<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>emancipazione Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/emancipazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/emancipazione/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 27 Mar 2025 10:32:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>La pazienza delle farfalle. Monia Serapiglia e la disperata speranza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pazienza-farfalle-serapiglia-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 23:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11455</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La pazienza delle farfalle&#8221; di Monia Serapiglia, Dialoghi, 2024 È nata da una prostituta, a farle da madre è la nonna paterna, mentre il suo aguzzino è proprio il padre affetto da gravi problemi psichici. Nonostante tutto, Nadia, una tredicenne combattiva, ha voglia di riscattarsi. Ma quale sarà il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/pazienza-farfalle-serapiglia-recensione/">La pazienza delle farfalle. Monia Serapiglia e la disperata speranza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La pazienza delle farfalle&#8221; di Monia Serapiglia, Dialoghi, 2024</h3>
<p>È nata da una prostituta, a farle da madre è la nonna paterna, mentre il suo aguzzino è proprio il padre affetto da gravi problemi psichici. Nonostante tutto, Nadia, una tredicenne combattiva, ha voglia di riscattarsi. <strong>Ma quale sarà il prezzo che dovrà pagare? </strong>E con questa domanda possiamo incontrarci in<strong> &#8220;La pazienza delle farfalle&#8221;</strong>.</p>
<p>Con una scrittura tagliente e lucida, che prende di petto il lettore, <strong>Monia Serapiglia</strong> mette in piedi un romanzo che non fa sconti e che ci chiama a un&#8217;immersione totale nella storia. Un linguaggio fluido, che non lascia spazio a tenere interpretazioni, perché va dritto al nocciolo della questione, ci mostra la crudezza di una vita che non ha tappe. Tutte le età sono state infatti abolite.</p>
<p>Quella della protagonista è un&#8217;adolescenza che viene soppressa dalla morte della nonna, colei che <strong>Nadia</strong> chiamerà per sempre mamma. È lì che la giovane caccia fuori gli artigli, ma questi non servono per attaccare, bensì per difendersi. La vita si mostra crudele, la tredicenne non demorde e accetta la sfida, mettendo in soffitta però ciò che è, ossia una persona dal cuore sensibile.</p>
<p>Divisa tra amore e odio per tutto e tutti, Nadia è una <strong>don Chisciotte</strong> che sa però di essere al centro di una favola nera e priva di ampi orizzonti. Ogni cosa si consuma con lei ed è il frutto dannato di una concatenazione di eventi. Lei a volte vince e a volte perde, in alcuni casi si lascia trascinare dagli accadimenti.</p>
<p><strong>Nadia finirà la sua guerra da superstite o da conquistatrice?</strong> Logicamente, sarà compito del lettore scoprirlo. Ciò che mi preme sottolineare è la maturità di questo romanzo, la sua forza, il suo linguaggio che non accetta censure.</p>
<p>Le parole sono lame; <strong>l&#8217;ambientazione è una scenografia imbastita dalla speranza</strong>, in cui la violenza e la durezza delle condizioni di vita sono mitigate da quelle aspirazioni legittime che guidano la protagonista. Tale condizione genera nel suo animo<strong> &#8220;l&#8217;illusione necessaria&#8221;.</strong> Lei sa vedere qualcosa di buono nel suo inferno, riesce persino a tramutare il veleno in miele, ma è anche conscia che la realtà è più forte e che non può addomesticare tutto.</p>
<p><strong>Nadia</strong> è una ragazza seduta sul confine tra ottimismo e pessimismo, tra isteria del pensiero e pragmatismo, tra vitalismo e nichilismo. Non può essere &#8220;equilibrata&#8221;, perché ciò che affronta quotidianamente non glielo permette; non può &#8220;dosare&#8221; sapientemente le sue emozioni, perché di tante cose deve fare esperienza.</p>
