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	<title>Coscienza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La formula della coscienza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-formula-della-coscienza-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 20:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La formula della coscienza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine in copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale  La formula matematica della coscienza era davanti ai tuoi occhi. L&#8217;universo si era aperto come un ventaglio, mostrando la solitudine di ciascuno, compreso te, racchiuso nell&#8217;Io catastrofico. Mentre le tue molecole ancora aggregate accarezzavano l&#8217;idea del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La formula della coscienza&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine in copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>La formula matematica della coscienza era davanti ai tuoi occhi. L&#8217;universo si era aperto come un ventaglio, mostrando la solitudine di ciascuno, compreso te, racchiuso nell&#8217;Io catastrofico. Mentre le tue molecole ancora aggregate accarezzavano l&#8217;idea del dissolvimento nella dimensione del &#8220;nulla creativo&#8221;, la Terra ti appariva grande come il tuo divano. In un battito di ciglia eri capace di attraversare tanto il Polo Nord, quanto la foresta Amazzonica.</p>
<p>Era tempo che pensavi di non essere più né carne né ossa, solo un pugno di infiniti atomi che ti avrebbero rassicurato sulla tua esperienza passeggera sul Mondo. La formula matematica della coscienza, in fondo, poneva come suo primo elemento il disprezzo per la materia visibile di questo pianeta che ti ospitava da diversi decenni. La liberazione dalla materia era pari a &#8220;meno uno&#8221;, una sorta di deficit che aveva come obiettivo quello di mostrarti quanto inutile fosse il respiro, la cura del corpo, il mantenimento metabolico, la riproduzione, il sollazzo sessuale.</p>
<p>Nei tuoi momenti di estasi, la formula matematica della coscienza diventava una presa d&#8217;atto del fatto che &#8220;tutto è un&#8217;illusione&#8221; e che il reset definitivo implicherebbe, con grande vantaggio personale, alla distruzione della memoria a lungo e a breve termine. La coscienza stessa implicava che essa fosse pari a &#8220;zero&#8221; e che qualsiasi numero, come attratto in un buco nero, si sgretolasse e svanisse.</p>
<p>Qualsiasi cosa poteva essere depotenziata. Ciò ti rendeva felice. Una volta imparate a risolvere tutte le operazioni saresti stato libero e ti saresti legato al comun divisore.</p>
<p>Intanto, anche se fuori dalla vita contemporanea, in cui il balenare di un pensiero ne escludeva un altro, tu eri il ricordo del passato. Gravitavi in ogni punto in cui il tempo aveva cessato di scorrere. Eri pesante e ingombrante. Eri una pietra. Eri inanimato. Ti sei sottratto all&#8217;arte della vita, poi ti sei scomposto nel male oscuro, infine sei ricomparso tra i numeri di una somma illogica, scaturita da un&#8217;addizione divina. Fissavi quel numero. Ti specchiavi in quel numero. Da cosa era nato? A quale calcolo apparteneva? Quello era il punto di partenza da cui la formula matematica della coscienza avrebbe iniziato a respirare.</p>
<p>E tu numero tra numero? Mentre l&#8217;alba sopraggiungeva come un sogno ad occhi aperti, prima che svanisse il bagliore dell&#8217;aurora che squarciava le nuvole tiepide della notte, avevi lasciato che le tue mani si intrecciassero e come al termine di una preghiera hai sussurrato «Accada». Fu lì che ogni frammento della realtà cominciò a scorrere come lo ricordavi. La tua coscienza era vigile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le sporche coscienze</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-sporche-coscienze-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 21:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le sporche coscienze&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Campi di grano dopo la pioggia&#8221;, noto anche come &#8220;La Plaine d&#8217;Auvers&#8221;, un dipinto di Vincent van Gogh.   Ho sentito il bisogno di varcare quella soglia, che divide il vociare della piazza dalla preghiera. Nonostante il pieno umano, lo sguardo ha riconosciuto solo i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Le sporche coscienze&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Campi di grano dopo la pioggia&#8221;, noto anche come &#8220;La Plaine d&#8217;Auvers&#8221;, un dipinto di Vincent van Gogh.  </strong></p>
<p>Ho sentito il bisogno di varcare quella soglia,<br />
