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	<title>corpo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Dialogo con la pioggia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dialogo-pioggia-gervasi-poesia-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:01:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dialogo con la pioggia&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Nudo tra tuoni e lampi, la pioggia parla velocemente. Nel bel mezzo d&#8217;agosto sopraggiunge l&#8217;autunno: malinconico penso alla vita. Vento e pioggia, tuoni e lampi. È l&#8217;estate che va nel buio improvviso. È un segno del cielo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dialogo con la pioggia&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Nudo tra tuoni e lampi,<br />
la pioggia parla velocemente.<br />
Nel bel mezzo d&#8217;agosto<br />
sopraggiunge l&#8217;autunno:<br />
malinconico penso alla vita.<br />
Vento e pioggia,<br />
tuoni e lampi.<br />
È l&#8217;estate che va<br />
nel buio improvviso.<br />
È un segno del cielo,<br />
che piange tristemente.<br />
È un segno del giorno finito,<br />
del sonno in arrivo,<br />
del mese sospeso.<br />
Una sospensione inutile.<br />
Guarda come piove,<br />
sempre più forte,<br />
sempre di più.<br />
È un dialogo tra cielo,<br />
nuvole e terra.<br />
È un messaggio<br />
all&#8217;ultimo uomo rimasto,<br />
affinché si fermi a contemplare il tempo.<br />
Piove in agosto,<br />
piove in estate.<br />
È un singhiozzo d&#8217;autunno<br />
a cui segue una lunga lacrima.<br />
Non pioverà più,<br />
si placherà il vento.<br />
Un ultimo temibile tuono<br />
a svegliare l&#8217;inutile sonno,<br />
a donare colori nel cielo<br />
e una luce nel buio.</p>
<hr />
<h4>Chi è Giuseppe Gervasi?</h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta &#8220;Dialogo con la pioggia&#8221;</em>, <strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/verso-il-paese-poesia-gervasi-lettura/">&#8220;Verso il paese&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Attesa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/attesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 22:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Attesa]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Attesa&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore Capelli corti, manca il sorriso. Gli occhi non mentono, c&#8217;è tanta paura, tanta attesa, a pochi passi dal bianco cemento. Una donna sola, un uomo solo, un &#8220;bambino uomo&#8221; ride innanzi al tavolo imbandito. Poche frasi sussurrate, per alcuni è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Attesa&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Capelli corti,<br />
manca il sorriso.<br />
Gli occhi non mentono,<br />
c&#8217;è tanta paura,<br />
tanta attesa,<br />
a pochi passi<br />
dal bianco cemento.<br />
Una donna sola,<br />
un uomo solo,<br />
un &#8220;bambino uomo&#8221; ride<br />
innanzi al tavolo imbandito.<br />
Poche frasi sussurrate,<br />
per alcuni è l&#8217;inizio<br />
di un nuovo giorno,<br />
per altri è la fine<br />
di una lunga notte.<br />
Pietro e Paolo attendono,<br />
i gladiatori fremono,<br />
un uomo di bianco<br />
scrive la sua morale,<br />
camici immacolati si affrettano.<br />
Una donna nella stanza numero nove<br />
si prende cura del suo fragile corpo.<br />
Una camicia stropicciata<br />
interpreta labbra e sguardi,<br />
che parlano di vita e di incontri.<br />
La mia colazione sta per finire.<br />
Una signora in bilico<br />
raccoglie il suo cornetto caldo.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta &#8220;Attesa&#8221;, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/un-corpo-in-fuga-gervasi-poesia/">&#8220;Un corpo in fuga&#8221;</a></strong></p>
