<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Depressione Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/depressione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/depressione/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 Jul 2025 16:37:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>L&#8217;isola riflessa: la Ventotene di Ramondino</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lisola-riflessa-di-fabrizia-ramondino-barettini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 22:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alcolismo]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Luce Riflessa]]></category>
		<category><![CDATA[Ramondino]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ventotene]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14787</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;isola riflessa&#8221; di Fabrizia Ramondino, Nutrimenti, prima edizione 1998 Fabrizia Ramondino, con L&#8217;isola riflessa, riproposto da Nutrimenti in un&#8217;edizione prefata da Loredana Lipperini, scrive un romanzo-diario concepito dall&#8217;autrice durante la sua permanenza sull&#8217;isola di Ventotene. Si tratta di una serie di riflessioni legate fra loro dal motivo della sua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lisola-riflessa-di-fabrizia-ramondino-barettini/">L&#8217;isola riflessa: la Ventotene di Ramondino</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;isola riflessa&#8221; di Fabrizia Ramondino, Nutrimenti, prima edizione 1998</strong></p>
<p>Fabrizia Ramondino, con <strong>L&#8217;isola riflessa</strong>, riproposto da Nutrimenti in un&#8217;edizione prefata da Loredana Lipperini, scrive un romanzo-diario concepito dall&#8217;autrice durante la sua permanenza sull&#8217;isola di Ventotene. Si tratta di una serie di riflessioni legate fra loro dal motivo della sua permanenza sull&#8217;isola, ovvero la cura. Ramondino, già preda di alcolismo e depressione, scopre nella piccola isola, celebre ieri per i confinati politici (è qui che Rossi e Spinelli e Pertini diedero vita al famoso Manifesto) e oggi per motivi legati al turismo, i modi per fronteggiare i suoi problemi, dimostrando più di ogni altra cosa quanto la depressione e la luce abbagliante del sole, il riflesso blu bollente del mare e il rumore dei venti siano legati almeno quanto può esserlo l&#8217;oscurità. La luce abbacinante è infatti generatrice di dilatazione della percezione; è fonte di <strong>camussiana</strong> memoria, di perdita del sé, di smarrimento assoluto; è fase prodromica di delirio e allucinazione.</p>
<p><strong>L&#8217;isola riflessa</strong> è un romanzo intenso, costruito di riflessioni profondissime e acutissime che l&#8217;autrice compie durante questo suo difficile momento personale, i cui sviluppi procedono intrecciando la storia dell&#8217;isola, gli incontri quotidiani e, appunto, le sue riflessioni. Le figure di Colorni, di Pertini e di altri uomini imprigionati lì durante la Seconda Guerra Mondiale, ritornano, nonostante allora (<strong>L&#8217;isola riflessa</strong> esce nel 1998) quella memoria tendesse a venire nascosta dagli isolani e dai politici, come simbolo generale di un passato lontano, ma non solo, le loro ombre intervengono nei pensieri dell&#8217;autrice, trovano spazio, si fanno anime parlanti, fantasmi, spirito, e non si ha mai l&#8217;impressione che l&#8217;autrice stia raccontando qualcosa che riguarda la sua sola immaginazione, tanta e profonda è la forza che la rende capace di trasformare quelle sue immagini in parole, in storie. Così è per tutti i personaggi che incontra, turisti o abitanti dell&#8217;isola, uomini e donne fuori dal tempo, come fuori dal tempo sembra essere la stessa isola di <strong>Ventotene</strong>, una vera e propria galleria di figure nitide, ritagliate dal sole mediterraneo, eterne e inconsistenti.</p>
