<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Donna Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/donna/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/donna/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 Oct 2025 05:19:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Tempesta per ormoni di fine estate</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempesta-per-ormoni-di-fine-estate-ciano-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Equo e solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Global]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Multinazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[Tempesta]]></category>
		<category><![CDATA[Uomo]]></category>
		<category><![CDATA[World]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14983</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempesta per ormoni di fine estate&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Mentre inseguivano il sole, come se esso fosse un lumino, tu mescolavi i pensieri atmosferici del tuo corpo. Tra sudore e frescura, farcito dell&#8217;afa di un giorno anomalo di fine agosto, in cui avevi notato nuvole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/tempesta-per-ormoni-di-fine-estate-ciano-racconto/">Tempesta per ormoni di fine estate</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempesta per ormoni di fine estate&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Mentre inseguivano il sole, come se esso fosse un lumino, tu mescolavi i pensieri atmosferici del tuo corpo. Tra sudore e frescura, farcito dell&#8217;afa di un giorno anomalo di fine agosto, in cui avevi notato nuvole di fumo provenienti dai monti in fiamme mischiarsi ai nembi umidi prodotti dalla calura, ti dedicavi alla pace di una sigaretta di aspro tabacco. La tua passione vegetariana, che includeva anche un possibile tumore ai polmoni, ti rendeva un idiota salutista incatenato alle trame del destino. Era la tempesta?</p>
<p>La morte come Necessità diventava la tua disquisizione privata e sotterranea che echeggiava in una stanza cerebrale chiusa ermeticamente. Il suo tappo inespugnabile, se non con pesanti droghe anti-egotiche, imbottigliava il tuo animo e non lo lasciava fuggire. Di fronte a te c&#8217;era il vocio degli uomini in vacanza diventati, per grazia della noia feriale, giocatori di beach volley in crisi di astinenza da birra e salsicce grigliate. Invocano il sole che veniva coperto da spesse nuvole bluastre. Lo sguardo tra le crepe, la preghiera per qualche altro giorno di caldo e bagni rilassanti prima di tornare a farsi pestare i coglioni dai loro capiufficio allampanati.</p>
<p>E tu senza diritti e doveri per ciò che svolgevi nel quotidiano servigio a una comunità stridente e assordante, trovavi rifugio nel pensiero di una fine che risolve di colpo le virtù e i difetti. Così, poetando come un esule disperso su un&#8217;isola a caccia di noci di cocco, fu il fondo schiena di una ragazza dal perizoma blu cobalto a portarti tra gli echi di una carne che avevi dimenticato tra l&#8217;agitazione.</p>
<p>E il movimento delle sue anche, così decise nel mostrarsi al mondo nelle tante contrazioni possibili delle varie fasce muscolari, canonicamente divise in grande, medio e piccolo gluteo, ti riportavano allo stato brado, quando molleggiato e ben fornito di ormoni puri, senza l&#8217;ostacolo dell&#8217;ipertrofia prostatica benigna, zampillavi felicità con la passionalità di un giovane canguro. L&#8217;intoccabile fanciulla ti stava davanti, offuscando il tuo senso del pudore.</p>
<p>Fu in quel momento che si annunciò il tuono. Mise a tacere erezioni e semi-entusiasmi. C&#8217;era il vento tipico della tempesta ormonale in te e in cielo. Correvi a ripararti insieme agli altri. Ti smarrivi nella calca, inseguivi la rabbia e la delusione dei vacanzieri. Poi strabuzzasti gli occhi. La ragazza dal perizoma blu cobalto era davanti a te, eretta e fiera come una statua ingessata e tonificata da una corretta alimentazione e una serie di accorgimenti no global provenienti dal mercato equo e solidale.</p>
<p>Come uomo antiquato, per nulla impaurito dalla tua natura di eccedente fallimento della società tardo-capitalista, hai fatto due passi indietro, lasciando una distanza di sicurezza tra te e l&#8217;esemplare della razza aliena. Hai ascoltato i suoi discorsi sussurrati a un amico: erano pieni di una libertà etichettata che poteva essere consumata da pochi eletti. Ecco i filantropi di loro stessi: lavoratori indefessi di multinazionali al servizio dei popoli.</p>
<p>Quali sono? Domandavi al tuo animo ingrigito. Nessuna risposta, né in te né dagli altri.<br />
