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	<title>Contraddizioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 23:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena che vuole essere anche una testimonianza. La foto in copertina è &#8220;La battaglia di San Romano&#8221; di Paolo Uccello “Monaci e parrini, viditi la missa e stoccaci li rini”, è un detto antico siciliano, forse troppo generico e ingrato, perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena che vuole essere anche una testimonianza. La foto in copertina è &#8220;La battaglia di San Romano&#8221; di Paolo Uccello</strong></p>
<p>“Monaci e parrini, viditi la missa e stoccaci li rini”, è un detto antico siciliano, forse troppo generico e ingrato, perché non tutti i monaci e i preti meritano di essere bastonati, anzi, forse nessuno, almeno secondo me che sono cattolico sociale ed “ecumenico”.</p>
<p>Ma al di là del proverbio popolare, che ha sempre un fondamento di verità, volevo fare una disamina di quello che oggi vuol dire essere prete, delle discrepanze, delle risorse potenziali, dell’apporto del laicato a una Chiesa cattolica sempre più stanca e fiacca, e senza preti! (I dati sulle nuove ordinazioni non consolano per niente, se si rimane in Occidente).</p>
<p>Vent’anni fa un prete mio compaesano e amico, ora responsabile della pastorale regionale siciliana, dopo avermi dato un passaggio in macchina, visto che io cominciavo a liberarmi dal giogo dell’automobile privata, mi fece questa battuta:<strong> “Il sistema ti dovrebbe vomitare”</strong>, cioè scherzosamente disprezzò il mio viaggiare liberamente, come per millenni ha fatto l’uomo fino a meno di sessant’anni fa, cioè fino all’avvento della <strong>“democratizzazione dell’automobile”,</strong> che Colin Ward definisce “l’invenzione più disastrosa della razza umana” (in: Dopo l’automobile, Eleuthera edizioni).</p>
<p>Che i sacerdoti siano stati sempre borghesi o dalla parte del potere, ce lo insegna già Gesù con la sua crocifissione, avvenuta “grazie” ai Sommi sacerdoti. Ma in realtà da allora a oggi, e forse anche allora, non tutti i sacerdoti erano&#8230;”sommi”?! (Giuseppe di Arimatea è un esempio di come già allora c’erano sacerdoti indulgenti, anche se farisei, come era lui). Più di vent’anni dopo quella battuta del mio amico prete (post conciliare e progressista, lo riconosco e lo apprezzo per questo) il riscatto mi è arrivato da un sacerdote di circa 80 anni, parroco in Liguria, il quale percorre a piedi 10 chilometri al giorno per andare a celebrare la messa in una pieve di montagna, e ha dichiarato che per lui quella lunga passeggiata equivale a un’omelia! (Questa notizia l’ho avuta qualche mese fa da frate Eliseo dell’Eremo Le Stinche, che lo ha conosciuto personalmente).</p>
<p>La tragedia della <strong>Chiesa cattolica</strong> è in tanti aspetti, tra cui la solitudine che è anche prigione dorata di molti preti e anche di molti monaci. La difficoltà di scardinare tutto ciò, nonostante gli sforzi di <strong>papa Francesco</strong> e del presidente della CEI<strong> Matteo Zuppi</strong> (nel Sinodo di questi ultimi due anni si sta lavorando anche su quest’aspetto), è una difficoltà tutta nostra e oggi sempre più stringente. Nonostante le canoniche disabitate e gli eremi abbandonati, ancora c’è tanta “diffidenza”, pigrizia e chiusura da parte di parroci verso laici che si prodigano per rinnovare o contribuire a rivitalizzare spazi morti, e la chiusura è sicuramente nei confronti delle donne ma anche degli uomini. Segnali incoraggianti vengono, come al solito, dal basso e da illuminate figure.</p>
<p>Dall’inizio del 2024, per esempio, grazie a suor <strong>Noemi</strong>, badessa delle suore benedettine di <strong>Sant’Anna</strong>, a <strong>Bastia Umbra</strong> (diocesi di Foligno-Assisi), Alberto Cisco ha iniziato ad abitare l’abbazia di San Benedetto al Subasio, dopo vent’anni di abbandono! Esempi che illuminano un sentiero ancora tutto da percorrere, e questo percorso richiede l’impegno di tutti, laici e cattolici, che sentono il bisogno di aprire nuovi spazi fisici e mentali, culturali e spirituali. Ho avuto la grazia di abitare, per due mesi, nel Santuario di San Nicodemo in Aspromonte, con l’approvazione del vescovo. Ho aperto una piccola libreria e organizzato un incontro di letture e canzoni dal titolo Camminando s’apre cammino (ottobre 2023).</p>
<p>Inaspettatamente e sorprendentemente, sono arrivate centinaia di persone in quell’eremo fra <strong>i boschi dell’Aspromonte</strong> e un centinaio di persone all’incontro Libri nei sentieri dell’Eremo, e molti, sempre inaspettatamente, hanno acquistato molti libri in quei due mesi che sono rimasto lì. È la dimostrazione della potenzialità culturale e spirituale, che l’incontro tra laici e religiosi può generare, siamo solo all’inizio, il tempo è nostro!</p>