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		<title>La farfalla bianca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-farfalla-bianca-de-palma-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 21:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[De Palma]]></category>
		<category><![CDATA[Farfalla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La farfalla bianca&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Olivi&#8221; opera di Vincent Van Gogh Da qualche tempo avevo in testa l’idea del mio corpo smembrato. Gambe, braccia, torace, testa perfettamente smontati, però senza spargimenti di sangue. La scena era pulita, ordinata; niente a che fare con un desiderio di morte o [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La farfalla bianca&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Olivi&#8221; opera di Vincent Van Gogh</strong></p>
<p>Da qualche tempo avevo in testa l’idea del mio corpo smembrato. Gambe, braccia, torace, testa perfettamente smontati, però senza spargimenti di sangue.</p>
<p>La scena era pulita, ordinata; niente a che fare con un desiderio di morte o con un pensiero di liberazione dalle noiose e aberranti questioni che affliggono in media buona parte dell’umanità.</p>
<p>Si trattava di vedermi mentre riponevo me stessa in una scatola, pezzo dopo pezzo, dopo essermi smembrata con cura come si fa con quelle costruzioni che monti e smonti all’occorrenza.</p>
<p>Era solo una visione riposante che tornava alla mente da un po’ di giorni. Contemporaneamente pensavo che avrei dovuto risolvere la mia stanchezza in altro modo, giusto per non trascinare per l’eternità questo stato di sottile inquietudine.</p>
<p>Non è tanto il timore che l’eternità possa davvero riguardare anche noi mortali a spaventarmi, quanto il fatto che potremo essere tragicamente bloccati nella più odiosa delle sensazioni, quella che ci fa prendere coscienza di quanto tempo e quanta vita vadano sprecati.</p>
<p>Tutto questo era la conseguenza delle solite domande esistenziali a cui nessuno tenta più di dare risposte tanto più che oggi non si sa neppure perché sforzarsi di cercarle.</p>
<p>Ed ecco che, trovandomi esattamente a questo punto, si rafforzò la certezza che sarebbe stato un bel vantaggio potersi smontare e rimettersi nella confezione in cui, a nostra insaputa, un giorno siamo stati recapitati su questa terra.</p>
<p>Pochi giorni fa, terminata la riunione di lavoro prima del previsto, ho approfittato per andare in campagna dove abitano i miei.</p>
<p>In casa, però, non c’era nessuno e questa mi è parsa una coincidenza straordinaria: da tempo aspiravo a un po’ di ore tutte per me.</p>
<p>L’aria del pomeriggio era dolce, calda. Il cielo fermo, stabile nella sua immobilità azzurra; qualche nuvola vagabonda, sgranata lentamente dal vento, navigava verso ovest.</p>
<p>Ho iniziato a camminare lungo il viale. Avevo davvero voglia di sgranchirmi le gambe. I pensieri avrebbero avuto libero accesso alla mia mente: nessun ordine, nessuna priorità, nessuna urgenza.</p>
<p>I passi avrebbero seguito una cadenza qualsiasi, né frettolosa né lenta. Tutto secondo l’impulso di quelle ore fortunatamente libere.</p>
<p>Sulla ragione avrebbe prevalso l’istinto; per una volta il controllo non sarebbe stato suo.</p>
<p>Su di me e tutt’attorno lunghissime linee orizzontali: il viale asfaltato su cui avanzavo, il terreno coltivato a olivi alla mia sinistra, schiere di ville alla mia destra e in alto un cielo glorioso come non se ne ha la possibilità di godere in città.</p>
<p>In quel frangente di bianchi, gialli e lilla dei fiori selvatici, di chiome folte e rotonde degli ulivi, di grossi massi calcarei sparsi tra le zolle, di profumo di gelsomino e rose, non ho avvertito il bisogno di smontare e riporre il corpo.</p>
