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	<title>De André Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile. Una poesia consapevole</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amico-fragile-bisogno-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 22:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[De André]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024. Questo articolo è già stato pubblicato su Gli amanti dei libri Seguire il percorso di un poeta, soprattutto quando il suo cammino si fonda su quel &#8220;principio di onestà&#8221; che mai si discosta dalle &#8220;cause&#8221; che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024. Questo articolo è già stato pubblicato su <a href="https://www.gliamantideilibri.it/abbiamo-tutti-bisogno-di-un-amico-fragile-nicola-vacca/">Gli amanti dei libri</a></strong></p>
<p>Seguire il percorso di un poeta, soprattutto quando il suo cammino si fonda su quel <strong>&#8220;principio di onestà&#8221;</strong> che mai si discosta dalle <strong>&#8220;cause&#8221;</strong> che hanno dato origine al primissimo verso composto, mostra come l&#8217;arte sia prima di tutto un dialogo intimo che, poi, si affaccia sull&#8217;abisso del <strong>&#8220;noi&#8221;</strong>.</p>
<p>Mostrarsi senza maschera, attraverso la propria scrittura, non è un atto scontato, anzi, oggigiorno è sinonimo di un individualismo che fa leva sulla veloce acclamazione e che è poco incline allo studio, alla contemplazione e alla ricerca solitaria.</p>
<p><strong>Nicola Vacca</strong>, invece, conferma che ancora esiste <strong>&#8220;l&#8217;arte per l&#8217;arte&#8221;</strong> e, tramite questi versi, mostra una nuova consapevolezza. <strong>&#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221;</strong> non è solo un omaggio a <strong>De André</strong>, ma è anche un nuovo capitolo dell&#8217;esperienza poetica dell&#8217;autore e critico letterario pugliese.</p>
<p><strong>De André</strong> è l&#8217;inizio di un tragitto che non è solo demolizione, nichilismo fine a sé stesso, abbaglio o disinibito grido d&#8217;allarme; tale percorso ha origine da un <strong>&#8220;punto e a capo&#8221;</strong>. Vacca prende atto dello sfacelo, dichiara che <strong>&#8220;senza amore si è finiti&#8221;</strong>, riconosce la sua debolezza come individuo e si immerge nell&#8217;umanità.</p>
<p><em>C&#8217;è un chiodo storto nel cuore/per tutti i piani inclinati della vita/è sufficiente un minuto di lucidità/per abbracciarsi in un inferno terrestre./Si barcolla ma prima di cadere/l&#8217;amore può donarci un colpo di fulmine</em></p>
<p><strong>&#8220;Tutti&#8221;</strong> aspirano a qualcosa che non sia solo composto di materia; <strong>&#8220;tutti&#8221;</strong> nascono e muoiono quotidianamente nelle loro bassezze; ma <strong>&#8220;tutti&#8221;</strong> hanno il dovere di uscire dal proprio guscio e di abbandonare la propria tiepidezza.</p>
<p>Il <strong>De André</strong> di <strong>Vacca</strong> è il poeta degli ultimi, il cantautore degli anarchici, il menestrello della rivolta. È l&#8217;amico che canta la libertà, anche se nessuno, forse nemmeno lui, è mai riuscito a capire cosa sia. È la malinconia per gli ideali perduti, per le speranze riversate nei moti sinceri del cuore e che si sono spenti, per tutto ciò che avrebbe potuto essere e che mai più sarà.</p>
<p><strong>Vacca</strong> si riconosce in <strong>De André</strong>, tutto qui; il resto è la sua poesia, la sua nuova consapevolezza, la sua letteratura ricca di perplessità ma anche di laboriosa speranza, che consiste nella lotta, nella resistenza, nel non aderire e nel sabotare.</p>
<p>La sua parola è tagliente, come sempre; ma non è più lama di coltello, bensì punta di diamante. Di fronte a nulla si può fermare la poesia, perché ogni volta che si dice <strong>&#8220;no&#8221;</strong> si prende atto che bisogna &#8220;operare&#8221; per il cambiamento.</p>
