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	<title>Comunità ebraica Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Estinzione. Thomas Bernhard e &#8220;l&#8217;interpretazione della solitudine&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-estinzione-bernhard/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 01:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione e foto di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Estinzione&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, edizione 1996 Parte dalla radice per spiegare la sua Estinzione, ossia dalla sua lingua-madre. Lui disprezza quel tedesco così aspro, gutturale, senza nessuna armonia. Ogni parola è un grugnito, i suoni delle sillabe sono fastidiosi. Dal suo villaggio, ossia Wolfsegg, feudo austriaco, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione e foto di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Estinzione&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, edizione 1996</strong></em></p>
<p>Parte dalla radice per spiegare la sua Estinzione, ossia dalla sua lingua-madre. Lui disprezza quel tedesco così aspro, gutturale, senza nessuna armonia. Ogni parola è un grugnito, i suoni delle sillabe sono fastidiosi. Dal suo villaggio, ossia <strong>Wolfsegg</strong>, feudo austriaco, luogo dal quale il protagonista di questo romanzo apparso nel <strong>1986</strong>, ma forse pronto già a inizio degli anni <strong>Ottanta</strong>, è scappato via. Come la gran parte dei personaggi di <strong>Bernhard</strong>, anche questo uomo <strong>nato per estinguere e per compiere uno sfacelo</strong> odia profondamente le sue origini. Si è rifugiato a <strong>Roma</strong> questo rampollo austriaco poco amato e sempre malvisto dalla sua famiglia. Ha scelto la letteratura e la filosofia. Ha deciso di allontanarsi da un padre e da una madre ex nazionalsocialisti, cattolici, pienamente austriaci, fieri della loro ricchezza, avidi e bigotti. Nella <strong>Città Eterna</strong>, il fuggitivo ha deciso di insegnare, anzi di essere <strong>un intermediario della letteratura e della filosofia tedesca</strong>. Il suo studente è un anarchico, uno che vorrebbe far saltare in aria il mondo; forse un giorno lo farà. <strong>Gambetti</strong>, questo il suo cognome, è il suo allievo e proprio a lui ha confidato quanto schifo provi per quella patria ottusa. Poi, a un certo punto, in un incidente stradale muoiono la madre, il padre e il fratello; restano in vita solo le sue due sorelle <strong>Amalia</strong> e <strong>Cecilia</strong>. Una di queste si è sposata una settimana prima della tragedia con lo sciatto <strong>Fabbricante di tappi per bottiglie da vino.</strong></p>
<h3>Estinzione, ossia pacificare</h3>
<p>Immaginate un lungo monologo di 493 pagine, diviso in due parti. Immaginate di immergervi in una prosa uniforme, anche quando appare sconnessa, nella quale i pensieri rimbalzano; eppure, proprio grazie all&#8217;effetto ridondante costruito da <strong>Bernhard</strong> tutto è magicamente lineare. Immaginate infine un&#8217;orchestra che ha sempre un ritmo immutato. Intanto, <strong>la storia vi ha preso per mano, l&#8217;angoscia di questo esiliato </strong>costretto a tornare di nuovo dopo il matrimonio di una delle sorelle, a cui aveva partecipato controvoglia, in quella patria, l&#8217;Austria, così tanto odiata. Vero, ci torna per un funerale, ma anche per tirare le somme. Ecco che allora <strong>estinguere</strong>, ossia chiudere i conti con l&#8217;astio e con le proprie radici, <strong>diventa un modo per &#8220;mettere pace&#8221; tra il protagonista e sé stesso, tra il protagonista e il mondo.</strong> Estinguere vuol dire anche saldare un debito morale che di colpo sanerà i debiti con la storia personale, con quella della piccola <strong>Wolfsegg</strong> e con quella europea. <strong>Estinguere</strong> è anche un pianto silenzioso, disperato, che non produce lacrime, ma tormenti nei quali si annega.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8626 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/12/via-tortora-bernhard.jpg?resize=800%2C450&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="450" data-recalc-dims="1" /></p>