che divide il vociare della piazza<br />
dalla preghiera.<br />
Nonostante il pieno umano,<br />
lo sguardo ha riconosciuto<br />
solo i due anargiri<br />
venuti dal mare.<br />
Due fratelli in un mondo di estranei, due santi fratelli<br />
venerati dagli ultimi,<br />
da chi soffre,<br />
da chi ha perso la speranza,<br />
dai ricchi di cuore<br />
e dai poveri di strada.<br />
Non so quando tornerò<br />
in quel luogo,<br />
ma ho visto tanto.<br />
Non ho voluto vedere<br />
l&#8217;abbraccio del potere ipocrita.<br />
Non ho voluto vedere<br />
l&#8217;apparenza di chi inganna.<br />
Non ho voluto vedere<br />
la presenza dell&#8217;assenza.<br />
Non ho voluto vedere<br />
gli abiti luccicanti.<br />
Ho sentito una voce lontana:<br />
torna a casa e chiudi gli occhi.<br />
Vedrai ciò che gli altri non vedono:<br />
basta ascoltare<br />
il pianto del mondo,<br />
il pianto del cuore.<br />
Oggi il cielo piange.<br />
È un pianto lento,<br />
che penetra la terra,<br />
le carni sanguinanti<br />
dei popoli oppressi.<br />
È un pianto lento,<br />
che spacca le nuvole.<br />
È un pianto lento,<br />
che lava le sporche coscienze.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/lodore-acre-della-guerra-poesia-gervasi/">&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221;</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La letteratura. Un flusso ispirato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/letteratura-danise-divagazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 04:04:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Flusso]]></category>
		<category><![CDATA[immaginazione]]></category>
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		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Antonio Danise Non sapevo che era questa la letteratura, la narrazione, il romanzo, sì, insomma, quelle cose lì, e che potevo anch&#8217;io scrivere una storia, come pure avevo fatto negli ultimi tempi, ma ignorando di avere quelle capacità, senza sapere cioè di essere uno scrittore, uno vero, intendo, che bello, adesso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Antonio Danise</strong></em></p>
<p>Non sapevo che era questa la letteratura, la narrazione, il romanzo, sì, insomma, quelle cose lì, e che potevo anch&#8217;io scrivere una storia, come pure avevo fatto negli ultimi tempi, ma ignorando di avere quelle capacità, senza sapere cioè di essere uno scrittore, uno vero, intendo, che bello, adesso che l’avevo capito potevo scrivere una storia ogni volta che mi veniva l’ispirazione, forse ogni volta che me ne veniva la voglia, adesso, ad esempio, sento che potrei scriverne una, mi sembra di essere in grado di farlo naturalmente, senza sforzi, solo ad appoggiare la penna sul foglio mi sembra che sorge spontanea una storia, solo che però devo rimandare, e questa volta per una ragione che potrà sembrare banale ma che invece non lo è, ne va di mezzo la serenità con cui potrei scrivere e il motivo è presto detto, devo andare in bagno, perché da un po’ sto avvertendo un sommovimento allo stomaco, o giù di lì, e non posso più rimandare, ma faccio presto, non preoccupatevi, non sono di quelli che si siedono sul water e se ne stanno lì per decine di minuti ad aspettare l’ispirazione, io quando vado è perché la cosa è matura, mi siedo sulla tazza ed è subito un <em>pluff</em>, mi pulisco con la carta, mi lavo col gel alla menta, mi sciacquo le mani ed eccomi di nuovo a scrivere, e no, non sono di quelli che perdono tempo, quando una storia chiama guai a lasciarsela scappare, quella non torna facilmente indietro, e vai a ripescarla più, chissà quali strade prende, e allora basta con gli indugi, è arrivata l’ora di cominciare la storia che ho in mente e per favore non distraetemi, non ponete ulteriori ostacoli, fra me e le mie storie la strada deve essere libera, liberissima, perché anche un piccolo rumore può distrarmi e farmi fuorviare, figuriamoci un concerto, o anche solo una macchina che lava la strada di notte, la sento, non pensate, quando tutto è silenzio, si sente anche dall&#8217;ultimo piano di questo palazzo, che pure ha pareti spesse, e invece, non so come possa accadere, però sento tutto quello che succede in strada, non parlo di quando sto con le finestre aperte, nei mesi estivi, no, anche a febbraio, a marzo, che tengo tutto chiuso, che ci sono delle serate che fa davvero freddo che nemmeno i termosifoni accesi a palla servono, non so quanto sto spendendo di riscaldamento, e le bollette aumentano anno per anno, e non solo quelle, anche la luce, il telefono, è incredibile, non riesco più a tenere il conto, è per questo che ho deciso di fare la domiciliazione