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	<title>economia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il grande reset: un&#8217;estate alto tirrenica arriva</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-grande-reset-unestate-alto-tirrenica-arriva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 19:25:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il grande reset: un&#8217;estate alto tirrenica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Il grande reset è il silenzio del mondo di fronte alle tragedie. Tutto viene fatto crollare con la promessa che verrà ricostruito. Mentre l&#8217;intelligenza artificiale dispensa disoccupazione, nuovi sfruttatori si preparano per entrare in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il grande reset: un&#8217;estate alto tirrenica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p dir="ltr">Il grande reset è il silenzio del mondo di fronte alle tragedie. Tutto viene fatto crollare con la promessa che verrà ricostruito. Mentre l&#8217;intelligenza artificiale dispensa disoccupazione, nuovi sfruttatori si preparano per entrare in gioco.</p>
<p dir="ltr">Ecco le famiglie che non riescono a pagare le bollette di luce e gas. E che dire del lavoro povero o del largo consumo di psicofarmaci e ansiolitici. C&#8217;è bisogno di dominare le emozioni, di mettere a tacere le preoccupazioni. Sta per arrivare l&#8217;estate alto tirrenica. Non senti aria di festa?</p>
<p dir="ltr">«Troppi suicidi negli ultimi mesi tra Calabria e Lucania, soprattutto tra i giovani». Me lo fa notare un conoscente a cui offro il caffè al bar. Io mi fermo e lui chiude il discorso dicendo: «Sarà colpa del tempo». Passiamo dieci minuti a parlare del più e del meno, quindi di niente.</p>
<p dir="ltr">Il grande reset assomiglia a una poesia di Paul Celan: scarna ed essenziale, quanto basta per raccontare un trauma. La ricerca di una tesi economica giusta o di una manovra ripartitrice ha lo stesso valore di una confessione in punto di morte. Ma questo estremo bisogno è malevolo.</p>
<p dir="ltr">È maggio. Sta piovendo. Si pensa all&#8217;estate. Lungo il litorale del mio paese prendono forma gli stabilimenti balneari. Si attende che la vita straripi come un fiume in piena. Ogni anno è la stessa storia: «O estate o morte». Tutto deve andare bene. Dev&#8217;esserci gente, dev&#8217;esserci movimento, dev&#8217;esserci lavoro. Nessuno deve dormire, per dormire ci sarà tempo.</p>
<p dir="ltr">Ho cercato l&#8217;ispirazione per giorni interi, l&#8217;ho trovata nella disperazione di una passeggiata solitaria. Senza nessuno vicino, se non insieme alla mia ombra allungata dalla luce dei lampioni, ho giocato con le parole e le impressioni. Sono giunto alla conclusione che: «Non c&#8217;è niente da salvare di un luogo che ha dimenticato come si combatte e che si lascia dominare dalle stagioni».</p>
<p dir="ltr">Si apriranno i cieli. Arriverà l&#8217;afa. Suderemo e finalmente ci sentiremo felici. Sarà il grande reset. Tutto dovrà andare bene, per forza; d&#8217;altronde abbiamo aspettato un intero anno. Abbracceremo i nostri turisti. Ogni cosa è stata programmata nei minimi dettagli?</p>
<p dir="ltr">Nessuno risponda, come sempre vogliamo che tutto sia una grande sorpresa di fronte alla quale stupirci. Il grande reset è alle porte. Dal cielo già sta cadendo un manto di meraviglia. Io so, come tutti, che di nessun domani v&#8217;è certezza. Eppure, tutto ciò mi basta.</p>
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		<title>Catastrofe neoliberista: D&#8217;Orsi e la storia degli ultimi anni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/catastrofe-neoliberista-dorsi-e-la-storia-degli-ultimi-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026 Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Catastrofe neoliberista&#8221; di Angelo D&#8217;Orsi, Lad Edizioni, 2026</strong></p>