<h3>I semplici, Zio Georg e l&#8217;arcivescovo Spadolini</h3>
<p>Il protagonista ama i semplici, soprattutto i giardinieri di <strong>Wolfsegg</strong>. Sono loro a donargli, durante gli anni della giovinezza, l&#8217;immagine di una vita vera, senza sovrastruttura, per quella che è, ossia un rotolare verso l&#8217;abisso. Odiava e continua a odiare i cacciatori, però. Proprio questi erano i più amati da suo fratello e da suo padre. Loro due amavano la caccia; il loro tempo libero era dedicato all&#8217;uccisione delle bestie. E poi c&#8217;è lo <strong>zio Georg</strong>, colui che lo ha avviato all&#8217;amore per l&#8217;arte, la letteratura e la filosofia. Anche lui si era rifugiato in Francia pur di non essere contaminato <strong>dall&#8217;Austria</strong> e dalla mentalità di <strong>Wolfsegg</strong>. Ha preferito la via dell&#8217;esilio e ha salvato suo nipote, il protagonista di questo sfacelo. Lo <strong>zio Georg</strong> è stato colui che lo ha corrotto, che gli ha aperto la porta della gabbia e di quelle cinque biblioteche in cui lui, il figlio degenerato e dal pensiero deviato, non poteva entrare. Eppure, quei libri erano lì da secoli. <strong>Perché sarebbero dovuti marcire?</strong> Discorso a parte per <strong>l&#8217;arcivescovo Spadolini</strong> che, tra tutti i personaggi che abitano questo romanzo, è quello più ambiguo. Lui è un uomo affascinante, di cultura, di spirito, ma è anche l&#8217;amante della madre del protagonista. Il connubio di <strong>&#8220;amore e odio&#8221;</strong>, che nel romanzo squarcia le parti più intime dello &#8220;sfacelo&#8221; che ha in mente questo fuggitivo, dà vita a pagine in cui si intrecciano sentimenti profondi, di estrema rabbia e di altrettanta docilità. <strong>Estinzione</strong> è un romanzo dal tono pacato, non ci sono gli eccessi o i parossismi cui <strong>Bernhard</strong> ci ha abituato, tutto è diluito da un sottofondo di rassegnazione, di irreparabilità, di stoica resa. È come se tutto fosse stato consegnato alla <strong>Storia</strong> e al giudizio del <strong>Tempo</strong>. Cosa può fare chi resta?</p>
<h3><strong>La scelta che pacifica ed estingue</strong></h3>
<p>Alla fine il protagonista, diventato unico erede delle immense ricchezze della famiglia, decide di donare tutto alla <strong>Comunità ebraica di Vienna</strong>. È questo l&#8217;unico gesto che può fare per non macchiarsi, attraverso quei terreni e quelle case, del passato <strong>nazionalsocialista-cattolico-materialista</strong> di cui il padre e, soprattutto il fratello, designato fin dalla nascita quale erede universale, si erano infettati. È l&#8217;<strong>Austria</strong> che corrompe, dice il protagonista, e solo con un atto di estinzione totale, irreversibile, ci si può salvare. Il protagonista se ne infischia delle sue sorelle, anche loro saranno sacrificate e in qualche modo salvate. Così il fuggitivo può rendersi padrone del proprio destino, si vendica verso la <strong>Storia</strong> e verso sua <strong>Madre</strong>, la sua vera persecutrice, la sua rovina.</p>
<h3>Lo sfacelo e l&#8217;estinzione</h3>
<p><strong>Estinzione</strong> non è un libro semplice, chiede una immersione totale. Bisogna saper trattenere il respiro, bisogna prevedere che parlerà a noi. Lo stesso protagonista, in una delle parti più significative del romanzo, ascoltando le parole <strong>dell&#8217;arcivescovo Spadolini</strong> con le quali elogia madre, padre e fratello, restituendone un&#8217;immagine totalmente diversa da quella del narratore, ammetterà che tutti falsifichiamo e che ognuno di noi racconta ciò che si è precostituito nella sua mente. Questo processo è tipicamente umano, in quanto rientra in un piano di sopravvivenza. Ma dopotutto egli è un sopravvissuto, <strong>Wolfsegg</strong> è un campo di internamento. <strong>Allora, come sempre ci chiediamo davanti a un romanzo di Bernhard, chi dice la verità?</strong> Forse nessuno; forse attraverso le nostre interpretazioni estinguiamo le nostre solitudini.</p>
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