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	<title>Cura Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il sogno di Iris</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sogno-iris-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 23:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Cura]]></category>
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		<category><![CDATA[materia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il sogno di Iris&#8221; è un racconto di Stefania De Mitri. Foto di Martino Ciano La pelle diafana, talmente chiara che potevi distinguere il percorso delle vene come i fiumi sulla carta geografica. Gli occhi celesti, gocce d’acqua contro il cielo. Le labbra esangui, rosa pallido. Esile come un fuso, piccolina. Un sorriso illuminava i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il sogno di Iris&#8221; è un racconto di Stefania De Mitri. Foto di Martino Ciano</strong></p>
<p>La pelle diafana, talmente chiara che potevi distinguere il percorso delle vene come i fiumi sulla carta geografica. Gli occhi celesti, gocce d’acqua contro il cielo. Le labbra esangui, rosa pallido. Esile come un fuso, piccolina. Un sorriso illuminava i lineamenti del volto.</p>
<p>Generosa, pulita come l’aria di montagna. Se avessi potuto assaggiarla avresti sentito il gusto dei fiordalisi. Si chiamava Iris. Aveva trent’anni e da tempo faceva volontariato in ospedale, aggirandosi fra le corsie e i letti dei malati. In quell’ambiente riusciva a percepire il fruscio degli angeli.</p>
<p>Prendendo su di sé la sofferenza della gente aveva imparato a sentire il respiro delle cose, però avrebbe voluto essere capace di non sentire il male delle persone, il rumore del dolore, l’angoscia dell&#8217;infermità.</p>
<p>Dolcemente cercava di lasciarsi andare al pensiero di diventare un angelo, per assistere i malati assicurandosi protezione dalle emozioni. Non era sposata. La sua aria eterea produceva un effetto straniante sugli uomini. Pur essendo attraente, stando vicino a lei nessuno riusciva a superare la sensazione di avere accanto un&#8217;essenza.</p>
<p>Aveva avuto alcuni fidanzati che in breve l’avevano abbandonata volgendo le loro attenzioni verso compagne dotate di maggiore fisicità. Non che le importasse molto, stava bene da sola. Aveva perso i genitori da giovanissima. Era abituata al dialogo interiore.</p>
<p>Per dedicarsi completamente alle persone malate aveva iniziato a frequentare un corso da infermiera. Sperava di diplomarsi velocemente. Essere in grado di addormentare il dolore, produrre un anestetico. Per questo desiderava diventare un angelo. Tutti i suoi malati già la chiamavano così.</p>
<h3>Il sogno di Iris è una preghiera</h3>
<p>Ogni sera, nel chiuso della sua stanza da letto, pregava: ”Angeli di Dio che siete i miei custodi, illuminatemi e proteggetemi. Pregate il Signore affinché mi accolga nelle vostre schiere. Amen.”</p>
<p>Il sapore del cioccolato, il gusto frizzante delle bollicine di champagne, lo sfrigolio di una salsiccia di maiale appena arrostita. Nulla di ciò le interessava. Sarebbe vissuta bene anche a pane e acqua.</p>
<p>Magari avesse potuto smettere di mangiare. In effetti si nutriva pochissimo, quanto bastava per avere la forza di assistere i suoi malati. Aveva pochi amici, non le piacevano le discoteche, i pub, le birre. Non le piaceva uscire a fare shopping con le amiche, colorarsi i capelli, chattare on line.</p>
<p>Voleva aiutare i bisognosi, sollevarli da terra. Apprendere la leggerezza del volo, farsi spuntare le ali. Il suo sogno ricorrente era di svegliarsi una mattina e di avere le ali. Portava amore e sollievo ma non era vaccinata dai sentimenti, dalla paura, dal dolore. Voleva l’immunità.</p>
<p>La giornata era stata pesante, una malata terminale era andata via stringendole la mano. Aveva sentito uno strappo dentro di sé nel momento del trapasso, un risucchio di energia.</p>