<p>Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà un sogno, uno dei tanti, se non un prurito da intellettuali.</p>
<p>Una cosa è certa: &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; aiuta a capire cosa è accaduto e cosa ha provocato le attuali condizioni di vita. Il professore Angelo D&#8217;Orsi, già docente ordinario in Storia del pensiero politico presso l&#8217;Università di Torino, nonché allievo di <strong>Noberto Bobbio</strong>, scrive un saggio divulgativo che ha il merito di coinvolgere il lettore. Non è un libro per addetti ai lavori, ma per chi vuole farsi un&#8217;idea chiara e precisa.</p>
<p>Quando inizia la catastrofe neoliberista? Gli anni Settanta del Novecento danno avvio al balletto osceno con le sue crisi e con la fine della convertibilità del dollaro in oro. Si esalta il mercato libero, rapace, che risveglia le manie imperialiste. Il motto è il seguente: &#8220;<strong>Lo Stato è il problema</strong>&#8220;. Tutto ciò che è pubblico va smantellato e va dato in mano ai privati. È l&#8217;inizio della fine del sistema &#8220;social-democratico&#8221;.</p>
<p>Gli anni Ottanta del Novecento ampliano il quadro, concretizzando ciò che avrebbe potuto essere solo una affascinante teoria. Nel 1989, con la caduta del <strong>Muro di Berlino</strong> e del blocco sovietico, viene meno anche l&#8217;ultimo deterrente. D&#8217;Orsi traccia anche la crisi della sinistra italiana, che diventa neoliberista. Sebbene già i socialisti craxiani avessero messo in moto il processo, c&#8217;è da dire che neanche i post-comunisti hanno cercato di arginare il problema.</p>
<p>Come sempre accade nella storia, ogni cambiamento viene annunciato con entusiasmo. La fine della <strong>Guerra Fredda</strong> coincide con l&#8217;idea della &#8220;<strong>fine della Storia</strong>&#8220;, nonché la certezza che l&#8217;umanità sarebbe andata incontro a una stagione di pace e prosperità. Inutile dire che tutto questo non si è avverato e che oggi stiamo scrivendo altre cose. Diverse da quelle che teorizzarono i componenti della <strong>Scuola di Chicago</strong> e Milton.</p>
<h3>Catastrofe neoliberista: incubo o realtà?</h3>
<p>La guerra continua e ripetuta come arma di destabilizzazione dei territori utili al <strong>Capitalismo</strong>; il crescente divario tra ricchi e poveri; la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi; la crisi dell&#8217;Europa, sempre più sottomessa agli <strong>Stati Uniti</strong>; la farsa dell&#8217;esportazione democratica; la distruzione del clima, della natura e degli equilibri atmosferici, che producono pandemie sanitarie sfruttabili dal sistema neoliberista; crisi economiche, finanziarie e delocalizzazioni delle aziende.</p>
<p>Questi sono gli elementi su cui D&#8217;Orsi costruisce la sua opera. C&#8217;è una differenza però: &#8220;<strong>Catastrofe Neoliberista</strong>&#8221; è un saggio storico e non una farneticazione. La ricerca impone rigorosità e tra queste pagine se ne troverà tanta. Il punto di vista dell&#8217;autore è quello gramsciano. Ciò non vuol dire &#8220;<strong>comunista</strong>&#8221; secondo gli sfottò odierni, ma &#8220;<strong>marxista</strong>&#8220;, pertanto globale e di marca sociologica.</p>
<p>Sebbene questa &#8220;linea di colore&#8221; possa fare storcere il muso a qualcuno a causa dei noti pregiudizi che investono la materia, qui non vengono mai messi omessi i fatti. D&#8217;Orsi mette destra e sinistra nello stesso calderone, ossia in quel movimento neoliberista che sta distruggendo il pianeta.</p>
<p>Non esistono più oppositori, ma solo abili manipolatori che stanno nascondendo la profezia di <strong>Marx</strong> nei riguardi del Capitalismo, ossia la cannibalizzazione di sé stesso. Il caos mondiale provocato dalla &#8220;<strong>Catastrofe neoliberista</strong>&#8221; si mostra nelle immigrazioni di massa, che sono ben altra cosa rispetto alla sostituzione etnica; nell&#8217;impoverimento e nello snaturamento della democrazia; nell&#8217;uso massiccio di un&#8217;informazione di sistema che acceca la verità.</p>
