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	<title>Diario Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Diario di una prof: &#8220;I grandi coleotteri&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/diario-prof-coleotteri-grandinetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 00:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bastian Contrario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti Spesso nelle scuole ci sono quelli che io chiamo i grandi coleotteri, ovvero gli insegnanti coriacei la cui mission impossible è essere impermeabili. Usano un linguaggio forbito e hanno modi di fare ineccepibili. In una parola, hanno corazze che al confronto lo scudo di Goldrake era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Spesso nelle scuole ci sono quelli che io chiamo i grandi coleotteri, ovvero gli insegnanti coriacei la cui <strong>mission impossible</strong> è essere impermeabili. Usano un linguaggio forbito e hanno modi di fare ineccepibili. In una parola, hanno corazze che al confronto lo scudo di <strong>Goldrake</strong> era plastilina allo stato liquido. Ma, attenzione! Possono essere pericolosi.</p>
<p>Di solito questi grandi coleotteri &#8211; per motivi che qui non è il caso di analizzare &#8211; odiano i ragazzi su una scala che va da uno a dieci: <strong>più sono ambiziosi e/o frustrati, più li odiano</strong>. Agiscono in sordina e se prendono di mira qualcuno &#8211; di solito quelli più facilmente attaccabili &#8211; la preda è loro. Una volta che li hanno catturati, sventolano il regolamento (che peraltro conoscono a memoria) e nove volte su dieci hanno la meglio.</p>
<p>Ne ho incontrato uno particolarmente coriaceo anni fa in un istituto professionale di <strong>Firenze</strong>. Era a livelli patologici. Il ragazzo che aveva preso di mira era un rumeno biondino con gli occhi azzurri, molto arrogante. Frequentava la prima di una classe con indirizzo meccanico.</p>
<p>A me fanno sorridere quelli che dicono che non siamo psicologi o assistenti sociali (se è per questo neanche maghi). Insegnare valutare documentare. Documentare insegnare valutare. Il resto non è di nostra pertinenza. Quando però insegni in istituti professionali impari che è oggettivamente molto diverso che insegnare in percorsi liceali, dove se un ragazzo non è all’altezza magari gli consigli di cambiare scuola.</p>
<p>Nei professionali, e ormai anche in certi tecnici, dopo la scuola bisogna sapere che per molti ci sono lavori precari e malpagati, al limite dello sfruttamento, e/o la strada. <strong>C’è chi non sente questa responsabilità, chi si ritiene abbastanza professionista da non lasciarsi coinvolgere. I grandi coleotteri è facile appartengano a questa categoria di pensiero.</strong></p>
<p>Nel caso di quel ragazzino rumeno che chiameremo <strong>Bastian Contrario</strong> la storia era la seguente: <strong>madre sfuggita a un padre violento approda in Italia per lavorare lasciando il figlio alla nonna.</strong> Appena le condizioni lo permettono il figlio la raggiunge in <strong>Italia</strong>, ma la madre intanto ha trovato un compagno e ci fa una figlia. Ebbene, anche quel compagno beve, non ha un lavoro e all’occorrenza alza volentieri le mani. <strong>Bastian Contrario</strong> si prende cura della sorella più piccola con attenzione amorevole (riferiscono fonti testimoniali) ma a scuola è ingestibile.</p>
<p><strong>Ora, di grazia, voi non sareste neanche un po’ incazzati? Lui lo era e parecchio.</strong></p>
<p>Nei casi di <strong>Bastian Contrario</strong>, se non si lavora sulla motivazione è una battaglia persa, non ci sono sospensioni, nozioni, provvedimenti disciplinari che tengano. Occorre una grande coesione del consiglio di classe, strategie comuni, che spesso per fortuna si trovano. Ma capita di imbattersi nel grande coleottero e dove voi aggiustate quello rompe, perché provocherà la reazione che desidera fino all’estremo. Lui in classe “quello” non ce lo vuole, e deve spuntarla, è una questione di principio.</p>
<p>Una volta l’esimio collega fiorentino, senza che <strong>Bastian Contrario</strong> proferisse parola, entrato in classe gli intimò di uscire. Lo mise dritto davanti alla porta per tutta l’ora e lì lo tenne. La volta dopo, quando ci riprovò, <strong>Bastian Contrario</strong> lo mandò a fanculo direttamente.</p>
