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	<title>Democrazia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/25-aprile-unovvia-questione-democratica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica&#8221; è un articolo di Martino Ciano  Ho chiesto a un simpatizzante del Fascismo una cosa ovvia: «Che ne sarebbe stato di te se i tuoi beniamini avessero vinto?». Inutile dire che mi ha risposto con un sorriso, come a dire: «Bo&#8217;, non lo so e nemmeno mi importa». Forse la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;25 Aprile: un&#8217;ovvia questione democratica&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p>Ho chiesto a un simpatizzante del Fascismo una cosa ovvia: «Che ne sarebbe stato di te se i tuoi beniamini avessero vinto?». Inutile dire che mi ha risposto con un sorriso, come a dire: «Bo&#8217;, non lo so e nemmeno mi importa». Forse la sua fede non era così forte. Magari ha avuto solo bisogno di darsi un tono.</p>
<p>Eppure a me sembra così ovvio il significato del <strong>25 aprile</strong>. Succede infatti che da quel giorno tutti possiamo dire la nostra; possiamo elevarci socialmente ed economicamente; abbiamo diritti e doveri, ma soprattutto siamo liberi. E quel po&#8217; di Stato sociale che è rimasto, ossia sanità pubblica, istruzione, sostegni, pensioni, a chi lo dobbiamo? E se avessero vinto i Fascisti cosa avremmo invece?</p>
<p>Ecco, a me sembra così ovvia questa cosa che &#8220;per fortuna ha vinto la democrazia&#8221;, che persino scriverne mi pare ridicolo. Invece, alcuni ancora cincischiano su cosa sia il <strong>25 aprile</strong>, su cosa significhi. Certo che è la festa di tutti; certo che bisogna avere rispetto anche di coloro che sono morti per difendere Salò. Ma è pur vero che se avessero vinto loro, i repubblichini, neanche ce le sogneremmo certe disquisizioni. Sai quanti per aver detto semplicemente &#8220;No&#8221; avrebbero passato in galera gli anni migliori della loro vita.</p>
<p>Il bello è che a volere il ritorno di un&#8217;ideologia Fascista al potere è proprio quello che ha usufruito di più delle conquiste sociali garantite dalla Costituzione e dal nostro Stato laico e democratico. Molti di questi antidemocratici, che si siedono con i Signori e i Padroni, sono nati in quartieri popolari e, sotto il Fascismo, non avrebbero avuto possibilità né di studiare né di aspirare a qualcosa di diverso da quello che facevano i loro padri o le loro madri per campare. E nonostante queste ovvietà, essi ancora disprezzano il <strong>25 aprile</strong>.</p>
<p>Insomma, è così palese che qualsiasi negazione mi sembra assurda. A me sembra che la Storia sia davanti a un corto circuito e che ci sia poco da ragionare. Infatti, mi appare così ovvio che il Fascismo oggi sia nient&#8217;altro che il Neoliberismo: quello che non sa se vuole essere &#8220;sovranista&#8221; o &#8220;globalista&#8221;. Infatti, un nuovo <strong>25 aprile</strong> ci sarà quando si comincerà a parlare di &#8220;social-democrazia&#8221;, che ha reso possibile a tutti di stare meglio, di aspirare a una felicità che non fosse solo materiale.</p>
<p>Ecco, il Fascismo non è mai morto, è solo diventato una &#8220;merce desiderabile&#8221;. Il mercato è un &#8220;Duce&#8221; che porta la luce, e tutti ne vogliono fare parte. «Lavorare, produrre, comprare senza fine». Se non hai, non sei. Se non puoi, sei morto. E questo essere &#8220;cosa tra cose&#8221; è Fascismo, perché per quel Mussolini, ancora amato e stimato, tanti sono morti. Troppi sono stati sacrificati per soddisfare le sue manie di grandezza, anzi imperiali. Quei soldati erano &#8220;cose&#8221; e chi ci passò lo diceva sempre.</p>
<p>Quindi chiedo ai nostalgici: volete essere cose? A me sembra così ovvia l&#8217;importanza del <strong>25 aprile</strong> che neanche ci ragiono più. Mi è così difficile credere che ancora qualcuno rimpianga il tempo in cui si era diseguali, succubi, sudditi e impossibilitati a scegliere e obbligati a restare con le bocche cucite. Ma poi mi guardo intorno e vedo che al potere ci sono proprio loro, quelli che da quell&#8217;idea provengono e che nemmeno se ne pentono.</p>
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		<title>Tirannide, libertà e la fuga nel bosco di Jünger</title>