<p>Proprio la democrazia cos&#8217;è ormai? Una scatola svuotata di tutto e che resta in piedi solo nella sua apparenza. Le cose miglioreranno? Certo che no, a patto di un risveglio delle masse. Ma anche questa è un&#8217;utopia, basti pensare cosa è successo negli anni Sessanta del <strong>Novecento</strong>, quando qualcosa si stava muovendo.</p>
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		<title>Post modernità: corso gratuito per una robusta e sana vanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 18:47:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Post modernità: corso gratuito per una robusta e sana vanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Mi sono iscritto a un corso di post modernità. L&#8217;obiettivo è quello di darmi un&#8217;educazione confacente ai tempi che mi renda più bacchettone dei miei avi e, possibilmente, anche più credulone. La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Post modernità: corso gratuito per una robusta e sana vanità&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Mi sono iscritto a un corso di <strong>post modernità</strong>. L&#8217;obiettivo è quello di darmi un&#8217;educazione confacente ai tempi che mi renda più bacchettone dei miei avi e, possibilmente, anche più credulone. La prima regola è &#8220;fare&#8221; senza domandarsi &#8220;come&#8221;. Tutto questo mi dovrebbe liberare dalla noia, dall&#8217;ozio, dallo sprecare risorse, dimostrando invece <strong>caparbietà, autorevolezza e capacità imprenditoriali</strong>.</p>
<p>Apprendere metodi e tecniche non serve: posso dire ciò che voglio, sparare alto per colpire basso, emulare la libertà di pensiero, farmi beffa di qualsiasi essere umano; posso immolare sull&#8217;altare della presunta verità, con tutte le relatività del caso, ogni conoscenza, ogni sapere antico e recente. <em>Dio mio, quanta libertà ho. La tua Grazia risplende in me.</em></p>
<p>Come potete vedere, il corso di post modernità che sto frequentando sta solidificando la mia &#8220;autostima&#8221;.</p>
<p>La prima lezione è stata <strong>&#8220;Leggere senza capirci nulla&#8221;</strong> e ha avuto carattere teorico. La seconda invece è stata denominata <strong>&#8220;Scrivere del mondo ignorando ciò che contiene&#8221;</strong> e mi ha subito gettato sul campo. La terza è stata un toccasana, come le tecniche di respirazione che ti insegnano on line. Il titolo era intuitivo: <strong>&#8220;Istituzioni di verità personale, con specchio a fronte&#8221;</strong>.</p>
<p>La possibilità di masturbarmi davanti al mio riflesso, riconoscendo una positiva dipendenza verso me stesso, è stata una delle migliori tecniche di intromissione nella cosiddetta post modernità. L&#8217;allenamento è però duro: tre ore al giorno. Ammetto che bisogna avere nervi saldi per affrontare questo stress psicofisico.</p>
<p>Secondo una logica imperscrutabile, che affonda le sue radici nella trasmigrazione automatica dei pensieri che attraversano la mia mente mentre mi lavo la schiena verso il meta-mondo-iper-connesso, posso addirittura racimolare seguaci e fare proseliti. È una questione di influenza, di sponsor, di tendenza e anche di Seo.</p>
<p>Il passaggio dall&#8217;uno ai molti, che termina sempre ritornando in me stesso, mi rende un prolifico demagogo che salta con rapidità dal terrapiattismo al no vaxismo, fino a giungere a &#8220;neo dottrine&#8221; come antisemitismo fascio-comunista intriso di clericalismo, puritanesimo e anche un pizzico di dialettica democratica-transumanista. Ingredienti base dell&#8217;intera ricetta sono la graduale eliminazione della vergogna, del pudore e dell&#8217;onestà intellettuale.</p>
