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	<title>Cimitero Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Di cimiteri turistici e provinciali timori</title>
		<link>https://www.borderliber.it/turismo-cimiteriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 01:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Eri nel mezzo di case illuminate come centrali nucleari, mentre uno scirocco fuori stagione spazzava dolcemente strade vuote che si lasciavano cullare dal silenzio assenso. C&#8217;era l&#8217;odore del Natale, era passato il mese dei defunti.Quel giorno era da poco finito un convegno in cui si parlava di turismo e di destagionalizzazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Eri nel mezzo di case illuminate come centrali nucleari, mentre uno scirocco fuori stagione spazzava dolcemente strade vuote che si lasciavano cullare dal silenzio assenso.</p>
<p>C&#8217;era l&#8217;odore del Natale, era passato il mese dei defunti.Quel giorno era da poco finito un convegno in cui si parlava di turismo e di destagionalizzazione, di ritorno dei migranti nella loro terra di origine, ossia in questa Calabria di fuggitivi e coraggiosi rincoglioniti. Tali turisti avrebbero voluto visitare i luoghi dei loro avi, ovvero quegli <em>ex morti-di-fame</em> che sono scappati a gambe levate, che hanno fatto sacrifici in paesi democraticamente sospettosi, che li hanno integrati solo dopo aver dimostrato di &#8220;essere in regola&#8221; con un lavoro sicuro pur vivendo in qualche tugurio.</p>
<p>Ma non fa niente, alla fine ce l&#8217;hanno fatta, e figli e nipoti sono stati inclusi nei paesi ospitanti e maltrattanti. Ora stanno bene lì, ché se fossero rimasti in Calabria sarebbero <em>morti-di-fame</em> di seconda, di terza e di quarta generazione.Essere un giornalista di provincia, ossia un cazzone che cerca notizie e sé stesso, ti aiuta a raccontare con ilarità certe cose, ché a te nessuno ti richiama all&#8217;ordine. I centri del potere stanno altrove, se ne fregano di te e di quanto sei incazzato col sistema, al massimo puoi andare dal prete di paese per confessarti o nel bar della piazza per bere&#8230; oops, sei pure mezzo astemio, e quando decidi di bere ordini alcolici anacronistici, tipo il Cynar, e una volta che volevi fare il figo hai chiesto un Rum <em>Metodico</em> e la cameriera che aveva vent&#8217;anni in meno di te si è fatta una risata e ha detto <em>veramente si chiama Diplomatico</em>, e tu hai risposto <em>scusa, non sono del posto. </em>Esatto, tu vivi in un mondo quantico-immaginario.</p>
<p>Ma torniamo a parlare della notizia con cui hai iniziato questo racconto. In tale convegno hai sentito dire che coloro che tornano da lontano, dai paesi stranieri, che quindi qui in Calabria si sentono <em>forestieri</em>, che ricordano i loro nonni che parlavano calabro-tedesco, o calabro-anglosassone, o calabro-ispano &#8216;mericano, o calabro-esperanto, andranno a visitare i loro cari estinti, quei familiari mai conosciuti che sono rimasti qui, citati qualche volta nel mezzo dello <em>shopping, </em>del <em>brunch</em>, degli <em>happy family moment </em>e di cui la seconda e terza generazione non sanno nulla.</p>
<p>Pertanto, anche il Cimitero è un attrattore turistico, i morti sono attrazioni turistiche, tutto può richiamare il turista. Se ne parla da anni, tranquillo, non ti indignare; ormai è prassi, è buona regola interrogarsi sul futuro turistico dei nostri cimiteri, anche se non monumentali.Non ti poni troppe domande, dai la notizia. Chi sei tu per interrogarti? Ti hanno insegnato a raccontare i fatti, non <em>come la pensi. </em>Se caso mai ti venisse qualche pensiero strano, ricordati che il mondo va così e non lo cambierai. Se ti dovesse venir voglia di protestare, per zittirti, pensa che sei anacronistico come il Cynar.</p>
<p>Per tutto il resto, fatti una risata e brinda alla modernità, magari un giorno un emigrato in cerca delle sue origini verrà sulla tua tomba attrattiva.</p>
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		<title>E se anche crepare è complicato. Una storia calabrese</title>
		<link>https://www.borderliber.it/crepare-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Oct 2022 02:12:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
