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	<title>Delirio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Oltrepassare nel suono. Un sogno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/oltrepassare-nel-suono-un-sogno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 02:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato Sono giorni in cui la mente è affollata da pensieri, pensieri sfuggenti che corrono come ladri dopo un colpo ai danni di una banca. Ma stavolta decido di fermarli ‘sti pensieri indiavolati! E penso e torno indietro agli anni lontani trascorsi all’università, ad inseguire i miei sogni. Ma erano sogni o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Sono giorni in cui la mente è affollata da pensieri, pensieri sfuggenti che corrono come ladri dopo un colpo ai danni di una banca. Ma stavolta decido di fermarli ‘sti pensieri indiavolati! E penso e torno indietro agli anni lontani trascorsi all’università, ad inseguire i miei sogni. Ma erano sogni o erano poi realtà? Erano, erano… un frutto misto.</p>
<p>Chi non sogna, specialmente a vent’anni? Chi non sogna a trenta, a quaranta e via discorrendo? Ancora oggi, con la maturità che avanza, il sogno avvolge e sconvolge il nostro piccolo mondo.</p>
<p>Il sogno è parte di noi. “Oltrepassa” il nostro “apparire”. <em>Oltrepassare</em> è un suono: un elastico vibra e questo suo movimento sposta una particella, rompendo il suo equilibrio originario, sposta a sua volta altre particelle che a loro volta rompono il proprio equilibrio e così, attraverso l’aria si crea l’onda sonora. Ed essa avvolge il nostro udito. Le orecchie accolgono l’onda, ricca dei suoi armonici, vicini e lontani e da questi piccoli e poi grandi spostamenti d’aria nasce il suono.</p>
<p>Il suono: puro o organizzato che sia è sempre una realtà filtrata dai nostri sensi che, se da una parte potrebbero rappresentare un limite per la conoscenza, al tempo stesso ci proteggono dalla possibilità di dare i numeri.</p>
<p>Che sarebbe il nostro cervello se riuscissimo a percepire ogni minimo rumore? Un macello, una cacofonia, una disarmonia, insomma, l’inferno!</p>
<p>Benvenute vibrazioni misurate, benvenuto equilibrio della natura, ma benvenuta anche la tecnologia. Un cane, un gatto, un pipistrello odono troppo per noi umani. Ma noi umani che usiamo la tecnologia, quando la usiamo per il beneficio ambientale e non per il suo danno, sappiamo bene che con un semplice sintonizzatore possiamo renderci conto di quante frequenze radio ci circondino: di quante informazioni ruotino attorno a noi.</p>
<p>Intorno a noi non c’è dunque il vuoto, e anche dove c’è il vuoto ossia dove non c’è aria, non c’è il suono, ma non c’è neanche il nulla. Il mondo è, esiste senza apparire, è armonia, meraviglia; il sogno e la realtà si fondono e si confondono, il ritmo imprime musica alle parole e le parole diventano poesia, lo spazio scompare e il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.</p>
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		<title>Delirio immacolato. Un comandamento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/delirio-immacolato-un-comandamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 08:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Delirio]]></category>
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		<category><![CDATA[Immacolata]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Otto dicembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio Il vento scuote un albero, la pioggia bagna l’asfalto, tu corri, non ti fermi e non cerchi riparo. Il viso bagnato, i lampi ti baciano, i tuoni ti chiamano ma tu non rispondi. Ogni tempesta è figlia di un orgasmo. Un dio eccitato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Articolo e foto di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/12/15/delirio-immacolato-un-comandamento/">Zona di Disagio</a></em></strong><br /><br />Il vento scuote un albero, la pioggia bagna l’asfalto, tu corri, non ti fermi e non cerchi riparo. Il viso bagnato, i lampi ti baciano, i tuoni ti chiamano ma tu non rispondi. Ogni tempesta è figlia di un orgasmo. Un dio eccitato seduce la natura servile, una sua carezza innesca la passione, la passione è morte, la vita è quiescenza. Benedette siano tutte le morti, maledette le vite senza resurrezione. <br /><br />Tu corri e ogni metro percorso percuote le tue gambe. Sorridi, hai paura. Ridi, sei angosciato. Sei l’unica cosa che non si sottomette al temporale. Sai bene che Dio non crea, ma separa, un errore di interpretazione ha attribuito troppa potenza a un Padre celeste che dopotutto è solo un bambino che gioca con le costruzioni. Tu sei invece un uomo che segue la sua volontà, il desiderio di correre, di sfidare la natura, di imporsi agli occhi del cielo. Ma il cielo se ne fotte, sei nella sua indifferenza, che tu viva o muoia poco gli importa. Qualcuno ti sostituirà, qualcuno nascerà dopo di te, qualcuno vivrà meglio di te, qualcuno tra migliaia di anni, in mezzo allo stesso temporale, si troverà nella tua stessa situazione e non saprà di te e tu non saprai di lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora deliri. Una poesia ti viene declamata dall’anima. I suoi versi si compongono con lentezza, ti scorrono davanti agli occhi. Le dita delle tue mani tremano. Corri, ma