<p>Piuttosto era vitale la necessità di essere intera, perfettamente assemblata per sentire in quei colori, in quelle forme e in quei profumi la prova tangibile che tra me e la vita si era stabilita una specie di tregua.</p>
<p>Funzionò. Ho camminato su e giù lungo il viale per quattro volte, senza perdere quella lieve euforia che mi aveva preso, avvertendo la sensazione di essere felice perché viva e viva perché felice.</p>
<p>Certo, non esplosero guizzi di ottimismo ritrovato né feci balzi in avanti verso chissà quali fantastiche soluzioni alle pene esistenziali: si trattò solamente di uno di quei rari incastri in cui per una manciata di minuti si smette di sentirsi fuori luogo.</p>
<p>Sprovveduta non lo ero da qualche anno ormai, sapevo che non è sufficiente mezzo pomeriggio per riequilibrare l’universo; prendevo quelle ore per ciò che erano, ovvero una boccata d’aria, un momento di sollievo prima del consueto ronzio nell’anima.</p>
<p>Se avessi avuto un foglietto e una penna, avrei trascritto tutto quanto mi passò per la testa.</p>
<p>Si mescolarono ricordi e riflessioni, teoremi frutto di illuminazioni improvvise e porzioni di vite precedenti, parole dette e parole udite in contesti diversissimi, decisioni ferree e delusioni seguite a scelte scellerate.</p>
<p>Di quali cose non si occupò la mia mente quel pomeriggio!</p>
<p>Intanto la luce del tramonto inondava gli ulivi di riflessi arancio che esaltavano l’argento delle chiome e rendevano vive le ombre proiettate sulla terra sassosa; tra i rami di un maestoso pino si fermò una colomba che poco dopo una gazza litigiosa fece fuggire; una rosa gialla ondeggiò dall’altra parte della recinzione di una villa, mentre un nugolo di moscerini festeggiava a mezz’aria ad altezza del mio sguardo.</p>
<p>Evitai a me stessa la trappola delle domande sulla vita e sulla morte, sulla felicità e sull’infelicità, sul tempo che passa e sul poco che resta.</p>
<p>Il mio corpo riuscì a tenermi ancorata a quello che i sensi afferravano. Resistetti alla tentazione di immaginarmi inscatolata. Il presente si aggiunse agli spazi orizzontali che mi contenevano per intero. Annullati passato e futuro, potei stringere l’attimo che ha la consistenza di un filo di vento.</p>
<p>C’era da diventar matti a sentirsi vivi senza doverne rendere conto alla logica.</p>
<p>Per una volta, la mia esistenza era slegata da cause ed effetti, da premesse e conseguenze, da richieste e aspettative.</p>
<p>Stava succedendo quello che forse non sarebbe successo mai più, ma non me ne dispiacqui.</p>
<p>Era proprio quello il senso del ricomporre ciò che in altri momenti mi avrebbe molto consolato vedere a pezzi.</p>
<p>Quel pomeriggio l’unità a cui aspiravo nei giorni più faticosi si era materializzata senza che l’avessi cercata ad ogni costo.</p>
<p>Sarebbe svanita, senza che potessi far nulla.</p>
<p>Sul viale parallelo passeggiava un uomo con due grossi cani al guinzaglio. Fu l’unica apparizione umana in quasi due ore di solitudine. Guardai il terzetto finché non scomparve nella distanza.</p>
<p>Prima che voltassi la testa, arrivata da chissà dove, apparve una farfalla bianca.</p>
<p>La mia mente, svuotata di colpo, non si mise a frugare tra le vecchie metafore quella migliore per dare senso al suo volo zigzagante.</p>
<p>Mi piacque seguirla con lo sguardo finché non si inoltrò nella fitta chioma di un ulivo.</p>
<p>La sua rapida scomparsa non significò nulla né mutò la cadenza dei miei passi, quando ripresi a camminare verso la casa dei miei.</p>
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		<title>Corpo in cammino</title>