		<link>https://www.borderliber.it/saggio-junger-adelphi-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 11:11:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il trattato del ribelle&#8221; di Ernst Jünger, Adelphi, edizione del 1990. Questo articolo è già stato pubblicato su Gli amanti dei libri In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l’una succede all’altra. È giusto dire che la tirannide rimuove [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il trattato del ribelle&#8221; di Ernst Jünger, Adelphi, edizione del 1990. Questo articolo è già stato pubblicato su <a href="https://www.gliamantideilibri.it/trattato-del-ribelle-ernst-junger/">Gli amanti dei libri</a></h4>
<p><em>In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l’una succede all’altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto.</em></p>
<p>Ci invita alla libertà, ad entrare nel bosco, ad essere veri ribelli rifiutando tutto ciò che è moderno. Non ci chiede di diventare vigliacchi o anonimi, accettando quello che accade. No, Ernst Jünger ci suggerisce di darci alla macchia, di riscoprire noi stessi nel bosco, luogo in cui possiamo ritrovare la nostra essenza sovratemporale.</p>
<p>L’autore tedesco scrive questo breve saggio nel lontano 1951. Lo fa come se di fronte a lui avesse una sfera di cristallo che gli mostra nitidamente l’evoluzione dei tempi. Parte dalle elezioni, da quel dire sì o no attraverso una scheda. In entrambi i casi siamo in trappola.</p>
<p>Il nostro &#8220;sì&#8221; darà forza all’oligarchia dominante; il nostro &#8220;no&#8221; la legittimerà ancora di più, perché la democrazia si nutre soprattutto del dissenso e proprio la presenza del dissidente giustifica la creazione dei meccanismi di difesa dello Stato.</p>
<p><em>Cos’è quindi la democrazia?</em> Statistica, numeri attraverso cui l’oligarchia dominante compie delle scelte tese a difendere e ad organizzare il sistema. La concessione di qualsiasi diritto o di nuove libertà è solo una lieve scossa di defibrillatore ad un cuore che deve battere il meno possibile.</p>
<p>Per tanto, la terza via è il bosco. Un cercare se stessi lontano dai Titani, in particolar modo da quel tempo terreno che divora i suoi figli. Ernst Jünger rispolvera la figura del Waldgänger, che nell’antica Islanda indicava il rinnegato che si nascondeva nella foresta per vivere liberamente e in solitudine.</p>
<p>Nonostante tutto lo scrittore tedesco mette in guardia dai pericoli che bisogna affrontare. Il bosco non è il paradiso, ma il luogo della paura, della prova e della morte. Eppure, proprio <em>la paura, la morte e la prova</em> sono argomenti che l’uomo moderno non vuole più trattare. Ma se queste cose non esistessero o terminassero di avere effetto sulla vita delle persone, rimarrebbe solo un’esistenza di istinti, simile a quella degli animali.</p>
<p><em>L’umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell’uomo l’assalto dell’abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia. Nell’incontro dell’uomo con se stesso, o meglio con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. Socrate chiamava il suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco.<br />
</em><br />
Queste sono le idee che Ernst Jünger lascia ai posteri. A distanza di sessantasei anni dalla pubblicazione, questo libro resta attuale. Siamo in presenza di un pamphlet anarchico di cui ci si innamora facilmente.</p>
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		<title>Vocabolario minimo di decenza moderna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vocabolario-decenza-moderna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 01:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Vocabolario minimo di decenza moderna&#8221; di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata da Martino Ciano Libertà: scelta personale che non ha alcun significato agli occhi del potere che ci sovrasta e che alimentiamo. Viviamo compiendo un atto perpetuo di prevaricazione. Non scegliamo e non lasciamo scegliere, semplicemente soffochiamo l&#8217;altro. Ecco perché ogni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Vocabolario minimo di decenza moderna&#8221; di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata da Martino Ciano</strong></p>
