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	<title>Desiderio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Personal Jesus</title>
		<link>https://www.borderliber.it/personal-jesus-ciano-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Cantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Personal Jesus&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto creata dall&#8217;autore con l&#8217;intelligenza artificiale Nella stanza sta nascendo la primavera, tienila stretta nel pugno della mano, lasciala andare finché non sarà il vento a gridare il cantico della rimozione. Pallido, come il primo giorno di convalescenza, al termine della malattia dei sensi, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Personal Jesus&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto creata dall&#8217;autore con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Nella stanza sta nascendo la primavera, tienila stretta nel pugno della mano, lasciala andare finché non sarà il vento a gridare il<strong> cantico della rimozione</strong>.</p>
<p>Pallido, come il primo giorno di convalescenza, al termine della malattia dei sensi, al solstizio della stagione buia, come particella della solitudine del disordine altrui: <strong>ti riconosci?</strong> Bacia, senza provare disgusto; abbraccia, senza pentirti.<br />
Sussurra il cantico che guida e ispira il sorriso di un bambino tra le spighe di grano, beccato mentre piscia, immortalato tra felicità e stupore.<br />
È arrivata la primavera: puzza di adolescenza, di speranza sbarazzina.<br />
È venuto in soccorso il tuo <strong>Personal Jesus</strong>.</p>
<p>Ti ha preso per mano, ti ha spalancato la porta della sua stanza da letto.<br />
L&#8217;azzurro delle pareti, come il cielo nelle giornate di serenità piatta, simile al mare scosso dal vento di terra, ti ha acceso il ricordo immobile che genera mondi: un&#8217;assemblea di bambini che disegna il sole, gli alberi e una famiglia dai tratti mostruosi ma sorridente.<br />
Nel cantico dei tuoi pensieri, tra i santi anonimi bevitori stava seduto il tuo inaccessibile dolore:<strong> il padre e il suo peccato originale</strong>.<br />
È di fronte il ricordo di lui che hai fermato lei, la donna della tua età adulta: non c&#8217;è amore sotto gli occhi del padre; ammaestra prima il tabù, liberalo dall&#8217;angoscia, relegalo al silenzio, che sia inoffensivo per te e per sé stesso.</p>
<p>Spiccato il volo, vorticando come la sabbia nel vento, tu crescevi con la convinzione che l&#8217;amore fosse uno e unico, giammai trino, fin quando non scopristi che il bello e il brutto non agitano la passione: <strong>l&#8217;eros non è un valore</strong>, ma un istinto suscitato dal tepore e dal profumo di un corpo.<br />
Desideravi il corpo di chi voleva essere sempre desiderata: chiunque ella fosse; sei entrato e sei uscito, ti sei deriso, accusato e per un tratto rincoglionito, non ti sei mai giustificato: <strong>hai fatto ciò che andava fatto</strong>.<br />
Eri tu, irrevocabile nel giudizio, a cercare corpo dopo corpo l&#8217;assoluzione, la necessità di morire tra chiazze bianche e figli incompiuti, in una stanza o dietro una siepe, su un muretto con l&#8217;intonaco arricciato, nel sottopassaggio buio in cui attendevate che il treno coprisse i vostri schiamazzi.<br />
E mai finisce quella voglia di cercare, di fermarsi solo per poco e poi fuggire.<br />
Hai abolito il padre, ma non il suo spirito: ti sei sentito abbandonato nel <strong>qui-ora</strong>, come per il resto dei tuoi giorni.<br />
Ti sei portato via i suoi sogni; hai messo in tasca le sue lacrime.<br />
Sparire per primo, sparire per salvarsi, essere perennemente in uno stato di dissolvenza, fino a non lasciare traccia.</p>
<p>Il cantico della rimozione è muto: la voce inespressa dei momenti sospesi che si mostrano a te come film senz&#8217;audio e in bianco e nero.<br />
Non hai ancora musicato le strofe, non hai dato note al tuo pianto e al tuo sorriso, non hai permesso che altri spiriti entrassero in te: <strong>sei l&#8217;origine e la fine, il padre che si è fatto padre di sé stesso.</strong><br />
Senza colore, senza rumore, senza voce, senza un te che si prenda il merito delle vittorie e delle sconfitte.<br />
Ora torna alla prima strofa, ripeti tutto dal principio; sussurra e pentiti, pentiti e riconciliati, riconciliati e non cantare più.<br />
È un finale possibile che sta tra il tuo cuore e la tua anima, tra il fegato e i polmoni; impara a respirare e a purificare, scegli se amare o se consegnarti all&#8217;eternità.</p>