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		<category><![CDATA[Uomini e morti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenico D&#8217;Agostino Che alle nostre latitudini sia complicato persino crepare non è più una novità, né un fatto esclusivo di quella o di quell’altra comunità. Per esempio, dopo l’ormai decennale quaestio lametina e dei suoi cimiteri, che i giornali locali si sforzano di ripetere, vengo a sapere che anche a Vibo Valentia non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Domenico D&#8217;Agostino</strong></em></p>
<p>Che alle nostre latitudini sia complicato persino crepare non è più una novità, né un fatto esclusivo di quella o di quell’altra comunità. Per esempio, dopo l’ormai decennale <em>quaestio lametina</em> e dei suoi cimiteri, che i giornali locali si sforzano di ripetere, vengo a sapere che anche a Vibo Valentia non se la passano bene, tra degrado, sporcizia, merda di piccione finanche sulle lapidi e, naturalmente, il sempre più urgente dilemma dello spazio. Uno spazio che la nostra civiltà evidente ha trovato opportuno restringere, sebbene non per una magari sacrosanta rescissione del “contratto” con la morte – come avrebbe adorato il Canetti più giovane, instancabile e ontologico oppositore della Vecchia con la Falce – ma, come gli è ormai congeniale, per sordida e gretta indifferenza. È in casi come questi che non prendiamo abbastanza coscienza di quanto fortunati noi siamo, noi tutti, a non udire le voci dei morti. E di quanto sia sconveniente al massimo, per i morti, non avere speranza di parola.</p>
<div dir="auto">Le centinaia di cadaveri costretti all’attesa, sempre per esempio, nei cimiteri di Lamezia Terme (città una e trina in toto, dai centri storici ai centri mortuari), quando hanno subìto la malaugurata sorte in vita di nascere senza neanche un parente medio-borghese, continuano a subire questa spasmodica e maledetta  aspettativa. Non c’è contrappasso, alle nostre latitudini: per chi non ha una cappella di famiglia c’è piuttosto il solito cane ca mùzzica ’u sciancàtu.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Vadano a farsi fottere Dante e i suoi 701 anni, e in particolare i Quattro Patriarchi, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, e poi Virgilio stesso, gli Spiriti Magni e l’intero clan, insomma, di que’ sfigati che vissero il Limbo eterno solo perché nati prima della Rivelazione. Il Limbo lametino, sempre e solo per esempio, è maggiormente comodo, non vi si scontano pene alcune, se non la dolorosa e tolkienianamente elfica attesa. Esso insiste nella roboante sala osservazione dei cimiteri, custodita da quei dipendenti comunali, sempre più in pochi e sempre più vecchi, che chissà quante ossa e quanti morti si trovano a bestemmiare tra una estumulazione e l’altra.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Politicamente parlando, sempre più ignobile il tutto, seppure di politica nobile non posseggo ricordo alcuno nel disagio dei miei trent’anni a queste latitudini. Tutt’al più si fanno ancora proclami di darsi quella spinta seria verso l’apertura alle pratiche, per esempio, di cremazione, oppure ci si appella all’ennesimo bando di gara, al netto degli ennesimi ritardi, magari, o delle ennesime poche trasparenze. Ma chi vuoi che possa mangiarci con i morti? Non c’è memoria mica di recenti interpolazioni criminali, sempre e solo per esempio, in agenzie di pompe funebri, no? Quanto a qualche mazzettina, o addirittura a innocue forniture in natura, a Tizio o Caio per la pietà nei confronti del vecchio zio, o della giovane mamma, o della povera nonna, tutti colpevoli di avere tirato le cuoia in un momento storico così delicato per le Città… cosa vuoi farci?</div>
<p>L’indifferenza può essere finanche più malevola e dannosa di tutte queste porcherie. Non facciamo altro che ripeterlo: essa uccide più di mille parole, come il silenzio, che pure indifferenza non è ma da essa prende ispirazione. E ai morti, poi, che fra gli indifferenti sono i campioni, cosa vuoi che importi di attendere uno, tre, nove mesi o più? Siamo forse noi il problema, noi e la nostra ipocrita considerazione del suicidio. Il nostro suicidio passa anche da qui, da queste sale della vergogna, da questa merda fra i marciapiedi e le tombe, checché, poi, da esso ci consideriamo cristianamente lontani. Aveva ragione Aldo Palazzeschi sul nostro conto: “Uomini, che da voi non sapete nascere, | da voi non sapete neppure morire”.</p>