<p>Inutile dire che quell’anno perdemmo <strong>Bastian Contrario</strong>, nonostante gli sforzi e i servizi sociali, perché l’esimio collega coleottero a norma di regolamento tanto fece che alla fine ebbe la meglio, e non poteva essere diversamente.</p>
<p>Per quanto i <strong>Bastian Contrari</strong> siano faticosi, ma faticosi da farvi dire chi me lo fa fare, i grandi coleotteri possono esserlo di più. Faticosi e fastidiosi. Loro svolazzano tra i corridoi, sibilando cose tipo:</p>
<p>“Sai che ha fatto oggi C.?”<br />
“Ve l’avevo detto che V. è un delinquente!”<br />
<em>“Non è ammissibile farsi mettere i piedi in testa”</em></p>
<p>Tu sei lì che fai finta di ascoltare e vorresti dire che è a lui che metteresti volentieri la testa sotto i piedi, là dove dovrebbe stare…. ma devi stare attenta. Tacere. Il nemico ti ascolta. Intanto <strong>Bastian Contrario</strong> chissà dove sarà. Ogni anno ce n’è uno, dieci, cento, mille.</p>
<p>Non si sa mai che fine facciano.</p>
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		<title>Diario di una prof. Una questione di sedie</title>
		<link>https://www.borderliber.it/diario-prof-grandinetti-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 00:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sedie]]></category>
		<category><![CDATA[Studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diario di una prof, una queatione di sedie è la seconda parte del racconto scritto da Daniela Grandinetti.   Buona lettura con Borderliber...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di copertina di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p><strong>8 gennaio di un anno qualsiasi</strong></p>
<p>Ieri sera leggevo la recensione di un libro appena uscito scritto da un’insegnante fresca di pensione la quale, come atto d’amore per la sua professione, ha raccolto e pubblicato lettere e biglietti dei suoi allievi raccolti nel corso della sua carriera.</p>
<p>Qualche anno fa avevo avuto la stessa idea, ma poi – per quanto l’intento fosse di parlare di quanto sia cambiata la professione dell’insegnante – ci sono state motivazioni che mi hanno fatto desistere, tra queste il rischio oggettivo di lasciarsi andare a una sorta di narcisismo <strong>auto-glorificante</strong>.</p>
<p>La bellezza di gesti che attestano la stima e l’affetto è la più alta ricompensa al nostro quotidiano impegno, per il resto molto facilmente disprezzato, e dall’esterno non è facilmente valutabile (anche se è ormai prossima l’era della valutazione, ma soltanto per quanto “produrremo”, non certo per come e per quanto “incideremo” sulla preparazione dei cittadini futuri).</p>
<p>Mi viene in mente che molti anni fa insegnavo in una quinta con la quale eravamo stati insieme per cinque anni, dunque un gruppo di ragazzi e ragazze che avevo visto crescere.</p>
<p>Il mese di maggio dell’ultimo anno (sul finire dell’anno scolastico e in prossimità degli esami di maturità) io – ebbene sì – li ho abbandonati. È stata un’uscita di scena molto teatrale: <strong>nessuno sapeva che sarei partita, me ne sono andata per tre mesi in America.</strong> A dire il vero quando sono partita non ero neanche convinta sarei tornata.</p>
<p>Alla mia classe lasciai un biglietto in bianco, dicendo soltanto che il giorno dopo avrebbero capito <strong>&#8220;perché</strong>&#8220;. Quel foglio era bianco perché ciascuno ci scrivesse un desiderio per il futuro, quello sarebbe stato il mio augurio: <strong>che ciascuno scegliesse il proprio e non lasciassero scegliere altri per sé stessi.</strong> Mai.</p>
<p>Non ho avuto rimorsi, sapevo che erano ragazzi in gamba, ormai perfettamente in grado di cavarsela, e così è stato. Molti di loro hanno superato l’esame con risultati brillanti. La cosa più buffa è stata che tra tutti coloro che sono rimasti senza fiato per quella mia partenza segreta e improvvisa – amici, parenti, conoscenti – <strong>quelli che hanno dimostrato di “capire” sono stati proprio loro, i miei ragazzi, che mai, neanche un attimo ce l’hanno avuta con me.</strong> Anzi, ne è nata una corrispondenza fitta e costante, perfino qualche telefonata intercontinentale. È stato soprattutto in quel periodo che ho accumulato messaggi che da soli mi sarebbero bastati a mandare a quel paese qualsiasi ministro e suo funzionario che, invece, si inventano come farti passare la voglia di insegnare.</p>