<p>Un signore che mi ha dato un passaggio pochi giorni fa, in Valdarno, è ottimista: “Alla lunga, la Chiesa, i preti, i cattolici, si aprono al nuovo, ma bisogna sapere aspettare, pazientare, anche patire, a volte”. Il Cardinale Martini diceva che la <strong>Chiesa cattolica</strong> è indietro di 200 anni. Ora, ovviamente i prezzi da pagare per i “ritardi” ci sono, e spesso li pagano i meno visibili e i meno protetti (molti preti e monaci e parrocchiani, donne, soggetti “irregolari” per scelte e impostazioni coraggiose, padre Vannuncci direbbe “gli spiriti solitari”), forse è anche comprensibile tutto ciò. Di sicuro, c’è che per spingere verso le aperture (che aspettano da decenni o da secoli?) occorre forza psicologica, morale, forza di volontà, e non acquiescenza, soprattutto da parte dei giovani cattolici e laici (per giovani oggi si intende&#8230;anche i cinquantenni?!).</p>
<p>Bisogna saper chiedere, e insistere, come insegna la vedova “molesta” del Vangelo di Luca e quell’altro passo del Vangelo: “Bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato”. “Bisogna lottare”, dice Pietro, che con Miriam e i suoi tre figli abitano in una canonica in Valdarno, con il progetto Mondo Comunità e famiglia, progetto che da più di trent’anni funziona, partito dalla Lombardia e sempre più diffuso e “aperto”.</p>
<p><strong>Don Tonino Bello</strong> ripeteva spesso che i laici possono salvare i preti e le derive di abbandono e di declino delle realtà e delle strutture della <strong>Chiesa</strong>. Ma è ancora molto diffusa e dura a morire la mentalità secondo la quale un cattolico laico non possa avere cittadinanza e spazio nelle strutture e nelle realtà diocesane se non come “dipendente dai parroci”, o peggio ancora, è diffusa la tendenza a vedere i laici come “richiedenti asilo” rispetto ai preti o ai monasteri o agli eremi. Mentre è verto il contrario, e cioè che il prete stipendiato, vive forse un complesso di estraneità e di lontananza dalla quotidianità che spesso lo rende poco “empatico”.</p>
<p><strong>Il cardinale Delpini di Milano</strong>, non più di un anno fa, propose ai seminaristi di trascorre sempre più spesso periodi nelle famiglie e fuori dal seminario per “educarsi alla vita quotidiana di molti singoli e coniugati&#8230;laici”. Un “giovane” sacerdote della <strong>diocesi di Siena</strong>, don Domenico, mi diceva che secondo lui lo stipendio dei preti è un’arma a doppio taglio (mi pare si tratti di 1000 euro al mese, ufficialmente solo per i parroci, ma poi anche il viceparroco e chiunque abbia un incarico in parrocchia e in diocesi, cioè quasi tutti i preti!) perché è una forma di assistenza che “è come un reddito di cittadinanza ante litteram, riservato solo ai preti!”.</p>
<p>Lo stesso don Domenico ha organizzato spesso attività di autofinanziamento con i ragazzi africani che ospita, dimostrando che la creatività può creare autonomia anche a partire dalle parrocchie, e non stiamo parlando solo di raccolte di fondi per beneficenza, ma anche di autoproduzione e poi vendita in mercatini locali. Don A. M., ordinato prete a 56 anni, da sempre ha lavorato come contadino, dice ai giovani preti di non adagiarsi troppo sullo stipendio che percepiscono, “perché non ti fa capire cosa vuol dire cercare un lavoro o peggio ancora chiedere un lavoro ed essere esclusi o scartati, e in generale non permette di immedesimarsi in chi non sa come arrivare alla fine del mese”.</p>
<p>Mi ha anche detto, che dal 2025 diminuiranno i <strong>“compensi”</strong> per i preti, anche perché sempre meno cattolici scelgono di dare<strong> l’8X1000 alla Chiesa cattolica. </strong>Tutto è collegato? Ci sono diversi sacerdoti, negli ultimi trent’anni, che stanno scegliendo la vita eremitica, forse anche perché inariditi da una condizione che li costringe a fare gli impiegati della parrocchia. È un segnale anche questo di… uscita da un vicolo cieco in cui si trova la Chiesa cattolica degli ultimi trent’anni?</p>
<p>Certo è che l’aumento di “vocazioni” eremitiche, anche tra i laici (vedi, oltre ad Alberto Cisco, Viviana Rispoli dell’eremo di Savigno, anche lei non ha mai preso i voti) è un segnale interessante di nuovi orizzonti e nuove possibilità. Giancarlo Bruni, teologo, frate servo di Maria e monaco di Bose (ebbene sì, si alterna tra due comunità monastiche) dice che le tante canoniche ed eremi abbandonati sarebbero un’occasione per molti laici disposti e rivitalizzarli, sulle orme di David Maria Turoldo e della comunità di laici e religiosi da lui fondata a Fontanella (Bg), dove Giancarlo ha vissuto.</p>
<p>Si tratta, per usare le parole di <strong>don Tonino Bello</strong>, di “osare la profezia”, e ciò comporta sempre una lotta perché la pace (il Regno di Dio) “è un cammino in salita”, è sempre don Tonino a ricordarcelo. <strong>Gianni Novello</strong>, che ha fondato la Comunità di Santa Maria delle Grazie a Rossano Calabro, esperienza che è durata dalla metà degli anni Settanta al 2010, non ha mai voluto prendere i voti perché convinto che il battesimo ci fa sacerdoti, re e profeti.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo</em> <strong><a href="https://www.borderliber.it/eremo-tortora-maddalena/">clicca qui e leggi anche &#8220;Eremo e Laura&#8221;</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/laicato-spazi-ecclesastici/">Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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