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		<title>Il cimitero degli animali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-cimitero-degli-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 01:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò Una delle più belle estati mai viste al Sud della Calabria, Sofia, boccoli castani ed occhi azzurri, all’epoca aveva 9 anni ed aveva un solo desiderio per il suo compleanno, voleva un cucciolo a cui dedicarsi. Un piccolo compagno di giochi su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò</strong></em></p>
<p>Una delle più belle estati mai viste al Sud della Calabria, Sofia, boccoli castani ed occhi azzurri, all’epoca aveva 9 anni ed aveva un solo desiderio per il suo compleanno, voleva un cucciolo a cui dedicarsi.</p>
<p>Un piccolo compagno di giochi su cui riversare tutto il suo amore dopo la prematura morte dell&#8217;adorata mamma pochi mesi prima. La mattina del 30 agosto, Domenico, il padre di Sofia si presentò di buon’ora nella stanza della piccola. Aveva una scatoletta in mano, lei capì subito che non poteva trattarsi di un cucciolo.</p>
<p>La scatola era troppo piccina, ma dolcemente come sempre, sorrise all’amato papà, allungò le braccia e ringraziò come solo sa fare chi conosce la sofferenza, chi ha vissuto l’abbandono forzato. Domenico chiese alla piccola un solo favore, di aprire la scatola fuori casa.</p>
<p>Sofia uscì e si fermò sotto un patio subito all’esterno della loro casetta di campagna, il tempo di sciogliere il fiocco e vedere che si trattava di un guinzaglio, cosi un batuffolo peloso e scodinzolante le saltò addosso. Il suo grande sogno era diventato realtà, aveva un amico peloso, un cucciolo di Labrador meraviglioso, amorevole ed innamorato della sua nuova padroncina al primo sguardo.</p>
<p>Sofia decise di chiamarlo Spillo, chissà poi perché, non aveva nulla che ricordasse qualcosa di appuntito, anzi. Le giornate trascorrevano felici e spensierate, spillo sempre dietro a Sofia che si prendeva cura di Spillo come una piccola madre, come la madre che lei non aveva più. Una gioia immensa per gli occhi stanchi di quel padre oramai solo, distrutto per la perdita della moglie ma che cercava, ovviamente, di non esternarlo per non dare preoccupazione alla sua unica ragione di vita.</p>
<p>Veloci si staccavano i mesi dal calendario e giunse l’inverno in men che non si dica, poco male, l’amore per quel cucciolo riscaldava il cuore di Sofia ed il padre a sua volta traeva forza da ciò. Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie, Sofia torna a casa poco dopo le 13:00 particolarmente felice, sapeva che avrebbe avuto quasi 3 settimane di svago assieme al suo papà ed a Spillo.</p>
<p>Sofia “Spillo, vieni bello, Spillo dove ti sei nascosto!?”</p>
<p>Sentita la piccola Sofia di ritorno chiamare il suo cucciolo il padre uscì di casa ed abbracciò la figlia forte, lei aveva già capito che qualcosa di brutto era successo, non chiese nulla, corse in camera sua ed esplose in un pianto disperato. Probabilmente tutte le lacrime accumulate per la perdita della mamma e mai versate trovarono sfogo assieme a quelle per la perdita del suo migliore amico, del cucciolo tanto desiderato.</p>
<p>Il padre trovò Spillo davanti casa, al centro della strada, investito probabilmente mentre aspettava la sua padroncina di ritorno. Nessuno si fermò a prestare soccorso al piccolo Spillo, neanche la persona che lo ha investito. Quell’anno non ci fu Natale, non ci fu nessuna festa in quella casa. Sofia era chiusa nel suo dolore da oramai due settimane, inconsolabile, triste, delusa, il padre avrebbe fatto qualsiasi cosa per rivedere il sorriso della figlia, qualsiasi cosa.</p>
<p>A casa di Domenico non si era ancora fermato il rito delle visite di cortesia per la perdita della moglie quando un tardo pomeriggio fece la sua comparsa un’anziana signora del paese. Portò con sé una meravigliosa torta di mele e tanti buoni consigli.</p>
<p>Parlando con l’anziana Domenico raccontò l’episodio di Spillo e l’anziana sorridendo disse “non hai mai sentito parlare del cimitero degli animali?” “no!” disse Domenico e lei continuò “ai confini nord della Regione c’è un piccolo pezzo di terra dietro una chiesetta sconsacrata in cui seppelliscono i cuccioli, alcuni di loro, dicono, essere tornati dai loro proprietari dopo alcuni giorni, ma sicuramente si trattava di morti apparenti&#8230;”</p>