<p><em>Cercare un bacio/dove le bocche sono chiuse/chiedere ascolto/dove parole vomitano parole./Il mondo è una latrina/il marcio ce lo portiamo addosso/scaviamo trincee per una guerra/tutti perdiamo mentre ci crediamo vincitori./Nelle feritoie della notte/imprechiamo un bisogno d&#8217;amore./Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile/che ad alta voce ci dica la verità.</em></p>
<p><strong>&#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221;</strong> è quindi un atto di insubordinazione necessario, che forse morirà sul nascere, ma che la poesia renderà immortale fin dal primo vagito.</p>
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		<title>Un amico fragile sul tandem delle voci dissacranti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amico-fragile-recensione-de-palma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 23:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[De André]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poeta]]></category>
		<category><![CDATA[Qed Edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Luciana De Palma. In copertina &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024 In Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile (Qed ed.) accade di ascoltare un dialogo fitto tra Nicola Vacca, autore dello stesso, e Fabrizio De André. Quello che percorriamo, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Luciana De Palma. In copertina &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024</h3>
<p>In <strong>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile</strong> (Qed ed.) accade di ascoltare un dialogo fitto tra <strong>Nicola Vacca</strong>, autore dello stesso, e <strong>Fabrizio De André</strong>. Quello che percorriamo, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, è il sentiero della ricerca che diventa esperienza di un pensiero forte e di una parola tagliente.</p>
<p>Contenute in questo libro sono riflessioni lancinanti che tagliano l’aria come venti glaciali, rendendo difficile respirare a meno di non voler accettare la tormenta come condizione esistenziale dell’uomo che cerca la verità.</p>
<p><strong>Nicola Vacca</strong> si rivolge idealmente al cantautore genovese per convertire in prove schiaccianti quelle visioni cariche di sconforto morale e culturale che <strong>De André</strong> rese tema delle sue canzoni.</p>
<p>Senza abbandonarsi al miraggio di false speranze né tentare appigli disperati a una chissà quale illusione momentanea, il poeta rifugge la consolazione delle teorie misticheggianti in cui la società moderna dissolve lentamente ogni possibilità di rinnovamento e prova a tratteggiare un discorso che abbia consistenza di lotta e di resistenza.</p>
<p>Ci sono versi, in quest’opera, che annientano ogni residuo di inganno in cui l’umanità non fa che soffocare la bellezza, l’amore, la poesia, la condivisione. Ci sono parole, in questo libro, che restano avvinghiate alla mente come uncini alla bocca di un pesce abboccato all’amo.</p>
<blockquote><p>La misericordia di dio/è un’invenzione dei devoti/che hanno paura dell’inferno oppure lo sconforto/ci sorprende in una bestemmia a mani giunte o ancora Signori benpensanti/vi scaverò la fossa/con le mani nude del pensiero sono molto più che versi di poesie: sono colpi di un’arma che mira allo spirito, colpendolo in pieno.</p></blockquote>
<p>Leggere e poi rileggere tutte le poesie qui contenute ha il valore di un’illuminazione, lenta e cadenzata dalle riflessioni che si avviano verso spazi sempre più ampi, conducendo la mente alle radici di una realtà con cui ogni giorno deve confrontarsi.</p>
<p><strong>Lo stile scabro e la scrittura implacabile</strong> fanno sì che, voltando pagina, si comprenda il progetto culturale di <strong>Nicola Vacca:</strong> andare a fondo, sempre più a fondo, dentro una questione che non riguarda un pensatore isolato, ma l’intera umanità, poiché sul sentiero aperto dal singolo presto si incammineranno gli altri.</p>