delle utenze, così non dimentico di pagarle, quando arrivano le metto direttamente nella cartella che ho comprato appositamente, non guardo nemmeno quando scadono, tanto, si pagano da sole, è questo il bello della domiciliazione, penso sia una delle cose che più aiutano a sopravvivere allo stress della contabilità domestica, altrimenti, davvero, non saprei come fare, perderei sicuramente la testa, ma basta sprecare altro tempo, perché è già tardi e se non comincio va a finire che perdo il ritmo e non riesco più a raccontare quello che avevo in mente, che a dire il vero ho già dimenticato, ma è sufficiente fare un piccolo sforzo e tutto ritorna, anche se però non sempre mi riesce quest’esercizio, ad esempio quando sto dormendo e faccio un bel sogno, ma non solo uno bello, uno qualunque, che però mi sembra interessante, mi dico, ecco, questa sì che è una bella storia che potrei scrivere, e così me la ripasso nella mente, non so se quando sto ancora dormendo, se sto ancora sognando, oppure da sveglio, e comunque se anche sono sveglio probabilmente non lo sono del tutto, non cioè al punto da riuscire a ricostruire tutto il sogno, perché mi sembra di ricordarlo, però quando ci provo, mi sembra che manca qualcosa, e com&#8217;è e come non è, mi ritrovo di nuovo che sto dormendo e quando poi al mattino mi sveglio perché sento la sveglia squillare è come se si fosse spezzato qualcosa, dimentico tutto, o quasi, mi restano solo dei particolari, che però sono del tutto scollegati l’uno dall’altro e faccio uno sforzo tremendo per cercare di ricordare qualche dettaglio utile a ricostruire la storia che mi sembra di aver vissuto dal vivo poco prima, nel sogno, ecco, così mi succede quando dimentico, come adesso, che mi è sfuggita davvero la storia che volevo raccontare, e ci rimango come un fesso, di stucco, ecco, forse questa espressione rende meglio il concetto, se ce ne fosse bisogno, perché a volte i proverbi, o le frasi fatte, o i luoghi comuni, queste parole, sono più familiari e usarle a volte ci aiutano a essere più chiari, senza tanti giri di parole, perché nelle storie essere chiari è importante altrimenti, se si comincia a scrivere difficile, tutto va a ramengo, per questo non mi piace stare a cincischiare, quando voglio esprimere un concetto cerco di andare subito al nocciolo della questione, senza girarci intorno, è una questione anche di correttezza nei confronti di chi mi sta di fronte, sia esso un interlocutore che mi ascolta mentre parlo o un lettore che legge qualcosa che ho scritto, se non vado dritto al cuore del problema, quello gli passa la voglia, cerca una scusa qualunque e mi lascia là con le mie storie, e non farebbe male, non avrebbe del tutto torto, non sempre uno ha tempo a disposizione da sprecare e dedicare ai ghirigori altrui.</p>
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		<title>Le quattro stagioni della metamorfosi di un uomo precario</title>
		<link>https://www.borderliber.it/stagioni-uomo-precario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2024 00:15:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cazziatone]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Disincanto]]></category>
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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Lucia Bonacci. Foto di Martino Ciano Ognuno di noi, nel corso della propria esistenza, vive profonde fasi di trasformazione. I processi di mutamento possono essere graduali o repentini, magari a causa di una brusca delusione o perché necessari. Ad ogni modo, i cambiamenti possono investire la nostra personalità o il nostro rapporto con [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Lucia Bonacci. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Ognuno di noi, nel corso della propria esistenza, vive profonde fasi di trasformazione. I processi di mutamento possono essere graduali o repentini, magari a causa di una brusca delusione o perché necessari. Ad ogni modo, i cambiamenti possono investire la nostra personalità o il nostro rapporto con gli altri.</p>
<p>Senza voler veicolare messaggi nostalgici o <strong>“tristoni”</strong> – nonostante mi caratterizzino – proverò a concentrare, in chiave <strong>pseudo-ironica</strong>, le fasi che, a mio avviso ovviamente, ciascuno d noi prima o poi attraversa, quelle fasi che mi piace definire le<strong> “quattro stagioni della metamorfosi di un uomo precario”.</strong></p>
<p>La prima fase è quella che appellerei <strong>“del cazziatone”</strong>. Siamo insoddisfatti, la strada non procede propriamente secondo i nostri piani ed entriamo spesso in conflitto con gli altri, senza provare ad ascoltare le ragioni altrui. Allora ci stanchiamo, prendiamo il pallone e andiamo via. Non sappiamo perdere e mettiamo il broncio.</p>