<p>Un malsano pensiero pervase la mente di Domenico, che la sera stessa disseppellì il povero Spillo per portarlo in quel posto. Disse tra sé e sé che aveva l’obbligo di provare il tutto per tutto, anche se questo, avesse avuto un costo esorbitante. Dopo ore di auto, riuscì a trovare quello che a tutti gli effetti era un cimitero per animali, un luogo sperduto e macabro, strani versi nelle sterpaglie ed una luna inquietante illuminava i suoi passi, un sacco nella mano sinistra, era Spillo, ed una vanga nella destra, era il momento di scavare.</p>
<p>Oramai il primo giorno di scuola era arrivato è Sofia con la morte nel cuore andò, come sempre. Al suo ritorno vide quella strada orfana del suo amato cucciolo e scoppiò in un pianto soffocante, disperato, non era più la stessa. Dopo oramai cinque giorni da quella notte, Domenico capì che l’anziana gli aveva mentito, decise di chiamare la figlia e di andare a mangiare qualcosa fuori casa, voleva distrarsi e far distrarre la piccola taciturna da tempo. Al loro ritorno, appena scesi dall’auto un guaito si levò dal patio, era il verso di un cane, era sofferente, ma era un verso conosciuto… assurdo, era Spillo, o meglio un cane che assomigliava terribilmente a Spillo.</p>
<p>Sofia non chiese nulla, non si fece domande, andò solo verso il suo amato amico e lo abbracciò, magia, miracolo, Domenico non sapeva cosa pensare, ma la figlia era di nuovo felice e tanto bastava.</p>
<p>Il giorno immediatamente dopo furono giorni di assoluta felicità, tutto era tornato proprio come prima, o quasi. Inevitabilmente Domenico cominciò a pensare ciò che un uomo non dovrebbe neanche immaginare. Il suo unico pensiero era per la moglie, e se Spillo era tornato dall’aldilà, perché la moglie doveva rimanere in quella fredda bara di legno e zinco? Ci pensò per giorni, settimane di indecisione e paura, non poteva succedere, non poteva tornare, ma se fosse successo cosa avrebbe detto, come avrebbe spiegato?</p>
<p>La sua solitudine rispose a tutto, e l&#8217;amore coprì l’orrore, disseppellì la bara della moglie, e ripartì per quello che poi, si sarebbe rivelato un luogo maledetto. Scavò, stavolta scavò molto di più, un po’per paura che la moglie tornasse, un po’per paura che la terra non bastasse al miracolo. Il viaggio di ritorno fu annebbiato da pensieri e preoccupazioni e purtroppo, il rientro diede le risposte che non voleva. Spillo aveva aggredito la sua padroncina, Spillo non era più il dolce compagno di giochi che conoscevano.</p>
<p>Assieme a quel cucciolo era tornato altro dal regno dei morti. Qualcosa di malvagio risiedeva nello sguardo di quel cane dalla bocca insanguinata dopo i morsi a Sofia. Domenico imbracciato il fucile chiuse rapidamente la pratica, era pericoloso, quel cane era diventato un demonio. Sofia fu portata in ospedale e li partì d’ufficio una denuncia per l’accaduto a cui Domenico non diede risposte convincenti. Le forze dell’ordine, così iniziarono delle indagini che inevitabilmente portarono a quel cimitero, Domenico era stato inquadrato da diverse telecamere nei suoi insani spostamenti.</p>
<p>Li le autorità trovarono centinaia di carcasse di animali ed una bara, una bara aperta, vuota…</p>
<p>Una folle corsa a casa dei due per chiedere spiegazioni, per conoscere la sua versione dei fatti ed il perché si fosse recato lì due volte di notte, ma in casa nessuno rispose, la porta spalancata, sangue ovunque, qualcosa di orrendo era accaduto il quel posto e mai fu trovata la moglie proprio come non si trovarono più tracce di Domenico e della sua dolce figlia Sofia.</p>
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		<title>Niente fiori sulle tombe</title>
		<link>https://www.borderliber.it/niente-fiori-sulle-tombe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 04:39:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Antonio Maria Porretti No, non si dovrebbero mai portare fiori sulle tombe: ecco, finalmente l’ho detto! Si parla tanto di ecologia, salvaguardia dell’ambiente, e poi? I cimiteri son già fin troppo pieni di morti, non hanno bisogno che sventurate legioni di inflorescenze recise finiscano ammassate e lasciate marcire davanti a loculi, lapidi, cappelle… Quest’ultime [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Di Antonio Maria Porretti</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, non si dovrebbero mai portare fiori sulle tombe: