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	<title>Diamante Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tutto pagato: Gioffrè e la sanità calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 20:01:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Tutto pagato!&#8221; di Santo Gioffrè, Castelvecchi Editore, 2025 Avevo già trattato il delicato tema della sanità calabrese su BorderLiber auspicando ingenuamente un cambio di rotta a breve sulla base di alcuni principi universali. Ma nell&#8217;estate 2025 a Diamante, in provincia di Cosenza, si è verificato un grave episodio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><strong>Recensione di Guido Borà. In copertina: &#8220;Tutto pagato!&#8221; di Santo Gioffrè, Castelvecchi Editore, 2025</strong></p>
<p style="text-align:left;">Avevo già trattato il delicato tema della sanità calabrese su BorderLiber auspicando ingenuamente un cambio di rotta a breve sulla base di alcuni principi universali. Ma nell&#8217;estate 2025 a Diamante, in provincia di Cosenza, si è verificato un grave episodio di intossicazione da botulino che ha portato alla morte di due persone e al ricovero di altre sedici. Ai primi sintomi le due vittime si erano recate in due ospedali: entrambe in una clinica privata di Belvedere Marittimo dove erano state invitate a recarsi presso strutture più attrezzate, mentre successivamente solo una all&#8217;ospedale di Cetraro, a gestione diretta della ASP di Cosenza. Sulla mancata diagnosi tempestiva che ha causato il decesso di due intossicati è intervenuta la procura di Paola in quanto &#8220;in alcuni casi il decorso clinico è stato aggravato dalla mancata tempestiva diagnosi&#8221;. Un caso di malasanità eclatante in una Regione dove quotidianamente il diritto alla salute dei suoi cittadini è sistematicamente negato da anni.</p>
<p style="text-align:left;">Per chiarire meglio il quadro riporto qualche dato della sanità calabrese di fonte Istat: nel 2024 la spesa sanitaria pubblica corrente (ossia solo la spesa in conto esercizio destinata a garantire i Livelli essenziali di assistenza) è stata poco più di 4 miliardi di euro, pari a 2.182 euro pro capite. Questo ammontare rappresenta l&#8217;11% del PIL regionale. Una cifra enorme tale da scatenare i più spregiudicati appetiti illeciti. Si tratta della quota rispetto al PIL più alta rispetto alle altre Regioni. Ad esempio, la spesa sanitaria della Lombardia, la più elevata in valore assoluto, corrisponde al 4,8% sul PIL regionale. Dalla riforma del Titolo V della Costituzione con la legge 2/2001, che ha delegato a Regioni e Province autonome l&#8217;organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, si è assistito a un deficit sistematico di alcune Regioni, soprattutto al meridione. Per contenere i deficit (ricordo che i bilanci complessivi delle Regioni dipendono in media per il 70/75% dal finanziamento della sanità), dalla finanziaria 2005 è stato previsto un programma operativo di riorganizzazione, riqualificazione o potenziamento del Servizio sanitario regionale, oggi conosciuto come Piano di rientro, per le Regioni che presentavano un disavanzo sanitario strutturale superiore al 5% del finanziamento ordinario e delle entrate proprie sanitarie (legge 191/2009). Nel 2009 la Calabria è stata sottoposta al Piano e dal 2010 è stata commissariata.</p>
<p style="text-align:left;">A partire da quell&#8217;anno la Regione, presieduta da Scopelliti, ha disposto, al fine di contenere la spesa sanitaria e di razionalizzare l&#8217;assistenza ospedaliera, la chiusura di 18 ospedali. I posti letto ordinari sono diminuiti da 6.320 nel 2010 a 4.119 nel 2015, corrispondenti a 2,1 posti letto per mille abitanti, ben al di sotto dell&#8217;obiettivo della legge 135/2012 che prevedeva una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti. Le statistiche denunciano, in modo inequivocabile, i pessimi esiti sulla salute dei calabresi: nel 2023 la speranza di vita in buona salute alla nascita è tra le più basse d&#8217;Italia: rispetto alla media nazionale le donne vivono in buona salute mediamente cinque anni in meno, mentre gli uomini tre. Nel 2023 la sanità calabrese ha registrato un indice di fuga per ricoveri per acuti – ricoveri erogati ai residenti