<p>Non importa quanto tempo impiegherà la ragione ad accettare il dovere di aprirsi a nuove prospettive seppur dolorose, a nuove gradazioni di consapevolezza, perché tutto quanto accade sulla pagina scritta troverà in qualche modo la forma per manifestarsi a chi quelle pagine terrà tra le mani.</p>
<p>E di sicuro accadrà di vedere, di sentire con prodigiosa intensità quello che i poeti <strong>Vacca</strong> e <strong>De André</strong> intendono rivelare: non una fede che sostituisca quelle vigenti, non un assioma che degradi l’intelligenza a mezzo secondario per conquistare un posto in</p>
<p>paradiso, ma la sostanza ruvida e aspra di un’esistenza sempre più declinata verso l’egoismo, la violenza, la meschinità.</p>
<p><em>Dove c’è dio/non c’è nessuna libertà</em> scrive Vacca nella poesia Libertà. Se questa parola fosse svuotata dal suo inutile carico di romanticismo e ritrovasse il significato che richiama al senso di responsabilità politica, etica e sociale, allora si riuscirebbe a comprendere che nessuna salvezza giungerà mai da nessun dio poiché la scelta finale spetta solo agli esseri umani.</p>
<p>Solo a questi ultimi tocca il difficile e urgente compito di prendere atto della miseria sparsa ovunque per provare a redimersi non in virtù di un premio finale quanto di una compassione universale che mostrerebbe la vanità delle guerre e quindi la loro follia.</p>
<p>Nella poesia intitolata <strong>Il silenzio prima dell’inverno</strong> leggiamo i versi: <em>Dovremmo chiederci come ci siamo finiti/in questo intricato gioco di trame./C’è un silenzio nella risposta</em>.</p>
<p>Interrogarsi è proprio di chi persevera in un faticoso scavo tra le macerie accumulate per anni, forse per secoli in cui l’inettitudine dello spirito e della mente è stata praticata con famelica voluttà.</p>
<p>Porsi domande, lasciarsi afferrare dai dubbi, chiedersi sempre cosa ci sia dietro la tenda che nasconde un passaggio stretto e buio verso spazi indefiniti e vergini in cui aleggiano verità scomode, terribili, ma necessarie da svelare: è questo che fa il poeta, è di questo che vive chi non accetta di farsi ricoprire dal fango della menzogna.</p>
<p><em>Se si vuole davvero essere fraterni/il dolore degli altri/bisogna viverlo come fosse il nostro</em>, leggiamo nella poesia Noi siamo il dolore degli altri.</p>
<p>L’unica occasione per dilaniare quell’egoismo ormai incancrenito nella società va colta nella dimensione dell’empatia, vera, autentica, libera da secondi fini e non viziata da ritorni vantaggiosi.</p>
<p>Il dolore è un’onda che incessantemente ritorna a riva: nulla può evitare che accada, eppure si può lenire la paura, affrontando le risacche con la coscienza di un destino comune che non deve sottrarre nessuno dall’onere di prendersi cura dell’altro.</p>
<p><em>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile/che ad alta voce ci dica a verità:</em> nessuna verità, se è tale, può essere raccontata sottovoce o spifferata in un orecchio, soprattutto quando a metterla nero su bianco è un poeta, anzi sono due.</p>
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		<title>Con Faber alla ricerca di un amico fragile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/faber-poesia-vacca-libro-qed/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 23:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[De André]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Con Faber alla ricerca di un amico fragile&#8221; è una recensione di Paolo Fiore. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024 “Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”. Mi piace immaginare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Con Faber alla ricerca di un amico fragile&#8221; è una recensione di Paolo Fiore. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed Edizioni, 2024</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”</em>.</p>
