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	<title>Danise Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tango a Porto: Danise e la critica alla finzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 22:01:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tango a Porto&#8221; di Antonio Danise, Qed Edizioni, 2025 Sta tra queste pagine la critica alla finzione, la presa di coscienza che la realtà non può essere davvero raccontata per ciò che è, perché essa è sempre travisata, deformata dal soggetto che ne fa ciò che vuole. È la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tango a Porto&#8221; di Antonio Danise, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Sta tra queste pagine la critica alla finzione, la presa di coscienza che la realtà non può essere davvero raccontata per ciò che è, perché essa è sempre travisata, deformata dal soggetto che ne fa ciò che vuole.</p>
<p>È la tragedia dell&#8217;intenzionalità a parlare in <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong>, un&#8217;opera viscerale con cui <strong>Antonio Danise</strong> ironizza la natura di questo artefatto di parole, di frasi, di concetti che non si attengono per niente alla mondanità. Persino la sospensione di ogni giudizio viene ridicolizzata, perché è una forzatura, anzi un esercizio di stile. Come fai a togliere del tutto le vibrazioni, i sentimenti, le sensazioni?</p>
<p>Danise imbastisce un dialogo tra sensi. Immagina un professore che si reca in <strong>Portogallo</strong>, a <strong>Porto</strong>, per tenere una conferenza sulla letteratura contemporanea del paese iberico. L&#8217;argomento del suo intervento sarà lo scrittore <strong>António Lobo Antunes</strong>, colui che ha usato il passato per raccontare il presente e per delineare in maniera impietosa la decadente natura umana. E proprio lui, che prima di essere scrittore è stato psichiatra, secondo me avrà avuto a che fare con <strong>Brentano</strong> e con l&#8217;intenzionalità: quel &#8220;qualcosa&#8221; che sta alla base dei nostri atti psichici, che veste l&#8217;oggetto del nostro &#8220;io&#8221;.</p>
<p>Durante questo viaggio, il protagonista incontra <strong>Sofia</strong>, una donna con cui intreccia una breve relazione e che, anche una volta finita, lui continuerà a frequentare per trarre ispirazione per il suo romanzo. In questo gioco di specchi, l&#8217;intera struttura si incrina. Lo scrittore non sa chi sia davvero <strong>Sofia</strong>. Di sicuro non diventa <strong>Musa</strong>, ma un&#8217;entità che guida i giudizi, le scelte stilistiche, le parole. È uno spirito che si intromette, che detta le regole del gioco. Per liberarsene, l&#8217;aspirante scrittore ha un solo modo: <strong>abbandonare la stesura del romanzo</strong>. Lo farà?</p>
<p>Al di là della trama, l&#8217;impalcatura metafisica che sorregge il tutto è estremamente visibile. <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong> è certamente un&#8217;opera che non naviga per i generi consueti. Mettere in crisi il romanzo, dubitare che possa esserci un rapporto benevolo tra realtà e finzione, sono temi che da sempre affascinano perché aprono a un discorso ancora più ampio: lo spaesamento che soggioga l&#8217;uomo e che oggi è la misura attraverso cui si leggono tutte le cose.</p>
<p>Distrutta la rielaborazione di un pensiero edulcorato, che oltre a dare logica alla realtà smorza i conflitti interiori dell&#8217;individuo, si mette a repentaglio l&#8217;ultima boa di salvezza che l&#8217;uomo ha a disposizione. Con questa prova, <strong>Danise</strong> si pone tra coloro che giocano con la letteratura come certi domatori fanno con i leoni affamati.</p>
<p>Il rischio è che la finzione diventi per il protagonista del libro l&#8217;unica realtà accettata e conoscibile. In tale prospettiva <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong> è un&#8217;opera alienata, che scuote le basi del nostro quieto vivere in un mondo che si mostra per ciò che è: uno spazio addomesticato dalla nostra percezione. Torniamo quindi a una domanda fondamentale che ancora oggi stuzzica la parte inquieta del nostro animo: <strong>esiste l&#8217;oggetto senza il soggetto?</strong></p>
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		<title>L&#8217;odore dei cortili e Il fiore azteco. Un confronto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/odore-cortili-fiore-azteco-danise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 23:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barone]]></category>
		<category><![CDATA[Brenna]]></category>
		<category><![CDATA[Danise]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ramo e La Foglia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Nielsen]]></category>