<p><strong>Libertà:</strong> scelta personale che non ha alcun significato agli occhi del potere che ci sovrasta e che alimentiamo. Viviamo compiendo un atto perpetuo di prevaricazione. <strong>Non scegliamo e non lasciamo scegliere, semplicemente soffochiamo l&#8217;altro</strong>. Ecco perché ogni atto politico, anche in democrazia, è pur sempre violento.</p>
<p><strong>Democrazia:</strong> tollerata dittatura della maggioranza alla quale non si può non appartenere. <strong>Io non credo più agli eremiti</strong>, quei pochi rimasti o che si dichiarano tali hanno poi bisogno di <strong>TikTok</strong> o di una diretta<strong> Facebook</strong> per incensare il loro esasperato individualismo.</p>
<p>Se il molteplice è il male, mentre l&#8217;Uno è la sola verità, allora la realtà del molteplice è creazione di un&#8217;entità priva di onnipotenza, di etica ed estetica. Questo ho letto in un libro che raccontava di un punto di vista umano, <strong>quello</strong> <strong>di un filosofo dell&#8217;assurdo in odore di pessimismo</strong>.</p>
<p><strong>Pessimismo:</strong> volontà di piacere al prossimo nella soave dissoluzione quotidiana; totalitaria autodistruzione in cui speranza è sinonimo di attesa o di immobilità. Fisso negli occhi persone sorrette da <strong>&#8220;psicofarmaci da banco&#8221;</strong>, vedo in loro un ottimismo stanco. La nuda vita ormai viene ripetuta in gesti molleggiati; c&#8217;è rabbia nella loro voce e vorrebbero compiere una strage. Si sentono perseguitati anche mentre fanno la spesa, mentre scelgono mele o banane, pesche o ciliegie. <strong>Pensano che dietro uno sconto ci sia una fregatura, che un sorriso nasconda una volontà omicida</strong>.</p>
<p>Un vocabolario minimo mi accingo a stilare; poche parole servono per comunicare, anzi a volte basta un momento di silenzio, un prolungato sospiro di insoddisfazione. <strong>Tutto diventa una melodia di passi strascicati lungo strade dopotutto pulite e ben acconciate. </strong>Per molti è una benedizione il decoro urbano.</p>
<p><strong>Cosa ci ha ridotto a questo?</strong> Ma in fondo c&#8217;è stata un&#8217;epoca diversa in cui tutti erano spensierati o meno incupiti da pensieri strambi? Anche al tempo dei romani si lottava per un attimo di celebrità e lo schiavo sognava di essere imperatore?</p>
<p>O forse è proprio questo il problema, ossia che tutte le epoche sono uguali perché l&#8217;uomo è sempre lo stesso ed è immutabile?</p>
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		<title>Sovranismo e populismo. Una breve riflessione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sovranismo-e-populismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 01:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Enrico Esposito Orban in Ungheria è stato eletto democraticamente, con libere elezioni. E allora? Quale dittatura o regime autoritario non è si è realizzato attraverso libere elezioni? Mussolini aveva solo uno sparuto gruppo parlamentare prima del 1924. Nelle elezioni di quell’anno ottenne la maggioranza in Parlamento, tanto da indurre Giacomo Matteotti, socialista, a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Articolo di Enrico Esposito</em></strong></p>
<p>Orban in Ungheria è stato eletto democraticamente, con libere elezioni. E allora? Quale dittatura o regime autoritario non è si è realizzato attraverso libere elezioni? Mussolini aveva solo uno sparuto gruppo parlamentare prima del 1924. Nelle elezioni di quell’anno ottenne la maggioranza in Parlamento, tanto da indurre Giacomo Matteotti, socialista, a denunciare brogli elettorali. Una denuncia confermata dall’assassinio del deputato.</p>
<p>Anche Hitler in Germania partì con un piccolo manipolo di deputati, ma in poco tempo ebbe la maggioranza in Parlamento. Anche l’impero romano nasce con il sostegno delle classi subordinate dell’epoca. Ma l’elezione a furor di popolo non impedì che in breve si instaurassero regimi autocrati e dittature. Non rassicura che Orban sia stato eletto con libere elezioni se poi calpesta i principi e i diritti delle minoranze e degli oppositori. In Italia qualcuno parlò di democratura e sembrò riprendere il senso violento della dominanza (cratos) sul demo.</p>
<p>Oggi la via per arrivare a tanto è fornita dal populismo, in cui si annidano <em>sovranismo</em>, nazionalismo e antidemocrazia. Ma stanno cambiando idea alcuni leader: appunto populismo questo è. Non una visione organica e programmatica, ma occasionale e opportunistica.</p>