<p><em>Come ombre incontrate nell&#8217;Ade si aggirano persone testimoni di un lontano passato, quando il tempo scorreva più lento e uniforme, e impercettibili ne erano le modifiche dall&#8217;una all&#8217;altra generazione, soprattutto fra i poveri.</em></p>
<p>Questa condizione è centrale lungo tutto l&#8217;arco del romanzo. Si forma una corrispondenza fra scrittrice e isola, un&#8217;identificazione che non si può evitare, entrambe solitarie, entrambe sospese fra un tempo passato certo e un futuro indefinito. Ramondino ottiene questo risultato riflettendo lungamente sul rapporto fra modernità e questo luogo, su come e quali siano diventati i desideri degli isolani, su come sia impostato il rapporto fra gli abitanti e l&#8217;esterno, riconducendo questi pensieri su un piano storico più generale, ricco di aneddoti e di sguardi particolari su abitudini antropologiche e sociologiche, in un movimento centrifugo, che dall&#8217;isola spinge verso il fuori per poi ripiegare indietro, una sorta di eterno ritorno alle origini doloroso e inevitabile che combacia con lo sguardo interiore della scrittrice, uno sguardo spietato e per nulla indulgente.</p>
<p><em>La violenza che provavo contro gli altri e quella che di riflesso mi invadeva, e quella che ovunque girassi lo sguardo mi vedevo intorno, di guerre e delitti, la rivolgevo contro me stessa. Perché mi sentivo non solo oggetto, ma anche soggetto di violenza. Io stessa e il mio nemico.</em></p>
<p>Questa vita da outsider che Ramondino trascorre sull&#8217;isola riproduce con sforzo l&#8217;ordito della solitudine. Le strade del paese nelle quali passeggia mostrano parti diverse della sua anima, alla quale si rivolge ora con astio ora con compassione. Le persone sono pezzi della sua, ciascuna con i propri desideri di fuga e i legami con quella terra, quelle pietre sospese nel grande mare, i pochi punti fermi che con fatica difendiamo. Le storie si fanno storia più grande, un gesto, un&#8217;abitudine e una parola possono diventare emblema dell&#8217;umanità intera.</p>
<p><em>In quest&#8217;isola di generoso lavoro, di competenza modesta e di condivisione illimitata del dolore, mi sento a casa più che in ogni altro luogo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lisola-riflessa-di-fabrizia-ramondino-barettini/">L&#8217;isola riflessa: la Ventotene di Ramondino</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14787</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible</title>
		<link>https://www.borderliber.it/bible-adelphi-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 02:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Harmony]]></category>
		<category><![CDATA[Iggy]]></category>
		<category><![CDATA[Isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8152</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra&#8221; di Michael Bible, Adelphi, 2022 Quando di un libro si sente parlare tanto e i pareri sul suo conto sono contrastanti, la cosa migliore da fare è mettere tutto da parte, scansare gli articoli che ci raccontano dell&#8217;opera in questione e leggere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/bible-adelphi-recensione/">L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra&#8221; di Michael Bible, Adelphi, 2022</strong></p>
<p dir="ltr">Quando di un libro si sente parlare tanto e i pareri sul suo conto sono contrastanti, la cosa migliore da fare è mettere tutto da parte, scansare gli articoli che ci raccontano dell&#8217;opera in questione e leggere senza farsi trasportare dai facili entusiasmi. Purtroppo, <strong>capita spesso che un romanzo sia più promosso a priori per mezzo del tran tran mediatico che non per il suo effettivo valore.</strong> Ciò ha reso molti libri meteore spentesi nel cielo dello stupore entro una manciata di settimane.</p>
<p dir="ltr">Ma andiamo all&#8217;opera. Passaggi forti, elucubrazioni mentali e colpi di scena in questo romanzo non mancano. <strong>Lo stile è ricercato, nonostante in alcuni punti sembra di leggere &#8220;un resoconto&#8221; di fatti</strong>; ma anche questa scelta non mi ha deluso, perché è capace di rendere il racconto dettagliato ed enigmatico. Infatti, ne viene fuori un quadro puramente oggettivo della situazione, che può essere da spunto per riflessioni di ogni genere.</p>
