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	<title>Creazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Canto del buio e della luce. Antonio Moresco e la fine di un mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 22:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canto del buio e della luce&#8221; di Antonio Moresco, Feltrinelli Come farò a raccontare questo libro così ricco di riflessioni e di minuziosi giochi concettuali? Potranno poche righe spiegare questo viaggio surreale o tutti i significati contenuti tra le pagine rischieranno di essere banalizzati dalle mie parole? Le perplessità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Canto del buio e della luce&#8221; di Antonio Moresco, Feltrinelli</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come farò a raccontare questo libro così ricco di riflessioni e di minuziosi giochi concettuali? Potranno poche righe spiegare questo viaggio surreale o tutti i significati contenuti tra le pagine rischieranno di essere banalizzati dalle mie parole?</p>
<p>Le perplessità sono tante, i dubbi anche. Davanti al <strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> di <strong>Antonio Moresco</strong> si intuisce che non tutti i libri possono essere raccontati o sviscerati. Per taluni bisogna dosare le parole con accuratezza, senza osare perché altrimenti si incatenerebbe il lettore a una interpretazione rigida che spegnerebbe la fantasia.</p>
<p>Non è chiaro cosa voglia dirci<strong> Moresco</strong>, ma non era neanche obbligato a farci capire qualcosa. A un certo punto la luce scompare dal mondo e il buio domina. I personaggi che incontreremo, alcuni ancora presenti nel nostro mondo, altri frutto della fantasia, provano a spiegarsi cosa è accaduto.</p>
<p><strong>Moresco</strong> saccheggia anche le opere dei divulgatori scientifici del nostro tempo, pone loro delle domande, ma nessuno è capace di svelare perché le tenebre abbiano conquistato l&#8217;Universo. Si incontrano e si scontrano posizioni epistemologiche, religiose, popolari, etnografiche. Fatto sta che mai si arriverà al dunque. Persino <strong>Gesù</strong>, che inizia a passeggiare tra le strade di questo mondo oscuro, non sa cosa pensare. Pure suo Padre rimane in silenzio.</p>
<p>Il buio viene squarciato solo dal <strong>canto incessante di una donna</strong> e molti si mettono in cammino per andarle incontro. La cercano dovunque, anche un uomo che vuole ucciderla, ma nessuno la trova. Gesù invece non riesce a percepire questa voce che tutti definiscono ammaliatrice e proprio per tale motivo si arrabbia. Lungo le vie di un mondo senza luce mille storie si intrecciano, ma l&#8217;enigma nessuno sa risolverlo. La domanda ricorrente è sempre la stessa: <strong>chi ha innescato questo fenomeno?</strong></p>
<p><strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è la narrazione di un itinerario senza meta, nonché una similitudine sull&#8217;attualità. <strong>Moresco traccia una strada</strong>, forse terribile, ma che ricorda tanto ciò che avvenne <strong>&#8220;tra l&#8217;ora sesta e l&#8217;ora nona&#8221;, </strong>quando il mondo scivolò nell&#8217;oscurità subito dopo la morte di Gesù.</p>
<p>La discesa dell&#8217;umanità negli inferi è &#8220;attualità&#8221;, non perché prima il mondo fosse il paradiso, ma perché in quest&#8217;epoca di conoscenza illimitata in cui sta vincendo la tracotanza, ciascuno può immaginare l&#8217;<strong>Apocalisse</strong> sia come rivelazione che come distruzione.</p>
<p>Il buio diventa quindi il luogo nel quale ciascuno può scegliere tra bene e male, ma anche un momento di quiete durante cui riflettere sulla natura delle cose, tentando la più ardua delle sfide: <strong>pensare come Dio, pur sapendo di non essere all&#8217;altezza</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è una celebrazione eucaristica e ciò potrebbe nascondere un sottile messaggio lanciato all&#8217;<strong>Occidente</strong> e al suo mito cristiano. Racconta del mistero della fede, spinge ad aver fiducia nel ritorno della luce. Eppure, il buio è anche un eccesso di luce, magari la sua ombra o forse lo strascico di uno spegnimento universale. Se ciò fosse vero allora nessuno potrà mai salvarsi, neanche <strong>Putin</strong> che se ne sta chiuso in un siluro, pensando alla conquista dell&#8217;<strong>Ucraina</strong>.</p>