fuori regione rispetto al totale dei ricoveri erogati ai residenti – tra i più elevati in Italia: il 21,6% (dati SDO Ministero della salute). La mobilità sanitaria interregionale costa cara e drena risorse al sistema: la Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali della Corte dei Conti del 2025 ha quantificato che dal 2014 al 2024 la mobilità interregionale è costata alla Calabria 2,8 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align:left;">Questo è il contesto regionale in cui si è trovato ad operare Santo Gioffrè, autore del coraggioso volume di denuncia<strong> &#8220;Tutto Pagato! Il saccheggio della sanità calabrese raccontato da chi l&#8217;ha scoperto&#8221;</strong>. L&#8217;autore, medico, saggista e scrittore, descrive la sua breve ma davvero intensa esperienza di Commissario straordinario dell&#8217;Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 di Reggio Calabria dal 31 marzo al 4 settembre 2015, giorno in cui Raffaele Cantone dichiarava illegittima la nomina in quanto era stato violato il d.lgs. 39/2013 (nessun dettaglio su questa vicenda per non spoilerare) e sanzionava la Regione chiedendo l&#8217;inibizione per tre mesi dell&#8217;allora Presidente Oliverio. La ASP in cui Gioffrè si era insediato era senza bilanci approvati dal 2013, anno in cui il collegio sindacale aveva bocciato i bilanci preventivo e consuntivo per mancanza di documentazione certa che attestasse le entrate e le uscite degli anni precedenti. La situazione contabile era da tempo fuori controllo: ad esempio, al 31 dicembre 2013, i debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati ammontavano a 395 milioni di euro.</p>
<p style="text-align:left;">Il commissario aveva avviato una &#8220;monumentale&#8221; ricognizione dei debiti volta al pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili. Tuttavia, numerosi ostacoli hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi: ambiguità degli organi di controllo, omertà e resistenza dei collaboratori, indifferenza delle istituzioni, sistemi di protocollo fuori uso, difficoltà tecniche inimmaginabili, ostilità politiche, contesto sociale degradato. La mancanza di documentazione esponeva la ASP ai creditori: ad esempio, un aspetto chiave della vicenda furono gli accordi transattivi rispettivamente di otto milioni di euro con lo studio radiologico Fiscer e di sei milioni con la casa di cura Villa Aurora, che riguardavano somme che nel primo caso erano già state incassate tramite la cessione di parte del credito a una società di factoring e nel secondo caso si trattava di somme già incassate una prima volta in via ordinaria e una seconda volta in seguito ad azioni giudiziali. Un secondo elemento che ha dell&#8217;incredibile riguarda la possibilità di circolarizzare il debito: si tratta di una procedura in cui si chiede formalmente ai propri fornitori di comunicare per iscritto l&#8217;ammontare dei crediti che vantano verso l&#8217;azienda. Senza adeguata documentazione attestante l&#8217;avvenuto pagamento, i creditori possono gonfiare le richieste portando a un ulteriore aumento del debito della ASP.</p>
<p style="text-align:left;">Ulteriori elementi che vanno a discapito della certezza del diritto sono stati sia la difficoltà di ottenere i tabulati dei pagamenti da parte dell&#8217;ente cassiere che al tempo era la BNL – a sua volta subentrata al defunto Banco di Napoli – vanificando il tentativo di ricostruire i bilanci della ASP. Un secondo grave elemento è la mancata interoperabilità dei sistemi gestionali e di contabilità al momento della fusione della ASL di Reggio Calabria con le ASL di Palmi e di Locri. Quello che colpisce è l&#8217;inaudita violenza con cui l&#8217;ambiente si è scagliato contro l’ex commissario: l&#8217;esperienza è costata a Gioffrè sette procedimenti giudiziari dai quali è sempre uscito assolto.</p>
<p style="text-align:left;">Una considerazione finale, forse più una domanda generale sul SSN italiano per come è strutturato oggi. Tralasciando il caso particolare della Calabria, siamo sicuri che la creazione di 21 sistemi sanitari regionali così eterogenei tra loro e in molti casi iniqui (si pensi che le Regioni in piano di rientro sono ancora sette sulle nove originarie), su cui pesa la scure del regionalismo differenziato, sia una soluzione socialmente accettabile?</p>