<p>Il titolo dell&#8217;ultima lezione del corso è stata: <strong>&#8220;Soggettività di un oggetto: calcolo di una plusvalenza&#8221;</strong>. In poche parole, in quanto la post modernità contempla &#8220;oggetti&#8221;, allora anche io sono tale. Se vendo me stesso bene allora &#8220;sono&#8221;, altrimenti &#8220;non sono&#8221;. Pur non sapendo di qualcosa posso diventare un esperto: l&#8217;importante è accrescere il mio valore. Logicamente parliamo di quantità, non di qualità.</p>
<p>Post scriptum: il corso è gratuito.</p>
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		<title>Sia benedetto Agosto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/agosto-turismo-vandali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 03:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sia benedetto Agosto&#8221; è un articolo di Martino Ciano Sia benedetto Agosto con le sue urla che sanno di pianto e di gioia, con gli schiamazzi che fanno evaporare la frustrazione dei mesi trascorsi nell&#8217;ufficio-gabbia o in qualsiasi luogo angusto. Tu, vacanziere, stacca il cervello, mettilo a mollo o sott&#8217;olio; oppure liberatene come se fosse [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><b>&#8220;Sia benedetto Agosto&#8221; è un articolo di Martino Ciano</b></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia benedetto Agosto con le sue urla che sanno di pianto e di gioia, con gli schiamazzi che fanno evaporare la frustrazione dei mesi trascorsi nell&#8217;ufficio-gabbia o in qualsiasi luogo angusto. <br /><br />Tu, vacanziere, stacca il cervello, mettilo a mollo o sott&#8217;olio; oppure liberatene come se fosse immondizia; vieni a lamentarti sotto il sole, in una spiaggia affollata, sorseggiando il cocktail, il prosecco, la birra, l&#8217;acqua o qualcosa che ti sei portato da casa. <strong>Riconosciti nel panino alla mortadella che mangi, nel gelato confezionato quasi sciolto.</strong> &#8220;Risparmia e comparisci&#8221;.<br /><br />Sia benedetto Agosto e la vacanza a ogni costo. <strong>Tu, vacanziere, hai contratto il prestito bancario o il prestito alla Posta per la tintarella, per essere Vip o per fare il Guappo</strong>; per sentirti un missionario che porta i soldi agli operatori turistici di questo paese di merda nel quale sei costretto a venire ogni anno. Ricorda a questi sciagurati commercianti che a te devono la sopravvivenza. Tu, vacanziere, passi a loro gli alimenti e il Suv che sfoggiano d&#8217;inverno. Ai tuoi occhi sono poveri arricchiti.<br /><br />Sia benedetto Agosto e il traffico in affanno; gli ausiliari del traffico che inseguono ciclisti e pedoni indisciplinati. <strong>Benedetti anche tutti i vaffanculo detti o mai pronunciati.</strong> Sia resa grazia per le multe elevate per punire anche la più banale trasgressione delle norme del codice stradale. L&#8217;ordine è questo: &#8220;Fai cassa che l&#8217;inverno è lungo&#8221;.<br /><br />Guarda come sono felici ad Agosto coloro che emettono ordinanze impossibili da fare rispettare. <strong>Sia benedetto Agosto e tutti coloro che hanno lo schiamazzo squillante</strong>, la parlata sguaiata, la bestemmia sempre pronta all&#8217;occorrenza, la lamentela che vale come richiesta di sconto sulla merce appena consumata al bar o per strada.<br /><br />Sia benedetto Agosto per tutta la complicità che si crea tra indigeni e bagnanti. Le scopate in riva al mare, la luna che si gusta la scena, il cielo che protegge le stelle e la droga che circola in piazze e strade. Guarda le facce strafatte, guarda i corpi ciondolanti; osserva i bambini che giocano a pallone fino alle tre del mattino, ammira i <strong>baby-camorristi</strong> che corrono sui mezzi elettrici, che portano via le sedie dei locali, che ti minacciano di morte se non fai vendere loro la roba in pace. <br /><br />Ogni tanto una macchina va controsenso e si schianta contro quelle parcheggiate; ogni tanto si organizzano corse notturne in moto in pieno centro. <strong>Ma è Agosto, sia benedetto lo sballo; ognuno si faccia giustizia da sé.</strong><br /><br />Sia benedetto Agosto al cardiopalma, la vacanza a tutti i costi, il sequestro degli autoctoni nelle proprie case per venti giorni, il giro d&#8217;affari che non sarà mai registrato dai commercialisti, il magazzino fittato per suite-con-vista-panoramica, il materassino da mare che si fa letto&#8230; <strong>L&#8217;amore, le risse e la preghiera quotidiana a qualsiasi Santo, affinché tutto finisca presto.</strong></p>