<p>Nonostante l&#8217;oscurità, continuano i massacri, le violenze, le nascite, gli amori e le separazioni. Nulla si arresta perché nel buio l&#8217;uomo familiarizza con la sua innata cecità. <strong>&#8220;Canto del buio e della luce&#8221;</strong> è un romanzo dal sapore mistico: il buio cela il Creato, in particolar modo la nudità delle cose. <strong>Nel buio tutto diventa vero, chiaro, ossia luce.</strong></p>



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		<title>Ur e il suo uomo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/uomo-ur-racconto-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 23:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Creazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ur e il suo uomo&#8221; è un racconto di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano Che cosa chiede una creatura che chiama se stessa ‘io’? Chiede di essere. Una bella pretesa! Czeslaw Milosz. In un momento in cui la strada s’animò più del solito e lampi di torce filtrarono dagli spiragli alle finestre lasciate socchiuse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ur e il suo uomo&#8221; è un racconto di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Che cosa chiede una creatura che chiama se stessa ‘io’? Chiede di essere. Una bella pretesa!</em><br />
<em>Czeslaw Milosz.</em></p>
<p>In un momento in cui la strada s’animò più del solito e lampi di torce filtrarono dagli spiragli alle finestre lasciate socchiuse per il caldo e smossero ombre dagli angoli e anch’egli si rivoltava come per scrollarsi di dosso definitivamente il sonno e il sudore, scorse un’ombra dallo spessore inconfondibilmente vivo ai piedi del letto su cui era sdraiato. Una delle donne che partecipavano ai bagordi della notte e introdottasi, per sfida o per errore, nella casa in cui s&#8217;annidava il suo capriccio s’era imbattuta al primo insorgere.</p>
<p>Chiunque fosse questa devota ai sensi che prestavano un orgasmo agli dei, egli aveva in mente la ragazza cui aveva dato un nome mai prima udito, un breve suono che pareva prolungarsi nell’eco che suscitava come il ricordo in cui invocarlo. Un nome che poteva essere di donna o d’un colore: era il colore bruno della sera prima: adesso, il chiarore diafano delle torce nelle strade, che infondeva stupore e euforia ai volti, nel chiasso e nella polvere, nella folla che rimescolava afrori come se fra le viscere e la pelle non ci fosse distinzione né differenza, un solo miscuglio da cui non avrebbe avuto senso difendersi.</p>
<p>Con ciò, era annullato il ricordo che evocava un nome cui, per non riservare all’estranea quell’abbandono peggiore del disprezzo, era rimesso l’interrogativo che permetteva a lui di resistere: così che poteva chiedersi: chi sarà, chi l’avrà, chi può saperlo?</p>
<p>Nessuno. Bisognava, perciò, non avere un nome, bisognava lasciare la propria casa, abbandonare la famiglia, lasciare quella vita, dimenticare tutto. Solo improvvise obnubilazioni, subitanei mancamenti che lasciassero più spossati, simili al relitto di un’inondazione o di una siccità, resi disperati e invincibili.</p>
<p>Una mistura dolce e fredda gli mordeva le tempie e la nuca. La notte era diventata un campo luminoso sotto il pieno splendore solare come lo sarebbe stato se l’avessero incendiato al lume della luna.</p>
<p>La colomba bianca era nera, in realtà o sapeva di trovarsi dentro un sogno e di poter mutare a piacimento tinta al suo piumaggio; anche lo zufolo, adesso, era fiorito, con ciò rivelando l’inganno d’essere non altro che un pezzo di legno pietrificato e spacciato per osso. I morti venivano in sogno e venivano senza chiedere: perché tu veda senza vedere e sappia senza sapere: tale è la gelosia del Vero, più forte di quanto non lo sia la foia di chi si congiunge alla Menzogna. Lui li pregò perché non scambiassero il loro sogno per il suo.</p>
<p>Gli dèi non potevano provare dolore – e dunque, non gli era dato comprendere il sacrificio – né desiderio &#8211; e perciò, gli era tollerabile il piacere, goduto senza il turbamento irresistibile cui è umiliante sottostare –; ma, soprattutto, questo, il sacrificio, verso cui non provavano curiosità, come non provavano vergogna per il piacere cui s’abbandonavano, esigendo per sé anche quello degli umani.</p>
