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	<title>Confusione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Sia benedetto Agosto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/agosto-turismo-vandali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 03:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sia benedetto Agosto&#8221; è un articolo di Martino Ciano Sia benedetto Agosto con le sue urla che sanno di pianto e di gioia, con gli schiamazzi che fanno evaporare la frustrazione dei mesi trascorsi nell&#8217;ufficio-gabbia o in qualsiasi luogo angusto. Tu, vacanziere, stacca il cervello, mettilo a mollo o sott&#8217;olio; oppure liberatene come se fosse [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><b>&#8220;Sia benedetto Agosto&#8221; è un articolo di Martino Ciano</b></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia benedetto Agosto con le sue urla che sanno di pianto e di gioia, con gli schiamazzi che fanno evaporare la frustrazione dei mesi trascorsi nell&#8217;ufficio-gabbia o in qualsiasi luogo angusto. <br /><br />Tu, vacanziere, stacca il cervello, mettilo a mollo o sott&#8217;olio; oppure liberatene come se fosse immondizia; vieni a lamentarti sotto il sole, in una spiaggia affollata, sorseggiando il cocktail, il prosecco, la birra, l&#8217;acqua o qualcosa che ti sei portato da casa. <strong>Riconosciti nel panino alla mortadella che mangi, nel gelato confezionato quasi sciolto.</strong> &#8220;Risparmia e comparisci&#8221;.<br /><br />Sia benedetto Agosto e la vacanza a ogni costo. <strong>Tu, vacanziere, hai contratto il prestito bancario o il prestito alla Posta per la tintarella, per essere Vip o per fare il Guappo</strong>; per sentirti un missionario che porta i soldi agli operatori turistici di questo paese di merda nel quale sei costretto a venire ogni anno. Ricorda a questi sciagurati commercianti che a te devono la sopravvivenza. Tu, vacanziere, passi a loro gli alimenti e il Suv che sfoggiano d&#8217;inverno. Ai tuoi occhi sono poveri arricchiti.<br /><br />Sia benedetto Agosto e il traffico in affanno; gli ausiliari del traffico che inseguono ciclisti e pedoni indisciplinati. <strong>Benedetti anche tutti i vaffanculo detti o mai pronunciati.</strong> Sia resa grazia per le multe elevate per punire anche la più banale trasgressione delle norme del codice stradale. L&#8217;ordine è questo: &#8220;Fai cassa che l&#8217;inverno è lungo&#8221;.<br /><br />Guarda come sono felici ad Agosto coloro che emettono ordinanze impossibili da fare rispettare. <strong>Sia benedetto Agosto e tutti coloro che hanno lo schiamazzo squillante</strong>, la parlata sguaiata, la bestemmia sempre pronta all&#8217;occorrenza, la lamentela che vale come richiesta di sconto sulla merce appena consumata al bar o per strada.<br /><br />Sia benedetto Agosto per tutta la complicità che si crea tra indigeni e bagnanti. Le scopate in riva al mare, la luna che si gusta la scena, il cielo che protegge le stelle e la droga che circola in piazze e strade. Guarda le facce strafatte, guarda i corpi ciondolanti; osserva i bambini che giocano a pallone fino alle tre del mattino, ammira i <strong>baby-camorristi</strong> che corrono sui mezzi elettrici, che portano via le sedie dei locali, che ti minacciano di morte se non fai vendere loro la roba in pace. <br /><br />Ogni tanto una macchina va controsenso e si schianta contro quelle parcheggiate; ogni tanto si organizzano corse notturne in moto in pieno centro. <strong>Ma è Agosto, sia benedetto lo sballo; ognuno si faccia giustizia da sé.</strong><br /><br />Sia benedetto Agosto al cardiopalma, la vacanza a tutti i costi, il sequestro degli autoctoni nelle proprie case per venti giorni, il giro d&#8217;affari che non sarà mai registrato dai commercialisti, il magazzino fittato per suite-con-vista-panoramica, il materassino da mare che si fa letto&#8230; <strong>L&#8217;amore, le risse e la preghiera quotidiana a qualsiasi Santo, affinché tutto finisca presto.</strong></p>
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		<title>Esiste un paese normale?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/esiste-un-paese-normale-pietrosanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 02:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Assenso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Fabio Pietrosanti Sempre più spesso, affaccendati nel nostro quotidiano, ma con l’orecchio sempre connesso al media più prossimo, l’erede del tubo catodico, sentiamo parlare, del nostro come di un “paese alla frutta”. In realtà più che pensare ad un cesto colmo di pomi e chicchi colorati, potremmo tranquillamente dire che questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Fabio Pietrosanti</strong></em></p>
