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	<title>Decisione Archivi - BORDER LIBER</title>
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	<description>Sguardi al limite</description>
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		<title>Alienazione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesia-alienazione-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2023 01:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cercare]]></category>
		<category><![CDATA[Circumnavigare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Adriana Sabato La vita scorre, il silenzio domina. Sagome di legno, corpi danzanti recitano inutili copioni. Raccontano storie senza senso, inutili bugie. Gettate là per conquistare chi… Tristezza, gioia, verità, sono vita che scorre senza meta e senza scopo. Voglio restare, non voglio andare. Dita protese raccolgono polvere di stelle. Urla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>La vita scorre, il silenzio domina.<br />
Sagome di legno, corpi danzanti<br />
recitano inutili copioni.</p>
<p>Raccontano storie senza senso,<br />
inutili bugie.</p>
<p>Gettate là per conquistare chi…</p>
<p>Tristezza, gioia, verità,<br />
sono vita che scorre<br />
senza meta e senza scopo.</p>
<p>Voglio restare, non voglio andare.<br />
Dita protese raccolgono polvere di stelle.<br />
Urla scortesi svegliano passanti addormentati.<br />
Trascorre l&#8217;ora, giunge il momento.</p>
<p>Le profezie si avverano.</p>
<p>I sogni si dissolvono,<br />
le speranze si allontanano.</p>
<p>Tutto scorre senza meta.</p>
<p>Strade infangate dipingono catastrofi.<br />
Vorrei restare,<br />
non voglio andare.</p>
<p>Sogni si trasformano in allucinazioni.<br />
Dilaga il dolore, il sangue sparso.</p>
<p>Ma bisogna proseguire, andare oltre.<br />
Stamparsi un sorriso sulla faccia,<br />
e circumnavigare, circoscrivere.</p>
<p>Andare oltre.<br />
Vagare come mendico con mano protesa.<br />
Cercando cosa, cercando chi.<br />
Forse un abbraccio,<br />
forse un semplice cenno di occhi ormai spenti…</p>
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		<title>Cronaca verosimile: &#8220;Il giorno in cui ho deciso di non essere padre&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cronaca-essere-padre-border/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 02:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Decisione]]></category>
		<category><![CDATA[Demografia]]></category>
		<category><![CDATA[Figlio]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Natalità]]></category>
		<category><![CDATA[nichilismo]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[volontà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230; Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita. Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230;</strong></em></p>
<p><strong>Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita.</strong> Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, ché poi sempre di quello abbiamo paura: <strong>di tornare al nulla, non della morte in sé.</strong> Ancora oggi, nonostante siano passati anni da quel giorno, ricordo bene quella arrogante felicità che prese anche me, sollevandomi dalla panca sulla quale avevamo atteso che il parto finisse. Mi fece spiccare il volo per tutta la corsia dell&#8217;ospedale, ma in fin dei conti non era mio figlio, <strong>quindi mi domandai perché esultavo.</strong> Forse, <strong>la volontà di vita</strong> mi aveva drogato, annebbiato, circuito?</p>
<p>Quando tornai in me, in possesso delle mie facoltà, mi accucciai nell&#8217;abituale solitudine per la quale ero conosciuto. Compresi che non era quello il mio posto. <strong>Scacciai da me la volontà di vita.</strong> Avevo da sempre accettato l&#8217;ineluttabile verità della morte, quella a cui tutti siamo soggetti, dalla quale sfuggiamo in ogni istante. Procreare è un istinto di sopravvivenza, una necessità di riproduzione carnale con cui si continua a dichiarare guerra alla morte. La morte però vince sempre, porta via il corpo e mette a tacere le sensazioni.</p>