<p>Buona lettura con <strong>&#8220;Tutto pagato!&#8221;.</strong></p>
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		<title>Armando Grosso e i suoi &#8220;Contenuti espliciti&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grosso-poesia-diamante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 02:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto fornite da Armando Grosso Armando Grosso è un &#8220;cattivo&#8221; ragazzo innamorato della poesia. Se ne sta nella sua Diamante, in provincia di Cosenza, e ogni tanto vado a trovarlo. Durante le nostre chiacchierate spunta fuori sempre il suo &#8220;chiodo fisso&#8221; per l&#8217;arte e per la letteratura, proprio non riesco a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. Foto fornite da Armando Grosso</strong></p>
<p>Armando Grosso è un &#8220;cattivo&#8221; ragazzo innamorato della poesia. Se ne sta nella sua Diamante, in provincia di Cosenza, e ogni tanto vado a trovarlo. <strong>Durante le nostre chiacchierate spunta fuori sempre il suo &#8220;chiodo fisso&#8221; per l&#8217;arte e per la letteratura</strong>, proprio non riesco a fargli capire che <strong>&#8220;tutti gli amori possono tradirci&#8221;</strong>. Lui neanche si è preparato un <strong>Piano B</strong>, quindi in caso di <strong>&#8220;tradimento&#8221;</strong> se la prenderà con il mondo e continuerà a maltrattarlo attraverso la sua penna. Ma sia ben chiaro, io mica voglio scoraggiarlo, piuttosto voglio provocarlo.</p>
<p>Ora è al lavoro sulla sua nuova raccolta di poesie, la terza dopo <strong>&#8220;Brucerò tra i miei versi&#8221;</strong> e <strong>&#8220;Asfalto&#8221;</strong>. Il titolo è molto chiaro e diretto, ossia <strong>&#8220;Contenuti espliciti&#8221;</strong>. Mi dice che questa volta non vuole mettere limiti <strong>&#8220;al suo lessico&#8221;</strong>, tant&#8217;è che sorrido e gli rispondo <strong>&#8220;ma perché ti sei mai autocensurato?&#8221;</strong>. Lui mi guarda restando in silenzio e ridacchia; ecco, ha già detto tutto così.</p>
<p>&#8220;Quando si scrive &#8211; mi spiega &#8211; bisogna essere sinceri, sono stufo di tutti questi sole, cuore ed altri bei termini. <strong>C’è bisogno di più realismo, di situazioni quotidiane in cui il lettore possa sentirsi partecipe e non solo un’ombra statica in balia delle seghe mentali di qualche autore frustrato.</strong> Bisogna essere incisivi e rappresentare ciò che realmente è. Il trucco di inventare storie e fatti non reali non fa per me, io posso parlare solo di ciò che ho vissuto, di ciò che penso, anche se è scomodo&#8221;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8097 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="Armando Grosso, foto intera" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Armando è felice di confidarmi che, per lui,<strong> il miglior complimento è il disprezzo di alcuni per ciò che scrive.</strong> &#8220;Mi esalta ancora di più&#8221;. Infatti, la sua nuova raccolta <strong>&#8220;Contenuti espliciti&#8221;</strong> vuole disgustare e provocare forti indigestioni. &#8220;Sono sensazioni che spero il lettore riesca a provare con sincerità. <strong>A me piace indagare il degrado volutamente celato sotto il tappeto delle nostre buone maniere&#8221;.</strong></p>
<p>E la forma, la tecnica, tutte quelle cose che differenziano un&#8217;attività artistica da una invettiva?</p>
<p>&#8220;Vorrei centrare un punto a riguardo &#8211; risponde Armando &#8211; <strong>tutto ciò ha importanza, senz’ altro;</strong> ma nella scrittura non serve solo questo. Ci vuole &#8216;<strong>Anima&#8217;</strong>, bisogna comunicare l’anima delle cose e delle situazioni; l&#8217;anima che fuoriesce dal proprio atto creativo. Io pongo il problema proprio sotto tale aspetto. C&#8217;è chi continua ancora a pensare a regole e a schemi, però dimentica il fine ultimo della poesia, ossia emozionare, arrivare al cuore di ogni essere umano. E queste cose le cerco anche nei poeti che leggo, che mi piacciono e nei quali mi ritrovo&#8221;.</p>
<p>Insomma, un poeta dev&#8217;essere prima di tutto un uomo e poi un anti-poeta; prima deve uccidersi e poi deve risorgere attraverso le sue parole. <strong>Armando ci prova ogni giorno, per fortuna.</strong></p>
