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	<title>Emozioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Passato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/passato-poesie-lotito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 22:01:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Passato&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste quattro poesie di Federico Lotito. In copertina una foto di Ekaterina Astakhova tratta da Pexel, a uso gratuito spolpa le ossa la notte e fa a brandelli il passato e anche se schiaccio a fondo con in mano un pugno di mosche morenti resto fermo sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Passato&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste quattro poesie di Federico Lotito. In copertina una foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/scale-nere-e-marroni-accanto-alla-finestra-3150918/">Ekaterina Astakhova tratta da Pexel, a uso gratuito</a></strong></p>
<p>spolpa le ossa la notte<br />
e fa a brandelli il passato<br />
e anche se schiaccio a fondo<br />
con in mano un pugno di mosche morenti<br />
resto fermo sulla via d’uscita</p>
<p>è tutto chiuso tranne<br />
l’unico taglio possibile<br />
da lì proveranno a passare<br />
coscienti della trappola</p>
<p>proveranno a vendere cara la pelle<br />
ronzando ad orecchie ormai<br />
sorde alla lusinga di una strada<br />
pulita dai peccati</p>
<p>non spetta nessuna ricompensa<br />
non c’è nessun merito<br />
vuotiamo il sacco negli adeguati spazi<br />
attenti a menzognere raccolte punti</p>
<hr />
<p>aspetta la morte fumando<br />
davanti all’entrata del bar<br />
l’uomo non ricorda il suo nome<br />
eppure nel luccichio della sua vetrina<br />
lo teneva stampato</p>
<p>qui è scritto come mi chiamo<br />
io non riesco a dirlo<br />
tieni è l’ultimo rimasto nella giacca buona</p>
<p>il biglietto da vista nelle rughe<br />
profonde che implorano un drink<br />
&#8211; so che non dovrei –<br />
ma sediamo qui e parliamo<br />
lasciamole aspettare un po’<br />
le nostre destinazioni</p>
<hr />
<p>mia nonna non parla più<br />
eppure ha insegnato migliaia di parole<br />
forte mi stringe il braccio<br />
nella foto di compleanno</p>
<p>mia nonna &#8211; l’altra – ravviva<br />
il braciere con la mano<br />
non c’è più sangue nelle dita<br />
così lontane dal cuore</p>
<p>mia madre si inginocchia<br />
una mattina di giugno ma non prega<br />
non bevemmo insieme a natale</p>
<p>mio padre era andato da tempo<br />
senza mai uscire da noi<br />
ci era riuscito bravo com’era</p>
<p>luigi non mangiò più<br />
voleva andasse così nessuna resistenza<br />
per un giorno ancora</p>
<p>me ne sto fuori da tutto e non e ne dolgo<br />
provo a cercarli ma non sono ancora riuscito<br />
a parlare con loro</p>
<hr />
<p>sorride la bambina<br />
dalla scatola delle offerte<br />
uno spicciolo di speranza<br />
cade nel silenzio delle coscienza<br />
il resto di un caffè bevuto amaro<br />
non certo per mantenere la linea<br />
da non confondere con quella<br />
di un orizzonte ormai da tempo perduto</p>
<p>sorride la bambina<br />
dalla scatola delle offerte<br />
che altro potrebbe fare<br />
ignara della nostra natura<br />
nonostante tutto spera che quella moneta<br />
non sia un fastidio sfilato di tasca</p>
<p>(tratte da “Presenze minime” – SECOP edizioni)</p>
<hr />
<p>ha un sobbalzo la mia moto<br />
non è un fosso quello che ho beccato<br />
ma il residuo di una cena</p>
<p>finta o finita che sia è un maleodorante<br />
passato che si affaccia dal sacchetto<br />
guardo meglio e tante cene o pranzi<br />
giacciono lungo la via che percorriamo convinti<br />
di avanzare mentre restiamo inchiodati<br />
alle croci delle quotidiane parole<br />
racconto di un altro giorno fallito</p>
<p>tanti dicono fregatene e vivi<br />
lascia anche tu i tuoi avanzi<br />
io non ci riesco e resto a guardarli<br />
residui di vite stanche:<br />
un cartone una lattina una scarpa<br />
senza il suo passo</p>
<p>davvero mi chiedo basti non pensare<br />