<p>No, gli dèi, peggio per loro, non conoscevano il sacrificio, anche se potevano morire combattendo nell’una o nell’altra schiera celeste: non per l’uomo morivano, ma la loro morte doveva essere riscattata o l’immortalità loro cara propiziata dalla morte degli umani, i quali non possono rifiutarsi e non saranno mai ricompensati, cui deve bastare l’onore d’essergli immolati, col sangue o la rinuncia; e così, il loro piacere doveva essere prolungato come una libagione riservata nel modo che meno li offendesse, perché il rito non implicasse il prevalere del desiderio, che gli era precluso.</p>
<p>Gli dèi esigevano l’effusione del sangue e delle lacrime, volevano per sé l’ebbrezza dell’orgasmo e come mezzani, favorivano gli amplessi e si appropriavano dello spasimo dell’eiaculazione. Non erano meno rozzi dei selvaggi dell’Elam e anzi, inferiori persino alle cavalcature di quei barbari; o alle linci, le linci nel frutteto, di guardia alla luna, pasciute con le offerte votive e con le carni abiette di schiavi ribelli e rei decapitati. I barbari sarebbero venuti a depredare e distruggere la Prima Regina delle Città, per sterminare i suoi dèi miserabili e cibarsene. Gli spiriti buoni lasciano operare il male ovunque, in mille forme; poi, per le loro ridicole vendette, al solo fine di farsi beffe dei docili e puri di cuore e non per rendere loro giustizia, eleggono a strumenti della propria ira popoli incivili. Se permettevano il male, su di loro ricadesse la loro ira! Accettassero almeno di soffrire i patimenti che s’abbattono sugli uomini!</p>
<h4>E svegliatosi o sognando di svegliarsi per il nome urlato in sogno, uscì al fresco</h4>
<p>Ah, la rosa è appassita e triste è l’usignolo! Il fiume era d’argento, la terra era nera. Pianse, pianse per le lavandaie, che sbattevano e strizzavano la propria carne cantando con coraggio; e per i cavalieri, che nutrivano delle proprie membra sciacalli e avvoltoi, cibandoli con le proprie mani, mentre la morte bifronte veniva all’attacco, con otto zampe che terminavano in artigli e doppia fila d’ali, piumate le superiori e l’altre membranose, in posizione obliqua; i bufali dalla cervice spezzata: al bufalo s’annebbia la vista: nulla è lucido al suo occhio; ma quella tenebra lo sgomenta più di tutto: infine, anche la polvere è buona da respirare</p>
<p>Fuggì. Corse, inseguito da un cane che rinunciò presto a lui; attraversò piccole volte dov’era stipata gente che dormiva accovacciata o s’accoppiava all’in piedi, straccioni introdottisi di nascosto in città in cerca di fortuna e ora, per colmo di sfortuna, non sapevano come fare per uscirne; servi mutilati e gettati per strada dai padroni o perché vecchi o ammalati; e forestieri venuti per concludere lucrosi affari e spogliati di tutto un’ora dopo l’arrivo; travolse una guardia che gli aveva bloccato il passo: salutò silenziosamente la luna chiamandola Jasmeen.</p>
<p>Aveva attribuito la sua innegabile disposizione all’obbedienza a difetto di discernimento: come capisci sempre bene le cose per cui non c’è rimedio! La saggezza, non lo vedi?, abbandona il suo consiglio, che non dà conforto e inasprisce il tedio, con l’intento di scrutarlo con maggior diletto, se non con più profitto. Io non ho creduto a nessuno e potevo dubitare fosse allo scopo di sottrarmi al potere delle parole di chi è più saggio di me.</p>
<p>Però, lo ammise: è vero unicamente quello che non potrebbe capitare solo a me! Sapendo questo, per approfittare della mia ingenuità o per punire la mia presunzione, essendo entrambe un’unica cosa che differisce solo in relazione alla vostra convenienza, voi tutti mi avete ingannato. Voi! – tutti! – mi avete ingannato!</p>
<p>Nel silenzio, tutto questo sarebbe durato in eterno; sarebbe durata in eterno quella diatriba puerile e quell’angoscia matura che asserviva la mente con i suoi sospetti: tutto sarebbe morto in eterno, nulla sarebbe stato vero di quello che accadeva a lui: nulla mai era stato, il mondo era nato morto per risparmiare a tutti un’agonia più dolorosa di quella che pareva affliggere chi si credeva vivo: già non c’era nulla (il fiume? La terra? Le stelle? Erano davvero qualcosa?) e si poteva accettare con animo leggero quella pace che sarebbe stato solo il corpo a scontare.</p>
<p>E fu così che sentì accadere l’altra cosa, che s’impossessò di lui in ogni fibra, partendo dalle ossa da cui pareva lo volesse svellere: la voce che gridò, mai prima udita perché potesse essere da lui riconosciuta (pertanto, non poteva sapere se stava sognando o no) il nome ch’era giunto ad aborrire e ora e per sempre, da quel ribrezzo riscattato e reso memorabile: Avraam!</p>
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		<title>Arcana. Giordano Bruno e la libertà di pensiero</title>