<p>Se mi fermo a pensare, mi viene in mente che quasi tutti i libri che raccontano la scuola, la raccontano dal punto di vista degli insegnanti, mai dei ragazzi. Io invece è l’unica energia che riconosco in un mondo scolastico di contraddizioni e delusioni, l’unica che ricevo quotidianamente e mi dà una spinta.</p>
<p>Incontro&#8230; <strong>l’etimologia di incontro rimanda a un’idea di andare addosso, contro.</strong> È solo così che si fa il botto, quando le energie si scontrano, altrimenti è aria fritta, acqua calda che scivola, pane insipido.</p>
<p>Ok… ammetto, mi sono fatta trascinare e mi sono persa. Ecco il rischio di autocompiacimento di cui parlavo prima.</p>
<p>In effetti in questa pagina del diario oggi volevo parlare di tutt’altra cosa. Volevo parlare di sedie. Sì di sedie. Nel senso che avendo abbandonato l’idea della raccolta delle missive<strong> (peraltro a quanto sembra c’ha già pensato qualcun altro)</strong> mi sono andata convincendo che è di sedie che devo parlare. Potessi, mi piacerebbe fare un viaggio da nord a sud e raccontare la scuola raccogliendo fotografie di sedie.</p>
<p>A ben pensarci, infatti, mentre sta cadendo l’ondata di <strong>osanna</strong> della scuola digitale e si cominciano a leggere i pareri favorevoli e contrari, mentre si parla di <strong>tablet</strong> e non più di libri, mentre ci sono  diffuse e antiche lastre di ardesia che persistono, ci sono sedie rotte, sghembe, screpolate, erose, ancora molto diffuse. E per quante <strong>sale-insegnanti</strong> abbia visto in questi anni, di solito quello è il luogo dove spesso finiscono gli oggetti un attimo prima della discarica.</p>
<p>Le sedie sono perfette per una narrazione, anche perché, ora che ci penso… non vorrei dirlo, da dove (ci) prendono le sedie? Beh, ditelo voi.</p>
<p>Nota bene: <strong>l’idea delle sedie è mia, quindi se mai doveste leggere in futuro qualcosa che racconti la scuola in ottanta sedie, sarete testimoni che l’idea è stata partorita qui.</strong></p>
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		<title>Ennio Flaiano: un marziano in mezzo a noi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/flaiano-marziano-vacca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 01:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Nicola Vacca. Foto presa dal web via Wikipedia Le invettive ironiche di Ennio Flaiano hanno smascherato un&#8217;epoca e come profezie sono arrivate al nostro tempo, leggendo tutto nella sua miseria, pochezza e ipocrisia. Soprattutto Diario notturno, libro potente che arriva dagli anni cinquanta, in cui il marziano Ennio osserva da pensatore acuto tutte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Nicola Vacca. Foto presa dal web via Wikipedia</strong></em></p>
<p>Le invettive ironiche di Ennio Flaiano hanno smascherato un&#8217;epoca e come profezie sono arrivate al nostro tempo, leggendo tutto nella sua miseria, pochezza e ipocrisia.</p>
<p>Soprattutto <strong>Diario notturno</strong>, libro potente che arriva dagli anni cinquanta, in cui il marziano Ennio osserva da pensatore acuto tutte le situazioni di un’antropologia culturale italica, con tutti i suoi vizi e le sue menzogne, portando al limite estremo i suoi luoghi comuni per poi ribaltarli in paradossi.</p>
<p>«C&#8217;è poco da stare allegri in questo paese. Privi di risorse, gli abitanti vivono nella più gaia miseria possibile, confortati da una tenace fede nel dopo domani. Credono in Dio e nel segreto dei loro pensieri, amano immaginarlo ricco».</p>
<p>Eccolo il nostro caro Ennio, satiro irriverente che non ha paura di restare solo, che come pochi è capace di bastonare il suo tempo, di leggere dentro il marcio del suo perbenismo, di condannare con ironia, intelligenza e cinismo la cultura dei benpensanti e il conformismo da basso mercimonio.</p>