<p><strong>Nel corso degli anni,</strong> quando ho avuto il coraggio di fare questo discorso, <strong>sono stato additato come un egoista</strong> o, peggio ancora, come un essere contro natura. Mi sono difeso dicendo che in fin dei conti la natura se ne frega della nostra etica. Procreare è solo una funzione come le altre, una possibilità, un&#8217;opzione che ci è stata data. <strong>La natura ci ha dato solo gli strumenti per farlo, ma non ci impone nulla</strong>; possiamo usare il nostro corpo come vogliamo. Le rivendicazioni di eternità e di immortalità sono invece manie umane, queste sì che sono contro natura, ma sorrette da un&#8217;incrollabile fede. Ma come diceva qualcuno, <strong>la fede è credere in ciò che è impossibile.</strong> La fede infatti è il modo in cui malediciamo la natura e anche l&#8217;arma che usiamo per superarne i limiti.</p>
<p>Sì è vero, anch&#8217;io credo nell&#8217;impossibile; anch&#8217;io ho fede in qualcosa. <strong>Persino questa sfacciata coerenza è contro natura e prima o poi finirà.</strong> Ma quando ho avvertito la falsità delle pretese della volontà di vita, l&#8217;improprio richiamo dell&#8217;idea che un figlio riscatterà la mia morte, non ho potuto fare a meno di fermarmi. Morire è il modo migliore per proclamarsi uomini con i propri limiti. Forse non c&#8217;è onestà più grande del riconoscere un limite, il proprio.</p>
<p>Nonostante tutto, guardo con ammirazione chi ha deciso di gettare altri esseri viventi nella mischia quotidiana. Forse in questa continuità generazionale avverrà il miglioramento del Dna o degli istinti di base; <strong>o forse, si nasconde in essa una costante procreazione di solitudine, il deliquio della caducità, la volontà di sperare, la necessità di essere leggeri.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sei andata via</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sei-andata-via-adriana-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 01:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Decisione]]></category>
		<category><![CDATA[Gesto]]></category>
		<category><![CDATA[Partenza]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[Perdono]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentire]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Adriana Sabato. Foto di Martino Ciano Sei andata via. Nessuno ad ascoltare il tuo muto grido d’aiuto. Sei andata via in punta di piedi: hai cercato e hai trovato una svolta senza ritorno. Sei andata via nel mese dell’amore come il tuo nome, simbolo di passione e forza, hai dato un taglio netto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia di Adriana Sabato. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Sei andata via.<br />
Nessuno ad ascoltare il tuo muto grido d’aiuto.<br />
Sei andata via in punta di piedi: hai cercato e hai trovato<br />
una svolta senza ritorno.</p>
<p>Sei andata via nel mese dell’amore<br />
come il tuo nome, simbolo di passione e forza,<br />
hai dato un taglio netto, hai reciso quell’ultimo filo di speranza<br />
disperata.</p>
<p>Quante volte avrai chiesto senza ricevere<br />
quante volte i tuoi occhi hanno parlato<br />
senza neanche essere visti<br />
da altri occhi troppo presi dal proprio<br />
ego indaffarato!</p>
<p>Homo faber, recupera il tuo ormai fragile intelletto,<br />
ascolta, leggi, guarda in faccia il dolore.<br />
Ruvida terra, ruvida bellezza, osserva, tocca, immergi<br />
le operose mani in quel corpo martoriato dall’inquieta<br />
sofferenza di tua figlia.</p>
<p>Sole che sorgi ogni mattina, inonderai di luce<br />
una giornata fredda e muta nel dolore e nel pianto<br />
di una comunità intera.<br />
Ruvida morte, hai strappato un fiore raro del deserto<br />
in cui lascerai traccia indelebile.<br />
Nella tua folle corsa hai lasciato indietro<br />
compassione e pietà.</p>
<p>Sei andata via,<br />
fiore raro in un deserto,<br />
non conoscerai rose, non conoscerai futuro,<br />
non saprai mai cos’è la vita,<br />
una lucida angoscia ti ha travolta e noi…</p>
<p>Ci hai lasciati nel colpevole silenzio<br />
a chiederci un inutile e disperato perché,<br />
a chiederti un umile perdono…</p>
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