		<link>https://www.borderliber.it/corpo-cammino-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 22:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Buttazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Corpo in cammino&#8221; in cammino è il titolo che abbiamo dato a queste sei poesie di Marcello Buttazzo. In copertina un&#8217;immagine di Martino Ciano creata con l&#8217;intelligenza artificiale Il rosario di taciturne parole è silente. Epperò nessuna stanchezza, nessun spasimo d’oblio, nella vita-rincorsa che s’incammina lentamente. Non c’è patimento né chiodi di mestizia nelle carni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/corpo-cammino-poesie-buttazzo/">Corpo in cammino</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Corpo in cammino&#8221; in cammino è il titolo che abbiamo dato a queste sei poesie di Marcello Buttazzo. In copertina un&#8217;immagine di Martino Ciano creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Il rosario<br />
di taciturne parole<br />
è silente.<br />
Epperò<br />
nessuna stanchezza,<br />
nessun spasimo d’oblio,<br />
nella vita-rincorsa<br />
che s’incammina lentamente.<br />
Non c’è patimento<br />
né chiodi di mestizia<br />
nelle carni voluttuose,<br />
desiderose<br />
d’un tempo scompigliato<br />
da traversare.<br />
Stamane<br />
all’alba,<br />
un sole rosseggiante d’attese.<br />
Un sole infuocato<br />
di piccoli sogni<br />
leggeri e sereni<br />
da ricercare<br />
fra le dita delle tue mani.<br />
Stamane<br />
all’alba<br />
m’ha svegliato<br />
un insistito canto d’uccelli.<br />
E la vita<br />
forse<br />
è proprio questa.<br />
Ritmo d’eterno,<br />
che va.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “Verranno rondini fanciulle”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2018</strong></p>
<hr />
<p>Cominciamento del bene,<br />
una piazza d’estate<br />
scossa da un improvviso vento di frescure.<br />
Cominciamento del bene,<br />
i tuoi occhi<br />
neri come more d’ottobre<br />
che io troppo desiderai.<br />
E quel tuo pensiero poderoso<br />
forza dei giorni miei,<br />
quel tuo procedere lentamente<br />
come ore scandite,<br />
perché il tempo è un fanciullo<br />
che odia la sfrontatezza della velocità.<br />
Cominciamento del bene,<br />
il tuo sguardo benevolo sul mondo,<br />
sulle piccole cose della vita.<br />
Cominciamento del giorno,<br />
il tuo cuore<br />
che fa risplendere<br />
i papaveri insanguinati di fine maggio.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “Nei tuoi arcobaleni…e altre poesie”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2019</strong></p>
<hr />
<p>C’è un carminio vivo<br />
fra i papaveri agognati…<br />
È cosa mia.<br />
C’è<br />
l’anima di giglio<br />
candore dei giorni tuoi,<br />
la dolcezza<br />
infiammata sulle guance tue.<br />
La primavera,<br />
un tempo<br />
acceso di porpora<br />
nei tuoi lussureggianti giardini.<br />
La primavera<br />
forse<br />
è un’utopia.<br />
E i sortilegi<br />
del tuo cuore<br />
sono misteri<br />
da sfogliare<br />
fra le pagine delle mani.<br />
C’è un carminio vivo<br />
nei giorni dolceamari…<br />
è cosa mia.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “Il cielo degli azzurri destini”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2021</strong></p>
<hr />
<p>Sogno<br />
il tuo viso<br />
arreso<br />
al color d’amore.<br />
Il niveo pallore<br />
del tuo viso,<br />
scenario<br />
di guerrieri di spade<br />
di ninfe alate.<br />
Sogno,<br />
sì ti sogno<br />
che percorri la via<br />
con l’altera bellezza.<br />
Sogno<br />
e ti vedo<br />
per l’inviolato cammino.<br />
Tu,<br />
candido pensiero<br />
che calido<br />
alligna<br />
per mia benevola giocondità.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “Fra le pieghe del rosso”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2022</strong></p>
<hr />
<p>E quest’ansia<br />
sopraggiunta<br />
come un’onda,<br />
cos’è se non il patema di tutti?<br />
E questa incertezza<br />