tirar dritto e far finta di niente?</p>
<p>la moto reclama la strada<br />
non ho voglia di correre ma vado<br />
con le mani sul manubrio e gli occhi altrove<br />
la strada è la stessa<br />
io no</p>
<p>(inedita)</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Federico Lotito?</strong></h4>
<p>Federico Lotito è nato a Corato, ha iniziato presto a scrivere poesie, ma solo nel 2015 ha pubblicato la prima raccolta di poesie ‘Gocce d’anima’, edita da SECOP edizioni. Le sue liriche sono presenti in diverse antologie.<br />
Nel 2016 è stato ospite della XLVII Edizione del Festival Internazionale di Poesia &#8220;Smederevo&#8217;s poet autumn&#8221; a Smeredevo (Serbia); alcune sue liriche sono state tradotte in serbo dal poeta Dragan Mraovic e pubblicate nell’Antologia del Festival. E’ autore del testo teatrale &#8220;Don&#8217;t try &#8211; il mio Hank&#8221;, ispirato alla vita dello scrittore americano Charles Bukowski, rappresentato a Corato e successivamente in vari teatri di città limitrofe sotto la sua regia.<br />
Nel 2018 ha pubblicato ‘E’ passato un silenzio’, SECOP Edizioni, sua seconda silloge di poesie. Nel 2020, insieme ai poeti Luciana De Palma, Alberto Tarantini e Nico Mori, ha pubblicato ‘Atti pandemici, quattro spiriti in quarantena’, opera di poesie e prose autoprodotta. Nel 2021 per SECOP ed, nella collana Paralleli poetici pubblica ‘Istanteternità’ una raccolta di poesie scritte a quattro mani con la poetessa Luciana De Palma e per Besa editrice un racconto inserito nella raccolta ‘C’era una nota in Puglia’. Nel 2022 pubblica ‘La punteggiatura non è il mio forte’, SECOP ed, una raccolta di racconti.<br />
Nel 2023 ha portato in scena ‘Sempre madre, lavoro teatrale liberamente tratto dal film ‘Tutto su mia madre’ del regista spagnolo Pedro Almodovar.<br />
È presente in diverse antologie di poesia e di prosa.<br />
Collabora con la rivista letteraria on line ‘Zona di disagio’, diretta dal poeta e critico letterario Nicola Vacca e con la rivista cartacea ‘Correlazioni universali’, edita da Secop edizioni.<br />
Nel 2024 sempre con SECOP edizioni ha pubblicato “Presenze minime” la sua nuova raccolta di poesie.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cromosoma della fine. Gianni Eros Russo condanna l&#8217;apparenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cromosoma-nulla-russo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 03:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[divenire]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Cromosoma della fine&#8221; di Gianni Eros Russo, Pequod, 2024 I versi di Gianni Eros Russo incidono l&#8217;apparenza, l&#8217;evanescente. Ogni Ente si sgretola nel divenire e ciò tocca anche all&#8217;esistenza umana. La sua poesia non è un inno al nichilismo o al pessimismo, ma alla costatazione del reale, perché nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Cromosoma della fine&#8221; di Gianni Eros Russo, Pequod, 2024</strong></p>
<p>I versi di <strong>Gianni Eros Russo</strong> incidono l&#8217;apparenza, l&#8217;evanescente. Ogni <strong>Ente</strong> si sgretola nel divenire e ciò tocca anche all&#8217;esistenza umana. La sua poesia non è un inno al nichilismo o al pessimismo, ma alla costatazione del reale, perché nel mezzo della vita e della sua sostanza viene concepita la poesia; l&#8217;astrazione è infatti un&#8217;illusione peggiore della razionalità.</p>
<p><em>L&#8217;uomo è misura del suo tempo,/ma i suoi patimenti sono nulla/fra le mute infinite delle galassie/il suo cielo è meno/della misura di un punto./Eppure, vive questo caldo/e questa stanchezza come/se, nella sintassi delle orbite/ellittiche, contasse qualcosa:/e il suo decadimento mi appartiene./L&#8217;umanità è un canto sperduto/(veleno eterno della Terra)/è una manciata di polvere./(Inevitabile sarà smettere di scrivere, necessità, per eccesso d&#8217;ingordigia:/nell&#8217;abbandono dovremmo compatirci),/Eppure, sento il corpo caldo/nullità nell&#8217;economia del cosmo./Eppure, sono corpo caldo/e nella sera cerco i tuoi occhi.</em></p>