<p dir="ltr"><strong>Cupo e mai ironico.</strong> In questo libro domina la violenza, ma anche questa è raccontata senza emozioni, come parte della scena che dobbiamo scandagliare con molta acutezza. <strong>Iggy</strong>, protagonista materiale e immateriale del romanzo, ha appiccato un incendio in una chiesa; delle persone sono rimaste ferite e tante altre sono decedute; lui viene condannato a morte. <strong>Tutto qui.</strong></p>
<p dir="ltr">Ci sono poi altri due personaggi che si intrecciano nella storia, che c&#8217;entrano e non c&#8217;entrano con tutto ciò che è accaduto, <strong>che sono stati plasmati dal dopo</strong>, che mettono in evidenza come anche la più grande delle tragedie è solo un fatto che si perde tra le nebbie del tempo. Persino chi lo vive in prima persona o chi ne paga indirettamente le conseguenze, <strong>pian piano lo assorbe in quel lago nero che si chiama inconscio.</strong></p>
<p dir="ltr">Ed è questa la sottigliezza di Bible che, sapientemente mimetizzata, sparge per tutto il romanzo. C<strong>ercare la felicità vuol dire fuggire da un trauma sepolto, da qualcosa che è in noi e che è capace ancora di dominarci, ma senza farsene accorgere.</strong> La felicità è quindi un <strong>&#8220;sentimento canaglia&#8221;</strong> che ci spinge alla guerra totale contro noi stessi, pur apparendo come presenza lieta che vorremmo sempre al nostro fianco.</p>
<p dir="ltr">Questa è la metafora che si cela già dietro il titolo del libro, ossia <strong>&#8220;L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra&#8221;</strong>, a cui potremmo aggiungere anche <strong>&#8220;capace di ingannarci&#8221;</strong>. È questo il motivo di una certa <strong>&#8220;ansia nel raccontare come è andata&#8221;</strong> e che avvertiamo in alcune pagine nelle quali avremmo voluto sapere di più, in cui molti dettagli non ci vengono mostrati.</p>
<p dir="ltr">Insomma, siamo di fronte a un libro che di sicuro va al di là di certi stili in voga oggi, <strong>ma che non può neanche essere definito di &#8220;nicchia&#8221;</strong>. Certamente, ci chiede di andare oltre alla sostanza dei fatti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/bible-adelphi-recensione/">L&#8217;ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8152</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Barbie e ciò che siamo diventati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/barbie-falzone-film-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 02:39:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barbie]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Giocattolo]]></category>
		<category><![CDATA[Mattel]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Plastica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Tristezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=7588</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Barbie e ciò che siamo diventati&#8221; è una recensione di Letizia Falzone. In copertina una foto dell&#8217;autrice “Fin dalla notte dei tempi sono esistite le bambole, erano sempre bambolotti con i quali le bambine giocavano a fare le madri, poi è arrivata lei, Barbie.” Inizia così il film. Mentre la voce fuori campo racconta l’avvento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/barbie-falzone-film-recensione/">Barbie e ciò che siamo diventati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Barbie e ciò che siamo diventati&#8221; è una recensione di Letizia Falzone. In copertina una foto dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>“Fin dalla notte dei tempi sono esistite le bambole, erano sempre bambolotti con i quali le bambine giocavano a fare le madri, poi è arrivata lei, Barbie.”</p>