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		<title>Siamo tutti Ulisse. Battistella e la &#8220;Divina Commedia&#8221; a Diamante</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ulisse-alighieri-piazza-diamante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 02:16:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Siamo tutti Ulisse. Battistella e la &#8220;Divina Commedia&#8221; a Diamante&#8221; è un articolo di Adriana Sabato. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autrice Siamo tutti un po&#8217; Ulisse: la sete di conoscenza ci divora e forse, e sottolineo forse, ci porta anche all’autodistruzione. Osiamo troppo, diventiamo tracotanti e veementi di fronte all’infinito. Ancora: la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Siamo tutti Ulisse. Battistella e la &#8220;Divina Commedia&#8221; a Diamante&#8221; è un articolo di Adriana Sabato. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Siamo tutti un po&#8217; Ulisse: <strong>la sete di conoscenza ci divora e forse, e sottolineo forse, ci porta anche all’autodistruzione.</strong> Osiamo troppo, diventiamo tracotanti e veementi di fronte all’infinito. Ancora: la nostra ostinazione ci conduce a voler sempre interpretare tutto ciò che ci circonda collocandolo e imprigionandolo fra le mura della nostra ‘impeccabile’ razionalità e la nostra erudizione… Dovremmo lasciarci un po&#8217; andare!</p>
<p>Dante Alighieri scrive nel quattordicesimo canto del Paradiso:</p>
<p><em>E come giga e arpa, in tempra tesa di molte corde, fa dolce</em><br />
<em>tintinno a tal da cui la nota non è intesa,</em><br />
<em>così da’lumi che lì m’apparinno s’accogliea per la croce una</em><br />
<em>melode che mi rapiva sanza intender l’inno …</em></p>
<p><em>così da quelle luci che lì mi apparvero si diffondeva lungo la croce una melodia che mi estasiava con la sua dolcezza, senza che io riuscissi a capire le parole del canto. come a colui che non intende e ode.</em></p>
<p><strong>Anche se non comprendiamo bene il significato dei suoi versi e ricorriamo dunque alla parafrasi</strong>, resta, nel succedersi dei versi, una bellezza che ha dell’incomprensibile. Si può anche comprendere l&#8217;ossatura dei versi analizzando i suoi elementi costitutivi, però il messaggio è inafferrabile. Il messaggio, come diceva <strong>Mozart</strong> ragionando di musica, è fra le note. E in <strong>Dante</strong> il messaggio, i messaggi, si prestano alle interpretazioni più impensate: la lunga storia della <strong>Lectura Dantis</strong> lo dimostra ampiamente. In fin dei conti, noi non sapremo mai cosa pensasse davvero il <strong>sommo poeta</strong> nel fare la stesura della sua opera letteraria più famosa.</p>
<p>Ma noi siamo tutti un po&#8217; Ulisse: una delle riflessioni emerse nel corso del <strong>Tour dantesco svoltosi a Diamante</strong> è stata l’occasione per ascoltare Dante attraverso la voce di <strong>Giorgio Battistella</strong>,<strong> il professore trevigiano che in bici racconta in chiave moderna e contemporanea </strong>il <strong>&#8220;Viaggio di Ulisse&#8221;</strong>, tratto dal <strong>Canto XXVI dell’Inferno</strong>.</p>
<p>Personaggio della mitologia greca, <strong>Ulisse</strong> compare per la prima volta <strong>nell’Iliade</strong>.</p>
<p>Ma l’opera che lo rende famoso è l’<strong>Odissea, </strong>in cui viene narrato il suo lungo e avventuroso viaggio pieno di insidie e prove di coraggio e intelligenza. Un viaggio dal quale Ulisse non vuole tornare: non bastano l’amore per la moglie <strong>Penelope</strong> e per il figlio, non basta neanche la pietà per il padre. Anche il personaggio descritto da Dante è un viaggiatore in cerca dell’ignoto restìo a tornare nella sua terra e che, addirittura, arriva a morire per soddisfare la curiosità di conoscere. Il viaggio, l’unica sua ragione di vita. Dante mette <strong>Ulisse all’Inferno insieme a Diomede</strong> accusato di aver dato consigli menzogneri quando era in vita e, quindi, di aver ingannato il prossimo.</p>