che m’afferra<br />
e non mi lascia<br />
cos’è se non un segno, un’avvisaglia?<br />
Timore<br />
che la morte fisica<br />
venga<br />
senza prima aver potuto amare<br />
pazzamente.<br />
Terrore<br />
di non saper riconoscere<br />
il volto<br />
di chi più ti desiderò,<br />
pena<br />
per la sofferenza<br />
la dilaniante sofferenza<br />
degli umani.<br />
E questo batticuore<br />
che non svanisce mai<br />
all’incedere fragoroso<br />
di questa incerta quotidianità.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “E se nel giallo ti vedrò”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2023</strong></p>
<hr />
<p>Quest’afa<br />
non mi tocca,<br />
non mi stanca<br />
le membra,<br />
fino a quando<br />
riesco a immaginare<br />
un vento- refrigerio.<br />
Questo caldo<br />
non mi spossa,<br />
non m’avvilisce, non mi scuote<br />
se riesco ancora a pensare<br />
al tuo corpo.<br />
Il tuo corpo<br />
che nutre,<br />
che è acqua, ruscelletto, fonte.<br />
Il tuo corpo<br />
nel tuo portamento spirituale.<br />
La storia vitale<br />
il tuo corpo,<br />
la storia degli avi<br />
il tuo corpo.<br />
Dentro di te<br />
atomi e essenze<br />
origami di parole.<br />
Dentro di te,<br />
il sole.<br />
Dentro di te,<br />
soffi di luna<br />
canestri di malie,<br />
l’inizio e la fine<br />
del mondo.</p>
<p><strong>Versi tratti dalla raccolta “Ti seguii per le rotte”, i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno, 2024</strong></p>
<hr />
<h4>Chi è Marcello Buttazzo?</h4>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.</p>
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		<title>La meccanica dei corpi. Paolo Zardi e ciò che è caduco</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2024 03:55:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La meccanica dei corpi&#8221; di Paolo Zardi, Neo Edizioni, 2023 Il male è l&#8217;uomo o egli è solo il mezzo attraverso il quale esso agisce nel mondo? Soprattutto, cos&#8217;è il male, visto che va rintracciato nelle contraddizioni che costellano le azioni e i pensieri degli uomini? Sono le domande [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La meccanica dei corpi&#8221; di Paolo Zardi, Neo Edizioni, 2023</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il male è l&#8217;uomo o egli è solo il mezzo attraverso il quale esso agisce nel mondo? Soprattutto, cos&#8217;è il male, visto che va rintracciato nelle contraddizioni che costellano le azioni e i pensieri degli uomini? Sono le domande che mi ha lasciato <strong>Paolo Zardi, </strong>autore dei cinque racconti del suo<strong> &#8220;La meccanica dei corpi&#8221;</strong>.<br /><br />Se oggetti e soggetti rispondono al principio secondo cui <strong>&#8220;ogni azione comporta una reazione uguale e contraria&#8221;</strong>, allora eccoci spiegato fin dalle prime righe il filo conduttore che lega queste pagine, in cui lo scrittore ha saputo porre al centro, in particolar modo, le imperfette sensazioni dell&#8217;anima con cui ognuno di noi fa i conti. <br /><br />Con uno stile che dipinge scenari e personaggi ambivalenti, avvinghiati a una costante metamorfosi, <strong>Zardi </strong>delinea uomini comuni, vite normali, quasi banali, che quotidianamente tentano di inserirsi in un sistema tentacolare che impone le proprie regole a una massa informe, impersonale, che reagisce a impulsi esterni, a forze indomabili, a modelli comportamentali. I racconti sono la presa d&#8217;atto di un <strong>&#8220;Io diviso&#8221;</strong>, che si ricompatta per motivi di mera sopravvivenza e che sceglie sulla base di suggerimenti inconsci collettivi.