<p>Inizia così il film. Mentre la voce fuori campo racconta l’avvento della bambola più <strong>cool del pianeta</strong>, una meravigliosa <strong>Margot Robbie</strong> vestita in costume da bagno e occhiali da sole giganteggia sullo schermo.</p>
<p><strong>Le Barbie vivono.</strong> Parallelamente al mondo reale esiste infatti un’utopia <strong>rosa shocking di nome BarbieLand</strong>, in cui a ogni bambola della nostra realtà corrisponde una Barbie in carne e ossa. Loro, sempre felici e inconsapevoli, si godono un’esistenza perfetta, dove ogni giorno è il giorno più bello. Sembra di entrare proprio nel mondo di Barbie, nella sua casa di plastica, con i suoi oggetti e gli abiti glam, dove il rosa ed ogni sua sfumatura campeggia su <strong>Barbieland</strong>. Qui vivono tante <strong>Barbie e tanti Ken</strong>, tra cui il biondo <strong>Ryan Gosling</strong>, che esiste solo in funzione dello sguardo di lei.</p>
<p>Il sorriso, la leggerezza e la spensieratezza coabitano in questo <strong>“luogo giocattolo”</strong>, finché quella che sembra la più stereotipata del gruppo non semina il panico manifestando dal nulla intrusivi pensieri di morte e i suoi piedi diventano piatti.</p>
<p><strong>Che cosa sta succedendo?</strong> Per scoprirlo Barbie Stereotipo deve confrontarsi con la bambina che giocava con lei nel mondo reale. Determinata a ritornare all’innocenza perduta, Barbie affronterà insieme a Ken un inedito e avventuroso viaggio nel mondo reale alla ricerca della bambina i cui pensieri tristi hanno incrinato la paradisiaca spensieratezza di <strong>BarbieLand</strong>.</p>
<p>Barbie e Ken attraversano un portale che li conduce nel mondo degli umani. Qui si confrontano con una realtà completamente diversa dalla loro. Le donne non sono il punto di riferimento assoluto come accade a Barbieland: <strong>Ken scopre infatti che vige il cosiddetto patriarcato, mentre Barbie scopre dei sentimenti mai provati prima, come la tristezza.</strong> Qui incontrerà un’alleata in <strong>Gloria,</strong> ma anche un’inaspettata ‘distopia’ fatta di molestie, depressione, insicurezza e maschilismo. Tutto quel che metterà in crisi Barbie galvanizzerà invece Ken. Tra un balletto e l’altro, momenti di musical, battute divertenti, i due vanno alla ricerca di sé stessi.</p>
<p><strong>Ken ritorna a Barbieland per trasformarla in Kenland</strong>, sulla falsa riga del mondo degli uomini, mentre Barbie cerca di ripristinare il suo mondo e riordinare le sue idee: qualcosa è scattato in lei dopo aver conosciuto la sua creatrice e chi giocava con lei da bambina. Forse quei piedi che non stanno più sulle punte non sono così male e quelle gocce che scendono ogni tanto dagli occhi, seppur sintomo di dolore, fanno sentire vitali perché nella vita vera si soffre e si ride.</p>
<p>Questo film si apre a tante cose, perché riesce a essere fedele a chi la Barbie la ama, difendendone la bontà dietro all’idea di chi l’ha ideata; e riesce a essere vicino a chi la bambola la odia, condannando il sessismo e le moderne forme di patriarcato, ma anche ogni tipo di società utopica che accetta le disparità tra generi. <strong>La riflessione più importante è quella sulle Barbie come giocattolo;</strong> sul loro merito di lasciar intravedere le potenzialità di un futuro da astronauta, da mamma, da esploratrice o da impiegata e sulla colpa di inculcare l’insicurezza davanti all’irraggiungibilità di modelli irrealistici di bellezza e perfezione.</p>
<p><strong>Barbie può essere tutto: un’astronauta, una pilota di aereo, una chirurga, la presidente degli Stati Uniti d’America, un’operaia edile e persino una sirena.</strong> Il limite di Barbie, forse, è proprio il fatto che possa essere tutto e il contrario di tutto, contemporaneamente: uno stereotipo plasmato dallo sguardo maschile e una figura che rappresenta in maniera emblematica indipendenza ed emancipazione; il simbolo del consumismo più sfrenato, con i suoi accessori infiniti e le innumerevoli varianti, e qualcosa che già di per sé stimola l’immaginazione; un pezzo di plastica che ci fa pensare a tutto quello che non va nella nostra società e un caro ricordo della nostra infanzia da conservare in una vecchia scatola che non apriamo da anni, ma la cui stessa esistenza è motivo di felicità.</p>