Intanto la tempesta scaricava la sua giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/tempesta-per-ormoni-di-fine-estate-ciano-racconto/">Tempesta per ormoni di fine estate</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14983</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 22:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[Leda]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Mezza età]]></category>
		<category><![CDATA[Pontoriero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14440</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Rosanna Pontoriero. La protagonista de “La figlia oscura” di Elena Ferrante è una classica donna consumata da una maternità critica, che vive ormai lentamente Quanto sono vissute le donne di Elena Ferrante. Umane, troppo umane, persino eroiche nel loro umanismo quotidiano, nei pensieri più frequenti, sebbene censurati, perché dobbiamo, a tutti i costi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/">La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Rosanna Pontoriero. La protagonista de “La figlia oscura” di Elena Ferrante è una classica donna consumata da una maternità critica, che vive ormai lentamente</strong></p>
<p>Quanto sono vissute le donne di <strong>Elena Ferrante. </strong>Umane, troppo umane, persino eroiche nel loro umanismo quotidiano, nei pensieri più frequenti, sebbene censurati, perché dobbiamo, a tutti i costi, apparire diligenti. Così ci insegnano e sin da subito ci abituiamo alla menzogna, persino con noi stesse, a fare i conti con una frustrazione da nascondere sotto il letto. In <strong>Leda</strong>, protagonista di <strong>“La figlia oscura”, </strong>si vedono i ritratti di tutte le madri che si incontrano al supermercato, all’uscita delle scuole, nelle tipografie, ferme in macchina. Appartate in un silenzio sacrificale, che vorrebbe essere una fuga, un urlo, una corsa, magari anche breve.  Leda possiede e descrive quella strana sensazione dell’imbarazzo con noi stesse: la vergogna di non provare abbastanza dolore. E il perché lo sapete bene: ci hanno sempre ripetuto che il sacrificio viene prima di ogni cosa, che più infelice, accorata, lontana dai tuoi sogni sarai, più brava e meritevole risulterai. Detto così può sembrare paradossale, ebbene, è un meccanismo banalissimo: siamo socialmente predestinate alla demoralizzazione e al pensiero sminuente.</p>
<p><strong>Leda</strong> è una insegnante divorziata, dedita alle figlie e al lavoro di ricerca. Le ragazze partono per raggiungere il padre in Canada e la donna si prenda un periodo di svago, lentezza, solitudine rigenerativa. Una vacanza in un paese del sud Italia, nel quale conoscerà una famiglia disfunzionale, pericolosa, che anticipa personaggi e dinamiche de <strong>“L’amica Geniale”, “La vita bugiarda degli adulti”.</strong> «Per la prima volta in quasi venticinque anni avvertii l’ansia di dovermi curare di loro. (…) La distanza mi metteva nell’impossibilità fisica di intervenire direttamente nelle loro esistenze, l’esaudirne desideri o capricci diventò un insieme di gesti rarefatti e irresponsabili, ogni richiesta mi sembrò lieve, ogni incombenza che le riguardasse una abitudine affettuosa. Mi sentii miracolosamente svincolata, come se un’opera difficile, giunta infine a compimento, non mi gravasse più addosso».</p>
<p>La partenza di Bianca e Marta cambia la quotidianità di <strong>Leda</strong>, ce lo racconta con naturalezza: «Comincia a lavorare senza la scansione dei loro orari e delle loro necessità. (…) Cambiai in fretta nei modi, nell’umore, nella stessa apparenza fisica. (…) In pochi mesi riebbi il corpo magro che avevo avuto da giovane e provai una sensazione di forza mite». A quarantotto anni Leda sperimenta una liberazione umanamente comprensibile: ha impiegato buona parte della vita a dare, esaudire, risolvere. Sulla maternità non ci risparmia la sincerità che serve per essere consapevoli, è una costante nella letteratura di Elena Ferrante, la scrittrice delle demistificazioni, lontana anni luce dalle narrazioni di rito. Il cui occhio è una ombra dietro i gesti fintamente radiosi che ci distinguono. Nel segreto delle case avviene di tutto: «Ero desolata in quegli anni. Non riuscivo più a studiare, giocavo senza gioia, mi sentivo il corpo inanimato, senza più desideri». La vita di <strong>Leda</strong> correva tra Marta e Bianca, da un pianto all’altro. Sicché non si è disciplinata da sola, imparando a essere presente solo se la volevano le figlie e a parlare se glielo chiedevano. Rimaneva, per molti versi, una alienata.</p>