<p><strong>Chi è lei, quindi?</strong> È una farfalla che attende di spiccare il volo; è un essere che ancora sta nel suo bozzolo per spiare e per immergersi nella vita al momento giusto. Certamente, un complimento va fatto all&#8217;autrice, che ha saputo infondere <strong>&#8220;forza disperata&#8221;</strong> in ogni pagina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/pazienza-farfalle-serapiglia-recensione/">La pazienza delle farfalle. Monia Serapiglia e la disperata speranza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11455</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La portalettere. Giannone e &#8220;la storia di una emancipazione&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giannone-portalettere-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 03:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9461</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La portalettere&#8221; di Francesca Giannone&#8221;, Nord Cosa resta dell’eredità delle nonne, delle madri, di tutte le donne venute prima di noi? Questo romanzo è il racconto di un’eredità: quella tramandata da Anna alla mamma di Francesca, l’autrice del libro. Il romanzo &#8220;La portalettere&#8221; è incentrato completamente sulla vita di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giannone-portalettere-falzone/">La portalettere. Giannone e &#8220;la storia di una emancipazione&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La portalettere&#8221; di Francesca Giannone&#8221;, Nord</strong></p>
<p>Cosa resta dell’eredità delle nonne, delle madri, di tutte le donne venute prima di noi? Questo romanzo è il racconto di un’eredità: <strong>quella tramandata da Anna alla mamma di Francesca, l’autrice del libro.</strong></p>
<p>Il romanzo <strong>&#8220;La portalettere&#8221;</strong> è incentrato completamente sulla vita di Anna, una donna arrivata in un piccolo paese in provincia di <strong>Lecce</strong> <strong>nel caldo giugno del ’34, accanto al marito Carlo e al figlio Roberto.</strong> Lei è una donna del nord, colta ed emancipata, lontana dalle arretratezze del tempo e dal luogo in cui approda improvvisamente per volere del marito, il quale sente la necessità di ritornare a casa dopo tanti anni fuori.</p>
<p><strong>Anna non può che sentire e vedere immediatamente le differenze tra lei e il resto del paese.</strong> Tuttavia, per amore del suo Carlo, un uomo così gioviale e buono, trova la sua strada e un giorno decide di candidarsi al posto vacante di portalettere del piccolo comune. Da questo momento, inizieranno le difficoltà che questa donna forte dovrà affrontare in un posto così retrogrado e guardingo di fronte all’innovazione. Anna ha voglia di far comprendere al mondo intero che la donna vale quanto l’uomo e bisogna rispettarla. Per tutti sarà per sempre prima la forestiera e poi la portalettere, ma in entrambi i casi una donna diversa.</p>
<p><strong>Anna vince un concorso bandito dalle Regie Poste e diventa la prima portalettere donna di Lizzanello</strong>, quindi; conduce a piccoli passi la sua rivoluzione: anticipa tempi sin troppo nuovi; indossa i pantaloni, non è credente, non va a messa e non si cura di “alimentare chiacchiere”. Accetta, insomma, di germogliare in un terreno non sempre ospitale. Prende in carico i destini delle donne sostenendone con forza i diritti, quando ancora nessuno ci pensa, o ne parla.</p>
<p>Tra un dopoguerra e l’altro, il 1946-1948, il diritto di voto esteso alle donne, l’inizio dell’Italia Repubblicana, il matrimonio della regina Elisabetta con il principe Filippo, gli anni Cinquanta, si snoda la figura di Anna. Odiando ogni forma di prepotenza maschile e ogni forma di sottomissione femminile, <strong>Anna rivendica la propria libertà</strong> e presto inizierà a battersi affinché anche le altre donne ottengano rispetto, autonomia e considerazione.</p>
<p>Fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le <strong>donne del Sud.</strong> Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, innamoratosi di lei nell’istante in cui l’ha vista.</p>
<p>Il filo che lega il romanzo è l’eredità femminile, fatta di abilità, consuetudini, pensieri ma anche di cose semplici, materiali, come delle vecchie foto o la vecchia macchina da cucire <strong>Singer</strong>. I personaggi sono vivi e impariamo a conoscerli mentre crescono nelle loro mille sfaccettature in un romanzo che sa trascinare il lettore, lo incanta e lo cattura.</p>
<p>Un romanzo dove la centralità del racconto è l’essere donna, forte o debole, audace o austera, capace di lottare anche senza urlare e, soprattutto, capace di essere sempre resiliente. A volte, però, <strong>la solidarietà femminile viene meno  proprio dalle donne: </strong>puntandosi il dito le une contro le altre, loro diventano il muro più difficile da abbattere per l’emancipazione di genere.</p>