<p><strong>“Il desiderio di conoscenza abita nell’essere umano e sconfina con l’infinito, ha esordito il professore”.</strong> L’interpretazione delle opere d’arte come la <strong>Divina Commedia</strong> ha sempre a che vedere con l’esplorazione della condizione umana. Le opere d’arte non sono di proprietà dell’autore, ma diventano patrimonio dell’umanità nel momento in cui vengono conosciute. E in natura, come nella creazione, esiste un qualcosa che va aldilà della soggettività dell’autore che le produce ed ognuno di noi resta, infatti, attratto e coinvolto da ciò che quelle opere esprimono, e in qualche modo tutti vorrebbero offrire una propria interpretazione. <strong>È l’intento di tutti.</strong></p>
<p>La forza di<strong> Ulisse</strong> non è solo nel braccio ma anche e soprattutto nella mente che mette a servizio dei suoi uomini. E Dante colloca <strong>Ulisse insieme a Diomede nell’ottava bolgia infernale, nell’ottavo cerchio, quello delle Malebolge, che appare come un luogo profondo e oscuro.</strong> Il Sommo poeta viene attirato dall’esistenza di due fiammelle in cui si trovano per l’appunto <strong>Ulisse e Diomede</strong>. Dante chiede se i dannati possono parlare dentro il fuoco e prega Virgilio di far avvicinare la duplice fiamma, tanto è il desiderio che lui ha di parlare coi dannati all&#8217;interno. Virgilio risponde che la sua domanda è degna di lode, tuttavia lo invita a tacere e a lasciare che sia lui a interpellare i dannati, perché essendo greci sarebbero forse restii a parlare con Dante.</p>
<p>Il poeta latino chiede a Ulisse di raccontare le circostanze della sua morte e l&#8217;eroe acconsente scuotendo la fiamma che lo avvolge come una lingua che parla ed emette voce. Ulisse incomincia a raccontare il suo allontanamento dall’isola dove<strong> la maga Circe</strong> lo voleva trattenere ma lui ebbe la forza di ripartire. E già qui una prima metafora del suo viaggio: <strong>esiste una tensione umanamente comprensibile</strong> fra il desiderio di restare in un posto comodo e confortevole e quello di partire, ma in Ulisse è bruciante il desiderio di conoscenza. Non tanto il desiderio geografico ma l’orizzonte infinito, quello celato in ognuno di noi, un mistero insondabile, un universo che è la condizione umana.</p>
<p><strong>Capire cosa sia la propria vita.</strong> Un messaggio universalmente valido. Con tutte le proprie altezze e bassezze e dunque Ulisse, volendo affrontare questa volontà di conoscenza affronta il mare che è profondo <strong>“misi me per l’alto mare aperto”</strong>. Una decisione ben ponderata e misurata, non impulsiva, ma ragionata. E accanto a sé ritrova alcuni compagni: una ricerca spasmodica che li porta a vagare lungo il <strong>Mediterraneo</strong> verso occidente, dove il sole tramonta, proprio lì c’è qualcosa che affascina, attira. <strong>Lo Stretto di Gibilterra e dunque le antiche Colonne d’Ercole, luogo di divieto.</strong></p>
<p>C’è da aggiungere che, mentre le antiche divinità non amavano che gli uomini alzassero troppo la testa, invece tradizione di fede cristiana di Dante il desiderio di conoscenza non viene impedito, ma l’avvertimento è chiaro, attenzione ad essere in grado di gestire le conoscenze che avrai perché il rischio è molto alto: le scoperte sono fondamentali ma bisogna saperle gestire.</p>
<p>La narrazione del viaggio di <strong>Ulisse</strong> è estranea alla tradizione omerica e deriva probabilmente a Dante da un rimaneggiamento tardo dell&#8217;Odissea, che il poeta non poteva leggere nel testo originale. <strong>L&#8217;Ulisse dantesco</strong> è comunque simile a quello classico, dotato di insaziabile curiosità e abilità di linguaggio: giunto alle colonne d&#8217;Ercole, limite estremo delle terre conosciute, l&#8217;eroe rivolge ai compagni una <strong>orazion picciola</strong> che è un piccolo capolavoro retorico, una specie di <strong>suasoria</strong> con cui li esorta.</p>