<p>La vacanza della protagonista al mare è poco dinamica, ma accadono molte cose nella sua testa. E soprattutto, riesce a rivedere criticamente il vissuto, a riflettere su matasse affettivo – familiari, grazie alla conoscenza e fine osservazione di una famiglia invadente, intrusiva e tristemente patriarcale, nella quale la giovane Nina, mamma di una bambina piccola, rischia di rimanerne sacrificata, martirizzata. Nina è nel pieno di un crisi vivente, tagliente, Leda sa di cosa si tratta, quantunque la situazione della giovane sembri fisicamente in pericolo. Rivela Nina alla protagonista con sconforto: «Non so niente e non valgo niente. Sono rimasta incinta, ho partorito una figlia e non so nemmeno come sono fatta dentro. L’unica cosa che desidero è scappare». Il finale di <strong>&#8220;La figlia oscura&#8221;</strong> non ve lo svelo, anche perché è abbastanza aperto. Rimane una narrazione straordinariamente spogliante, scottante e limpidamente giornaliera e per ciò, ombrosa e rivoluzionaria.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/">La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14440</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Essere donna, forse</title>
		<link>https://www.borderliber.it/forse-essere-donna-burzo-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Burzo]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=13741</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Essere donna, forse&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Andare camminando il silenzio scalza attraverso sciami di bocche che si oppongono alla strada Con le ossa piegate mano nella mano di un Cristo di vetro e gli occhi totali puntati in alto a ricucire le stelle. Perdurare. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/forse-essere-donna-burzo-poesia/">Essere donna, forse</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Essere donna, forse&#8221; è una poesia di Mimì Burzo. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Andare<br />
camminando il silenzio<br />
scalza attraverso sciami di bocche<br />
che si oppongono alla strada<br />
Con le ossa piegate<br />
mano nella mano<br />
di un Cristo di vetro<br />
e gli occhi totali<br />
puntati in alto<br />
a ricucire le stelle.</p>
<p>Perdurare.<br />
In solitudine.<br />
In questa solitudine ostinata a non lasciarmi<br />
con il piede leggero<br />
che batte un pavimento blu cobalto<br />
e sotto la sua trasparenza<br />
tutte le pupille del mondo<br />
che inseguono il mio calcagno.</p>
<p>Tocco. Farmi toccare le meningi<br />
da una carezza d&#8217;acciaio<br />
o forse, magari:- anche:- ancora<br />
dal moto rotondo di un rosario<br />
impigliato sul ginocchio smagliato<br />
con tutto l&#8217;intorno<br />
pieno<br />
zuppo<br />
di una televisione che piange<br />
sul vomito di un nano<br />
curvo sotto la mia finestra.</p>
<p>Stare. Semplicemente stare<br />
come mi sta dentro il possesso di questo fiore<br />
quando l&#8217;estate mi sporco<br />
tutt&#8217;uno con la polvere<br />
ed i piedi<br />
in fine alla giornata<br />
segnati da filatteri di rena nera.</p>
<p>Mi lascio.<br />
Inondata<br />
da un plenilunio<br />
di biglie e d&#8217;opposti<br />
in cui si risolve<br />
l&#8217;essere del mio essere donna<br />
Un morso<br />
continuo<br />
e fermo nella presa<br />
che torturandomi<br />
mi glorifica.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta &#8220;Essere donna, forse&#8221;, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/quanta-poesia-dovra-morire-burzo/">&#8220;Quanta poesia dovrà morire&#8221;</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/forse-essere-donna-burzo-poesia/">Essere donna, forse</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13741</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Susan Sontag: la matematica della società contemporanea</title>
		<link>https://www.borderliber.it/susan-sontag-la-matematica-della-societa-contemporanea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 23:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Pontoriero]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[scrittrice]]></category>