<p>La costruzione del mondo, ma potremmo anche dire <strong>&#8220;la natura delle cose&#8221;</strong>, è per il poeta campano un momento da cui soprattutto l&#8217;uomo si fa abbindolare, attribuendo a questo andirivieni tra <strong>&#8220;essere e nulla&#8221;</strong> la speranza nei giorni migliori. Tutto tende alla perfezione? Certo che no; attraverso le sue poesie, Russo risponde in maniera molto semplice: <strong>cos&#8217;è il nostro dolore in confronto all&#8217;erezione delle galassie?</strong> Cosa sono i nostri giorni rispetto ai tempi di evoluzione dell&#8217;Universo?</p>
<p>Le parole di Russo salvano poco, forse solo una latente necessità di amore, che, per quanto soggetta anch&#8217;ella al divenire, rinnova giorno dopo giorno un miraggio di eternità e di benessere. Il poeta duella con il lettore; lo interroga con la sua scrittura ricca di spunti di riflessione, fomentata da emozioni che fanno a pugni con il sogno che tutto prova a sistemare. Forse, è proprio questa reazione a catena innescata dal nostro<strong> &#8220;sentire&#8221;</strong> che prova ad addolcire l&#8217;incubo quotidiano nel quale siamo immersi.</p>
<p><em>Inalare la bianca pianura,/l&#8217;ultimo sole mattutino/e l&#8217;acciaio di un ponte/e la malattia del tempo:/l&#8217;ultima avventura di rumore/sparirà con l&#8217;uomo/con una perifrasi/vuota nel sogno della storia.</em></p>
<p>Con <strong>&#8220;Cromosoma della fine&#8221;</strong>, raccolta lucida che rende visibile anche l&#8217;invisibile e che fa trattenere il fiato anche all&#8217;aria aperta, Russo interroga se stesso e l&#8217;umanità. Sa che non avrà una risposta esaustiva, perché non è compito né della ragione né dello spirito comprendere quella misteriosa attrazione che lega l&#8217;uomo alle sue convinzioni e alla sua necessità di eternità. Provare a scoprire l&#8217;origine di questa forza è la provocazione in cui l&#8217;Universo ci getta quotidianamente.</p>
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		<title>Deserto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/deserto-poesia-perrone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 03:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Massimo Perrone. Foto di Nino Turco Il vento della disperazioneci spinge in terre ostili umili mendicanti di un sorso d&#8217;acqua, un tozzo di pane, un sorriso. La povertà disturbail sonno delle coscienzelo straniero logora le certezzedell&#8217;uomo incerto. Il sole rosso di rabbiaper il crudele epuloneil granello di sabbia giaciglio per carni abusate,nell&#8217;aridità del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Poesia di Massimo Perrone. Foto di Nino Turco</strong></em></p>
<p>Il vento della disperazione<br />ci spinge in terre ostili <br />umili mendicanti <br />di un sorso d&#8217;acqua, <br />un tozzo di pane, <br />un sorriso. <br />La povertà disturba<br />il sonno delle coscienze<br />lo straniero logora le certezze<br />dell&#8217;uomo incerto. <br />Il sole rosso di rabbia<br />per il crudele epulone<br />il granello di sabbia <br />giaciglio per carni abusate,<br />nell&#8217;aridità del deserto<br />noi abbiamo perduto la vita, <br />voi l&#8217;anima.</p>
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		<item>
		<title>La sera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-sera-poesia-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2023 02:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Adriana Sabato Catturo immagini Come con mani immense farfalle variopinte. Sembianze si imprimono nell&#8217;anima. Il cielo non basta per dipingere l&#8217;immenso. Il mare, voglio l&#8217;infinito mare&#8230; E poi c&#8217;è un angolo blu notte A contorno del monte All&#8217;affaccio, la luna E più in là tantissimi cosmi, le piccole stelle&#8230; Cespugli e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Catturo immagini</p>
<p>Come con mani immense<br />
farfalle variopinte.</p>
<p>Sembianze si imprimono nell&#8217;anima.<br />