<p>Mi piace immaginare che proprio questa irraggiungibile dimensione pessoana potesse abitare i pensieri di Fabrizio De André quando, nella canzone Amico fragile, a chi gli disse, ostentando un personale, impudico e arrogante dolore: <em>“Lo sa che io ho perduto due figli” [?] sarcasticamente rispose: “Signora lei è una donna piuttosto distratta”. </em></p>
<p>Sbeffeggiando e smascherando, in questo modo, l’ipocrisia perbenista e proterva che oggi, nell’espressione di un comico, si definirebbe riconoscibile nella formula della TV del dolore. E ancora col timbro pessoano, quando, citando Benedetto Croce, che dopo i 18 anni solo i poeti e i cretini continuano a scrivere poesie Faber risponde che, allora, per precauzione avrebbe preferito considerarsi un cantautore.</p>
<p>Il più grande poeta italiano degli ultimi cinquant’anni, come lo definì Fernanda Pivano, nutriva dunque un profondo ed autentico rispetto per la poesia e come sempre, proprio riportandoci sistematicamente con i piedi per terra, nel letame dell’umanità, ci fa volare altissimo fino a veder nascere i fiori nelle mille Vie del Campo e lungo tutte le curve della Cattiva strada da cui il perbenismo ipocrita ci vorrebbe lontani.</p>
<p>Come quelle percorse dai ladroni per i quali Faber tranquillizza addirittura Cristo assicurandogli che non gli stanno rubando la scena, di più, esortandolo: <em>“Perdonali se non ti lasciano solo / se sanno morir sulla croce anche loro”</em>. Anzi, prova autentica ne è che Tito, uno dei due, “prova il dolore” non tanto per la propria sofferenza ma alla vista della sofferenza dell’altro, la sofferenza di Cristo e, vedendo quella pietà che non cede al rancore, impara l’amore.</p>
<p>La cifra più profonda di Fabrizio De André, è allora l’autenticità e la sua conseguente, inesausta guerra contro l’ipocrisia. Proprio per questo <strong>Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile</strong> come scrive <strong>Nicola Vacca</strong> nell’omonima raccolta poetica su <strong>Faber</strong> (QED edizioni &#8211; 2024), perché abbiamo bisogno di rispecchiare in lui la nostra fragilità che poi è l’essenza stessa della condizione umana. Quel <em>“cercare un bacio / [proprio] dove le bocche sono chiuse / [quel] chiedere ascolto / [proprio] dove parole vomitano parole”</em> come scrive Vacca inserendosi nel racconto della rievocazione amara di De André della serata delle ipocrisie raccontata nella canzone Amico fragile.</p>
<p>C’è una Via della croce ed è tra gli umani. Se c’è una porta da aprire, quella deve spalancarsi sulle periferie dell’umanità, nelle galere dei suicidi senza nome, nelle periferie urbane dove si alza il lamento del Cantico dei drogati o si stende il tragico silenzio de la Canzone di Marinella, nel bosco di Sally dove <em>Mia madre mi disse / non devi giocare con gli zingari, sotto i neon dei pronto-soccorso dove sanitari e pazienti si parlano ma spesso purtroppo non si capiscono perché ingabbiati in-luoghi-comuni-e-in-difficoltà-straordinarie, sui fronti di tutte le guerre dove, sistematicamente, ognuno nella sua guerra, come Piero non sente il monito che gli grida Fermati adesso! prima [molto prima!] di varcar la frontiera!</em></p>
<p>La buona novella di De André è autenticamente inaudita per i nostri tempi tanto quanto era inaudita quella ai tempi di Cristo. Inaudita in quanto apocrifa, nascosta, come lo erano i vangeli apocrifi ai quali lui si rivolge. Faber è autenticamente cristiano in quanto affascinato dalla figura e dal messaggio di Cristo. Un linguaggio rivoluzionario ma pur sempre di uomo nella visione del cantautore ligure: un uomo rivoluzionario che predicava un comandamento nuovo che non scaturiva da una legge esterna, da una divinità, ma da una legge interiore.</p>
<p>Questa è forse la vera essenza dell’Anarchia deandreiana, non, ovviamente, l’assenza della legge ma la legge della legge interiore, la legge dell’autodeterminazione “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria” come canta in Smisurata preghiera, suo testamento spirituale col suo marchio speciale di speciale disperazione ma sempre ad occhi aperti e senza illusioni poiché, come scrive nell’omonima canzone: <em>“La domenica delle salme / Gli addetti alla nostalgia / Accompagnarono tra i flauti / Il cadavere di Utopia”</em>.</p>