<p>Sempre più spesso, affaccendati nel nostro quotidiano, ma con l’orecchio sempre connesso al media più prossimo, l’erede del tubo catodico, sentiamo parlare, del nostro come di un <strong>“paese alla frutta”</strong>. In realtà più che pensare ad un cesto colmo di pomi e chicchi colorati, potremmo tranquillamente dire che questo paese si è trasformato in una permanente <strong>“sagra della ricerca della normalità”</strong>.</p>
<p>È indubbio che, nel lessico mediatico, si faccia costantemente riferimento ad una ipotetica<strong> “normalità”</strong>, dalla quale lo stivale tricolore sarebbe ancora lontano. Il che sottintende, sorridendo alla tesi dell’imbonitore da salotto televisivo di turno, <strong>che una normalità “oggettiva” esista.</strong> Non solo, ma sarebbe a portata di mano se solo la si volesse cogliere. Ora, senza entrare nel labirinto delle varie accezioni del termine, appare del tutto evidente, anche all’osservatore meno attento e qualificato, che lo spazio compreso tra la prima consonante e l’ultima vocale del termine “normale” vada ben oltre le tre sillabe e le sette lettere di cui è composto.</p>
<p><strong>Normale è qualcosa di profondamente diverso dal concetto elementare che i più, per semplificazione, per fretta, superficialità o per ignoranza, premiano.</strong> O forse, semplicemente non esiste una normalità che possa considerarsi tale “urbi et orbi”. Del resto, appare fin troppo facile sostenere che un paese nel quale si renda necessario sottolineare a gran voce che l’amore non debba sottostare alle regole della “non contaminazione” dei generi, non sia un paese normale. Che in un paese “normale”, le minoranze <strong>non dovrebbero sudare le proverbiali sette camicie per vedere affermati diritti e principi</strong> che sono alla base del più banale buon senso. Come se fosse necessario sostenere che l’acqua bollente brucia la pelle.</p>
<p>Che un paese “normale” non tollererebbe conflitti di interesse tanto grandi quanto duraturi. Perché, se una parte beneficia di quei conflitti, l’altra beneficia della bandiera della lotta contro quei conflitti. Entrambe intenzionate a non risolverli, il primo per evidenti interessi, il secondo per poter mantenere l’asta di quella bandiera e sventolarla, alla bisogna, come un ex voto. <strong>“Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.</strong></p>
<p>L’illuminante frase di <strong>Filippo Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo”</strong> fotografa quello che si trasformerà, nel tempo, in uno stato permanente. Tutti pronti a gridare, con artefatto sdegno, <strong>“al lupo, al lupo”</strong>, senza imbracciare mai un fucile per scacciarlo, quel lupo. Altro che “paese normale”. Del resto, nella comune accezione del termine, non può considerarsi un paese “normale” quello nel quale una intera generazione portatrice di assoluta deficienza di capacità genitoriale,<strong> condividendo con i figli spazi virtuali costruiti non per donare libertà, ma per appropriarsi di dati, gusti, preferenze, idee, diventano anch’essi minuscole rotelle di macro-ingranaggi troppo grandi per essere anche solo percepiti.</strong></p>
<p>Una caduta in una dimensione artefatta, nella quale valori, principi, etica, buon senso, giustizia, finiscono per essere trasformati in un frullato, che li rende irriconoscibili, dalla medesima centrifuga che trova il suo motore in inesplicabili algoritmi. <strong>Ed ecco allora orde di giovanissimi macchiarsi di reati odiosi, apparentemente per scelta responsabile, in realtà per aver perso completamente di vista cosa sia giusto e cosa no.</strong> Sono gli stessi che battono i piedi per un “no” al quale sono disabituati, e non per loro colpa atavica. Valori semplici come il rispetto, l’altruismo, il sacrificio, diventano chimere, al tempo dei like, al tempo del tutto e subito.</p>
<p>Non impegno, applicazione, sudore, ma visualizzazioni, la scorciatoia per un benessere tanto dorato quanto effimero. Perché prima o poi arriverà un nuovo algoritmo invisibile, che rimescolerà le carte in tavola durante la partita. Lasciando il re nudo. In questo parossismo, fatto di tutto e fatto di niente, il famoso “muretto”, quello scaldato dai jeans contenenti le chiappe dei ragazzi degli anni ’60, ’70, ’80, assume dignità di “cosa normale”.<strong> Fiumi di parole spese alla ricerca di una presunta “normalità”, che sempre più assume i connotati dell’Araba Fenice,</strong> per farci capire che forse, quando pensavamo di avere tutto e ci sentivamo padroni del mondo, non eravamo poi così lontani dal vero; <strong>e che forse aveva ragione Tomasi di Lampedusa.</strong></p>
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