<p><strong>Sogno o merce? Il giocattolo più amato o il più odiato?</strong> Barbie è un paradosso e dunque il lungometraggio ispirato alla bambola ideata da <strong>Ruth Handler</strong> e commercializzata dalla <strong>Mattel a partire dal 1959</strong>, che da sessantaquattro anni rappresenta nel bene e nel male la cultura occidentale, non poteva non essere paradossale, contraddittorio e pervaso da una costante tensione tra la volontà di celebrare un’icona e il desiderio di demolirla e ricostruirla per farla somigliare un po’ di più a una donna reale. Non un problema da poco, perché le icone, per loro stessa definizione, sono immagini statiche e immutabili, mentre il cambiamento è instabile, vorticoso e furioso.</p>
<p><strong>Il film di Greta Gerwig convince con un mix di ironia e femminismo, senza nascondere il suo lato intelligente e profondo</strong>, cercando di parlare a tutti. Barbie è un film che ha due anime: <strong>una frivola, profondamente non-sense, che è perfetta, </strong>perché riesce a non prendersi sul serio con grande intelligenza, prendendosi in giro da sola e mettendo al proprio centro una sagace auto-rappresentazione dello spirito corporativo di un’azienda come Mattel, che diventa grottesca e stereotipata.</p>
<p>Ma c’è anche un’altra anima:<strong> è una pellicola femminista che sa esserlo senza diventare pretestuosa.</strong> Incarnando ciò che è sempre stata Barbie: un giocattolo che, tra vizi e frivolezze, riflette tutto ciò che vogliamo essere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/barbie-falzone-film-recensione/">Barbie e ciò che siamo diventati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7588</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sillabario all&#8217;incontrario. Sinigaglia e la memoria dell&#8217;indicibile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sillabario-romanzo-sinigaglia-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2023 02:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Flusso]]></category>
		<category><![CDATA[Interpretazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Parola]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[TerraRossa edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[visione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6750</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione e foto di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sillabario all&#8217;incontrario&#8221; di Ezio Sinigaglia, TerraRossa edizioni, 2023 Ognuno di noi parla una lingua personale, nessuno può capire fino in fondo ciò che vogliamo dire, al massimo può essere interpretato, magari azzeccato, ma qualcosa sfuggirà sempre. Le cose si complicano ancora di più nel momento in cui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sillabario-romanzo-sinigaglia-recensione/">Sillabario all&#8217;incontrario. Sinigaglia e la memoria dell&#8217;indicibile</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione e foto di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sillabario all&#8217;incontrario&#8221; di Ezio Sinigaglia, TerraRossa edizioni, 2023</strong></p>
<p>Ognuno di noi parla una lingua personale, nessuno può capire fino in fondo ciò che vogliamo dire, al massimo può essere interpretato, magari azzeccato, ma qualcosa sfuggirà sempre. <strong>Le cose si complicano ancora di più nel momento in cui ci rendiamo conto quanto è difficile tradurre quel movimento spontaneo e intimo di emozioni, di cui le parole colgono e manifestano solo qualche dettaglio.</strong></p>