<p>De André, dunque, cristiano per il Cristo uomo, ma blasfemo per il dio a lieto fine [a cui] non credere mai come canta in Coda di Lupo. Certamente, tutt’altro che semplice e agevole la condizione libertaria, infatti, <em>“Ci vuole una grande ostinazione / per essere liberi / nella prigione del mondo” come scrive Vacca in Tutta l’anarchia del mondo, aggiungendo che Manca un grido che ci ricordi che “Il potere divora tutto / a lui interessa solo essere potere” per questo “in ognuno di noi / dovrebbe esserci un uomo in rivolta”</em>.</p>
<p>Quanta assonanza tra De André e Camus! Ma molteplici sono le radici a cui il nostro Faber attinge: la poesia francese del quattrocentesco François Villon di cui riprende La ballata degli impiccati, la vena anarchica di Georges Brassens di cui adatta Il gorilla, entrambe raccolte nell’album Tutti morimmo a stento, e poi la letteratura americana con il ripensamento di alcune poesie dell’Antologia di Spoon River che proprio Fernanda Pivano aveva tradotto, confluite nell’Album Non al denaro non all’amore né al cielo. Purtroppo, annota amaramente Nicola Vacca in una sua poesia, che<em> “è troppo tempo / che stiamo sulla collina / non abbiamo più un sogno comune / qui è una Spoon River senza fine / siamo morti che non sanno parlare”</em>.</p>
<p>Sarà perché tagliamo senza remore le nostre radici, quelle culturali, restando orfani di passato e quelle fisiche degli alberi, esponendoci sempre più a disastri ambientali con nomi troppo simili a Dolcenera che tra le righe e le piene del fiume, nel mezzo della tragedia sa cantare paradossalmente anche la risacca dell’amore, reale o immaginario che sia… per poi usare altrove simili parole <em>“Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai / Amore che vieni, amore che vai”</em>.</p>
<p>E anche se <em>“l’amore ha l’amore come solo argomento”</em>, come Faber aveva scritto ancora in Dolcenera, alla fine si canterà comunque la Canzone dell’amore perduto poiché, Amare è, comunque, come sostiene, probabilmente a ragione, J. Lacan, <em>“dare ciò che non si ha a chi non lo vuole”</em>. Scrive Nicola Vacca ne Lo sconforto: <em>“Non c’è bellezza / nel mercato delle illusioni / nessuno suona / un valzer per un amore”</em>.</p>
<p>Ma come il Cristo con la Maddalena a cui chiede dove fossero finiti i suoi accusatori, Caravaggio con la prostituta che presta il suo volto a Maria, così De André fa posto a Bocca di Rosa e a Prinçesa nella processione della contraddizione umana risarcendo anche la memoria di Marinella, per la quale, con le sue parole, <em>“non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte”</em>. Ma per De André cercare autenticamente l’altro significa visitarlo nei suoi luoghi, nella sua casa, nella sua lingua.</p>
<p>Imbarcarsi sul mare, il luogo dove la luna si mostra nuda, <em>rischiarando ombre di facce / facce di marinai, alla volta di isole, insieme di vita e di solitudini, dopo una sosta brevissima a terra, fatta solo per navigare, questa volta, nella barca del vino / emigranti del riso / [ma] con i chiodi negli occhi / giusto il tempo di una notte fino al mattino / padrone della corda marcia di acqua e di sale / che ci lega e ci porta in una «Crêuza de mä»</em>, una stradina nel mare, inconsistente e reale allo stesso tempo, rotta materiale e mentale, così simile ai viottoli di Genova… e di tutti i paesi del mondo a strapiombo sull’abisso del mare.</p>