<p>Una vicenda di formazione generazionale negli anni della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, uno spaccato di storia del costume, un’epica del quotidiano a tratti drammatica. Sullo sfondo un paesino della <strong>Puglia</strong> intorno a un nugolo di personaggi capaci di inseguire con determinazione il futuro. Di quel <strong>Salento</strong> ci arrivano i profumi, le voci, i colori, i sapori e le tradizioni.</p>
<p>I luoghi sono a loro volta protagonisti, presenze attive, quasi personificate, come già s’intuisce dalla frase in copertina: <strong>“Un paesino del Sud, una donna del Nord. Un incontro che cambierà entrambi.”</strong></p>
<p>Tante le ambientazioni che diventano un tutt’uno con l’elemento umano: la casa dei Greco in via Paladini; il giardino segreto di Anna; il paesino con il suo odore speciale.</p>
<p>Sebbene in primo piano vi sia la saga famigliare dei Greco, va sottolineato che il romanzo affronta anche le questioni legate agli avvenimenti storici: il fascismo; la guerra e il Dopoguerra; i partiti politici, con i due schieramenti contrapposti, Democrazia Cristiana e Partito Comunista; l’occupazione delle terre dell’agro di Arneo, tra Nardò e Taranto; la questione del voto alle donne; l’UDI (Unione Donne Italiane) e la Casa per le Donne, realtà all’avanguardia per l’epoca.</p>
<p>Cambiano gli equilibri, mutano le voci ma resta indelebile il carattere di uno scritto che trascina tra le sue pagine senza difficoltà. L’intreccio è ben costruito, i personaggi sono vividi e suscitano nel lettore una grande empatia e capacità di immedesimazione.</p>
<p>Ciò che più conquista del personaggio di Anna è che non si presenta affatto come un’eroina esente da difetti.<strong> È una donna vera, con tutte le sue colpe e i suoi meriti, i suoi torti e le sue ragioni, i suoi sbagli e i suoi tentativi di porvi rimedio.</strong> Anna non vuole piacere a tutti i costi, né cerca l’approvazione degli altri; è schietta e in buona fede, ma agisce spesso d’istinto e non pondera tutte le conseguenze delle sue azioni, finendo anche per ferire le persone che ama.</p>
<p>Un romanzo familiare che trascina il lettore come un fiume: epica popolare, saggezza antica, leggerezza e personaggi impossibili da dimenticare.</p>
<p>Registri narrativi che si alternano, storie che non mirano a suscitare atteggiamenti pietistici o falsi ottimismi, l’autenticità riversata in ogni pagina hanno dato luogo a una lettura altamente immersiva e, non nego, ha sfiorato corde intime del mio vissuto generando quell’interrogativo posto in apertura di articolo: <strong>cosa resta dell&#8217;eredità delle nonne, delle madri, di tutte le donne venute prima di noi?</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giannone-portalettere-falzone/">La portalettere. Giannone e &#8220;la storia di una emancipazione&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9461</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lidia Poët e la sua legge</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-legge-di-lidia-poet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 01:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocata]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[Ottocento]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6452</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In Copertina: un particolare della &#8220;Placca commemorativa di Lidia Poët&#8221;;  Foto di Betty&#38;Giò, CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) via Wikimedia Commons Lidia, laureata in giurisprudenza ed abilitata alla professione forense, trova lavoro nello studio legale del fratello Enrico come avvocata. Un ruolo rivoluzionario per l’epoca che getta scandalo nell’ambiente. Poët dovrà infatti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-legge-di-lidia-poet/">Lidia Poët e la sua legge</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone. In Copertina: un particolare della &#8220;Placca commemorativa di Lidia Poët&#8221;;  Foto di Betty&amp;Giò, CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) via Wikimedia Commons</strong></p>