		<link>https://www.borderliber.it/console-articolo-giordano-bruno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 06:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Creazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Albino Console Spirito ribelle e grande filosofo, Giordano Bruno fu condannato dalla Chiesa per le sue idee anticonformiste su Dio e sul mondo: morì bruciato sul rogo nella piazza di Campo de’ Fiori a Roma nel 1600. Sosteneva che Dio e l’Universo sono due nomi per un’unica realtà, considerata ora come attività creatrice, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Albino Console</strong></em></p>
<p>Spirito ribelle e grande filosofo, <strong>Giordano Bruno fu condannato dalla Chiesa</strong> per le sue idee anticonformiste su Dio e sul mondo: morì bruciato sul rogo nella piazza di <strong>Campo de’ Fiori a Roma nel 1600</strong>. Sosteneva che Dio e l’Universo sono due nomi per un’unica realtà, considerata ora come attività creatrice, ora come varietà di cose create e realizzate. Per il suo coraggio è diventato un simbolo del libero pensiero.</p>
<p><strong>Nacque a Nola nel 1548</strong> e a 17 anni entrò nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Sospettato di eresia, <strong>nel 1576 fuggì a Roma</strong>, si spogliò dell&#8217;abito domenicano e cominciò a peregrinare per molte città europee. Entrando in contatto con il mondo protestante e diventando, per un breve periodo, calvinista.</p>
<p>Nelle sue opere utilizzò uno stile e un linguaggio assai particolare, a volte rozzo e dialettale, a volte complicato, ma sempre capace di esprimere con grande potenza la sua ansia di libertà e verità. <strong>È facile intuire come già solo questo aspetto, nel passato, avrebbe contribuito a creare non pochi problemi.</strong> Molto spesso, filosofia e cultura, soprattutto quella religiosa, non potevano e non dovevano essere alla portata di tutti, un popolo ignorante, poteva essere controllato, un popolo pensante, un popolo convinto a porsi delle domande, sarebbe stato più difficile da governare. Alla chieda cattolica, non conveniva, che i fedeli si ponessero delle domande, era invece preferibile che continuassero a credere ciecamente in quelli che invece erano i dogmi imposti.</p>
<p>Anticonformista era infatti proprio il suo pensiero su Dio e sul creato: “Affermata l&#8217;infinità del mondo, il rapporto tra Dio e le sue creature non poteva più essere concepito come quello tra un essere trascendente e un mondo creato. <strong>Per Bruno la realtà è unica e Dio creatore non è diverso dalle cose che crea:</strong> si tratta di considerare il principio divino come essenza creativa presente in tutte le cose e il mondo come molteplicità di possibilità realizzate da Dio, nelle quali tale essenza divina si manifesta. Come natura creatrice, cioè Dio, la realtà è una, omogenea e immutabile.  Come natura creata, cioè le cose del mondo, la realtà consiste nell&#8217;infinità dei mondi (tra cui la Terra), degli oggetti e degli eventi che cambiano e si modificano e nei quali Dio dispiega le sue potenzialità infinite”.</p>
<p>Furono proprio queste idee, <strong>così innovative ed anticonformiste e la forza e la tenacia con cui scelse di difendere a segnare la sua fine</strong> ed allo stesso tempo a consacrare il suo nome alla storia. Proprio nel luogo dove il rogo mise fine alla sua vita terrena, sorge oggi una statua ad eterna memoria dei valori che portò avanti e che mai, nemmeno davanti alla minaccia di morte, volle abbandonare. A dimostrazione di quanto può essere forte un pensiero, di quanto profondo è radicato possa essere un ideale, la storia ha potuto tramandarci come, il ricordo delle gesta di Giordano Bruno sono state sufficienti a portare avanti il suo ideale di pensiero libero anche diversi anni dopo la sua morte. Singolare in questo senso, proprio la storia relativa alla costruzione della statua in suo onore. Una prima versione, fu eretta durante la repubblica romana del 1849, ma ebbe vita breve. Fu distrutta pochi mesi dopo, non appena tornato sul soglio pontificio pio ix.</p>
<p>Questo però, non mise fine al desiderio di coloro che erano stati ispirati dal suo pensiero, di portare avanti i principi per cui egli si era battuto.</p>