<p>La fine di un mondo può essere l’inizio di un altro, dice Ulisse e <strong>“considerate la vostra semenza”</strong> a non perdere l&#8217;occasione di esplorare l&#8217;emisfero australe totalmente invaso dalle acque, dove non abita nessun uomo (il mondo sanza gente, come Ulisse lo definisce consapevole del fatto che è un luogo deserto). Il che è ovviamente un inganno, dal momento che non è possibile seguir virtute e canoscenza, né diventare esperti de li vizi umani e del valore esplorando un mondo disabitato: Ulisse vuole solo soddisfare la propria curiosità fine a se stessa, quindi trascina i compagni in un folle volo che infrange i divieti divini e si concluderà con la morte di tutti loro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ulisse-alighieri-piazza-diamante/">Siamo tutti Ulisse. Battistella e la &#8220;Divina Commedia&#8221; a Diamante</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Cirella: gli studenti dell&#8217;Agrario cinquant&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 02:23:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cirella: gli studenti dell&#8217;Agrario cinquant&#8217;anni dopo&#8221; è un articolo di Letizia Falzone Domenica 16 Aprile, è suonata la campanella per degli alunni speciali dell’ Istituto professionale di Stato per l&#8217;Agricoltura e l&#8217;Ambiente. Se non si fossero scambiati le loro foto, con ogni probabilità non si sarebbero riconosciuti. Nulla di strano visto che, dall’ultima campanella e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Cirella: gli studenti dell&#8217;Agrario cinquant&#8217;anni dopo&#8221; è un articolo di Letizia Falzone</strong></p>
<p>Domenica 16 Aprile, è suonata la campanella per degli alunni speciali dell’ Istituto professionale di Stato per l&#8217;Agricoltura e l&#8217;Ambiente.</p>
<p>Se non si fossero scambiati le loro foto, con ogni probabilità non si sarebbero riconosciuti. Nulla di strano visto che, dall’ultima campanella e dagli esami di maturità, sono passati ben 50 anni. All’appello c’erano quasi tutti. Tra di loro medici, liberi professionisti, imprenditori, impiegati, funzionari pubblici, militari ed operai che si sono rincontrati in un ristorante cittadino della Riviera dei Cedri tutti assieme, dopo tanti anni, per festeggiare il mezzo secolo passato, con lo spirito brioso di eterni ragazzi nel ricordare quei tempi mai dimenticati.</p>
<p>“Tre compagne – racconta uno di loro – hanno lanciato la proposta di organizzare una rimpatriata. È stato aperto un gruppo su Whatsapp, ci siamo cercati e fortunatamente siamo riusciti a rintracciare praticamente tutti. È stata una bella “carrambata”. Ci siamo ritrovati lì, a raccontarci delle nostre vite e delle nostre famiglie. Un momento molto emozionante: siamo tornati indietro nel tempo e non sono mancate le risate. Inoltre, parlando, ci sono venuti in mente tanti fatti accaduti quando andavamo a scuola, e che non tutti ricordavano. Erano altri tempi allora, con un modus vivendi diverso da quello attuale, sia per quanto riguarda l’aspetto didattico e sia per quello di vita”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-6842 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/Cartellone_Agrario_Cirella.jpg?resize=800%2C623&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="623" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Il tempo passa e gli anni cambiano le cose. Crescendo, la vita mette la gente alla prova ed ogni giorno bisogna affrontare le problematiche attuali di un mondo che – a detta di molti – non è più come quello del passato. I ricordi piacevoli, spesso, riportano inevitabilmente al tempo in cui si era piccoli, e tutto pareva più genuino. La scuola, in tal senso, riveste un ruolo importante per ciascuno: è il luogo in cui si cresce, ci si confronta con gli altri, in cui nascono le prime amicizie, e chi lo sa, magari anche i primi amori. Cinquanta anni da raccontare in una giornata, e tanti aneddoti per ricordare le avventure tra i banchi scolastici. Allora erano giovani studenti, con un futuro davanti ancora da costruire, da definire, da sognare, ora sono mariti, padri, nonni, con tante storie da raccontare, ognuno la propria. Il bello di una rimpatriata è proprio questo: ascoltare e accogliere il racconto della vita degli altri.</p>
<p>Gli “studenti” hanno rievocato le interrogazioni, i compiti, la paura dell’esame di maturità, quando sembrava che tutto fosse finito, e invece, tutto stava per iniziare, tutto doveva accadere: l’università per alcuni, il lavoro per altri, gli innamoramenti, il matrimonio, i figli e purtroppo anche le separazioni. È sicuramente emozionante guardarsi indietro e, con un senso di vertigine, scoprire quanta strada ognuno di loro ha fatto e la direzione presa.</p>
