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	<title>Dante Alighieri Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Dantedì. Per non dimenticare il sommo poeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 05:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Celebrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Alighieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dantedì. Per non dimenticare il sommo poeta&#8221; è un articolo di Letizia Falzone Oggi 25 Marzo si celebra il Dantedì.L’idea di questa giornata nasce da un editoriale del Corriere della Sera, del giornalista Paolo di Stefano, il quale proponeva di dedicare una giornata a Dante Alighieri sul modello del &#8220;Bloomsday&#8221;, dedicato a James Joyce.Dopo che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Dantedì. Per non dimenticare il sommo poeta&#8221; è un articolo di Letizia Falzone</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi 25 Marzo si celebra il Dantedì.<br />L’idea di questa giornata nasce da un editoriale del Corriere della Sera, del giornalista Paolo di Stefano, il quale proponeva di dedicare una giornata a Dante Alighieri sul modello del &#8220;Bloomsday&#8221;, dedicato a James Joyce.<br />Dopo che il giornalista promosse più volte l’idea attraverso le sue pubblicazioni, il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dei Beni e Attività Culturali, approvò la direttiva per istituire il Dantedì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa giornata si vuole celebrare il Sommo Poeta, il quale ha avuto un ruolo di svolta nella letteratura e nella cultura italiana così come nella lingua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché è stata scelta proprio questa data per il Dantedì? <br />Il 25 marzo corrisponde al giorno in cui Dante Alighieri, nel lontano 1300, iniziò il suo viaggio nell’aldilà della Divina Commedia.<br />Il poeta, nella notte si smarrisce in una selva, dove incontra alcune belve feroci e viene poi soccorso dall’anima del poeta Virgilio, che lo conduce attraverso i tre regni dell’Oltretomba. Questo viaggio ha la funzione di illustrare al lettore la condizione delle anime post mortem,  e si svolge nella settimana santa dell’anno in cui papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della Chiesa cristiana, che andava dal 25 al 31 marzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio ha però anche un significato allegorico, ovvero quello di un percorso di purificazione morale e religiosa che ogni uomo può e deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna.<br />In questa luce i vari personaggi del poema possono avere un doppio significato, letterale e allegorico: Dante è ad esempio il poeta fiorentino nato nel 1265 e autore della Vita nuova (senso letterale), ma è anche ogni uomo (senso allegorico); Virgilio è il poeta latino autore dell’Eneide, ma anche la ragione naturale degli antichi filosofi in grado di condurre ogni uomo alla felicità terrena; Beatrice è la donna amata da Dante e morta a Firenze nel 1290, ma è anche la teologia rivelata e la grazia divina in grado di condurre ogni uomo alla felicità eterna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È allora evidente che Virgilio, allegoria della ragione umana, può guidare Dante solo fino al Paradiso Terrestre posto in vetta al monte del Purgatorio, che è a sua volta allegoria della felicità terrena e del possesso delle virtù cardinali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia), mentre sarà Beatrice a guidare Dante fino al Paradiso Celeste, allegoria della felicità eterna e del possesso delle virtù teologali (fede, speranza e carità). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Divina Commedia, Dante investe il suo genio nell’inventare parole che ancora oggi usiamo. Nello sforzo titanico di trasformare in stupore e bellezza poetica i propri ideali, ha statuito autorevolmente la nomenclatura e la semantica linguistica del bel Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un percorso che attraversa tutte le possibili strettoie degli errori e dei peccati, espresso in un linguaggio arduo e sublime, fatto di allitterazioni e giochi di consonanti, metafore e allusioni per rendere allegoricamente l’idea della difficoltà di esprimere in parole umane il dramma della salvezza. È il miraggio di quanti ardiscono di attingere all’indicibile, il linguaggio dei poeti, dei filosofi ma anche dei musicisti. C’è tra l’altro uno studio musicale straordinario nei versi di Dante: la metrica delle sue rime dice della sua genialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E che dire del ruolo che assume nel pensiero di Dante la donna amata fin dall’adolescenza. Beatrice è ancora una fanciulla di nove anni  quando il poeta coglie per la prima volta nel suo sguardo l’espressione di una profonda vita interiore che lo colpisce, malgrado la giovanissima età di entrambi. Il secondo incontro, avvenuto manco a dirlo a nove anni di distanza dal primo, non fa che tramutare in certezza quel lontano presentimento. La sola vista della donna amata costituisce per Dante un mezzo di elevazione spirituale, una carica morale che suscita in lui i più nobili sentimenti, ispirandogli i versi più fervidi e musicali di alcuni tra i sonetti più noti, tra cui &#8220;Tanto gentile e tanto onesta pare&#8221; e &#8220;Vede perfettamente onne salute&#8221;, inseriti nella Vita Nova.<br />Il sopraggiungere della morte di Beatrice trova il poeta dolorosamente preparato al distacco e costituisce ai suoi occhi un’ulteriore conferma della santità di lei e del carattere soprannaturale del suo amore. Il distacco da Beatrice produce nel poeta l’esigenza di un profondo rinnovamento interiore che lo induce a modificare la visione dell’amata da persona ideale ed evanescente, il cui amore è mezzo di elevazione spirituale ma anche potenziale occasione di dispersione morale, ad una sorta di personificazione del miracolo: una creatura del mistero la cui breve esistenza palesa una progressione degli avvenimenti che è già rivelatrice del disegno divino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;E quindi uscimmo a riveder le stelle&#8221; è  diventato il simbolo del Dantedì. Tutti usano il verso, tutti lo citano. Ed è un verso che fa sicuramente effetto. Ma tutti sanno dove si colloca e che vuol dire?