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	<title>Elzeviro Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;epoca dell&#8217;abbondanza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lepoca-dellabbondanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 01:09:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Elogio]]></category>
		<category><![CDATA[Elzeviro]]></category>
		<category><![CDATA[epoca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano L&#8217;epoca dell&#8217;abbondanza è finita. Così stanno ripetendo in molti, persino i capi di Stato; e se lo dicono i potenti del Mondo possiamo fidarci, perché l&#8217;abbondanza, per noi, non per loro, davvero sarà un miraggio. Eppure mi chiedo: cos&#8217;è questa abbondanza? La maggior parte vivrà come sempre. Per tanti [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo e foto di Martino Ciano</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;epoca dell&#8217;abbondanza è finita. Così stanno ripetendo in molti, persino i capi di Stato; e se lo dicono i <em>potenti del Mondo </em>possiamo fidarci, perché l&#8217;abbondanza, per noi, non per loro, davvero sarà un miraggio. Eppure mi chiedo: <em>cos&#8217;è questa abbondanza?</em></p>
<p>La maggior parte vivrà come sempre. Per tanti sarà importante mantenere un certo livello di dignità; per altri sarà invece causa di depressione, visto che il <em>mal d&#8217;abbondanza</em>, che innesca l&#8217;idea di essere poveri, è solo dettata dall&#8217;impossibilità di avere più del dovuto. Non perché bisogna accontentarsi, guai a dire questa parola brutta che subito ci combina pasticciacci nel cervello, ma forse il <em>troppo a portata di tutti</em> ha storpiato l&#8217;idea di molti circa la cosiddetta <em>ricerca della felicità</em>.</p>
<p>Sì, proprio così! Sembra quasi che la felicità sia solo accumulare, avere e mai dare, mai dare e sempre riporre in cassaforte qualcosa di più di un altro disgraziato. Felicità è pensare che si abbia diritto a tutto, che mai bisogna fare a meno di qualcosa, perché <em>rinunciare</em> è sbagliato a prescindere.</p>
<p>È bello vivere nel mondo dell&#8217;apparenza senza appartenenza, perché la globalizzazione ci ha insegnato questo e tanto ancora. Tutto sbagliato, a quanto pare, ma questo ci hanno fatto credere i demagoghi del <em>Tu puoi, Tu devi, Tu sarai, Tu vincerai</em>. Nulla si salva dal dibattito sulla <em>generazione x, y, z</em>, messo in moto dai sociologi del circo mediatico che a suon di avvisi catastrofici istigano al suicidio di massa. Le cure sono l&#8217;astinenza da qualsiasi forma di consumismo, anche se la moderna economia basata sullo spreco non ammette passi indietro e continua a suggerire a ognuno di noi con il diktat: <em>T</em><em>u sei ciò che spendi</em>. E cosa spendiamo se non carta-moneta o moneta-elettronica considerata prestito e mai ricchezza?</p>
<p>L&#8217;epoca dell&#8217;abbondanza ci ha reso decadenti. C&#8217;è una malinconia per i tempi della penuria, del <em>si stava meglio quando si stava peggio</em>. Il flusso di coscienza del nostro portamonete ci assilla con le sue richieste. Siamo tentati di ritornare alla terra, alla zappa, alla pastorizia. Senza identità, questo siamo diventati e un rigurgito populista ci spinge verso l&#8217;autarchia. Abbrutiti da sentimenti meschini, torniamo al <em>principio di non contraddizione</em>, ma la contraddizione siamo noi che cerchiamo libertà e felicità pur togliendo entrambe ad altri.</p>
<p>Quali popoli hanno il diritto di soccombere davanti al nostro bisogno di abbondanza? <br />Chi risponde a questa domanda?</p>




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		<title>Delirio immacolato. Un comandamento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/delirio-immacolato-un-comandamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 08:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Delirio]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Elzeviro]]></category>
		<category><![CDATA[Immacolata]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Otto dicembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio Il vento scuote un albero, la pioggia bagna l’asfalto, tu corri, non ti fermi e non cerchi riparo. Il viso bagnato, i lampi ti baciano, i tuoni ti chiamano ma tu non rispondi. Ogni tempesta è figlia di un orgasmo. Un dio eccitato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo e foto di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/12/15/delirio-immacolato-un-comandamento/">Zona di Disagio</a></em></strong><br /><br />Il vento scuote un albero, la pioggia bagna l’asfalto, tu corri, non ti fermi e non cerchi riparo. Il viso bagnato, i lampi ti baciano, i tuoni ti chiamano ma tu non rispondi. Ogni tempesta è figlia di un orgasmo. Un dio eccitato seduce la natura servile, una sua carezza innesca la passione, la passione è morte, la vita è quiescenza. Benedette siano tutte le morti, maledette le vite senza resurrezione. <br /><br />Tu corri e ogni metro percorso percuote le tue gambe. Sorridi, hai paura. Ridi, sei angosciato. Sei l’unica cosa che non si sottomette al temporale. Sai bene che Dio non crea, ma separa, un errore di interpretazione ha attribuito troppa potenza a un Padre celeste che dopotutto è solo un bambino che gioca con le costruzioni. Tu sei invece un uomo che segue la sua volontà, il desiderio di correre, di sfidare la natura, di imporsi agli occhi del cielo. Ma il cielo se ne fotte, sei nella sua indifferenza, che tu viva o muoia poco gli importa. Qualcuno ti sostituirà, qualcuno nascerà dopo di te, qualcuno vivrà meglio di te, qualcuno tra migliaia di anni, in mezzo allo stesso temporale, si troverà nella tua stessa situazione e non saprà di te e tu non saprai di lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora deliri. Una poesia ti viene declamata dall’anima. I suoi versi si compongono con lentezza, ti scorrono davanti agli occhi. Le dita delle tue mani tremano. Corri, ma sei in una poesia, in un brodo di emozioni. L’eccitazione dell’inguine, le gambe che non si fermano, sudore e acqua che si incontrano mentre tu pensi a quando sarai a casa… la casa che da bambino ti ha coccolato, ti ha salvato, in cui hai sentito gridare e ridere, in cui sei stato padrone e ospite, in cui non morirai perché te ne andrai per essere un solo corpo e una sola anima. Ma tu sai anche che a una certa età andrai alla ricerca di una casa in cui morire. Morire in casa è l’aspirazione degli uomini-giusti, ma nessun giusto ha mai avuto sembianze umane e per l’Universo indifferente la giustizia è una supplica che va necessariamente ignorata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così tu hai scelto di correre, di sfidare il vento e la pioggia nel giorno di un’Immacolata dal cielo plumbeo. Sei solo nell’amplesso del dio con la natura e questo risveglia il tuo complesso di Edipo. Corri e vai alla ricerca del padre da uccidere, ma qui non ci sono armi, puoi solo recitar-bestemmie, ma l’Universo è indifferente. E tu sgambetti, mentre un divino delirio sussurratoti da voci inconsce ti ha guidato fin davanti al cancello della tua casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allenamento terminato. Ce l’hai fatta, ma l’Universo se ne fotte.    </p>
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