<p>Un ritrovo speciale con tanto di foto ricordo e torta per celebrare lo storico anniversario e condividere una giornata che rimarrà per sempre nell’albo dei bellissimi ricordi. Questa rimpatriata è stata anche l’occasione per festeggiare gli ottanta anni di Vincenzo Luraschi, storico censore dell’Istituto, colui che era addetto alla sorveglianza dei giovani nel convitto, in quanto molti di loro provenivano da altre regioni.</p>
<p>Per tutti, la soddisfazione di avere trascorso una giornata meravigliosa, ripercorrendo gli anni bellissimi della loro adolescenza. È desiderio di tutti tenere viva questa amicizia, nata tra i banchi di scuola, perché le cose belle che nella vita contano, meritano di essere valorizzate e apprezzate, e l’amicizia è un valore inestimabile. Una rimpatriata che tutti desiderano, al più presto, rifare.</p>
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		<title>Il coglione. Come sentirsi &#8220;semplicemente&#8221; spaesati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 01:03:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022 Un modo originale per raccontare come il protagonista si sente, come si rapporta col mondo e con le persone, siano esse parte della sua famiglia, donne o amici. In questo modo conosciamo la vita del “Coglione” fatta di avvenimenti particolari e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022</strong></p>
<p>Un modo originale per raccontare come il protagonista si sente, come si rapporta col mondo e con le persone, siano esse parte della sua famiglia, donne o amici. <strong>In questo modo conosciamo la vita del “Coglione” fatta di avvenimenti particolari e altri più banali, raccontati con uno stile semplice e ironico, a tratti un po’ volgare, di Francesco Gallotti.</strong> Forse un romanzo che vuole analizzare la situazione di immaturità e di incertezza che parecchi trentenni vivono al giorno d’oggi o che più semplicemente la vuole descrivere.</p>
<p>Gallotti ha descritto in modo semplice la “famosa” generazione dei giovani di oggi: <strong>insicuri e spaventati dall’idea di dover prendere decisioni importanti</strong>. Nello scrivere l’autore ha messo molto di sé: si tratta della storia di un ragazzo che riflette sui suoi dubbi, sulle donne, l’amore, la vita, la musica e su quello stato di apnea perenne che attanaglia questa generazione. Pur non essendo propriamente autobiografico, l’autore racconta a cuore aperto tutto il suo mondo, le sue riflessioni e le sue esperienze. I ricordi si invischiano poi con episodi spiritosi, a volte banali ma divertenti e raccontati bene, e a tutto questo fanno da sfondo le diverse vicende di un percorso maturativo fatto di scoperte e prese di coscienza che, in un modo o nell’altro, un po’ tutti ad una certa età hanno vissuto ma delle quali, tuttavia, spesso trovano imbarazzante parlare in toni così espliciti ed autoironici.</p>
<p>Sta proprio qui la forza di <strong>&#8220;Il Coglione&#8221;</strong> nella capacità di identificazione col lettore, la semplicità e la schiettezza. Si tratta di una lettura leggera e non impegnata, dove qualcuno potrà ritrovarsi nelle riflessioni proposte dal protagonista.</p>
<p>Gallotti ci accompagna in un esilarante viaggio attraverso l’universo giovanile, senza pudori o inibizioni. Seguendo il proprio corpo come unica bussola, parla di sesso, canne, musica e amicizia. <strong>Riuscendo a mettere a nudo quella parte di noi che teniamo nascosta, come la polvere, sotto il tappeto</strong>. Il protagonista ci rende partecipi delle sue giornat11e, facendoci conoscere tanti lati della sua vita, prime fra tutte le disavventure: le amicizie, i rapporti con i genitori, le storie dell’adolescenza e le prime esperienze con le ragazze. Senza dimenticare il resoconto di una tipica giornata no.</p>
<p>Un diario, una valvola di sfogo. Stati d’animo tipici di un adolescente, scritti da un quasi trentenne. Ma a chi non capita di avere un periodo no? Di non sentirsi all’altezza della situazione? Sogni, disillusioni, speranze e delusioni di tutti noi.</p>
<p>Un libro semplice, scorrevole, diretto e molto schietto. Insomma, il protagonista e l’autore non hanno di certo peli sulla lingua!</p>
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