<p>Falla finita.<br />
Non cantare più <strong>Personal Jesus</strong>.<br />
Il silenzio è un atto di guerra rivolto ai cretini.<br />
Non recitare più atti di dolore in pubblico: non lasciare che un gioco di parole risvegli un <strong>pettegolezzo.</strong></p>
<p>Infinite volte ti sei distrutto per una parola.<br />
Infinite volte ti struggerai per amore di una parola.</p>
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		<title>Dopo aver guardato un telegiornale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dopo-aver-guardato-un-telegiornale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Mar 2023 01:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Disillusione]]></category>
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		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[Telegiornale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano. L&#8217;articolo è già stato pubblicato da Zona di Disagio Lampi atomici sul cielo della disperazione, ché già eravamo nell’agonia con una pistola in mano rivolta contro la tempia destra del nostro onore. Non ci mancava nulla per considerarci all’ultimo stadio della malattia, per essere pronti a chiedere il colpo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-adtags-visited="true"><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano. L&#8217;articolo è già stato pubblicato da <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2023/03/09/dopo-aver-guardato-un-telegiornale/">Zona di Disagio</a></strong></em></p>
<p data-adtags-visited="true">Lampi atomici sul cielo della disperazione, ché già eravamo nell’agonia con una pistola in mano rivolta contro la tempia destra del nostro onore. Non ci mancava nulla per considerarci all’ultimo stadio della malattia, per essere pronti a chiedere il colpo di grazia; invece, abbiamo voluto esagerare ancora di più, osare affinché ci togliessimo anche l’ultimo dubbio sulla nostra incapacità di vivere in armonia con la Terra.  Abbiamo scoperto che non solo di noi si può fare a meno, ma che per estinguerci distruggeremo tutto con pochi colpi.</p>
<p data-adtags-visited="true">Anni di democrazia, di ciabattini diventati professori, di professori diventanti scimpanzé, di incapaci di oltrepassare il già detto e il già scritto, ma sempre felici di ricalcare teorie utili al pensiero debole. Non è polemica, ma constatazione, sebbene i fatti siano questione di interpretazione.</p>
<p data-adtags-visited="true">Sono sempre maturi i tempi in cui ci rendiamo conto di aver fallito. Non c’è momento che più ci avvicini a Dio di quando abbiamo il coraggio di dire <em>A nulla è servito ciò che ho fatto finora</em>. Quasi avvertiamo il suo respiro divino, quasi comprendiamo la sua indifferenza verso ciò che ha creato. Le sue lacrime diventano nostre e, nel nostro pianto, avvertiamo anche noi l’urgenza di mandare tra la gente un Figlio che espii le colpe di tutti, comprese le sue; un unigenito che si prenda sulle spalle le responsabilità di ognuno, comprese quelle dell’emissario.</p>
<p data-adtags-visited="true">C’è bisogno di fallire per ritrovarsi umani, per disprezzare la propria umanità, per accettare la caducità. Di questo ottimismo ebete e surreale bisogna fare piazza pulita, aspirare all’eutanasia della gloria. Rimbalza di piazza in piazza, di strada in strada, di casa in casa il puzzo del glorioso compromesso con il tempo. Risuona questo ottimismo nei cuori di chi ha fallito e di chi vince e vincerà. È una malattia questo sorriso leggero che si incide sulle labbra, che ammorbidisce il viso, che fa sgranare gli occhi, che falsifica ogni nostra tendenza all’apatia. Lo vedo questo darsi in pasto al tempo, all’avvenire, al futuro che trasforma le illusioni in possibilità narcotizzanti, alla favola del miglior giorno che verrà.</p>
<p data-adtags-visited="true">Vedo anche coloro che traditi dal tempo e continuamente illusi, si disilludono giusto per un attimo, ché trovato subito un altro desiderio sul quale spalare speranze ripetono il copione e con gioia vanno incontro a un’altra delusione. Seppellito il desiderio, camuffandolo sotto strati di speranza, essi adorano quest’ultima e dimenticano cosa c’è sotto; fin quando l’una assorbe l’altro, fin quando l’una non distingue l’altro, fin quando l’una non divora l’altro, e tutto si compie. Scoprono così di aver adorato la speranza, ossia loro stessi, ché sempre la carne e le ossa che possediamo fin dalla nascita restano la nostra ossessione.</p>