<p>La sera aveva i piedi gonfi per le tante ore passate in piedi a vegliare, la testa confusa, le ginocchia che si piegavano. Arrivata a casa andò difilata a letto, addormentandosi tutta vestita. La notte fece ancora quel sogno, col passare delle ore sentiva aumentare il senso di leggerezza.</p>
<p>La mattina dopo il sole filtrava attraverso le imposte. Si stropicciò gli occhi, allungò le braccia per sgranchirsi e si trovò sospesa nella stanza. Riuscì a spalancare la finestra sollevandosi in volo. Finalmente.</p>
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		<title>Terapia della scrittura. Tra versi e pensieri</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terapia-della-scrittura-tra-versi-e-pensieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 01:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cura]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Segno]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie di Valentina Ciurleo Scrivere è terapeutico Non si può rinunciare a scrivere è una medicina che prendi in determinati giorni, in determinati orari. Sai che ti serve, che non puoi farne a meno, almeno per me è così. Trascorrere diversi giorni a pensare, attraversare il doppio strato di silenzio o semplicemente il balbettio del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Poesie di Valentina Ciurleo</em></strong></p>
<p><strong>Scrivere è terapeutico<br />
</strong>Non si può rinunciare a scrivere è una medicina che prendi in determinati giorni, in determinati orari. Sai che ti serve, che non puoi farne a meno, almeno per me è così. Trascorrere diversi giorni a pensare, attraversare il doppio strato di silenzio o semplicemente il balbettio del respiro. Ogni punto è una sequela di prove. Un acrobatico esercizio per menti che puntano dentro, sulla logica, sulla riflessione. Un foglio bianco è luogo, è attesa; può darti sollievo, farti compagnia. Ti fa svuotare quello che hai dentro, che hai da dire o non dire. Puoi sentirti libero tra le righe, sempre con i dovuti riguardi dei punti fragili, quelli che necessitano di maggior cura e attenzione. Ancora di più scrivere riguarda il silenzio la fatalità del mondo. Il vero silenzio, ospita e ripara, accompagna ogni parola, un linguaggio sterminato di pause e acuti. Silenzi, ore meridiane e notturne, indugi, tregue, soste assopimenti.</p>
<p><strong>Testi tratti dal silenzio<br />
</strong>Rifugio<br />
una riga inconscia<br />
inconsapevole dentro.<br />
In armonia con lo stato<br />
con la memoria del vicino.<br />
Ripeti nell’intimo<br />
nel bisbiglio del tono.<br />
Sfogliando sera<br />
abito la volontà<br />
in fondo a questo<br />
incessante.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Tutto sembra<br />
lento, fermo nel silenzio<br />
e invece,<br />
questo scorticante movimento<br />
del mondo addosso.<br />
Effetto nudo amplificato.<br />
Invisibili<br />
nella corrente del tempo.<br />
In questa variante<br />
cerco il caso<br />
l’incrocio che sbanda.<br />
Cerco segno<br />
libero gesto<br />
la forma che accende.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Una torsione di luce.<br />
Uno schianto del corpo<br />
nella precisa volontà.<br />
Una forza che soccorre.<br />
Necessaria vita.<br />
Sulla spiaggia un altare<br />
oceano appagato,<br />
con il fuoco della somma<br />
della fortezza che assiste<br />
la mia umile bocca.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Torno alla sera<br />
alla nostalgia di fondo.<br />
Rendo voce al silenzio.<br />
Mutano gli occhi<br />
sino a volare.<br />
Fai finta che sia una favola<br />
dentro un castello ambrato.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Non so dove punti il cielo<br />
se dall’alto<br />
oppure nella vertebra<br />
dell’indifeso corpo.<br />
Forma una piega<br />
che contempli l’anima.<br />
Mi ripiego, curva<br />
impercettibile<br />
rosea e minuta.<br />
Dietro la mia forza.</p>
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