<p>Flaiano, attraverso l’invenzione surreale, in <strong>Diario notturno</strong> ha messo in atto la pratica dello smascheramento. <strong>Un marziano a Roma, Sei raccontini inutili e La saggezza di Picwick</strong> sono testi presenti nel libro, in cui il genio di Flaiano usa magnificamente il registro del surreale per castigare la corruzione morale e politica di una Nazione e tutta la retorica del conformismo divenuto nella cultura e nella società un abito mentale.</p>
<p>Flaiano, cronista cinico della società, aforista spietato e pungente che non concede nulla al proprio tempo, satiro annoiato che divaga controcorrente con il suo personale frasario essenziale, mostrandosi senza maschera attraverso le parole come un intellettuale senza illusioni. Soprattutto nella sua attività giornalistica (da rileggere i suoi articoli su <strong>Il Mondo, L’Espresso, Il Corriere della Sera, L’Europeo</strong>) la sua penna acuta, intelligente e onesta ha sconfessato i vizi dell’Italietta, scagliandosi contro la cultura del mercimonio, gli interessi e i compromessi degli amici degli amici, la corruzione dei costumi e la malafede del potere.</p>
<p>Il vero marziano era lui che non si sentiva della sua epoca e, sicuramente, apparteneva a un altro mondo. Infatti, si sentiva bene e in armonia quando leggeva <strong>Giovenale, Marziale e Catullo.</strong></p>
<p>«Invano provai di vivere con il popolo, ne fui ben presto stanco e schifato. Popolo godereccio, insolente. Di un’intelligenza sorniona, pesante clericale, abitudinaria. Tira il sodo e ha l’oracolo in bocca. Fraintende la tua simpatia, si fa sospettoso, infine decide di approfittarne»</p>
<p>Questo nostro e attuale tempo miserabile e amorale non ha il suo Flaiano, che già mezzo secolo fa aveva previsto con acume e genialità lo sfacelo schifoso che stiamo vivendo.</p>
<p>Oggi come ieri «L&#8217;Italia è un paese di porci e mascalzoni».</p>
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		<title>Antonio De Cristofaro: ecco &#8220;Diario intimo di un giovane sognatore&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-de-cristofaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 02:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Clelia Moscariello ha intervistato Antonio De Cristofaro, autore di &#8220;Diario intimo di un giovane sognatore&#8221; Si chiama Antonio De Cristofaro, si laurea all’Istituto Orientale di Napoli in Lingue e Letterature Straniere Moderne, indirizzo europeo, specializzandosi in lingua inglese e francese, dopo la laurea si trasferisce a Milano dove inizia ad insegnare sia lingua e letteratura [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-de-cristofaro/">Antonio De Cristofaro: ecco &#8220;Diario intimo di un giovane sognatore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Clelia Moscariello ha intervistato Antonio De Cristofaro, autore di &#8220;Diario intimo di un giovane sognatore&#8221;</strong></p>
<p>Si chiama Antonio De Cristofaro, si laurea all’Istituto Orientale di Napoli in Lingue e Letterature Straniere Moderne, indirizzo europeo, specializzandosi in lingua inglese e francese, dopo la laurea si trasferisce a Milano dove inizia ad insegnare sia lingua e letteratura inglese che francese. Tra le passioni di Antonio vi sono la lettura e la scrittura, il suo primo racconto: “Vite spezzate, il sogno e la memoria” viene pubblicato nel 2007.</p>
<p>Oggi, Antonio De Cristofaro è anche un docente, oltre ad essere autore di diversi romanzi, vincitori di vari premi letterari: “Giada” (2014) per David and Matthaus, “L’inganno” (2016) per la casa editrice Silele, “Il perdente” (2017) per la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni, “Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara” (2019), sempre con la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni, “Cesare l’uomo che cambiò Roma” (2020), per la casa Santelli Editore.</p>
<p>Infine, l’ultimo libro di Antonio De Cristofaro “Diario intimo di un giovane sognatore” è una raccolta di brevi racconti di tenore autobiografico ed è stata pubblicata nel novembre del 2022 a cura della casa editrice Aurea Nox. Quindi, ecco a voi la piacevole chiacchierata fatta insieme con l’autore:</p>