<p>Lidia, laureata in giurisprudenza ed abilitata alla professione forense, trova lavoro nello studio legale del fratello Enrico come avvocata. Un ruolo rivoluzionario per l’epoca che getta scandalo nell’ambiente. Poët dovrà infatti vedersela con una sentenza della Corte d’Appello di Torino che dichiara illegittima la sua iscrizione all’albo degli avvocati, impedendole di esercitare la professione solo perché donna. Imperterrita, Lidia combatterà con le unghie e con i denti questa situazione, preparando ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte. Nel frattempo, assiste i clienti dello studio dimostrandosi non solo assolutamente capace di svolgere il suo mestiere, ma anche in grado di guardare oltre il suo tempo. In tutte le cause riuscirà a cercare la verità dietro i pregiudizi e le apparenze, sempre supportata dal fratello della cognata – Jacopo – che la guiderà nei mondi nascosti della città condividendo tutte le informazioni in suo possesso.</p>
<p>Grande successo sta riscuotendo la serie in sei episodi su Netflix <strong>“La legge di Lidia Poët”</strong>, la storia romanzata della prima donna avvocato in Italia, interpretata da Matilde De Angelis. Sicuramente nella serie ci sono molti elementi di fantasia, e la protagonista è tratteggiata come una donna emancipata e libera, dedita al turpiloquio e con una vita sentimentale molto disinvolta. Ma la storia che ha ispirato la fiction è vera.</p>
<p>Lidia Poët nasce in val Germanasca in un’agiata famiglia valdese. Studiò per diventare maestra, una delle poche professioni concesse alle donne nell’Ottocento, ma il suo sogno era un altro. Dopo la morte del padre conseguì la licenza liceale e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Torino. Davanti a un’immensa folla plaudente, si laurea, dopo aver discusso una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne. Ha ventisei anni, intelligenza e coraggio da vendere ed è determinata ad arrivare dove nessun’altra era ancora mai riuscita: diventare avvocata.</p>
<p>Svolto il praticantato, supera in modo brillante, con il voto di 45/50, l’esame di abilitazione alla professione forense e chiede l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Torino. Qualcuno nel Consiglio dell’Ordine storce il naso, ma la maggioranza la sostiene. Ce l’ha fatta, è lei la prima avvocata d’Italia.</p>
<p>Ma la conquista sarà effimera: il Procuratore del Re impugna l’iscrizione davanti alla Corte d’appello di Torino, che dichiara che le donne non possono esercitare l’avvocatura. Lidia si prepara al ricorso in Cassazione, mentre l’intero Regno attende col fiato sospeso la sentenza definitiva. Tutti i giornali, i giuristi, le femministe, i politici durante quei mesi non parlano d’altro: <strong>chi è a favore, chi è contro, chi precorre i tempi e chi rimane ancorato al passato.</strong> Ne emerge una polifonia di voci, l’affresco di un’epoca fervida e contraddittoria e, soprattutto, il ritratto di una donna straordinaria, che con la sua tenacia e il suo ingegno ha dischiuso la strada a tutte le colleghe del futuro.</p>
<p>L’undici novembre 1883 la Corte di Appello accolse la richiesta del procuratore e ordinò la cancellazione dall’albo. Malgrado il ricorso di Lidia, la sentenza fu confermata l’anno successivo. Le ragioni addotte dagli oppositori alla carriera delle donne in avvocatura furono essenzialmente di due tipi: <strong>una di carattere medico, l’altra di carattere giuridico.</strong> <strong>Dal punto di vista medico si sosteneva l’idea che le donne, a causa del ciclo mestruale non avrebbero avuto, almeno per circa una settimana al mese, la giusta serenità. La seconda obiezione era di carattere giuridico. Le donne all’epoca, non godevano della parità di diritti con gli uomini.</strong> Non potevano essere testi per processi dello Stato Civile o testimoni per un testamento.</p>
<p>Inoltre esse erano sottoposte alla volontà del marito che dovevano seguire in ogni suo minimo spostamento e cambiamento di domicilio. Per questo permettere alle donne di svolgere attività d’avvocato sarebbe stato lesivo per i clienti perché si sarebbe dato loro “un patrono” privo di tutte le facoltà giuridiche. Tra le motivazioni anche l’inadeguatezza del carattere delle donne a un tale ruolo, la conferma che le donne dovevano dedicarsi ad altro, ovvero la famiglia e i figli, e anche un riferimento al bizzarro abbigliamento femminile che mal si conciliava con l’austerità della toga.</p>