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		<title>Vocabolario delle Aree interne: la grammatica dell&#8217;entroterra italiano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vocabolario-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 03:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Aree Interne]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Vocabolario delle Aree interne&#8221; a cura Nicholas Tomeo, Radici Edizioni, 2024 Nel 2020, poco più di 4 milioni e mezzo di italiani vivevano, e vivono tuttora, in 1.904 Comuni su una superficie di 970,52 chilometri quadri, individuati come aree interne dalla Strategia Nazionale delle Aree interne (SNAI) 2014-2020, proseguita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Vocabolario delle Aree interne&#8221; a cura Nicholas Tomeo, Radici Edizioni, 2024</strong></p>
<p>Nel 2020, poco più di 4 milioni e mezzo di italiani vivevano, e vivono tuttora, in 1.904 Comuni su una superficie di 970,52 chilometri quadri, individuati come aree interne dalla <strong>Strategia Nazionale delle Aree interne</strong> (SNAI) 2014-2020, proseguita dalla programmazione 2021-2027. Si tratta di “aree non urbane in declino o a rischio demografico, ma il cui presidio attivo di comunità è cruciale per la tenuta complessiva del territorio sotto il profilo idrogeologico, paesaggistico e dell’identità culturale&#8221;. Sono numeri non trascurabili, in quanto si riferiscono al 7,7% della popolazione residente, al 24,1% dei Comuni e al 31,1% della superficie nazionale.</p>
<p>Aree con uno spopolamento significativo -1,4% tra il 2001 e il 2020 contro il +3,9% a livello nazionale, individuate a seconda della presenza o meno di servizi essenziali (istruzione, sanità e trasporti ferroviari) congiuntamente alla facilità relativa, espressa in termini di tempo, con cui raggiungere i Comuni definiti Poli, ossia in grado di offrire un&#8217;articolata offerta scolastica secondaria, un ospedale sede di DEA di I livello e almeno una stazione ferroviaria di categoria silver (fermate medio/piccole con traffico consistente superiore ai 2.500 passeggeri in media al giorno). Rilevante è anche la posta in gioco: <strong>dal 2014 il legislatore ha stanziato a favore della SNAI 591,2 milioni fino al 2023 di cui al luglio 2023 erano stati ripartiti 491,2 milioni di euro.</strong> La Missione 5, Componente 3, Investimento 1 del PNRR ha disposto 100 milioni di euro, con ulteriori 300 milioni di euro finanziati dal Fondo complementare per rafforzare la strategia delle are interne.</p>
<p>È questo il contesto in cui si inquadra il diffuso interesse sulle aree denominate “interne” del Paese – definizione alquanto imprecisa considerata anche l’inclusione di <strong>35 Comuni delle Isole minori</strong> – concretizzatosi, da qualche anno a questa parte, in numerose iniziative tra pubblicazioni, dibattiti, convegni e festival. A questo proposito, segnaliamo una nuova, meritoria, pubblicazione dell’editore Radici di Capistrello (AQ), il Vocabolario delle Aree interne a cura di <strong>Nicholas Tomeo</strong>, dottorando, tra i fondatori della scuola dei piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (CH), dal sottotitolo “100 parole per l’uguaglianza dei territori” &#8211; 352 pagine, da inserire a pieno titolo nel vivace dibattito in corso.</p>