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		<title>Arrivano i nostri. Alfio Caruso e gli &#8220;alleati&#8221; della Mafia nello sbarco in Sicilia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/arrivano-i-nostri-alfio-caruso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 01:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Che la storia la scrivano i vincitori è cosa nota, altrettanto noto è che certe cose si omettano o vengano lasciate riposare nel sonno dell&#8217;apatia, sperando che qualcuno dimentichi. Così è stato per il dibattito sullo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, avvenuto il 10 luglio 1943. Una data importante, perché da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Che la storia la scrivano i vincitori è cosa nota, altrettanto noto è che certe cose si omettano o vengano lasciate riposare nel sonno dell&#8217;apatia, sperando che qualcuno dimentichi. Così è stato per il dibattito sullo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, avvenuto il 10 luglio 1943. Una data importante, perché da lì inizia la lenta e inesorabile fine del regime fascista.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-4908 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/41EcMySl6iL._SX318_BO1204203200_.jpg?resize=400%2C400&#038;ssl=1" alt="" width="400" height="400" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/41EcMySl6iL._SX318_BO1204203200_.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/41EcMySl6iL._SX318_BO1204203200_.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Alfio Caruso racconta attraverso questo corposo saggio fatti e avvenimenti che solo recentemente sono arrivati alle orecchie della massa. Prima si potevano solo intuire, ma non era consentito parlarne troppo apertamente; non sono mancate coraggiose iniziative di divulgazione, stroncate però con il solito velo di indifferenza. Il progetto di mettere piede in Sicilia ha una lunga gestazione. L&#8217;isola italiana è un avamposto magnifico nel mezzo del Mediterraneo, piace ad americani e inglesi. Come entrarci? Mafia, massoneria e Vaticano lavoreranno insieme, in maniera inaspettata e, a quanto pare, con ottimi risultati.</p>
<p>La Sicilia è una terra aspra, un luogo incantato che vive felicemente nel suo isolazionismo. Ha le sue leggi, ha le sue istituzioni, ha le sue procedure. Mussolini pensa di averla conquistata. Dalla sua parte ha il silenzio, l&#8217;accettazione del regime e uomini che sanno <em>tenere tutto a bada.</em> Ma il Duce non tiene conto di una cosa: <em>in Sicilia nulla è come sembra, ciò che appare non è</em>. Si illude anche di poter scacciare la mafia, considerata una cellula di briganti analfabeti, neanche viene sfiorato dal pensiero che la Mafia è una struttura consolidata, accettata dal popolo, tenuta al riparo dalle intemperie del tempo. Parliamo di qualcosa che va al di là della semplice <em>associazione criminale</em><em>. </em>Pertanto, l&#8217;invio del Prefetto Mori è solo fumo negli occhi. Mussolini è convinto di aver sradicato il <em>male dei mali</em>, invece sarà solo l&#8217;inizio della fine. <em>Cosa nostra </em>infatti non è uno slogan o un nome in codice, ma un progetto indipendentista. I siciliani non si sentono italiani, ma <em>cosa propria.</em></p>
<h3>Intanto negli Stati Uniti&#8230;</h3>
<p>Con il regime fascista, i siciliani sanno essere abili doppiogiochisti. Sanno muoversi in silenzio, hanno un&#8217;educazione che oggi diremmo <em>siberiana</em>, appaiono allegri e spensierati e sono guidati da una tenera malinconia che li rende allo stesso tempo spaesati e capaci di adattarsi alle evenienze. Della propria povertà ne fanno un&#8217;arma di riscatto ed è un po&#8217; quello che farà negli Stati Uniti Salvatore Lucania, meglio conosciuto come <em>Lucky Luciano</em>. Al suo fianco c&#8217;è un altro emigrato, ma è un calabrese, ossia Frank Costello. <em>Italiani, brava gente</em>? <em>No, più che altro sono persone che vanno guardate a vista, che sanno muoversi con discrezione e che al momento giusto sanno fotterti. </em>Questo pensano gli statunitensi di noi, ma l&#8217;establishment americano sfrutta l&#8217;occasione, pur sapendo che Luciano è un mafioso. D&#8217;altronde, in guerra ogni compromesso è lecito. A conti fatti, ogni siciliano aveva almeno un parente negli Stati Uniti. Pertanto, quale miglior modo per sabotare l&#8217;adesione al Fascismo, o meglio l&#8217;accettazione passiva del regime, se non facendo leva sulla sacra istituzione siciliana della <em>famiglia?</em></p>