<br />È l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia.<br />Dopo aver faticosamente attraversato la natural burella che collega l’Inferno alla spiaggia dell’Antipurgatorio, Dante e Virgilio alla fine contemplano lo stellato cielo notturno dell’altro emisfero. E’ un presagio del nuovo cammino di luce e di speranza dopo le tenebre precedenti, “come pura felicità dello sguardo”.<br />Gli studiosi ritengono che, essendo le stelle la meta di Dante, il sommo poeta abbia dedicato loro la fine di ogni cantica della sua opera più importante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un verso di un’attualità unica. Le stelle rappresentano la speranza in un tempo difficile come il nostro, ma anche l’impegno nel seguire una direzione. È un messaggio positivo e appassionato che al tempo stesso richiama alla ragione. La speranza che abbiamo tutti è di andare oltre, in tempi nuovi e magari maturi per l’ultimo verso dell’ultimo canto del Paradiso, quello de &#8220;l’amor che move il sole e le altre stelle&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha letto e riletto per gusto ed interesse (e non solo per dovere scolastico) la Divina Commedia non guarda più le persone con superficialità, ma come altrettanti scrigni di un mistero, depositari di un destino immenso e singolare. Nei versi danteschi si legge tra le righe che siamo tutti protagonisti di un dramma epico straordinario che dopo di noi non si ripeterà più. La Commedia dantesca è l’opera letteraria che più di ogni altra ci fa sentire capaci di vivere l’amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“C’è la teologia ed è il libro del desiderio, ma è anche scritta sugli occhi di una donna. E nulla sarà eterno se non ci saranno gli occhi di una donna a suggellare l’inchiostro della penna con cui si scrive.”</em> (Roberto Benigni).</p>
<p>Buon Dantedì a tutti!</p>
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		<title>Dall&#8217;Inferno. Giorgio Manganelli e &#8220;ciò che ci appartiene&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 14:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[Inferno]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su L&#8217;Ottavo. In copertina: &#8220;Dall&#8217;inferno&#8221; di Giorgio Manganelli, edizioni Adelphi Mi sono perso volentieri tra le pagine di &#8220;Dall&#8217;Inferno&#8221;, romanzo firmato da Manganelli, perché è un viaggio all’interno del nostro inferno. In questa discesa nel corpo e nell’anima non incontreremo né Virgilio né Beatrice, bensì un cerretano, ossia un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="https://www.lottavo.it/2018/04/dallinferno-di-giorgio-manganelli-una-cavalcata-negli-abissi/">L&#8217;Ottavo</a>. In copertina: &#8220;Dall&#8217;inferno&#8221; di Giorgio Manganelli, edizioni Adelphi</strong></p>
<p>Mi sono perso volentieri tra le pagine di <strong>&#8220;Dall&#8217;Inferno&#8221;</strong>, romanzo firmato da Manganelli, perché è un viaggio all’interno del nostro inferno. <strong>In questa discesa nel corpo e nell’anima non incontreremo né Virgilio né Beatrice</strong>, bensì un cerretano, ossia un venditore ambulante che spaccia per miracolosi i suoi oggetti insulsi, e una bambola che infesterà di merda ogni angolo.</p>
<p>Una narrazione così leggera, ma densa di significati, ci introduce in questa cavalcata negli abissi. Qui troveremo solo falsi dei, proiezioni di Soggetti e Oggetti che animano la nostra psiche. In questo luogo <strong>a-nostra-immagine-e-somiglianza</strong>, riflesso custodito gelosamente dalla psiche, che si rende visibile solo nel momento in cui accettiamo di perire per mano nostra, ogni abitante si proclama onnipotente.</p>
<p><strong>È un po’ una perifrasi sul mito della caverna di Platone</strong>, in cui tutte le cose animate, percepite solo come ombre, vengono scambiate per reali. E queste ombre parlanti, che <strong>nell’Inferno di Manganelli si proclamano Dei</strong>, insinuano nel protagonista la loro ambiguità, cosicché il dubbio persista e vinca; solo la merda di una bambola annienterà verità e falsità dell’Essere.</p>
<p>Gli inferi descritti dallo scrittore italiano, <strong>avanguardista e colto, degenerato e romantico,</strong> sono parte di noi, anzi, siamo noi. Il lettore viaggia insieme all’autore, discende nel suo e nel proprio incubo. Passo dopo passo non riconosce né il suo né il proprio inferno e non può far altro che scrivere una cronaca di questo tour, omettendo volontariamente chi sia il protagonista.</p>
<p>Dopotutto, <strong>l’Inferno è un luogo edificato dai nostri pensieri;</strong> che siano buoni o cattivi non ci importa, li buttiamo qui, li lasciamo marcire, li abbandoniamo nelle mani del fato e dell’anarchia. Ignoriamo che diventeranno parte di noi e che assumeranno altre forme. Infatti,<strong> gli inferi si manifestano in età avanzata, quando la vecchiaia incombe e le forze latitano, quando non siamo più capaci di sperare nel futuro.</strong></p>
<p>Ma Manganelli è stato uno scrittore ironico, non era uno strenuo difensore del pessimismo, o meglio, ci rideva su. L’inferno infatti è in noi, inizia a costituirsi fin dalla nascita. Un po’ come la morte, che ci perseguita fin dal primo vagito. Chi si oppone a queste ovvietà si autodistrugge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giorgio-manganelli-dallinferno-adelphi/">Dall&#8217;Inferno. Giorgio Manganelli e &#8220;ciò che ci appartiene&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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