<p><strong>Sillabario all&#8217;incontrario di Ezio Sinigaglia</strong> si tuffa nell&#8217;esperimento più difficile che ci possa essere, descrivere la propria malattia dell&#8217;anima. L&#8217;autore parte dalla lettera Z, come se volesse suggerirci che non c&#8217;è un inizio o una fine in questo percorso, tanto meno un ascendere o un discendere; tutto è eterna convalescenza durante cui mai si guarisce, tutt&#8217;al più nel tempo si assopiscono i sintomi.</p>
<p>Sinigaglia non scrive la sua biografia, semplicemente mostra il suo percorso, ma non perché sia degno di nota, bensì per non dare ad altri la grande responsabilità dell&#8217;essere inconsapevoli protagonisti. <strong>È lui che parla, che gioca con i simboli, perché sono proprio i simboli gli attori di questa commedia.</strong> Sono gli archetipi e le fondamenta della società umana che si rivelano e tracciano la strada su cui si incontrano sciagura e gloria.</p>
<p>Non giudica Ezio, non cerca colpevoli, non si appella a nessun tribunale. Non si considera né vittima né carnefice; lui è solo un uomo che prende posto insieme agli altri sulla giostra della vita. Tutti attraversano degli eventi, che siano buoni o cattivi non importa; così è e così sarà.</p>
<p><strong>Amen? Sì, ma diciamo anche che questa è una scelta coraggiosa che volutamente scredita la solita lotta tra bene e male, rendendola una questione per palati banali. </strong></p>
<p>Si sa, Sinigaglia non scrive libri che scorrono senza lasciare traccia, anzi, <strong>in</strong> <strong><em>Sillabario</em> lui scava senza sosta mettendo in evidenza una cosa: l&#8217;ironia che sta in tutte le cose che ci riguardano.</strong> Infatti, è così impegnato l&#8217;uomo nel ricostruire il mosaico di tutto ciò che gli è capitato, che quando gli fugge qualcosa, ecco che si mette alla ricerca di quella tessera e non molla fin quando non ci perde la vista o, addirittura, la vita.</p>
<p><strong>Nasce dalla depressione questo libro, composto tra il 1996 e il 1997.</strong> Ezio l&#8217;ha tenuto con sé conscio che &#8220;non sarebbe dovuto diventare un libro&#8221;. Alla fine, ciò che gli aveva consigliato il suo terapista, ossia scrivere, si è manifestato mantenendo intatto quel piglio da confessione disinteressata, quasi inventata, tanto da farla apparire come la storia di un uomo qualsiasi. <strong>A ciascuno il suo percorso, a ognuno il proprio sillabario, a tutti la possibilità di mescolare i ricordi e di estrarli a sorte.</strong></p>
<p>Ci sono qui la sessualità, la letteratura, la libido, l&#8217;ingenuità, la timidezza, la marginalità, la vita, l&#8217;ossessione suicida, il miracolo della pazienza. C&#8217;è un piccolo dono tra queste pagine, ossia <strong>l&#8217;indicibile che è più forte del già detto. E forse sono proprio l&#8217;indicibile e la sua interpretazione meditata che costruiscono la memoria e la coscienza.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sillabario-romanzo-sinigaglia-recensione/">Sillabario all&#8217;incontrario. Sinigaglia e la memoria dell&#8217;indicibile</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6750</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ritorni e scatti. Seconda parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ritorni-e-scatti-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 01:05:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Finestra]]></category>
		<category><![CDATA[Gioacchino]]></category>
		<category><![CDATA[Parte]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Scatto]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5636</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Francesco Di Giorno Capitava che durante la settimana andasse a trovare la sua ragazza che ci abitava molto vicino. Ci arrivava a piedi. Alle 19:30 staccava gli occhi dai libri cercando di stirarsi e addirizzare quella sua gobba che ormai si era calcificata. Un passaggio fugace in bagno e via, brufoli e camicia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ritorni-e-scatti-seconda-parte/">Ritorni e scatti. Seconda parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Francesco Di Giorno</strong></em></p>