<p>Nel 1885, fu formato un comitato per la costruzione di un monumento al monaco ribelle, cui aderirono le maggiori personalità dell’epoca: <strong>Victor Hugo, Michail Bakunin, George Ibsen, Giovanni Bovio, Herbert Spencer e molti altri.</strong> La battaglia fu dura e lunga. Il consiglio comunale, controllato da una maggioranza filo-clericale, si oppose in ogni modo, tanto che la questione divenne il simbolo della lotta del libero pensiero contro l’oscurantismo e una sfida alla Chiesa e al papa. La situazione si sbloccò solo dopo le elezioni amministrative del giugno 1888, con l’entrata in Consiglio comunale di una nutrita rappresentanza della sinistra radicale e repubblicana, tra cui il Ettore Ferrari, che sarà poi l’artefice del monumento (e che nel 1904 sarà eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia). La statua fu inaugurata il 9 giugno 1889, in quel Campo de’ Fiori dove era arso il rogo, con la partecipazione di un’immensa folla festante.</p>
<p><strong>Una storia travagliata, ma non ancora conclusa.</strong> Al tempo dei Patti Lateranensi (1929) si parlò di forti pressioni vaticane perché la statua fosse demolita come segno di “riconciliazione” fra le due Italie, quella laica e quella cattolica. Ma alla fine non ne se fece nulla e ci si limitò a vietare ogni forma pubblica di commemorazione e di omaggio alla figura del martire.</p>
<p>Questa, ovviamente, solo una piccola parte di quella che è la storia di <strong>Giordano Bruno</strong>, ma che ancora oggi, nel mondo che noi abitiamo, ci da la possibilità di riflettere su quanto possano essere delicati i concetti di libertà e di giustizia. I grandi uomini, ho sempre pensato, non verranno ricordati soltanto per ciò che hanno fatto in vita, ma anche e soprattutto per le vite che sono riusciti ad ispirare. Per quello che il loro ricordo ha lasciato a chi è venuto dopo di loro. Il ricordo di Giordano Bruno, ci fa riflettere. Ci fa riflettere su quanto, in alcuni casi, sia difficile portare avanti i nostri pensieri ed i nostri ideali.</p>
<p>In questo, come in moltissimi altri casi,<strong> la storia di un Fratello Massone mi ha dato la possibilità di pensare a come, nonostante il progredire della storia, troppo spesso, niente cambi.</strong> Gli uomini continuano ad essere spaventati da quello che non comprendono, continuano a vivere nel timore di esprimere loro stessi al massimo di quelle che sono le loro possibilità. Continuano ad aver paura di martellare la loro pietra grezza. Continuano ad essere a schiavi di dogmi e di preconcetti che sono imposti da terzi.</p>
<p>In passato sono state combattute numerose guerre allo scopo di controllare le masse, di mantenere un illusorio potere terreno, oggi in tanti casi, avviene lo stesso allo scopo di conservare qualcosa di ancora più effimero: la ricchezza. <strong>Gli uomini, non avendo più il coraggio di lottare per i propri ideali, di combattere in nome di verità e giustizia, combattono per guadagnare, sempre di più, convinti che questo potrebbe forse teneri al sicuro.</strong> Certi del fatto che una volta che avranno la possibilità di comprare tutto, non rimarrà loro più nulla da desiderare. Il Dio denaro è oggi la più venerata fra le divinità. In grazia di denaro e potere oggi molti uomini sono disposti a rinunciare ad ogni cosa, a vendere ogni cosa, finanche i loro ideali. Basta guardarsi intorno, accendere la tv e sintonizzarsi su un telegiornale per vedere quanto possa essere, in alcuni casi, vuoto il cuore e lo spirito di troppi uomini.</p>
<p>Allora, vorrei concludere la mia tavola con un invito alla riflessione, prima per me stessa e poi per chiunque avrà voglia di ascoltare, di interrogarsi e di provare a trovare una risposta, che anche se sbagliata, avrà dato la possibilità di sfruttare una di quelle che abbiamo imparato a conoscere come fra le più potenti e longeve delle armi: la libertà di pensiero. <strong>La libertà di esprimere e poi difendere le nostre idee.</strong></p>
<p>Cosa potremmo e dovremmo fare noi, uomini e donne liberi, Noi Massoni, al fine di assicurarci che non solo noi stessi, non solo i nostri Fratelli e le nostre Sorelle, ma tutti, <strong>fermo restando il rispetto dell’altro, possano vedersi garantita la libertà di esprimersi?</strong></p>
<p><em><strong>*In foto, Albino Console, Rispettabilissimo Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia Lux Solis della Gran Loggia D’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori</strong></em></p>
<p><em><strong>**Fonti, Enciclopedia Treccani Vento largo: cultura, arte, politica e società &#8220;Giordano Bruno e la massoneria scozzese&#8221;</strong></em></p>
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