<p><strong>1) Ciao Antonio, presentati pure ai nostri lettori.</strong></p>
<p>«Io sono un ex docente di lingua e letteratura inglese. Sono nato in provincia di Caserta, esattamente a Bellona, però, sono stato allevato a casa dei miei nonni materni nella città di Vitulazio, che confina con la mia città natale. Si può oramai considerare come un unico agglomerato urbano. Da 38 anni circa vivo in provincia di Milano, attualmente abito a Corbetta, una città dell’hinterland milanese. La mia passione è sempre stata la lettura, e continua a esserlo anche adesso. Inoltre, sono un appassionato, anzi direi un cultore del bel calcio. Mi piace praticare dello sport, sia in palestra che all’aria aperta. Amo molto camminare sui percorsi di montagna adatti al mio fisico e alla mia età, specialmente in mezzo ai boschi, alla natura e al silenzio».</p>
<p><strong>2) Come nasce la tua passione per la scrittura?</strong></p>
<p>«Mi sono accorto di avere una certa propensione per la scrittura all’inizio della scuola media. In genere i miei temi ottenevano quasi sempre il voto più alto della classe. In seguito, l’ho sempre coltivata fino alla stesura della mia prima pubblicazione avvenuta nel 2007 con il lungo racconto: “Vite spezzate. Il sogno e la memoria.”»</p>
<p><strong>3) Che evoluzione ha auto il tuo stile?</strong></p>
<p>«Non saprei dire in che modo è cambiato il mio stile di scrittura, credo che fondamentalmente sia rimasto lo stesso. A questa specifica domanda sarebbe meglio che si esprimessero i lettori che hanno letto i miei libri. Per quanto mi riguarda la prospettiva è cambiata radicalmente, perché se con la prima opera era solo un tentativo di mettere per iscritto la storia che intendevo raccontare, poiché a mio parere meritava di essere conosciuta da molte persone che potevano apprezzare la vita, le vicissitudini e le esperienze dei due protagonisti. Si trattava di un lungo racconto semi autobiografico, dal titolo: “Vite spezzate. Il sogno e la memoria”, che ho già menzionato nella precedente risposta, in cui narravo la vita di una mia zia. Dopo l’uscita del libro, visto l’apprezzamento che aveva suscitato in chi lo aveva letto mi ha convinto a procedere nell’attività di autore. Così decisi di scrivere un vero e proprio romanzo che narrasse la storia di una grande donna. La scelta cadde sulla figura di Lucrezia Borgia. Devo dire che non fu difficile per me operare quella decisione, infatti, io sono un grande appassionato di storia».</p>
<p><strong>4) A quale opera sei più affezionato?</strong></p>
<p>«Il romanzo che più rispecchia il mio carattere e la mia esperienza personale è senz’altro “L’inganno”. Ora siccome sono rientrato in possesso dei diritti d’autore, sto pensando di ripubblicarlo dopo averlo rivisto e ampliato, modificando anche il titolo e proporlo a una diversa casa editrice che lo volesse pubblicare».</p>
<p><strong>5) Raccontaci di come hai trascorso la pandemia e il lock down.</strong></p>
<p>«All’inizio della pandemia ero ancora in servizio come docente. È stato un periodo molto duro e difficile, sia per gli studenti, le famiglie, il personale scolastico e noi insegnanti. Il periodo di clausura l’ho trascorso leggendo e pedalando sulla mia cyclette in mansarda. Durante quel tempo chiuso in casa, senza possibilità di uscire, senza contatti personali con i miei studenti, lavorando in modalità da remoto, è stato molto deprimente e frustrante. Nel frattempo, io stavo già lavorando a un nuovo libro riguardante un episodio particolare avvenuto all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il fatto di avere più tempo a disposizione mi ha rafforzato nell’idea di andare avanti con maggiore decisione. Attualmente ci sto ancora lavorando, mi auguro di arrivare alla fine della prima stesura entro la fine dell’anno».</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6652 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/03/Foto-Copertina-Diario-intimo-di-un-giovane-sognatore.jpg?resize=800%2C575&#038;ssl=1" alt="Antonio De Cristofaro, Diario intimo di un sognatore" width="800" height="575" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>6) Di cosa tratta il tuo ultimo lavoro e perché l&#8217;hai scritto?</strong></p>