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		<title>Vacca omaggia De André: Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amico-fragile-vacca-deandre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 23:04:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marcello Buttazzo. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed edizioni, 2024 E fu la nottetra le nuvole barocchemanca un invito a guardareindossiamo la sciarpala realtà è freddai sogni non riscaldano. Resta il buioin questo silenziodove un amore ha sempre bisogno di un cielo. È appena uscito il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Marcello Buttazzo. In copertina: &#8220;Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile&#8221; di Nicola Vacca, Qed edizioni, 2024</strong><br /><br /><em>E fu la notte</em><br /><em>tra le nuvole barocche</em><br /><em>manca un invito a guardare</em><br /><em>indossiamo la sciarpa</em><br /><em>la realtà è fredda</em><br /><em>i sogni non riscaldano.</em><br /><br /><em>Resta il buio</em><br /><em>in questo silenzio</em><br /><em>dove un amore ha sempre bisogno di un cielo.</em><br /><br />È appena uscito il libro di versi <strong>“Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile” di Nicola Vacca, pubblicato da Qed edizioni di Pina Labanca nella collana Stèresis</strong>. Il volume è impreziosito da alcuni disegni di Mauro Trotta. È un viaggio profondo e lirico nel mondo poetico di Fabrizio De André, a venticinque anni dalla sua scomparsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>De André</strong> con la sua esistenza esemplare e con la sua prodigiosa produzione artistica ha sempre navigato in direzione ostinata e contraria, ci ha fatto assaporare il gusto e il valore inalienabile della libertà, ci ha donato gocce di splendore, ci ha fatto apprezzare il significato inerente della parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I versi di <strong>Nicola Vacca</strong> dedicati a <strong>De André</strong> sono un omaggio sentito all’uomo e all’artista, alla sua onestà intellettuale, alla sua verve anarchica, alla sua visione mai omologata della realtà effettuale. Specialmente in quest’era derelitta, di viltà, di finzioni, abbiamo più che mai bisogno di un poeta come <strong>De André</strong> che ci indichi ancora la strada sterrata e malagevole della libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una nota finale al libro <strong>Nicola Vacca</strong> scrive: “Abbiamo bisogno delle sue parole irriverenti perché oggi gli ultimi sono ancora qui, gli emarginati sono diventati un esercito, il potere è ancora quel sistema che prende per fame, la libertà è in pericolo e la guerra è una minaccia quotidiana”. In specie in questo tempo diseredato e fiaccato dalle falsità, possiamo nutrirci alla fonte cristallina delle parole apocrife e nomadi di <strong>Faber</strong>, che sono come calie preziose a cui guardare con rispetto, con devozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La smisurata preghiera di <strong>Faber</strong> è il laico stratagemma dove abbeverare i nostri pensieri. Nei suoi versi, Vacca si interroga su quest’inferno di terra attuale, terra fredda e feroce, in cui siamo tutti sballottati. Come Faber, Vacca si scaglia contro i tanti “Signori benpensanti” che popolano la quotidianità: “<em>Al rancore preferisco la bestemmia/con le parole in libertà/Blasfemo per amore della vita/che è lotta e mai rassegnazione</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vacca s’interroga, si chiede insistentemente se “<em>saremo ancora capaci di tenerezza/in questo sfacelo di anime mai salve?</em>” Forse, davvero noi umani non siamo preparati alla stagione delle rifioriture. E sempre troppi saranno i baci mai dati nelle canzoni dell’amore perduto. Il pensiero di Vacca sul presente di questa “bella” civiltà è amaro. Desolato il pensiero su questa contemporaneità “dove si sente l’odore di sangue”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Nicola non esistono poteri buoni, il potere divora tutto. E partendo da questo assunto irrefutabile, “<em>solo per questo in ognuno di noi/dovrebbe esserci un uomo in rivolta</em>”. Quell’uomo in rivolta che non si dovrebbe rassegnare al cospetto delle ingiustizie e delle angherie, ma deve saper procedere in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’ è rassegnazione per questi uomini e queste donne contemporanee che stanno sulla collina senza coltivare sogni comuni, aspettative accettabili. La nostra “è una Spoon River senza fine”.  