<br /><br />La paura di finire, più che della morte, è un altro dei temi cari a <strong>Zardi; </strong>proprio questa forza oscura e silenziosa alimenta l&#8217;angoscia verso il futuro che rende tutti <strong>&#8220;freddi calcolatori&#8221;</strong>. Ma c&#8217;è anche la rassegnazione, un potere che sa di <strong>&#8220;resa dei conti&#8221;</strong>, che prende il controllo di questi involucri di carne e ossa nel momento in cui &#8220;il resoconto della vita, buono o cattivo che sia, appare solo come un accumulo di opere che non rende giustizia alle aspirazioni, agli ideali, al progetto di vita che ognuno si era costruito&#8221;.<br /><br />Ecco l&#8217;anziano protagonista di <strong>&#8220;Fantasmi&#8221;</strong>, che solo, malinconico e malato, si lascia trascinare dal passato in un vortice di sensazioni che prima era riuscito a tenere a bada. La vita e la morte si incontrano in un dialogo intimo in cui l&#8217;unico appiglio di salvezza è l&#8217;idea di una <strong>&#8220;continua ricerca&#8221;</strong>, anche quella di una persona cara scomparsa.<br /><br />C&#8217;è poi il cambiamento repentino di un uomo <strong>&#8220;miracolato&#8221;</strong>, il quale costella le pagine de <strong>&#8220;Il risveglio&#8221;</strong> e che, nella sua seconda vita, deciderà senza indugio cosa tenere per sé e cosa scartare. Ecco poi la faccia dell&#8217;arrivismo contemporaneo, incarnato nella protagonista de <strong>&#8220;L&#8217;era della dignità borghese&#8221;</strong>, storia di una giovane donna divisa tra carrierismo e sensi di colpa, tra frenesia cittadina e armonia dei piccoli centri, tra spettacolarità e volontà di potenza. Questo, secondo me, è il racconto più significativo, perché smaschera alcuni <strong>&#8220;bug&#8221;</strong> dell&#8217;informazione nostrana. E proprio questo primo &#8220;capitolo&#8221; del libro mi ha suggerito le linee guida attraverso cui le narrazioni di Zardi si muovono.<br /><br />Senza addentrarmi troppo nei singoli racconti, anche perché questo vuole essere un sincero invito alla lettura, Zardi pone al centro <strong>&#8220;l&#8217;evento&#8221; </strong>nel suo significato più puro, ossia come qualcosa che gode di uno <strong>status di eccezionalità, di quasi unicità</strong>. Ma ancora una volta, l&#8217;evento diventa tale nel momento in cui l&#8217;uomo, nel suo bisogno di <strong>&#8220;personale rappresentazione&#8221;</strong>, innesca il meccanismo. I personaggi di questi racconti, infatti, percepiscono l&#8217;irruzione di <strong>un evento</strong> nella loro vita; quasi premoniscono un fattore scatenante, forse perché inconsciamente ricercato, sperato, sognato, idealizzato.<br /><br />Pertanto, se seguiamo questo ragionamento, <strong>l&#8217;evento</strong> è tale perché chi lo vive lo giudica così, estrapolandolo dal resto, altrimenti sarebbe <strong>qualcosa che avviene;</strong> uno dei tanti episodi che naturalmente accade. Di fronte a ciò si apre tutto quel discorso intorno alla comprensione &#8220;della scelta giusta e della scelta sbagliata; se un episodio sia un&#8217;opportunità o una disgrazia&#8221;.</p>
<p>Questa meccanicità, come se anche il <strong>fato</strong> rispondesse a leggi superiori, è la manifestazione della dialettica dei corpi e delle anime su cui <strong>Zardi</strong> basa la sua ricerca. Tant&#8217;è che lo scrittore padovano non attua una separazione, non scinde <strong>&#8220;essere da non essere; spirito da carne&#8221;</strong>; anzi, pone davanti ai lettori proprio questa erronea convinzione, comune agli uomini di ogni epoca, secondo cui di <strong>&#8220;una parte di noi, in alcuni casi, si può anche fare a meno&#8221;</strong>. Invece, è proprio da ciò che sorgono tutti gli equivoci. Corpo e anima stanno lì, insieme agiscono e subiscono.</p>
<p>Buona lettura con <strong>&#8220;La meccanica dei corpi&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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