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	<title>Csm Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Referendum del 12 giugno. A chi interessa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 02:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonella Perrotta Completiamo sinteticamente la disamina dei quesiti referendari con i quali gli elettori dovranno confrontarsi domenica, 12 giugno. In particolare, ci occupiamo oggi del terzo, quarto e ultimo quesito, accomunati dal riguardare l’abrogazione, laddove si raggiungesse il quorum e vincessero i SÍ, di norme riguardanti la magistratura. Il terzo quesito referendario, dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Antonella Perrotta</strong></em></p>
<p>Completiamo sinteticamente la disamina dei quesiti referendari con i quali gli elettori dovranno confrontarsi domenica, 12 giugno. In particolare, ci occupiamo oggi del terzo, quarto e ultimo quesito, accomunati dal riguardare l’abrogazione, laddove si raggiungesse il quorum e vincessero i SÍ, di norme riguardanti la magistratura.</p>
<p><strong>Il terzo quesito referendario, dalla formulazione improponibile per un comune elettore e non solo, è quello che riscuote maggiore interesse.</strong> Riguarda, infatti, la separazione delle funzioni dei magistrati, ovvero la separazione delle “carriere” su cui si discute già da tempo.</p>
<p>Attualmente, un magistrato può ricoprire alternativamente nel corso della propria vita professionale il ruolo di giudice o di pubblico ministero passando, quindi, facoltativamente e senza troppe limitazioni, dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti.</p>
<p>Se prevalessero i SÍ, si pretenderebbe una scelta irreversibile tra le une e le altre funzioni a inizio carriera, nell’ottica di privilegiare una sorta di “specializzazione professionale” del magistrato nel ruolo prescelto di giudice o PM. Se prevalessero i NO, invece, tutto rimarrebbe invariato.</p>
<p><strong>Il quarto quesito riguarda la partecipazione dei membri laici alle deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei Consigli giudiziari</strong>.</p>
<p>Chiariamo, in premessa, che i Consigli giudiziari sono organi collegiali istituiti presso ciascun distretto di Corte d&#8217;Appello, dei quali fanno parte il presidente e il procuratore generale presso la Corte d’Appello, cinque magistrati togati, nonché una rappresentanza di Giudici di Pace e avvocati iscritti nel distretto. Il compito principale è quello di valutare l&#8217;operato dei magistrati del distretto, sì da incidere sulla loro progressione in carriera. Tuttavia, ad oggi, tale compito è riservato ai soli magistrati togati che compongono il Consiglio.</p>
<p>Il quesito referendario si pone in un’ottica partecipativa poiché chiede se estendere, o no, il novero dei soggetti legittimati a pronunciare un giudizio di professionalità che incide sugli scatti di carriera dei magistrati di un determinato distretto, ricomprendendovi anche avvocati e professori universitari. Se, prevalessero i NO tutto rimarrebbe com&#8217;è e le dette valutazioni professionali continuerebbero a spettare ai magistrati stessi.</p>
<p><strong>Il quinto e ultimo quesito riguarda, invece, l’abrogazione delle norme in materia di elezioni dei componenti togati del CSM.</strong> Attualmente, un magistrato per potersi candidare all’elezione a membro del Consiglio Superiore della Magistratura deve possedere una lista di almeno venticinque, e non più di cinquanta, magistrati presentatori che non possono proporre più di una candidatura in ciascuno dei collegi né possono candidarsi a loro volta.</p>
<p>Il quesito, volto a ridimensionare il ruolo delle “cordate” o “correnti”, chiede l’abrogazione di tale norma sicché, se vincessero i SÍ, detto sbarramento verrebbe abrogato e ciascun magistrato potrebbe liberamente candidarsi.</p>
<p>Ciò posto, non vi è chi non veda la complessità e la tecnicità delle materie su cui, eppure, gli elettori sono chiamati a pronunciarsi. In un clima generale, fra l’altro, di scarso interesse mediatico verso il plebiscito stesso. D’altronde, i tecnicismi non fanno audience, riservati come sono a una cerchia ristretta di cultori della materia che, forse, potrebbero tollerarne l’ascolto. Meglio sarebbe stata, a parere di chi scrive, una formulazione più comprensibile e facilmente intuibile. Meglio sarebbe stato discutere apertamente delle finalità sottese al referendum. Meglio, probabilmente, che a mettere mano alle norme fosse stato il legislatore che, per legiferare, è stato eletto.</p>
<p>Ma, allo stato, non resta altro che aspettare la risposta dei cittadini, sperando, almeno, di aver fatto un po’ di chiarezza…</p>
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