<p data-adtags-visited="true">Se potessimo, nulla lasceremmo all’altro, neanche un fiotto d’aria da far passare nei polmoni. Pure per respirare dovrebbe pregarci il prossimo. E allora mi rivolgo a coloro i quali hanno fatto del pessimismo un canto, ossia l’unica intonazione vocale degna d’essere sparsa per i cieli e per la terra, ché la forza sta nel dire <em>Ovunque andremo fallirà il nostro sogno</em>. E in questo motto riconoscersi soldati attivi dell’unica causa per cui combattere, ossia strappare alla vita la sua potenza illusiva.</p>
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		<title>Desiderio. Terza e ultima parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/desiderio-terza-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 01:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[delusione]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe Gervasi. Illustrazioni di Sabrina Alì Ultimo giorno di scuola, il ritorno a casa e i piccoli zainetti svuotati dai pesanti libri. Era un venerdì di Giugno e faceva veramente caldo. Il cielo e il mare si confondevano e in lontananza gli ombrelloni aperti sulla spiaggia, regalavano ai primi bagnanti la piacevole ombra. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/desiderio-terza-parte/">Desiderio. Terza e ultima parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe Gervasi. Illustrazioni di Sabrina Alì</strong></em></p>
<p>Ultimo giorno di scuola, il ritorno a casa e i piccoli zainetti svuotati dai pesanti libri. Era un venerdì di Giugno e faceva veramente caldo. Il cielo e il mare si confondevano e in lontananza gli ombrelloni aperti sulla spiaggia, regalavano ai primi bagnanti la piacevole ombra.</p>
<p>“Senti papà, domenica andiamo al mare?”.<br />
“Al mare?”, rispose papà quasi sorpreso.<br />
“Non vi sembra troppo presto, c’è tutta l’estate davanti a noi”, disse papà.<br />
“È tardi, altro che presto!”, frase che il piccolo Gabriele non avrebbe mai dovuto pronunciare. Matteo lo fulminò con un’occhiataccia e papà stranamente fece finta di non capire.<br />
“Va bene, domenica al mare!”, ribadì papà incrociando lo sguardo felice della mamma che amava il mare quanto i suoi bambini. Matteo e Gabriele furbescamente frenarono l’entusiasmo e ringraziarono papà con un abbraccio.</p>
<p>Dopo pranzo corsero in magazzino per dare a Desiderio la bella notizia. Aprirono il congelatore e svegliarono il pupazzo di neve che stava dormendo.</p>
<p>“Ciao ragazzi, finalmente! Come va?”.<br />
“Domenica vedrai il mare, sei contento?”, gli disse Matteo.<br />
“Che bella notizia! Sono felice ma c’è un piccolo problema, non ho il costume!”, preoccupato Desiderio si rivolse ai bambini. “Tranquillo, ci ho pensato io!”, rispose Matteo. Dal solito scatolone colorato tirò fuori una cuffia azzurra, delle mutande ascellari di color azzurro e li diede a Desiderio.<br />
“Prendi, domenica mattina dovrai indossare questo costume e poi attendere il nostro arrivo”. Gabriele gli diede una collana di perle finte che aveva trovato nel giardino ai piedi del pino nano e gli chiese di indossarla per dividere la testa dal pancione e renderlo più snello.<br />
“Forza Gabriele, vai a prendere la pompa della bici che dobbiamo gonfiare il canotto. Domani pomeriggio lo appoggeremo sul portabagagli della macchina di papà”.<br />
“Vado e torno in un attimo”, rispose Gabriele tutto contento.<br />
“Mi raccomando Desiderio, non appena domenica mattina sentirai la nostra macchina partire, uscirai dal congelatore e ti nasconderai nel canotto. Avrai tutto il tempo perché papà deve attendere che il cancello, lento come una lumaca si apra”.</p>
<p>Desiderio gli strizzò l’occhio e salutò.</p>
<p>“Ci vediamo domenica”, disse il pupazzo di neve e si ritirò in quella casa di ghiaccio, la sua casa. Si era affezionato a quel vecchio congelatore e l’idea di non rivederlo più lo rendeva triste. Desiderio sapeva che il sole lo avrebbe sciolto e il pensiero volò dai suoi piccoli amici. Prese la penna e un foglio di carta che Gabriele gli aveva dato per segnare i giorni che mancavano all’arrivo dell’estate. Decise di scrivere una lettera che lasciò per terra in un angolo del congelatore. Nel frattempo Matteo e Gabriele gonfiarono il canotto e fecero rientro in casa.</p>