		<category><![CDATA[Sontang]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=12254</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’illusione della famiglia nucleare, i rapporti di potere, la dialettica profondamente impari tra donne e uomini e uno sguardo lucido e minuzioso. Questi gli argomenti dell&#8217;articolo di Rosanna Pontoriero su &#8220;Susan Sontag&#8221;. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice Articoli lucidi, scientifici, razionali, che contengono una pacatezza descrittiva, da laboratorio di biologia. Sono persino atemporali: sembrano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/susan-sontag-la-matematica-della-societa-contemporanea/">Susan Sontag: la matematica della società contemporanea</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’illusione della famiglia nucleare, i rapporti di potere, la dialettica profondamente impari tra donne e uomini e uno sguardo lucido e minuzioso. Questi gli argomenti dell&#8217;articolo di Rosanna Pontoriero su &#8220;Susan Sontag&#8221;. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Articoli lucidi, scientifici, razionali, che contengono una pacatezza descrittiva, da laboratorio di biologia. Sono persino atemporali: sembrano scritti stamattina. <strong>Susan Sontag</strong> è, letteralmente, una matematica della società: capace di mettere a nudo dinamiche familiari, lavorative e sociali, come se possedesse le formule per risolvere funzioni e teoremi. Dicono sia una femminista, ma va oltre il femminismo, per molti versi lo sveste, con un indice sociologico e antropologico, consapevole come ogni battaglia riformista, sebbene porti miglioramento, non intaccherà mai la gerarchia di genere, che caratterizza la specie umana. Bersaglia la benemerita famiglia nucleare, rea di mantenere intatta la subordinazione, con l’aggravante di caricare le donne di lavoro, facendole soccombere nell’organizzazione di casa, lavoro, famiglia. In quel <strong>“devo fare tutto io”</strong>, che inchioda le femmine umane, martirizzandole. E, pressate di preoccupazioni e responsabilità, naufragano in un mare amaro di frustrazione e stanchezza.</p>
<h3>Susan Sontag: una scrittrice dall’occhio lungo</h3>
<p>Non si può raccontare <strong>Susan Sontag</strong>, nata a New York nel gennaio del 1933 e morta nella stessa metropoli americana nel dicembre del 2004, nel tempo di un articolo, sarebbe come amputarle le braccia. Tuttavia, <strong>“Sulle donne”</strong> andrebbe letto in treno, in automobile e persino sul water, perché raccoglie articoli che hanno un occhio lungo e profetico. Il patriarcato non si indebolirà se le donne continueranno a lavorare da gregarie: aspettando ai piedi del palco, nell’ufficio accanto, ritagliandosi una dimensione di compromesso con l’essere femmine, per natura accondiscendenti e silenziose.</p>
<p>E, permettetemi di interferire, prima di addentarci nella scrittura di <strong>Susan Sontag</strong>. Nei giorni scorsi leggevo una cronaca giudiziaria e in una lista interminabile di penalisti, non ho trovato il nome di una donna. Fanno tutte altro, cosa? Mansioni di mediazione, per non perdere troppo tempo e non prendere troppo la scena. Nuda verità dei fatti. Il lavoro femminile lo abbiamo confinato nelle scuole, lì dove si può trovare una formula di conciliazione, di subordinata trattativa, di preservazione dell’ordine dominante.</p>
<p><strong>Susan Sontag</strong> mi sorriderebbe con vivacità. Scrive a proposito del lavoro femminile: «Le donne devono evadere dai ghetti in cui sono confinate: impieghi che continuano a sfruttare il loro ininterrotto addestramento al servilismo. Per una donna l’uscire di casa per accedere al mondo, si traduce raramente in un impiego nei riguardi del mondo, vale a dire in una realizzazione sociale; nella maggior parte dei casi è inteso come un modo per guadagnare denaro, per arrotondare al reddito familiare. (…) Finché nel mondo del lavoro il sistema di segregazione sessuale conserverà la sua forza, la gran parte della gente continuerà a trovare un modo per giustificarlo, insistendo col dire che alle donne manca la forza fisica, la capacità di formulare giudizi razionali, l’autocontrollo emotivo». Ad oggi, <strong>Susan Sontag</strong> scrive negli anni settanta, siamo ancora in un mondo sessualmente segregato.</p>
<figure id="attachment_12255" aria-describedby="caption-attachment-12255" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-12255 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/02/Sontag_Foto_2.jpg?resize=800%2C435&#038;ssl=1" alt="Susan Sontag, un'altra foto dal web" width="800" height="435" data-recalc-dims="1" /><figcaption id="caption-attachment-12255" class="wp-caption-text">Screenshot</figcaption></figure>
<h3>L’illusione della famiglia nucleare</h3>