In “Coda di Lupo”, De André canta: “e a un Dio a lieto fine non credere mai”. Per Nicola, oltre la siepe del disincanto, non c’è nessuna verità. La vita ordinaria sulla terra è molto aspra, dura, e per Vacca “<em>dall’alto dei cieli/ci benedice un dio contro</em>”. In “Un blasfemo”, Faber canta: “Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo, lo costrinse a viaggiare una vita da scemo”. Vacca non riesce a trovare risposte alle vane rincorse. Il suo mestiere di vivere di scrittore e di uomo è quello di porsi domande mentre vaneggia di bestemmia in bestemmia. In “Disamistade”, De André canta: “E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicola, con la sua precipua concezione socialista umanitaria, sa che noi siamo il dolore degli altri. Al dolore degli altri bisogna partecipare con il nostro sangue, con il nostro corpo: “<em>Se si vuole essere davvero fraterni/il dolore degli altri/bisogna viverlo come fosse il nostro</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascoltando “La cattiva strada”, viene in mente a Nicola un inferno di storie terribili e la consapevolezza che giocoforza danziamo sopra un cumulo di rovine. Ascoltando “La domenica delle salme”, Vacca vive il suo umanitarismo acceso, perché sa che ciò che conta, quando tutto intorno crolla, è stringersi in un abbraccio, per far balenare un po’ di calore umano, quell’amore che è “l’unico gesto che fa rumore”. Ed effettivamente non è facile parlare d’amore, perché l’amore è una casa da abitare con passione, con abnegazione. “<em>Non è facile niente/di questi tempi in cui si sputa sangue</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo corrente è quello che è. Tempo della noncuranza, della neghittosità, delle ipocrisie. A osservare questo mondo capovolto, veramente malmesso, ci viene da pensare che noi umani non siamo in grado sovente di ingenerare alcuna impresa d’amore. “<em>Siamo diventati spietati/anime per niente salve/ in questi passaggi di tempo</em>”, scrive Vacca. E sì che abbiamo tutti bisogno di un amico fragile, abbiamo bisogno d’un sorriso, d’una carezza, d’un bacio “dove le bocche sono chiuse”. Abbiamo bisogno di “chiedere ascolto, dove parole vomitano parole”. Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile che, al di là dagli accomodamenti vari e dalle pavidità del pensiero, “ad alta voce ci dica la verità”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo è una prigione di fredda ferraglia, che ci incatena con i suoi dogmi, con le verità precostituite. Abbiamo bisogno di respirare sorsi veri di libertà. La libertà autentica è amore esperito. Il poeta Nicola Vacca avverte tutta l’anarchia che naviga dentro: “<em>tornerò sempre a parlare/nei vapori di un bar/per le strade sterrate/con tutta l’anarchia che ho nel cuore</em>”. In “Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile”, c’è un’aspra denuncia contro l’uomo contemporaneo, immiserito dalle mediocrità. Un uomo contemporaneo che ha scelto una strada sbagliata, senza alcuna voglia manifesta di voler modificare il proprio status. In questi passaggi di tempo dobbiamo cercare come pazienti rabdomanti la giustizia, senza la quale il mondo non gira, non regge. Come Faber che amava i suoi nomadi, le eterne princese, le prostitute, i tossici, i diseredati e gli emarginati di questa “vincente” e “trionfante” società, così “<em>dovremmo sapere/che stare dalla parte giusta/significa giocarsi la vita da perdenti</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicola Vacca con “Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile” ha redatto una struggente e poetica preghiera laica che, come la smisurata preghiera di De André, ci rende uomini innamorati della libertà, della letteratura, della vita.  <br />                                                                  </p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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