<p>Roosevelt e i suoi fiutano l&#8217;affare e si affidano proprio ai mafiosi per avere notizie dettagliate sulla Sicilia. Ma non è tutto, la diplomazia compie un altro capolavoro, ossia unire mafiosi, massoni e cattolici. Il Vaticano infatti ha un uomo dalle grandi capacità, Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini, il futuro Papa Paolo VI, bravo anche a turarsi il naso quando dovrà trattare con uomini tutt&#8217;altro che vicini a Santa Romana Chiesa. La massoneria intanto farà il suo gioco, ossia <em>un po&#8217; di qua e un po&#8217; di là</em>, una stretta di mano con i fascisti, una pacca sulla spalla con gli anglo-americani. In mezzo resta Mussolini, il fesso che pensava di avere tutto sotto controllo.</p>
<p>E i primi a far sì che lo sbarco in Sicilia avvenisse senza troppi intoppi di sorta furono proprio i vertici della Marina italiana, che lasciarono campo libero, dimostrando il solito lassismo <em>nazional-popolare </em>e che nel libro viene raccontato con dovizia di particolari.</p>
<h3>Il senso della storia</h3>
<p>Alfio Caruso scrive un saggio divulgativo, anche se non mancano quegli interessanti approfondimenti costruiti a suon di documenti. <em>Arrivano i nostri </em>è un libro che squarcia un velo che rischiava di diventare una spianata di cemento su una delle pagine più importanti della nostra storia. Non sono novità quelle che leggeremo tra queste pagine, ma fatti accaduti, discussi, intuiti, ma rimasti per troppo tempo nascosti e in balia di fantasiose e pericolose ricostruzioni che hanno avuto l&#8217;effetto di banalizzare il tutto.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-4907 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/autori_alfio_caruso.jpg?resize=400%2C400&#038;ssl=1" alt="Alfio Caruso" width="400" height="400"  data-recalc-dims="1"></p>
<p>Con ciò, Caruso mette anche in evidenza la tragicità di quello sbarco, in cui tanti innocenti persero la vita. Gli anglo-americani non furono teneri; commisero stragi ed eccidi. Certamente, davanti ai nostri occhi verrà svelato in tutto il suo cinismo il fine ultimo della diplomazia, ossia <em>raggiungere l&#8217;obiettivo</em>. Fatto sta che gli abili statisti coinvolti in quegli anni non calcolarono le conseguenze. Vincitori furono i mafiosi, che dapprima accarezzarono l&#8217;idea di una Sicilia indipendente, tramutatasi poi in concreta libertà d&#8217;azione, fino al raggiungimento di quello strapotere che ha minato lo sviluppo di alcune aree della nazione fino agli Novanta del secolo scorso. Vincitori furono gli anti-comunisti, che unirono le forze per contrastare qualsiasi possibilità di influenza sovietica. Vincitori furono i massoni affamati di potere e che volevano mantenere un certo <em>status quo</em>. A perdere furono i soliti: i tonti, gli idealisti, coloro che volevano vivere in pace, chi pensava di ritrovarsi in una nazione democratica, civile e pronta a emanciparsi. Ma questa è un&#8217;altra storia&#8230; triste.</p>
<p>Sono 326 le pagine di questo libro. Caruso fa nomi e cognomi, indicandoci la via da seguire per le future ricerche. Nonostante tutto, anche lui, per esigenze di <em>lunghezza del testo</em>, riassume. Non basterebbero altri mille volumi per raccontare tutto quello che avvenne in quegli anni &#8217;40 del secolo scorso, quando per portare a termine una guerra, si decise sulla pelle di quei giovani sfortunati e sulle generazioni future. Ci siamo liberati del Fascismo, per fortuna, ma ancora paghiamo il conto. Caruso termina il suo libro con un appunto: <em>Lucky Luciano muore a Napoli nel 1962, la prima guerra di Mafia scoppia poco dopo. </em>Anche questa è storia, ma di questa Storia si preferisce parlare nel tempo libero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/arrivano-i-nostri-alfio-caruso/">Arrivano i nostri. Alfio Caruso e gli &#8220;alleati&#8221; della Mafia nello sbarco in Sicilia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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