<p>«In parte ho già risposto a questa domanda nella risposta precedente. Si tratta di una storia romanzata, forse si potrebbe catalogare a metà tra un saggio storico e una storia romanzata. Sono stato ispirato dall’azione ideata e compiuta dalla marina militare tedesca proprio all’inizio del secondo conflitto mondiale. Le due figure che mi hanno influenzato, spingendomi a scrivere e portare a termine un lavoro che dura da diversi anni, sono stati l’ideatore e l’esecutore materiale dell’ardita missione. Di più non voglio e non posso dire sul libro».</p>
<p><strong>7) Nella sinossi della tua ultima opera si legge “Leggendo i brevi racconti si entra nel vissuto intimo di un uomo che ha elevato l’effetto onirico dei sogni quasi a ragione di vita, come se volesse esorcizzare le brutture della vita, le sconfitte e le amare delusioni attraverso il sogno”. Quindi, cosa rappresenta per te il sogno?</strong></p>
<p>«Il sogno per me è un fatto fondamentale, mi aiuta a vivere e superare la quotidianità della vita reale. Ho sempre sognato molto fin da ragazzo. Nel sogno sono il protagonista di gesta e di azioni eclatanti che invece nella realtà non si sono concretizzate, almeno come avrei voluto che fosse. Per esempio, avrei voluto diventare un pilota di aerei da caccia, però, non è stato possibile. Poi ho sognato di diventare un grande calciatore, sogno che è svanito a causa di un grave infortunio all’inizio della mia carriera calcistica, anzi, a causa di quell’evento sfortunato, posso dire che la mia carriera da calciatore non è mai iniziata davvero. Il sogno mi permette di superare le delusioni, le amarezze della vita, le sconfitte dolorose che hanno lasciato ferite invisibili ma indelebili nel mio subconscio. Quindi, attraverso il sogno tento di superare questi momenti cruciali della mia vita. É un atto catartico che mi è congeniale e direi salvifico. So di non dire nulla di nuovo sull’argomento, però, per me è così».</p>
<p><strong>8) Perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Diario intimo di un giovane sognatore”?</strong></p>
<p>«Penso che potrebbero trovare degli spunti per confrontare il loro vissuto con quello di un giovane sognatore, che ha percorso le varie fasi della storia e del costume del nostro paese a partire dagli anni Sessanta fino agli anni Ottanta, ma non solo. Questo poiché i temi fondamentali trattati, come l’amore filiale, quello fraterno, quello per l’altro sesso, l’amicizia, la religione, la ricerca del proprio ruolo e destino all’interno della società, il tema di come affrontare il trapasso dalla vita per proiettarsi nel buio infinito, sono tutte tematiche più che attuali anche ora nel terzo millennio».</p>
<p><strong>9) Chi vorresti che ti leggesse?</strong></p>
<p>«Beh, penso che possano leggerlo maggiormente i lettori che hanno più o meno la mia stessa età. Questo perché hanno vissuto le stesse vicende che ho vissuto io negli anni della mia fanciullezza e prima gioventù in un piccolo centro dell’Italia centrale prima e meridionale poi. Però, credo che possa interessare anche i giovani lettori di oggi, in tal modo potrebbero farsi un’idea di come hanno vissuto i loro nonni e i loro genitori negli anni passati. Potrebbe essere un utile insegnamento per loro, li aiuterebbe a capire come si è arrivati alla società di oggi, come se fosse un ponte tra il passato e il presente».</p>
<p><strong>10) Che funzione ha per Antonio De Cristofaro la scrittura?</strong></p>
<p>«Nel momento attuale della mia vita credo che non potrei fare a meno di scrivere. È una funzione terapeutica, so che è una cosa detta e stradetta, però, è la verità anche se sembra scontata. Non potrei vivere senza scrivere, senza avere in mente una storia da trasferire nero su bianco».</p>
<p><strong>11) Tra i tuoi prossimi progetti rientrano anche altri libri?</strong></p>
<p>«Certamente, come ho già avuto modo di dire sto scrivendo il mio ultimo libro, che riguarderà un avvenimento della Seconda Guerra Mondiale. Nello stesso momento sto lavorando alla riedizione del mio libro su Lucrezia Borgia, confido che ne venga fuori un libro migliorato nel testo e più accattivante dal punto di vista grafico del precedente. Ovviamente, spero di riuscire a pubblicare il mio ultimo romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale, se non con la stessa casa editrice che ha pubblicato il mio penultimo libro: “Cesare l’uomo che cambiò Roma”, con un’altra casa editrice dello stesso livello se non superiore».</p>