<p>Capitava che durante la settimana andasse a trovare la sua ragazza che ci abitava molto vicino. Ci arrivava a piedi. Alle 19:30 staccava gli occhi dai libri cercando di stirarsi e addirizzare quella sua gobba che ormai si era calcificata. Un passaggio fugace in bagno e via, brufoli e camicia, dalla ragazza. Immancabilmente, tutte le volte che passava a trovarla, alle 23:30 si sentiva già armeggiare alla serratura della porta. Non so cosa mangiasse da lei durante la settimana, ma so cosa mangiava la domenica. Finalmente la pasta al sugo con i funghi, sempre! Ogni domenica! “cosa hai mangiato oggi Gioacchino? Cosa ti ha preparato di bello la tua ragazza?”</p>
<p>Quasi avvertendo la presa in giro rispondeva laconico: “pasta al sugo con i funghi”.</p>
<p>Ah il mio dottore in scienze politiche! Chissà che farà dopo che prenderà la sudata laurea! Diventerà sicuramente qualcuno, ha lavorato tanto e si merita tanto dalla vita. Ha costruito pezzo per pezzo la sua vita per salire in alto. Giacca, cravatta, capello corto. Sì</p>
<p>perché alla fine quella zazzera biondo sporco-grasso l’ha tagliata e ne è uscito fuori un bel faccione, tondo e paffuto, di quelli che trovi sorridenti o attenti sui manifesti pubblicitari dei nostri politici mangioni. Chissà forse un giorno mentre penserò alla mia vita sprecata alla ricerca del senso ultimo dell’esistenza, me lo ritroverò appiccicato lì che mi sorride. Bonario e amichevole come non lo è stato mai. Mi tenderà la mano dall’alto della sua posizione acquisita.</p>
<p>Lo immagino vestito di nero, come un becchino, non come i Blues Brothers, anche se aveva degli occhiali simili ai loro. E c’è un motivo perché lo immagino così. Per il suo modo di dormire. Si stendeva tutto diritto nel letto, anche la testa. Metteva le mani conserte, come per pregare, e dopo un po’ moriva, per poi rinascere la mattina, lo stesso di prima, senza cambiamenti evidenti acquisiti durante il sonno. “È una posizione comoda per dormire” diceva. A noi di casa faceva un po’ senso però vederlo così disteso come un morto. Però parlava, mangiava, camminava, a volte rideva pure. Si poteva dire vivo per quello che significa questa parola. La sua vita, almeno per quel periodo, era un continuo ritorno delle stesse cose di sempre. La mia credevo variasse, ma devo ammettere a distanza di tempo che ripeto le stesse cose anche io. Gli stessi sbagli e gli stessi errori, le stesse risate e le stesse malinconie. Almeno Gioacchino non ha mai provato a cambiare, non ha subito il fallimento di questa prova. Avrei dovuto seguire il suo esempio di vita. Per lo meno sarei stato assurdo, senza cercare di capire questa assurdità. Invece mi ritrovo a barcamenarmi ancora per cercare un senso, del perché le lenticchie e i fagioli con il riso, del perché costringersi a casa quando tutta la persona lo rifiuta. Il senso del dovere, la colpa, i rimorsi per non averli bisogna essere come Gioacchino. Ancora non l’ho visto appeso da qualche parte, e credo che non lo vedrò appeso e penzolare da nulla. Per compiere questo gesto serve aver vissuto. Serve aver provato forti dispiaceri, forti emozioni, serve volontà, rischio, cuore. Gioacchino viveva inserito in mezzo ad assi cartesiani, difficile che si sia perso. E chissà che chi segue la ragione non si perda! Chi insegue le leggi del Sistema chissà se sarà soddisfatto della sua sistemazione nel mondo. Ci vuole distacco e zero partecipazione. Però ci sorridono dai manifesti e ci tendono la mano. Non sanno neanche loro quello che stanno facendo. Lo fanno perché devono, perché glielo hanno detto e imposto. Così a scatti ripetuti,</p>
<p>ritornano sempre sui loro passi. Se escono fuori dal mondo che gli assi cartesiani hanno tracciato per loro è la fine. Io ne so qualcosa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ritorni-e-scatti-seconda-parte/">Ritorni e scatti. Seconda parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5636</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