<p>Poi, quando smettiamo di essere infantili e decidiamo di condividere quel pallone e metterci nuovamente in gioco, ecco che arriva però la fase <strong>“psicologo”</strong>, ovviamente poco bravo e poco clemente, durante cui subentra la paura del confronto, del giudizio, del fallimento, quasi fossero gli occhi degli altri a determinare chi siamo.</p>
<p>In questa fase, si può soffrire moltissimo. Toccando baratri di insicurezza, insofferenza, <strong>si consumano fazzolettini e i cuscini sono stropicciati per le notti trascorse insonni</strong>, a rigirarsi senza senso alcuno e con le pecorelle che continuano a <strong>zompettare</strong> per essere contate.</p>
<p>Nel momento in cui iniziamo ad aprire gli occhi, ma siamo comunque ancora angosciati, ecco che ci spostiamo, ancora timidamente, ancora non totalmente convinti di noi, verso la fase del <strong>“letterato”</strong>: sopravvalutiamo i talenti degli altri, deprezzando i propri. Poi, e finalmente forse, arriva il <strong>disincanto</strong>, la caduta degli eroi e la giusta ricollocazione, prima di noi stessi e poi l’attribuzione del giusto peso a chi ci circonda.</p>
<p>Ed ecco ergersi la stagione <strong>“Dunning-Kruger”</strong>; ossia quando ci rendiamo conto, in maniera quasi liberatoria e senza pudore alcuno, di quanto molti si sentano migliori o più sapienti di ciò che realmente sono, deformando la realtà. La loro incompetenza si trasforma in stucchevole presunzione che suscita risa beffarde.</p>
<p>In fondo non esiste una formula. La consapevolezza e l’umiltà di ciò che siamo è una tra le forme più elevate per provare a raggiungere la felicità.</p>
<p><strong>“Io sottoscritto Edmond Dantès&#8221;</strong> (cit. <strong>“V per Vendetta”</strong>).</p>
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		<title>Algoritmo: un elogio, una preghiera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/preghiera-social-algoritmo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 01:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Algoritmo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore Ero sorretto dalla compulsione dell&#8217;idioma, e come un idiota mi muovevo tra le pagine dei libri, sbatacchiando la testa come un cervo che si scorna con un suo simile. L&#8217;algoritmo mi seduceva&#8230; E questa lotta con me stesso, mentre mi riempivo gli occhi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Algoritmo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </b></p>
<p>Ero sorretto dalla compulsione dell&#8217;idioma, e come un idiota mi muovevo tra le pagine dei libri, sbatacchiando la testa come un cervo che si scorna con un suo simile. L&#8217;algoritmo mi seduceva&#8230;</p>
<p>E questa lotta con me stesso, mentre mi riempivo gli occhi di sillabe e le orecchie di magmatico silenzio, eruttava lontano da me, contro un uomo vestito di solitudine.</p>
<p>Chi siete voi per dirmi che sono solo, incapace di regolare il traffico emozionale, manco fossi un semaforo. Mi diranno alcuni ironici, pedanti, adulatori del bene e del male, che conviene dichiararsi dapprima innocenti, poi sedotti e abbandonati, infine parzialmente logorati dal ritmo della quotidianità; solo così si può avere in cambio un certo numero di estimatori. Ci vogliono parole che richiamino commiserazione per lasciarsi ingannare dalle buone intenzioni di chi domani, al massimo dopodomani, si dimenticherà di te e del resto.</p>
<p>Passa la &#8220;cura virtuale&#8221;, poco virtuosa è la resa; mai arrendersi, ci pensiamo noi, virtualmente spossati e largamente demenziali. Il processo dell&#8217;algoritmo è l&#8217;unica cosa sana, capace di regolare la volontà di ricerca e la stitichezza di novità. L&#8217;algoritmo ti sente, ti annusa, ti gusta, ti scruta dentro. Le tue ricerche sono le sue; le domande sono reciproche e ripetute all&#8217;infinito. L&#8217;algoritmo contiene anche le tue rivendicazioni.</p>
<p>Un tempo si diceva che &#8220;è bello camminare in una valle verde&#8221;; un tempo questa sarebbe stata una pubblicità occulta a un marchio prestigioso di calzature. Lo è anche oggi, forse; ci penserà l&#8217;algoritmo a svelarlo e a portarmi in giro per campi virtuali, tra spighe di grano sfarfallanti e colori shocking.</p>
<p>Intanto, mi godo il burnout della lingua salvata mentre svolgo piccoli esercizi di ammirazione.</p>
<p><em>Algoritmo, salvami dal troppo che resta. Portami tra ricerche sensoriali e inanimate. Sii con me nella gioia e nel dolore. Amen</em></p>
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