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	<title>Detective Selvaggi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>I detective selvaggi. Bolaño e l&#8217;indagine sulla vita</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 23:03:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;I detective selvaggi&#8221; di Roberto Bolaño, Adelphi, edizione del 2016 Un romanzo-mondo, o di un mondo possibile, o forse un romanzo di formazione. Ma è davvero così importante apporre un&#8217;etichetta su quest&#8217;opera? Non credo. &#8220;I detective selvaggi&#8221; di Roberto Bolaño è tutto ciò che si vuole: una storia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;I detective selvaggi&#8221; di Roberto Bolaño, Adelphi, edizione del 2016</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un romanzo-mondo, o di un mondo possibile, o forse un romanzo di formazione. Ma è davvero così importante apporre un&#8217;etichetta su quest&#8217;opera? Non credo. <strong>&#8220;I detective selvaggi&#8221; </strong>di<strong> Roberto Bolaño</strong> è tutto ciò che si vuole: una storia di giovinastri, una parodia sull&#8217;infantilismo dell&#8217;estremismo, un sarcastico esercizio di scrittura, una parabola sull&#8217;arte, una allegoria su personaggi <strong>incendiari</strong> che con gli anni diventano <strong>pompieri</strong>.</p>
<p>Tutto questo è possibile perché il buon Roberto sceglie la <strong>forma lunga</strong>, consegnandoci 688 pagine di frammenti, di testimonianze, di ricordi, di racconti che si intrecciano e si contraddicono. Tutto inizia nel 1975, con il diario di <strong>Juan García Madero</strong>, giovane poeta e studioso che decide di unirsi ai componenti del <strong>&#8220;realismo viscerale&#8221;</strong>. Sono tipi tosti che, nel <strong>Messico</strong> di quegli anni, vogliono distruggere la cultura ufficiale, ma poi si perdono tra alcol, droga e puttane. Per loro <strong>Octavio Paz</strong> è un damerino, <strong>Borges</strong> anche è uno da prendere con le pinze.</p>
<p>Insomma, come i <strong>Futuristi di Marinetti</strong>, pure loro sono convinti che <strong>&#8220;per certi attempati artisti sia giunto il momento della pensione&#8221;</strong>. Poi tutto prosegue con una serie di testimonianze che hanno per oggetto le scorribande, in giro per il mondo, dal 1976 al 1996, di <strong>Arturo Belano</strong> e <strong>Ulises Lima</strong>, i due guru del <strong>&#8220;realismo viscerale&#8221;</strong>, sorretti da quel principio di disillusione precoce che rende, paradossalmente, certi individui degli inguaribili sognatori.</p>
<p>Infine, come se fosse un&#8217;appendice, ci ritroviamo di nuovo nel 1976, tra le pagine del diario di <strong>Madero</strong>, attraverso cui viene raccontata un&#8217;altra indagine che lui, Belano e Lima, hanno effettuato mentre fuggivano da un magnaccia che voleva riprendersi la sua donna, ossia Lupe.</p>
<h3>Et voilà, il gioco è fatto&#8230;</h3>
<p>Giunti all&#8217;ultima riga avremo respirato parole di vera letteratura. Avremo trovato lo spirito sbarazzino di chi <strong>&#8220;non ha nulla da perdere&#8221;</strong>, di chi <strong>&#8220;ha messo la propria vita al servizio di un ideale&#8221;</strong>, di chi ha detto <strong>&#8220;no a ogni regola sociale&#8221;</strong>. Ma avremo anche inalato il respiro lungo dell&#8217;esistenza, di quel regno del <strong>&#8220;possibile&#8221;</strong> che uno scrittore non dovrebbe mai stancarsi di indagare. E tra le parole del romanzo, in fondo, c&#8217;è anche questo messaggio: <strong>la realtà è variegata; diventa noiosa se la leghiamo a quella forma precostituita che ci viene inculcata giorno dopo giorno.</strong></p>
<p>È pur vero che siamo così tanto schiacciati dagli obblighi e dai doveri che ci vengono suggeriti dalla società, che nessuno è davvero in grado di resistere ai richiami della <strong>&#8220;normalità&#8221;</strong>. A meno che ognuno di noi non faccia come <strong>Ulises Lima</strong> che, come il Gesù perennemente in fuga dopo aver elargito i suoi miracoli, giunto in un posto, conosciute le persone che lo abitano, immersosi nella loro realtà, si dilegua per continuare a vagabondare, quindi a esplorare l&#8217;esistenza.</p>
<p>Oppure, bisognerebbe agire come <strong>Belano,</strong> che dopo tanto girovagare si ritroverà in Africa, nel mezzo di una delle molte guerre civili teleguidate dall&#8217;Occidente, con lo scopo di mettere fine alla sua vita. Lui, così simile al suo creatore tanto da sembrare un alter ego di <strong>Bolaño, </strong>vuole morire da eroe, anche se non si sente tale. Ma allora cosa lo spinge lì? Be&#8217; è un po&#8217; il motivo che sorregge l&#8217;intero romanzo, quindi è giusto che lo scopriate voi.</p>
<p>Attenzione però, tranne <strong>Madero</strong> che ci parlerà per mezzo del suo diario, le vicende di <strong>Lima</strong> e <strong>Belano</strong> le apprenderemo dagli altri, ossia da quei tanti personaggi che racconteranno al <strong>narratore-detective</strong> le loro esperienze con questi due individui misteriosi. Pertanto, un altro dubbio ci perseguiterà: <strong>chi è che dice la verità e chi sta bluffando?</strong> Un testimone, infatti, ha sempre la possibilità di omettere.</p>
<h3>Ma alla fine di tutto ciò, cosa resta dei &#8220;Detective Selvaggi&#8221;?</h3>
<p>Di sicuro un&#8217;indagine sull&#8217;umanità, sulle aspirazioni di una generazione, sui limiti dell&#8217;arte, sulle possibilità inesplorate della letteratura, sulla commedia che diventa tragedia e sulla tragedia che si trasforma in un comico nichilismo.</p>
<p>Ma fatemi essere anche un po&#8217; cinico, o <strong>realvisceralista</strong>, non è vero che opere del genere non si scrivono più o che nel mondo non ci siano scrittori che sappiano trasmettere, per mezzo di un libro, la gioia che stanno provando nel comporre una storia che magari non è neanche destinata alla pubblicazione. La verità è che investire su tutto questo costa.</p>
<p>Leggere un libro del genere richiede pazienza, discernimento e anche un approccio giocoso nei confronti dell&#8217;arte. Così facendo, ancora di più traspare la leggerezza, oserei dire la naturalezza, della scrittura di <strong>Roberto Bolaño</strong>, che dopotutto ha solo raccontato degli accadimenti stando con un piede nella realtà e con un altro nel regno della fantasia.</p>
<p>Altro non ha fatto se non indagare sull&#8217;esistenza. E poi, quanto c&#8217;è della vita di <strong>Roberto</strong> in questo libro&#8230; colui che scelse a sedici anni di diventare scrittore, di abbandonare gli studi liceali e di dedicarsi anima e corpo alla lettura e alla scrittura.</p>
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