<p>La famiglia è una istituzione che lottizza i sentimenti e basa le dinamiche sulla possessione, sui confini. Scrive, a tal proposito la Sontag: «La pecora storica della famiglia non sta nell’autoritarismo, bensì nei rapporti di proprietà su cui si basa la sua autorità. I mariti possiedono le mogli; i genitori possiedono i figli». E sulla famiglia nucleare aggiunge: «È una famiglia inutile, una perfetta invenzione della società industriale urbana. La glorificazione della famiglia non è soltanto un esempio di profonda ipocrisia; mette in luce una significativa contraddizione strutturale nell’ideologia e nell’operato della società capitalista». E allora cosa è auspicabile secondo la scrittrice? «Non la distruzione della famiglia, ma il superamento della contrapposizione tra casa e mondo». I diritti possono rimanere cattedrali nel deserto: «Il fatto che in Spagna sia impossibile ottenere il divorzio, mentre lo si ottiene in Messico, non rende la condizione delle donne messicane migliore rispetto a quella delle donne spagnole». È verità colata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/susan-sontag-la-matematica-della-societa-contemporanea/">Susan Sontag: la matematica della società contemporanea</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12254</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lorenza e il segreto delle mele</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lorenza-mele-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 23:02:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mele]]></category>
		<category><![CDATA[mistero]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Segreto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11619</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Adalgisa Giannella Era una giovane pallida e taciturna, Lorenza, e forse anche un po&#8217; scema quando rincorreva il vento con l&#8217;aquilone blu. I capelli svolazzanti, gli occhi da gatta, l&#8217;unico vestito viola, sempre quello, cucitole per pietà da chissà chi, le davano dieci anni anziché tredici. Viveva sulla montagna con il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lorenza-mele-racconto/">Lorenza e il segreto delle mele</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Racconto e foto di Adalgisa Giannella</h4>
<p>Era una giovane pallida e taciturna, Lorenza, e forse anche un po&#8217; scema quando rincorreva il vento con l&#8217;aquilone blu.<br />
I capelli svolazzanti, gli occhi da gatta, l&#8217;unico vestito viola, sempre quello, cucitole per pietà da chissà chi, le davano dieci anni anziché tredici.<br />
Viveva sulla montagna con il nonno, un vecchio muto e scorbutico che scriveva memorie su querce ed elci secolari.<br />
Ad ogni inverno le incisioni venivano coperte da edera e muschi e allora un unico suono usciva dalle labbra avvizzite, una sorta di ululato disperato e rabbioso per il quale in paese era soprannominato Lupo triste.<br />
Lorenza e Lupo triste erano due miserabili che nessuno amava.<br />
Solo io mi avvicinavo alla baracca per lasciare cibo e qualche indumento. Lorenza sorrideva mentre strofinava panni al ruscello, alzava il braccio pieno di ferite e muoveva la mano per salutare.<br />
Da quella bocca di corallo non usciva un suono, si pensava fosse muta anche lei e questo spaventava la gente come fosse un maledetto spettro da tenere distante.<br />
Io che una figlia l&#8217;avevo persa, non ascoltavo nessuno, perché Lorenza si portava via un po&#8217; del mio dolore; un dolore che aveva fiaccato cuore e desiderio di vivere.</p>
<p>Un giorno la sentii cantare.<br />
Trasportava legna dentro a un grembiule al quale aveva tirato su i lembi per contenere i ciocchi.<br />
Figlia benedetta, che voce!<br />
Rimasi estasiata perché sembrava un trillo d&#8217;arpa suonato da un angelo.<br />
Aspettai che finisse.<br />
&#8211; Che voce splendida hai! Che gioia ascoltarti!<br />
Lorenza si tolse il grembiule, lavò le mani al ruscello e si avvicinò. Mi prese la mano con delicatezza.<br />
&#8211; Ti racconto una storia ma non devi ridere.<br />
&#8211; Giuro che non lo farò.<br />
&#8211; Il segreto è nelle mele selvatiche.<br />
Le raccolgo ogni giorno nel bosco. Almeno dieci. Le sbuccio bene e le pesto nel mortaio. Ci aggiungo un po&#8217; di miele e bacche di cannella e prego mamma e papà affinché non rischi di diventare muta come il nonno, dato che nessuno mi parla e ho il terrore che la voce sparisca.<br />
Poi canto e mi sento felice.<br />
L&#8217;abbracciai quella straordinaria creatura e fu come se i nostri dolori sì mescolassero dando vita a un amore nuovo, un amore sacro perché nato ancor prima che ci incontrassimo.<br />
I richiami vanno ben oltre la ragione, perché è Dio a deciderli, noi dobbiamo solo ascoltare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lorenza-mele-racconto/">Lorenza e il segreto delle mele</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11619</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