Il cielo non basta per dipingere l&#8217;immenso.</p>
<p>Il mare, voglio l&#8217;infinito mare&#8230;<br />
E poi c&#8217;è un angolo blu notte<br />
A contorno del monte<br />
All&#8217;affaccio, la luna</p>
<p>E più in là tantissimi cosmi,<br />
le piccole stelle&#8230;</p>
<p>Cespugli e arbusti col tramonto di spalle,<br />
guardiani,<br />
nell&#8217;oscurità della sera.</p>
<p>Il fruscio delle onde<br />
Mi culla</p>
<p>Nel ventre di mia madre,<br />
nel dolce seno immacolato.</p>
<p>Ricordo antico<br />
indimenticata memoria.</p>
<p>Impressa come sigillo incorruttibile,<br />
eterno suono di armonie infinite…</p>
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		<item>
		<title>Che non sia l&#8217;ultimo. Giuseppe Gervasi e la poesia come cura</title>
		<link>https://www.borderliber.it/che-non-sia-lultimo-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 01:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Che non sia l&#8217;ultimo&#8221; di Giuseppe Gervasi, Pace edizioni, 2023 Ci sono lacrime, visibili solo allo specchio. Ci sono lacrime che tutti vedono, che ridono nel teatro della vita. Comincio questa riflessione con alcuni versi estrapolati mentre, vagando tra le pagine del libro, cercavo un incipit. Leggere è importante, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Che non sia l&#8217;ultimo&#8221; di Giuseppe Gervasi, Pace edizioni, 2023</strong></em></p>
<p><em>Ci sono lacrime,</em><br />
<em>visibili solo allo specchio.</em><br />
<em>Ci sono lacrime che tutti vedono,</em><br />
<em>che ridono nel teatro della vita.</em></p>
<p>Comincio questa riflessione con alcuni versi estrapolati mentre, vagando tra le pagine del libro, cercavo un incipit. Leggere è importante, interpretare lo è ancora di più. In questa trasmigrazione del pensiero, dietro cui si cela un abbandono all&#8217;ascolto delle emozioni suscitate dalla lettura, ritrovo una certa simpatia per la nostalgia. Ecco, Giuseppe Gervasi compie il suo viaggio nei ricordi, lo pone in versi e traccia un itinerario che non è solo suo, ma per tutti.</p>
<p>Non è una generosa concessione, ma un disinteressato invito a entrare in questi componimenti, che non chiedono solo di essere letti, ma di essere attraversati con passo lento e con spirito meditativo. <em>La vita è fatta di scelte in solitudine</em>, scrive Gervasi e anche la poesia è una scelta, un mostrare le proprie piaghe e le proprie cicatrici. Ma anche in questo caso, svelare sé stessi non è un esercizio narcisistico, ma una dichiarazione di umanità, un <strong>darsi con sincerità</strong> capace di strappare le maschere che indossiamo per non soffrire.</p>
<p><em>Tendiamo a raggiungere la perfezione,</em><br />
<em>mai raggiunta, neanche sfiorata.</em><br />
<em>Tendiamo a creare l&#8217;assoluto,</em><br />
<em>anzi il nulla.</em></p>
<p>Così Gervasi sintetizza il gioco di forza che portiamo avanti con la vita; come se non ci fidassimo della semplicità che ci circonda, della naturalezza che ci ammanta, del poco che si gusta con gioia. Non è un invito alla povertà o alla decrescita felice quello che ci propone il poeta calabrese, ma è una constatazione. In questi versi, infatti, la caduta non è sconfitta, ma ritorno alla Terra, alla sostanza di cui è composta l&#8217;umanità&#8230; anche quando gioca con la tecnica.</p>
<p><em>Che non sia l&#8217;ultimo</em> diventa così un ritorno alla fanciullezza, quando ogni cosa destava stupore e meraviglia. Ma anche in questo caso, resta sempre viva l&#8217;eco di una voce malinconica, un certo disagio davanti al fatto che si è consapevoli di essere ormai diventati adulti, di essere stati del tutto corrotti o, per meglio dire, conformati a un sistema che sappiamo non appartenerci.</p>
<p>Come rispondere a questo dolce veleno che ci viene iniettato e che ci rende schiavi delle illusioni? Forse così:</p>
<p><em>Ogni giorno è il primo giorno,</em><br />
<em>la prima luna,</em><br />
<em>il primo sole.</em></p>
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