<p>Leggere le motivazioni di quelle sentenze a distanza di oltre un secolo fa riflettere sulla condizione della donna in una società, all’epoca, maschilista che vedeva la figura femminile relegata al ruolo di moglie e madre e sui diritti che, con fatica e tenacia, le donne stesse hanno conquistato fino ad arrivare ai giorni d’oggi quando, tuttavia, si sente ancora parlare di “gender pay gap”, di discriminazione, di diseguaglianza nei diritti.</p>
<p>Solo nel 1920 Lidia Poët, all’età di 65 anni, entrò finalmente nell’Ordine degli avvocati, divenendo ufficialmente la prima donna d’Italia ad esservi ammessa.</p>
<p>Ricordare e raccontare la sua storia, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, è un tributo ad una donna che, mossa dalla passione per il proprio lavoro e dalla determinazione nel raggiungere i propri obiettivi, ha saputo sfidare un mondo che, all’epoca, era esclusivamente maschile aprendo la strada al riconoscimento per le donne, di diritti che, un tempo neanche troppo remoto, erano di esclusiva titolarità dell’uomo e da cui le donne erano escluse in quanto donne.</p>
<p><strong>Oggi, in Italia, le donne avvocato sono il 48% con un costante aumento negli ultimi anni.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-legge-di-lidia-poet/">Lidia Poët e la sua legge</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6452</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Quel che sembra non è&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quel-che-sembra-non-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 01:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aspetto]]></category>
		<category><![CDATA[Capelli]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libello]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=4423</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato Bisogna essere vecchi. Dopo una certa età bisogna essere vecchi… Occorre vestirsi come donne che indossano abiti scuri, quasi dismessi, possibilmente lunghi fino alle caviglie. E sennò che stagionatura abbiamo…mica possiamo fare come le ragazzine, quello proprio no, eh, che figuraccia facciamo? E cosa raccontiamo a parenti e amici? Che siamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/quel-che-sembra-non-e/">Quel che sembra non è&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Articolo di Adriana Sabato</strong></em></p>





<p class="wp-block-paragraph">Bisogna essere vecchi. <br />Dopo una certa età <em>bisogna essere vecchi</em>…</p>
<p>Occorre vestirsi come donne che indossano abiti scuri, quasi dismessi, possibilmente lunghi fino alle caviglie. E sennò che stagionatura abbiamo…mica possiamo fare come le ragazzine, quello proprio no, eh, che figuraccia facciamo? E cosa raccontiamo a parenti e amici? Che siamo ammattite? Che ci sentiamo giovani dentro e non guardiamo la nostra pelle offuscata dalle rughe? Non guardiamo il nostro fisico che pian piano decade e i muscoli che si afflosciano?</p>
<p>Bisogna essere vecchi in una società che ti considera &#8220;trascorso&#8221; come trascorso è il tempo sul viso che, se guardi vecchie foto, non sembra più lo stesso, non riconoscendo di te stessa neanche, a momenti, il colore degli occhi e i capelli… Be&#8217;, i capelli poi, non se ne parla nemmeno: quelli si trasformano volutamente e non si può aggiungere altro se non che ognuna fa un pò come crede, già da quando la giovane età lo permette, e poco c&#8217;entra con la vecchiaia.</p>
<p>Bisogna anche apparire un pochino rimbambiti o stralunati. Come si sa, le cellule cerebrali con l&#8217;età cominciano a spegnersi, però si potrebbero pure &#8220;allenare&#8221; come si fa con i muscoli di tutto il corpo. Questo non per apparire o simulare una giovane età che non ritornerà mai più, ma semplicemente perché piace a tutti. Punto. Piace e basta. Inutili polemiche non servono: &#8221; è bello ciò che piace&#8221; il resto è altra cosa. Il bello è anche il diverso. Bello è anche il nasone aquilino di Dante Alighieri o il sangue di shakespeariana memoria o ancora l&#8217;arte dissacrante di Francisco Goya…</p>
<p>La verità è che di tutte queste che appaiono come &#8220;fragilità&#8221; della natura, ne abbiamo paura. Non riusciamo ad accettarle perché non accettiamo le difficoltà che si incontrano lungo il cammino e delle quali, non potendole evitare, vorremmo liberarci senza pensare invece che accettarle, aggiunge valore alla vita, la rende unica e inimitabile.</p>