sei in una poesia, in un brodo di emozioni. L’eccitazione dell’inguine, le gambe che non si fermano, sudore e acqua che si incontrano mentre tu pensi a quando sarai a casa… la casa che da bambino ti ha coccolato, ti ha salvato, in cui hai sentito gridare e ridere, in cui sei stato padrone e ospite, in cui non morirai perché te ne andrai per essere un solo corpo e una sola anima. Ma tu sai anche che a una certa età andrai alla ricerca di una casa in cui morire. Morire in casa è l’aspirazione degli uomini-giusti, ma nessun giusto ha mai avuto sembianze umane e per l’Universo indifferente la giustizia è una supplica che va necessariamente ignorata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così tu hai scelto di correre, di sfidare il vento e la pioggia nel giorno di un’Immacolata dal cielo plumbeo. Sei solo nell’amplesso del dio con la natura e questo risveglia il tuo complesso di Edipo. Corri e vai alla ricerca del padre da uccidere, ma qui non ci sono armi, puoi solo recitar-bestemmie, ma l’Universo è indifferente. E tu sgambetti, mentre un divino delirio sussurratoti da voci inconsce ti ha guidato fin davanti al cancello della tua casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allenamento terminato. Ce l’hai fatta, ma l’Universo se ne fotte.    </p>
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		<title>Dialoghi con Leucò: evocare l&#8217;utopia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/evocare-necessita-dellutopia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 10:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dei]]></category>
		<category><![CDATA[Delirio]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Leucò]]></category>
		<category><![CDATA[Pavese]]></category>
		<category><![CDATA[ragno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Breve riflessione di Martino Ciano dopo la lettura di &#8220;Dialoghi con Leucò&#8221; di Cesare Pavese In principio fu l’evocazione d’ogni forma. Il Divino Creatore avvertì così chiaramente la nausea della permanenza, che gettò tutto nell’eterno divenire. Il costante mutamento! Che dolore, che delirante sconquasso, che poesia, che tormento. Possa il caos di nuovo inghiottire ogni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Breve riflessione di Martino Ciano dopo la lettura di &#8220;Dialoghi con Leucò&#8221; di Cesare Pavese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In principio fu l’evocazione d’ogni forma</em>. Il Divino Creatore avvertì così chiaramente la nausea della permanenza, che gettò tutto nell’eterno divenire. Il costante mutamento! Che dolore, che delirante sconquasso, che poesia, che tormento. Possa il caos di nuovo inghiottire ogni cosa.</p>





<p class="wp-block-paragraph">Ognuno è parte del tenero suicidio dell’<em>ente-mutevole</em> man mano che la necessità invoglia a ricercare. Ricerca stupida. Vana. L’unico risultato è lo scuotimento della mente, la follia della lucidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non trovare mai la luce</em>. Anche questo è un dogma.<br />Gli scettici s’aggrapparono alla convinzione che la verità assoluta fosse un&#8217;utopia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così la vita si attraversa in sospensione, accettando un bene supremo che somiglia al male. Ma anche se tutto si riducesse solo a tre piacevoli azioni, ossia, mangiare, bere e fare all’amore, nessuno si salverebbe dall’innata tentazione di essere <em>potenza</em> e <em>atto</em>. Così come gli Dei e l&#8217;Unico Dio, che non conoscono la morte, ma possono solo osservare ciò che creano, così gli uomini si affannano a produrre e a trasformare. Eppure sono destinati alla morte, anche se sono preda della volontà di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Volontà di vita</em>? Forse andrebbe chiamata istinto.</p>
<h3>Dialoghi con Leucò: necessità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">S’aggira la volontà cieca e casuale. Fa danni, è il tormento, è l’agire famelico. Che sia la coscienza solo una sostanza che ha la capacità di contemplare se stessa, negando l’oltre e gettando nella follia l’uomo convinto d’aver compreso i divini meccanismi? Se dopo Auschwitz non avremmo più dovuto scrivere poesie, perché abbiamo continuato a chiederci da dove veniamo? E l’uomo <em>creato-non generato</em> della stessa sostanza del Padre, a chi somiglia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal soffitto della mia stanza, quella in cui mi richiudo per pochi ma intensi minuti, discende un ragno. Con la sua tela ha fatto una corda, con quella corda giungerà a mezz’aria. E come io mi avvicino, lui risale, fino a diventare invisibile al mio sguardo, ma lui è lì, in quel cielo ch’io chiamo soffitto, e io non so più riconoscerlo in quel cemento dipinto di bianco. La mia stanza non diventa senza pareti, la mia stanza è una gabbia. Chiamo il ragno, non torna; evoco il ragno, lui non c’è. Magnifica utopia, credere che ognuno, prima o poi, sarà padrone del proprio destino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non v’è decisione, idea, progetto, che non sia figlio di un delirio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è forma di un’unica sostanza, anche questo testo che io consegno alla collera degli Dei.</p>
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