		<category><![CDATA[Tempesta editore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonio Danise. In copertina: &#8220;L’odore dei cortili&#8221; di Giuliano Brenna, Il ramo e la foglia edizioni, 2024 e &#8220;Il fiore azteco&#8221; di Gustavo Nielsen, Tempesta editore, 2024, traduzione di Giovanni Barone È un po’ che non leggo un nuovo romanzo ambientato a Lisbona. Ho precisato ‘nuovo’ perché in realtà di tanto in tanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Antonio Danise. In copertina: &#8220;L’odore dei cortili&#8221; di Giuliano Brenna, Il ramo e la foglia edizioni, 2024 e &#8220;Il fiore azteco&#8221; di Gustavo Nielsen, Tempesta editore, 2024, traduzione di Giovanni Barone</strong></p>
<p>È un po’ che non leggo un nuovo romanzo ambientato a <strong>Lisbona</strong>. Ho precisato <strong>‘nuovo’</strong> perché in realtà di tanto in tanto mi piace ritornare sulle pagine di qualche romanzo dove la città portoghese è sullo sfondo, come, ad esempio, in qualche libro di <strong>António Lobo Antunes</strong>.</p>
<p>Quanto a romanzi di autori argentini o con ambientazione rioplatense, invece, negli ultimi tempi ne ho letti diversi. Oggi vorrei dire qualcosa su <strong>L’odore dei cortili</strong>, di Giuliano Brenna, edito da <strong>Il ramo e la foglia</strong>, e su <strong>Il fiore azteco</strong>, di Gustavo Nielsen, uscito per <strong>Tempesta editore</strong>, nella traduzione di <strong>Giovanni Barone</strong>.</p>
<p>Ne parlo non tanto per raccontare le vicende narrate, piuttosto perché vorrei evidenziare alcuni temi che attraversano i due romanzi. Sono gli ultimi due libri da me letti. Ma non è questo il motivo per cui ne parlo. O forse sì. Però leggendoli uno di seguito all’altro mi è sembrato di trovare più di un punto in comune.</p>
<p>Intanto, entrambi i libri sono stati pubblicati negli ultimi mesi del 2024. Ed entrambi possono essere considerati dei romanzi di formazione. Scorrendo le pagine dei romanzi assistiamo alla crescita e alla ricerca di identità dei due protagonisti maschili, Mattia nel caso di <strong>L’odore dei cortili</strong>, e Fabio relativamente a<strong> Il fiore azteco</strong>.</p>
<p>Altro elemento comune è la mancanza della figura materna nei due protagonisti. Mattia e Fabio diventano adulti senza l’affetto di una madre. Mattia, che non ha conosciuto nemmeno il padre, cresce con la zia, mentre Fabio con la nonna.</p>
<p><strong>&#8220;L’odore dei cortili&#8221; </strong>e<strong>&#8220;Il fiore azteco&#8221;</strong> sono caratterizzati da scene in cui vengono rappresentate pratiche sessuali non comunemente considerate ortodosse. In uno, nel romanzo di Brenna, sono presenti in maniera prevalente rapporti omosessuali fra i vari personaggi e a volte anche di natura sadomasochistica, mentre nel romanzo dell’argentino assistiamo di frequente a scene di masturbazione da parte di Fabio, invaghito di María Marta, sorella di Carlos, il suo migliore amico, ma soprattutto della donna senza gambe, che dà il titolo del romanzo, e che Fabio ha scoperto in un libro di magia da cui ricava i trucchi per realizzare i suoi spettacoli.</p>
<p>Lo sfondo culturale e storico dei romanzi è quello di contesti di dittatura militare, di torture e di violenza. Nel romanzo di Brenna vengono rievocati episodi di repressione da parte della Pide che provocano, fra altri, già nelle prime pagine, l’assassinio della madre di Mattia in quanto ritenuta sospetta.</p>
<p>In quello di Nielsen la dittatura militare ci viene presentata attraverso le deliranti vicende di soldati argentini inviati a combattere nelle postazioni militari nella guerra delle Malvinas. Un episodio che l’autore conosce bene per essere stato coinvolto personalmente nella guerra.</p>
<p>Il senso di colpa è un altro elemento presente in entrambi i romanzi.</p>
<p>In <strong>L’odore dei cortili, </strong>Mattia si porta dietro il senso di colpa per non essere riuscito a proteggere la madre, uccisa per un equivoco dalla polizia politica. Il capitano Green, altro personaggio del romanzo, sente la necessità di cambiare identità, nel tentativo di cancellare un passato in cui si è reso protagonista di azioni di repressione e violenza nei confronti dei dissidenti e degli oppositori al regime dittatoriale.</p>
<p>Il senso di colpa ne <strong>Il fiore azteco</strong> emerge, assumendo anche la connotazione di tradimento, quando Fabio, ad esempio, si trova a riflettere sul fatto di essere riuscito a evitare l’arruolamento diretto, a differenza di Carlos e di altri ragazzi che invece sono stati coinvolti dalla giunta militare argentina nell’impresa, che si rivelerà fallimentare, di controllo delle isole Malvinas, dai più considerate terre inospitali e inutili. Il senso di colpa in Fabio si accentua ancor di più quando Carlos si ammala e viene ricoverato in ospedale.</p>
<p>Ho trovato interessante il fatto che certe opere riescano a dialogare tra loro anche quando le trame appaiono molto diverse e quando gli autori provengono da aree geografiche molto distanti. La buona letteratura fa anche di questi miracoli.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo<strong> </strong></em><strong><a href="https://www.borderliber.it/soccombente-romanzo-bernhard/">clicca qui e leggi anche &#8220;Il soccombente&#8221;</a></strong></p>
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