<p><strong>12) I tuoi sogni come uomo e come scrittore&#8230;</strong></p>
<p>«Quello che sto per dire è molto intimo, il mio sogno sarebbe quello di affrontare gli ultimi momenti della mia vita con la stessa tranquillità con cui lo fece mia madre. Però, prima di allora vorrei poter diventare nonno. Come scrittore sogno che i miei libri possano essere letti e apprezzati anche dopo la mia dipartita, certo, se lo fossero durante gli anni che ancora mi rimangono da vivere sarebbe il non plus ultra!»</p>
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		<title>Marilia Mazzeo e Venezia. Alla ricerca di sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 01:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asor Rosa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Ginevra Amadio</strong></em></p>
<p>Vien facile pensare a Brodskij scorrendo le pagine di <em>Venezia e io</em> di Marilia Mazzeo, un volumetto agile pubblicato da Helvetia Editrice, non a caso incluso nella collana “Taccuini d’autore” che fa del libro un oggetto destinato alla consultazione e, se possibile, alla condivisione, avendo in fondo alcune pagine bianche, che possono essere riempite, appuntate, lasciate in eredità a chi vorrà consultarle in futuro.</p>
<p>Al centro c’è l’autrice, la sua vita a Venezia da eterna “foresta”, innamorata di una città in equilibrio tra terra e mare, che l’ha accolta con un pizzico di ritrosia, celando nel riserbo un’anima prismatica, che dona senza eccedere. C’è tutta Mazzeo in queste pagine, la sua attenzione alle forme che deriva dagli studi di Architettura, lo sguardo acuto sulle contraddizioni del luogo, sulla «forza centrifuga che spinge fuori dal centro» ma si infrange contro la fascinazione per ciò che è bello e instabile.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-6059" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/HE_taccuini_venezia_e_io.jpg?resize=464%2C649&#038;ssl=1" alt="" width="464" height="649" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Una città non per tutti, Venezia, che occorre vivere per comprendere, attraversare nelle difficoltà del quotidiano per toglierle la patina delle cartoline, la polvere delle cose posticce. Questo fa l’autrice, narrando di sé a partire dal luogo, trovando nella diaristica il miglior mezzo di espressione in accordo con quel «continuo interrogarsi sulla propria identità presente e passata» di cui parlava Asor Rosa in rapporto alla memorialistica.</p>
<p>Nella sua voce si dilata quella componente che lega parti di sé all’espressione più generale di un luogo che è stratificazioni di epoche, miniera di immagini sovrapposte e contraddittorie esse stesse. Storie di arrivi e partenze, di fughe esorcizzate, infatuazioni e malattie d’amore, perché solo l’amore – con le sue infinite sfumature – rende sopportabile ogni affanno, risolvibile ogni dubbio.</p>
<p>E così il passo di Marilia è quello di una flâneur in perenne esplorazione, persa tra calli e corti alla ricerca di un senso del luogo che il geografo Yi &#8211; Fu Tuan collega alla singolarità dell’esperienza, a quell’idea che gli spazi fisici acquistino caratteristiche uniche nel corso del tempo. Ecco allora Venezia svuotata, irriconoscibile nei mesi del<em> lockdown</em> dopo anni di sovraffollamento feroce, una città onirica e sospesa, che pone tutti alla giusta distanza avendo il germe della fragilità, l’urgenza di sopravvivere senza perdere la sua natura.</p>
<p>«Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua» scriveva Thomas Mann nel celebre racconto trasposto su schermo da Luchino Visconti. «La città metà fiaba e metà trappola» che Marilia Mazzeo racconta con amore per la vita, per la luce, per i gatti, i tetti, i bambini che giocano intabarrati. Uno sguardo privo di giudizio, che cattura l’inafferrabile verità del luogo a partire da sé.</p>
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