ecco, finalmente l’ho detto! Si parla tanto di ecologia, salvaguardia dell’ambiente, e poi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I cimiteri son già fin troppo pieni di morti, non hanno bisogno che sventurate legioni di inflorescenze recise finiscano ammassate e lasciate marcire davanti a loculi, lapidi, cappelle… Quest’ultime per chi ha goduto di una certa dose di fortuna nella vita, sia ben chiaro, oppure ha avuto perlomeno il privilegio di morire bene, non so, dipende, non riesco mai a decidermi su questo punto…sarà che ne ho viste troppe! Mi deprime la visione di quei poveri vegetali accartocciati e strangolati dentro quelle corolle di carta crespa o velina, con dei colori a volte così improbabili e fasulli! Il gusto di certi fioristi è a dir poco abominevole, e ancor più abominevole è sottoporre quelle innocenti creaturine a una tale agonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che ormai non vi è più igiene al mondo; nemmeno nella morte. Per forza che poi all’improvviso, una guerricciola là, una pandemia qua cerchino di fare un minimo di ordine e pulizia. Anche se non è detto che vi riescano sempre, perché diciamolo una buona volta in tutta tranquillità e franchezza, siete pervasi di un tale spirito nostalgico verso les belles époques in cui vi siete sollazzati in passato, da esserne totalmente asserviti e dipendenti, tutto qui. E non provate a contraddirmi perché io c’ero e vi ho visti all’opera, abbiate almeno la dignità di non negarlo, vi siete profusi senza risparmio. Potete star certi che io vi seguo sempre con estremo interesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sto divagando, mi capita spesso quando si sfiora l’argomento, dopo tutto ho anch’io le mie piccole debolezze, c’est la vie! </p>



<p class="wp-block-paragraph">A ogni modo, potreste evitarli i fiori sulle tombe, i morti di certo non se li godono, non sanno neanche che sono lì, figuriamoci il resto! Ve ne sono addirittura di quelli che non sanno nemmeno come ci sono arrivati fin lì. Tipo le vittime di violenze domestiche, giusto per dirne una, sì, proprio quelle trucidate come neppure i più efferati assassini di “CRIMINAL MINDS” riuscirebbero a fare, le stesse che magari incrociavate sul pianerottolo di casa, ma che voi per ossequio al culto delle tre scimmiette ignoravate; oppure i coetanei tormentati fino all’ultimo spasimo dai vostri beneamati pargoli che tanto gentili e belli non sono, checché ne diciate e proclamiate a tamburello battente. Ecco, almeno in questi casi, evitate di portarli i fiori sulle tombe, perché sarebbe un’offesa che quei morti non meritano. Evitate le standing ovation sui sagrati delle chiese all’uscita di quelle bare, o non vi bastano le vostre ola negli stadi? Non serve a niente pensarci dopo, dovevate farlo prima. Regalateli a qualche persona viva i fiori, avete l’imbarazzo della scelta a partire da voi stessi. Ve lo dico in nome di coloro che io rappresento, sono io ormai la loro voce, la loro unica testimone e testimonianza della loro presenza in e sotto la terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E consentitemi di aggiungere e suggerirvi quest’altro consiglio di manutenzione, o se preferite di farvi questa confidenza: io non so che farmene dei vostri abbellimenti, e tanto meno di tutti quegli orpelli che seguitate ad affibbiarmi. Io sono del tutto disinteressata e recidiva a qualunque trattamento di remise en forme o cura di bellezza intendiate propormi. Sono snella di natura, molto più dei vostri standard in auge, oserei dire scheletrica. E tale resto. Non metto su un grammo neppure con le tonnellate di carne e ossa che mi costringete a ingurgitare ogni giorno. E se proprio desiderate tanto fare qualcosa per me, ve lo indico io stessa senza alcuna esitazione: io vorrei essere lasciata in pace una volta ogni tanto, per potermi concedere una breve vacanza. Ne avrei tanto bisogno!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>*Antonio Maria Porretti, attore di fame e non di fama, con una passione insaziabile e smodata per la precarietà. Avrebbe in animo di ritornare presto&nbsp; &#8211; come faceva prima che Nostra Signora Pandemia giungesse a sovvertire anche il suo destino &#8211; a fare la spola tra l&#8217;Italia e Parigi. Nel frattempo legge (tanto) e cerca di scrivere persino qualcosa.</em></p>
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