussare di notte ed entrar di giorno nelle stanze della percezione.</em></p>



<p>È questo, allora, il momento di dire?</p>



<p>Ad alcuni uomini, ossia ai miei demoni, ho spiegato che per me la filosofia è <em>annunciare proposizioni intuite che in seguito qualcuno interpreterà e chiarirà</em>, e per quanto tale annuncio sia apparso loro strambo, io l’ho trovato sublime, perché sublimare vuol dire falsificare i propri istinti primari ma non la verità che portano in groppa. Infatti, da subito ho detto loro che da tempo mi sono convinto che solo un colpo di pistola in testa può salvare l’uomo dagli equivoci della morale, dell’etica, dell’estetica, della Buona Novella, dell’educazione, del pudore, dell’ottimismo, del progresso, della sessualità pro-vita.</p>



<p>Per quanto nelle erranti filosofie che hanno calmato o eccitato l’umanità ci sia sempre un fine progressista o evolutivo del sé e della coscienza, tutto è rimasto un solipsismo mal interpretato. Ogni tesi ha necessitato di altrettante tesi che hanno contraddetto e riedificato ciò che originariamente era stato pronunciato. Così, nulla è rimasto se non il nome; io, almeno questa notte, non sarò solo un nome. E alzandomi dal letto, e guardando la luna, e solo contemplando la bava di luce che cola sul davanzale, trovo la mia ragione: <em>un giorno è una vita</em>, ossia tutto è ripetizione, e ciò che si ripete si falsifica, e ciò che si falsifica è verità conclamata, quindi opinione gloriosa, pertanto <em>doxa</em>. </p>



<p>Vieni Signore, è tempo di morire e di risorgere. <br>Vieni Signore, ché inutili sono state le tue parole.<br>Vieni Signore, ché sei arrabbiato con te stesso per aver fatto l&#8217;Uomo che da uovo di donna nasce e che poi altre uova andrà a fecondare.<br>Vieni Signore, che si muore nella gioia, nella speranza e nella gloria dell&#8217;eterna salvezza. Siamo innocenti anche quando stringiamo tra le mani un coltello dalla lama insanguinata.<br>Vieni Signore, mostraci il nulla&#8230; Il nulla, la tua gabbia, il tuo cannocchiale, la tua arma di distruzione di massa.<br>Vieni Signore, non abbiamo bisogno di te. Anche coloro che ti pregano non hanno bisogno di te&#8230; li vedi che poi fuggono, i tuoi figli, davanti al dolore che infliggi, alle prove che imponi, alla pietà che mascheri di ipocrisia. <br>Vieni Signore, che tu dicesti <em>Abbiamo tutti i segni</em>, ma di quali segni parli se ancora analfabeti ci aggiriamo in un mondo di specchi, di ombre, di allucinazioni?<br>Vieni Signore, tuo Figlio si è spento, ancora muore.</p>



<p>Vieni Signore, anche se è troppo tardi!</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vieni-signore-un-cantico-del-non-ritorno/">Vieni Signore. Un Cantico del non ritorno</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2981</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