<p>In un periodo storico in cui è urgente la ricerca di senso e la complessità dei fenomeni ne rende difficile l’esatto inquadramento, questo vocabolario, per l’ampiezza dei temi trattati, ha la capacità ermeneutica di fornire al lettore definizioni rigorose su molti lemmi. Per citarne qualcuno, senza fare torto a quelli non menzionati: in Agricoltura l’attività agricola è considerata una possibilità di vita e di impresa sebbene “non idilliaca”; in Amministrazioni locali si denuncia la mancanza di una <strong>“visione prospettica che dia un senso al denaro al tempo e alle energie che a queste forme di autogoverno si destinano”</strong>; in Borghi, forse tra i lemmi più taglienti, si ritiene urgente spostare lo sguardo da “i borghi per i borghesi” verso osservazioni di quell’insieme complesso e composito di pratiche e storie che crepa il borgo e fa uscire il paese.</p>
<p>Se l’assenza della cultura in queste aree è considerata una mancanza di dignità, nel lemma <strong>Cultura</strong> si denuncia l’aporia di quelle aree in cui l’unico canale di accesso alla cultura è proprio uno dei nemici da combattere: <strong>Amazon</strong>. Nel lemma Economia si nota, amaramente, l’impotenza sia della Politica agricola comune (PAC) sia delle Politiche di coesione, incapaci di invertire la rotta del “disgregarsi del patto di coabitazione tra le comunità antropiche e le terre alte”. Segnalo anche Fragilità, Interno, Istruzione, Mobilità, Montagne, PNRR, Sanità, Terremoto, Terre comuni, Valorizzazione, Welfare e così via.</p>
<p>Il volume non si configura, dunque, solo come un<strong> vocabolario delle aree interne</strong>, ma come un dizionario, in cui i 60 autori, tutti attori esperti di questi territori, non si limitano alla definizione e all’inquadramento del singolo lemma ma sviluppano utili riflessioni e approfondimenti. Il tema, palesemente scivoloso, è trattato, a livello politico e talvolta accademico, con slogan semplici di sicuro effetto mediatico ma dalle modeste ricadute pratiche: demonizzazione della città, esaltazione del lavoro della terra e dell’allevamento, visione idilliaca del ritorno alle origini, enfasi sulla valorizzazione a fini turistici. Il curatore Tomeo non cade in questo errore, inquadra il fenomeno in una prospettiva fattuale, riuscendo a mediare tra le varie istanze con il risultato di un prezioso strumento di consultazione. Probabilmente mancano alcuni lemmi, propongo Demografia, Mappe o Numeri grazie ai quali si sarebbe contribuito a contestualizzare meglio il fenomeno dal punto di vista quantitativo e visivo.</p>
<p>In conclusione, una riflessione personale sui diritti di cittadinanza e sulla secolare fuga dalla campagna, un fenomeno iniziato almeno dal Basso Medioevo (non con l’industrializzazione quando diventarono superflui) e non appena il contesto la rendeva praticabile. <strong>Nel Medioevo era in voga lo slogan, adesso abusato, di matrice germanica “la città rende liberi”: dopo l’anno Mille la nostra Penisola, sebbene fosse un fenomeno “europeo”, vide la costruzione di numerose nuove città – tra le più importanti Alessandria (1168) oppure L’Aquila (1254) – dove i contadini in fuga dall’indebolito potere feudale, confluivano in aggregazioni in cui poter godere di nuovi diritti individuali.</strong></p>
<p>Nel XIX secolo nel campidanese la vita agropastorale era talmente misera per cui i minatori, nonostante gli enormi rischi a cui andavano incontro, suscitavano invida tanto da essere soprannominati <strong>“minadoi dottoi”</strong> – ossia minatori dottori. È ancora nel XX secolo i contadini fuggivano dallo sfruttamento e dalla sopraffazione del notabilato locale, in cerca di lavoro, diritti e dignità personale. Il revival delle aree interne non sia immemore delle durissime condizioni della vita agropastorale, pena un’inaccettabile “mitizzazione”.</p>
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