<p>Si sa, il domani è tutto delle giovani leve: ma se un anziano vuol fare come gli pare e se, con questo suo fare diverso, riesce ancora ad essere altruista &#8216;ché ad agire in questo modo, il circolo vizioso dell&#8217;amore si perpetua all&#8217;infinito, allora, oh, &#8220;chissenefrega&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/quel-che-sembra-non-e/">Quel che sembra non è&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4423</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Flora Fusarelli. Le deboli. Una storia del Novecento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/flora-fusarelli-le-deboli-una-storia-del-novecento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 08:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cafoni]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ignazio Silone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=2431</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Zona di Disagio Dopo la lettura di questo romanzo salta subito all’occhio l’amore di Flora Fusarelli per la letteratura del Novecento e per l’indagine sull’emancipazione disattesa. Il secolo breve è stato un momento di passaggio. Ha riunito sotto di sé catastrofi che avevano l’intento di creare “l’uomo nuovo” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/flora-fusarelli-le-deboli-una-storia-del-novecento/">Flora Fusarelli. Le deboli. Una storia del Novecento</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">R<strong><em>ecensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2022/01/24/storie-di-donne-e-di-novecento/">Zona di Disagio</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la lettura di questo romanzo salta subito all’occhio l’amore di Flora Fusarelli per la letteratura del Novecento e per l’indagine sull’emancipazione disattesa. Il secolo breve è stato un momento di passaggio. Ha riunito sotto di sé catastrofi che avevano l’intento di creare “l’uomo nuovo” e quel processo di democratizzazione e liberalizzazione dei costumi, caduto nella dittatura del progresso e del vitalismo. Il fallimento è davanti ai nostri occhi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le deboli” di Flora Fusarelli è antecedente a tutti i processi e riporta al sogno, all’illusione, al punto di partenza. È un romanzo che parla di donne legate alla terra, appartenenti a quei “cafoni” a cui Silone attribuiva forza d’animo e volontà di riscatto. Tutto si svolge in un paesino e nel suo microcosmo, tra le sue leggi e le sue tradizioni, tra i suoi modi di agire e le sue istituzioni. Non c’è altro oltre questo luogo. La storia del paese non si incontra con la storia del Mondo. Tutto ciò che è al di là dei confini del paese è evanescente, accade ma non incide. Ma forse, per i “cafoni”, una delle peggiori illusioni è proprio l’idea che la storia non agisca su di loro?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vincenza e Anna, madre e figlia, sono le deboli, le protagoniste del romanzo. Laboriose, disilluse e sognatrici, concrete e utopiche. Nelle loro contraddizioni sta il conflitto tra emancipazione e&nbsp; mantenimento del regime patriarcale. Sono due donne forti, ma non lo sanno. Sono al di là del “padre padrone”, ma lo ignorano. Vincenzina è vittima di un matrimonio imposto, Anna è una figlia di “cafoni” che vuole diventare maestra. Intorno a loro stanno la cieca indifferenza e la volontà di mantenere tutto com’è; eppure, ogni rigida struttura sociale ha le sue vie di fuga. L’eccezionalità è opportunità che può fare di una crepa un tunnel. Anna e Vincenzina sono quindi eccezioni e useranno due armi “non convenzionali”, ossia, l’amore e la sopportazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scrittura di Flora Fusarelli è sintetica. Le frasi delineano solo, lasciano al lettore l’ultima parola. È una prosa che lascia intuire, perché in una società rigida il silenzio è forza, il “non-detto” è legge, l’intuizione è rivelazione. Fusarelli ci dona un romanzo che è cronaca di un momento a cui bisogna ritornare, a patto che si creda nel potere salvifico della storia intesa come insegnamento e non come accumulo di fatti.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/flora-fusarelli-le-deboli-una-storia-del-novecento/">Flora Fusarelli. Le deboli. Una storia del Novecento</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2431</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