<p>Sabato mattina e i bambini nell’attesa del pomeriggio giocavano in giardino schizzandosi con il tubo dell’acqua, che mamma usava per annaffiare i fiori e gli alberi di frutta. Il pomeriggio presero il canotto, faticando non poco. Lo misero sul portabagagli ma furono costretti ad attendere il ritorno di papà, bisognava legarlo altrimenti l’avrebbero perso lungo la strada. Perdere il canotto interessava poco ai bimbi che pensavano soprattutto a Desiderio. Una caduta lo avrebbe ridotto in tanti piccoli cubetti di ghiaccio. Matteo, prima di rientrare andò verso il magazzino e lasciò la porta leggermente aperta per dare a Desiderio la possibilità di uscire il mattino seguente. Quella notte la luna era piena e Desiderio immerso nella sua luce si perse nei ricordi.</p>
<p>La domenica non tardò ad arrivare e i raggi del sole attraverso una tenda colorata, regalarono ai bambini che ancora dormivano i mille colori di un mondo fatato. Il risveglio fu magico e tutti seduti intorno al tavolo in cucina fecero colazione. Per la prima volta nessuno ebbe fretta o ansia di correre. La mamma preparò con cura dei tramezzini che sistemò in una borsa insieme all’acqua, alle mele e ad un pacchetto di biscotti al cioccolato. Indossarono i costumi, presero i teli da mare e il vecchio ombrellone, amico d’estate. Salirono in macchina e papà accese il motore, mentre il cancello si apriva si sentì un tonfo sopra il tetto dell’automobile. I bambini capirono che si trattava di Desiderio e si misero a ridere, immaginando la scena.</p>
<p>“La smetti di battere i pugni contro il vetro?”, disse Matteo a Gabriele, per non far capire nulla ai suoi genitori e mascherare il rumore che si era sentito dentro la macchina.<br />
“Papà, perché non cammini più veloce?”, suggerì il piccolo Gabriele.<br />
“Non avere fretta, pochi minuti e saremo sulla spiaggia”, rispose papà. Gabriele era preoccupato perché il sole batteva sopra il tetto della macchina e colpiva in pieno Desiderio che sicuramente stava soffrendo.</p>
<p>Erano quasi arrivati quando il passaggio a livello chiuso e il lento arrivo del treno spazzarono via ogni speranza. Quei minuti di attesa e quel piccolo treno di un solo vagone fecero sciogliere Desiderio.</p>
<p>Il canotto si riempì d’acqua e non appena la macchina ripartì si sentì il rumore che batteva ai suoi lati. I bambini compresero ciò che era successo e quando giunsero nel parcheggio vicino alla spiaggia scesero velocemente dalla macchina. Vedendo l’acqua uscire dal canotto capirono che il loro amico non c’era più. Solo un dubbio, dove era andato a finire il costume, la cuffia, i piatti, gli occhi, la collana di finte perle e tutto quello che avevano usato per vestirlo? Forse Desiderio era sceso dal canotto prima di sciogliersi del tutto. Ma nonostante il dubbio, Gabriele e Matteo con una scusa chiesero ai genitori di tornare a casa.</p>
<p>“Ho un forte mal di pancia!”, piangendo il piccolo Gabriele si rivolse alla sua mamma. Si rimisero in macchina e tornarono a casa. La porta del magazzino era aperta e anche il congelatore ma Desiderio non c’era. Matteo e Gabriele si allungarono dentro ma non videro nulla. Ad un certo punto un leggero soffio di vento fece sollevare un pezzetto di carta dal fondo del congelatore.<br />
“Per i miei piccoli amichetti Matteo e Gabriele. Sono stato felice in questa piccola casa, ho dormito poco ma ho sognato tanto. Grazie a voi ho ascoltato gli uccelli cinguettare, ho visto il cielo, il mare, le stelle e la luna. Ho immaginato i vostri cibi semplicemente dagli odori, ho conosciuto il delicato profumo delle rose e dei mandarini del vostro giardino, dove sono nato. Ho camminato, sia pure a piccoli passi e ho sperato di fare un bagno al mare.</p>
<p>Non dovete essere tristi, un sogno può anche durare per sempre ed è questa la sua magia. E poi chi lo dice che la prossima estate io non riesca finalmente ad andare al mare insieme a voi? Vi ricordate la foto che vi ho chiesto di scattarmi? Con quell’immagine non appena in inverno la neve farà ritorno voi potrete realizzare un altro pupazzo di neve. Un nuovo amico o Desiderio, spero vogliate rivedermi”. In quel punto l’inchiostro della penna era sbiadito, il pianto di Desiderio bagnò la carta.</p>
<p>“Grazie di cuore piccoli amici, avete insegnato a voler bene ad un cuore di ghiaccio” e così la lettera si concluse. Matteo e Gabriele ripiegarono il foglio, staccarono la spina, chiusero il congelatore e la porta del magazzino. Diedero un ultimo sguardo al mare e ancora una volta ripensarono al loro amico di neve. Quella notte fu diversa dalle altre, i fratellini parlarono a lungo guardando la foto sorridente di Desiderio.</p>
<p>Andarono a dormire felici, l’inverno era lontano ma sarebbe tornato. Avrebbero atteso una nuova estate e vissuto un nuovo sogno insieme a Desiderio, il pupazzo di neve che non conosceva il mare…</p>
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